L’ABBRACCIO
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Rivista trimestrale di informazione del Centro Solidarietà Genova
16126 Genova - Via Asilo Garbarino, 9/B Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.02.02 r.a. Direttore Responsabile: Silvano Balestreri Realizzazione e stampa: TotalPrint Genova S.r.l. N. 36 • 2° Trimestre 2004 - N. 2 del 2004 Prezzo 1 € Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 tariffa R.O.C. Poste Italiane S.p.A. sped abb. postale - D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova
L’ABBRACCIO Dove possiamo incontrarci a Genova Rivista trimestrale di informazione spedita in abbonamento postale
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Trasta
Via Asilo Garbarino, 6-9/B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02 In questa sede sono offerti i seguenti servizi: Casa di Accoglienza per tossicodipendenti “Casabella”, Casa alloggio “La Tartaruga” per persone malate di Aids, progetti “Odissea 2000” “Castore e Polluce” ed “Euphòria”, servizi di Prevenzione ed Auto Aiuto, direzione e uffici.
Salita Cà dei Trenta, 28 - 16159 Genova Rivarolo Comunità Terapeutica Riabilitativa, Comunità di Reinserimento Sociale, Comunità semiresidenziale e residenziale di Accoglienza, Tel. 010.7404474
Direttore responsabile Silvano Balestreri Comitato di redazione Aldo Castello Ramon Fresta Massimo Marcenaro La copertina è di Patrizia Lanna dal volume “Il volontariato per immagini” Disegni Piccardo, Reginaldo, I ragazzi di In chiostro e Emanuela Fava Foto Sandro Ariu, Patrizia Lanna, Marco Marrè Brunenghi (da Il volontariato per Immagini), Andrea Vallebona Hanno Collaborato Equipe settore per la prevenzione Direzione e redazione Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02
Centro città Centro adolescenti “In-Chiostro”, salita S. Maria di Castello 15; Lunedi mercoledì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 Tel. 010.2468573 - 340.4821045
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La nostra filosofia
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Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova
Chi siamo Dove siamo
• BELLUNO
iamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.
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• TRENTO • VARESE
VICENZA • TREVISO • • IVREA • VERONA • VENEZIA • MILANO • CREMONA • PADOVA • PIACENZA • TORINO • • MANTOVA VERCELLI • PARMA • REGGIO EMILIA • MODENA • BOLOGNA • RAVENNA
• AOSTA
Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.
• GENOVA
• SANREMO
• LA SPEZIA • PISTOIA • PRATO • FIRENZE
Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.
• AREZZO • JESI
Via Asilo Garbarino, 6 B - 9 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.02.02
• MUCCIA • SPOLETO
• PESCARA • ANGUILLARA • CIVITAVECCHIA
Bianca Costa Bozzo Presidente
• ROMA • ANZIO • FORMIA • CASERTA
Paolo Merello Direttore Generale E-mail: csgenova@csgenova.org Pagina Web: http://www.csgenova.org
• BARI • AVELLINO
• COSENZA
• CATANZARO
Presidente Egidio Smacchia
• MESSINA • REGGIO CALABRIA
• CATANIA
Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio?
• GRAVINA
• CAGLIARI
Federazione Italiana Comunità Terapeutiche Tel. 06.66.16.66.68 Via Bravetta, 365 00164 Roma
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Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo.
• ALBA ADRIATICA • VITERBO
Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
L’ABBRACCIO L’EDITORIALE
Prevenire con il sorriso la missione dei volontari di Bianca Costa Bozzo*
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orrei anticiparvi che questo numero dell ‘Abbraccio ha come tema l’attività che il Centro svolge per la Prevenzione. In questi 30 anni, ci siamo accorti dei tanti bisogni dei ragazzi in difficoltà fino ad arrivare al momento di ampliare questa nostra “mission” spiegando ai giovani quali possono essere i rischi di determinate scelte spesso considerate impropriamente “momenti occasionali”. Tutto questo attraverso il lavoro nelle scuole, i dialoghi con i genitori, gli sportelli informativi e l’attività sul territorio. Quindi ritengo si debba sempre più informare per prevenire, ricordando che il “momento transitorio” può nascere da un disagio altrettanto transitorio. Il nostro lavoro di questi anni, come altre volte ho già detto, nasce dalla collaborazione di operatori qualificati con un gruppo di volontari il cui contributo è indispensabile. Ed è proprio sul volontariato che vorrei fare qualche riflessione. Anni fa ho partecipato alla I^ stesura della “Carta dei valori del volontariato” insieme ad alcuni organismi nazionali come la Charitas Italiana, il Gruppo Abele con Don Ciotti e tanti altri. La Carta dei Valori esprime un metodo di lavoro per camminare insieme su un piano di impegno civico e di cittadinanza solidale. Vi invito a leggerla con attenzione, e mi permetto di anticiparvi
qualche principio fondante, per poi fare qualche riflessione. “Il Volontario presta il proprio servizio gratuitamente, non ha alcuna forma di guadagno e rinuncia a tutte le forme di vantaggio personale. Promuove e valorizza le modalità operative, l’ autonomia organizzativa, salvaguardando lo spirito dell’organizzazione in cui opera. Riconosce e rispetta la dignità delle persone. E’ una presenza preziosa attraverso la testimonianza del “camminare insieme”. Costituisce la risorsa valoriale per l’organizzazione in cui opera. Si impegna a formarsi con costanza e serietà.”.
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urante questi miei anni di volontariato svolti non solo al Centro di Solidarietà, ma anche alla Charitas, all’Unitalsi, all’Hospitalitè, mi sono resa conto che la formazione, non solo di base ma anche rivista negli anni, è fondamentale. Tutto è importante ogni nostro gesto ogni nostra parola…. il valore della sofferenza non deve scivolare nell’abitudine e perdere quindi il suo profondo significato. Vivere il disagio vuol dire essere colpiti nella propria integrità. La persona è più fragile ha la sensazione di essere sola, non capita, ma porta in sé tutto il suo essere uomo, con le proprie emozioni , con la propria sensibilità, con il personale modo di relazionarsi agli altri. Ed allora quando mi avvicino, ricordo a me stessa, di riconoscere prima di tutto la Per-
sona e poi il problema che ha. Mi piace rileggere con voi alcuni appunti che ho preso durante qualche incontro di formazione a cui ho partecipato. Una volta una persona sofferente ha detto “ Mi hanno aiutato, si sono prodigati per me, ma non mi hanno saputo guardare”, credo che non si smette mai di imparare!!! Il nostro sguardo dovrebbe essere discreto, di amicizia, non curioso. Dovremmo accogliere con semplicità. Il nostro ascolto dovrebbe evitare di identificare le persone con la nostra esperienza soprattutto rispettando i lunghi silenzi : quando interveniamo per accelerare diamo la sensazione di essere stanchi di ascoltare. Siamo moralmente soggetti al segreto professionale. Il sor riso è l’unica arma che abbiamo per abbattere la distanza che si crea. Diceva San Vincenzo de’ Paoli: “Grazie al tuo sorriso il povero ti perdonerà il pezzo di pane che gli hai donato”.
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ono grata agli operatori e ai volontari del Centro per questo cammino insieme. Custodisco gelosamente questa bellissima testimonianza di Professionalità e di Amore. Con voi tutta la forza e la speranza.
*Presidente Centro di Solidarietà di Genova
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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Prevenzione, una nuova figura nasce dal patto di tre città di Equipe del Settore prevenzione
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l progetto pilota “Adolescenza a rischio”, realizzato dal Centro di Solidarietà di Genova e dall’Associazione La Tenda di Napoli con il coordinamento del Centro di Solidarietà di Roma, si è rivolto ad adolescenti in situazione di abbandono scolastico a rischio di devianza e marginalità. Molte carriere di disagio o di devianza giovanile hanno, infatti, alle spalle un’esperienza scolastica negativa. L’analisi dei bisogni relativi ai problemi dell’adolescenza ha evidenziato una domanda sempre più pressante di interventi che permettano ai giovani di essere preparati all’inserimento nel mondo del lavoro, come esso è caratterizzato nella società complessa del mondo contemporaneo. L’utenza a cui si è rivolta il pro
L’utenza a cui è rivolto il progetto è compresa in una fascia di età che va dagli 13 ai 20 anni con problematiche diverse; giovani in crisi riflettono adulti in crisi: il servizio quindi è rivolto anche al sostegno, attraverso le attività di ricerca, formazione ed implementazione di servizi, degli educatori e formatori.
