LâABBRACCIO
Il Gioco dâAzzardo Patologico
Giocare è una emozione naturale ma lasciarsi sopraffare dal gioco e riporre la propria vita nelle mani di unâentitĂ esterna e salvifica denominata fortuna, vincita o Jackpot diventa un problema sia individuale che collettivo, quindi un problema sociale.
Quando il gioco diventa patologico si porta via tutte le energie, tutte le risorse, tutto il patrimonio.
LâAgenzia delle Dogane ci dice che gli italiani spendono piĂš di 111 miliardi di euro lâanno in scommesse. Questa immensa somma proviene essenzialmente da persone in cerca di riscatto sociale e di una salvezza affidata al caso.
Sfortunatamente lâattuale società è viziata da scenari pubblicitari che promettono la facile risoluzione dei problemi e la felicitĂ a portata di clic.
Come affrontare la patologia del gioco dâazzardo?
Investire in prevenzione, soprattutto con i giovani, può rafforzare le difese?
I servizi di supporto psicologico possono lenire le ferite?
Come si può fare per rafforzare lâidentitĂ delle persone?
Con questi interrogativi e consci dellâimportanza del tema abbiamo interpellato esperti del settore e a questi siamo infinitamente grati.
Buona lettura!
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2023 n109 Enrico Costa
Il gioco dâazzardo patologico Editoriale di Luciano Squillaci 3 Giochi:
modello concessorio rafforzato per la tutela della salute e della legalitĂ di Antonio De Donno 5 Gioco dâazzardo. Diamo i numeri di Sonia Salvini 8 Non è un gioco.
epidemia sommersa. di Luciano Gualzetti 10 Rincorrere la fortuna tra la speranza e lâamarezza di Luca Pallavicini 13
dâazzardo industriale e boom dellâonline, tra ragioni del profitto e diritti della persona di Maurizio Fiasco 15
Alessio Masnata 18
un
LâAzzardo,
Gioco
Lâazzardo non è un gioco di
LâABBRACCIO
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Siamo qui perchĂŠ non câè alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto nĂŠ può conoscere se stesso nĂŠ gli altri, sarĂ solo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni nĂŠ il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non piĂš soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.
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Dove possiamo incontrarci
Il gioco dâazzardo patologico
Editoriale di Luciano Squillaci, Presidente della F.I.C.T - Federazione Italiana ComunitĂ Terapeutiche
Ormai, da tempo, ci siamo convinti di vivere un periodo storico particolarmente complicato, citando la pandemia prima e poi la guerra come fossero fattori determinanti del disagio generalizzato che caratterizza il nostro oggi, e non invece semplici elementi acceleratori che hanno consentito al male di vivere, anche sommerso, di esplodere in tutta la sua drammatica realtĂ . Il fenomeno delle dipendenze, in particolare lâazzardo, ha raggiunto negli ultimi anni una dimensione preoccupante, aumentando e modificando modalitĂ di diffusione e tendenze di consumo. E certo la pandemia non ne ha limitato la portata e la drammaticitĂ . Anzi, droga, alcol, gioco dâazzardo, hanno trovato nuovi spazi, nuovi mercati, a cominciare dal web. Oggi, teoricamente, è sufficiente un cellulare connesso alla rete per generare un giocatore dâazzardo patologico.
Il covid ha evidenziato maggiormente quanto siano profonde le fragilitĂ , le sofferenze, le solitudini. Il mondo si è fermato e siamo stati costretti a guardarci dentro, scoprendo che sofferenza e angoscia di vivere hanno trovato sollievo nellâuso continuativo di sostanze e nel gioco, come fuga dalla solitudine e da se stessi, sedativi ingannevoli per sopravvivere.
Lâazzardo è una dipendenza particolarm ente insidiosa, che provoca una forte destabilizzazione relazionale, affettiva, sociale ed economica, drammaticamente sottovalutata dalla societĂ in termini di pericolositĂ , complice lâinadeguatezza degli interventi e soprattutto una carenza culturale ed informativa. I giocatori e le loro famiglie, quando arrivano a chiedere aiuto, il piĂš delle volte, non considerano la patologia in quanto tale, ma si ritengono solo portatori di un problema di carattere economico ed al limite sociale o educativo. Quasi mai si ritengono persone con un problema di dipendenza. Eppure, come la droga, lâazzardo è un problema trasversale che sta interessando tutte le fasce dâetĂ e non solo i piĂš giovani, sempre piĂš soli e a stretto contatto con le nuove tecnologie ed internet, e come la droga è un disturbo ossessivo compulsivo specificamente definito dal DSM-5 come dipendenza comportamentale.
La tendenza che piÚ allarma è la normalizzazione di un fenomeno che rappresenta, in Italia, un nuovo agente di povertà per le famiglie e il maggior reddito per le mafie. Una normalizzazione che sta determinando, in diverse regioni, una sorta di marcia indietro rispetto la normativa piÚ restrittiva, in termini di distanze ed orari di apertura delle sale gioco, che negli anni passati aveva consentito quanto meno di porre alcuni limiti al dilagare scriteriato delle slot e delle sale scommesse.
Un messaggio diseducativo, âtutto è normale e quindi è consentitoâ che colpisce soprattutto i piĂš giovani, vittime di un disagio silenzioso, strisciante, sottotraccia, che sempre piĂš spesso trova sfogo nella dipendenza o nella depressione. Un vuoto relazionale che rende ancora piĂš vulnerabili, soprattutto gli adolescenti, di fronte ad una normalizzazione dellâeccesso sempre piĂš pericolosa e concreta.
La complessitĂ di una dipendenza come quella da gioco dâazzardo impone una riflessione di sistema. Una dipendenza subdola che distrugge tutto ciò che sta intorno alla persona: la famiglia, la salute, lâeconomia, il lavoro, persino la rete amicale, e che necessita, anche piĂš delle altre forme di dipendenza, di un intervento integrato che tenga conto di tutta questa complessitĂ . Occorre fare fronte comune, societĂ civile, servizi pubblici, territori, comuni, regioni, scuole, Chiesa, per sostenere ed accompagnare tutti coloro che si trovano dentro questo vortice di morte, lavorare per il sostegno ai familiari, impegnare risorse nel sistema di cura e nel sostegno economico, accompagnare le persone ai servizi.
Ed è necessario mettere al primo posto la formazione, lâinformazione, la prevenzione. Promuovere una corretta cultura del benessere contrapponendosi alla normalizzazione del gioco dâazzardo, come un effetto collaterale di poco conto di una societĂ liquida che inneggia al facile profitto.
Secondo i dati dellâAgenzia delle Dogane e dei Monopoli
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(AdM), nel 2022 gli italiani hanno speso 140 miliardi di euro per il gioco. Al contrario, i fondi stanziati dallo Stato per il contrasto alla dipendenza da gioco, giĂ di per sĂŠ insufficienti, spesso non vengono neanche spesi integralmente dalle Aziende sanitarie sui territori.
Si stima che in Italia, oggi, lâazzardo coinvolge una popolazione di circa 5,2 milioni di âabitudinariâ, di cui circa 1,2 milioni sono considerati problematici, ovvero con dipendenza patologica.
