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Ceis Genova L'abbraccio n°39

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L’ABBRACCIO

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Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova

16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 39 • 1° Trimestre 2005 - N. 1 del 2005 Prezzo 1,00 Euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

«Insieme si può Insieme è meglio» Bianca Costa


L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale

Fassolo

Trasta

Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i seguenti servizi: Casa di Accoglienza per tossicodipendenti “Casabella”, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, progetti “Odissea 2000” “Castore e Polluce” ed “Euphòria”, servizi di Prevenzione ed Auto Aiuto, direzione e uffici.

Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Tel. 010.7404474

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Ramon Fresta In redazione Aldo Castello La copertina è di Emanuele Luzzati Disegni Luzzati, Piccardo e Reginaldo Foto Pillola, i ragazzi di Trasta Hanno collaborato Equipe Progetto Euphoria, Paola L., Giuliano Ortolani Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

Centro città Centro adolescenti “In-Chiostro”, salita S. Maria di Castello 15; Lunedi mercoledì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 Tel. 010.2468573 - 340.4821045

Impaginazione e stampa TotalPrint Arti Grafiche Genova S.r.l.

Siamo anche in tutta Italia

Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova

La nostra filosofia

• BOLZANO

Periodico associato USPI

• BELLUNO

iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

S

• TRENTO • VARESE

VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • VERCELLI • PARMA • MANTOVA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA

• AOSTA

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

• GENOVA

Chi siamo Dove siamo

• SANREMO

• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE

Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

• AREZZO • JESI • MUCCIA • SPOLETO

Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.

• ALBA ADRIATICA

Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02

• PESCARA • VITERBO • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA • ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA

Bianca Costa Bozzo Presidente

• BARI • AVELLINO

• GRAVINA

Paolo Merello Direttore Generale • CAGLIARI

E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org

• COSENZA

• CATANZARO

Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma Presidente Egidio Smacchia

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• MESSINA • REGGIO CALABRIA

• CATANIA

Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.


L’ABBRACCIO L’EDITORIALE

L’emergenza non è finita abbiamo bisogno del vostro aiuto di Bianca Costa Bozzo*

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nizia con questo numero un “nuovo anno” de L’Abbraccio, avendo raggiunto l’undicesimo di pubblicazione da quando - nel 94 decidemmo di utilizzare uno strumento a stampa per far conoscere le nostre idee, le nostre iniziative e allargare la base dei nostri amici e sostenitori. Mentre scrivo mi tornano alla memoria ricordi e immagini del tempo trascorso: i volti dei ragazzi che sono passati al Centro, quelli dei loro familiari, le tante battaglie sostenute per offrire servizi sempre aderenti alle necessità del territorio, lo spaventoso incendio che distrusse la sede di via Garbarino, la gara di solidarietà che si attivò in città per aiutarci nella ricostruzione e, infine, l’abbraccio che Genova ci ha riservato quando abbiamo celebrato i trent’anni di attività. Tutto ciò mi dà la forza per affrontare serenamente il futuro con tutte le sue incognite e incertezze. Il mondo del sociale in generale e quello della tossicodipendenza in particolare sono di fronte a prospettive non molto rosee: da una parte i bisogni crescono diversificandosi mentre dall’altra le risorse diminuiscono sempre più mettendo a rischio il proseguimento di molte attività. In questo numero leggerete del Piano Regolatore Sociale che il Comune di Genova presenterà tra breve alla città per illustrare come intende ottimizzare le risorse a sua disposizione; leggerete, inoltre, della proposta di alcune Regioni in tema di risposte ai problemi

legati alla tossicodipendenza e, nel merito, segnalo infine che anche a livello nazionale è in corso un dibattito sul disegno di legge Fini in materia di droghe, nonché una revisione circa la ripartizione delle deleghe tra governo centrale e governi regionali. Di fronte a tutto questo, il Centro di Solidarietà, come sempre, pensa ad agire in favore dei più deboli e bisognosi tra coloro che vivono nel nostro territorio, senza abbandonarsi a vittimismi improduttivi, ma rimboccandosi le maniche giacchè per il 2005 abbiamo come obiettivo quello di aumentare il numero di persone seguite dai nostri servizi. La Comunità di Trasta ha già implementato lievemente il numero dei suoi residenti; il Centro InChiostro vede la presenza giornaliera di parecchi giovanissimi; i servizi notturni faticano a soddisfare le richieste che ricevono e quelli specialistici viaggiano su discreti standard di presenze. A fianco di ciò ricordo che stiamo per inaugurare un nuovo alloggio protetto per favorire il reinserimento delle persone in uscita dai nostri servizi specialistici, lavorando inoltre con la Provincia per favorire percorsi di reinserimento per le fasce deboli. Come si può constatare, le attività fervono, le idee non mancano allo stesso modo dei bisogni: quelle che sono veramente carenti sono le risorse. Nel tentativo di colmare questo disavanzo tra realtà e necessità, lo scorso anno abbiamo lanciato una

sfida agli imprenditori, chiedendo con lo slogan “100 x cent(r)o” un investimento sociale - al nostro fianco - per aiutarci a mantenere il nostro patrimonio di esperienze e attività, poichè il ricavato delle sole convenzioni non ci consente di fare fronte alle numerose necessità dei ragazzi. Attualmente possiamo contare su un terzo circa delle adesioni che ci siamo posti come obiettivo (cento aziende che investano 1000 euro l’anno in modo continuativo nel tempo), con un bilancio, dunque, inadeguato a raggiungere il nostro scopo: diventa importante, allora, che la nostra causa sia condivisa e sorretta da molti altri sostenitori. Noi faremo sicuramente tutto quanto è in nostro potere per conseguire questo fine, ma abbiamo bisogno di Voi, di tutti Voi: è importante non solo donare ma anche fare conoscere ad altri le nostre attività e le nostre necessità. Contando, allora, sulla vostra preziosa collaborazione vorrei terminare con lo slogan della Federazione Italiane delle Comunità Terapeutiche che mi sembra essere la giusta sintesi dei nostri intenti: “insieme si può, insieme è meglio”. Il mio auspicio è proprio quello che molti ancora decidano di essere al nostro fianco, perché sono sicura che con il piccolo aiuto di tutti si può costruire - insieme qualcosa di grande e di duraturo. *Presidente Centro di Solidarietà di Genova Addio amico Karol

Il nostro amato Papa Giovanni Paolo II è tornato alla casa del Padre. Ci stringiamo commossi al mondo cattolico e a tutti coloro che ne hanno apprezzato la grande umanità. Il Centro di Solidarietà di Genova lo porterà sempre nel cuore 3


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

La scommessa di Genova: un piano regolatore per costruire una società a misura della persona di Ramon Fresta