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dolescenza a rischio” è nato, quindi, dall’esigenza di dar vita ad un progetto generale sintetizzabile nella prevenzione del rischio e del disagio giovanile attraverso lo sviluppo delle potenzialità positive di cui le nuove generazioni sono portatrici. Una concezione moderna ed evoluta della prevenzione si basa sull’offerta ai giovani di modelli di vita e di percorsi praticabili di autorealizzazione individuale e sociale che, di fatto, siano antagonisti a modelli di vita e a percorsi esistenziali devianti. Questo modello consente al giovane, sia di sviluppare le potenzialità positive di cui è portatore, sia di non cedere alle eventuali pressione negative dell’ambiente di vita.
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a dispersione scolastica rappresenta da sempre un fattore di rischio nello svolgimento della funzione scolastica ed è senza dubbio uno dei temi di maggiore interesse del dibattito sempre vivo sulla scuola.Con il termine di dispersione scolastica si indica di solito una serie di fenomeni diver-
Gli inviati del centro al convegno sulla prevenzione
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si e spesso riconducibili a situazioni di inefficienza del sistema informativo, che determinano interruzioni e rallentamenti nell’iter scolastico prima del conseguimento del titolo finale da parte degli allievi, aumentando per essi la probabilità di confluire in aree sociali “a rischio”. E’ dunque un fenomeno complesso, che trova i suoi elementi costitutivi nella mancata iscrizione, nella ripetenza, nel ritardo, nel ristagno, nell’abbandono, nell’insuccesso, tutti eventi che assumono estrema importanza sia a livello personale che in termini economico-sociali. Possiamo suddividere in due gruppi i fattori abitualmente correlati alla dispersione scolastica: i fattori socio-economico-culturali, detti anche fattori esogeni, ed i fattori interni al mondo scolastico, detti anche fattori endogeni. Al primo gruppo possono essere ricondotti: la condizione lavorativa (o la sua assenza) degli adulti della famiglia, il loro gradi di istruzione, il tipo di reddito, la necessità di lavoro minorile nell’economia familiare, nonché la carenza di strumenti nell’ambito domestico e sociale, quali l’assenza di spazi per studiare, di sussidi e di supporti librari extra scolastici, di strutture pubbliche di lettura e di incontro. Al secondo gruppo sono da ascrivere l’inadeguatezza o l’insuff icienza delle strutture scolastiche, i ritardi nelle nomine degli insegnanti, gli avvicendamenti degli stessi, la scarsa funzionalità dell’integrazione scolastica, nonché il carattere discriminatorio di alcuni insegnanti nei confronti della cultura dei ceti svantaggiati.
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Conoscere il fenomeno, quantificarlo, accertarne la natura e le caratteristiche, individuarne le cause ed i meccanismi, collocarlo nella realtà, in cui esso si svolge e sulla quale si vuole intervenire costituisce il principale obiettivo degli operatori del settore. Per quel che riguarda la realtà genovese i dati a nostra disposizione evidenziano che il fenomeno della dispersione scolastica è particolarmente evidente negli istituti professionali. Obiettivi e finalità del progetto Creare una figura di agente di prevenzione con competenze integrate tra educatori, insegnanti comandati e volontari provenienti sia dal mondo della scuola che da quello del sociale Proporre la sperimentazione e implementazione di servizi di prevenzione nelle città di Roma, Genova e Napoli, basandosi sull’esperienza sviluppata con gli adolescenti, nel programma Koinè di Roma Aprire ed estendere nel territorio cittadino un servizio di attenzione all’adolescente in condizioni di abbandono scolastico. Definire un sistema di raccolta ed analisi dei dati rispetto all’utenza adolescenziale e della dispersione scolastica della città oggetto delle attività del progetto. Definire una analisi costante dell’utenza e della scuola che potrebbe permettere la definizione di un futuro curriculo formativo mirato per operatori di servizi di prevenzione per l’adolescenza. Formare le risorse umane necessarie per l’adeguamento e l’implementazione di servizi specifici.
Adeguare i servizi ad un miglioramento continuo della qualità espressa. Produrre una rassegna annuale e una pubblicazione finale sull’andamento e la valutazione finale del progetto. Formazione dell’équipe multidisciplinare L’aspetto innovativo del progetto è l’integrazione tra educatori, insegnanti comandati e volontari provenienti sia dal mondo della scuola che da quello del sociale, attraverso una formazione specifica, finalizzata alla creazione una nuova figura di agente di prevenzione la cui connotazione principale è la competenza integrata di entrambe le professionalità.
denza nelle assemblee d’istituto. Attivazione del centro per adolescenti “In-chiostro” Il 30 settembre 2002, presso i locali del complesso storico di S. Maria di Castello, è stato inaugurato il centro per adolescenti “In-chiostro”. Attualmente sono iscritti ad In-chiostro circa 60 ragazzi che frequentano la struttura pomeridiana per le attività ludiche e di recupero scolastico. L’attività del centro “In-chiostro” è stata presentata in maniera dettagliata dalla nostra équipe, in data 27 aprile 2004, al convegno “Il cucciolo dell’uomo” organizzato dal Centro di solidarietà di Roma.
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l progetto si è sviluppato in 2 ambiti complementari: Nelle scuole In diverse scuole del territorio genovese sono state attivate azioni di prevenzione rispetto a situazioni di disagio scolastico e sociale. L’équipe di prevenzione del Centro di solidarietà di Genova, nel periodo settembre 2001 – dicembre 2003, ha realizzato oltre 100 incontri con i gruppi classe; ha seguito più di 200 ragazzi negli sportelli d’ascolto e ha lavorato con il grande gruppo attraverso la sensibilizzazione sul tema della dipenVolontari con il sorriso
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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Il rischio resta fuori dal Chiostro e il giovane progetta un futuro sicuro di Equipe del Settore prevenzione
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l centro In-chiostro, sito all’interno del chiostro di Santa Maria di Castello nel centro storico di Genova, è stato inaugurato il 30 settembre del 2002 e si rivolge a giovani dai 13 ai 18 anni e ai loro familiari e adulti di riferimento. È un centro diurno che rappresenta uno spazio di particolare attenzione al disagio espresso nella dimensione scolastica per la prevenzione della devianza e della marginalità sociale. La scelta di aprire uno spazio per l’aggregazione e il sostegno scolastico in centro storico è stata dettata dall’idea di accogliere ragazzi in situazione di marginalità socio-culturale, e provenienti, in
Inaugurazione della mostra Macchie d’Inchiostro
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alcuni casi, da famiglie patologiche in un contesto povero di centri educativi rivolti a quella fascia d’età : ciò ha comportato, la necessità di porre come prioritaria la dimensione relazionale dell’intervento con l’adolescente per la creazione di un clima favorevole all’incontro e alla realizzazione del progetto educativo. Al termine del progetto “adolescenti a rischio” i ragazzi iscritti al centro In-Chiostro erano complessivamente 51. Il 60% sono venuti a conoscenza del Centro attraverso contatti personali quali amici o conoscenti ,il 30% sono stati conosciuti dagli operatori a scuola durante l’attività di sportello e nei gruppi classe, il 10% sono stati inviati dai servizi del territorio. Il 75% dei ragazzi frequenta la Scuola Superiore e in particolare gli Istituti Tecnici e Professionali, il 25% frequenta la Scuola Media Inferiore e di questi il 19% ha abbandonato gli studi. Quasi tutti condividono un recente passato di fallimenti scolastici e bocciature e, in particolare gli stranieri, sono inseriti in classi inferiori rispetto l’età anagrafica. La maggior parte dei minori frequenta abbastanza regolarmente la scuola dell’obbligo;
tale frequenza risente notevolmente, di fatto, della situazione familiare, per cui i ragazzi seguiti con meno attenzione dai familiari frequentano in maniera discontinua. Ecco la distribuzione dei ragazzi per sesso ed età: ragazzi iscritti al centro sono stati 27 femmine e 24 maschi, di età compresa tra i 13 e i 19 anni, ma la maggior parte dei ragazzi ha tra i 15 e i 17 anni. Per quanto riguarda l’andamento delle presenze facciamo riferimento all’anno 2003 che rappresenta il periodo più significativo della realizzazione del progetto in quanto gli ultimi mesi del 2002 sono stati dedicati fondamentalmente al reclutamento dei ragazzi e alla promozione del Servizio sul territorio.
