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Ceis Genova L'abbraccio n°43

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L’ABBRACCIO

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Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 43 • 1° Trimestre 2006 - N. 1 del 2006 Prezzo 1,00 Euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

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L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

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Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i seguenti servizi: Casa di Accoglienza per tossicodipendenti “Casabella”, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, progetti “Odissea 2000” “Castore e Polluce” ed “Euphòria”, servizi di Prevenzione ed Auto Aiuto, direzione e uffici.

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Tel. 010.7404474

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello La copertina è di Federica Pasca Disegni Luzzati, Piccardo e Reginaldo Foto Giorgio Raffo, Hanno collaborato Marco Cafiero Don Egidio Smacchia G. C. Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l.

Centro città Centro adolescenti “In-Chiostro”, salita S. Maria di Castello 15; Lunedi mercoledì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 Tel. 010.2468573 - 340.4821045

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La nostra filosofia

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iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

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• TRENTO • VARESE

VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA

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Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

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Chi siamo Dove siamo

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Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

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Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

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• PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA • ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA

Bianca Costa Bozzo Presidente

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Paolo Merello Direttore Generale • CAGLIARI

E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org

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• CATANZARO

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Egidio Smacchia

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• MESSINA • REGGIO CALABRIA

• CATANIA

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO L’EDITORIALE

Il Centro punta sulla qualità: la nostra sfida per il 2006 di Bianca Costa Bozzo*

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elice di riprendere il mio ruolo e la mia attività, interrotti solo parzialmente per alcune settimane, eccomi a Voi animata dalla consueta volontà di continuare insieme il nostro cammino. Come forse saprete, il 2005 si è chiuso, per quanto riguarda il settore dei servizi delle dipendenze, con la conferenza di Palermo, a cui il Centro ha partecipato -come tutta la FICT- con animo scevro da ogni pregiudizio e con un atteggiamento costruttivo e propositivo: siamo andati ad ascoltare le ragioni del Governo e a fare le nostre proposte, al pari di molti altri “addetti ai lavori” che non erano stati consultati in fase preparatoria. Il Ministro Giovanardi ci ha ascoltato, assicurandoci che avrebbe tenuto conto delle indicazioni emerse nel corso della Conferenza, relativamente alla stesura della nuova normativa sugli stupefacenti. “Stupefacente”,viceversa, fu la sorpresa nel constatare che la promulgazione della nuova legge sulla droga ha fatto sue le osservazioni degli addetti ai lavori, solo per una minima parte. Puntuali, allora, sono arrivate le critiche da tutte le parti specialmente inerenti alla maggiore considerazione per l’aspetto punitivo e repressivo a detrimento di quello educativo/riabilitativo. In un simile contesto, tuttavia, qualche nota positiva va rilevata: ossia la modifica della legge exCirielli (una tra le proposte della FICT) che consente ai tossicodipendenti recidivi di accedere

ugualmente alle misure alternative alla carcerazione. Questo è l’unico aspetto da condividere, mentre per il resto giudichiamo assolutamente negativo avere equiparato le sostanze dal punto di vista sanzionatorio.Mi spiego meglio: noi abbiamo sempre affermato che tutte le droghe fanno male e sono da evitare, ma abbiamo altresì sempre chiarito che l’intervento con i giovani assuntori di cannabinoidi doveva essere differenziato rispetto a quello mirato a chi era entrato in un circuito di dipendenza da sostanze di altro tipo. Oggi, paradossalmente, i giovani potrebbero essere incentivati a usare cocaina o eroina dal momento che, in termini sanzionatori, esse valgono quanto gli spinelli. Altro nodo assolutamente irrisolto è quello di una adeguata copertura economica del settore di intervento: argomento più volte da noi sollecitato perché ha penalizzato notevolmente la nostra azione già nel passato. Per contrastare efficacemente il fenomeno, la FICT ha costantemente ritenuto che la strategia ideale, dovesse essere la creazione di un sistema “ad alta integrazione” tra Pubblico e Privato Accreditato; l’attuale legge, invece, sembra promuovere una sorta di “concorrenza” tra i due sistemi a scapito di coloro che sono i fruitori dei suddetti servizi. Don Egidio Smacchia, nella sua veste di Presidente della Federazione, ha scritto due lettere aperte ai leader delle due coalizioni (le pote-

te leggere all’interno del giornale n.d.r.) per sapere quale politica si intenda attuare per le tossicodipendenze in caso di loro elezione. Le opinioni di don Egidio sono anche le nostre, le sottoscriviamo in toto, e nell’attesa affrontiamo, con il consueto spirito e rinnovato vigore, la quotidiana battaglia. Non possiamo nascondere, inoltre, la preoccupazione dovuta alle morti per over-dose che vanno incrementandosi in relazione all’uso in età sempre più giovane di droghe e al fatto che la Liguria è la Regione italiana con il più alto coefficiente tra popolazione e assunzione di sostanze. Per questi motivi abbiamo bisogno di una “buona legge” che ci aiuti a svolgere nel modo più efficace il nostro lavoro e che abbia la copertura economica sufficiente per svolgere al meglio i servizi necessari ad accrescere la qualità della vita degli utenti. Con questo fermo proposito, non ci arrendiamo, continuando il nostro impegno e, con lo scopo di perfezionare il nostro intervento, ci stiamo dotando di un sistema che permetta la certificazione di qualità dei nostri servizi riabilitativi. È la nostra sfida per il nuovo anno! Vorrei concludere, infine, con gli auguri di Buona Pasqua per tutti, ricordando come il nostro operato di questi anni abbia contribuito alla “rinascita” di un migliaio di ragazzi che, con piena dignità, sono tornati a vivere nella società. *Presidente Centro di Solidarietà di Genova 3


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

La legge “ex Cirielli”: stop alla detenzione domiciliare. Dove metteremo tutti i detenuti? di Marco Cafiero*

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a molto tempo non assistevamo ad un fenomeno così rilevante nelle aule di giustizia. La legge ex Cirielli è stata approvata da poco tempo e Magistrati ed Avvocati si interrogano reciprocamente sulla sua applicazione. Nel nostro capoluogo ha favorito l’incontro di queste due categorie, pronte a supportarsi e confrontarsi su temi molto delicati. Mi pare di comprendere, con evidente chiarezza, come questa normativa piaccia a pochi. Probabilmente anche a parte di coloro che l’hanno approvata, ma questa è un’altra storia. Si respira un forte odore di reazione contro coloro che reiterano un

comportamento criminoso. Sarà certamente un luogo comune pensare ed affermare che la maggioranza delle persone che affollano le patrie galere faccia parte, proprio, di questa categoria, ma è così. È gente che nasce e vive nel disagio ed, inevitabilmente, torna a commettere delitti della stessa, o altra, specie. Questo legislatore, alla fine del mandato, con urgente bisogno di affermare quello che sta alla base della propria cultura, di matrice anglosassone, emana la legge ex Cirielli, che disconosce, perfino colui che le ha dato il nome, e sta per approvare la riforma della normativa sugli stupefacenti.