Numeri enormi che non possono lasciare indifferenti. E che dovrebbero preoccupare ancora di piĂš se si tiene conto dellâevoluzione che ha caratterizzato il mercato del gioco. Il periodo di lockdown lo ha mostrato ampiamente ed ha portato ad un nuovo modello di gioco rispetto al passato, solitario, decontestualizzato (ad ogni ora ed in ogni luogo), con regole semplici che ne consentono una facile accessibilitĂ e grande velocitĂ , favorendo la compulsivitĂ , e per questo rivolto ad ampie fasce di interlocutori, come gli adolescenti, tra i quali è molto diffuso attualmente il gioco delle macchine videopoker. I veri beneficiari dellâazzardo restano le lobbies finanziarie e, nella stragrande maggioranza dei casi, le organizzazioni malavitose, che utilizzano le sale slot come âlavatriciâ per i soldi sporchi e che spesso ricattano i giocatori problematici, gestendo il grande mercato parallelo dellâusura.
La grande ossessione del guadagno immediato, legato alla fortuna ed ingannevole, si manifesta come una fame compulsiva irrefrenabile, che risucchia intere famiglie nel lastrico economico e nella disperazione con âpunti di giocoâ alla portata di tutti e a pochi passi da scuole, chiese e luoghi di aggregazione giovanili per non parlare del facile accesso sul web, in particolare per i piĂš giovani.
Diventa quindi assolutamente necessario uscire da questa indifferenza, da questa anestesia emotiva che diventa un rifugio infido, sintomo di un malessere piĂš profondo, dove vince spesso lâimmagine e il culto dellâessere vincenti a tutti costi.
Abbiamo bisogno di attivare una campagna seria e duratura di sensibilizzazione, investendo su attivitĂ di informazione e formazione dei rischi, sulla cultura del benessere, dellâeducazione civica, sul senso di comunitĂ dove la persona si senta davvero parte di un
tutto. Eâ tempo di contrastare seriamente la criminalitĂ organizzata, che si nutre e si arricchisce a scapito di queste fragilitĂ . Eânecessario lanciare e promuovere la cultura della cooperazione, perchĂŠ la disperazione di una sola persona è il fallimento di tutta la societĂ e della comunitĂ intera. Da qui è fondamentale creare alleanze territoriali per prendersi cura collettivamente di tutti, tramite un patto educativo e culturale che difenda la dignitĂ delle persone, soprattutto quelle piĂš fragili, tramite un processo di contaminazione del benessere. Creare contenitori di speranza, in cui abbiano accoglienza giovani, adulti e anziani, perchĂŠ il gioco dâazzardo è trasversale e sovrasta tutte le fasce dâetĂ , in cui si possano coniugare paradigmi e tessuti sociali inclusivi (scuola, parrocchie, oratori, comuni e istituzioni)
Abbiamo infine bisogno di una Legge nazionale chiara, che stabilisca distanze e limiti alle giocate, oltre a prevedere interventi preventivi puntuali ed immediati, per evitare che le persone finiscano nella dipendenza patologica. Norme che uniformino gli interventi e i provvedimenti nelle Regioni e nei territori. Aspettiamo, altresĂŹ, il decreto sul riordino del gioco dâazzardo e siamo pronti a collaborare per iniziare a costruire percorsi di prevenzione organici, strutturali, fiduciosi che vengano messi a disposizione finanziamenti stabili, finora esigui e mal gestiti. Occorre infine trattare il gioco patologico, come peraltro tutte le altre forme di dipendenza senza sostanza o comportamentali, per ciò che realmente sono, riportando le relative deleghe allâinterno di unico Dipartimento Nazionale per le dipendenze.
Ad oggi, infatti, la suddivisione di competenze tra segmenti diversi dello Stato non consente di portare avanti una seria politica unitaria di contrasto, di prevenzione e cura per le dipendenze patologiche.
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Giochi: un modello concessorio rafforzato per la tutela della salute e della legalitĂ
di Antonio De Donno, Procuratore di Brindisi e Presidente dellâOsservatorio Giochi, LegalitĂ e Patologie dellâEurispes
Ringrazio il CEIS Genova per lâinvito ad esprimere il mio pensiero su di un tema di cosĂŹ forte impatto sociale quale quello delle dipendenze da gioco.
In premessa devo però precisare che le mie competenze in ambito socio-sanitario sono limitate e che, come Presidente dellâOsservatorio Giochi, LegalitĂ e Patologie dellâEurispes e come magistrato, ho avuto modo di interessarmi in primo luogo degli aspetti della legalitĂ relativamente allâarea del gioco pubblico, ovvero quello regolamentato dallo Stato attraverso il sistema concessorio, e di quelli assai preoccupanti che vedono la presenza dellâillegalitĂ e della criminalitĂ organizzata.
Certo, le numerose ricerche realizzate negli scorsi anni dallâOsservatorio, hanno affrontato anche il tema della dipendenza da gioco dâazzardo (D.G.A., prima indicata dal punto di vista clinico come G.A.P. ovvero gioco dâazzardo patologico). In tale ambito il nostro contributo ha segnalato, per un verso, che il cittadino in difficoltĂ in molte regioni non è adeguatamente assistito dai Servizi per le Dipendenze (SerD), per lâaltro che le legislazioni regionali e i regolamenti comunali varati con lâobiettivo di limitare i rischi di âazzardopatieâ, pur apprezzabili negli intenti non raggiungono o corrono il rischio di non raggiungere realmente il loro obiettivo e, in qualche misura possono risultare addirittura controproducenti.
Andando con ordine, dalle Ricerche di ambito territoriale il nostro Osservatorio ha dovuto constatare che lâofferta socio-sanitaria è carente.
In primo luogo, si manifesta una grande difficoltĂ a intercettare i giocatori patologici. I ânumeriâ dei cittadini presi in carico dai SerD sono poco significativi sia in valore assoluto sia in relazione allâallarme sociale che sempre piĂš si accompagna al tema delle âazzardopatieâ. Per fare un esempio, in tutta la regione Liguria nel 2021
le Asl hanno assistito 450 cittadini.
Inoltre, in molti SerD non sono applicati specifici protocolli per le dipendenze sine substantia, che per altro assai spesso rientrano in un quadro di âcomorbilitĂ â: droghe, alcol, tabagismo. Da questo punto di vista si potrebbe fare molto di piĂš, e lo stesso vale per lâarea della prevenzione attraverso attivitĂ di informazione e sensibilizzazione sui rischi del gioco che dovrebbe essere intensificata a partire dalle scuole.
Per ciò che riguarda gli strumenti principali che tutte le Regioni hanno normato nelle proprie legislazioni sul gioco, â la Liguria è stata la prima ad approvare, nel 2012, una specifica legislazione in materia â essi sono riassumibili nel cosiddetto âdistanziometroâ e nella possibilitĂ da parte dei Comuni di stabilire gli orari di esercizio delle attivitĂ del gioco. (...) Ora, la validitĂ di questi strumenti per la finalitĂ della limitazione dei rischi di insorgenza della dipendenza da gioco è dubbia. Quanto al âdistanziometroâ, ovvero al divieto di installazione di esercizi per lâofferta di gioco legale entro una determinata distanza (300-500 metri) da una serie di luoghi âsensibiliâ (scuole, chiese, ospedali, circoli culturali, ecc.), il nostro Osservatorio fin dal 2018, nellâambito di una Ricerca sulla regione Puglia, ha dovuto constatare che mentre la âdistanzaâ dei luoghi dellâofferta di gioco può rappresentare una disincentivazione per il giocatore cosiddetto âsocialeâ, per il giocatore âproblematicoâ e per quello âpatologicoâ il fatto di doversi spostare per giocare in zone distanti dai luoghi di lavoro e di abitazione, in genere piĂš frequentati e dove si è piĂš conosciuti, non rappresenta uno scoglio; anzi, al contrario, il giocatore âpatologicoâ predilige proprio la condizione di tendenziale anonimato che si realizza in luoghi ed aree meno frequentate.