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merge un primo picco delle presenze mensili nei mesi marzoaprile-maggio e un secondo nei mesi di novembre e dicembre. La nostra interpretazione circa questo dato è che, mentre nel primo periodo i ragazzi hanno partecipato in numero maggiore in quanto motivati da una urgente richiesta di recupero scolastico al fine della promozione; nel secondo, coincidente con i mesi centrali del primo quadrimestre, i ragazzi, sono motivati dal desiderio di iniziare il nuovo anno scolastico positivamente potendosi affidare ad adulti competenti in grado di fornire loro un sostegno sia finalizzato al compito, ma soprattutto un sostegno di tipo emotivo. Emerge sempre più in modo evidente la necessità dei ragazzi di instaurare relazioni proficue con adulti di riferimento, adulti in grado di fornire loro un contenimento dal punto di vista emotivo,
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
regole necessarie agli adolescenti per strutturare la propria identità. Per quanto riguarda la nazionalità è da sottolineare che il centro Inchiostro è caratterizzato dalla presenza di ragazzi di diverse etnie. La distribuzione per nazionalità è variata percentualmente nel tempo: mentre sono rimasti pressoché costanti il numero dei ragazzi provenienti dall’Ecuador (21%-20%); la presenza di ragazzi italiani dal primo al secondo semestre 2003 ha avuto un incremento costante (da 40% al 60%). Al contrario, a seguito di una migrazione massiccia di extracomunitari di origine marocchina dall’Italia verso la Spagna (fattore che contraddistingue in modo evidente la realtà genovese), sono diminuite le presenze di ragazzi marocchini (dal 21% al 11%). Le altre etnie rappresentate ad Inchiostro, come vediamo nel grafico a lato, sono quelle di Capoverde, Perù, Argentina, Albania, Egitto e Brasile. Rete territoriale del Centro Inchiostro Ad oggi, abbiamo avviato delle collaborazioni con alcune realtà territoriali: Ministero di Grazia e Giustizia e Servizio Sociale Minori (USSM) Il Ministero di Grazia e Giustizia ha inserito il Centro “in-Chiostro” all’interno dei programmi di messa alla prova o prescrizioni. Nel caso di reati di minorenni infatti il giudice del Tribunale dei Minori può disporre la sospensione del processo e affidare il ragazzo ai servizi minorili i quali hanno il compito di progettare un intervento in collaborazione con i ser-
vizi socio-assistenziali degli enti locali. I servizi informano periodicamente il giudice dell’attività svolta e, in caso di gravi e ripetute trasgressioni può proporre la revoca di sospensione del provvedimento. Nell’anno 2003 tre ragazzi stranieri (due ragazzi marocchini, un ragazzo albanese) e un ragazzo italiano hanno frequentato regolarmente il nostro Centro sulla base degli accordi e della formalizzazione di progetti individualizzati, concordati e monitorati periodicamente con gli assistenti sociali del Servizio. I ragazzi in messa alla prova provengono: dalla Comunità Penale dal Centro Prima Accoglienza del Tribunale dei minori, da Comunità per minori del Comune di Genova Nel caso dei ragazzi in questione la messa alla prova ha avuto esito positivo. Si sono inoltre previsti una serie di incontri con i giudici del Tribunale dei Minori per illustrare le attività del centro e le peculiarità del nostro intervento.
della Prefettura. Distretti sociali Attualmente, i ragazzi iscritti al centro e in carico presso i distretti del territorio sono circa il 60%. L’apertura di In-Chiostro è stata accolta positivamente da educatori e assistenti sociali del distretto che lamentavano l’assenza di un Centro dove poter inviare i ragazzi delle superiori con difficoltà scolastiche e relazionali. Per ogni ragazzo è stato studiato un progetto educativo sulla base degli obiettivi concordati con lo stesso e con il distretto. L’avvio di tale collaborazione ha favorito il consolidarsi di un lavoro proficuo di rete che ha permesso alla nostra équipe di segnalare ai Responsabili dei Distretti le situazioni “a rischio” di minori in grave disagio psicofisico. Ufficio Comunale Inserimenti lavorativi (UCIL) Abbiamo contattato l’Uff icio Inserimenti Lavorativi del Comu-
Prefettura di Genova Gli operatori del Centro In-Chiostro hanno incontrato il nucleo operativo della Prefettura di Genova per valutare eventuali forme di collaborazione. La loro esigenza era quella di individuare possibili percorsi riabilitativi per i consumatori di cannabis incorsi nelle sanzioni amministrative previste dalla legislazione in vigore. Per rispondere a tale richiesta abbiamo realizzato un progetto specifico di orientamento al lavoro per giovani-adulti (dai 18 ai 30 anni) attualmente all’esame degli A.S. Interesse per i quadri esposti
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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
ne di Genova che si occupa di inserire in percorsi formativi-professionali i ragazzi che hanno interrotto, o hanno intenzione di interrompere, il percorso scolastico.
scuole (in particolare quelle ubicate nel centro storico) che ha conferito al nostro centro una certa credibilità, tanto da diventare un riferimento per eventuali invii di ragazzi in difficoltà.
Comunità- associazioni Alcune comunità alloggio per adolescenti della nostra città ci hanno inviato i loro ragazzi perché venissero seguiti nelle ore pomeridiane. Con gli educatori è stato concordato un programma di massima che prevedesse alcune ore di studio e la partecipazione alle attività ricreative.
I colloqui Uno degli strumenti fondamentali del lavoro educativo con gli adolescenti è il colloquio finalizzato a verificare, periodicamente, l’andamento del progetto educativo del ragazzo. Distinguiamo diversi tipi di colloqui con finalità e obiettivi differenziati:
Scuole Periodicamente gli operatori di inchiostro incontrano gli insegnanti o i presidi delle scuole frequentate dai ragazzi, in particolare si ritiene opportuno mantenere un contatto più assiduo con il corpo docente di quei ragazzi con evidenti difficoltà scolastiche e a rischio di abbandono. Questo rapporto ha permesso di progettare specifici percorsi di recupero, monitorati mensilmente, e di attivare una stretta collaborazione con alcune Le ragazze sono più numerose
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Colloqui di conoscenza e contratto È il primo colloquio ed ha lo scopo di sondare le motivazioni, richieste e bisogni che hanno spinto il ragazzo a rivolgersi a noi, e soprattutto a definire e contrattualizzare gli obiettivi e le regole che caratterizzano il centro. Il contratto formalizzato permette la costruzione di una cornice di riferimento fondamentale per i ragazzi a conferire senso all’esperienza, per gli operatori a valutare l’andamento dei progetti in riferimento a parametri chiari e definiti. Successivamente al primo colloquio ad ogni ragazzo viene assegnato un operatore di riferimento (che a sua volta segue i n d iv i d u a l mente più ragazzi) che
svolge periodicamente un colloquio più approfondito. Colloqui di sostegno e verifica Si tratta di colloqui settimanali mirati a far emergere dinamiche conflittuali ed eventuali difficoltà relazionali. Lo scopo è quello di comprendere e contenere il disagio. Colloqui educativi Sono colloqui centrati sui conflitti e le dinamiche del qui ed ora e hanno la finalità di intervenire su situazioni contingenti, stimolando la riappropriazione della responsabilità attivando un canale di pensiero e di riflessione da parte del ragazzo. Colloqui con i genitori Periodicamente vengono effettuati dagli operatori del Centro colloqui con i famigliari dei ragazzi iscritti ad In-Chiostro. L’obiettivo è quello di fornire un rimando rispetto al lavoro svolto e di favorire un lavoro di rete con le famiglie. Non sempre è risultato facile coinvolgere i genitori dei ragazzi nel progetto pensato per i figli, proprio perché si tratta di nuclei famigliari multiproblematici, carenti talvolta anche nelle cure primarie e difficilmente agganciabili dai Servizi. Per ovviare alla difficoltà si è proceduto: mantenendo periodicamente un contatto (anche solo telefonico) convocando le famiglie per incontri mensili proponendo di funzionare da mediatore tra famiglia e scuola o tra famiglia-scuola e Sevizi territoriali (nel caso in cui il ragazzo in questione fosse in carico presso il Servizio stesso).
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Il lavoro d’équipe La riunione d’équipe, che si svolge una volta alla settimana, rappresenta un momento importante per la progettazione e l’organizzazione del lavoro con i ragazzi; la riunione non rappresenta solo la possibilità di tradurre il pensiero e la riflessione del gruppo in azione operativa, ma rappresenta un momento d’incontro tra tutto lo staff nel quale vengono a confrontarsi sia le persone, sia i ruoli (èquipe multiprofessionali) che le modalità di relazione. La riunione quindi ha lo scopo di: Far circolare le informazioni Rendere il gruppo coeso Ridefinire e condividere gli obiettivi del lavoro Questo può permettere di evitare che il gruppo di lavoro possa diventare un sistema “in sofferenza” non più in grado di fornire risposte adeguate all’utenza. La supervisione mensile con una psicologa esterna, ha favorito la possibilità di approfondire le relazioni con i ragazzi attraverso il riconoscimento delle dinamiche personali e del gruppo, un gruppo che non solo si interroga su come gestire al meglio le diverse situazioni, ma soprattutto condivide con loro parte delle giornate e si identifica quindi con i loro problemi. Durante gli incontri, grazie all’approccio psicoanalitico del conduttore, vengono di volta in volta formulate ipotesi interpretative e di intervento e inoltre vengono favoriti il contenimento e l’elaborazione delle diff icoltà incontrate dagli operatori nella gestione quotidiana di situazioni complesse.
