2026 Speciale Symposium WFTC Genova 2026
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Phaedon Kaloterakis, Paolo Molinari, Silvia Salis, Marco Bucci, Luciano Squillaci, Università di Genova (S. Preti, D. Valenzona, A. Zunino, D. Musian, S. Salvini), Sergio Di Paolo, Aldo Castello
FONDAZIONE CENTRO DI SOLIDARIETÀ BIANCA COSTA BOZZO ETS
Impaginazione grafica e stampa
Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana
Presidente CEIS Genova Enrico Giuseppe Costa Direzione Generale CEIS Genova Paolo Merello, Fabio Ballestrino
• Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo ETS • Cooperativa Sociale Centro di Solidarietà di Genova • Fondazione Opera CEIS Genova Bianca Costa Bozzo ETS • CEIS Genova Impresa Sociale S.r.l. • Cooperativa Sociale Multiservice • CEIS Genova Sport Società Sportiva Dilettantistica A.R.L. Unipersonale
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Gianelline San Fruttuoso Salita Nuova Signora del Monte 3B 16143 Genova (GE)
Campi
Salita Cappuccini di Campi, 16152 Genova (GE)
Aosta
Venezia
Roma
Ivrea
Mantova
Torino
Alba Adriatica
Varese
Reggio Emilia
Vercelli
Modena
Anzio
Sanremo
Bologna
Formia
Genova
Ravenna
Caserta
Milano
La Spezia
Avellino
Piacenza
Pistoia
Bari
Parma
Prato
Gravina
Cremona
Firenze
Cosenza
Verona
Arezzo
Catanzaro
Vicenza
Jesi
Messina
Trento
Spoleto
Bolzano
Muccia
Reggio Calabria
Belluno
Viterbo
Catania
Treviso
Anguillara
Cagliari
Padova
Civitavecchia
Pescara
Gli spunti di Enrico Costa Dal 18 al 20 maggio 2026 Genova ha accolto nelle sale
Una sfida che parla anche alla nostra città, che da
di Palazzo Ducale il Symposium della Federazione
sempre
Mondiale delle Comunità Terapeutiche (WFTC), assise
solidarietà, una particolare attenzione verso chi vive
mondiale che ha visto le comunità terapeutiche di tutto
fragilità, solitudine e smarrimento, accompagnandolo a
il mondo confrontarsi sul tema delle dipendenze. Da
ritrovare dignità e il proprio progetto di vita.
quel dialogo è nata la Carta di Genova 2026.
esprime,
attraverso
tante
esperienze
di
La Carta di Genova è il frutto di un lavoro che continua
La Carta di Genova ci ricorda che le comunità
ancora oggi, attraverso documenti di approfondimento
terapeutiche non possono limitarsi ad accogliere
e linee di indirizzo a servizio delle istituzioni e di chi
dentro i propri spazi, ma sono chiamate sempre di più
opera ogni giorno nel campo delle dipendenze.
a uscire incontro alle persone, ai territori, alle fragilità e alle domande del nostro tempo.
La sensibilità e la partecipazione delle istituzioni dimostrate in questa assise mondiale ci fanno guardare
Dal Symposium WFTC Genova 2026 è emersa con
con fiducia alla possibilità che i valori e gli orientamenti
forza, a livello mondiale, la volontà di costruire comunità
emersi possano tradursi, insieme agli enti sociali, in
aperte, capaci di dialogare con le istituzioni, con la
interventi sempre più condivisi e capaci di fare sistema.
società civile e con chi vive periodi bui di solitudine e dipendenza.
Grazie di cuore agli autori che hanno arricchito queste pagine con il loro contributo e la loro testimonianza.
Indice Come nasce la Carta di Genova Editoriale di Phaedon Kaloterakis .......................................... 6
Una strategia condivisa per la lotta alle dipendenze di Paolo Molinari ............................................................................ 10
Dalla cura all’inclusione: riconoscere le fragilità per costruire futuro di Silvia Salis .................................................................................... 13
Sfida, coraggio e dignità: l’eredità del Symposium WFTC Genova 2026 di Marco Bucci ................................................................................ 16
La Carta di Genova e il futuro delle comunità terapeutiche - Una visione per i prossimi dieci anni di Luciano Squillaci ...................................................................... 19
Prima della Carta di Genova 2026. Il mondo delle comunità terapeutiche raccontato dai numeri di Sara Preti, Davide Valenzona, Anna Zunino, Daniele Musian, Sonia Salvini ................................................. 22
Le comunità terapeutiche e il silenzio dei media: un anno di dati racconta un mondo ancora invisibile di Sergio Di Paolo ......................................................................... 27
Syposium WFTC Genova 2026: il backstage di Aldo Castello ............................................................................ 30
3
WORLD FEDERATION OF THERAPEUTIC COMMUNITIES
IL MANIFESTO DI GENOVA Genova 20 Maggio 2026
PA RT E
I
Il passato: chi siamo e come siamo arrivati fin qui Siamo emersi dalla crisi della dipendenza. Una risposta organica, da coloro che erano più emarginati ed esclusi, ovunque si rivolgessero. Il nostro non è mai stato un movimento calato dall’alto da istituzioni o governi. Al contrario, generazioni di operatori, uniti da una vocazione, hanno trasformato luoghi di esclusione in luoghi di accoglienza. Attraverso decenni di apprendimento esperienziale, attraverso tentativi onesti, resi rigorosi dalla pratica e dalla riflessione, e attraverso il coraggio di persone che hanno scelto di costruire comunità, invece di imporre rimedi prescrittivi, ha messo radici un nuovo modello di cura. Non abbiamo ereditato una dottrina, abbiamo costruito una prassi. Questa prassi ha restituito la vita a innumerevoli persone di ogni continente, di ogni cultura e di ogni lingua, e continua ad evolversi. Siamo gli eredi di quella tradizione vivente. PA RT E
II
Il presente: ciò che ci rende unici Siamo una cultura compassionevole di presa in carico e cura per le persone che convivono con la dipendenza; un ambiente di apprendimento per la vita ed un luogo da cui ricominciare, adattabile ai bisogni individuali e in costante evoluzione, per rispondere a tempi e condizioni che cambiano. Il nostro metodo ci definisce: attenzione alla persona nella sua interezza, alla vita al di là del sintomo. Insieme, mostriamo come vivere quella vita nel modo più completo, appagante e significativo possibile. La nostra è una prassi radicata in settant’anni di evidenze, in ogni cultura e regione del mondo, forgiata dalla ricerca, da un’onesta auto-valutazione e dal cambiamento. All’interno delle nostre comunità, la responsabilità è condivisa e collettiva. Tutte le dimensioni della persona, incluse quelle bio-psico-sociali e spirituali, sono riconosciute e valorizzate. Accogliamo la vulnerabilità, sviluppiamo il potenziale delle persone. Offriamo loro la possibilità di una vita che forse non hanno mai avuto l’opportunità di costruire. La cura è un percorso che dura tutta la vita. Il recupero non è qualcosa che ricevi, ma qualcosa che costruisci. Ogni giorno. PA RT E
II I
Il futuro: ciò che deve guidarci Riaffermiamo il nostro impegno per i principi e i valori che ci hanno sostenuto e restiamo aperti ai bisogni che ci attendono: dipendenze comportamentali, diversità culturali, traumi intergenerazionali, innovazioni tecnologiche e sfide ancora ignote. I nostri metodi sono al servizio della nostra missione. La nostra missione è la vita scelta liberamente, pienamente sostenuta e sempre possibile. Ci impegniamo ad estendere la comunità terapeutica oltre i nostri spazi protetti, sul territorio, nelle famiglie e nella società civile, a cui ritornano le nostre persone. Sosteniamo il diritto alla salute come principio universale. Affermiamo che lo stigma non ha posto laddove c’è dignità. Sosteniamo ciò che settant’anni di esperienza vissuta hanno dimostrato: che il cambiamento è sempre possibile. Le Comunità Terapeutiche sono la nuova incarnazione del villaggio: la più antica forma di mutuo aiuto dell’umanità, trasformata in un modello rigoroso e replicabile.
Ogni giorno, agiamo a livello locale. Insieme, parliamo a livello globale. World Federation of Therapeutic Communities | Genoa, Italy | May 20, 2026
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WORLD FEDERATION OF THERAPEUTIC COMMUNITIES
THE GENOA MANIFESTO Genoa, Italy | May 20, 2026
PA RT
I
The Past: Who We Are and How We Arrived Here We emerged from the crisis of addiction. An organic response from those most marginalized and rejected everywhere they had turned. Ours was never a movement handed down from institutions or governments. Instead, generations of practitioners, united by vocation, transformed places of exclusion into places of acceptance. Through decades of applied experiential learning, through honest attempts made rigorous by practice and reflection, and through the courage of people who chose to build community rather than impose prescriptive remedies, a new model of care took root. We did not inherit a doctrine; we built a practice. That practice has restored countless lives across every continent, every culture, and every language, and it continues to evolve. We are the heirs of
that living tradition. PA RT
I I
The Present: What Makes Us Unique We are a compassionate culture of care and healing for people living with addiction; a learning environment for life and a place to begin again, adaptable to individual needs and perpetually evolving to meet changing times and conditions. Our method defines us: attentiveness to the whole person, to the life beneath the symptom. Together, we demonstrate how to live that life in the most powerful, fulfilling, and meaningful way possible. Ours is a practice rooted in seventy years of evidence, across every culture and region of the world, shaped by research and honest self-assessment and correction. Within our communities, responsibility is shared, and accountability is collective. All dimensions of each person including bio-psycho-social and spiritual are recognized and honored. Vulnerability is welcomed; potential is developed. We are habilitating people: opening the possibility of a life they may never have had the chance to build. Healing is a lifelong process. Recovery is not something you receive, but something you do. Every day. PA RT
I II
The Future: What Must Guide Us We affirm our commitment to the principles and values that have sustained us and remain open to the needs that lie ahead: behavioral addictions, cultural diversities, intergenerational trauma, technological innovations, and challenges as yet unnamed. Our methods serve our mission. Our mission is the life freely chosen, fully supported, and always possible. We commit to extending the healing community beyond our protected spaces and into the neighborhoods, families, and civic institutions to which our people return. We affirm the right to health as universal. We affirm that stigma has no place where dignity does. And we affirm what seven decades of lived experience have proven: that transformation is always possible. Therapeutic Communities are the village reimagined: humanity’s oldest form of mutual care, made rigorous and replicable.