Questa valutazione espressa dallâOsservatorio ha
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trovato conferma in quanto segnalato nellâimportante ricerca pubblicata, sempre nel 2018, dallâIstituto Superiore di SanitĂ .
Inoltre, dagli approfondimenti svolti è emerso che lâapplicazione del âdistanziometroâ rischierebbe di generare, in buona parte dei territori, un vero e proprio effetto espulsivo dellâofferta del gioco pubblico. Dalla mappatura effettuata sempre dallâOsservatorio di alcune aree urbane (Torino, Roma), contenente le diverse tipologie di luoghi âsensibiliâ, è risultato che lâeffetto espulsivo dellâofferta di gioco legale interesserebbe tra il 97 e il 98% delle strutture esistenti. Ho usato il condizionale perchĂŠ, malgrado tutte le legislazioni regionali abbiano contemplato al momento del varo dello strumento del âdistanziometroâ una originaria moratoria di 3/5 anni per lâadeguamento e la ricollocazione delle istallazioni e degli esercizi esistenti, con lâapprossimarsi delle scadenze tutti i Consigli regionali hanno nuovamente legiferato, âallungandoâ di ulteriori anni la moratoria o, come nel caso della Liguria, rimandando lâapplicazione di questo strumento allâavvenuta emanazione di un auspicabile âpiano nazionale sul GAPâ.
In sostanza, si può affermare che il âdistanziometroâ, a causa delle sue contraddizioni e della pratica impossibilitĂ di essere applicato per come previsto ed in modo disomogeneo sul territorio nazionale, attende che il legislatore nazionale disegni una cornice
di princĂŹpi e regole generali per garantire una certa uniformitĂ , pur riservando alle regioni spazi di manovra per le specificitĂ delle rispettive aree, ma preservando spazi territoriali adeguati allâofferta legale. In proposito, il nostro Osservatorio negli scorsi anni è stato audito da diversi Consigli regionali e dalle competenti Commissioni parlamentari. Nel corso di queste audizioni abbiamo avuto modo di illustrare quanto qui riassunto, e di segnalare il rischio inscindibilmente collegato alla compressione significativa dellâofferta legale: quello di avvantaggiare e lasciare spazi al gioco illegale e a quello gestito dalla criminalitĂ organizzata. Su questo tornerò piĂš avanti.
Lâaltro elemento che caratterizza le legislazioni regionali sul gioco, varate a partire dal 2012, è rappresentato dalla riserva per i Comuni di regolare gli orari di apertura dellâofferta di gioco pubblico. Qui la questione diviene piĂš sfaccettata, nel senso che le ordinanze sindacali variano da Comune a Comune. Tendenzialmente, al fine di ridurre le opportunitĂ di gioco nel corso della giornata, si è operato per comprimere gli orari di apertura di questi esercizi (ovvero di funzionamento degli apparecchi da gioco), fino ad un minimo di 8 ore quotidiane, in alcuni casi con interruzioni giornaliere e concentrazione delle aperture/funzionamento nella seconda serata. Anche in questo caso si è osservato che la creazione di fasce-ghetto può permettere ai giocatori piĂš incalliti di sentirsi maggiormente a proprio agio, e la limitazione oraria della possibilitĂ di gioco può
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aumentare il tasso di compulsivitĂ . Quanto osservato non intende oscurare i rischi rappresentati dalle âazzardopatieâ sul piano sociale, sanitario e individuale, ma solo contribuire a segnalare che il doveroso impegno contro la dipendenza da gioco non può prescindere da una visione complessiva e da una reale e realistica valutazione degli effetti di quanto viene avanzato per contrastarla.
In conclusione, vorrei accennare alla tematica a me piĂš congeniale: la lotta allâillegalitĂ che, come magistrato, affronto da decenni; da sempre la gestione del gioco illegale rappresenta uno dei core business della criminalitĂ organizzata. Il processo che nellâultimo quarto di secolo ha portato lo Stato a regolamentare il gioco, per sottrarlo ai circuiti illegali giĂ presenti e attivi, ha avuto il merito di limitare in buona parte lo spazio della criminalitĂ che da sempre ha gestito quello clandestino, lucrando cifre enormi e, al contempo, assicurandosi il controllo del territorio.
Le Ricerche dellâOsservatorio dellâEurispes hanno confermato un elemento da me sempre riscontrato: piĂš si comprime lâofferta legale, tanto piĂš spazio si lascia
a quello illegale. E se è vero che non mancano segnali di infiltrazioni criminali anche nella filiera legale (come peraltro avviene anche in molti altri settori industriali), da inquirente posso confermare che in questo ambito regolamentato è possibile verificare e contrastare le eventuali illegalitĂ , mentre ciò diventa molto piĂš arduo nellâarea della piena illegalitĂ , dove non esiste un modello prestabilito di riferimento ma una accentuata mutevolezza legata anche allâevoluzione tecnologica, e le regole dello Stato e le autoritĂ competenti incontrano ostacoli e difficoltĂ di controllo e repressione dei reati.
Non si possono ignorare le criticitĂ emerse in alcuni segmenti del gioco legale rispetto alle quali occorre rafforzare ancora di piĂš la rete di controlli e la prevenzione dei tentativi di infiltrazione criminale. Al contempo, va constatato che gli interessi criminali si concentrano nei business paralleli al sistema concessorio dello Stato, che sfruttano piattaforme online poste allâestero e meccanismi illeciti talora molto sofisticati.
Ritengo occorra avere la consapevolezza che il sistema legale va rafforzato e che è necessaria molta attenzione al profilo della sua distribuzione territoriale per evitare la sua totale marginalizzazione fuori dai centri abitati.
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Gioco dâazzardo. Diamo i numeri
di Sonia Salvini, responsabile del Piano Regionale Gioco dâAzzardo di Alisa e membro dellâOsservatorio Nazionale per il contrasto della diffusione del gioco dâazzardo e il fenomeno della dipendenza grave
Ho iniziato a guardare al mondo delle dipendenze attraverso i consumi, partendo dai dati. Tutti i fenomeni hanno bisogno di avere una dimensione, di essere misurabili per poter andare oltre agli stereotipi che utilizziamo per orientarci. Il gioco dâazzardo ha pochissimi dati ufficiali e ancora vive di opinioni. âTutti giocanoâ. La prima trappola è nel nome. Gioco. Da cui si fatica a liberarsi e che, per definizione, non rimanda ad alcun rischio. PiĂš in generale, molte persone sostengono di non avere mai giocato dâazzardo semplicemente perchĂŠ non fanno rientrare in questa categoria alcuni giochi come il Gratta&Vinci o il Totocalcio. Come si stabilisce dunque la soglia tra il gioco e lâazzardo, tra il ludico e il patologico? Si fissa con lâammontare del denaro impiegato e, ancor piĂš congruamente, con il tempo sociale di vita usato da chi gioca. Lâammontare del denaro impiegato, si traduce in quello disponibile che fino ad un certo âinvestimentoâ non altera lo standard di vita e che, progressivamente, porta invece a spendere piĂš di quanto si possa, attingendo ai risparmi, chiedendo prestiti, indebitandosi. Il tempo sociale di vita è quello sottratto alla famiglia, al lavoro, ad altro passatempo.
