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L' abbraccio numero 104

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L’ABBRACCIO n104 Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

2021

Le Politiche Sociali

Le Politiche Sociali Editoriale di Andrea Orlando ........................................................... 3

Il contributo dell’università alle politiche sociali di Federico Delfino ........................................................... 5

Pnrr: senza Terzo Settore non si vince la sfida dell’inclusione La politica sociale è mettere le persone nelle condizioni di dare il meglio di sé, per il benessere proprio e della comunità. Come? Favorendo un sistema istituzionale di organismi, regolamenti e risorse che porti ad un miglioramento delle condizioni di vita e a un aumento delle opportunità personali lavorative, culturali e sociali; favorendo la famiglia nucleo e motore della vita con provvedimenti legislativi e fiscali specifici, incluso politiche di sostegno alla genitorialità; favorendo l’entusiasmo e la partecipazione dei cittadini alla vita comunitaria, tanto dei giovani che degli anziani, tanto degli storici cittadini quanto dei nuovi arrivati; affrontando la povertà con la creazione di valore, economico, culturale e sociale; la povertà, è mancanza di risorse e di aspettative ed è spesso accompagnata ad aridità sociale ed emarginazione, quella che Papa Francesco chiama “lo scarto”; la risposta alla povertà si trova nel creare valore, non solo nell’immediata risposta ai bisogni materiali essenziali. Convinti della vitale importanza di questo tema abbiamo chiesto al Ministro Andrea Orlando e agli esperti più coinvolti di condividere le loro riflessioni e di ciò siamo loro infinitamente grati. Buona lettura!

Enrico Costa

16126 Genova • Via Asilo Garbarino, 6/B • Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 r.a. N. 104 • 4° Trimestre 2021 • N. 4 del 2021 • Prezzo 1,00 euro Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 • Iscrizione al R.O.C. n° 16776 del 17/04/2008 Poste Italiane S.p.A. sped. abb. postale • D.L 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 N° 46) art 1 comma 1, DCB Genova

di Stefano Arduini ........................................................... 7

La condivisione genera fratellanza di Giovanni Bruno ......................................................... 10

Un Welfare Responsabile per rigenerare i legami e produrre ben-essere di Nicoletta Pavesi ..........................................................12

La centralità dell’infanzia di Franco Cirio ..........................................................15

Politiche sociali e welfare generativo di Paolo Pezzana ..........................................................17


L’ABBRACCIO Dove possiamo Rivista trimestrale di informazione del CEIS Genova

incontrarci

Siamo anche in tutta Italia

Direttore responsabile Silvano Balestreri Caporedattore Alessandro Censi Buffarini In redazione Elisabetta Aicardi, Agnese Schiaffino Hanno collaborato Andrea Orlando, Federico Delfino, Stefano Arduini, Giovanni Bruno, Nicoletta Pavesi, Franco Cirio, Paolo Pezzana Direzione e redazione ASS. CENTRO DI SOLIDARIETÀ di GENOVA Via Asilo Garbarino, 6 B 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 Fax 010.25.46.002 Impaginazione Xedum srl Stampa RESTART di Marina Cosco & C. sas Autorizzazione Tribunale di Genova 26/94 Sped. abb. postale 50% - Genova Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Fassolo

Via Asilo Garbarino, 6-9/B - 16126 Genova Telefono 010.25.46.01 - Fax 010.25.46.002 ceisge@ceisge.org fondazione@pec.ceisge.org www.ceisge.org

Trasta

Salita Cà dei Trenta, 28 16161 Genova

LA NOSTRA FILOSOFIA Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi. Fino a quando

Casa Bozzo Via Edera 22 16144 Genova

occhi e nei cuori degli altri, scappa. Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi. Timoroso di essere conosciuto né può conoscere se stesso né gli altri, sarà solo. Dove altro

Casa Apollaro Via Cavassolo 23 16022 Davagna (GE)

se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio? Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere

Presidente CEIS Genova Enrico Giuseppe Costa Direttore Generale CEIS Genova Paolo Merello

una persona non confronta se stessa negli

non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.