Every day, we act locally. Together, we speak globally. World Federation of Therapeutic Communities | Genoa, Italy | May 20, 2026
Come nasce la Carta di Genova Editoriale di Phaedon Kaloterakis, Direttore Generale della WFTC – World Federation of Therapeutic Communities
Apriamo
al
Terapeutiche (FICT), con l’organizzazione e l’ospitalità
Symposium WFTC Genova 2026 con il contributo di
questo
della Fondazione CEIS Genova. Si è trattato del terzo
Phaedon Kaloterakis, Direttore Generale della World
Symposium internazionale promosso dalla WFTC, dopo
Federation
quelli di Genova nel 2010 e di Maiorca, in Spagna, nel
of
numero
Therapeutic
speciale
dedicato
Communities.
Scritto
originariamente in lingua inglese, questo editoriale viene pubblicato in traduzione italiana per i lettori de L’Abbraccio.
2016. L’articolo che segue racconta il percorso che, dietro le quinte, ha portato alla nascita della Carta di Genova,
Nel maggio scorso, esperti delle comunità terapeutiche
il documento programmatico destinato a raccogliere
provenienti da ogni parte del mondo si sono riuniti nella
la visione condivisa del movimento mondiale delle
storica città di Genova con un obiettivo comune: dare
Comunità Terapeutiche.
vita a un documento capace di esprimere con chiarezza che cosa sia oggi una Comunità Terapeutica e quali valori essa rappresenti nel mondo contemporaneo. Questo
importante
appuntamento
internazionale
è
promosso
congiuntamente
dalla
stato
Federation e
6
dalla
of
Therapeutic
Federazione
Communities
Italiana
delle
World (WFTC)
Comunità
La lunga preparazione. Ogni grande risultato nasce da un lavoro paziente e spesso invisibile. Per diversi mesi un gruppo di coordinamento composto da rappresentanti della WFTC, della FICT e del CEIS Genova ha lavorato con continuità alla preparazione del Symposium. Le riunioni online si sono susseguite con regolarità per definire il programma, affrontare gli
aspetti organizzativi e curare ogni dettaglio, affinché
La formulazione definitiva di queste domande è stata
l’evento rispecchiasse l’importanza del momento che
il risultato di un intenso percorso di confronto tra
la comunità terapeutica internazionale si apprestava a
i rappresentanti del CEIS Genova, della FICT e del
vivere.
Consiglio Direttivo della WFTC.
Accanto a questo lavoro di progettazione, numerosi
Il giorno precedente l’apertura ufficiale del Symposium,
collaboratori
operato
i facilitatori dei gruppi di lavoro si sono riuniti insieme
instancabilmente dietro le quinte, predisponendo gli
del
CEIS
Genova
hanno
al Direttore Generale della WFTC e al redattore
spazi, coordinando la logistica e rendendo possibile
incaricato della stesura del documento finale per
l’accoglienza dei partecipanti provenienti da ogni parte
condividere metodo, obiettivi e modalità operative,
del mondo.
così da affrontare i lavori con una visione comune e un
Un confronto mondiale. L’obiettivo del Symposium era
percorso chiaramente definito.
ambizioso: riunire operatori, responsabili, ricercatori e
Il lavoro dei gruppi a Palazzo Ducale. Dopo la
rappresentanti delle Comunità Terapeutiche appartenenti
cerimonia inaugurale, i partecipanti si sono ritrovati
a Paesi, culture ed esperienze professionali differenti.
nelle sale di Palazzo Ducale, cuore storico e simbolico
Attraverso la rete internazionale della WFTC sono stati coinvolti professionisti provenienti dai cinque continenti. Sono stati organizzati viaggi, predisposte le
della città di Genova. Qui sono stati suddivisi in cinque gruppi di lavoro: due di lingua italiana, due di lingua inglese e uno di lingua spagnola-portoghese.
sistemazioni alberghiere e curati tutti gli aspetti logistici
La scelta di costituire gruppi linguistici ha consentito
necessari a creare le condizioni per un confronto
a ciascun partecipante di esprimersi con naturalezza,
autentico, aperto e costruttivo.
favorendo un confronto autentico e una partecipazione
L’idea era semplice quanto impegnativa: mettere intorno allo stesso tavolo esperienze diverse, affinché dalla pluralità dei punti di vista potesse nascere una visione condivisa del presente e del futuro delle Comunità Terapeutiche. Tre domande per costruire il futuro. Una delle decisioni più significative è stata quella di strutturare l’intero Symposium attorno a tre domande fondamentali,
piena. Pur lavorando separatamente, tutti i gruppi hanno seguito lo stesso metodo e gli stessi criteri di discussione, così da costruire un percorso realmente condiviso. La prima delle tre domande guida è stata affrontata durante la prima giornata di lavoro; la seconda e la terza hanno accompagnato il confronto nel corso della giornata successiva.
presentate ufficialmente durante la sessione inaugurale
Mentre
e destinate a guidare il lavoro di tutti i gruppi.
incaricato della stesura del documento finale e il
le
discussioni
procedevano,
il
redattore
7
Direttore
Generale
della
WFTC
si
sono
spostati
costantemente da un gruppo all’altro, ascoltando il dibattito, raccogliendo le idee principali e annotando i temi che emergevano con maggiore forza.
della Carta. Da questo percorso è nata la Carta di Genova della WFTC: un documento di consenso internazionale, frutto dell’esperienza, delle competenze e dell’impegno
Un contributo di particolare valore è stato offerto anche
di operatori, ricercatori e professionisti provenienti da
dall’Università di Genova. Un gruppo di ricercatori
ogni parte del mondo.
ha seguito l’intero sviluppo dei lavori osservando le dinamiche dei gruppi, documentando il processo e offrendo una lettura scientifica del confronto. Il loro apporto ha arricchito il Symposium e ha contribuito a rafforzare il rigore metodologico e la credibilità del documento finale.
Più che limitarsi a definire che cosa sia una Comunità Terapeutica, la Carta esprime una visione comune del futuro. Riafferma il valore delle Comunità Terapeutiche nella risposta alle dipendenze e alle altre problematiche comportamentali, promuove la collaborazione tra i diversi Paesi, incoraggia l’innovazione e indica una
Dalle idee alla Carta. Al termine della seconda giornata
direzione condivisa per le nuove generazioni di
di lavoro è iniziata la fase più delicata dell’intero
professionisti.
Symposium: trasformare il patrimonio di riflessioni emerso nei gruppi in un testo unitario, capace di rappresentare la voce dell’intera comunità terapeutica internazionale.
Come ogni Manifesto, anche la Carta di Genova non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza: un impegno comune a custodire i valori che hanno dato origine al movimento delle Comunità Terapeutiche e,
Il primo progetto della Carta è stato elaborato a partire
nello stesso tempo, a renderli vivi e attuali di fronte alle
da 161 parole chiave e concetti raccolti dai facilitatori
sfide del nostro tempo.
durante le discussioni. Con il supporto dell’intelligenza artificiale,
questo
materiale
è
stato
organizzato,
confrontato e progressivamente sintetizzato fino a individuare una quarantina di concetti fondamentali, destinati
a
costituire
la
struttura
portante
del
documento. L’intelligenza artificiale, tuttavia, è stata soltanto uno strumento di supporto. Il lavoro decisivo è stato quello umano.
Le tre domande che hanno guidato il Symposium. Noi, operatori delle Comunità Terapeutiche, sappiamo che esse rappresentano un luogo di accoglienza per persone che spesso non hanno più altri punti di riferimento. Sappiamo che il modello della Comunità Terapeutica costituisce una risposta concreta e generativa al fenomeno delle dipendenze e che, nel corso degli anni, migliaia di persone hanno ritrovato speranza, dignità
Fino a tarda notte il redattore della Carta, il Direttore
e una nuova prospettiva di vita grazie al lavoro delle
Generale della WFTC e i facilitatori hanno lavorato
Comunità Terapeutiche presenti in tutto il mondo.
insieme per rivedere il testo, discutere ogni passaggio e affinare ogni formulazione, con l’obiettivo di fare in modo che ogni frase esprimesse fedelmente il pensiero collettivo emerso durante il Symposium. Il mattino seguente la bozza è stata presentata all’assemblea plenaria.
il
documento
condivisa. Racconta chi siamo, quali valori ci guidano e quale visione orienta il nostro impegno. Per questo motivo, il Symposium ha invitato tutti i partecipanti a confrontarsi attorno a tre domande fondamentali:
La lettura si è svolta con un metodo volutamente partecipativo:
Una Carta nasce per dare voce a questa esperienza
è
stato
esaminato
1. Chi siamo e quale percorso ci ha condotti fin qui?
paragrafo dopo paragrafo e, quando necessario, frase
Il nostro cammino, la nostra esperienza e il modo in cui
dopo frase. Ogni partecipante ha avuto la possibilità di
operiamo ogni giorno.
proporre osservazioni, suggerire modifiche, integrare
2. Che cosa rende unica una Comunità Terapeutica?
il testo e contribuire direttamente alla sua definizione finale. È stato un autentico processo di costruzione condivisa, nel quale ciascuno ha potuto riconoscersi come autore
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Le caratteristiche che definiscono la nostra identità, i nostri principi, la nostra etica e i valori che ispirano il nostro lavoro.
3. Quale direzione deve guidarci nel futuro? La nostra visione per gli anni a venire, costruita valorizzando i nostri punti di forza e migliorando continuamente la qualità dei nostri servizi.
L’attenzione non doveva concentrarsi sugli aspetti organizzativi, gestionali o statistici, ma sul messaggio sociale e culturale delle Comunità Terapeutiche. In questo senso la Carta assume anche un significato profondamente
politico,
nel
senso
più
ampio
e
I principi che hanno guidato la stesura della Carta.
autentico del termine aristotelico: una riflessione sulla
Prima dell’avvio dei lavori sono stati condivisi alcuni
persona, sulla comunità e sulla responsabilità condivisa.
criteri fondamentali destinati a orientare la redazione della Carta di Genova.