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a qualche tempo si sente parlare del futuro Piano Regolatore Sociale che il Comune di Genova ha intenzione di attuare; spesso ci sentiamo chiedere dai nostri ragazzi, dalle famiglie e dai volontari di che cosa si tratti. Nel tentativo di dare qualche risposta più precisa abbiamo intervistato il Dottor Giorgio Pescetto, già direttore dell’Agenzia Regionale per l’impiego che è stato chiamato, dal Sindaco di Genova Giuseppe Pericu e dall’Assessore alla Città solidale Paolo Veardo, alla guida del pool di persone che ha il compito di realizzarlo. Giorgio Pescetto, da sempre vicino al Centro di Solidarietà, ancora una volta disponibile e concreto, ha accettato volentieri di rispondere alle nostre domande ed ecco il risultato della chiacchierata. Dr. Pescetto cosa si intende per Piano Regolatore Sociale? “Il Piano Regolatore Sociale è un piano, un progetto del Comune di Genova che si propone come obiettivo principale il perseguimento di un valore che è quello della centralità della Persona. Il termine Sociale assume quindi un significato esteso di ben-essere individuale e

di convivenza civile. Di primaria importanza è quindi l’obiettivo dell’inclusione sociale ma affiancato al riconoscimento della necessità di un dialogo ampio che coinvolge trasversalmente i bisogni più ampi degli individui: Il P. R. S si delinea e si concretizza perciò attraverso un forte stimolo alla cooperazione tra soggetti simili ma anche tra

soggetti diversi, con la finalità della crescita dell’armonia e della coesione sociale”. Perché il Comune di Genova ha deciso di attuarlo? “Il Comune di Genova e il cuore della sua Amministrazione, la Giunta ed il Sindaco, hanno espresso una scelta strategica for-

Una storica azienda genovese si rinnova e propone la sua gamma di prodotti di alto livello qualitativo corredata dalla certificazione della qualità ISO 9002.

DA OGGI LE PITTURE PER L’EDILIZIA, L’INDUSTRIA E LA MARINA AVRANNO IL NUOVO MARCHIO

Una garanzia in più di continuità e adattamento alle mutevoli esigenze del mercato Colorificio Federico Torre S.p.A. - Via Romairone, 72 16163 Genova - S. Quirico Tel. 010.72.64.911 - Fax 010.72.64.948 4


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

temente innovativa e di processo che è quella di integrare il Piano della Città e le sue linee di sviluppo con l’approfondimento delle coordinate portanti della Città Solidale nelle sue componenti di Cittadinanza Attiva attraverso un coinvolgimento graduale rivolto sia all’interno della propria Organizzazione sia all’esterno”. Quali saranno gli attori coinvolti in questa operazione? “Il Piano Regolatore Sociale si ispira ad una logica organizzativa che riprende in modo esteso e pluralistico il concetto della più ampia integrazione. La delibera di giunta traccia, a tale proposito, un primo quadro di connessioni tra attori interni e quindi gli stessi Assessorati e Settori del Comune di Genova, gli organismi decentrati, i centri di servizi e attori esterni extraistituzionali provenienti dal mondo del sociale

ma anche da quello economico, urbanistico, ambientale, della scuola, dell’università e della cultura”. Quali sono i tempi e le tappe previste per la sua attuazione? “Vi sono due importanti traguardi che dovranno essere raggiunti tra giugno e ottobre: - la Conferenza Strategica del Comune di Genova che presenterà il Piano della Città ed il PRS come percorsi integrati per lo sviluppo economico e solidale della Città; - il Patto del Piano Regolatore Sociale che dovrà coinvolgere tutti gli attori; - il Sistema di Regolazione attuato dal Piano dovrà poi diventare un processo permanente di sviluppo solidale”. Quali ricadute si possono immaginare per i cittadini? “Le ricadute immaginate sono

Giorgio Pescetto, responsabile del Piano regolatore sociale, con Bianca Costa

innanzitutto quelle di creare un sistema di connessioni attive e vitali, in grado di superare autoreferenzialità e barriere comunicative per produrre un offerta di risorse ampia ed integrata che parta dalla domanda a dai bisogni sociali”. Quali sono i suoi punti di forza, e quali difficoltà vi aspettate? “I punti di forza stanno in un input di tipo organizzativo condiviso a livello politico e tecnico ma anche valoriale rivolto a far comunicare servizi, progetti, risorse ed individui. I punti di debolezza si potrebbero intravedere nella difficoltà intrinseche proprie dei progetti ispirati da modelli alti di cooperazione che richiedono flessibilità, adattabilità e costanza nel perseguire gli obiettivi dati, e soprattutto la disponibilità a lavorare insieme”.

L’assessore Paolo Veardo

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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

L’impegno di mille operatori per educare e non punire

A

Bologna, il 7 e 8 febbraio scorsi, si è svolta la “Conferenza per un progetto delle Regioni sulle dipendenze”, organizzata dal Cartello nazionale “Non incarcerate il nostro crescere”, con la collaborazione della Regione Emilia-Romagna. Alla Conferenza hanno preso parte oltre mille persone tra operatori, amministratori e studiosi del problema. Sono stati due giorni intensi di confronto tra addetti ai lavori e di proposte operative per il futuro dei servizi che si rivolgono a persone con problemi di dipendenze. In sintesi, il documento elaborato e condiviso dalle Regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania, Sardegna, Toscana, Umbria e Provincia autonoma di Bolzano, verte sull’attivazione di percorsi personalizzati di ascolto, supporto, accoglienza ed eventuale presa in carico e offerta di prestazioni, anche specialistiche, per i gruppi, le situazioni e i comportamenti a rischio. La promozione della partecipazione dei giovani e la valorizzazione delle risorse presenti nei gruppi informali e nei singoli. Lo sviluppo e la qualificazione del lavoro di prossimità e degli interventi di promozione della salute nei luoghi del divertimento. Ancora, garantire la necessaria formazione e riqualificazione degli operatori e promuovere stili di vita sani e consapevoli. Riportiamo di seguito il documento presentato alla Conferenza. Documento delle Regioni Provincia Autonoma di Bolzano, Regioni Campania, Emilia-Romagna, 6