Sono due momenti importanti che determinano fondamentali cambiamenti nell’approccio alla criminalità. La normativa ex Cirielli, da una prima approssimativa lettura, sembra non provocare particolari sconvolgimenti. L’avvento della modifica sembrava, infatti, dovesse incidere fondamentalmente sui termini di prescrizione privilegiando una categoria di autori identificata con i c.d “colletti bianchi”. In realtà le modifiche attengono anche all’aspetto sanzionatorio ed alla esecuzione penale, vanificando l’ottica riabilitativa della pena e limitando il ricorso alle misure alternative.

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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

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a prescrizione L’istituto della prescrizione del reato trova il suo fondamento nell’attenuarsidell’interesse dello Stato a punire quei reati il cui ricordo sociale si è affievolito per il decorso del tempo. Risponde, anche, all’esigenza di garantire all’imputato una durata ragionevole del processo, secondo quanto stabilito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto o quattro se si tratta di contravvenzione. Questa rappresenta la prima modif ica essenziale che introduce un criterio estremamente semplice nella sua determinazione. Laddove, infatti, prima di tale novella, per definire il tempo si consultava il codice per vedere dove il reato in questione in quale ambito rientrasse, ora ci si limita semplicemente a vedere quale pena edittale massima il codice preveda. Quella corrisponderà al termine di prescrizione. Per valutare la bontà di tale riforma, sul punto, purtroppo, è necessario esaminare ogni singolo reato ed operare un raffronto con i termini previsti dalla norma abrogata. La lettura, in questo, senso conferma il dato allarmante secondo il quale sono sempre i reati ascrivibili ai colletti bianchi ( reati societari, tributari, alcuni contro la Pubblica amministrazione) a trarre giovamento. Non è così, invece per i reati inquadrabili nella criminalità comune. Innanzitutto perché la nuova norma che determina i termini di prescrizione, si premura di

sottolineare come nel calcolo non si debba tenere conto delle diminuzioni di pena previste per le circostanze attenuanti. Ecco che la criminalità c.d. comune viene a subire il primo affondo e vedersi nettamente differenziata da quella privilegiata.

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e circostanze attenuanti generiche ex art. 62 bis c.p. La riformulazione dell’art. 62 bis del codice penale, rappresenta il primo momento in cui si introduce il riferimento al concetto di recidiva. In particolare a quella reiterata prevista dall’art. 99 comma quarto, laddove con particolare riferimento ai delitti dell’art. 407 c. 2 c.p.p., non consentirà la serena applicazione di attenuanti fondate sull’intensità del dolo o sulla personalità del reo.

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ecidiva reiterata ex art. 99 c. 4 È recidivo il soggetto che dopo essere stato condannato per un reato incorre nuovamente nella commissione di un illecito penale. Ai sensi del quarto comma dell’art. 99, si ritiene recidivo reiterato, quel soggetto che, già dichiarato recidivo, commette un altro reato. La reiterazione nel reato, nella nuova normativa, viene a connotarsi come aspetto di una personalità talmente compromessa da impedire al Giudice una valutazione benevola a fronte di circostanze, strettamente inerenti l’individuo, che potrebbero, invece, consentire l’applicazione di una sanzione mitigata. L’innovazione non permette al Magistrato di procedere agevolmente nel giudizio di comparazione, soprattutto considerando la

delicata opera di bilanciamento tra circostanze non omogenee. Infatti il quarto comma del nuovo testo, redatto in modo alquanto ambiguo ed impreciso, sembrerebbe impedire al Giudice di ritenere prevalenti le circostanze attenuanti sulla recidiva. Per cui se un autore di reato, gravato da numerosi precedenti, a cui obbligatoriamente deve essere riconosciuta la recidiva, commette una fattispecie delittuosa in presenza di situazioni che, anche oggettivamente, richiederebbero l’attenuazione della pena, non potrà usufruire di una sanzione mite che il Giudice, altrimenti, irrogherebbe. Bisogna precisare che la normativa limita la facoltà del Giudice di ritenere la prevalenza di fattori attenuanti ad un soggetto recidivo, non di considerare gli stessi aspetti in modo equivalente. Ciò consente di affermare che in talune situazioni il risultato potrà essere ugualmente apprezzabile dal punto di vista sanzionatorio. Tuttavia, tale limitazione è frutto dell’affermazione di un principio di rigore, f iglio del tempo in cui viviamo e del senso di insicurezza percepito dal cittadino.

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esecuzione penale Il dato più allarmante, infine, proviene dalla lettura delle norme che modificano l’ordinamento penitenziario. Desta, infatti, perplessità veder sfumare la possibilità di ricorrere alle misure alternative per i soggetti recidivi di cui parlavamo prima. La riforma, quindi, limita per tali soggetti la possibilità di richiedere l’affidamento in prova al servizio sociale ad una sola volta nella loro “carriera”. 5