La Carta parla delle Comunità Terapeutiche e del movimento mondiale che esse rappresentano, non
La Carta doveva essere un documento essenziale,
soltanto della Federazione che ne ha promosso la
chiaro e facilmente memorabile, capace di comunicare
stesura.
con la forza evocativa di un simbolo. Doveva rappresentare il nostro biglietto da visita verso il mondo: uno strumento rivolto innanzitutto alla società civile, per raccontare chi siamo, quali valori esprimiamo e quale contributo le Comunità Terapeutiche offrono alle persone e alle comunità. Il linguaggio avrebbe dovuto essere positivo, ispiratore e profondamente umano, evitando qualsiasi tono difensivo o burocratico.
«Pensare globalmente, agire localmente.» Jacques Ellul Ogni giorno le Comunità Terapeutiche mettono in pratica questo principio attraverso il loro lavoro nei territori, accanto alle persone e alle comunità. Oggi, tuttavia, siamo chiamati anche a pensare insieme su scala globale, affinché il movimento internazionale delle
Comunità
Terapeutiche
possa
continuare
a
crescere, innovare e affrontare unito le sfide del futuro.
Crediti Firmatari della Carta di Genova: Sushma Taylor, Enrico Costa, Luciano Squillaci Facilitatori dei gruppi di lavoro: Sushma Taylor Pablo Kurlander Andrea Ascari Marco Vagnozzi Seep Varma Redattore della Carta (Scribe): Andrew Ward
Comitato organizzatore: Sushma Taylor, Phaedon Kaloterakis, Andrea Ascari, Paolo Merello, Aldo Castello, Alessandro Censi Buffarini, Sergio Di Paolo Consiglio Direttivo della WFTC: Sushma Taylor, Enrico Costa, Garth Pople, Ed Carlson, Martin Infante, Dick Steinberg Direttore Generale della WFTC: Phaedon Kaloterakis
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Una strategia condivisa per la lotta alle dipendenze di Paolo Molinari, Capo Dipartimento delle Politiche contro la droga e le altre dipendenze – Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano
Ci sono eventi che appaiono così lontani da noi da
allora, il rischio più grande è sottovalutare la portata
destare a stento la nostra attenzione, salvo poi finire
di questa crisi, considerarla un problema circoscritto,
per coinvolgere le nostre vite in modo più diretto
rinviare risposte che richiedono tempestività, visione e
di quanto avessimo mai immaginato. Verso la fine
responsabilità collettiva.
del 2019, quando le prime notizie di una misteriosa polmonite diffusa in Cina cominciarono a fare la loro comparsa sui giornali, quasi nessuno immaginava che quel virus avrebbe attraversato i continenti e dato vita a una pandemia destinata a cambiare profondamente le nostre vite, i sistemi sanitari, le economie e le relazioni sociali. Con le dovute differenze, oggi la nostra società sembra assistere all’emergere di una crisi che appare quanto mai lontana, verso cui tendiamo a prestare scarsa attenzione, che invece ha già assunto i contorni di una pandemia capace di intaccare in modo profondo la nostra società. È la pandemia delle dipendenze: una crisi globale che colpisce in modo particolare le nuove generazioni e che coinvolge tanto il consumo di sostanze psicoattive quanto le dipendenze comportamentali, come l’uso problematico delle tecnologie digitali o il gioco d’azzardo. Oggi come
10
I dati più recenti restituiscono un quadro quanto mai critico sul fenomeno delle dipendenze in Italia: più di uno studente su quattro tra i 15 e i 19 anni dichiara di aver consumato almeno una sostanza psicoattiva illegale nell’ultimo anno, con un aumento rispetto all’anno precedente dei consumi di cocaina, stimolanti, allucinogeni, oppiacei, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e ketamina. Parallelamente cresce l’incidenza delle dipendenze comportamentali, con il 15% degli studenti che presenta un uso problematico dei videogiochi e il 13% un utilizzo del web a rischio. Questi dati non sono soltanto il mero resoconto di comportamenti isolati e lontani da noi ma descrivono una trasformazione culturale che sta coinvolgendo l’intera nostra società. Come tutte le grandi emergenze collettive, l’odierna
crisi delle dipendenze necessita di risposte complesse
tra prevenzione, cura e reinserimento sociale e costruire
e integrate, che devono coinvolgere istituzioni, scuola,
politiche pubbliche stabili, multilivello ed eque, capaci
famiglia, servizio sanitario nazionale, terzo settore e
di accompagnare l’evoluzione di fenomeni sempre più
forze dell’ordine. La sinergia tra questi attori costituisce
dinamici e complessi.
una condizione imprescindibile per costruire politiche realmente efficaci e alleanze durature, poiché nessuna istituzione e nessun Paese è oggi in grado di affrontare una sfida di questa portata in modo isolato.
Come
evidenziato
Conferenza,
un
nel
rapporto
importante
conclusivo
terreno
sul
della
quale
si
giocherà la sfida più importante dei prossimi anni è la prevenzione. Le evidenze scientifiche convergono nel
La VII Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, che si è
dimostrare che i comportamenti a rischio si sviluppano
tenuta nel 2025, ha segnato uno snodo fondamentale
all’interno dei contesti di vita quotidiana e che, proprio
in
di
per questo, è necessario costruire un sistema stabile
passo decisivo nelle strategie di prevenzione, cura e
e continuativo, capace di coinvolgere la famiglia, la
reinserimento sociale. La Conferenza, caratterizzata da
scuola, le istituzioni, il terzo settore e l’intera comunità
un lungo percorso preparatorio, inclusivo e participato,
educante. In questa direzione, nell’ultimo anno in Italia
coordinato dal Dipartimento delle politiche contro
si è ulteriormente consolidata la rete territoriale di
la droga e le altre dipendenze della Presidenza del
prevenzione, cura e assistenza, grazie al coinvolgimento
Consiglio dei Ministri con il supporto tecnico scientifico
integrato dei servizi pubblici, delle scuole e delle
del CERGAS SDA Bocconi, ha visto la partecipazione
comunità locali. Particolarmente significativo è stato
di oltre 150 esperti distribuiti in otto tavoli tematici, i
l’investimento nell’ambito scolastico, dove sono stati
quali hanno elaborato più di cento proposte concrete,
realizzati 380 progetti di prevenzione, distribuiti nelle
poi approfondite e convalidate nel corso delle due
scuole secondarie di primo e secondo grado dell’intero
giornate conclusive. Questo importante evento ha
territorio nazionale. A queste iniziative si sono affiancati
portato a delineare un autentico cambio di paradigma
strumenti
nella lotta alle dipendenze, evidenziando la necessità di
nazionale promosso dal Ministero dell’Istruzione e del
superare la frammentazione, rafforzare l’integrazione
Merito che offre agli studenti un percorso gratuito di
questa
direzione,
imprimendo
un
cambio
innovativi
come
AscoltaMI,
il
servizio
11
colloqui psicologici online, assieme a misure volte a
Con questa visione, il Symposium internazionale di
limitare l’utilizzo degli smartphone durante l’attività
Genova e la Conferenza Nazionale Dipendenze hanno
scolastica, nella consapevolezza che l’educazione a
consegnato a tutti noi un importante insegnamento: di
un uso consapevole delle tecnologie costituisca una
fronte a una crisi globale come quella delle dipendenze
componente essenziale delle strategie di prevenzione.
non bastano interventi isolati né risposte emergenziali.
Altrettanto decisiva, tuttavia, è la cooperazione tra istituzioni nazionali e internazionali, perché la risposta alla crisi delle dipendenze deve superare qualsiasi confine geografico. È in questo orizzonte culturale che si colloca la Carta di Genova 2026, elaborata nel corso del Symposium internazionale promosso dalla World Federation of Therapeutic Communities, dalla Fondazione CEIS Genova e dalla Federazione Italiana Comunità Terapeutiche. La Carta rappresenta molto più di un documento programmatico: è una visione condivisa destinata a orientare, nel prossimo decennio, l’evoluzione delle comunità terapeutiche a livello internazionale, riaffermando con forza il valore di modelli terapeutici fondati sulla relazione, sulla comunità e sul recupero integrale della persona. La sfida è superare una concezione chiusa di comunità terapeutica ed estendere il suo concetto oltre i suoi spazi fisici, portandolo nei territori, nelle famiglie, nelle scuole e nella società civile, perché è lì che le persone costruiscono il proprio futuro e consolidano il percorso di recupero.
12
Occorre invece costruire alleanze durature, valorizzare il patrimonio di competenze maturato dalle istituzioni, dal mondo scientifico e dalle comunità terapeutiche, investire nella prevenzione, creare ambienti educativi che favoriscano il benessere, rafforzare i fattori di protezione e intercettare precocemente le situazioni di vulnerabilità, mettendo sempre al centro la dignità della persona. Perché solo una società che sa fare squadra può affrontare con efficacia la pandemia silenziosa del nostro tempo.
Dalla cura all’inclusione: riconoscere le fragilità per costruire futuro di Silvia Salis, Sindaca di Genova
Lo scorso maggio, aprendo a Palazzo Ducale i lavori
persona può essere ridotta alla propria fragilità e che un
del Symposium internazionale della World Federation
percorso di cura non si esaurisce dentro una struttura.
of Therapeutic Communities, ho avuto la percezione
La possibilità di ricominciare dipende anche da ciò che
che la nostra città fosse diventata, in quel momento, il
si trova fuori: casa, lavoro, relazioni, servizi accessibili e
luogo nel quale esperienze e sistemi di cura provenienti
occasioni per partecipare alla vita collettiva.
da ogni parte del mondo si confrontavano per costruire un linguaggio comune sulle dipendenze, sulle nuove marginalità e sulla possibilità di tornare a immaginare il futuro.