Friuli - Venezia Giulia, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria. Obiettivo: mettere in luce le scelte strategiche comuni alle Regioni, evidenziando i punti di discordanza con il disegno di legge nazionale Premessa: la Strategia dell’Unione Europea in materia di droga (20052012) (Consiglio Europeo 15 novembre 2004) presenta un approccio integrato, multidisciplinare ed equilibrato. In tema di riduzione della domanda, si pone alcuni obiettivi, da ottenersi attraverso lo sviluppo e il miglioramento di un sistema efficace, integrato, completo e basato sulle conoscenze, che includa la prevenzione, gli interventi precoci, il trattamento, la riduzione del danno, la riabilitazione e il reinserimento sociale; si sottolinea la necessità di tenere conto dei problemi sanitari e sociali prodotti dall’uso di sostanze psicoattive illegali e del policonsumo in associazione con sostanze psicoattive legali come il tabacco, l’alcol e i farmaci. Gli obiettivi sono: • prevenire l’inizio del consumo di sostanze; • prevenire il passaggio dall’uso sperimentale all’uso regolare; • mettere a disposizione interventi precoci per i consumatori a rischio; • mettere a disposizione programmi di trattamento; • mettere a disposizione programmi di riabilitazione e reinserimento sociale; • ridurre i danni sanitari e sociali droga-correlati. Tutte le azioni sono complementari e dovrebbero essere offerte in modo integrato e contribuire a ridurre l’uso

e la dipendenza da droghe e a ridurre le conseguenze sanitarie e sociali droga-correlate. A partire dalla strategia dell’UE in tema di prevenzione, trattamento e riduzione del danno, le Regioni concordano sui seguenti punti: Prevenzione Le Regioni si impegnano a: • promuovere la partecipazione dei giovani e valorizzare le risorse presenti nei gruppi informali e nei singoli come risorse per le comunità locali • promuovere il benessere delle giovani generazioni e sostenere il conseguimento dell’autonomia e del senso critico dei giovani, con l'attuazione di politiche regionali e locali complessive e coordinate tra diversi soggetti istituzionali e l'attivazione di tutte le risorse istituzionali, formali ed informali presenti nelle comunità locali; • attivare percorsi personalizzati di ascolto, supporto, accoglienza ed eventuale presa in carico e offerta di prestazioni anche specialistiche per i gruppi, le situazioni ed i comportamenti a rischio; • sviluppare e qualificare il lavoro di prossimità (interventi sul posto), anche prevedendo la riorganizzazione, in una logica di prossimità, dell'offerta dei servizi sociali e sanitari; • sviluppare e qualificare gli interventi di promozione della salute nei luoghi del divertimento; • garantire la necessaria formazione e riqualificazione degli operatori; • promuovere stili di vita sani e consapevoli. NO a: • messaggi di tipo terroristico • messaggi che equiparano tutte le sostanze e tutte le modalità di assunzione • interventi non progettati in relazione al contesto Trattamento: Le Regioni si impegnano a:


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

• garantire tutti i trattamenti riconosciuti efficaci ed appropriati, ambulatoriali e residenziali, compresi i farmaci oppioidi, per tutte le persone dipendenti da sostanze; • valorizzare le competenze dell’utente; • privilegiare i trattamenti integrati medici psicologici e sociali; • coinvolgere l’Ente locale e la comunità locale in senso lato nelle sue funzioni di supporto all’inclusione sociale. NO a: • trattamenti limitati da considerazioni che non siano dettate da evidenze scientifiche • riduzione degli interventi residenziali a sostituti della carcerazione • confinamento delle persone dipendenti da sostanze in un percorso di trattamento chiuso al territorio Riduzione del danno: le Regioni si impegnano a: • garantire l'accoglienza e il supporto alle persone che abusano o sono dipendenti da sostanze a prescindere dalla loro intenzione a cessarne o meno l’uso; • migliorare la qualità della vita; • ridurre la mortalità e morbilità correlata; • sostenere il lavoro di prossimità (interventi sul posto); • favorire l’accesso ai servizi di cura; • migliorare l’inclusione sociale attraverso il coinvolgimento dell’Ente locale e della comunità locale nel suo complesso, tenendo conto dell’impatto sociale degli interventi. NO a: • emarginazione di chi non può o non vuole cessare l’uso • rifiuto di utilizzare misure di profilassi contro la diffusione delle malattie infettive Le Regioni si impegnano a consegui-

re questi obiettivi attraverso un’organizzazione dei servizi con idonee caratteristiche. Il modello organizzativo deve garantire al cittadino con problemi di abuso o dipendenza da sostanze percorsi di trattamento di qualità, eff icaci ed appropriati, destinando a questo settore adeguate risorse e prevedendo le necessarie iniziative di formazione ed aggiornamento di tutti gli operatori dei servizi. Il servizio pubblico garantisce l’erogazione delle prestazioni e collabora a questo fine con le organizzazioni del privato sociale, fin dalla fase di lettura dei bisogni. La dimensione territoriale deve essere valorizzata attraverso una assunzione di responsabilità dell’Ente locale nella sua veste di titolare delle politiche locali di promozione della cittadinanza sociale e del benessere dei cittadini. Questo modello non prevede quindi competizione o contrapposizione tra servizi delle Aziende USL e del privato sociale, che al contrario concorrono al medesimo obiettivo, con strumenti diversi ma in integrazione fra loro. Inoltre questo modello non relega l’Ente locale a semplice fornitore di “assistenza sociale”, ma ne valorizza le competenze e le funzioni programmatorie attraverso lo strumento dei Piani sociali di zona di cui alla L. 328/2000. In particolare: • Le Aziende Usl assicurano l’erogazione del livello di assistenza direttamente attraverso i Sert nelle loro diverse articolazioni (Centri alcologici, servizi a bassa soglia ecc..) e gli altri servizi aziendali coinvolti e, mediante accordi, attraverso le organizzazioni del privato sociale. • I Sert e le organizzazioni del privato sociale devono produrre le prestazioni richieste secondo criteri di qualità come previsto dai requisiti per

l’accreditamento. • Le Aziende USL riservano adeguate risorse per assicurare l’effettiva erogazione del livello di assistenza. • La definizione delle tariffe per le strutture del privato sociale, in mancanza di una definizione nazionale, viene effettuata a livello regionale, in relazione alle tipologie di offerta previste nella normativa per l’accreditamento. • I rapporti tra i Sert e le organizzazioni del privato sociale sono improntati alla collaborazione, e prevedono la condivisione della lettura dei bisogni, dell’offerta presente sul territorio, delle eventuali necessità di modifiche dell’offerta, di sperimentazione di percorsi innovativi che rispondano al mutare del fenomeno. Trattandosi di prestazioni a natura sociosanitaria, le Regioni si impegnano ad una responsabilizzazione degli Enti locali, i quali, attraverso lo strumento di programmazione territoriale (Piano di zona) definiscono con l’Azienda USL, con la collaborazione delle organizzazioni del privato sociale, gli interventi di reinserimento sociale e lavorativo e di riduzione del danno. Riguardo alla prevenzione, pur in assenza di una necessaria legislazione nazionale sui giovani, le Regioni concordano sul fatto che, per ottenere risultati significativi sul piano della prevenzione primaria, occorre investire risorse nelle politiche per i giovani. Tali politiche, la cui titolarità prevalente è dell'Ente Locale, vanno attuate con la collaborazione di tutti i soggetti pubblici e del Terzo settore coinvolti, ciascuno con responsabilità e ruoli diversi, fin dalla fase di lettura dei bisogni e di definizione dell'offerta, sperimentando anche percorsi innovativi che rispondano al mutare dei bisogni. 7