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Per questo motivo anche la norma introdotta dalla legge Simeone, che consentiva la sospensione dell’esecuzione della pena per trenta giorni, al f ine di consentire la richiesta di una misura alternativa, viene a comprimersi. Il P.M non potrà più sospendere l’ordine di esecuzione nei confronti dei recidivi e, mi pare di capire, neppure a quei recidivi che, secondo la novella, avrebbero la possibilità di usufruire dell’affidamento, mai concesso prima. Questo porta, inevitabilmente, all’arresto selvaggio, anche perché la categoria dei recidivi è non solo ampia, ma tenderà ad allargarsi in modo vertiginoso. Si sono salvati i tossicodipendenti, per i quali, inizialmente, la legge ex Cirielli, aveva ridotto ad un’unica possibilità, anziché a due, il ricorso all’affidamento terapeutico e ne aveva ridotto i limiti per i soggetti recidivi. La Conferenza di Palermo sulla tossicodipendenza ha fatto emergere con prepotenza la contraddizione con la prospettiva di riforma della legge sulla droga. Grazie a ciò il Governo, in un momento di consapevolezza ha fatto marcia indietro abrogando questa nuova norma e lasciando le cose come stavano. Il soggetto tossicodipendente, però, continua a risentire, a dispetto dei “buoni propositi” dello stralcio Giovanardi, dell’emanazione della Cirielli. perchè ci sono altre previsioni che inficiano il raggiungimento degli obiettivi di recupero. Mi limito ad evidenziare come al momento esista molta confusione intorno all’applicazione dell’art. 73 c. 5 DPR 309/90 ai tossicodipendenti cui è contestata la recidiva reiterata (direi quasi tutti): questa interpretazione, ancora nebulosa, 6

divide gli operatori del diritto. Sulla detenzione domiciliare vi è da dire che è passata la norma c.d. “salva Previti” che introduce il diritto alla detenzione domiciliare per chi ha superato gli anni settanta e per qualunque pena riportata; per il resto aumenta il rigore nei confronti di chi, recidivo e no, ha violato le prescrizioni delle misure alternative. Anche al soggetto tossicodipendente verrà dunque a mancare il supporto dell’istituto della detenzione domiciliare. Tale misura rappresentava di una ulteriore chance per il recupero. La legge ex Cirielli sbarra, quindi, a costoro, quasi sempre recidivi, tale opportunità Alla detenzione domiciliare, prevista per pene sotto i quattro anni ed in particolari condizioni personali e sanitarie, il recidivo potrà accedere solo se la pena o il residuo della stessa, ancora da scontare, non superi i tre anni.

Anche la semilibertà subisce un affondo: se la norma prevede che possa esser concessa dopo aver scontato metà della pena, ai recidivi tale computo viene portato allo scadere dei due terzi della stessa.

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onsiderazioni finali Le considerazioni, in realtà, sono già contenute nell’esposizione appena conclusa. Tuttavia uno slogan appare evidente: ma dove metteremo tutti i detenuti e che fine farà tutta l’attività di sostegno sociale e supporto al reinserimento lavorativo. Per la maggior parte dei detenuti si limiterà ad aiutare il dimettendo, alla fine dell’esecuzione della pena, a reperire risorse, solo sulla scorta di un’idea che non può tramontare: se manca il sostegno sociale, per il meccanismo della porta girevole, il detenuto farà all’esterno solo una breve vacanza!

*Avvocato penalista, consigliere del Centro di Solidarietà di Genova

www.verdicesena.it


L’ABBRACCIO COSTRUIRE IL FUTURO

Nella prossima dichiarazione dei redditi puoi scegliere di aiutare il Centro di Solidarietà a costo zero La Finanziaria (Legge 23 dicembre 2005 n. 266, articolo 1, comma 337) prevede, per l’anno 2006, la possibilità di destinare una quota, pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, al sostegno di volontariato, onlus, associazioni di promozione sociale fondazioni e altre associazioni riconosciute, di gradimento del contribuente. Una possibilità che ti consente di aiutare le Associazioni come il Centro di Solidarietà senza alcuna spesa a tuo carico.

Chi decide di destinare nella dichiarazione dei redditi il 5 per mille della propria IRPEF al Centro di Solidarietà deve apporre la propria firma nel riquadro: “Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle associazioni di promozione sociale e di altre fondazioni e associazioni riconosciute (art. 1, comma 337, lettera a) L. 266/05)” e inserire il Codice Fiscale del CENTRO 95080550106. Con una semplice firma e ci aiuti nella nostra opera a servizio di ragazzi e famiglie che vivono il disagio della dipendenza. È nostra intenzione utilizzare la somma raccolta per l’attività di prevenzione che non è garantita da nessuna convenzione. Se lo ritenete opportuno, promuovete la nostra causa anche con i vostri parenti e gli amici.

Grazie per quanto riuscirete a fare! 7


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Il Servizio Civile si decentra: intervista a Massimiliano Costa di Aldo Castello

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ono state trasferite alcune competenze nella gestione del Servizio civile dallo Stato alle Regioni. In che cosa si tradurrà questo passaggio? “Come previsto dal D.Lvo n. 77/2002 con l’inizio del corrente anno alcune competenze di attuazione del Servizio civile sono passate dalla gestione “centrale” da parte dell’Ufficio Nazionale del Servizio Civile (UNSC) ad una “decentrata”, affidata alle Regioni ed alle Province autonome. In questa prima fase a Regioni e Province autonome spetteranno i compiti della gestione dell’Albo dei soggetti territoriali abilitati a presentare progetti di Servizio Civile; i soggetti già inseriti nell’Albo nazionale, gestito sin d’oggi dall’UNSC saranno inseriti d’ufficio nei nuovi elenchi, e non saranno pertanto gravati di alcun adempimento; nuovi organismi o soggetti che intendono variare la propria classe d’iscrizione (ne sono previste quattro) dovranno rivolgersi alle Regioni alle quali saranno automaticamente indirizzati dalla gestione informatizzata (Sistema Helios) presente sul sito dell’UNSC (www.serviziocivile.it), presso il quale occorre sempre impostare la domanda. Il termine ultimo per presentare le istanze è il prossimo 15 marzo. 8

Regioni e Province autonome dovranno inoltre valutare i nuovi progetti di Servizio civile pertinenti il proprio territorio che verranno presentati nel prossimo mese di settembre, e successivamente monitorare e controllare l’attuazione di quelli che verranno approvati. Nella attuale fase l’erogazione dei f inanziamenti permarrà all’UNSC”.