È qui che entra in gioco la responsabilità delle amministrazioni locali: le città sono il luogo nel quale i grandi fenomeni sociali assumono un volto, un nome e una storia. È nei quartieri che diventano visibile
La Carta di Genova 2026, nata da quel confronto,
solitudine,
affida alle comunità terapeutiche una prospettiva per
da sostanze e quelle meno evidenti, come il gioco
i prossimi dieci anni, ma, per i principi che esprime,
d’azzardo o l’uso problematico delle tecnologie. Ed
interpella anche le istituzioni e le città. Ci ricorda che
è nella dimensione urbana che le istituzioni possono
la dipendenza non coincide con il sintomo, che nessuna
incontrare le persone prima che una difficoltà diventi
povertà,
disagio
giovanile,
dipendenze
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una frattura insanabile o, ancora peggio, un fatto di
con dipendenze, le loro famiglie e gli operatori. Non
cronaca.
esiste una risposta efficace senza una rete capace di
Per
questo
considero
superficiale
affrontare
le
dipendenze soltanto come un problema di sicurezza. La sicurezza è un dovere delle istituzioni e una
condividere responsabilità e strumenti. E non esiste una rete stabile se il rapporto tra istituzioni e realtà sociali viene costruito soltanto durante le emergenze.
condizione essenziale per la vita di ogni comunità,
Genova possiede, da questo punto di vista, un prezioso
ma, da sola, non cura, non previene e non restituisce
patrimonio: è una città nella quale il volontariato, le
autonomia.
questione
comunità, le cooperative sociali, i servizi pubblici, le
sanitaria, sociale, educativa e relazionale, richiedono un
associazioni e le reti educative hanno maturato una
lavoro continuativo tra istituzioni, servizi sociosanitari,
conoscenza profonda delle fragilità. Sono proprio
comunità terapeutiche, Terzo settore, famiglie e territori.
queste realtà a ricordarci che prendersi cura significa
Quando queste componenti procedono separatamente,
creare le condizioni affinché si possa tornare a scegliere
il rischio è intervenire troppo tardi o limitarsi a spostare
e recuperare fiducia nelle proprie possibilità.
Le
dipendenze
sono
una
il problema. Quando lavorano insieme, invece, diventa possibile costruire una presa in carico reale. A
Genova
abbiamo
scelto
di
rafforzare
Il
modello
delle
comunità
al
meglio
questa
idea:
uno
terapeutiche spazio
di
esprime relazioni,
questa
apprendimento e responsabilità condivisa, nel quale la
collaborazione attraverso un lavoro condiviso con ASL
persona può ricostruire il rapporto con sé stessa e con
3, COREAD, Municipi e Prefettura. L’obiettivo è mettere
gli altri. Il recupero non è un percorso passivo, né una
in relazione la dimensione sanitaria con quella sociale
soluzione immediata: richiede tempo, continuità e la
e territoriale, migliorare la capacità di intercettare
possibilità di commettere errori senza essere identificati
le situazioni di fragilità e accompagnare le persone
per sempre con quegli errori. Da ex atleta, conosco il valore dei percorsi lunghi. Quando l’obiettivo è lontano, non esistono scorciatoie, ma servono costanza, organizzazione e una squadra a sostegno del progetto. Nei percorsi di cura i progressi non sono sempre lineari. Il compito delle istituzioni è fare in modo che nessuno affronti questo cammino da solo e che, al termine di un programma terapeutico, non si ritrovi davanti alle stesse condizioni di esclusione dalle quali era partito. La Carta di Genova ci invita a superare i confini fisici delle comunità terapeutiche e ad aprirle ai territori, alle famiglie e alla società civile. È un passaggio decisivo. Il reinserimento non può essere considerato la fase conclusiva e separata della cura: ne è parte integrante fin
dall’inizio.
Significa
lavorare
sull’abitare,
sulla
formazione, sull’inclusione lavorativa, sulle relazioni e sulla partecipazione. Significa preparare non soltanto la persona a tornare nella società, ma anche la società ad accoglierla senza diffidenza e senza stigma. «Lo stigma non ha posto laddove c’è dignità» è una delle affermazioni più nette contenute nella Carta. Lo stigma allontana le persone dai servizi, alimenta la vergogna, isola le famiglie e rende più difficile chiedere aiuto. Contrastarlo vuol dire riconoscere che la tutela della collettività e la dignità della persona non sono obiettivi contrapposti. Una comunità è più sicura
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quando sa prevenire, curare e includere, non quando
aprirsi e alla società di non voltarsi dall’altra parte.Una
rende invisibili le proprie fragilità.
città può dirsi inclusiva solo se sa riconoscere le fragilità,
Questo vale anche per le nuove forme di dipendenza e di isolamento. I cambiamenti tecnologici, la diffusione
le sa affrontare e sa costruire, accanto a chi vive una difficoltà, la possibilità concreta di ricominciare.
del gioco d’azzardo, il disagio che attraversa una parte delle giovani generazioni e la crescente solitudine richiedono strumenti aggiornati e una capacità nuova di leggere i segnali. La prevenzione deve vivere nelle scuole, nei quartieri, nei servizi e nei luoghi frequentati dai giovani, coinvolgendo famiglie, insegnanti, educatori e associazioni. Perché conoscere un fenomeno aiuta a non averne paura e permette di intervenire prima. Portare il nome di Genova nella Carta approvata dal Symposium è un motivo di orgoglio, ma soprattutto una responsabilità: lega la nostra città a un impegno internazionale che guarda al prossimo decennio e che dovrà essere misurato nella concretezza delle politiche e dei servizi. La cura è una responsabilità collettiva, non appartiene soltanto agli specialisti e non può essere delegata interamente alle strutture. Chiede alle istituzioni di programmare, ai servizi di integrarsi, alle comunità di
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Sfida, coraggio e dignità: l’eredità del Symposium WFTC Genova 2026 di Marco Bucci, Presidente di Regione Liguria
Il Symposium WFTC Genova 2026 è stato un evento che ha lasciato un segno profondo a Genova e di questo desidero ringraziare la Fondazione CEIS Genova per la puntuale e appassionata organizzazione, la World Federation of Therapeutic Communities e la Federazione Italiana Comunità Terapeutiche che hanno scelto la nostra regione, la nostra città per accogliere professionisti,
studiosi,
operatori
e
rappresentanti
istituzionali arrivati dai cinque continenti. È stato davvero un grande onore per la nostra regione ospitare un
appuntamento
internazionale
così
importante,
che ha trasformato Genova in un luogo di confronto mondiale sui temi della prevenzione, della cura e del reinserimento delle persone con dipendenze. Sono tre le parole che hanno segnato la strada di
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queste giornate: sfida, coraggio e dignità. Sfida, perché quello delle dipendenze è uno dei fenomeni più complessi e in continua evoluzione della nostra società. Cambiano le sostanze, cambiano i comportamenti, cambiano le fragilità. Alle dipendenze tradizionali si aggiungono quelle legate al gioco d’azzardo, alle tecnologie, all’abuso di psicofarmaci, all’isolamento
sociale
e
al
disagio
psicologico,
soprattutto tra i più giovani. È un fenomeno dinamico, capace di intercettare solitudini e vulnerabilità con una velocità impressionante. E proprio per questo richiede istituzioni, servizi e comunità capaci di evolversi continuamente, senza fermarsi mai. Per affrontare sfide così complesse non esistono soluzioni
semplici.
Servono
collaborazione,
integrazione e capacità di lavorare insieme. In questi
strategico, perché le dipendenze si affrontano con
anni si è aperto un percorso importante di confronto
competenze sempre più qualificate e multidisciplinari.
tra Governo, Regioni, Dipartimento Politiche Antidroga, Ministero della Salute, Serd, comunità terapeutiche e terzo settore. Un lavoro che ha permesso di costruire
Ma accanto alla parola sfida, c’è una seconda parola fondamentale: coraggio.
strumenti nuovi, investimenti, percorsi di formazione e
Il coraggio di chi sceglie di entrare in una comunità
modelli di presa in carico sempre più integrati.
terapeutica e di rimettersi in gioco. Il coraggio di
E noi Regioni siamo parte di questo cambiamento. La Liguria, in particolare, ha costruito negli anni una rete forte tra servizi sanitari, sociale, comunità terapeutiche, università e volontariato. Una collaborazione concreta
guardarsi dentro, affrontare le proprie fragilità e concedersi una nuova possibilità, sapendo che il percorso può essere difficile e che ogni cambiamento richiede tempo, fatica e determinazione.
che mette al centro non soltanto la cura, ma soprattutto
E c’è anche il coraggio di chi ogni giorno lavora nelle
la prevenzione e il progetto di vita della persona.
comunità terapeutiche, nei Serd, nei servizi sanitari
Perché oggi prevenzione significa fare molto più che campagne informative. Significa saper intercettare il disagio prima che diventi emergenza. Significa investire sulla salute mentale, sui giovani, sulla scuola, sulla medicina territoriale e sulla capacità di costruire relazioni sociali forti. Ed è anche la direzione che abbiamo scelto con il percorso di riforma della sanità ligure: una sanità sempre più vicina ai cittadini, integrata con il sociale e orientata alla presa in carico complessiva della persona. In questo percorso anche il mondo universitario ha un ruolo fondamentale. La collaborazione tra Regione Liguria e Università sul fronte della prevenzione, della ricerca e della formazione rappresenta un investimento
e sociali. Persone che spesso operano lontano dai riflettori, ma che svolgono un lavoro straordinario, accompagnando altre persone in percorsi complessi di recupero, inclusione e reinserimento. L’Italia, nel campo delle comunità terapeutiche, ha costruito un modello riconosciuto a livello internazionale, fondato sull’approccio psicoeducativo, sull’accoglienza e sul rispetto della persona. E questo ci porta alla terza parola: dignità. Perché qualunque percorso di cura, in qualunque parte del mondo, deve sempre avere come presupposto il rispetto della dignità umana. Il risultato più straordinario di questo storico incontro è non a caso la nascita della Carta di Genova 2026-2036. Non si tratta di un semplice documento di intenti, ma di un vero e proprio manifesto
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etico e operativo che legherà il nome della nostra città
Come Regione Liguria continueremo a sostenere con
alle linee guida internazionali per il prossimo decennio.
convinzione percorsi che uniscano prevenzione, cura,
La Carta ci impone di non fermarci e anzi moltiplicare gli sforzi. C’è sempre da fare qualcosa in più nella cura e nel reinserimento sociale e lavorativo, e per farlo abbiamo bisogno di un modello integrato. Le istituzioni,
inclusione sociale e lavorativa, valorizzando il lavoro straordinario delle comunità terapeutiche e di tutte le realtà che ogni giorno operano accanto alle persone più fragili.
il Terzo Settore — come la Fondazione CEIS Genova
Vi ringrazio ancora per aver scelto Genova e la Liguria
che da anni porta avanti un lavoro straordinario — e
per questo importante appuntamento internazionale
le comunità terapeutiche devono lavorare in sinergia.
che saremo lieti di ospitare ogni volta che ce ne sarà la
Dobbiamo essere in grado di offrire risposte rapide,
possibilità.
basate su standard condivisi a livello globale, ma calate sulle esigenze specifiche delle nostre comunità. La Liguria vuole essere apripista in questo percorso. Stiamo
investendo
fortemente
sul
territorio
per
intercettare il disagio in modo precoce, potenziando la rete di supporto psicologico e psichiatrico e offrendo ai giovani alternative concrete attraverso lo sport, la formazione e il lavoro. Il reinserimento sociale non è il traguardo finale del percorso di cura, ma è l’inizio di una nuova vita, e su questo fronte le nostre istituzioni regionali non faranno mai un passo indietro. Il Symposium ha dimostrato che quando le migliori menti e i cuori più generosi del mondo si uniscono, possiamo davvero cambiare le cose.