Galata

Aosta

Venezia

Roma

Ivrea

Mantova

Alba

Torino

Reggio

Varese

Emilia

Adriatica Pescara

Vercelli

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Formia

Genova

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La Spezia Pistoia

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Associazione Centro Di Solidarietà Di Genova Onlus

Verona

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Vicenza

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Multiservice Società Cooperativa Sociale

Trento

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Il Boschetto Di Campi – Società Cooperativa Agricola E Sociale

Bolzano

Muccia

Belluno

Viterbo

Treviso

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Civitavecchia

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Chi siamo Fondazione Centro Di Solidarietà Bianca Costa Bozzo Onlus Centro Di Solidarietà Di Genova Coop. Sociale Onlus

Ceis Genova Sport- Societa Sportiva Dilettantistica A R.L. Unipersonale

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L’ABBRACCIO

Loano

Via Sant’Agostino 13 17025 Loano (SV)

Quiliano

Via Convento 30 17047 Quiliano (SV)

Bari

Reggio Calabria Catania Cagliari


Le Politiche Sociali Editoriale di Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

L

a pandemia ha messo in luce i punti di forza

la presa in carico di chi è in difficoltà sostenendo

del nostro sistema di protezione sociale ma ne

l’inclusione e l’integrazione delle persone.

ha anche evidenziato i ritardi e le fragilità che

dobbiamo affrontare e superare.

Un’infrastruttura sociale solida può e deve favorire esperienze innovative di alleanza anche tra mondo

L’esperienza, anche quella più recente, dimostra come

delle imprese e del lavoro, affinché aumentino le

sia proprio la presenza di servizi pubblici adeguati,

opportunità e i servizi che vanno dalla conciliazione tra

come il protagonismo da parte delle organizzazioni

vita e lavoro ai percorsi di integrazione lavorativa delle

della società civile e il ruolo del Terzo Settore siano

persone con disabilità, fino alla grande questione alla

fondamentali nelle nostre comunità e riescano a creare

non autosufficienza, senza trascurare qualsiasi ambito

una rete di protezione capillare, attiva e vigile nei

di marginalità e fragilità.

momenti di profonda crisi sociale ed economica.

Dobbiamo,

quindi,

accelerare

nel

percorso

di

Anche la testimonianza e il lavoro del CEIS Genova

definizione di livelli essenziali delle prestazioni sociali

rende conto di quanto sia importante avere un sistema

partendo proprio da quelli che debbono garantire su

di servizi sociali che sappia privilegiare l’approccio

tutto il territorio nazionale una presenza professionale

della prevenzione del disagio e della promozione

competente ed organizzata, capace di accogliere i

delle competenze. Un approccio che sappia sostenere

bisogni per riuscire a prospettare e contribuire alla

L’ABBRACCIO

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realizzazione dei sostegni più idonei per la vita delle

Abbiamo, dunque, tanto da fare per rafforzare il nostro

persone.

sistema dei servizi sociali del territorio, per procedere

E queste sono le sfide del nuovo Piano Nazionale degli interventi e dei servizi sociali che abbiamo approvato e delle missioni sociali presenti nel PNRR a sostegno dell’inclusione, della formazione, della lotta alla povertà. Il nostro obbiettivo è quello di favorire, anche attraverso il welfare, la valorizzazione delle competenze, alti livelli quantitativi e qualitativi di occupazione mediante servizi ben organizzati e ben amministrati e, soprattutto, pienamente accessibili da parte delle cittadine e dei cittadini.

effettivamente lungo la strada dell’integrazione degli interventi sociali e sanitari, per dare -finalmente- una svolta alla rete dei servizi pubblici e privati e questo anche per quanto riguarda il lavoro. E’ la strada intrapresa con convinzione dal Governo nel PNRR, nel Piano Sociale e anche nelle misure inserite in legge di bilancio. Per promuovere la coesione e costruire sicurezza, il sistema dei servizi sociali deve dare certezza circa quanto è in grado di offrire. Non si tratta di “realizzare tutto subito”, quanto di costruire, anche gradualmente e con un’opportuna

Il lavoro dei servizi sociali è prezioso e complesso: va

programmazione finanziaria, certezze sulle prestazioni,

adeguatamente sostenuto e valorizzato anche per

caratterizzandole come diritti.

la ricchezza di significati culturali di cui è portatore a vantaggio di tutta la collettività.