È stato presentato un Disegno di legge che introduce in Liguria il Servizio Civile in ambito regionale. Ci può spiegare meglio cosa vuol dire? “Quando sarà approvato dal Consiglio regionale, tale disegno diverrà legge andando ad istituire il “Sistema regionale ligure” sul Servizio civile, regolamentando le funzioni del Servizio civile nazionale in ambito regionale ed introducendo nuovi spazi e soggetti, esclusivi per la Regione Liguria, con i quali si intendono ampliare le possibilità attualmente previste. Ciò significa che la Regione, in accordo a quanto stabilito dalla Costituzione (artt. 2, 11, 52 e 117), opererà per valorizzare e promuovere tale esperienza in Liguria, ampliando le possibilità e l’utenza rispetto a quanto previsto

dalla normativa dello Stato. Il servizio civile regionale, quindi, non sostituirà quello nazionale, ma si affiancherà ad esso, sostenendo progetti che sviluppino peculiarità della realtà ligure. Gli aspetti più innovativi della mia proposta ritengo siano l’allargamento della fascia di giovani a cui viene proposta l’esperienza: non più soltanto a partire dai 18 anni, ma anche per i minorenni che abbiano compiuto quindici anni. Altro aspetto caratterizzante sarà l’apertura ai giovani detenuti, di età comunque inferiore ai 29 anni. Logicamente i benefici potranno differire in maniera sostanziale da quelli in uso, essendo volti sicuramente ad un arricchimento professionale in termini formativi, di istruzione e di orientamento. Inf ine, diversamente da quello nazionale, il servizio civile regionale può avere una durata massima di tre anni e sarà rivolta a giovani residenti -anche temporaneamentesul territorio ligure, indipendentemente dalla cittadinanza”.

Quali i collegamenti tra il Servizio civile nazionale e quello regionale? “Mi rendo conto che a questo punto è indispensabile una pre-


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messa, perché il rischio di confusioni è un’insidia concreta. Dobbiamo parlare distintamente di Servizio civile nazionale e di Servizio civile regionale perché diverse sono le normative di riferimento ed i fondi utilizzati ed essere precisi è indispensabile. Nel Disegno di Legge ho preferito però parlare di “Sistema del Servizio civile regionale” proprio perché l’utenza percepisca come unitaria la gamma di possibilità offerte in questo campo dalla Regione; a prescindere che ciò avvenga per delega della Stato od autonomamente. Per rispondere alla sua domanda ribadisco che il Servizio civile regionale non ha assolutamente l’obiettivo di sovrapporsi o, peggio, porsi in concor renza con quello dello Stato, al quale, al contrario, vuole essere funzionale e di complemento, favorendo tra l’altro l’accesso dei giovani allo stesso e prevedendo all’occorrenza iniziative a beneficio anche di chi, conclusa l’esperienza del Servizio Civile nazionale necessita di un ulteriore supporto per inserirsi nel mondo produttivo”.

Un giovane che voglia partecipare a questa esperienza che cosa deve fare? “Al momento è molto prematuro parlare delle modalità di inserimento nel Servizio civile regionale; la nuova legge ha compiuto, con l’approvazione da parte della Giunta regionale, solo il primo passo dell’iter di approvazione che porterà alla promulgazione, lungo

il quale potrà peraltro subire modifiche ed integrazioni che, mi auguro, ne incrementino l’efficacia. A prescindere da ciò, gli aspetti di carattere operativo saranno contenuti in un apposito regolamento applicativo che seguirà la promulgazione della legge. Per i giovani che intendono rivolgersi al Servizio civile nazionale, occorre precisare che nulla è cambiato rispetto allo scorso anno; per i soggetti proponenti i progetti da realizzarsi in Liguria e che siano iscritti all’Albo, l’unica differenza sarà costituita dal presentare dalla prossima scadenza del settembre 2006 la propria proposta alla Regione Liguria anziché all’UNSC. Per tali fini il già richiamato sito ufficiale del Servizio civile nazionale è una preziosissima e completa fonte d’informazione; chiaramente anche noi ci impegneremo a fornire con congruo anticipo le dovute indicazioni, anche sul sito web della Regione”.

E per un ente? “Vale quanto detto prima. Tengo però ad evidenziare che il disegno di legge regionale prevede per enti ed istituzioni ruoli di fondamentale importanza”.

Che cosa cambia rispetto alla vecchia obiezione di coscienza? “Con la sospensione della leva obbligatoria, vigente in Italia dal 1° gennaio 2005, è venuta meno anche l’obiezione di coscienza, ovvero il rif iuto, per motivi di

coscienza, di prestare il servizio militare in armi. Il servizio civile, invece, è su base volontaria, seppur remunerato, e prevede che i giovani di ambo i sessi svolgano un’attività presso enti o organizzazioni pubbliche o private iscritti all’Albo del servizio civile, che hanno avuto approvato il progetto”.

Quali caratteristiche avrà il nuovo volontario? “L’indicazione “volontario” è ormai considerata superata anche a livello nazionale. È preferibile parlare di giovani avviati al Servizio civile. In base al disegno di legge presentato, tali soggetti saranno ragazzi e giovani di età compresa tra 15 e 29 anni, anche qualora si trovino in condizioni di detenzione o siano ospitati in istituti preposti all’inclusione sociale che potranno partecipare sia a progetti retribuiti, quali sono attualmente quelli facenti capo al Servizio civile nazionale, che quelli più impostati ad incrementi formativi e di istruzione, come quelli che si intende proporre col Servizio civile regionale”.

C’è il rischio che il servizio civile si presenti come un apprendistato al mondo del lavoro. Che idea ha la Regione in merito e quali le strategie per fare maggior chiarezza? “Il servizio civile è prima di tutto un’esperienza formativa, che può essere di carattere pratico e teorico, ma che comunque contribuisce 9


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alla crescita della singola persona rendendola parte attiva nella società e sviluppando nel giovane una coscienza civica utile a migliorare e accrescere la coesione sociale. Ciò non toglie che può essere un modo per il giovane per avvicinarsi al mondo del lavoro, stabilire dei contatti, ricevere formazione specifica nelle materie in cui svolgono servizio e che potrebbero servire per le esperienze lavorative future. In questo senso penso che gli enti di servizio civile abbiano prima di tutto la responsabilità di formare i giovani, non di utilizzarli come “manodopera a basso costo”. Naturalmente, poiché spetterà alla Regione la valutazione dei progetti, eventuali tentativi in tale direzione ver ranno sicuramente scoraggiati”.

studi che si compiono e dalla capacità del giovane di organizzarsi! Scherzi a parte: credo che le due attività possano coesistere, anche perché il servizio civile non richiede necessariamente orari di lavoro rigidi. L’importante è pianificare il lavoro in modo da conciliare le esigenze dell’ente e quelle del volontario, cercando una reciproca soddisfazione”.