L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ

Servizio civile: dall’obbligo alla scelta Tutti possono fare questa esperienza, basta avere dai 18 ai 28 anni

di Aldo Castello

T

empo di novità in casa del Servizio Civile Nazionale. Dal 1 gennaio 2005, a seguito della sospensione della leva obbligatoria, tutti i cittadini italiani, muniti di idoneità fisica, che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età e non superato il ventottesimo, possono presentare domanda per partecipare alle selezioni di volontari da impiegare in progetti di servizio civile. In aggiunta a questa novità, qualche giorno fa è uscito sul sito dell’UNSC una nota che sottolinea come questa apertura si estenda anche a coloro che hanno assolto l’obbligo di leva, nella forma del servizio armato o del servizio civile, purché in possesso dei requisiti richiesti nei relativi bandi. Questi continui mutamenti ci stimolano alcune riflessioni che vorremmo proporre a chi legge queste righe. Innanzitutto cambia radicalmente la prospettiva di chi sceglie di proporsi per questo anno di servizio; non più un’alternativa al servizio militare, che poteva rischiare di essere scelto per opportunità di comodo, ma scelta consapevole di un servizio, retribuito con un compenso in linea con gli contratti lavorativi di simile struttura, che è a tutti gli effetti una libera scelta. Inoltre l’apertura ai possibili partecipanti, inizialmente alle ragazze fino a 25 anni, successivamente a maschi e femmine che non abbiano ancora compiuto 28 anni, è un segnale positivo che intende andare a raggiungere il più ampio numero di giovani sul territorio nazionale. A queste positività si affianca però 8

un rischio concreto: l’ombra minacciosa del precariato cronico. Il Servizio Civile Nazionale, specialmente in zone del paese dove forte è la disoccupazione, non deve diventare un lavoro “socialmente utile”. Non lo è nei principi fondanti del servizio civile, non lo è negli obiettivi dei ragazzi che arrivano con mentalità ancora distanti dal mondo del lavoro e in cerca di formazione. Il Servizio Civile Nazionale può però diventare uno strumento “civico” per due grossi f iloni: quello della formazione all’entrata nel mondo del lavoro e quello della prevenzione al disagio giovanile. Nei centri della FICT (ma sicuramente anche in altri enti) cerchiamo di perseguire questi due obiettivi: al di là della formazione specif ica sulle tematiche legate alle dipendenze e agli altri servizi riabilitativi di cui ci occupiamo, cerchiamo di essere per il giovane una palestra al futuro mondo lavorativo attraverso l’educazione ai ritmi lavorativi, alle piccole responsabilità che gli vengono date, al lavoro d’equipe. Non è un lavoro facile perché spesso i giovani d’oggi sono lontani da questo mondo; un esempio su tutti: al mattino le comunicazioni di eventuali malattie delle ragazze in servizio mi arrivano tramite SMS!! Altro obiettivo cui poniamo attenzione è la selezione di questi giovani: sicuramente le pregresse esperienze in ambito sociale e le competenze scolastiche apprese nel settore sono elementi di favore, ma cerchiamo anche di offrire questa

opportunità a chi è più ai margini, a chi presenta qualche difficoltà, per aiutarlo a orientarsi in questo mondo e offrirgli un luogo “educativo” che possa fargli emergere le sue potenzialità e lo educhi a diventare protagonista delle proprie scelte. Dal 2002 ad oggi ci hanno dato una mano nei centri FICT 383 giovani, di cui 153 nell’ultimo bando che è partito il 1 febbraio c.a. Un fenomeno importante che ci ha fatto accreditare presso l’Ufficio Nazionale del Servizio Civile come Ente di prima classe e che ci permette di coprire tutto il territorio nazionale. Cosa ci aspettiamo nel 2006? Sicuramente la speranza che l’esistenza di questo strumento non rimanga appeso agli esiti delle varie Finanziarie, ma conquisti un posto stabile nella mente e nel portafoglio del nostro Governo. Altra novità sarà il decentramento di alcune competenze alle regioni: i progetti a valenza regionale saranno gestiti dalle regioni che, entro gennaio 2006, dovranno dotarsi di una struttura dedicata a questo. In contemporanea stanno nascendo nelle varie regioni, articolazioni della CNESC nazionale, la conferenza nazionale degli enti di servizio civile, che stanno iniziando collaborazioni e attività congiunte fra loro e con le istituzioni preposte. È di qualche settimana la nascita della CLESC, la Conferenza Ligure degli Enti di Servizio Civile che collaborerà con la Regione Liguria alla promozione del servizio civile sul territorio regionale, sancita da un convegno regionale che si è svolto a fine anno scorso alla presenza del ministro Giovanardi. Per chi desideri maggiori informazioni sul Servizio Civile potete consultare il sito della FICT www.fict.it o mandare una mail a centrostudi@csgenova.org


L’ABBRACCIO IL CENTRO E IL SERT

Il progetto “Sogno ma son desto!” quando un sms ti può dare una mano

È

uno dei risultati, l’ultimo, di un progetto di prevenzione all’uso di sostanze e ai comportamenti a rischio tra i giovani, progetto che è frutto di una lunga collaborazione tra pubblico e privato, tra Sert e Centro di Solidarietà di Genova, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro misto che ha operato in questi anni, dal 98 ad oggi, in vari settori e principalmente nella scuola. Le linee guida di questo lavoro si rifanno a un concetto secondo il quale la prevenzione è essenzialmente educare alla scelta e alla responsabilità personale . La prevenzione non dovrebbe essere delegata totalmente agli “esperti”, ma promossa da ciascuno secondo le proprie capacità e il ruolo che occupa. Non dovrebbe ridursi a un intervento straordinario ed estemporaneo, ma radicarsi nel quotidiano ed agganciarsi alle esperienze vissute al momento. Non dovrebbe considerare il giovane un fruitore passivo, un contenitore da riempire di informazioni, ma riconoscerlo come soggetto attivo e portatore di una cultura.