L’attività di recupero scolastico mento dalla scuola, che rappresenObiettivo primario dell’attività di ta pur sempre un punto di riferirecupero scolastico è quello di mento di aggancio e progettualità insegnare ai ragazzi come organiz- per il futuro. Alla conclusione delzare il proprio tempo e, in seguito, l’anno scolastico 2002-03, su 22 improntare un sistema di studio ragazzi che hanno partecipato basato sull’acquisizione delle all’attività di studio guidato, seguenti competenze: buona parte dei ragazzi ha ottenuconcentrazione; to la promozione, di cui sei con selezione e rielaborazione autono- debito formativo. Dal momento ma dei contenuti; che il centro è frequentato da schematizzazione dei concetti per numerosi ragazzi stranieri, i quali, favorire i processi di memorizza- pur frequentando le nostre scuole, zione; evidenziano una scarsa conoscenesposizione adeguata dei contenuti za della lingua italiana, si è pensastudiati. to ad un breve corso di Il recupero scolastico si svolge per alfabetizzazione. due ore ogni pomeriggio, dalle Non si pensa ad un intervento 14:30 alle 16:30, i I Paesi d’origine dei nostri ragazzi ragazzi sono divisi in gruppo a seconda delle discipline, che devono studiare; ogni gruppo è seguito da un docente o da un educatore e vengono schematizzati gli argomenti proposti. Le materie con cui si lavora maggiormente sono: l’italiano per gli studenti stranieri, matematica, chimica, scienze della ter ra, fisica, lingue straniere. Mediamente il centro accoglie circa venti ragazzi per pomeriggio e la loro provenienza è o dal biennio degli istituti professionali, o dagli istituti tecnici e dalle scuole medie. Il lavoro sul recupero scolastico ci ha permesso, per alcuni ragazzi, di evitare un precoce allontana9
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sostitutivo a quello della scuola, e neanche compensatorio per le singole carenze linguistiche, ma ad un supporto di tipo formativo-educativo che aiuti il ragazzo a comprendere modelli culturali, comunicativi, e linguistici condivisi dai compagni italiani. I limiti sono da identificarsi in un numero abbastanza limitato di operatori, i quali logicamente non riescono a seguire gli studenti che avrebbero la necessità di un percorso di studio personalizzato, viste le gravi lacune, la scarsa applicazione e diff icoltà di apprendimento. Un altro problema è la collaborazione con le famiglie, che spesso delegano al centro In-Chiostro i contatti con la scuola, non creando quel ponte necessario fra le istituzioni e le figure genitoriali, che sono fondamentali nella crescita e nella maturazione del ragazzo. Il nostro compito è quello di portare alla luce tali casi, verificando le singole situazioni e cercando di porsi come tramite comunicativo tra scuola e famiglia.
LABORATORI Nel progetto lo spazio dedicato allo studio e all’attività ricreativa è equilibrato; volevamo evitare che In-chiostro diventasse esclusivamente un centro di aggregazione ma riteniamo che l’attività ludica debba avere lo stesso spazio dello studio guidato. Oltre alla valenza formativa che noi attribuiamo al gioco in sé, l’attività ricreativa ha svolto il ruolo fondamentale di avvicinare i ragazzi al centro, anche quelli che avevano disinvestito sulla scuola e di riuscire, in alcuni casi, ad orientarli successivamente sull’attività di studio. Quando questo non è stato possibile abbiamo provato ad utilizzare lo strumento del gioco per trasmettere contenuti; il caso più significativo è quello di Mohamed, un ragazzino maghrebino, che ha imparato a contare giocando a scala 40. Ecco le diverse attività che, a partire dall’ottobre del 2002, abbiamo proposto ai ragazzi: Laboratorio dell’immaginario
Laboratorio di Cineforum Attività sportiva ( pattinaggio su ghiaccio, pallavolo, calcetto ) Laboratorio di cucina Laboratorio di espressione corporea Laboratorio di percussioni LABORATORIO DELL’IMMAGINARIO Questo laboratorio è a cadenza settimanale e impegna, per la durata di due ore, mediamente 6-7 ragazzi. Il corso si avvale della collaborazione di un artista esperto nella didattica dell’insegnamento delle arti visive. Il laboratorio dell’immaginario non prevede modelli, ma immagini che scaturiscono unicamente dallo scarabocchio e dall’osservazione di un qualsiasi oggetto che possa servire a costruire un’immagine dettata dall’immaginario. Scopo del laboratorio è quello di consentire ad ogni ragazzo di cercare la migliore forma di espressione con l’applicazione di tecniche miste ed elaborando materiali di riciclo (stoffe, spago, sabbia, bottoni,
Una storica azienda genovese si rinnova e propone la sua gamma di prodotti di alto livello qualitativo corredata dalla certificazione della qualità ISO 9002.
DA OGGI LE PITTURE PER L’EDILIZIA, L’INDUSTRIA E LA MARINA AVRANNO IL NUOVO MARCHIO
Una garanzia in più di continuità e adattamento alle mutevoli esigenze del mercato Colorificio Federico Torre S.p.A. - Via Romairone, 72 16163 Genova - S. Quirico Tel. 010.72.64.911 - Fax 010.72.64.948 10
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
oggettistica, che in genere troviamo in ogni casa, accantonati per eventuali futuri usi o semplicemente inutilizzati). Il programma è ideato per stimolare la fantasia e l’immaginazione al fine di mettere in luce le potenzialità artistiche di ogni ragazzo. Durante il corso alcune opere sono state selezionate allo scopo di realizzare un’esposizione utile a valorizzare i lavori di ognuno e a promuovere le attività del centro In-Chiostro. Tale mostra, sarà allestita presumibilmente nel mese di maggio. LABORATORIO DI CUCINA Il laboratorio di cucina non ha la valenza di una trasmissione di tecniche e di abilità specifiche, ma è un momento di aggregazione particolarmente signif icativo per i suoi aspetti ludici e di collaborazione. Tale laboratorio è a cadenza quindicinale e ha la f inalità di rinforzare le abilità manuali dei ragazzi e, soprattutto, la capacità di lavorare in gruppo attraverso la distribuzione di compiti e mansioni. I ragazzi, su indicazione degli operatori, decidono cosa cucinare, in un momento di scambio che consente di fare emergere la loro cultura e le loro abitudini alimentari. Dato che la composizione del gruppo dei ragazzi è multi-razziale nel luglio 2003 abbiamo organizzato una cena etnica che ha consentito ai ragazzi di proporre un piatto tipico al fine di mettere in comune le diverse tradizioni gastronomiche. Durante le vacanze di Natale abbiamo scelto di dedicare al laboratorio di cucina un ampio spazio
CINEFORUM Al Cineforum abbiamo dedicato 2 ore alla settimana. Dopo la visione del f ilm scelto dai ragazzi di comune accordo, dedichiamo un breve spazio per confrontarci e scambiare le nostre opinioni sui contenuti della pellicola e sui vissuti emotivi stimolati dalla visione. Da parte nostra evitiamo, il più possibile, di censurare le loro scelte e di guardare con loro anche i film, apparentemente più banali, ma che offrono, in ogni caso, spunti di discussione. Infatti riteniamo che, il momento della scel-
ta del film specifico, sia già un momento costruttivo, di confronto e di ricerca di senso di per sé significativo Ragionare con loro sul film da vedere ci ha consentito, talvolta, di parlare del loro sistema di valori, delle loro aspirazioni e dei modelli di riferimento del gruppo. ATTIVITA SPORTIVA Obiettivi dell’attività sportiva, conseguiti in misura soddisfacente, erano quelli di promuovere un’attività sportiva semplice e divertente, attraverso la quale incrementare l’affiatamento del
La frequenza per mese
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L’ABBRACCIO 100 PER IL CENTRO
gruppo, la capacità di rispettare le regole di comportamento (rispetto delle persone e delle strutture) e le regole di gioco, l’espressione dell’aggressività eccessiva attraverso il “f iltro” regolamentato di un sano gioco di squadra. L’attività sportiva ha consentito: di mettere alla prova la fisicità dei ragazzi in situazioni nuove; per questo motivo abbiamo scelto di proporre sport meno praticati, dove tutti i ragazzi fossero allo stesso livello (pallavolo, basket, pattinaggio su ghiaccio); un’opportunità di conoscere sé stessi relazionandosi al gruppo, cercando un equilibrio fra impegno e divertimento; un’apertura verso l’esterno ed un inserimento nel territorio (abbiamo utilizzato le strutture della scuola Media Baliano, il campetto dell’Expo e la pista di pattinaggio su ghiaccio);un’occasione per interiorizzare che in ogni ambiente vi sono regole specifiche; nell’attività di pattinaggio i ragazzi hanno accettato le indicazioni degli istruttori e condiviso gli spazi con gli altri utenti.