L’apertura agli enti pubblici e no profit nella partecipazione ai progetti di servizio civile non rischia di creare confusioni o sterili competizioni? Qual è la sua idea su questo aspetto del sistema? “Certamente no. Credo invece che, ampliando il numero degli enti che presentano e portano avanti progetti di servizio civile, si vada ad aumentare e diversificare l’offerta, dando così la possibilità

Quanti volontari prestano servizio in Liguria? “Gli ultimi dati utili, del 2004, parlano di 617 ragazzi impegnati in vari settori: quello che, percentualmente, è più “frequentato” è quello dell’assistenza, con il 47%; segue quello legato alla tutela del patrimonio culturale e ambientale, con il 14 per cento. Ancora poco conosciuto e scelto, invece, il settore della cura e della riabilitazione, con solo il 2% di giovani coinvolti”.

Si possono conciliare la vita da studente con quella del servizio civile? “Beh, questo dipende dal tipo di 10

www.margheritaregioneliguria.it Sopra: Massimiliano Costa, vice presidente della Regione Liguria A destra: il manifesto pubblicitario del Servizio Civile Nazionale

a più giovani di compiere questa esperienza”.

Una domanda personale. Che cosa vuol dire per Massimiliano Costa la sfida del servizio civile? “Personalmente ho vissuto l’esperienza dell’obiezione di coscienza proprio nei primi anni in cui venne legalizzata. Ricordo le lunghe pratiche burocratiche, le attese al distretto militare e la percezione “diffidente” che allora era diffusa rispetto ai giovani che sceglievano di essere obiettori. In 25 anni si è fatto molto cammino e oggi l’esperienza di servizio civile può essere allargata a giovani che vogliono dedicare un anno della loro vita agli altri e alla comunità di cui fanno parte. Un bel segno di crescita e cambiamento! Che speriamo possa proseguire ed aumentare negli anni”.


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L’ABBRACCIO INSIEME PER IL CENTRO

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V i a P. P a s t o r i n o 1 8 6 r. - 1 6 1 6 2 G e n o v a - Te l . 0 1 0 . 7 4 . 1 5 . 0 5 4 - F a x 0 1 0 . 7 4 . 1 6 . 2 8 1 i n f o @ t o t a l p r i n t . i t - w w w. t o t a l p r i n t . i t 12


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Per festeggiare i suoi 25 anni la FICT si riunisce e lancia le sue proposte per le dipendenze PREMESSA

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ella recente Conferenza Nazionale di Palermo la FICT ha presentato un Documento in cui ha avanzato una serie di proposte migliorative allo stralcio di Legge che il Governo è intenzionato a presentare in Parlamento nel corso della presente legislatura. In quella sede ci siamo limitati ad analizzare i temi oggetto dello “stralcio”. In questa sede intendiamo porre l’attenzione sulle linee portanti che, a nostro avviso, devono essere poste alla base di ogni “politica delle dipendenze” attenta ai bisogni della persona. Queste nostre proposte sono il frutto di venticinque anni di quotidiana esperienza di Operatori e Centri operativi sparsi sull’intero territorio nazionale, e pertanto provengono da un osservatorio unico per dimensioni territoriali e professionalità degli Operatori che lo costituiscono. A nostro avviso tre sono le linee portanti per una concreta, rispettosa ed efficace azione politica sulle dipendenze: Centralità della persona, ottimizzazione delle risorse e formazione degli operatori. 1. Centralità della persona Porre la persona al centro dell’intervento significa dare preminenza alla dimensione educativa rispetto a quella repressiva.

Signif ica avere come obiettivo ultimo quello di porre la persona nella condizione di non sentire più il bisogno di drogarsi per stare bene, e non accontentarsi di porre la persona nella condizione, sovente ‘forzata’, di non drogarsi. Significa dire no alla droga, a qualsiasi droga, senza distinzione alcuna; ma soprattutto significa essere attenti alla persona che ne fa uso. È partendo da questa convinzione che la FICT, nel Documento presentato alla Conferenza di Palermo, in alternativa alle sanzioni amministrative ipotizza “interventi che tengano conto prioritariamente dell’età della persona che trasgredisce” e propone che “per il minorenne sia prevista una progressività di interventi educativi e/o riabilitativi, concordati con un’équipe educativa territoriale che opera in stretta collaborazione con la famiglia.” L’obiettivo ultimo non è punire chi trasgredisce ma, soprattutto se minorenne, fornirgli idonei strumenti di riflessione che ne favoriscano il cambiamento: questo, per noi, significa porre la persona al centro dell’intervento educativo. Ci sono poi alcune situazioni nelle quali sembra più difficile “vedere” la persona. Ne citiamo una per tutte: anche il carcerato è persona…

Le Legge 309/90 prevede la possibilità, per il detenuto per droga con una pena non superiore a quattro anni, di usufruire delle misure alternative. Il citato “stralcio” estende ulteriormente questa possibilità portandola a sei anni. La norma ci trova pienamente d’accordo in quanto mira a porre la persona nella condizione di sostituire una misura repressiva con un percorso educativo. Però c’è un problema: oggi questa norma trova applicazione solo in pochi casi. Perché? Non certo per mancanza di strutture: oggi le Comunità hanno molti posti liberi. Non certo per mancanza di risorse economiche: una persona in carcere costa 300 euro al giorno, in Comunità costa da 40 a 60 euro al giorno. E allora perché solo a pochi viene concessa questa opportunità prevista dalla Legge vigente? Evidentemente ci sono degli ostacoli che ne frenano l’attuazione. Ci piacerebbe conoscerli questi ostacoli, per proporre soluzioni… 2. Ottimizzazione delle risorse Oggi le risorse umane per far fronte al problema droga sono costituite dalle Forze dell’Ordine per la lotta al narcotraffico e dai SerT/Comunità per l’intervento di recupero. Per esigenze di tempo e 13