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La Carta di Genova e il futuro delle comunità terapeutiche Una visione per i prossimi dieci anni di Luciano Squillaci, Presidente Federazione Italiana Comunità Terapeutiche (FICT) ETS
In un tempo in cui si fa fatica a parlare di speranza, di
diverse,
futuro e di prospettive, il Symposium mondiale delle
riconoscersi come parte di una stessa famiglia. È questo
Comunità Terapeutiche che si è svolto a Genova ha
patrimonio comune di valori, relazioni e responsabilità
rappresentato un momento straordinario e significativo.
condivise che ha reso possibile la Carta di Genova e che
Per tre giorni operatori, responsabili di comunità terapeutiche, istituzioni, ricercatori e organizzazioni
le
comunità
terapeutiche
continuino
a
rappresenta oggi una delle nostre maggiori risorse per affrontare il futuro.
provenienti da oltre quaranta Paesi si sono confrontati
La riflessione nasce in un momento particolarmente
sulle grandi sfide che attendono il mondo delle
delicato.
dipendenze. Un confronto che ha portato alla redazione della Carta di Genova 2026-2036, un documento che non vuole essere soltanto una dichiarazione di principi, ma una bussola per orientare il lavoro delle comunità terapeutiche e dei sistemi di cura nel prossimo decennio.
A livello mondiale il fenomeno delle dipendenze continua a crescere. Secondo i dati delle Nazioni Unite, quasi 300 milioni di persone fanno uso di droghe e oltre 39 milioni convivono con disturbi correlati all’uso di sostanze. In Europa assistiamo alla diffusione di nuove sostanze, all’aumento del policonsumo e a una
A Genova abbiamo sperimentato ancora una volta
crescente complessità dei bisogni. Anche in Italia il
come, pur provenendo da culture, lingue ed esperienze
quadro è in rapida evoluzione: aumentano le situazioni
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in cui dipendenza, disagio psichico, fragilità sociale e povertà si intrecciano tra loro.
educativo e terapeutico. È la ricerca della massima autonomia possibile.
I dati della FICT confermano questa trasformazione. Nel 2025 la nostra rete ha seguito oltre 11 mila persone. Le persone accolte nei servizi per le dipendenze
Ed è la convinzione profonda che nessuno sia irrecuperabile.
sono state 6.776. Quasi una su due presenta oggi
Questi principi rappresentano il patrimonio più prezioso
come sostanza primaria cocaina o crack. Crescono
che abbiamo costruito in decenni di esperienza e che la
il
Carta di Genova rilancia con forza.
policonsumo,
le
comorbilità
psichiatriche
e
le
dipendenze comportamentali.
La sfida dei prossimi anni sarà riuscire ad armonizzare
Particolarmente significativo è il fenomeno del gioco
la crescente esigenza di interventi personalizzati
d’azzardo patologico, che negli ultimi cinque anni ha
con la dimensione comunitaria. Perché la comunità
registrato una crescita superiore al 100% all’interno dei
terapeutica non è soltanto un luogo di cura. È una
nostri servizi.
palestra di relazioni, responsabilità, partecipazione e
Ma c’è un altro dato che deve farci riflettere: l’aumento
La Carta di Genova ci ricorda inoltre che la comunità
delle fragilità giovanili. Vediamo crescere situazioni di isolamento, vulnerabilità relazionale, disagio psicologico e dipendenze che spesso
non
passano
cambiamento.
più
soltanto
attraverso
le
sostanze ma attraverso il digitale, i social network e nuovi comportamenti compulsivi. Allo stesso tempo registriamo una crescita della presenza femminile nei percorsi di cura e nuove forme di vulnerabilità che chiedono risposte specifiche.
non può più essere pensata soltanto come uno spazio fisico protetto. Deve essere sempre più presente nei territori, nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi della vita quotidiana. Deve contribuire a costruire reti sociali capaci di prevenire il disagio, sostenere le fragilità e accompagnare le persone nei percorsi di inclusione. La comunità terapeutica del futuro dovrà essere sempre più una comunità aperta, capace di costruire alleanze educative e sociali con il territorio.
Di fronte a questo scenario dobbiamo porci una domanda semplice ma decisiva: quanto le nostre comunità terapeutiche sono oggi adeguate ai bisogni del futuro?
Per questo la prevenzione rappresenta oggi una priorità assoluta. Nel 2025 le attività educative e preventive della FICT hanno raggiunto oltre 83 mila persone, in gran parte giovani. È una strada che dobbiamo
Credo che questa sia una delle questioni centrali emerse a Genova.
continuare a percorrere con determinazione. La Carta di Genova ci consegna anche un messaggio
Le comunità terapeutiche hanno dimostrato in oltre
più profondo. Ci ricorda che le comunità terapeutiche
cinquant’anni di storia una straordinaria capacità di
non sono nate da una teoria elaborata a tavolino, ma
adattamento. Hanno saputo cambiare, innovare e
dall’incontro con persone concrete, spesso le più fragili,
rispondere a fenomeni che mutavano continuamente.
emarginate ed escluse. Sono nate dalla convinzione che
Oggi siamo chiamati a fare un ulteriore passo avanti.
ogni persona valga più della propria dipendenza e che
Dobbiamo personalizzati,
sviluppare capaci
percorsi di
sempre
rispondere
alle
più
il cambiamento sia sempre possibile.
diverse
In un tempo in cui il rischio è quello di ridurre tutto a
tipologie di dipendenza e alla crescente complessità
una prestazione, a un protocollo o a una diagnosi, la
delle situazioni individuali. Ma dobbiamo farlo senza
Carta riafferma un principio essenziale: la persona
perdere ciò che rende unica l’esperienza comunitaria.
viene prima del sintomo. La cura non consiste soltanto
Esiste infatti un filo rosso che unisce le comunità terapeutiche di tutto il mondo, al di là delle differenze culturali, organizzative e metodologiche. È il principio della centralità della persona. È il valore delle relazioni come principale strumento
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nell’interrompere un comportamento problematico, ma nell’accompagnare qualcuno a riscoprire il proprio valore, le proprie risorse e il proprio posto nella comunità. Per questo continuiamo a credere che la comunità terapeutica sia molto più di un servizio. È un luogo
in cui si sperimenta la responsabilità condivisa, si
E oggi più che mai abbiamo bisogno di costruire
ricostruiscono legami, si apprende nuovamente a vivere
comunità capaci di non lasciare indietro nessuno.
insieme agli altri. È uno spazio in cui la vulnerabilità non viene nascosta, ma accolta e trasformata in possibilità di crescita. La Carta di Genova afferma con forza che lo stigma non
Questa è la sfida che ci attende nei prossimi dieci anni. Ed è il messaggio più importante che la Carta di Genova consegna alla FICT, all’Italia e alla comunità internazionale.
può avere posto dove esistono dignità, accoglienza e speranza. E ribadisce ciò che settant’anni di esperienza delle comunità terapeutiche hanno dimostrato: il cambiamento è sempre possibile. I prossimi dieci anni ci chiederanno di essere capaci di innovare senza perdere la nostra identità, di accogliere nuove fragilità senza rinunciare ai valori che hanno reso le comunità terapeutiche uno strumento efficace di cambiamento umano e sociale. Per la Giornata Internazionale contro l’Abuso e il Traffico Illecito di Droga del 2026 abbiamo scelto uno slogan che sintetizza la visione emersa a Genova: “Noi insieme. Il filo rosso della vita. Relazioni. Cura. Comunità. Futuro.” Perché la dipendenza divide, isola e allontana. Le relazioni, invece, uniscono.
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Prima della Carta di Genova 2026. Il mondo delle comunità terapeutiche raccontato dai numeri di Sara Preti, Davide Valenzona, Anna Zunino, Daniele Musian, Sonia Salvini, staff docenti Facoltà di Scienze della Formazione (DISFOR) Università di Genova
con il compito di seguire i lavori del tavolo assegnato e di prendere nota tanto dei contenuti emersi quanto del processo attraverso cui il gruppo li ha costruiti. Uno sguardo esterno, dunque, su una narrazione che il mondo delle comunità terapeutiche stava facendo su di sé. Prima di raccontare che cosa è accaduto in quelle giornate, a cui è dedicato il contributo che segue, ci è però sembrato utile fare un passo indietro e provare a rispondere ad alcune domande preliminari: che cosa sono, esattamente, le comunità terapeutiche? Chi sono le persone che vi si rivolgono, e come stanno cambiando i loro bisogni? Sono domande che non riguardano solo chi osserva dall’esterno: sono le stesse che hanno attraversato i tavoli del Symposium, e che rendono meno astratto l’esercizio di riscrivere una carta di valori condivisa. Per provare a rispondere facciamo riferimento al report nazionale “Il Sistema dei Servizi” pubblicato nel Dal 18 al 20 maggio 2026 si è tenuto a Genova il
2026 e realizzato dalla Federazione Italiana Comunità
Symposium Internazionale della World Federation of
Terapeutiche (FICT ETS), che ha raccolto in modo
Therapeutic Communities (WFTC), tre giornate nelle
sistematico e analizzato i dati provenienti dagli Enti del
quali operatori provenienti da contesti geograficamente
Terzo Settore accreditato tra il 2017 e il 2025. Il report
e culturalmente distanti si sono confrontati sui valori,
offre una fotografia particolarmente utile del campo in
sui principi etici e sugli obiettivi comuni del lavoro
cui si è mosso il dibattito genovese. Ci concentriamo, in
nelle comunità terapeutiche. Il confronto su queste
particolare, sull’area delle dipendenze: il tema centrale
tematiche si è sviluppato all’interno di cinque gruppi di
dell’evento.
lavoro ed è poi confluito nella Carta di Genova 2026: un manifesto internazionale che richiama le comunità terapeutiche all’accoglienza e all’inclusione sociale e
Una rete, non un luogo
che è destinato a orientarne l’operato nei prossimi dieci
Il primo elemento da chiarire è che la comunità
anni.