L’emergenza sanitaria ha evidenziato anche come sia giunto il tempo tempo di superare la dimensione del

Bisogna sempre tenere presente che al centro di tutto

“welfare reddituale”, per approdare ad un “welfare

c’è la persona con le sue fragilità e il suo bisogno

delle persone e delle stagioni della vita” in cui il

di aiuto che richiede un percorso di integrazione

sistema di protezione sociale non sia calibrato solo sui

“competente”, specifico.

trasferimenti monetari ma sul rafforzamento dei servizi.

Un percorso che coinvolge i servizi sociali in una

Il bilancio sociale del CEIS Genova offre in questo senso

logica di integrazione con quelli sanitari e con un ruolo

una fotografia dettagliata in un ambito territoriale

importantissimo anche del Terzo Settore.

specifico e peculiare ed evidenzia quella declinazione

La previsione dei LEPS anche come impegno assunto in occasione dell’adozione del nuovo Piano nazionale degli

fattiva del principio di sussidiarietà, a sostegno di chi è in difficoltà.

interventi e dei servizi sociali, rappresenta un deciso

E’

passo avanti proprio per ridurre le diseguaglianze e

interesse anche per il dibattito pubblico sapendo che

garantire livelli essenziali uniformi su tutto il territorio

rappresenta una realtà importante nella presa in carico

nazionale per quanto riguarda le prestazioni sociali.

delle marginalità.

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L’ABBRACCIO

un

documento

la

cui

lettura

sarà

di

sicuro


Il contributo dell’università alle politiche sociali di Federico Delfino, Rettore Università di Genova

“S

ocietà liquida”: così il sociologo e filosofo polacco il

Zygmunt

mondo

Bauman

ha

contemporaneo,

definito

intendendo

mettere in evidenza quanto ai nostri giorni siano rapide e precarie la composizione e la decomposizione di esperienze individuali e relazioni sociali. L’immagine evocata è molto efficace e pregnante mentre il suo significato rimanda a una visione di fondo pessimistica. Un’istituzione vocata alla formazione di giovani menti come è l’Università non può lasciarsi condizionare da cupi pessimismi né cadere nell’eccesso opposto, altrimenti peccherebbe di superficialità. Davanti a

per contribuire alla sua crescita e al suo sviluppo. Oggi si parla molto di sostenibilità e spesso il termine viene ricondotto primariamente alla tutela dell’ambiente. Il concetto, però, è declinabile anche in altri contesti. A partire da quello sociale. Come primo passo per una sostenibilità economica, a supporto delle famiglie di studentesse e studenti, UniGe ha stipulato un accordo con il Comune di Genova e con AMT per la gratuità del servizio City Pass alle matricole, a quanti cioè nell’anno accademico 2021/2022 hanno fatto il loro primo ingresso nell’Ateneo genovese, iscrivendosi a un corso di laurea triennale, di laurea magistrale, di

momenti di crisi, come quello che – purtroppo – stiamo

dottorato.

ancora vivendo, chi fa formazione e ricerca deve

Una società sostenibile è una società accogliente dove

guardare al domani con realismo e fiducia, consapevole

ognuno trova la sua giusta collocazione e la sua dignità.

che tutto è in costante evoluzione e mutamento. “Tutto

In quest’ottica da quasi quaranta anni, UniGe ha dato

scorre”: l’aforisma di Eraclito è ancora valido e ben

vita e ampio supporto all’Università della Terza Età

descrive la fluidità del XXI secolo. La società fluisce

(UNITE), che offre a quanti, dai 45 anni in su desiderino

con il fluire del tempo e non è mai uguale a se stessa.