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di competenza ci soffermiamo esclusivamente sulle seconde: i SerT e le Comunità. In principio c’erano le Comunità (gestite dal privato sociale), poi sono venuti i SerT (gestiti prima dallo Stato e poi dalle ASL regionali). I rapporti tra queste due risorse sono stati caratterizzati -nel tempo e nelle diverse realtà territorialida: ignoranza reciproca, collaborazione occasionale, ostilità più o meno esplicita, collaborazione progettuale… Oggi è sentito come indilazionabile il bisogno di sommare le poche forze in campo rafforzando la collaborazione fino a giungere alla piena integrazione dei servizi nella convinzione che tutto il servizio è pubblico e si differenzia solo per la gestione che può essere statale (SerT) o privata (Comunità). Il risultato di questa integrazione non potrà che essere un’accresciuta efficacia degli interventi e, cosa che non guasta mai, una loro maggiore economicità. Un modello concreto e ampiamente condiviso di integrazione dei servizi è delineato nel Documento “Alta Integrazione” elaborato e sottoscritto nel 2003 dalle tre grandi organizzazioni nazionali: FederSerD-FICT-CNCA. In estrema sintesi, questo Documento propone un modello secondo il quale: • Sert e Comunità sono realtà che, nel rispetto delle diverse specificità, si integrano per erogare servizi; 14

• il dipartimento è il luogo dove i servizi pubblici (statali e privati), in pari dignità, rilevano i bisogni, individuano le risposte, programmano gli interventi e allocano le risorse sulla base del budget assegnato dalla Regione direttamente o tramite l’Asl territoriale. L’ottimizzazione delle risorse passa anche attraverso la programmazione degli interventi frutto del confronto tra gli operatori dei Servizi, di tutti gli operatori statali e privati, operanti all’interno del dipartimento. Ma nessuna seria programmazione può essere fatta senza la disponibilità di risorse certe e adeguate agli interventi richiesti. E qui si apre un problema che non è solo di natura economica: tra una Regione e l’altra vi sono, a

volte, diversità tali di budget e di attuazione dell’Atto di Intesa che sembra di essere in Stati diversi. E questo con evidenti danni all’efficacia degli interventi stessi. Senza entrare nel merito delle competenze e delle autonomie di ciascuno chiediamo che si addivenga ad una maggiore omogeneità negli interventi sul territorio nazionale. Ancora: l’ottimizzazione delle risorse ci dice che è meglio, e non solo economicamente, prevenire che curare. Tutti ne siamo convinti, ma una seria prevenzione richiede anche adeguate risorse economiche oggi inesistenti. E infine: l’ottimizzazione delle risorse ci dice che un lavoro fatto a metà cade presto in rovina e che i soldi spesi sono soldi buttati. Ci riferiamo ai percorsi di reinserimento socio-lavorativo delle per-

Il tavolo dei relatori al Convegno per i 25 anni della FICT che si è tenuto a Roma nel mese di Gennaio


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

sone che hanno positivamente concluso il percorso terapeuticoriabilitativo. La FICT, con felice intuito, è stata la prima organizzazione a strutturare questa fase di risocializzazione ed a considerarla fondamentale per la positiva conclusione del percorso riabilitativo. Oggi questa fase del percorso tende ad allungarsi. Per contro le risorse certe, indispensabili per una seria programmazione degli interventi, sono pressoché inesistenti e si fa aff idamento alle risorse occasionali di progetti finanziati ad hoc o elargite da persone o Enti sensibili al problema. 3. Formazione degli operatori Il fatto che il tema della formazione sia posto ora, nella parte conclusiva del Documento, non tragga in inganno: la formazione è il fulcro di ogni seria politica sociale in quanto senza operatori adeguatamente formati non è ipotizzabile un serio intervento educativo. Fin dalle sue origini la FICT ha impegnato molte risorse per la formazione degli operatori: inizialmente ha utilizzato la Scuola di Formazione “Casa del Sole” di Castelgandolfo, fondata nel 1979 dal Ceis di don Mario Picchi, per la formazione dei propri operatori; in seguito, nel 1996, ha dato vita all’Istituto Progetto Uomo per la formazione, a livello universitario, degli operatori del settore. Ancora oggi la FICT è l’unica organizzazione nazionale ad avere una Scuola di Formazione altamente qualificata e aperta a

La delegazione del Centro di Genova a Roma per il venticinquennale della FICT

chiunque intenda frequentarla. Le normative nazionali e regionali esigono operatori con precise qualifiche professionali. I SerT e le Comunità richiedono operatori che, oltre al “titolo” accademico, posseggano una specifica preparazione. Sul territorio nazionale mancano, purtroppo, Scuole di Formazione in grado di preparare Operatori qualificati che rispondano a questo bisogno. Chiediamo che l’università inserisca, all’interno dei diversi corsi di laurea, materie miranti all’approfondimento scientifico delle problematiche connesse alla dipendenza da sostanze (dalla chimica delle sostanze, agli aspetti legati alla farmacopea, alla medicina,…). L’Istituto Progetto Uomo, per l’e-

sperienza e la professionalità maturata in quasi dieci anni di attività, è una grande risorsa che la FICT mette a disposizione della comunità nazionale. CONCLUSIONE Accanto alle tre linee portanti per una concreta, rispettosa ed efficace azione politica sulle dipendenze (la centralità della persona, l’integrazione dei servizi e la formazione degli operatori) proponiamo, in conclusione, una modalità operativa. Chiediamo ai legislatori nazionali e regionali, presenti e futuri, di coinvolgere attivamente le organizzazioni degli Operatori presenti sul territorio -tutte le organizzazioni, quelle “amiche” e le altreogni qualvolta si accingono ad emanare leggi o a dettare norme in materia di dipendenza da sostanze. 15


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

La FICT chiede chiarimenti per le politiche future sulla droga Roma, 28 febbraio 2006 Onorevole Silvio Berlusconi, Il Programma elettorale della Casa delle Libertà, non fa esplicita menzione delle linee politiche che intende perseguire per quanto riguarda il contrasto delle dipendenze da sostanze stupefacenti. L’unico accenno al tema lo trovo nell’elenco delle “36 grandi riforme del Governo Berlusconi” dove, al punto 12 a proposito di sicurezza, si parla della “legge sulla droga”.

www.chron.com

Sul finire della legislatura la Casa delle Libertà ha apportato alcune modifiche, note come ‘stralcio Giovanardi’, alla Legge 309/90 sulle quali la FICT, nella Conferenza di Palermo, ha espresso alcune riserve (in particolare sui minori e sull’integrazione dei Servizi Pubblici e Privati) proponendo soluzioni alternative che purtroppo non sono state accolte nel citato ‘stralcio’.