Pioggia di emozioni di Maria Elena
Caleidoscopio di Mariña
Il chiostro di Santa Maria di Castello
Romeo Stocco responsabile del laboratorio
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L’esposizione nel Chiostro
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIU’
Macchie d’ in-chiostro un trionfo di colori e creatività di Massimo Marcenaro
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i è svolta nei giorni 8-9-10 giugno, al riparo delle ancora fresche arcate che costituiscono parte del perimetro costruito intorno all’irreale aranceto del secondo chiostro di S. Maria di Castello, la mostra pittorica ed espressiva interamente progettata e realizzata dagli adolescenti che frequentano il Centro, con il paziente aiuto degli operatori e del pittore Romeo, conduttore del laboratorio dell’immaginario. Circa sei mesi di lavoro hanno prodotto 33 quadri (ognuno dei quali con un nome preciso dato loro dai ragazzi stessi) che rappresentano un vero trionfo di colori, di fantasia, di passione; del resto, pur sottoposti ad alcune regole “di gruppo” e legati ad alcune tecniche espressive, gli adolescenti sono stati lasciati sostanzialmente liberi di esprimersi come meglio credevano, sciolti da ogni vincolo riguardante temi precisi da svolgere od argomenti specifici da definire; l’obiettivo, perfettamente recepito dagli “autori”, era quello di dare libero sfogo alla creatività, all’emotività, al ritornare bambini, a “giocare” disegnando e dipingendo. A giudicare dalle facce un po’ “provate”, tutto il lavoro di preparazione e realizzazione non deve essere stato esattamente definibile come una “passeggiata” per gli educatori del Centro: confessano d’aver avuto alcuni momenti di disperazione rispetto alla riuscita
della mostra e, tuttavia, ora che tutto è andato in porto, non nascondono una certa soddisfazione per il buon esito finale raggiunto: i ragazzi hanno partecipato ai lavori di loro iniziativa ed il gruppo è stato costituito con una certa continuità da almeno una decina di partecipanti, con discreta prevalenza dei membri di sesso femminile.
di completezza alle impressioni del visitatore: In-chiostro come un luogo dove si studia, si fanno laboratori, si disegna ma anche, miracolosamente, ci si incontra; il che per un gruppo di ragazzini non proprio fortunatissimi rappresenta qualcosa di simile alla fioritura d’un aranceto a cinquanta metri in linea d’aria da uno dei punti meno felici del Centro storico della città. Mare in tempesta
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na di loro, Maria Elena, 16 anni, mi guida per tutto il percorso della mostra, descrivendomi i quadri uno per uno, sottolineando chi li ha fatti e con che criterio; è molto precisa e fiera di tutto quello che mi sta mostrando e non trascura di dirmi d’aver prodotto ben sei opere sue. A quanto pare frequenta una scuola d’arte dove creatività ed espressività paiono essere molto “imbrigliate” dalle tecniche e da regole varie mentre lo sviluppo delle opere della mostra di In-chiostro è stato molto più libero ed improntato alla spontaneità ( “ci hanno lasciato fare un po’ come se fossimo bambini”). Mentre ci salutiamo ar riva Michael (14 anni) che cerca qualcuno degli amici del Centro con cui si incontra da tempo tutti i giorni e, di sfuggita, s’informa sull’affluenza di visitatori alla mostra. Ed ecco che, grazie anche a quest’ultimo episodio, la breve visita alla mostra, l’incontro con l’équipe degli educatori e con due degli adolescenti che frequentano il Centro, permette di dare una sorta
Senza titolo di Marvin
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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
Il progetto Euphoria contro cocaina e nuove droghe
proprie risorse per farne “agenti di prevenzione” per loro stessi e i coetanei .
di Equipe settore Prevenzione
Gli operatori del progetto Euphòria lavorano ormai da tre anni in alcune scuole superiori di Genova, dove tengono incontri informativo-formativi nelle classi e parlano con i ragazzi all’interno degli sportelli d’ascolto. Inoltre incontriamo i ragazzi in occasione delle Assemblee di Istituto
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partire dagli anni ’90 il panorama del consumo e abuso di sostanze ha subito un brusco cambiamento. L’introduzione sul mercato di quelle che venivano definite “le nuove droghe” (non così nuove, a dire la verità) e l’uso differenziato delle “vecchie” ha portato gli operatori a confrontarsi con un fenomeno che va ad interessare sempre più diffusamente la popolazione giovanile. Questo nuova realtà ha orientato tutti coloro che si occupano a vario titolo di dipendenze a lavorare sempre più nell’ambito della prevenzione. Così è nato il “Progetto Euphòria” Il Centro di Solidarietà di Genova, in collaborazione con il SeRT ambito 4, ha avviato il Progetto Euphòria nel 2000, finanziato dal “Fondo Nazionale di Intervento per la Lotta alla Droga”. Euphòria si occupa di prevenzione ai nuovi stili d’abuso e ai comportamenti a rischio ad esso collegati. Per operare al meglio l’èquipe del progetto, composta da educatori professionali e psicologi, si è posta come primo obiettivo quello
di “conoscere” la realtà dei nuovi stili di consumo e il loro legame col mondo del divertimento. Una ricerca sociologica, condotta in alcuni dei locali più noti del loisir notturno, ci è sembrata lo strumento migliore per entrare in questo mondo a noi poco noto. Così, abbiamo affrontato questa avventura mescolandoci con quello che i mass media chiamano “il popolo della notte”. Abbiamo incontrato ragazzi, li abbiamo conosciuti e abbiamo ascoltato le loro storie. Le nostre esperienze sono state raccolte e sapientemente rilette da Stefano Padovano, dando vita ad un interessante volume dal titolo “Parola chiave: Ecstasy. Etnografia di una cultura illegale”. Forti di questa esperienza abbiamo iniziato la nostra attività preventiva sul territorio, sapendo che non sarebbe stato sufficiente lavorare sull’informazione circa i rischi che il consumo e l’abuso di sostanze comportano, ma che avremmo dovuto incontrare i ragazzi nei loro ambienti di vita e metterci in discussione con loro, aiutarli a scoprire e valorizzare le
Il logo del progetto, gli operatori sono rintracciabili anche via sms
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er quanto riguarda il lavoro sul territorio siamo presenti con uno stand in contesti di aggregazione giovanile (concerti, festival) per distribuire materiale informativo e per incontrare da vicino i ragazzi, in situazioni in cui il consumo di sostanze è più frequente. Inoltre, forniamo ai ragazzi che già hanno avuto esperienze di abuso di sostanze la possibilità di un primo contatto con operatori preparati. La nostra attività preventiva non si esaurisce nel lavoro con i ragazzi, ma riteniamo di fondamentale importanza incontrare gli adulti che vivono a stretto contatto con loro. Per questo abbiamo avviato attività di formazione sulle problematiche connesse ai nuovi stili di abuso rivolta ad insegnanti, genitori e operatori. Inoltre sono attivi dei gruppi di confronto per genitori centrati sulla relazione e la comunicazione con i figli. Gli operatori di Euphoria sono rintracciabili al Tel 010 254601, oppure via sms o voce al cellulare N° 340 4821045
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
La carta dei valori, decalogo per i volontari
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n punto di arrivo, per una nuova partenza. L’oggi del volontariato è reso possibile grazie a quel ricco passato e a quelle radici religiose, ideologiche, culturali da cui proviene e da cui attinge forza e provocazioni per ri-progettare il futuro. Ma ri-progettare presuppone ri-pensare: la spinta ideale, i modi attraverso i quali essa si è venuta realizzando, il rapporto con una comunità locale, nazionale, mondiale in continua trasformazione, le condizioni per una sempre più significativa presenza negli scenari futuri. Occorre che ogni volontario e ogni organizzazione abbiano chiari gli elementi fondanti del proprio “essere”, adottare criteri di un “agire” che sia coerente testimonianza di dimensione ideale, per svolgere quella che Luciano Tavazza def iniva la duplice missione: “di promotore della cultura e della prassi della solidarietà e di agente del mutamento sociale” e che si specifica principalmente in due ruoli: la dimensione attiva, attraverso la gratuita presenza nel quotidiano; la dimensione politica, quale soggetto sociale che partecipa alla rimozione degli ostacoli che generano svantaggio, esclusione, degrado e perdita di coesione sociale. La Carta dei valori intende fotografare, nei suoi aspetti essenziali, questo momento del volontariato ed è il risultato di un
esercizio di autentica scrittura collettiva. L’iniziale traccia (proposta da FIVOL e Gruppo Abele) è stata portata a conoscenza del mondo del volontariato ed è stata corretta, integrata, discussa e, alla f ine, migliorata grazie all’apporto di numerosissime organizzazioni, di singoli volontari, di studiosi. Un metodo di lavoro che ha fatto emergere il connotato chiave dell’essere e del fare volontariato: camminare insieme su un piano di impegno civico e di cittadinanza solidale. PRINCIPI FONDANTI Volontario è la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l’umanità
intera. Egli opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni. I volontari esplicano la loro azione in forma individuale, in aggregazioni informali, in organizzazioni strutturate; pur attingendo, quanto a motivazioni, a radici culturali e/o religiose diverse, essi hanno in comune la passione per la causa degli esseri umani e per la costruzione di un mondo migliore. Il volontariato è azione gratuita. La gratuità è l’elemento distintivo dell’agire volontario e lo rende originale rispetto ad altre componenti del terzo settore e ad altre forme di impegno civile. Ciò comporta assenza di guadagno economico, libertà da ogni forma di potere e rinuncia ai vantaggi diretti e indiretti. In questo modo diviene testimonianza credibile di libertà rispetto alle logiche del-