frequentare attività didattiche e culturali su vari

Partendo da questa considerazione e valutando il cambiamento costante come una sfida da affrontare per crescere e non come un male ineludibile, le Università possono dire molto. Il Piano Strategico 2021-2026 dell’Ateneo genovese si intitola “UniGe al centro”, questo perché prossimi cinque

anni

si

vuole

rivendicare

la

centralità

dell’istituzione nei grandi temi di attualità. Non solo al centro dell’alta formazione e della ricerca, dunque, ma anche al centro di (inter)connessioni con l’esterno. L’Università

è

un’istituzione

del

territorio

e

nel

territorio: deve andare incontro a esso, per un dialogo, un confronto produttivo, un ascolto che abbia dei ritorni positivi in termini di azioni di indirizzo che possano facilitare investimenti economici, culturali e sociali. A partire dai giovani, che sono gli immediati fruitori dei servizi dell’Università ma non solo. Una Università aperta al territorio è una Università che si impegna nella società, mettendole a disposizione le proprie risorse

L’ABBRACCIO

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argomenti: dalla letteratura alla storia dell’arte, dalla medicina all’economia, dalla sociologia al diritto, dalla fisica all’ingegneria, all’architettura e alla musica. La frequenza alle lezioni, l’interazione con i docenti e con le compagne e i compagni di studio sono la linfa vitale per ogni percorso universitario ma ancora di più lo sono per l’Università della Terza Età, che nasce “intorno alla e per la persona”, per mantenerne alto il coinvolgimento sociale anche nelle stagioni della vita che portano in sé una maggiore tendenza all’isolamento. UNITE è progettazione culturale e vita sociale: è un programma per il presente con una proiezione verso il futuro, per continuare a coltivare interessi, approfondire conoscenze, stringere nuovi rapporti. Nel corso del 2020, quando tutte le lezioni sono state sospese a causa del lockdown, anche le attività di UNITE sono state convertite come didattica a distanza. Una modalità che è mantenuta parzialmente anche nel corrente anno accademico e che consente di raggiungere un maggior numero di persone, anche tra i residenti dell’entroterra. Perché UNITE è ancora un esempio di politica sociale di successo dopo quasi quattro decenni di attività? I motivi sono diversi ma mi piace qui citare quello che ritengo essere il più importante:

e monumentale, educazione e promozione culturale, paesaggistica, ambientale, del turismo sostenibile e sociale e dello sport. Tale impegno nel sociale rientra pienamente nelle attività di Terza Missione dell’Ateneo e fornisce un input ai suoi studenti a “uscire” anche loro da aule e biblioteche per abbracciare con spirito di collaborazione e senso civico i loro doveri di cittadini. Credo molto nel ruolo formativo dell’Università non solo per sviluppare la mente e ampliare il bagaglio culturale ma anche per forgiare persone e cittadini dall’alto senso civico e da spiccato spirito di comunità.

UNITE si è rivelata un luogo di coesione generazionale.

C’è una parte di società che rimane spesso in ombra:

Questa sua identità è emersa durante l’emergenza e

dapprima

ora c’è la volontà di mantenerla viva: per una società è

espiazione della stessa. Il riferimento è alla popolazione

importante il dialogo tra generazioni, onde evitare che

carceraria.

si elevino muri di incomunicabilità e incomprensioni.

specifica, volta a fornire un’istruzione superiore che

I muri portano sempre all’emarginazione. Il dialogo

possa costituire strumento di riscatto, al termine

porta la reciprocità e la crescita. Durante i mesi di

della pena. Dal 2016 il Polo Universitario Penitenziario

didattica a distanza giovani tutor hanno supportato

(PUP) è attivo per promuovere e coordinare iniziative

le studentesse e gli studenti di UNITE alle prese,

formative, di orientamento e di supporto alla persona

spesso per la prima volta, con la tecnologia. Dal canto

presso gli Istituti Penitenziari della Liguria. Attualmente

loro, gli iscritti di UNITE hanno fornito un contributo

sono 27 i detenuti iscritti a diversi corsi di studio.