Il Leader della Casa delle Libertà, Silvio Berlusconi

• it.news.yahoo.com

• • • Berlusconi e Prodi si salutano prima del confronto televisivo

Le chiedo: Con l’approvazione dello ‘stralcio Giovanardi’ la Casa delle Libertà considera completata la revisione della Legge 309/90? Oppure pensa di riprendere la legge 309/90 e riscriverla in modo più completo ed organico? Nella seconda ipotesi, intende riprendere il DDL del 2003, noto come ‘legge Fini’? Oppure sta pensando ad altre ipotesi?

L’obiettivo di questa mia lettera aperta è quello di favorire la corretta interpretazione del Programma che la Casa delle Libertà sottopone agli elettori e, conseguentemente, di poter dare (come sempre è avvenuto in passato) un apporto critico-costruttivo da parte della FICT al dibattito che seguirà sul nostro settimanale online www.progettouomo.net nel quale pubblicheremo anche la presente Lettera Aperta e la risposta che Lei vorrà cortesemente farci pervenire. Nell’attesa di una risposta, porgo distinti saluti

sac. Egidio Smacchia Presidente Federazione Italiana Comunità Terapeutiche

Don Egidio Smacchia

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L’ABBRACCIO

Lettere aperte di Don Egidio ai Leaders dei due schieramenti

Roma, 28 febbraio 2006 Onorevole Romano Prodi, Il Programma elettorale dell’Unione, sotto il titolo “Educare, prevenire, curare. Non incarcerare”, sintetizza in poche righe le linee della politica sulle dipendenze che intende attuare. Queste righe sono il succo, immagino, del più ampio dibattito avvenuto nella ‘Fabbrica del Programma’. Purtroppo brevità e chiarezza non sempre vanno a braccetto per cui mi permetto di porLe quattro domande per comprendere correttamente le linee politiche che l’Unione intende attuare. • Nel Programma si parla di “decriminalizzazione delle condotte legate al consumo”. Poiché finora si è usato il termine depenalizzazione chiedo: quale differenza c’è tra decriminalizzazione e depenalizzazione? • Nel Programma si esprime la volontà di “rilanciare il ruolo dei SerT e dei servizi territoriali”. Poiché i SerT sono servizi territoriali mi sembra una ripetizione superflua, a meno che nel termine ‘servizi territoriali’ si intenda includere anche le Comunità terapeutiche. Se questa seconda ipotesi è corretta, non era più chiaro scrivere “rilanciare il ruolo dei SerT e delle Comunità terapeutiche”? Se, al contrario, si intende rilanciare solo i SerT, quale sarà il ruolo delle Comunità terapeutiche? • Nel Programma si afferma che “le comunità terapeutiche dovranno essere messe in rete con il servizio pubblico”. Il termine “messe in rete” non specifica la natura dei rapporti tra i soggetti ‘in rete’. I rapporti saranno quelli descritti nel Documento ‘Alta Integrazione’ sottoscritto da FederSerD-FICT-CNCA con l’istituzione dei Dipartimenti delle Dipendenze, oppure rimarranno quelli attuali che vedono le Comunità terapeutiche in un ruolo subalterno rispetto ai SerT? Gradirei conoscere a quale modello fa riferimento il Programma dell’Unione. • Infine si dice che “il decreto legge del governo sulle tossicodipendenze deve essere abrogato”. Il primo passo è chiaro, un po’ meno quelli successivi. Infatti non ci si limiterà al primo passo, cioè all’abrogazione del decreto legge, ma si proseguirà con passi successivi mirando al “superamento della normativa in vigore dal 1990”. Purtroppo nulla è detto circa le linee guida che www.ms-foundation.org orienteranno il cambiamento. Il Programma non può, ovviamente, scendere in questi ‘particolari’, però è pensabile che qualche linea politica sia stata definita. È possibile sapere qualcosa in più su questo tema cruciale? L’obiettivo di questa mia lettera aperta è quello di favorire la corretta interpretazione del Programma che l’Unione sottopone agli elettori e, conseguentemente, di poter dare (come sempre è avvenuto in passato) un apporto critico-costruttivo da parte della FICT nel dibattito che seguirà sul nostro settimanale online www.progettouomo.net nel quale pubblicheremo anche la presente Lettera Aperta e la risposta che Lei vorrà cortesemente farci pervenire. Nell’attesa di una risposta, porgo distinti saluti

sac. Egidio Smacchia Presidente Federazione Italiana Comunità Terapeutiche

Il Leader dell’Unione, Romano Prodi

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

La “forza dell’amore” ci dà il coraggio per affrontare la vita di G. C.

M

i è stato chiesto se volevo rendere una mia testimonianza, ed io “ubbidisco”. “Ubbidienza”, che strana parola, non sempre ci è simpatica, specialmente quando dentro di noi la fa da padrone uno spirito ribelle. Dall’alto del nostro “io” guardiamo la società e il mondo con occhi carichi di disprezzo: quante ingiustizie, quante difficoltà, che schifo. Gonfiati dalla nostra superbia, ci concediamo il lusso di giustificare le nostre azioni, usando come alibi le colpe altrui; inconsapevoli di farci male e di recare male alle persone a noi vicine. Così, giorno dopo giorno, sprofondiamo nel buio più profondo. Ecco dove ci porta la nostra ribellione, ci riempie di paura e sfuggiamo con la droga alla nostra confusione. Prevale l’egoismo e spesso mettiamo in gioco le cose più importanti: gli affetti, i sentimenti, l’intera nostra vita; e non ci accorgiamo che dagli occhi di qualcuno spuntano grosse lacrime. Forse è un padre, una madre, una moglie, una sorella, un amico a noi caro. Di cosa sono fatte quelle lacrime? Di rabbia, disperazione, compassione. Occhi che disperatamente cercano conforto, solidarietà, ascolto; disposti ad ogni cosa pur di trovare un rimedio, una soluzione. Spinti da una grande forza, capaci 18