I

l cd rispecchia queste linee guida e vuole essere uno strumento di comunicazione che utilizza linguaggi e canali differenti: la parola scritta, la musica, le immagini; uno strumento da utilizzare all’interno della relazione adulto/giovane, insegnante/studente, genitore /figlio, al fine di stimolare rifles-

sioni, curiosità, percorsi personali e individualizzati di conoscenza, di apprendimento, di crescita. Può essere usato in tutti quei contesti in cui esiste una relazione educativa o di aiuto tra adulto e giovane; non sostituisce la relazione, principale fattore protettivo nei confronti dei comportamenti a rischio, ma può essere utilizzato all’interno della stessa nei modi più diversi e personalizzati. Il luogo privilegiato è, comunque, sicuramente la scuola, il gruppo classe; l’insegnante può attingere da questo strumento e costruire percorsi e interventi tarati sulle esigenze di quella particolare classe o, a partire da argomenti di interesse, trattati all’interno delle materie scolastiche. Si è cercato di dare voce ai diversi protagonisti della relazione: da una parte gli adulti, nei loro diversi ruoli di operatori del settore, di insegnanti, di genitori, di persone che hanno vissuto la loro adolescenza in un altro momento storico e culturale e, dall’altra, i giovani oggi, nella loro molteplicità e complessità. I contenuti riguardano aree tematiche molto vaste e non pretendono di essere esaustivi, ma cercano di far emergere la discussione e il confronto, di alimentare curiosità e di suscitare emozioni. Più che dare risposte si cerca di far nascere delle domande, cercando di contrastare, per quanto riguarda l’uso di sostanze legali e illegali, la diffusione di una cultura “norma-

lizzante”, del “tanto lo fanno tutti”, che non aiuta a fare scelte funzionali alla propria salute. Significato del titolo S.M.S.: si è preso a prestito un acronimo molto usato dai giovani. Il cd, in quanto mezzo di comunicazione, è essenzialmente un messaggio ricco di spunti, spesso brevi e talvolta volutamente incompiuti. Il titolo esteso vuole invece tenere insieme sia la dimensione del sogno, del desiderio, del voler essere un altro, propria dell’adolescenza, che quella, da noi auspicata, dell’attenzione, del rimanere “desti” di fronte ai rischi, alle conseguenze delle proprie azioni.

Il Gruppo di Lavoro che ha realizzato il Cd: Cristiana Busso, Roberto Buzzi, Roberta Facchini, Barbara Maestri.

La copertina del CD-Rom, realizzato dal Centro di Solidarietà insieme con il Sert, che sarà distribuito nelle scuole genovesi per avvicinarsi al mondo dei giovani. Basterà inviare un sms per entrare in contatto con gli operatori e trovare una risposta ai problemi del disagio.

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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO

Fasce deboli e reinserimento nel lavoro con i progetti europei uno su due ce la fa di Ramon Fresta

V

enerdì 4 marzo 2005 si è tenuto l’incontro“Buone prassi nell’integrazione socio - lavorativa” , atto conclusivo del progetto Equal GEP 2001. Il workshop si è svolto presso lo Starhotel di Corte Lambruschini a Genova Equal GEP 2001 è un progetto di reinserimento professionale delle fasce deboli nato dalla partnership costituita da sei agenzie sociali presenti sul territorio genovese, nel tempo si è sviluppato arrivando ad annoverare al suo interno 36 diversi enti, associazioni, cooperative che rappresentano le principali realtà territoriali operanti nel campo del disagio sociale. Con l’organizzazione di questo incontro gli Enti aderenti al progetto intendono offrire, agli operatori del settore e alle autorità, un report conclusivo delle attività svolte dal 2002 ad oggi. Le sei realtà che hanno dato vita alla partnership del progetto sono: Il Centro di Solidarietà di Genova (che è anche il referente di tutto il progetto), il Consorzio Agorà, la Coop. La Comunità, la Coop. Jurodivy, In Rete 2000 del Dipartimento delle Dipendenze dell’ASL Chiavarese e la Redancia. Ognuno di questi Enti è stato il referente di una delle sei filiere di intervento del progetto; f iliere che vanno dalla disabilità fisica e psichica alla tossicodipendenza, dall’immigrazione ai fenomeni di drop out, e hanno coinvolto adulti ma anche adolescenti con interventi di informazione e orientamento al lavoro. 10

Il progetto cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Regione Liguria, ha avuto uno sviluppo regionale, toccando i territori savonese, genovese e chiavarese; ha avuto interessanti collaborazioni “di rete” con diverse ASL, con il Comune e la Provincia di Genova, con Legacoop, Confcoop e con il Forum Ligure del Terzo Settore. Ha visto 170 soggetti svantaggiati coinvolti in percorsi di inserimento lavorativo; il 55% di loro ha concluso positivamente il percorso. I settori aziendali che hanno ospitato questi percorsi sono stati prevalentemente legati alla cooperazione sociale, ma con esperienze anche in settori profit per un totale di 30 aziende. Nel corso delle relazioni sono stati evidenziati i risultati raggiunti, le criticità ed i possibili sviluppi del lavoro di questi tre anni. Seppur declinati in modo diverso, per ovvi motivi di taratura sull’utenza con cui operano i diversi Enti, alcuni punti accomunano i diversi percorsi e sono stati sottolineati dagli Enti per ipotizzare possibili accorgimenti e sviluppi futuri: • L’importanza del lavoro in sinergia tra Pubblico e Privato-Sociale. • L’importanza di valorizzare le competenze e le risorse delle persone con una grande attenzione “al singolo dentro il gruppo”. • La necessità di un buon lavoro propedeutico di selezione e “matching” tra candidati ed aziende.

• La difficoltà crescente ad attivare percorsi di inserimenti di svantaggiati in imprese prof it con il rischio che solo il No Prof it in generale e la cooperazione sociale in particolare possano essere la risorsa principe per questi percorsi. • Il rischio che alcuni strumenti legislativi - pensati per favorire le “fasce deboli”- vengano rivolti ed utilizzati da persone normodotate aumentando il rischio di esclusione. • L’opportunità di ipotizzare l’allungamento temporale per l’utilizzo di alcuni strumenti a favore dell’inserimento - o reinserimento - di persone svantaggiate nell’ottica di una maggiore garanzia di successo e stabilità dello stesso. Di seguito illustrerò brevemente progetto di “laboratorio rimotivazionale” inserito nella filiera per la tossicodipendenza. Il progetto prevedeva una partnership formata da • Centro di Solidarietà di Genova • Associazione AfetAquilone • Comune di Genova Assessorato alla Città Solidale • Comune di Genova Ufficio Coordinamento Inserimenti Lavorativi • Cooperativa Ma.Ris. • Cooperativa MULTISERVICE • Servizio per le Tossicodipendenze ASL 3 genovese Gli obiettivi che si proponeva erano quello di sviluppare buone prassi per il reinserimento “lavorativo” delle persone tossicodipendenti con co-morbilità psichiatrica e/o ad elevata età anagrafica (over 40), e la promozione delle metodologie e degli strumenti adottati con gli enti pubblici e privati del settore. Nel suo sviluppo il progetto è passato attraverso 4 fasi successive: 1. analisi dei percorsi e delle metodologie di inserimento lavorativo verso i soggetti tossicodi-