I dati sommersi, grazie alle indagini campionarie, ci permettono di dare qualche numero. Lâultima rilevazione, molto empirica, proviene dallâIstituto Superiore di SanitĂ che fornisce unâimmagine epidemiologica abbastanza importante: ci dice, infatti, che lâesperienza di gioco riguarda circa 18 milioni e mezzo di adulti e circa 700.000 minori. Di questi 18 milioni e mezzo di persone adulte, lâIstituto Superiore di SanitĂ ne seleziona circa 5,1 milioni di giocatori abitudinari; allâinterno del sottoinsieme degli abitudinari, lâindagine seleziona 1 milione e mezzo di giocatori problematici, dove si trova la patologia. Se noi guardiamo ai dati regionali (liguri), le persone con disturbo da gioco dâazzardo sono solo 450. Lâ8% circa delle persone prese in carico dai servizi. Stessa percentuale si può trasferire a livello nazionale, rendendo vano lâappello allâemergenza.
In realtĂ noi sappiamo dai dati e da quanto ci riportano i volontari delle associazioni di auto-mutuo-aiuto e antiusura, che esiste un sommerso esteso di persone che hanno un problema di dipendenza da gioco ma che non si rivolgono ai Servizi per le Dipendenze, in parte perchĂŠ non riconoscono la dipendenza e in parte perchĂŠ danno la prioritĂ alle urgenze date dallâindebitamento, dai problemi in famiglia e nel lavoro. Questo significa che câè una domanda silente di presa in carico terapeutica, che di conseguenza esiste un potenziale di bisogno molto esteso che deve essere intercettato.
Come per tutte le sostanze, nel tempo si osservano cambiamenti. Cambia la sostanza, la modalitĂ di assunzione, il contesto, la motivazione. Il gioco dâazzardo di cui parliamo oggi non è quello dal corredo iconografico affascinante che si praticava nei casinò e che vedeva coinvolte poche persone, perlopiĂš appartenenti alla classe agiata. Oggi abbiamo un gioco dâazzardo industriale, basato su tecniche di marketing che tendono a coinvolgere e catturare fasce di consumatori per ciascuna delle quali viene tracciato un profilo: secondo la composizione anagrafica, la condizione sociale-reddituale, la differenza di genere. Il gioco dâazzardo attuale, con i 111 miliardi di euro di flusso di transazioni, è gioco per le masse.
In generale, le persone non hanno conoscenze di base nĂŠ riguardo alla patologia del gioco dâazzardo, nĂŠ riguardo ai meccanismi neurologici a essa sottostanti. I concetti fondamentali sono tre (i) il fatto che il gioco patologico non è un vizio, ma un disturbo classificato allâinterno del DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali); (ii) la spiegazione dei processi neuroplastici, cioè delle modifiche cerebrali che avvengono a seguito della ripetuta esperienza del gioco; (iii) la spiegazione dei meccanismi epigenetici nello sviluppo della dipendenza.
Cosa ci dicono i clinici? Che la dipendenza si forma con lâesperienza di gratificazione da esito incerto di un evento e che questa gratificazione diventa additiva
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se la frequenza è crescente. Per tornare al tempo dedicato al gioco: una persona a rischio passa ore a giocare anche se il gioco è rapidissimo: le slot machines concludono la giocata in sei secondi. Lâalta frequenza del susseguirsi delle puntate consente di prolungare il trattenimento della persona nel gioco. In sostanza, mentre nel gioco fisico la struttura dellâimpianto porta allâesaurimento del budget in 4, 5 turni di gioco, nel gioco digitale occorrono circa 20 turni per esaurire quello stesso budget. Le slot machines hanno suoni, colori, luci, sedute, studiate per contribuire a ârimanereâ. Il gioco online compensa con maggiore tempo per esaurire la giocata. Quindi, la reiterazione è la struttura fondamentale di questo nuovo e tecnologicamente molto avanzato tipo di approccio al gioco. La reiterazione richiede tempo, tempo sottratto ad altro, a sĂŠ, alle relazioni, allo studio e lavoro. Quindi la regolazione sul tempo ricade sulle dinamiche della dipendenza e inciderebbe, se il decisore pubblico la assumesse per regolarla, in una strategia di riduzione dellâofferta.
Con il passaggio al gioco digitale, lâampiezza dei consumatori è cresciuta e sono sempre piĂš numerose le fasce giovanili. Preoccupa lâattivitĂ di gaming, praticata dai bambini attraverso giochi on line. Giochi che non prevedono vincite in denaro e che quindi non si possono definire azzardo, ma che hanno meccanismi simili e vanno a rafforzare la motivazione a continuare il gioco; assecondano quello che un bambino cerca: autonomia, competenza (illusoria possibilitĂ di condizionare lâevento â partita) e la socialitĂ che si attua nel giocare con amici coetanei, anche se distanti comunque presenti.
Rispetto ai giovanissimi, dallâindagine ESPAD del CNR
(studio europeo sui consumi tra gli studenti 15-19 anni) emerge che nellâultimo anno ha giocato il 44% degli studenti 15-19 anni. Lâ8,2% ha giocato dâazzardo online. Gli studenti giocatori con profilo âa rischioâ sono il 9,3%. Gli appartenenti a questa categoria si caratterizzano per un peggior rendimento scolastico e una maggiore predisposizione a mettere in atto comportamenti a rischio, compreso il cyberbullismo e il coinvolgimento nelle âchallengeâ, sfide e/o prove che bisogna affrontare per poter entrare a far parte di un gruppo o di una community.
Inquadrato il fenomeno, è facile arrivare alla conclusione che il paradosso è nella schizofrenia che sottende lâofferta. Sempre piĂš ampia, sempre piĂš sofisticata, sempre piĂš invadente. Non palesemente pubblicizzata ma non ostacolata. Gioca, ma responsabilmente. E le persone cadono nella rete, giocano, diventano dipendenti.
Lo Stato non protegge nellâunico modo possibile: contrarre lâofferta.
Nel frattempo, gli addetti ai lavori dietro le quinteoperatori dei Servizi, il mondo dellâassociazionismo e dellâautoaiuto, collaborano a costruire programmi che vanno dalla prevenzione allâintercettazione precoce, dalla presa in carico fino alla cura. Sempre piĂš visibili. Negli ultimi anni il gioco dâazzardo anche al Festival della Scienza, un laboratorio di prevenzione per capirne i meccanismi. Programmi di prevenzione al gioco dâazzardo nelle scuole, laboratori teatrali, spazi di ascolto e accoglienza, sportelli informativi, un camper dedicato. Presenti e visibili sul territorio, hanno accettato la sfida. Riportare al valore del tempo, alla responsabilitĂ etica, alla competenza per scegliere di non perdere. Con lâintenzione di vincerla.