di ubbidire alla voce del loro cuore. E si ritrovano la dove ognuno può liberamente esprimere i propri sentimenti, dove il dolore proprio si intreccia con altri, come le radici o i rami di un albero, a volte tocca il fondo, a volte sale in alto trovando un po’ di riposo all’ombra di quella quercia. E alla domanda: cosa è, per te, il Centro di Solidarietà? Rispondo così, con un piccolo paragone: “dal centro della terra tu trai il nutrimento, ti innalzi verso il cielo e vedi il firmamento. Ti sporgi in tanti rami e su di te gli sciami volan fra le tue foglie per soddisfar le voglie. Dai ombra e sicurezza ad uccellin e gente la tua così fortezza fa trasformar la mente” Ecco, ho testimoniato una realtà che ho vissuto e superato. Cosa ho imparato: ad accettare me stesso e non pretendere il meglio della vita ma a cogliere da ogni cosa la parte migliore; che anche se sono un nulla, faccio parte di un tutto, come ho imparato la. Come un bimbo sperduto nel bosco che trova qualcuno che gli tende una mano e gli dice: “vieni, non avere paura” e lui, docilmente, “ubbidisce”, e

giorno dopo giorno acquista sicurezza e forza perché ha compreso una dolce realtà: non è più solo! Se abbiamo sbagliato nella vita dobbiamo accettarlo senza rimpianti e senza vergogna perché tutti possiamo sbagliare. Solo nell’accettazione della nostra debolezza noi diventiamo forti. Solo passando attraverso il male noi arriviamo al bene. Un bene che ci sembra invisibile ma invece esiste, è “la forza dell’amore” che ci dà il coraggio per affrontare la vita.

CIAO LEO! Il giorno 16 marzo è mancato Leo Alberti, uomo geniale e volontario al Centro per tanti anni; la persona che vent’anni fa ideò, scrisse e stampò il primo numero de “L’ABBRACCIO”. Era un foglio ciclostilato all’interno del Centro che raccoglieva testimonianze di ragazzi e famigliari impegnati nel percorso riabilitativo. Da allora il Centro e il suo trimestrale hanno fatto molta strada, ma lo spirito di Leo è ancora con noi ogni volta che leggiamo il nome del nostro giornale. Ciao Leo, ti ricorderemo sempre con… il nostro ABBRACCIO. Bianca e tutti gli amici del Centro di Solidarietà


L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Nuovo prestigioso riconoscimento a Bianca Costa La Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche (WFTC) ha deciso di conferire a Bianca Costa il premio “Harry Sholl” come riconoscimento della più che trentennale opera nel campo della prevenzione e del recupero della tossicodipendenza. Il premio verrà consegnato alla nostra presidente nel prossimo settembre, durante la 23a Conferenza Mondiale delle Comunità che si terrà nella città di New York.

Di seguito: la lettera con la comunicazione ufficiale del presidente Monsignor O’ Brien

Calendario 10 gennaio: Ramon e Roberto B. partecipano alla trasmissione “Parliamone insieme” su TeleGenova, tema trattato: droga a scuola. 11 gennaio: a Roma si festeggia il 25nnale della FICT, il Centro è presente con una folta delegazione guidata da Paolo M. 16 gennaio: Aldo è a Roma, alla FICT per un incontro con il Consiglio di Presidenza su questioni riguardanti il Servizio Civile.

17 gennaio: Claudia P. e Roberto C. sono a Bologna per l’incontro della rete tematica “Prevenzione” della FICT. 18 gennaio: Assemblea di Confcooperative a Roma, per il Centro sono presenti Paolo, Ramon, Fabio, Gianni e Stefania. 26 gennaio: Aldo è a palazzo Tursi per la presentazione dei lavori del Piano Regolatore Sociale del Comune. 2 febbraio: Paolo è in Regione perchè il COREAT è stato invitato ad una audizione dai Capi-gruppo del Consiglio Regionale. 2 febbraio: Franca F. e Ramon rappresentano il Centro all’incontro di presentazione del progetto degli sportelli decentrati, organizzato dal CELIVO. 3 febbraio: Ramon e Aldo sono in Regione, con la CLESC, per la presentazione del Disegno di Legge Regionale sul Servizio Civile. 7 febbraio: Ramon e Marco C. partecipano alla trasmissione “Parliamone insieme” su TeleGenova, tema trattato: rapporto tra carcere e C.T. 10 febbraio: L’Europarlamentare Marta Vincenzi è in visita alla nostra Comunità Terapeutica di Trasta. 13 febbraio: Ramon rappresenta il Centro all’assemblea del Forum del 3° Settore. 17 febbraio: A Firenze si tiene un incontro congiunto delle reti tematiche FICT “doppia diagnosi” e “percorsi giudiziari”; per il Centro sono presenti Ornella S., Marco C. e Donatella G. 3 marzo: Bianca partecipa ad un incontro del Comitato Tecnico Provinciale della Prevenzione presso l’Ufficio Scolastico regionale per la Liguria.

10 marzo: Bianca è intervistata dall’emittente “Primocanale” e dal Corriere Mercantile in merito all’ultima provocazione di don Gallo. 12 marzo: Bianca partecipa alla trasmissione “a Sua immagine” su RAI 1 Nei mesi di Febbraio e Marzo sono iniziati due percorsi formativi che coinvolgono la quasi totalità degli operatori del Centro: il primo sulla metodologia base di Progetto Uomo a cura di Lucio Soave, il secondo riguarda lo Psicodramma ed è condotto dalla nostra volontaria Dott.ssa Elena Croce, psicodrammatista e docente della C.O.I.R.A.G.

Agenda 30 marzo: Paolo e Bernadette parteciperanno all’Assemblea dei Presidenti della FICT 19-21 aprile: Aldo sarà a Roma dove si svolgerà un corso di aggiornamento per formatori del Servizio Civile Nazionale. 10-11 aprile: In prossimità della Pasqua, si celebreranno due Messe per residenti, famiglie e volontari: il giorno 10 al Fassolo ed il giorno 11 a Trasta. 21 aprile-1 maggio: il Centro di Solidarietà sarà presente con un suo stand ad Euroflora, si può trovare oggettistica realizzata con la tecnica del decoupage e sostenere il Centro. 10-13 giugno: un nutrito gruppo del Centro -composto da Bianca, Bernadette, Paolo, Ornella, Gianni M., Marina B., Donatella G. e Renata Z.- andrà a Lourdes con il pellegrinaggio diocesano. 19


“Via S. Lorenzo: La strada più bella d’Italia” Secolo XIX, giugno 2001 (Realizzata con Sistemi Applicativi Silossanici “Ariete”).

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Ceis Genova L'abbraccio n°43 by gammaufficiosrl - Issuu