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pendenti 2. individuazione dell’utenza 3. attivazione di laboratori finalizzati alla rimotivazione lavorativa 4. Attività di mainstreaming (sviluppo ed implementazione sul territorio). In particolare il laboratorio rimotivazionale intende stimolare e accrescere le abilità lavorative, relazionali e sociali della persona. Gli obiettivi socio - riabilitativi integrano il più ampio e complessivo trattamento terapeutico rivolto alla persona. Il numero inserimenti è stato di 10 persone (9 maschi ed 1 femmina) su un totale di 16 segnalazioni (14 M 2 F); con riferimento al disturbo prevalente la tipologia delle persone risulta di 4 persone con problemi di dipendenze e psichiatrici (Doppia Diagnosi), 3 persone con problemi di HIV e 3 persone tossicodipendenti di età superiore ai 40 anni. Gli esiti sono stati di 2 persone che hanno interrotto, 3 che hanno finito il loro percorso e 5 che stanno proseguendo utilizzando altre opportunità di inserimento lavorativo “protetto”. Alcune considerazioni: importante riguardo al lavoro di rete riguarda il fatto che i progetti che prevedevano una residenzialità all’interno di una comunità terapeutica hanno avuto una tenuta e uno sviluppo maggiormente positivo, negli altri casi la progettualità più debole ha portato caratteristiche di maggiore vulnerabilità. Riguardo alla tipologia dei laboratori abbiamo visto che l’impiego nel settore edile ha evidenziato difficoltà iniziali che hanno fatto scegliere l’abbandono di quest’area, sia per l’impossibilità dei nostri soggetti di sostenere questi carichi di lavoro, sia per la difficoltà delle

cooperative ad assolvere agli standard produttivi richiesti dal mercato produttivo con queste persone. È emersa l’importanza che le attività del laboratorio non siano fine a se stesse, ma inserite in un progetto lavorativo più ampio. I dati relativi ai risultati del progetto Equal sono stati confrontati con la ricerca sul territorio condotta dall’associazione AfetAquilone sulle agenzie di inserimento lavorativo e sulle cooperative sociali nel settore delle tossicodipendenze e si è notata una sostanziale similitudine nella percentuale riguardo gli esiti degli inserimenti effettuati. • Diff icoltà ad inserire, anche nelle imprese sociali, queste persone. Per i soggetti più compromessi noi pensiamo si debbano prevedere percorsi di “mantenimento lavorativo”. • La funzione originaria delle cooperative sociali di essere “zona di transito” per le fasce deboli è decaduta in parte; anche perché la cooperazione ha interesse a tenersi

le persone “valide” su cui poter contare. • Continua ad evidenziarsi la mancata risposta dal mondo delle imprese prof it. I casi inseriti dipendono più dai rapporti personali fra operatori che dalle buone prassi. • Auspichiamo che le nuove normative introdotte in materia aiutino questi soggetti ad avere maggiori opportunità di lavoro, in un’ottica di integrazione e di maggior accessibilità, anche se rileviamo che gli incentivi all’occupazione, inizialmente previsti per le fasce deboli, sono ora rivolti ai soggetti “normo dotati” riducendo di fatto lospazio per i soggetti a maggior rischio di esclusione. • Con le istituzioni è necessario quindi un continuo confronto per mettere a punto gli strumenti di lotta alla disoccupazione anche per il nostro target e avere maggiore chiarezza circa gli interventi proposti dalle varie istituzioni.

La falegnameria di Trasta dove i progetti di reinserimento lavorativo diventano realtà

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I volontari tornano a scuola per migliorare la gestione dei gruppi di Paola L. e Giuliano Ortolani L’ESPERIENZA DI VITERBO...

S

iamo partiti quasi sotto la neve io Angela e Giuliano per un corso di aggiornamento sui gruppi di Auto-aiuto. Per me era il primo e in verità non sapevo bene cosa mi aspettasse. Cosa posso raccontare? Prima di tutto l’atmosfera: calda e accogliente. C’erano, è vero, poche persone mentre noi speravamo in un folto gruppo con il quale scambiare le nostre esperienze, ma quelle poche - di Civitavecchia e Viterbo erano veramente in gamba. Inoltre il numero ristretto ci ha consentito un maggior approfondimento dei temi trattati ed una conoscenza meno superficiale. Poi i docenti. Che meraviglia! Persone estremamente preparate e capaci di instaurare con noi un rapporto alla pari, che ci è permesso di interagire con spontaneità. Flavio D’amico, Francisco Mele e il Prof. Giorgio Bressa ci hanno parlato, il primo della relazione in generale e nei gruppi di Auto- aiuto, il secondo della famiglia e delle sue mutazioni oggi rispetto al passato, e Bressa del funzionamento del cervello in relazione alle dipendenze. È stato tutto estremamente interessante, stimolante ed arricchente. Per f inire, gli ultimi due giorni Gabriella e Maura di Civitavecchia hanno trattato il gruppo di Autoaiuto vero e proprio. E qui abbiamo veramente toccato con mano le infinite sfaccettature delle modalità di una relazione di aiuto. Quello che ne ho ricavato è la con12

ferma che questa strada non finisce mai che sempre c’è da imparare e che sempre bisogna avere il coraggio di mettersi in discussione. Che altro? Il posto bellissimo, il cibo squisito (con grave danno della linea) poi le risate, l’ala protettrice di Nicolò Pisanu, l’organizzazione di Veronica, la nostra amicizia! Veramente una bella esperienza!!!! ... E QUELLA DI TRENTO

I

l santuario con il suo pronao neoclassico completo di 4 tozze colonne doriche domina la città di Trento, lungo la statale 47 della Valsugana, proprio sopra il tristemente noto Castello del Buonconsiglio, sorto verso il XII secolo per arrivare al massimo sviluppo poco prima del famoso Concilio dei primi anni del 1540, fortezza che nel luglio del 1916 vide penzolare dalla forca l’irredentista Cesare Battisti. Nell’annesso convento dei carmelitani, appartato tra giganteschi larici, le camerette che ci assegnano sono semplici e spoglie come s’addice ad una struttura conventuale. I lunghi cor ridoi splendenti di asburgica igienica passione sono animati di quanto in quanto dalle grida chiassose e gioiose dei bambini di Beslan che in questi giorni sono accolti per un periodo feriale. Le nostre cellette sono lontane circa un centinaio di metri dalla struttura centrale della Associazione AMA di Trento, sede delle attività formative che ci aspettano per i prossimi giorni.