In mezzo ai bambini di tutte le parti del mondo
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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
l’individualismo, dell’utilitarismo economico e rifiuta i modelli di società centrati esclusivamente sull’”avere” e sul consumismo. I volontari traggono dalla propria esperienza di dono motivi di arricchimento sul piano interiore e sul piano delle abilità relazionali. Il volontariato è, in tutte le sue forme e manifestazioni, espressione del valore della relazione e della condivisione con l’altro. Al centro del suo agire ci sono le persone considerate nella loro dignità umana, nella loro integrità e nel contesto delle relazioni familiari, sociali e culturali in cui vivono. Pertanto considera ogni persona titolare di diritti di cittadinanza, promuove la conoscenza degli stessi e ne tutela l’esercizio concreto e consapevole, favoren-
Consigli per imparare ad usare il computer
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do la partecipazione di tutti allo sviluppo civile della società. Il volontariato è scuola di solidarietà in quanto concorre alla formazione dell’uomo solidale e di cittadini responsabili. Propone a tutti di farsi carico, ciascuno per le proprie competenze, tanto dei problemi locali quanto di quelli globali e, attraverso la partecipazione, di portare un contributo al cambiamento sociale. In tal modo il volontariato produce legami, beni relazionali, rapporti fiduciari e cooperazione tra soggetti e organizzazioni concorrendo ad accrescere e valorizzare il capitale sociale del contesto in cui opera. Il volontariato è esperienza di solidarietà e pratica di sussidiarietà: opera per la crescita della comunità locale, nazionale e internazionale, per il sostegno dei suoi membri più deboli o in stato di disagio e per il superamento delle situazioni di degrado. Solidale è ogni azione che consente la fruizione dei diritti, la qualità della vita per tutti, il superamento di comportam e n t i discriminatori e di svantaggi di tipo economico e sociale, la valorizzazione delle culture, dell’ambiente e del ter ritorio. Nel volontariato la solidarietà si fonda sulla giustizia. Il volontariato è
responsabile partecipazione e pratica di cittadinanza solidale in quanto si impegna per rimuovere le cause delle diseguaglianze economiche, culturali, sociali, religiose e politiche e concorre all’allargamento, tutela e fruizione dei beni comuni. Non si ferma all’opera di denuncia ma avanza proposte e progetti coinvolgendo quanto più possibile la popolazione nella costr uzione di una società più vivibile. Il volontariato ha una funzione culturale ponendosi come coscienza critica e punto di diffusione dei valori della pace, della non violenza, della libertà, della legalità, della tolleranza e facendosi promotore, innanzitutto con la propria testimonianza, di stili di vita caratterizzati dal senso della responsabilità, dell’accoglienza, della solidarietà e della giustizia sociale. Si impegna perché tali valori diventino patrimonio comune di tutti e delle istituzioni. Il volontariato svolge un ruolo politico: partecipa attivamente ai processi della vita sociale favorendo la crescita del sistema democratico; soprattutto con le sue organizzazioni sollecita la conoscenza ed il rispetto dei diritti, rileva i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado, propone idee e progetti, individua e sperimenta soluzioni e servizi, concorre a programmare e a valutare le politiche sociali in pari dignità con le istituzioni pubbliche cui spetta la responsabilità primaria della risposta ai diritti delle persone.
L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
ATTEGGIAMENTI E RUOLI a) I volontari 10. I volontari sono chiamati a vivere la propria esperienza in modo coerente con i valori e i principi che fondano l’agire volontario. La dimensione dell’essere è per il volontario ancora più importante di quella del fare. 11. I volontari nell’esercitare il diritto-dovere di cittadinanza costituiscono un patrimonio da promuovere e da valorizzare, sia da parte delle istituzioni che delle organizzazioni che li impegnano. Per tanto esse devono rispettarne lo spirito, le modalità operative, l’autonomia organizzativa e la creatività. 12. I volontari sono tenuti a conoscere fini, obiettivi, struttura e programmi dell’organismo in cui operano e partecipano, secondo le loro possibilità, alla vita e alla gestione di questo nel pieno rispetto delle regole stabilite e delle responsabilità. 13. I volontari svolgono i loro compiti con competenza, responsabilità, valorizzazione del lavoro di équipe e accettazione della verifica costante del proprio operato. Essi garantiscono, nei limiti della propria disponibilità, continuità di impegno e portano a compimento le azioni intraprese. I volontari si impegnano a formarsi con costanza e serietà, consapevoli delle responsabilità che si assumono soprattutto nei confronti dei destinatari diretti dei loro interventi. Essi ricevono dall’organizzazione in cui operano il sostegno e la formazione necessari per la loro crescita e
per l’attuazione dei compiti di cui sono responsabili. I volontari riconoscono, rispettano e difendono la dignità delle persone che incontrano e si impegnano a mantenere una totale riservatezza rispetto alle informazioni ed alle situazioni di cui vengono a conoscenza. Nella relazione di aiuto essi attuano un accompagnamento riservato e discreto, non impositivo, reciprocamente arricchente, disponibile ad affiancare l’altro senza volerlo condizionare o sostituirvisi. I volontari valorizzano la capacità di ciascuno di essere attivo e responsabile protagonista della propria storia. I volontari impegnati nei servizi pubblici e in organizzazioni di terzo settore, costituiscono una presenza preziosa se testimoniano un “camminare insieme” con altre competenze e profili professionali in un rapporto di complementarietà e di mutua collaborazione. Essi costituiscono una risorsa valoriale nella
misura in cui rafforzano le motivazioni ideali, le capacità relazionali e il legame al territorio dell’organizzazione in cui operano. I volontari ricevono dall’organismo di appartenenza o dall’Ente in cui prestano servizio copertura assicurativa per i danni che subiscono e per quelli economici e morali che potrebbero causare a terzi nello svolgimento della loro attività di volontariato. Per il principio della gratuità i volontari possono richiedere e ottenere esclusivamente il rimborso delle spese realmente sostenute per l’attività di volontariato svolta. b) Le organizzazioni di volontariato Le organizzazioni di volontariato si ispirano ai principi della partecipazione democratica promuovendo e valorizzando il contributo ideale e operativo di ogni aderente. È compito dell’organizzazione riconoscere e ali-
Volontari cuochi nella mensa del centro di solidarietà
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L’ABBRACCIO PER SAPERNE DI PIÙ
mentare la motivazione dei volontari attraverso un lavoro di inserimento, affiancamento e una costante attività di sostegno e supervisione. Le organizzazioni di volontariato perseguono l’innovazione socioculturale a partire dalle condizioni e dai problemi esistenti. Pertanto propongono idee e progetti, rischiando e sperimentando interventi per conto della comunità in cui operano. Evitano in ogni caso di produrre percorsi separati o segreganti e operano per il miglioramento dei servizi per tutti. Le organizzazioni di volontariato collaborano con le realtà e le istituzioni locali, nazionali e internazionali, mettendo in comune le risorse, valorizzando le competenze e condividendo gli obiettivi. Promuovono connessioni e alleanze con altri organismi e
Corsi di alfabetizzazione per gli stranieri
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partecipano a coordinamenti e consulte per elaborare strategie, linee di intervento e proposte socio-culturali. Evitano altresì di farsi carico della gestione stabile di servizi che altri soggetti possono realizzare meglio. Le organizzazioni di volontariato svolgono un preciso ruolo politico e di impegno civico anche partecipando alla programmazione e alla valutazione delle politiche sociali e del territorio. Nel rapporto con le istituzioni pubbliche le organizzazioni di volontariato rifiutano un ruolo di supplenza e non rinunciano alla propria autonomia in cambio di sostegno economico e politico. Non si prestano ad una delega passiva che chieda di nascondere o di allontanare marginalità e devianze che esigono risposte anche politiche e non solo interventi assistenziali e di primo aiuto. Le organizzazioni di volontariato devono principalmente il loro sviluppo e la qualità del loro intervento alla capacità di coinvolgere e formare nuove presenze, comprese quelle di alto profilo professionale. La formazione accompagna l’intero percorso dei volontari e ne sostiene costantemente l’azione, aiutandoli a maturare le proprie motivazioni,
fornendo strumenti per la conoscenza delle cause dell’ingiustizia sociale e dei problemi del territorio, attrezzandoli di competenze specifiche per il lavoro e la valutazione dei risultati. Le organizzazioni di volontariato sono tenute a fare propria una cultura della comunicazione intesa come strumento di relazione, di promozione culturale e di cambiamento, attraverso cui sensibilizzano l’opinione pubblica e favoriscono la costruzione di rapporti e sinergie a tutti i livelli. Coltivano e diffondono la comunicazione con ogni strumento privilegiando - dove è possibile - la rete informatica per migliorare l’accesso alle informazioni, ai diritti dei cittadini, alle risorse disponibili. Le organizzazioni di volontariato interagiscono con il mondo dei mass media e dei suoi operatori perché informino in modo corretto ed esaustivo sui temi sociali e culturali di cui si occupano.