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Non è un gioco. LâAzzardo, epidemia sommersa.
di Luciano Gualzetti, Presidente Consulta Nazionale Antiusura San Giovanni Paolo II
La Consulta Nazionale Antiusura da diversi anni ha intercettato lâazzardo come un fenomeno poliedrico e complesso che impatta non solo sulla vita economica, e sociale, ma anche sulla salute di una fetta importante della popolazione del Paese. Ă stata pioniera con gli appelli alle istituzioni e alla societĂ civile contro il dilagare dellâazzardopatia. Le Fondazioni Antiusura non potevano non essere critiche nei confronti di uno Stato che negli anni ha consentito che lâItalia diventasse il terzo Paese al mondo per offerta di gioco. Ma lâazzardo non è un gioco. Uccide lâeconomia legale a beneficio di quella illegale. BenchĂŠ negli ultimi anni le associazioni no slot abbiano fatto un grande lavoro per fare emergere il fenomeno in tutta la sua intensitĂ , resta ancora sommerso il dramma di milioni di famiglie coinvolte in maniera diretta o indiretta dalla azzardopatia, dallâusura, dai fallimenti, dai suicidi. Temi connessi tra loro, che in unâottica sistemica con le problematiche collegate allâaccesso al credito, abbiamo messo di recente a Bari al centro di un confronto con la Campagna Mettiamoci in Gioco, la Caritas italiana e lâABI. Secondo lâIstituto Superiore della SanitĂ , lâesperienza di gioco riguarda circa 18 milioni e mezzo di adulti e circa 700.000 minori. Di queste 18 milioni e mezzo di persone adulte, circa 5,1 milioni sono giocatori abitudinari; allâinterno del sottoinsieme degli abitudinari, lâindagine seleziona 1 milione e mezzo di giocatori problematici. Lo scenario è di un business in continua espansione. I centri scommesse spuntano in ogni dove, dalle Dolomiti a Palermo. La crisi finanziaria del 2008, la pandemia, la guerra ucraino-russa, lâaumento delle materie prime e dellâinflazione hanno costretto molte attivitĂ commerciali a chiudere perchĂŠ non ci stavano nei costi. Molte di queste attivitĂ sono state soppiantate dai centri scommesse. I dati diffusi dallâAgenzia delle Accise, Dogane e dei Monopoli (ADM) stimano che nel 2022 gli italiani per le varie tipologie di gioco hanno speso fino a 140 miliardi di euro, con un aumento del 30%. La Relazione conclusiva della Commissione
bicamerale antimafia sul gioco dâazzardo ha fatto emergere lâincremento esponenziale della raccolta di puntate ai vari giochi autorizzati osservato negli anni compresi dal 2006 al 2010, passando da 35,42 miliardi di euro a 61,43 miliardi di euro, e lâulteriore balzo da 79,90 miliardi di euro nel 2011 a 110,80 miliardi di euro registrati nel 2021. Ă emerso anche che negli ultimi venti anni la distribuzione del gioco dâazzardo in concessione statale è divenuta capillare, fino a ricomprendere nel 2017 circa 238.000 punti di vendita distribuiti sullâintero territorio nazionale. A consuntivo del biennio della pandemia (2020-21), lâinsieme degli apparecchi automatici âa moneta metallicaâ si è poi âattestato a circa 254.000 unitĂ distribuiti in 51.837 locali. In un contesto di continuo incremento degli affari per i privati, ma anche per le mafie. Ă la Direzione Investigativa Antimafia a dirlo nella sua relazione semestrale relativa allâanalisi sui fenomeni di criminalitĂ organizzata di stampo mafioso del secondo semestre del 2021, sottolineando come lo specifico settore oltre che fonte primaria di guadagno verosimilmente superiore al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e allâusura. Rappresentando inoltre uno strumento che ben si presta a qualsiasi forma di riciclaggio.
Il mondo associativo ha molto insistito affinchĂŠ fosse ammonita qualunque forma di pubblicitĂ e sponsorizzazioni ai giochi dâazzardo e alle scommesse, (radio, tv, stampa, âcanali informatici digitali e telematici, inclusi i social mediaâ), comprese le manifestazioni sportive, culturali o artistiche. Rispetto a tale âdivieto assolutoâ, (decreto-legge n. 87 del 2018), però, vi è stata una parziale âaperturaâ da AGCOM con âLinee guidaâ, deliberate il 18 aprile 2019. E poi, sono tante le forme di pubblicitĂ indirette o aggiranti le norme che si riscontrano. Il punto di forza dellâazzardo sta nella perdita di controllo del giocatore patologico, che è disposto a tutto, anche mettersi al servizio della criminalitĂ . Diventa pertanto anche limitativo quantificare il business di azzardopoli contando le
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giocate o ricavi annuali. Lâazzardo rappresenta una forma di potere della criminalitĂ sullâeconomia legale.
Con questi numeri è facile comprendere come il gioco dâazzardo patologico cresca in maniera esponenziale nel nostro Paese. La ludopatia, meglio dire azzardopatia, come riconosce lâOrganizzazione Mondiale della SanitĂ , è una vera e propria malattia mentale, con sintomi specifici, con impulsi incontrollabili a giocare dâazzardo o a fare scommesse in denaro. Le associazioni no slot si sono tanto battute affinchĂŠ la ludopatia entrasse nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio Sanitario Nazionale. Con il decreto-legge 13/09/ 2012 n. 158 (âBalduzziâ) e con il DPCM 12 gennaio 2017, vi è finalmente il riconoscimento pubblico delle patologie correlate allâazzardo e quindi lâobbligatorietĂ per lo Stato di prevedere un sistema di cura, che comporta dei costi non trascurabili per il Servizio Sanitario Nazionale. Costi che erodono per intero la quota delle entrate dello stato su questa posta di bilancio pubblico. Lâaspetto fondamentale dellâazzardopatia da tener presente è che si può controllare la malattia, ma non si guarisce mai del tutto. Non esiste lâazzardopatico tipo o il soggetto piĂš a rischio. Basta guardare con attenzione quando si va nelle tabaccherie, le persone chine sui biglietti a grattare o sulle macchinette sono giovani, anziani, uomini, donne, operai, casalinghe, pensionati, imprenditori, professionisti. Si può cadere nella trappola dellâazzardo in qualsiasi momento della vita. Lâazzardo
si nutre di silenzio e vergogna. Sono i primi steccati da superare. Il giocatore patologico non ammetterĂ mai a sĂŠ stesso di soffrire di azzardopatia, le persone che gli sono piĂš vicine provano un senso di vergogna a parlarne per chiedere aiuto perchĂŠ si teme il giudizio. Gli esperti di compulsione del gioco affermano che parlarne con una persona di fiducia, non necessariamente un professionista, è proprio il primo passo verso lâuscita dal tunnel. Ascoltare senza giudicare è la prima forma di aiuto che si possa offrire. Purtroppo, la gente comune, che non ha competenze, le prime considerazioni che fa sono del tipo âte la sei cercataâ, âti sei giocato lo stipendioâ. Sono stoccate che peggiorano la situazione, perchĂŠ lâazzardopatia è una malattia vera propria che dĂ crisi di astinenza, è considerata alla pari della tossicodipendenza non specializzata. Far uscire la vittima dallâisolamento può aprire ai percorsi successivi, che sono di rivolgersi al medico di famiglia, al Sert o ai centri di auto-aiuto gruppi dei giocatori anonimi. Le Fondazioni Antiusura che vengono cercate quando la situazione debitoria ed economica è ormai al limite, dopo i primi ascolti indirizzano le vittime verso i centri specializzati che possano sostenere anche le famiglie dei giocatori compulsivi. La Consulta Nazionale Antiusura ha riscontrato, che con la pandemia si è ribaltato il rapporto tra il gioco sul territorio e quello on line, notoriamente piĂš insidioso soprattutto per i minorenni, a favore del secondo (nel 2015 i mld erano
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70 nel territorio vs 15 dellâon line; nel 2021 sono stati 40 vs 70) aumentando la sovraesposizione del rischio azzardo.