terapeutica, oggi, non è un luogo isolato ma il nodo
Abbiamo partecipato all’evento in qualità di osservatori esterni, in rappresentanza dell’Università di Genova,
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di un sistema. La FICT riunisce 45 Centri federati che gestiscono oltre 600 servizi socio-sanitari e socioassistenziali distribuiti su tutto il territorio nazionale,
articolati per target e bisogni specifici: dipendenze
carico dal privato sociale italiano.
patologiche, minori, salute mentale, migranti, inclusione sociale. Nel 2025 i servizi censiti sono 271 (erano 279 nel 2024 e 243 nel 2023) e comprendono strutture
Chi sono le persone accolte
residenziali e semiresidenziali, servizi ambulatoriali,
La composizione dell’utenza sta cambiando. Gli uomini
servizi specialistici e interventi di primo livello, come
restano largamente prevalenti (5.413, pari al 79,9%),
gruppi di auto-aiuto o servizi di consulenza.
ma la componente femminile cresce più rapidamente:
Complessivamente, nel 2025, i Centri FICT hanno
da 926 donne nel 2022 a 1.363 nel 2025, con un
assistito 11.208 persone, grazie al lavoro di 2.049
incremento del +47% a fronte del +37% maschile. Un
operatori specializzati e 1.301 volontari. L’area delle
dato che, come segnala il report, non indica soltanto
dipendenze da sostanze rappresenta il 60% dell’utenza,
una crescita numerica ma un cambiamento nella
seguita dai minori (11%), dai migranti (10%), dai familiari
natura della domanda di cura: maggiore emersione
(9%) e dal gioco d’azzardo patologico (7%).
del bisogno, riduzione di alcune barriere all’accesso, aumento di situazioni di disagio complesso.
L’area delle dipendenze: un massimo storico
Sul piano dell’età, il nucleo principale è la fascia 2640 anni (2.927 utenti, 43,2%), seguita dagli over 40
Nel 2025 le persone in carico ai servizi FICT per
(2.365, 35%). L’elemento più significativo del 2025 è
dipendenze da sostanze sono state 6.776: un nuovo
però il raddoppio dei giovani adulti 18-25 anni, passati
massimo storico, in crescita del +5,6% rispetto al 2024
da 631 a 1.254 utenti (+99%): dopo anni di progressivo
e del +48% rispetto al 2017 (4.564 utenti). Il trend non è
invecchiamento dell’utenza, si registra un parziale
lineare a causa di una flessione nel periodo pandemico,
ringiovanimento. I minori restano una quota marginale
ma dal 2022 la ripresa è costante e nel 2025 si è
(230 utenti, 3,4%).
consolidata su livelli elevati. Non si tratta più, osserva il report, di un recupero post-pandemico, ma di un ampliamento strutturale della domanda.
Il profilo socio-economico dell’utenza evidenzia una diffusa condizione di fragilità. Nel 2025, quasi la metà degli utenti risulta disoccupata (48,1%) e solo circa un
Il peso specifico di questa rete emerge dal confronto
terzo occupata, mentre le situazioni di vulnerabilità
con il quadro nazionale: secondo i dati della Relazione
lavorativa interessano oltre sei persone su dieci. Anche
annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze, nel
il livello di istruzione è generalmente basso: oltre la
2025 gli utenti in carico al privato sociale in Italia sono
metà dei soggetti possiede al massimo la licenza
15.562. I 6.776 seguiti dalla FICT ne rappresentano circa
media. Pur accedendo nella maggior parte dei casi da
il 43,5%: quasi una persona su due tra quelle prese in
una residenza stabile, una quota significativa proviene
23
da contesti di marginalità, come strutture penitenziarie,
il completamento del percorso resta la modalità più
altre comunità o condizioni di senza dimora. Inoltre,
frequente (27%), ma il 24% interrompe il trattamento
circa un utente su otto è in carico con un provvedimento
per fuga o abbandono. La comunità, insomma, è
dell’autorità giudiziaria, nella maggior parte dei casi in
sempre più un luogo che si sceglie e che, in una quota
affidamento in prova.
non trascurabile di casi, si sceglie anche di lasciare. Come ricorda l’introduzione del report FICT, dietro ogni dato raccolto vi è una storia personale, un percorso di
Il cambiamento delle sostanze È
forse
qui
che
il
quadro
si
allontana
sofferenza ma anche una possibilità di cambiamento; di
più
i numeri, se letti con responsabilità, non riducono la
dall’immaginario consolidato. La sostanza primaria
persona a un dato, ma consentono di comprendere
per cui si richiede trattamento è oggi la cocaina: 2.519
meglio i fenomeni e di orientare le risposte dei servizi,
utenti, il 37,2% del totale. Sommando cocaina e crack
ad esempio per prevenire l’abbandono del trattamento
si arriva a 3.288 persone, pari al 48,5% dell’intera
da parte degli utenti prima della regolare conclusione.
utenza monitorata: quasi un utente su due accede ai servizi FICT per problematiche legate a sostanze cocainiche. L’alcol è la seconda sostanza primaria (1.301 utenti, 19,2%), in crescita del +28% rispetto al 2020. Emerge inoltre come l’alcol continui ad avere un ruolo trasversale, risultando frequentemente associato ai consumi problematici principali.
I
cambiamenti
che
hanno
interessato
l’utenza,
l’evoluzione dei consumi, l’emergere di nuovi strumenti e metodologie: sono questi i temi sui quali gli operatori riuniti a Genova hanno riflettuto per rileggere la propria storia e delineare il futuro delle comunità terapeutiche. Interrogarsi
sulla
propria
identità
significa
oggi
riconoscere che le persone che bussano alla porta non
Specularmente, l’eroina, che ha storicamente definito
sono più quelle di trent’anni fa e che, per continuare
l’identità stessa delle comunità terapeutiche, continua
a essere luoghi di cura efficaci, anche le comunità
il proprio ridimensionamento, con un calo significativo
devono sapersi trasformare senza perdere i valori che
del consumo negli ultimi anni. Rappresenta oggi
le definiscono.
circa l’11% dell’utenza, mentre nel 2020 costituiva oltre un quarto dei casi trattati. In crescita, invece, le dipendenze da benzodiazepine e psicofarmaci (134 utenti, +144% rispetto al 2024), spesso associate a comorbilità psichiatriche. Da notare come queste ultime non rappresentino più un elemento accessorio, ma una componente strutturale della presa in carico.
(È a partire da questo sfondo che, nel contributo che segue, proveremo a raccontare come si è arrivati alla Carta di Genova: non tanto il documento in sé, quanto il processo - fatto di ascolto, di cautele, di silenzi e di parole condivise - attraverso cui un gruppo internazionale di operatori ha provato a dire, insieme, chi è.)
A rendere il quadro ancora più complesso è il policonsumo, ormai caratteristica strutturale della presa in carico: nel 2025 una seconda sostanza è stata rilevata in 4.929 casi, circa il 73% dell’utenza. Ed è interessante notare come cambino i ruoli: l’alcol, seconda sostanza primaria, diventa la prima come sostanza secondaria (31,5%), così come la cannabis passa dal 7,4% come primaria al 21,8% come secondaria.
La comunita’ come villaggio: il gruppo come risorsa per l’esplorazione dell’identita’ delle comunita’ terapeutiche “La comunità come villaggio”. Nella parte finale della Carta di Genova, queste sono le parole attraverso cui gli operatori hanno deciso di definire il luogo in cui quotidianamente cercano di connettere prospettive,
Perché questi numeri contano Vale la pena aggiungere un dato che interroga le comunità su quali siano le strategie utili ed efficaci per accompagnare la persona fino al termine del percorso di trattamento. Nel 2025, su 5.968 utenti con dato disponibile, il 68% dichiara di essere entrato in comunità per scelta personale. Sul versante delle uscite,
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bisogni, risorse di persone che cercano di rileggere la propria storia per delineare nuove traiettorie di vita. La comunità, il villaggio, rappresenta il contesto in cui ciascuno può incontrare l’altro, e attraverso questo incontro dare forma al proprio sé. Un incontro di saperi, in modo diverso esperti, che rende possibile riflettere sul passato e tracciare scenari futuri.
Questo modello operativo ha organizzato e attraversato le tre giornate del Simposio della World Federation of Therapeutic Communities (WFTC), all’interno delle quali operatori provenienti da contesti geograficamente e culturalmente distanti hanno cercato di rintracciare e affermare gli elementi comuni del loro lavoro nelle comunità terapeutiche, con l’obiettivo di elaborare una carta condivisa di valori, principi etici e obiettivi comuni. Lo hanno fatto scegliendo di utilizzare come
riflessione gruppale. L’esigenza di arricchire questo processo riflessivo ha condotto gli organizzatori del Simposio alla decisione di inserire, all’interno di ogni gruppo, un osservatore esterno, proveniente dal mondo accademico, che potesse restituire uno sguardo “altro” sulla narrazione che il mondo delle comunità terapeutiche faceva su di sé.
chiave di lettura la linea del tempo, interrogandosi sulla
La presenza dei ricercatori dell’Università di Genova
propria storia, sul proprio presente, e sulle direzioni da
è stata generalmente accettata dai gruppi, e si è
dare al proprio futuro.
configurata come uno strumento utile alla rilettura
La scelta è stata quella di strutturare la riflessione attraverso il lavoro in piccoli gruppi (in due casi omogenei per nazionalità italiana, in altri tre con composizione internazionale caratterizzata da eterogeneità culturale e geografica), creando uno spazio di pensiero in cui fosse possibile per ogni partecipante portare la propria esperienza, i propri valori, i propri dubbi, e condividerli con gli altri. Nonostante le ineludibili differenze, sono emerse posizioni di particolare assonanza e coerenza, suggerendo l’esistenza di sottoculture professionali condivise. Lo sviluppo del dialogo è stato reso possibile dalla presenza, in ogni gruppo, di un facilitatore, che ha sostenuto il processo riflessivo cercando di garantire equilibrio nella partecipazione, e ha aiutato il gruppo a focalizzare i principali snodi dei temi via via affrontati. In alcuni gruppi il facilitatore è stato supportato da un componente con funzioni di segretario, che aveva il compito di tenere traccia dei contenuti emergenti dalla
delle dinamiche e alla sistematizzazione dei contenuti prodotti dalla discussione. In un caso, tuttavia, la presenza di un elemento esterno ha attivato un atteggiamento difensivo da parte del facilitatore, probabilmente per un vissuto di responsabilità rispetto alla tutela del processo riflessivo. Si ritiene che una maggiore cura della fase istituente dei lavori di gruppo e una chiara definizione del ruolo e delle funzioni dell’osservatore potrebbero incidere sulle dinamiche e sul processo di gruppo. Il lavoro si è caratterizzato in quasi tutti i gruppi per una forte coerenza con i valori dichiarati dall’approccio comunitario: inclusione, ascolto, accettazione, non giudizio, partecipazione democratica. La condivisione dei contributi è avvenuta in un clima positivo e costruttivo, che ha reso possibile l’emergere di una pluralità di elementi e l’accoglimento delle divergenze. Lo scambio tra i partecipanti si è caratterizzato per un sostanziale equilibrio negli interventi, anche se alcuni
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di questi sono risultati maggiormente influenti rispetto
tema delle dipendenze. Alcuni contenuti si sono così
ad altri nella costruzione del pensiero del gruppo.