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e organizzazioni di volontariato ritengono essenziale la legalità e la trasparenza in tutta la loro attività e particolarmente nella raccolta e nell’uso corretto dei fondi e nella formazione dei bilanci. Sono disponibili a sottoporsi a verifica e controllo, anche in relazione all’organizzazione inter na. Per esse trasparenza signif ica apertura all’esterno e disponibilità alla verif ica della coerenza tra l’agire quotidiano e i principi enunciati.
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Funziona il gruppo del sabato per i genitori che non possono mai di Marina Frencia
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l sabato è per molti giorno di riposo, spese con carrelli stracolmi, ricerca di spazi tranquilli nel verde, per Pino e per me il sabato è diventato, anche, giorno di “gruppo”. Forse non tutta la grande famiglia del Centro di Solidarietà è a conoscenza di questo ampliamento nell’ambito dei gruppi di auto-aiuto. Ci è stato proposto, alcuni mesi fa, di fare un gruppo con le famiglie, ogni 15 giorni, il sabato mattina, famiglie che, per motivi di l’ avoro o per la lontananza che li divide dal Centro, non avrebbero potuto frequentare il consolidato “gruppo del giovedì”.
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a motivazione per cui, noi due, abbiamo aderito concretamente a questa iniziativa è soprattutto il desiderio di sentirci veramente utili a persone che si trovano nel disagio, nel dolore, nella confusione e se, queste persone hanno la necessità di un gruppo in un giorno particolare, di un orario di fine gruppo più elastico, di una conclusione più coinvolgente, abbiamo fatto in modo che questo si potesse realizzare. Abbiamo ubbidito prevalentemente, accettando di lavorare con queste famiglie, ad un bisogno del nostro cuore e da persone consapevoli ci siamo tuffate in questo nuovo momento di ascolto: ascolto primordiale di noi stessi, con i nostri desiseri, apirazioni e mete, poi ascolto dei bisogni reali e interiori dei nostri interlocutaori.
Ecco quindi, poste all’interno di un cerchio ideale, formato da una decina di persone, messa a loro disposizione la competenza, l’esperienza, la fiducia nel Progetto Uomo di Pino e da parte mia l’empatia, l’innato feeling che riesco ad instaurare, la facilità di Eravamo in prima fila ad applaudire Don Picchi Venerdi 25 giugno otto “peregrini” stanno camminando sotto il cocente sole romano verso la loro meta. Cercano un po’ di sollievo lungo i lati ombrosi dei viali continuando a scherzare e gradevolmente ansiosi di giungere a destinazione. Hanno fatto una levataccia per prendere il treno, alle 5,58, che li avrebbe portati a Roma per un motivo molto più bello ed allettante di un banale giro turistico: la partecipazione ai festeggiamenti per la premiazione, da parte della FICT, di Don Mario Picchi, uomo e sacerdote che ha consacrato la sua vita al recupero dei più deboli. Ecco Don Mario! Qual è, quell’uomo seduto dietro la scrivania con l’apparecchio per l’ossigeno? Si è lui. Notevole l’emozione, grande l’ammirazione mista a tenerezza per quella persona sofferente ma ancora attiva e che così tanto ha costruito di buono non solo in Italia. E’ comunque piacevole stare tra persone sorridenti e serene contente di incontrarsi o di rincontrarsi.
intuire ciò che non sempre è detto a parole chiare.
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er f inire il nostro “feeedback” del gruppo, con Angela che sempre ci segue e ci guida; “il nostro gruppo funziona” ci sussurriamo con orgoglio io e Pino, prima di affrontare le problematiche che abbiamo appena vissuto e cercare di trovare almeno una positività per poterci salutare serenamente in attesa del prossimo incontro. Dopo aver soddisfatto i piaceri dello stomaco, giunge il momento della premiazione: gli applausi scaturiscono sinceri e calorosi, non solo per Don Mario, ma anche per tutti coloro che-come lui- dirigono i Centri in diverse città. Tra le varie condivisioni,, bella, umile ed onorevole quella di un ex ministro che, deludendo l’ironica attesa di qualcuno, ha pronunciato solo queste parole “ sono qui solo perché parente di una persona che è stata aiutata da Don Mario”. Vedi un po’ che quando aleggia l’amore tutti possono essere toccati: sia l’ex ministro sia chi verso lo stesso aveva dei pregiudizi. Alla fine foto di gruppo con Bianca e Don Mario, i saluti affettuosi a vecchi e nuovi amici e poi via verso il ritorno con deviazione turistica a Fontana di Trevi. Rientro intorno alle 23 stanchi (non tutti) sereni ed appagati (tutti) per aver trascorso una giornata “particolare”. Sette volontari più uno
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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Dalla Federazione mondiale delle comunità prestigioso riconoscimento a Bianca Costa
Monsignor O’ Brien premierà la nostra presidente alla conferenza internazionale di New York
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iproduciamo la lettera del Presidente della Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche- William O’Brien- con la quale comunica a Bianca Costa la loro intenzione di conferirLe- alla prossima conferenza mondiale delle Comunità, nel 2006 a New York- il Premio H. Sholl per la lunga e pregevole attività svolta in favore del movimento internazionale delle Comunità. La WFTC concede due premi distinti: il premio O.H. Mowrer – destinato a persone esterne alla Federazione che abbiano compiuto attività importanti in favore della Prevenzione del Recupero. L’altro, il premio H.Sholl, è invece destinato a persone appartenenti alla Federazione e che abbiano offerto il loro contributo nel raggiungimento degli obiettivi della stessa WFTC, in modo continuativo, per un periodo di almeno 12 anni.
Via P. Pastorino 186 R. - 16162 Genova Tel. 010.74.15.054 Fax 010.74.16.281 E-mail: info@totalprint.it - www.totalprint.it 20
L’ABBRACCIO L’AGENDA
Calendario 14 maggio; Bianca e Ramon partecipano all’inaugurazione della mostra fotografica sul volontariato, organizzata da CELIVO, di cui molte immagini sono pubblicate in questo numero 20 maggio; Paolo partecipa ad una riunione preparatoria per l’Agenzia Giovani Adulti del Comune di Genova 25 maggio; Bianca con Ivana Simonini e Ramon, incontra il Preside del Marco Polo Prof. Alloero per valutare eventuali future forme di collaborazione. 25 maggio; Aldo rappresenta il Centro all’assemblea per il bilancio della Federazione Regionale Solidarietà e Lavoro 31 maggio; Bianca e Paolo hanno un incontro con il Dr. Vinai della Fondazione CARIGE per rinsaldare i legami e valutare possibili, future collaborazioni tra i due Enti. 1 giugno; Qui al Centro si svolge una riunione del Comitato Politico del Progetto “Equal GEP 2001” in preparazione del futuro workshop. 8 giugno; Come da tradizione incontro con alcuni candidati genovesi alle prossime elezioni europee; incontro preceduto da un seminario di Ivana Simonini sul significato delle elezioni 8 giugno; A S. Maria di Castello si inaugura la mostra “macchie d’inchiostro” dove vengono esposte 35 opere frutto del laboratorio dell’immaginario frequentato dai ragazzi del centro diurno “In-Chiostro” (vedi servizi) 9 giugno; E’ la giornata del workshop: La “riforma Biagi” del mercato del lavoro, l’inserimento lavorativo dei soggetti deboli. E’ organizzato dai partnes del progetto EqualGEP 2001, e si svolge allo Starhotel.