Tutto il complesso é a circa due chilometri dal centro della città. L’impianto della città non ha la classica struttura ortogonale di romana impronta, segue e ne é attraversato dal rapido, sinuoso, ed ìntuito gelido, Adige. Dopo aver depositato in camera i nostri bagagli, visto che siamo arrivati alla meta della nostra trasferta con largo anticipo, decidiamo di scendere in città. Trento vista dall’alto e immaginata sulla cartina che la reception gentile ed efficiente ci fornisce (l’ifluenza austroungarica resiste), dà l’idea di una cittadina molto più piccola della sua fama . Il famoso nel bene e nel male, concilio di Trento di 460 anni fa lascia ancora il segno nei nostri archetipi, nelle nostre coscienze e sulla struttura, spesso seriosa, della città. In verità l’avrei detta abitata al massimo, vista la modesta estensione del nucleo urbano, da circa 50.000 trentini invece trattasi di un comune con una popolazione di 104.000 abitanti di cui 58.00 donne, nel rispetto della media nazionale e, mi dice la guidina, con un “indice di vecchiaia” del 120 circa, che non so proprio cosa significhi, ma visto che la percentuale degli oltre 85enni é passata in dieci anni dal 1.3% al 2.4% su tutta la popolazione, direi che é un buon indice di vivibilità, almeno per gli anziani. Armati di cartina scendiamo in auto verso il centro di Trento e seguendo le indicazioni posteggiamo in un ampio piazzale delle locali scuole credo di ogni ordine e grado, viste le dimensioni del’edificio, spazio ora adibito per l’occasione a parcheggio. Il servizio é gestito da quattro studenti mattacchioni che si difendono dal freddo più che pungente e si mantengono allegri con un pentolone di “vin


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brullè” scaldato su di un fornello da campo. Lasciata la macchina, con gesto sontuoso e mugnifico lasciamo cadere nel grossolano e apposito cestino due monete “euree” (anche qui la moneta è l’euro). A quella vista i ragazzi ci offrono un poco della loro allegria in un bicchiere di plastica ringraziandoci sgangheratamente ma simpaticamente della nostra generosa offerta (siam genovesi!). A noi basta la loro allegria e decliniamo. Tutta la zona collinare della valle, che é ordinatamente ed elegantemente ricoperta da filari di vigneti, produce moltissimo vino ma credo che molto sia finito dentro il loro pentolone per aiutarli nel servizio. Questo può essere un modo per aiutare lo sviluppo del “cabernet” ma credo certo non sia il modo per confortare il dato sulla vecchiaia di Trento. Buon per noi però che siano stati là a prendere freddo: la loro resistenza ci permette con soli quattro passi di immergerci nel fiume di folla che percorre il centro storico della città: un fiume! Si, un fiume perché oggi si festeggia santa Lucia, che é santa della luce e alcuni la dicono protettrice della gola ( assieme a S.Biagio) ma é anche patrona di Trento. Una santa universale. Come é noto ricorre non perché il giorno é il più breve dell’anno, che risulta essere il 21 dicembre, ma perché il 13 é il giorno in cui il sole tramonta prima di ogni altro giorno, la luce ci lascia prima. Nei fatti il giorno 13 dic. non é il più corto perché l’alba é anticipata rispetto al 21 dicembre per cui il periodo di insolazione del 21 é il più breve giorno in assoluto. Santa universale perché si celebra, come é noto, lei siracusana, anche nei paesi nordici. Le ragazze si

incoronano con una corona di candele accese. Lucia, forse deriva dal termine lutzum ( vaso di coccio nel quale bruciava il lume). É una sata addirittura del IV secolo d.c., una delle prime martiri cristiane. Risale a 1700 anni fa. La leggenda: a seguito di una miracolosa guarigione di sua madre, Lucia scioglie il fidanzamento con un ricco e idolatra siracusano. Il gabellato la denuncia e le autorità impongono alla fanciulla il martirio. Da allora, cieca, vaga per il mondo accompagnata da un asinello che la guida. Al di là della leggenda oggi tutto il centro, letteralmente tutto, é invaso da bancarelle di ogni genere. Nella piazza del duomo, lo stesso duomo con il bel campanile ottagonale, la fontana del Nettuno, l’imponente Palazzo Pretorio di bella pietra di medievale memoria, sono nascosti alla vista dalle f itte tende delle bancarelle, così come a fatica si notano le famose facciate affrescate dei palazzi; anche la composta struttura universitaria, con la arcinota facoltà di sociologia é sepolta dal mercato. Nelle bancarelle trovi di tutto: dagli addobbi natalizi ai prodotti siciliani, dai vestiti tirolesi ai prodotti elettronici del sudest asiatico. Tutto il centro é un enorme mercatino, un mercatino dico io globalizzato. Infatti escludendo i pochi banchi con prodotti tipici, tutti gli altri banchi li ritrovi in qualunque mercatino patronale d’Italia. Ma anche se é così la cosa per tre ore ci diverte. Da domani si lavorerà sodo e ne approfittiamo. L’indomani scopriamo sui tavoli della colazione un segno, un simbolo di questa festa per Trento: in mezzo a cestini di dolciumi un piattino contiene un mucchietto di sale coperto da briciole di pane! Ci

spiegano che poiché S.Lucia per i bambini di Trento é come la nostra Befana, cioè porta regali, e poiché la stessa santa viaggia accompagnata da un somarello, il sale con le briciole viene posto dai bambini sui davanzali di casa per invitare l’asinello a fare sosta da loro. E inizia il corso. Il corso si rivela un percorso certamente formativo e molto godibile. I relatori, o se vogliamo i docenti, sono due psicoterapeuti esperti delle problematiche proposte ( i gruppi di AutoMutuoAiuto ) ma anche molto esperti nella comunicazione. I temi sono proposti con leggerezza e la partecipazione che viene sollecitata coinvolge tutti e settanta i partecipanti in un happening culturale che rende il corso molto gradevole pur importante per i contenuti trattati. I contenuti densi e i compagni di corso signif icativi: la massima parte é costituita da operatori e/o professionisti ( psichiatri-psicologisociologi-assistenti sociali ) nel campo psichico-psichiatrico e/o del sociale, pochi i volontari ma di strutture associative attive su temi importanti. Il corso di due giorni é stato non certo una vacanza - si é trattato pur sempre di una fullimmertion nei temi dell’autoaiuto per 8-10 ore al giorno per due giorni - ma ne usciamo tutti e quattro soddisfatti con il nostro attestato in mano. Le signore, che si sono elegantemente trattenute, non credo ma io, oltre all’attestato, ho portato indietro anche qualche _ chilo in più: la cucina era molto buona per una struttura del genere. Ho detto noi quattro? Eh si, il Centro sempre attento a migliorare i servizi offerti ha inviato a sue spese quattro volontari dei gruppo AMA: Angela, Gabriella, Giuly ed io, Giuliano. 13