Queste fragilitĂ sociali richiamano il Governo ad assumere una posizione che segni unâinversione di rotta decisa rispetto al passato, che la Consulta ha riassunto in un documento, reso anche pubblico. Lâappello si snoda in quattro mosse:
1. lâapprovazione di una legge di riordino complessivo del settore del gioco dâazzardo, che va definita, di concerto, dai ministeri della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociali e dellâEconomia e Finanze, e che preveda la riduzione dellâofferta del gioco dâazzardoâ.
2. Inoltre, si chiede âla salvaguardia della possibilitĂ , per Regioni ed Enti locali, di intervenire con normative e regolamenti sullâofferta del gioco nel proprio territorioâ.
3. E âlâobbligo dellâAgenzia delle dogane e dei monopoli a fornire pubblicamente e periodicamente i dati sul settore
4. Infine, si chiede âattenzione al tema della dipendenza dal gioco dâazzardo nella ridefinizione del sistema sanitario e sociosanitario, in unâottica di medicina di prossimitĂ e di assistenza territoriale, come previsto nel Pnrrâ.
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Rincorrere la fortuna tra la speranza e lâamarezza
di Luca Pallavicini, Presidente Nazionale Confcommercio Salute SanitĂ e Cura
Nel 2019 il gioco dâazzardo ha raccolto centodieci miliardi di euro, in Italia, nel 2020 ottantotto miliardi, suddivisi tra quarantanove online e trentanove fisicamente, negli esercizi commerciali. La pandemia ha di fatto ridotto il fenomeno, mantenendo però un regime altissimo di traffico monetario. Chi è dentro al fenomeno ora girerĂ gli occhi da unâaltra parte, è normale, è naturale, ma dovrebbe avere la voglia e la curiositĂ di leggere fino in fondo questa pagina, insieme a tutte le altre che affrontano il problema.
Con i dati alla mano scopriamo che nel 2020 ottantotto miliardi sono stati raccolti, settantacinque distribuiti in vincite, tredici sono il guadagno, spartito tra lo
Stato, per sei miliardi e gli esercizi, le attivitĂ , per sette miliardi. Quindi, se non sbaglio, TREDICI miliardi sono il costo della giocata, unâeffettiva e grande perdita. Analizzando un anno strano, considerando che ad oggi i numeri sono solamente cresciuti e il fenomeno si è amplificato.
Se parlassimo degli utili di un Teatro, un cinema, uno stadio, avremmo la consapevolezza che il prezzo di un biglietto abbia restituito emozioni, cultura, vicinanza; sarebbe stato un possibile luogo di incontro. Se parlassimo di agenzie di viaggi, di supermercati, di librerie, di bar, parleremmo ancora di una umanitĂ che si raccoglie, che si esprime, che impara, che si incontra, che si prende cura. Invece parliamo di una dipendenza,
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di un disagio sociale su cui si lucra, di una malattia che può colpire chiunque in qualsiasi momento.
La stranezza è che ancora si giochi quando la cultura, la matematica, la psicologia, spronino e comunichino il male che ne deriva, in termini di impoverimento, dipendenza e alienazione; quando sia scientificamente definita la perdita e nel lungo termine sia evidente.
Esistono diversi punti di vista. Dostoevskij scriveva ne Il giocatore: âora ho bisogno di denaro a qualsiasi costoâ, sperando nella fortuna, credendo che quella via fosse quella giusta, forse lâunica percorribile. Rincari, fragilitĂ e perdite, cambiamenti irreversibili che hanno messo in ginocchio famiglie e singoli, hanno reso la vita ancora piĂš difficile, amplificando le fragilitĂ e restituendo situazioni di sopravvivenza al limite della dignitĂ , per cui a tratti, ma spesso, è andata persa la speranza, quella nel lavoro, nella produttivitĂ , nel talento (tanto spontanea al nostro sangue e alla nostra popolazione) e sono emerse le dipendenze.
Câè un altro punto di vista, quello degli esercenti che hanno accolto queste attivitĂ , forse senza pensarci troppo, anchâessi per chiudere il bilancio, per finire il mese, per pagare i dipendenti o, banalmente, lâaffitto. Per loro servono alternative, quantomeno per chi ha la forza e il coraggio di guardare dietro al business e alla malattia e sceglie di cambiare rotta. Studiare nuove vie, opportunitĂ , restituendogli margini nuovi, può essere un volano efficace verso la riduzione del problema.
Nel 2021 il gioco dâazzardo ha raccolto centoundici miliardi, superando i vertici raggiunti prima del Covid, lâErario ne ha guadagnati, solo per sĂŠ 8,408; le vincite sono salite a novantacinque miliardi e mezzo, le giocate
sono quindi costate 15 miliardi e mezzo. Sorgono alcune riflessioni, emergono spontanee e semplici: lâaumento delle vincite sembra quasi solleticare la speranza nella giocata, quella forza che, alla resa dei conti, è piĂš potente e resistente perfino della paura; dove finiscono tutti questi soldi? Quanto costano i percorsi terapeutici di guarigione dalle dipendenze, ai privati e quanto alla sanitĂ pubblica?
Non bastano le righe e le parole, emergono ulteriori domande e riflessioni e ragionamenti da condividere e scenari da imbastire, altri da esplorare, sicuro un mondo da cambiare.
Abbiamo tutti bisogno di alternative alle dipendenze e siamo tutti dipendenti, basta pensare al gesto che fa il nostro pollice sullo schermo del cellulare per aggiornare le notifiche, abbassiamo una leva, come una slot machine. Quante volte al giorno ripetiamo questo gesto? (Ho smesso di contarle stamattina alle 7:00).
LâumanitĂ ha bisogno di umanitĂ , quella che il lockdown, il coprifuoco, le quarantene e le paranoie, ci hanno portato via, e con essa ha bisogno di speranza, quindi di opportunitĂ , che bisogna costruire coma Stato, come Associazioni, come Enti, con e dalle Istituzioni.
Tornando alla matematica, che si fonda sulla semplificazione, una indicazione è essenziale ed è lâunica che possa portare al successo: smettere tutti di giocare, anche chi compra un biglietto lâanno, meno si gioca, meno malati ci sono. PiĂš si gioca, piĂš malati ci saranno.