economico ai giovani che si sono trovati in difficoltà

Nello scorso marzo è stata conferita la prima laurea

nel pagare le tasse universitarie durante la crisi. Su

magistrale a uno studente detenuto.

un piano paritario, c’è stato uno scambio vicendevole di reciproco beneficio. Questa intesa dovrebbe essere un esempio da esportare anche in altri ambiti della società, potenziali luoghi di coesione generazionale. UniGe sicuramente farà tesoro di questa esperienza

per A

scelta, essa,

in

seguito

l’Università

come

dedica

naturale un’azione

Lo studio e la formazione non hanno barriere: si può studiare e si può formare anche all’interno di un carcere perché la cultura può e deve essere strumento di unificazione e luogo ideale di incontro.

e la capitalizzerà per riprodurla e metterla a sistema,

UniGe intende essere il centro e al centro di azioni che

anche, se possibile, nel suo programma di intervento

contribuiscano a rafforzare il tessuto sociale: per fare

per il Servizio Civile Universale, al cui albo è iscritta dal

questo si ripromette di mantenere vivo e proficuo il

2020. I progetti, su cui l’Ateneo intende impegnarsi,

rapporto collaborativo, che già ha, con le istituzioni

coprono una vasta gamma di settori, di significativa

locali, in modo da cogliere prontamente ulteriori

portata sociale: assistenza, patrimonio ambientale e

opportunità per svolgere un ruolo di servizio in ambito

riqualificazione urbana, patrimonio storico, artistico

di politiche sociali.

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L’ABBRACCIO


Pnrr: senza Terzo Settore non si vince la sfida dell’inclusione di Stefano Arduini, direttore magazine Vita

I

l Piano nazionale di Ripresa e Resilienza ha un

spostare il dibattito pubblico su quale sia il modello di

obiettivo dichiarato sintetizzato nel sottopancia

spostare il dibattito pubblico su quale sia il modello di

che accompagna Italia Domani (il nome con cui è

governance e allocazione dei fondi che possa assicurare

stato battezzato il nostro Pnrr): “Insieme costruiamo

i tassi di trasparenza ed efficienza più soddisfacenti. Su

un nuovo futuro”. Definito il target, organizzato in sei

questo punto il confronto ad oggi è pressoché assente,

missioni a loro volta spacchettate in obiettivi puntuali,

sia sugli organi di informazione, sia in Parlamento e

e le corrispettive dotazioni di budget occorerebbe

nel Governo. Pressoché assente, eccetto che per un

L’ABBRACCIO

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aspetto, non certo irrilevante: quello dell’accountability

5 del Pnrr, quella che comprende gli interventi

e della rendicontazione.

per l’inclusione e la coesione sociale per un valore

Come ha denunciato il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi in un dialogo con Repubblica “ora che abbiamo oltre 80 miliardi per il Sud c’è il rischio concreto che non

complessivo di 19,81 miliardi di euro, su un totale di 191,5 miliardi (di fondi europei), di cui, non va dimenticato, 122,6 di prestiti.

saranno mai spesi, per l’impossibilità di tanti Comuni

Non sono risorse di proprietà della Stato, ma vanno

del Mezzogiorno di presentare i progetti del Recovery

destinate alle comunità. Questo è il punto di partenza,

per mancanza delle strutture tecniche. Napoli è il caso

che dobbiamo aver chiaro. L’obiettivo è di generare

più emblematico e non può essere abbandonata”. Il

maggior inclusione e coesione sociale, non di allargare

primo cittadino del capoluogo compano ha chiuso

le maglia della pubblica amministrazione, che, se di

il ragionamento chiedendo sostanzialmente di avere

qualità, deve e può essere stumento prezioso (non

a disposizione un numero maggiore di dipendenti

l’unico), ma certo non il suo fine.