soltanto giustapposti, senza attivare un processo di
Per quanto concerne la partecipazione, essa è stata
rielaborazione che consentisse il superamento delle
generalmente sostenuta, anche se è emerso come in
specificità individuali verso il riconoscimento e la
uno dei gruppi la possibilità di esprimere la propria
valorizzazione degli elementi comuni.
posizione è stata garantita a ciascun componente dalla scelta del facilitatore di effettuare per ogni tema un giro di tavolo (alternativamente in senso orario e antiorario, in modo da ridurre l’influenza legata all’ordine di parola), mentre in un altro il facilitatore non ha sostenuto la possibilità per tutti di intervenire, tanto che chi non aveva preso la parola il primo giorno è rimasto in silenzio anche nei successivi. In quasi tutti i gruppi il facilitatore è stato oggetto di comunicazioni “uno-a-uno”, mentre è stata rilevata maggiore difficoltà di interazione orizzontale tra i partecipanti. Gli interventi sono stati sempre rispettosi, privi di giudizio, mai screditanti le posizioni altrui. È emerso, inoltre, il particolare interesse dei partecipanti per la condivisione del significato dei termini utilizzati nella discussione, a testimoniare la consapevolezza del rischio insito in un uso impreciso (per ragioni di lingua o di differenze culturali e valoriali) dei concetti ai fini della costruzione di un documento unitario e rappresentativo del pensiero di ciascuno.
Gli elementi emersi dall’osservazione sollecitano quindi una riflessione rispetto al potenziale migliorativo che
potrebbe
comportare
l’inserimento
di
alcuni
correttivi a livello metodologico nella gestione dei gruppi. Tra questi, una particolare attenzione alla promozione di dinamiche dialogiche tra i partecipanti, al sostegno dell’espressione del punto di vista di ogni componente (per esempio, attraverso l’utilizzo di postit, posizionati su una lavagna, su cui ogni partecipante all’inizio della discussione annota le parole-chiave del proprio intervento, in modo da ridurre l’influenza delle
posizioni
altrui),
alla
esplicitazione
delle
modalità attraverso cui il gruppo assumerà le proprie decisioni, all’utilizzo di tecniche di facilitazione della discussione, alla definizione preliminare di una griglia osservativa condivisa, all’integrazione tra le annotazioni del segretario e quelle dell’osservatore. Ancora, la condivisione delle domande-stimolo, in modo da consentire a ciascun partecipante di riflettere sul contributo da portare; la possibilità di avere contezza
I lavori di gruppo sono stati caratterizzati da una
di quanto emerge progressivamente dalla discussione
sostanziale assenza di conflittualità o di momenti di
(attraverso un dispositivo di condivisione in tempo
esplicito disaccordo tra i partecipanti. Questa dinamica
reale degli appunti), in modo che il gruppo possa
risulta in linea con quanto accade nel momento in cui il
validarlo passo dopo passo; il decentramento della
gruppo si costituisce, in cui l’esigenza dei partecipanti
riflessione in sottogruppi che lavorano parallelamente
è quella di entrare in contatto con gli altri componenti,
sul tema, per poi convergere in plenaria e produrre un
cercando di comprenderne i posizionamenti e di
contributo unitario, in modo da moltiplicare gli spazi di
posizionarsi a propria volta. È una fase caratterizzata
parola per ogni partecipante.
da energia e propositività, ma anche da cautela e incertezza, in cui, non avendo sufficienti informazioni sugli altri e sul contesto, si tende a evitare il conflitto. In questa prospettiva, la scelta dei facilitatori di raccogliere
estensivamente
tutti
i
contenuti
ha
consentito di sperimentare vissuti di sicurezza e
Al di là delle resistenze e dei vissuti difensivi, va comunque rilevato che il lavoro all’interno dei gruppi ha reso possibile rileggere e risignificare la storia e il presente delle comunità terapeutiche, aprendo la strada a possibili traiettorie future.
inclusione; tuttavia, nel contempo, questa modalità
Il
appare aver limitato la possibilità di estrapolare i
dell’integrazione dei contenuti portati da ogni gruppo,
contributi maggiormente rilevanti e centrali rispetto
ha restituito la ricchezza dei contributi e offerto
al tema in discussione, azione che avrebbe richiesto
all’assemblea plenaria finale il materiale dal quale, dopo
ai partecipanti differenziazione e confronto critico. La
un ulteriore momento di confronto collettivo, ha preso
sensazione condivisa dagli osservatori è stata infatti
vita la Carta di Genova, che rappresenterà il documento
quella della presenza di una difficoltà nel passaggio
cui le comunità terapeutiche saranno chiamate a
dall’ascolto alla reale integrazione di prospettive
ispirarsi per i prossimi anni.
operative e valoriali riconducibili ai diversi approcci al
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prodotto
finale,
frutto
della
condivisione
e
Le comunità terapeutiche e il silenzio dei media: un anno di dati racconta un mondo ancora invisibile di Sergio Di Paolo, sociologo, giornalista, fondatore dell’agenzia di comunicazione Words
C’è un numero, in mezzo a decine di migliaia, che da solo
strada tracciata dalla WFTC, la World Federation of
racconta la condizione delle Comunità Terapeutiche nel
Therapeutic Communities, nella “Carta di Genova” nata
dibattito pubblico mondiale: meno dell’1%. È la quota
dal simposio di maggio 2026?
di attenzione che le CT riescono a ritagliarsi dentro un oceano di circa 10 milioni di contenuti mensili dedicati al tema droga — articoli, post social, servizi radiotelevisivi
Una voce flebile, ma non muta
— in sei lingue e altrettanti continenti. Un’analisi durata
I numeri raccontano innanzitutto una marginalità. Le
un anno intero, dal 30 giugno 2025 al 30 giugno 2026,
CT restano, nell’immaginario mediatico globale, un
condotta attraverso una piattaforma internazionale di
fenomeno di nicchia: realtà riservate, poco inclini a
Web e Social Analytics, ha provato a rispondere a una
raccontarsi, percepite da fuori come lontane dal grande
domanda semplice quanto scomoda: quanto, e come,
dibattito pubblico sulle droghe. Eppure, dentro quella
il mondo parla davvero delle Comunità Terapeutiche?
marginalità, qualcosa si muove. I ricercatori individuano
E
segnali — ancora deboli, ma coerenti — con l’ambizione
soprattutto:
quella
narrazione
rispecchia
la
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dichiarata dalla Carta di Genova: portare la Comunità
netta: Giappone, Spagna e Inghilterra guardano alle
Terapeutica oltre i propri spazi protetti, dentro il
CT con favore a cui si aggiungono gli Stati Uniti in
territorio, le famiglie, la società civile.
modo lievemente positivo; Brasile, Italia, Colombia
Nell’arco dei dodici mesi analizzati, le CT sono comparse 36.100 volte nei contenuti monitorati, generando
e Argentina, invece, restano terreno di sentiment prevalentemente negativo.
un coinvolgimento complessivo stimato in 580.000 persone fra lettori, condivisioni e commenti. Non è un caso che tre paesi, da soli, dominino la conversazione:
Tre volti di una stessa missione
Brasile (42,3%), Italia (23,6%) e Stati Uniti (12,9%). Ed
L’analisi ha raggruppato i contenuti in tre grandi filoni.
è proprio dal Brasile che arrivano i contenuti più virali
Il primo, quello della cura e dei programmi terapeutici,
dell’anno — uno legato all’estensione dell’immunità
resta il più discusso: quasi 18.000 contenuti, 165.000
tributaria agli enti religiosi collegati alle CT, l’altro a un
persone coinvolte, un sentiment ancora fragile (23%
evento religioso ad alta intensità emotiva, con persone
negativo, 18% positivo). È qui che si intrecciano storie
in trattamento al centro della scena. In Italia, invece, a
diverse — dal recupero pubblico del brasiliano Givaldo
superare le 25.000 interazioni è stata la testimonianza
Alves al dibattito, mai sopito, su San Patrignano e sui
pubblica di un personaggio noto, che ha raccontato la
rischi di abuso del modello italiano, fino all’interesse
propria esperienza di dipendenza e resurrezione in una
dichiarato di Robert F. Kennedy Jr., Segretario USA
Comunità.
della Salute, per replicare quel modello negli Stati Uniti. Il secondo filone, l’integrazione sociale e rete con le
Un’isola più serena in un mare negativo
istituzioni, è quasi appaiato al primo per volume — 17.560 citazioni, 213.000 persone coinvolte — ma con
Se si allarga lo sguardo all’intero universo della
un sentiment leggermente peggiore (21,9% negativo,
comunicazione sulla droga, il quadro è cupo: il 59%
15,3% positivo). Qui si gioca la partita più delicata: il
delle narrazioni globali è negativo, contro appena l’8%
rapporto fra CT, giustizia e carcere. In America Latina
di positivo. Ma quando l’obiettivo si stringe sulle sole
le Comunità vengono spesso accostate al sistema
Comunità Terapeutiche, qualcosa cambia: la negatività
punitivo; in Italia cresce invece il dibattito su di esse
scende al 22,5%, la positività sale al 18,7%. Un divario
come alternativa alla detenzione, in particolare per i
che racconta una percezione più favorevole, anche se il
giovani. La sanità è la seconda istituzione che entra in
tema resta controverso. Il clima peggiora però appena
ballo, segue il sistema politico. Assai di meno ogni altra
si guarda al canale più diretto e meno filtrato, i social:
istituzione e le reti associative territoriali.
qui la negatività risale al 40%, contro un 20% di positivo — la conferma che la strada verso un consenso sociale più ampio, come auspicato dalla Carta di Genova, è ancora lunga.