ÂŤCapisco, ma desiderare i soldi non deve condurre alla follia! Il giocatore - FĂŤdor Dostoevskij
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Gioco dâazzardo industriale e boom dellâonline, tra ragioni del profitto e diritti della persona
di Maurizio Fiasco, sociologo, esperto della Consulta Nazionale Antiusura, docente su Sicurezza Pubblica e Gioco dâazzardo
Nellâarco di appena cinque anni la composizione organica dei giochi dâazzardo in Italia (come giĂ da tempo nel resto dei paesi europei) è radicalmente cambiata. Ancora nel 2017 circa 26 miliardi di euro erano stati puntati attraverso la rete internet, a fronte di altri 75 versati dai punti di raccolta nelle strade e nelle piazze delle cittĂ . Dunque, per ogni euro scommesso âda remotoâ ne risultavano tre da un luogo fisico. Nellâanno 2021 le proporzioni si sono capovolte: il 67 per cento si è movimentato nei canali digitali e il restante (quello che i Monopoli denominano âgioco fisicoâ) è finito nelle slot machine, per i tagliandi di gratta e vinci e per lotto e lotterie, con le cartelle del bingo, ai videogiochi che simulano corse di cavalli nei bar e nelle tabaccherie e, sempre restando a quanto praticato con un supporto materiale, alle ricevitorie con sale che si aprono sui marciapiedi o nei centri commerciali.
La differenza è notevole, e dalle molte conseguenze: per il profitto privato, per le entrate fiscali, per la condizione della persona, per i tempi e la durezza ulteriore delle dipendenze patologiche che si diffondono. Vediamole con cura, sia immaginando gli sviluppi sia prendendo atto delle nuove prove che dovrebbero affrontare quanti operano nel campo dellâassistenza e della ricerca.
Cominciamo con il segnalare un tratto molto rilevante di quel che sta saturando lâuniverso del gioco dâazzardo: lâimpiego degli algoritmi nelle piattaforme online, che attivano una sorta di pedinamento costante di chi consuma scommesse e invia denaro alle âsfideâ che apre dal display dello smartphone. La persona, parliamo proprio dellâindividuo singolo, è ben conosciuta nei suoi movimenti, nelle emozioni, negli impulsi nel corso della giornata (comprese le ore notturne). Si registra in un sito dei casinò online, entra con facilitĂ nelle sale con i colori
creati con i pixel del suo device mobile che, meglio di un braccialetto elettronico, invierĂ al âbancoâ (il server del concessionario) un flusso costante di informazioni.
Per quei pochi (o quei tanti, non è noto il dato) che vorranno uscire, il percorso è in salita. Pochi click per entrare, molti minuti per uscire. Tempo che soffia contro la motivazione di terminare il gioco cui è arrivata â e dolorosamente â la persona piombata nella dipendenza da azzardo. Il popolo di uomini e donne in addiction è composito: lavoratori precari e professionisti stressati in una giornata pesante, casalinghe e studenti, pensionati e militari, medici, professori, disoccupati. Il web è una rete a strascico, e porta via chi incontra.
I tecnici dei casinò e dei siti di scommesse online hanno compilato i profili dei quattro milioni e mezzo di persone con un âconto di giocoâ (in media, ogni cliente ne ha 2,5, di account). Ne ricavano, minuto per minuto, i cluster (gruppi di consumatori omogenei) affinchĂŠ sia amministrato â con la massima personalizzazione possibile â il comportamento di giocatori. Il Garante della privacy tace, lâAGCOM nel 2019 si risparmiò di porre le regole (e definĂŹ âofferta commercialeâ lâadvertising delle scommesseâŚ), in perfetta coerenza con i servizi che fino a quattro anni fa unâuniversitĂ , per lo piĂš statale, forniva alle major dellâazzardo online.
Fermiamoci su questo particolare, corredandolo con le informazioni essenziali. Dunque, nel gioco dâazzardo online non esiste anonimato. Se il gestore di un bar con le slotmachine o di una sala di quartiere âvedeâ i clienti, e li conosce âdi personaâ, le piattaforme online si spingono molto lontano. Hanno lâanagrafe dei clienti (nome, cognome, etĂ , sesso, residenza, luogo di collegamento e tutto il resto ricavabile dal codice fiscale). Il server registra il tempo di gioco (volta per volta e poi con
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statistiche ottimizzate) il denaro versato (idem) gli orari e i luoghi di collegamento (ibidem) in treno, in casa, in ufficio e alla fermata dei bus. Tutto è tracciato. Tali big data sono piĂš preziosi dellâoro e dei diamanti.
Quando poi la persona giocatrice si collega (esattamente come quando è in una sala slot) la gamma âarmocromaticaâ dei display ottimizzata per generare trance ipnotica sulla percezione della dinamica di luminositĂ , come le frequenze sonore (mi bemolle e si bemolle, corrispondenti a quelle delle aritmie cardiache) concorrono a fidelizzare quel particolare cliente. Si comprende allora lo scenario che si va consolidando.
La persona, davanti a tale intrusione, è quasi del tutto privata di protezione giuridica dallâordinamento. Ă avvenuta la rivoluzione del digitale, anche, forse soprattutto nel gioco dâazzardo. La normativa è quella, giĂ insufficiente in generale, per le mere transazioni commerciali nel web o per la profilatura degli utenti dei milioni dei siti internet. Niente di dedicato alla
âcommercializzazioneâ di quel prodotto sui generis che sostiene un business grazie alla fidelizzazione dei clienti con lâaddiction. Il gioco dâazzardo, occorre ricordarlo a tanti economisti silenti, consente un margine di profitto fondamentale grazie alla vigenza, anche in questo campo, della âlegge di Paretoâ. Che cosĂŹ recita: fatto cento il valore di unâattivitĂ economica, lâutilitĂ marginale deriva dal 20 per cento dei clienti perchĂŠ a essi si deve lâ80 per cento degli acquisti.
Declinato per la materia dellâazzardo, e avvalendosi di una lettura della ricerca dellâIstituto Superiore di SanitĂ del 2018, significa che dei 18 milioni e mezzo di italiani adulti che almeno una volta giocano nel corso dellâanno, il focus va posto sui 5 milioni e 100 mila che lo fanno abitudinariamente. Allâinterno di questi ultimi ve ne sono oltre un milione e mezzo che lâISS individua come âproblematiciâ (nel senso del problematic gambling, ovvero in addiction). Ed ecco i ricavi1, ovvero le perdite pro-capite, rispettivamente dai tre profili di consumatori.
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1 M. Fiasco, Relazione su Lâimpatto del danno economico nel Disturbo da Gioco dâAzzardo, al convegno nazionale sul disturbo da gioco dâazzardo, promosso dalla Regione Veneto, dalla ULSS2 e con il patrocinio di Alea, Castelfranco Veneto 9-10 marzo 2023.
In media un giocatore occasionale (qualcuno lo definirebbe praticante del âgioco responsabileâ) perde durante i dodici mesi 289 euro; lâabitudinario (parliamo ovviamente dellâabitudinario medio) ne lascia al banco âsoloâ 861; il âpatologicoâ ne perde 8334, vale a dire 23 euro al diâ. Tratti conti aggregati ecco i valori: 3,9 miliardi di euro sono incassati con le perdite dei âresponsabiliâ; 3,1 sono consegnati dagli âabitudinariâ a rischio e ancora non patologici, ma 12,5 derivano dagli addicted. Il calcolo che abbiamo compiuto, va precisato, è âal nettoâ dei 670 mila minorenni studenti, tra i quali quasi 70 mila (68.850) sono valutati come âproblematiciâ.