pubblici per poter guidare la macchina del Pnrr nella sua città. È questa la strada giusta? È così che si costruisce insieme l’Italia di domani? Il buon senso e la storia di questo Paese ci dicono di no. L’Italia è penultima per capacità di assorbimento dei fondi del bilancio Ue 2014-2020, con circa il 38 per cento delle risorse effettivamente erogate dall’Unione Europea. La principale causa citata dagli esperti è la scarsa qualità del personale amministrativo e burocratico, coinvolto nella gestione dei fondi strutturali. Quali risultati reali potrebbe portare allora un’infornata di nuovo personale amministrativo, che fra l’altro avrebbe bisogno di formazione e un tempo, seppur minimo, di esperienza? Prendiamo in considerazione in particolare la missione

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L’ABBRACCIO

Se davvero vogliamo che Italia Domani abbia un impatto sulla vita delle persone e delle comunità, migliorandola, non si può continuare a prescindere dal sapere diffuso che in Italia esiste e che molto ha da dire rispetto alla partita di innovare, forte del suo saper leggere i bisogni (anche quelli più nascosti), saper dare risposte, saper valutare l’impatto. Sulla carta è già scritto: “L’azione pubblica potrà avvalersi del contributo del Terzo settore. La pianificazione in coprogettazione di servizi sfruttando sinergie tra impresa sociale, volontariato e amministrazione, consente di operare una lettura più penetrante dei disagi e dei bisogni al fine di venire incontro alle nuove marginalità e fornire servizi più innovativi, in un reciproco scambio di competenze


ed esperienze che arricchiranno sia la PA sia il Terzo

competenze per rendicontare sono state affinate

settore”, si legge alla Missione 5 del Pnrr. Nei fatti però

anche dalla stretta imposta dalla suddetta riforma del

fino ad oggi il Piano è stato eminentemente una

Terzo settore. Non solo.

questione interna ai Palazzi. Ecco perché dalla società civile, dal Terzo settore, dalle organizzazioni di cittadinanza attiva, dalle università arriva la richiesta urgente di mettere a tema la governance del Pnrr, dandole una prospettiva più partecipata, di maggior dialogo sociale: non per rivendicare una quota di rappresentanza o di risorse, ma per esercitare quel

Oggi esiste un ventaglio di veicoli giuridici che consetirebbero un coinvolgimento reale dei soggetti sociali nelle materie di loro competenza. Come chiarito anche dalla modifica del Codice dei contratti pubblici a seguito della sentenza 131/2020 della Corte

Costituzionale,

l’amministrazione

condivisa

ruolo di sussidiariertà circolare che l’articolo 118

(articolo 55 del Codice del Terzo settore) oggi ha la

della Costituzione sancisce quando si parla della

medesima dignità dei modelli verticali e competitivi

capacità dei cittadini di partecipare alla costruzione

di cui l’amministrazione dispone. Coprogrammazione,

dell’interesse generale. Per essere protagonisti attivi,

coprogettazione,

non esecutori. L’articolo 4 del codice del Terzo settore

convenzione ma anche la norma – impegnativa e finora

definisce “il perseguimento, senza scopo di lucro,

poco esperita – che consente alle amministrazioni

di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale

di partecipare alle imprese sociali, senza contare la

mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale,

possibilità di sperimentare meccanismi di finanza

di una o più attività di interesse generale” come

ad impatto, sono (sarebbero) tutte frecce nell’arco

mission dei soggetti di Terzo settore.

del Governo (centrale e locale) per gestire in modo

Gli Ets (Enti del Terzo settore) hanno quindi come

efficace e condiviso le risorse del Pnrr. Farlo o non

ragion d’essere l’interesse generale, oltre ad avere

farlo è meramente una scelta politica. Il rischio,

maturato nel corso in particolare degli ultimi due

invisibile solo per chi non lo vuole vedere, è quello

anni pandemici una visione pragmatica e strategica

di utilizzare le risorse di Italia Domani per rafforzare

su un nuovo corso di politiche sociali, tali da incidere

gli errori di ieri, invece che sperimentare innovazioni

davvero sui nuovi bisogni (si calcolano in quasi un

per consegnare alle generazione future, la Next

milione i nuovi poveri della pandemia). In più le

Generation Ue, un Paese più sano e più giusto.