14 giugno; Nel refettorio di via Garbarino , Bianca e Ramon incontrano i volontari del Centro che prestano servizio nelle strutture del Fassolo per illustrare la carta dei valori del volontariato e presentare le novità del Centro. 16 giugno; Il Comitato Tecnico/Scientif ico del Centro si incontra per preparare l’evento culturale del 2005. 16 giugno; Si svolge a Trasta l’incontro con i volontari con le stesse finalità di quello del Fassolo, oltre a Bianca sono presenti Ornella e Ramon. Si termina con una cena offerta dai ragazzi di Trasta. 17 giugno; I rappresentanti dei Centri di Ascolto Vicariali vengono in visita al Centro, dove pranzano, per incontrare Bianca, Angela ed Ornella in merito alla collaborazione esistente con il Progetto Famiglie. 17 giugno; Ramon, insieme a Claudia e Laura dell’equipe della prevenzione, partecipa all’incontro” le nuove dipendenze, realtà giovanili a confronto”, nell’ambito della 7^ festa del volontariato organizzata a Sestri P. dal movimento Rangers 22 e 26 giugno; in occasione della giornata mondiale contro la droga, Bianca e Ramon sono presenti in alcune TV locali e alla RAI regiona-
le per presentare le novità del Centro in tema di trattamento. 24 giugno; A Roma si svolge l’assemblea dei Presidenti della FICT, per noi sono presenti Bianca e Paolo. 25 giugno; La F.I.C.T. assegna a Don Picchi il V° premio Solidarietà. La motivazione di tale scelta è il fatto di essere stato l’ ideatore del Progetto Uomo, fondatore del CEIS e della Federazione stessa, contribuendo al benessere di moltissimi giovani e dei loro famigliari; da oltre 30 anni artefice della promozione del volontariato e della formazione degli operatori non solo in Italia. Prima di lui il premio era stato assegnato a Luciano Tavazza, Mons. O’Brien, Damiano Tommasi e al Cardinale Echegaray. Alla cerimonia partecipano, insieme a Bianca e Paolo, anche un gruppo di volontari del Centro. 1 luglio; Apre ufficialmente l’ agenzia “Giovani Adulti” del Comune di Genova, il Centro è tra gli Enti Gestori della stessa. 7 luglio; Presso la sede del Centro, in via Garbarino, si svolge un incontro di tutti i componenti del dipartimento delle dipendenze con l’obiettivo di aggiornarsi e di migliorare le modalità di comunicazione.
Bianca Costa e Ramon Fresta con Massimiliano Costa e Marta Vincenzi eletta al parlamento europeo
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L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Ho messo la mia vita nelle mani di Ornella e Giovanna e mi sono salvato di F. G.
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o incominciato ad avere dei contatti col SERT circa tre anni fa, ero molto solo in quel periodo, non accettavo niente, negavo l’evidenza e negavo l’evidenza, non volevo alcun tipo di aiuto, pensavo di riuscire da solo in tutto..anche di smettere di usare sostanze; ma il mio problema dovevo combatterlo dalla radice, così tutti i vari tentativi per smettere erano inutili perché smettere è facile, rincominciare è ancora più facile, soprattutto quando hai dei problemi e allora ci ricadi. Così, ho deciso di iniziare a contattare il C.S.G. anche se non avevo un’idea chiara della Comunità, perché non ne avevo mai fatto parte, comunque ho iniziato a fare colloqui con Angela che cercava di avere una conoscenza più approfondita di me e poi con il dott. Bianchini e, dopo quattro o cinque colloqui, hanno deciso di farmi incominciare il mio percorso in T.N.T., ossia Doppia Diagnosi. Una mattina del 30/10/2001 vado a Trasta a fare il mio primo colloquio con la direttrice, cioè Ornella e con l’operatrice Giovanna; dopo circa 40 minuti di colloquio avevo avvertito che davanti a me avevo due persone che per la prima volta non mi guardavano come un drogato, ma come una persona con dei problemi, allora mi dissero se volevo iniziare a venire solo di giorno per un periodo ed io decisi di si perché mi sono fidato dei 22
loro occhi, ho deciso di mettere la mia vita nelle loro mani perché ero stanco di lottare, ho teso la mano per la prima volta ( voglio ringraziare quel colloquio e quelle due persone che avevo di fronte perché attraverso il loro mestiere, la personalità e la voglia di aiutare il prossimo, mi hanno dato fiducia; persone così non se ne trovano tante)..e così ho incominciato il mio percorso. I primi mesi sono duri.
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opo sono passato al gruppo di Giovanna. Ricordo di aver fatto due gruppi stupendi, uno con Giulio e, quello che non potrò mai dimenticare, con lui e Gianpaolo. Nel frattempo, ho dovuto superare una prova decisiva che mi si è presentata davanti, la mia allora ragazza mi aveva lasciato. Per me, che ho iniziato a toccare le sostanze proprio per una storia di sentimenti andata male, è stato come rivivere il passato, ma stavolta non ho pensato a nascondermi. Passavano i mesi e sono passato all’ultimo gruppo, ho ritrovato Manuela e poi, in questo periodo, ho incontrato anche Giovanni lo psicologo. Dovevo rincominciare il mio reinserimento in società, rincominciare da zero, però avevo deciso a farlo con le mie forze, senza chiedere niente a nessuno tanto meno a casa. Un problema fondamentale sono gli amici che uno non ha più perché il tossico è emarginato da tutti poiché porta danni, casini, allora
ho iniziato a frequentare i miei cugini che mi sono sempre stati vicino; iniziavo ad uscire, ad affrontare la vita fuori con tutti i problemi che ne derivano, per le altre persone sono normali, per noi sono molto più amplificati. Mi sono ritrovato a 30 anni senza lavoro, senza amici, comunque avevo l’appoggio degli operatori, andavo avanti, non mi sono mai lasciato andare; ho trovato un bel lavoro con dei colleghi fantastici, di me, loro, non sanno niente e penso che, forse, non glielo dirò mai, sono in una compagnia di persone molto brave, ognuno con la sua vita, quella vita che io sto cercando di riconquistarmi giorno per giorno, mi sono tolto delle soddisfazioni morali e materiali; ho pagato sino all’ultimo i miei sbagli con la legge, ma soprattutto ho imparato a distinguere le persone che mi fanno stare male, quindi li evito. Non mi sono mai messo più a rischio, non voglio mettermi più alla prova, la mia vita è cambiata! Tutto questo, però, non è successo da un giorno all’altro, ho dovuto tirare fuori tutto e rimetterlo dentro in un altro modo. Sicuramente ci sarebbero altre 1000 cose da scrivere ma ciò che vorrei sottolineare è che questa testimonianza non avrei potuto farla senza l’aiuto delle personale del C.S.G. , tante le ho nominate, altre no, ma tutti mi hanno aiutato. La mia vita non aveva più senso, ora mi guardo indietro e non vedo più il mio passato, vedo la Comunità che mi ha costruito il futuro. Non avrò mai abbastanza parole per ringraziare tutti. F.G.
L’ABBRACCIO VITA DEL CENTRO
Grazie a anno 2003 MOTONAUTICA CALZA C.E.I. ICAT FOOD SGARBI SERVICE COMTRADE COM.INT GIANNI STAGNO BOERO MADI VENTURA CALVINI AGENZIE
ENERCARBO GREEN FUEL ISCOTRANS NAVALSEA SEFIMAR AZIENDE CHIMICHEANGELINI WORDS anno 2004 SOFIA MOSCI SAIF COMBUSTIBILI GRUPPO VIZIANO CHANCE NAVIGAZIONE FINEMME SAAR
SPIGA NORD ECOLOGITAL STUDIO BUFFONI COSTA EDUTAIMENT COSTA CROCIERE (elenco aggiorna al 30 giugno 2004)
Prosegue la raccolta di fondi rivolta al mondo delle imprese a cui anche le singole persone possono partecipare. Un aiuto costante è di vitale importanza per il prosiguimento delle attività del Centro di Solidarietà. 23
"Via S. Lorenzo: La strada più bella d'Italia" Secolo XIX, giugno 2001 (Realizzata con Sistemi Applicativi Silossanici "Ariete").
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