Il terzo filone è il più piccolo — circa 3.000 messaggi — ma paradossalmente il più sereno: il benessere individuale e la qualità della vita raccolgono appena il 5,8% di negatività contro il 30,4% di positività. È lo spazio dove si parla di salute mentale, supporto
Due Comunità agli antipodi
psicologico e spirituale, della Comunità come “famiglia
Dietro i numeri aggregati si nascondono due narrazioni
persino del rapporto, sempre più attuale, fra benessere
opposte. Da una parte, le accuse più dure — soprattutto
e contenuti generati dall’intelligenza artificiale.
sostitutiva”, di nuove risposte alla crisi del fentanil e
in Brasile — di violenza, trattamenti forzati, violazioni dei diritti umani: accuse che si trasformano spesso in scontro politico quando le CT ricevono finanziamenti pubblici. Dall’altra, il racconto di un lavoro silenzioso fatto di sostegno alle famiglie, donazioni, volontariato, raccolte fondi e, specialmente in Brasile, di un forte attivismo religioso. In ogni caso, sempre, la riduzione del danno ricorre come auspicio condiviso. La geografia del sentiment disegna una mappa
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Una rete che si allarga, ma con fatica Il dato forse più significativo è la quasi perfetta equivalenza fra la comunicazione che guarda alla mission storica delle comunità (46,6%) — quella della cura — e la comunicazione rivolta all’esterno (45,8%) — quella della rete con territorio e istituzioni locali. È il segno che il “nuovo corso” della Carta di Genova
non è solo un’aspirazione sulla carta, ma un processo
e nella società civile, a cui ritornano le nostre persone.
già in movimento, per quanto ancora acerbo e a tratti
Sosteniamo
contraddittorio.
universale. Affermiamo che lo stigma non ha posto
In America Latina il quadro resta il più polarizzato: da un lato la lettura positiva della dimensione religiosa e spirituale, dall’altro accuse severe — reclusione forzata, sfruttamento,
condizioni
assimilate
alla
schiavitù
— che arrivano a mettere in discussione l’esistenza
il
diritto
alla
salute
come
principio
laddove c’è dignità. Sosteniamo ciò che settant’anni di
esperienza
vissuta
hanno
dimostrato:
che
il
cambiamento è sempre possibile. La comunità, come villaggio, è antica quanto l’umanità e noi ne siamo l’espressione più evidente.”
stessa delle CT. Esiste poi una via intermedia, dove
Una promessa ambiziosa, per un mondo che, almeno
le Comunità sono accettate come luoghi di cura
per ora, fatica ad ascoltarla.
autonomi, pur fra richieste di terapie più radicali, come emerso in alcuni contenuti virali statunitensi. E c’è infine una visione, crescente soprattutto in Italia — secondo paese al mondo per interesse verso le CT — e in alcuni paesi sudamericani che le immagina sempre più come alternativa al carcere, in particolare per i minori.
Una sfida ancora tutta da vincere Resta, sullo sfondo, il dato strutturale da cui tutto parte: meno dell’1% del buzz mondiale sulla droga. Un margine minimo su cui costruire il futuro immaginato dalla Carta di Genova, che ha chiuso il Simposio del 18, 19 e 0 maggio 2026 con queste parole: “Ci impegniamo ad estendere la comunità terapeutica oltre i nostri spazi protetti, sul territorio, nelle famiglie
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Syposium WFTC Genova 2026: il backstage di Aldo Castello, Responsabile Centro Studi di Fondazione CEIS Genova
La World Federation of Therapeutic Communities
dalla manifestazione: la presidente WFTC Sushma
(WFTC) aveva annunciato più di un anno fa che la
Taylor, il direttore generale Phaedon Kaloterakis, il
prossima edizione del Symposium si sarebbe tenuta
consigliere Paolo Merello (in rappresentanza dell’ente
a Genova. Un evento di grande importanza per la
organizzatore)
Federazione che ogni dieci anni riunisce per tre giorni
(Federazione Italiana Comunità Terapeutiche) per i
esperti di tutto il mondo attorno al tema del futuro
rapporti internazionali.
prossimo
delle
comunità
terapeutiche.
La
scelta
dell’Italia, di Genova e del CEIS Genova, il Centro di Solidarietà che ha sede nel capoluogo ligure, ha emozionato e inorgoglito l’organizzazione guidata da Enrico Costa, persona molto attiva anche a livello internazionale, Vicepresidente WFTC.
e
Andrea
Ascari,
referente
FICT
Al gruppo si sono affiancate altre cinque figure con compiti organizzativi e impostativi: Aldo Castello responsabile del Centro Studi e ricerche del CEIS di Genova,
Alessandro
Censi
relazioni
esterne
comunicazione
e
Buffarini,
responsabile
CEIS
Genova,
portavoce del presidente Enrico Costa; Sergio Di
Il Simposio è stato preceduto da un percorso di
Paolo, sociologo, consulente alla comunicazione con
preparazione
precedenti
esperienza pluriennale sulle attività WFTC; Agnese
edizioni sempre a Genova nel 2010 e a Maiorca in
analogo
a
quello
delle
Schiaffino, addetta alla logistica insieme allo stesso
Spagna nel 2016. Il coordinamento è stato affidato a
Censi Buffarini.
un gruppo centrale di progetto di quattro persone, che si sono incontrate con continuità fino a pochi giorni
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La Regione Liguria ha sostenuto la realizzazione dell’evento e ha facilitato l’accordo con Palazzo Ducale,
la sede storica dell’Antica Repubblica Genovese, sede
di Genova 2026-2036”, documento conclusivo dei
della manifestazione.
lavori, definito dagli organizzatori come sintesi delle
Ha partecipato il Dipartimento delle Politiche contro la Droga e le altre Dipendenze della Presidenza del
posizioni condivise dal movimento delle comunità terapeutiche a livello internazionale.
Consiglio dei Ministri, rappresentato dal direttore Paolo
Non secondario, a partire dalla conferenza stampa
Molinari e dalla referente tecnica Elisabetta Simeoni,
che ha preannunciato l’evento il 29 aprile, l’incremento
che segue da anni il movimento delle comunità
della copertura mediatica sul tema delle dipendenze a
terapeutiche a livello nazionale. Tra i partecipanti
livello internazionale nei mesi di aprile e maggio con
istituzionali anche il sottosegretario alla Presidenza
particolare concentrazione di contenuti riferiti all’Italia.
del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano, che nel corso del mandato di governo si è occupato del tema delle tossicodipendenze, sostenendo l’aggiornamento degli strumenti di presa in carico del sistema pubblicoprivato di settore. L’Università di Genova ha collaborato all’iniziativa: il rettore Federico Delfino ha seguito da vicino il progetto e ha messo a disposizione un gruppo di cinque osservatori tecnici, coordinato dal professor Enrico Di Bella, con il compito di monitorare lo svolgimento scientifico dei lavori. Il percorso che ha portato al Symposium è iniziato con mesi di anticipo rispetto all’evento attraverso una serie di riunioni preparatorie finalizzate a individuare i temi centrali del dibattito: le esigenze attuali delle comunità terapeutiche e le condizioni necessarie per restare centrali, credibili e utili nei prossimi anni. Il lavoro preparatorio ha previsto la trasformazione di questi temi in domande e sotto-domande pensate per raccogliere esperienze, criticità e proposte concrete dai partecipanti, con l’obiettivo dichiarato di andare oltre il formato del convegno con soli interventi frontali, favorendo il confronto diretto tra i delegati.
I partecipanti e gli invitati alle sessioni plenarie del Simposio sono stati accolti da Enrico Costa, Vicepresidente WFTC e Presidente del CEIS di Genova che ha illustrato le finalità del Simposio. Una occasione di riflessione generativa di suggestioni e orientamenti nel prossimo decennio per le centinaia di Comunità rappresentate ma anche di sensibilizzazione per le grandi istituzioni internazionali e governative che si occupano di dipendenze. A seguire, i saluti e i contributi all’avvio dei lavori seguiti nella sessione plenaria del 18 maggio sono stati portati da Sua Eminenza Padre Marco Tasca, Arcivescovo di Genova, Alfredo Mantovano Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in videoconferenza, Maria Teresa Bellucci Vice Ministra del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Fabrizio Benente Prorettore dell’Università di Genova, Sushma
Taylor
Presidente
World
Federation
of
Therapeutic Communities, Luciano Squillaci Presidente Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche e Paolo Molinari, Capo Dipartimento delle Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e infine Silvia Salis Sindaca del Comune di
Il desk di accoglienza, gestito da tirocinanti universitari
Genova e Marco Bucci Presidente della Regione Liguria,
e volontari del servizio civile, ha operato dalle prime
cui è andato il ringraziamento del CEIS per il sostegno
ore del mattino fino al pomeriggio inoltrato per l’intera
dato all’attività dell’ente da oltre cinquant’anni. In molti
durata dell’evento, occupandosi della registrazione e
interventi è stata ricordata la figura della fondatrice
assistenza ai partecipanti in più lingue.
Bianca Costa Bozzo.
Durante le tre giornate si è svolto un grande intervento
I lavori sono stati avviati da Sushma Taylor e Phaedon
in plenaria al quale hanno partecipato circa 500
Kaloterakis (Presidente e Managing Director della
persone e sessioni di lavoro parallele con un’ampia
Federazione Mondiale delle Comunità Terapeutiche)
partecipazione internazionale di delegati di culture
chiedendo
e sistemi di cura differenti riuniti attorno a temi
rappresentati di rispondere a tre domande: “Cosa
comuni: centralità della persona, valore della relazione
facciamo e come lo facciamo” (Il passato: chi siamo e
terapeutica e necessità di innovazione nei modelli di
come siamo arrivati fin qui”, “Cosa è cambiato nel tempo
intervento.
nelle comunità terapeutiche” (Il presente: ciò che ci
Al termine del Symposium è stata presentata la “Carta
ai
delegati
dei
cinque
continenti
rende unici) e “Cosa dovrebbe cambiare nelle comunità terapeutiche” (Il futuro: ciò che deve guidarci).
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L’ECCELLENZA ITALIANA DEL COLORE www.gruppoboero.it 32