La conclusione è di una evidenza schiacciante: il business è derivato dalla dipendenza patologica delle persone, ovvero da una condizione di sofferenza che viene costruita con un sofisticato progetto industriale, ancora sconosciuto quanto ai suoi interna corporis. PerchĂŠ? Tra le cause segnaliamo una curiosa asimmetria, proprio in materia di dati, in veritĂ necessari al fine di conoscere per deliberare nellâinteresse pubblico. Ebbene, quel che è ben trattato dallâindustria dei giochi dâazzardo â ovvero lâanagrafe dei giocatori online â è stato fino al dicembre
scorso risolutamente non trasmesso al ministero della Salute. LĂŹ, sarebbe avvenuto un rovesciamento della prospettiva, perchĂŠ i cluster di popolazione giocatrice piĂš remunerativa (per i concessionari) sarebbero divenuti la base per ricavare lâepidemiologia esatta delle patologie da azzardo.
LâindisponibilitĂ dei dati analitici ha infatti privato, negli anni del boom del gioco dâazzardo industriale di massa, lâAutoritĂ nazionale in materia sanitaria degli essenziali elementi per imporre di bilanciare gli interessi economici (privati) e quelli fiscali (pubblici) con la salvaguardia della Salute, ovvero del diritto che la Costituzione (articolo 32) tutela quale fondamentale e irrevocabile.
Solo nel gennaio di questâanno le amministrazioni competenti (ADM e MEF) si sono impegnate a trasmettere i dati, ufficiali e di interesse pubblico2 ,allâOsservatorio ministeriale.
Parafrasando lâindimenticabile maestro Mario Lodi, viene da pensare âCâè speranza se questo accade al Vho3â, e dunque al risveglio di attenzione della nostra SanitĂ .
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Lâazzardo non è un gioco
di Alessio Masnata, Responsabile Area Prevenzione CEIS Genova
Dal 2017 mi occupo attivamente, nellâambito del ventaglio di interventi proposti dal nostro Centro di SolidarietĂ , di cura, riabilitazione e contrasto al fenomeno del Gioco dâazzardo Patologico, accogliendo e seguendo persone compromesse dalla dipendenza in questione, coordinando inoltre una squadra di colleghi inseriti nei progetti di prevenzione e promozione della salute allâinterno delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Nel 2016 incoraggiato dal collega Giovanni Lizzio che giĂ da anni aveva portato alle attenzioni del nostro Centro di SolidarietĂ questo nuovo, si fa per dire, problematico scenario ho iniziato ad avvicinarmi, formarmi e sensibilizzarmi alla tematica sociale dellâazzardo.
Da subito ho potuto comprendere che il problema non era affatto una novitĂ per il nostro territorio, ma un fenomeno sommerso e radicato nella vita di molti cittadini. Le richieste di supporto arrivate allo sportello e le storie dei nostri utenti, rivissute nei loro colloqui, hanno confermato il lato oscuro dei luoghi in cui è promessa la vincita di cifre economiche e promossa la cultura della scommessa e dellâazzardo con investimenti monetari.
Le fotografie presentate spesso figurano situazioni di importanti fatiche individuali. Storie di vita allâinterno delle quali il gioco dâazzardo ha preso sempre piĂš spazio, portando a gravi conseguenze finanziarie, con ripercussioni familiari e sociali. Molte persone seguite sono arrivate da noi solo dopo la perdita del lavoro, delle relazioni significative o per situazioni finanziarie di sovraindebitamenti, a causa degli elevati costi del gioco dâazzardo. Nonostante lâimpegno del personale ed i supporti ministeriali arrivati in soccorso alle azioni di contrasto al fenomeno dellâazzardo a livello regionale e locale spesso solo alcuni cittadini accedono o hanno fatto accesso ai servizi di ascolto, consulenza e terapia, mentre tanti altri continuano a giocare, aggravando la loro situazione finanziaria nella speranza che una fortunata vincita possa finalmente sistemare tutto.
Ă proprio qui che sta il maggiore pericolo del gioco dâazzardo, pericolo rappresentato dal fatto che si può
instaurare nel soggetto una dinamica di dipendenza patologica, con valenze spesso croniche e recidivanti, che rendono faticosa e a volte impossibile una gestione razionale degli affetti e degli investimenti economici.
La speranza auspicabile è che la cultura cambi, a favore di maggiori consapevolezze e responsabilità verso la propria salute e quella del prossimo.
Le persone devono conoscere i rischi associati alla dipendenza da gioco dâazzardo, in particolare i giovani soggetti sempre di piĂš a stimoli provenienti dal mondo dellâonline. Ă importante che la societĂ sia incoraggiata a riconoscere il problema e ad appoggiare chi sta lottando contro il gioco dâazzardo patologico, eliminando lo stigma che spesso viene associato alle dipendenze.
Cambiano i termini infatti rispetto alle dipendenze fisiche da sostanze rimane la superficialitĂ che spesso tende a banalizzare il problema del DGA - Disturbo da Gioco dâAzzardo Patologico, perchĂŠ è importante parlare delle cose con il loro nome, a favore di erronee interpretazioni di vizi. Le persone che soffrono di questa dipendenza, infatti, hanno bisogno di ricevere aiuti provenienti da personale formato e qualificato per uscirne e ricostruire le loro vite. Le interpretazioni provenienti dagli ambienti circostanti, che spesso descrivono la persona compromessa come soggetta
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da un vizio estinguibile con un poâ di impegno, non favoriscono il riconoscimento precoce dei sintomi di malattia e quindi lâinstaurarsi di un trattamento precoce della problematica.
A Genova dal 2019 il Progetto Game Over - lâAzzardo Divora che si colloca nel quadro del Piano Regionale GAP - DGR 773/2018, promuove lâattivazione di una Rete di Servizi Coordinati dai Ser.D della ASL3 in collaborazione con gli Enti del privato Accreditati per il contrasto di fenomeni azzardo-correlati in tutti i distretti sanitari genovesi. Il Piano Game Over - Lâ Azzardo Divora vuole incidere sul fenomeno del gioco dâazzardo problematico nel territorio genovese, infatti, oltre che con lâattivazione di occasioni di cura e reinserimento sociale, anche tramite la sensibilizzazione della popolazione generale sui rischi connessi allâazzardo e quindi lâattivazione di percorsi di prevenzione specifici per la popolazione giovanile per potenziare il loro senso critico.
Il ventaglio di interventi attivi e coordinati tra di loro
sul territorio è ampio, in risposta ad una problematica che non risparmia nessuno, poichÊ nessuna fascia di età o strato sociale ne è esente.
I fattori di pressione culturali, commerciali e la moderna industria del gioco intercettano infatti le vulnerabilitĂ dei loro clienti con prodotti sempre piĂš appetibili e curati nei piĂš piccoli dettagli. Siamo infatti consapevoli che numerose volte chi si avvicina alle emozioni restituite dal gioco dâazzardo spesso non cerca un profitto economico ma principalmente un rifugio da fatiche personali ed emotive.
La seduzione del gioco sta nellâillusione di poter eliminare le proprie sofferenze delegando allâesterno la soluzione a tutto, ad una âruota della fortunaâ che promette pienezza e riconoscimenti.
Per noi lâeducazione e la cura partono da qui dal dialogo e dal confronto con il gruppo ed il prossimo per fare cadere giudizi, colpe e distorsioni a favore di un percorso di responsabilizzazione verso se stessi, la propria salute e la collettivitĂ .
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