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IMPEGNI DEL CENTRO

Calendario 21 gennaio: Gianni M. partecipa alla giornata di studio “tutela del minore e cura del genitore”, presentando una relazione su un caso seguito dal Centro insieme al Sert ed al Comune. 2 febbraio: Bianca ed Ornella visitano la casa del CNGEI a Sori per studiare la possibilità di eventuali utilizzi futuri da parte dei ragazzi del Centro. 4 febbraio: Ramon, Angela M e Pino C. rappresentano il Centro ad un incontro con il quartiere, organizzato dal Centro d’ascolto di Marassi, sulle tematiche della droga. 7-8 febbraio: Paolo, Bernadette e Ramon partecipano - a Bologna alla “Conferenza per un progetto delle Regioni sulle dipendenze” 9 febbraio: Ramon è a Telecity per rispondere a domande in diretta sul fenomeno della tossicodipendenza e servizi del Centro 10 febbraio: Bianca e Paolo sono presenti ad un incontro del CLAIESS con la Regione Liguria in merito alle rette dei servizi in convenzione. 11 febbraio: l’On. Nando Dalla Chiesa viene in visita al Centro di Solidarietà insieme alla comune amica Avv. Francesca Balzani. 15 febbraio: Il Centro di Solidarietà e il Sert U.O. Levante presentano il CD-R “S.M.S. sogno ma… son desto” frutto della collaborazione pluriennale nel lavoro di prevenzione svolta attraverso il progetto Euphoria. 16 febbraio: Lamberto Vaccari, direttore del Secolo XIX, viene in visita al Centro 14

Agenda Mese di febbraio: iniziano due corsi di formazione, uno tematico per gli operatori ed uno per i volontari. 26 febbraio: L’Associazione Amici del Castello organizza un concerto a Villa Lo Faro, a S.Margherita il cui ricavato è a favore del Centro. 26 febbraio: Ramon è a Bordighera in rappresentanza del Centro - al Convegno “Politiche antidroga- nuovi orientamenti e prospettive tra specializzazione e integrazione, il modello ligure” , dove presenta la relazione “ il Dipartimento delle Dipendenze a Genova: luci, ombre e proposte”. 28 febbraio: Bianca e Ramon partecipano, a Tursi, alla presentazione del libro del sociologo (e nostro volontario) Sergio Di Paolo “il territorio competitivo”. 2 marzo: Paolo partecipa ad una riunione del comitato di garanzia dell’Agenzia Giovani Adulti 3 marzo: Bianca è tra le persone invitate a porre domande ai due candidati alla Presidenza della regione Liguria, Biasotti e Burlando - in una trasmissione dell’emittente Primo Canale. 4 marzo: Si svolge l’incontro conclusivo del progetto “Equal-GEP 2001” di cui il Centro ha il coordinamento, per il Centro sono presenti Aldo, Ramon e Roberto B. che svolge la relazione della filiera “tossicodipendenza”. 8 marzo: al Centro si svolge un faccia a faccia tra i due candidati Presidenti Biasotti e Burlando; l’incontro è stato organizzato dal COREAT per sapere i loro programmi in materia di dipendenze. 11 marzo: Bianca è una delle relatrici della terza giornata al ciclo ” incontri aperti sul Non Profit”, organizzato dalla Fondazione A. Uckmar e dall’Associazione Maestrale.

Nei mesi di aprile, maggio e giugno si svolgeranno gli incontri di formazione per volontari ed operatori del Centro 12 aprile: Ci sarà una riunione del Consiglio Regionale di Federsolidarietà del quale facciamo parte. 14 aprile: Parteciperemo all’Assemblea del CICA (Coordinamento Italiano Case-Alloggio AIDS), al quale aderiamo con “La Tartaruga”. 20 aprile: Paolo parteciperà, in rappresentanza del Centro, alla riunione del comitato operativo del dipartimento genovese delle dipendenze. 27 aprile: si svolgerà l’assemblea della cooperativa per l’approvazione del bilancio e del piano sociale per il 2005. 3 maggio: Bianca presenterà le attività del Centro al Circolo dipendenti CARIGE, saranno presenti anche i rappresentanti dei circoli ACLI. Nella seconda metà di maggio verrà presentato all’Auditorium dell’ Acquario il libro su Bianca scritto da Bruno Viani. 25 maggio: al centro In-Chiostro si terrà una mostra fotografica degli “scatti” eseguiti dai giovani frequentatori. 26 giugno: giornata mondiale contro i traffici di droga, indetta dall’ONU. Bianca bisnonna per la terza volta! Domenica 3 aprile è nato Jacopo Scotto Busato. Auguri a mamma Maria e papà Fabio, a nonna Nicoletta, ai bisnonni Bianca e Federico e benvenuto al piccolo Jacopo.


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Cento per Centro INSIEME SI PUÒ INSIEME È MEGLIO. IL CENTRO HA BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO. BASTANO 1000 EURO ALL’ANNO PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE E RECUPERO CHE IL CENTRO OFFRE ALLA CITTÀ DA PIÙ DI TRENT’ANNI. IL CONTRIBUTO È TOTALMENTE DEDUCIBILE. POTETE VERSARLO CON LE SEGUENTI MODALITÀ: BONIFICO BANCARIO A FAVORE DI FONDAZIONE" CENTRO DI SOLIDARIETÀ ONLUS" ISTITUTO S.PAOLO IMI- SEDE DI GENOVA C/C N° 60830 ABI 1025 CAB 1400 CAUSALE "100 X CENT(R)O Ci hanno aiutato: AZIENDE CHIMICHE ANGELINI - BOERO COLORI C.E.I.(costruzioni edili industriali) - CALVINI AGENZIE - CAMISASCA CANEPA & CAMPI - CHANCE - COM.INT - COMTRADE COSTA CROCIERE - COSTA EDUTAINMENT - ECOLOGITAL ENERCARBO - GRUPPO VIZIANO - ICAT FOOD - ISCOTRANS LEVORATO MARCEVAGGI - OFFICINE MARIOTTI MADI VENTURA - MOTONAUTICA CALZA - NAVALSEA NAVIGAZIONE FINEMME - SAAR - SAIF COMBUSTIBILI SEFIMAR - SGARBI SERVICE - SPIGA NORD STUDIO BUFFONI - WORDS Deducibilità per le imprese: Ai sensi art 13 Dlgs 4/12/97 n° 460 le offerte alle ONLUS sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi fino ad un importo di € 2.065,83 annui o il 2% del reddito d'impresa, come documentazione è valida la ricevuta del bonifico bancario.

V i a P. P a s t o r i n o 1 8 6 r. - 1 6 1 6 2 G e n o v a - Te l . 0 1 0 . 7 4 . 1 5 . 0 5 4 - F a x 0 1 0 . 7 4 . 1 6 . 2 8 1 i n f o @ t o t a l p r i n t . i t - w w w. t o t a l p r i n t . i t 15


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Ceis Genova L'abbraccio n°39 by gammaufficiosrl - Issuu