accreditamento,

affidamento

L’ABBRACCIO

in

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La condivisione genera fratellanza di Giovanni Bruno, Presidente Fondazione Banco Alimentare

“L

è

ma che non potrebbero vivere a sé stanti, staccati dal

duratura… rafforza la solidarietà e pone le

quotidiano impegno di migliaia di persone che mettono

premesse necessarie per raggiungere la

il loro tempo, le loro capacità e risorse, loro stessi, al

a

condivisione

genera

fratellanza...

giustizia… uno stile di vita individualistico è complice

servizio di altre persone e dunque della Società.

nel generare povertà… se i poveri sono messi ai margini

Nel 1989 alcuni giovani diedero vita alla primissima

il concetto stesso di democrazia è messo in crisi”.

esperienza in Italia di Banco Alimentare.

Il Banco Alimentare ha voluto sottolineare e proporre

fu subito sostenuta da due personaggi significativi:

come filo conduttore della Giornata Nazionale della

uno, Danilo Fossati, Patron della Star, importante

Colletta Alimentare che ha visto quest’anno svolgersi

azienda alimentare; l’altro, Monsignor Luigi Giussani,

la sua 25esima edizione, queste brevi frasi estratte dal messaggio del Santo Padre per la “V giornata mondiale dei poveri”. Non soltanto un richiamo valoriale ed etico a quanto ricordato da una “autorità morale” indiscussa, quanto piuttosto il riaffermare la necessità di una ripresa di consapevolezza del valore che per la società tutta

L’opera

fondatore di Comunione e Liberazione, genio educativo che nella sua vita ha saputo coinvolgere migliaia di giovani influendo profondamente nella loro crescita e formazione. Era qualcosa che nasceva dal basso, che dava corpo da subito a quell’idea di sussidiarietà troppo spesso travisata e forse troppo poco praticata.

rivestono i gesti che compiamo e la loro incidenza

All’epoca, peraltro erano praticamente assenti dal

sociale, culturale e direi “politica”.

dibattito pubblico e dal linguaggio comune parole

Sono iniziative e azioni che si radicano nel tempo, nei territori, che vedono in alcuni momenti (come il giorno della Colletta) la loro massima espressione pubblica

come “sostenibilità”, “lotta allo spreco”, “recupero”, “economia circolare”, etc. Oggi è diventato patrimonio dei più, a testimonianza di una rinnovata impostazione culturale che non può più prescindere da tutto ciò che riguarda uno sviluppo sostenibile: sostenibilità ambientale, sociale, economica. Un fondamentale fattore caratterizzò da subito l’azione: le eccedenze, in qualche misura “fisiologiche” nella filiera agroalimentare e che Fossati stesso vedeva trasformarsi in “scarto, rifiuto”, una volta recuperate da Banco Alimentare non venivano donate direttamente a chi era nel bisogno, ma alla rete di strutture assistenziali di cui è intessuto il nostro Paese e che in tanti modi diversi sostengono persone in difficoltà. Questo ha favorito il generarsi di una trama di relazioni, rapporti e ha reso Banco Alimentare volano di una accresciuta

sensibilità

all’integralità

del

fenomeno,

riuscendo a coinvolgere e a far convergere nell’azione di recupero il mondo profit, non profit e le istituzioni. Oggi, dopo più di 30 anni, la rete Banco Alimentare è

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L’ABBRACCIO


una realtà costituita da Fondazione Banco Alimentare

100mila le tonnellate distribuite nel 2020; nel 2021

Onlus e da 21 Banchi radicati sul territorio nazionale e

saranno circa 120mila: 10mila tonnellate al mese!

serve circa 7.600 strutture caritative accreditate.

E’

Questo grazie anche all’incremento degli aiuti del

inoltre uno dei 29 membri della Federazione Europea

Fondo Nazionale e dei Fondi Europei destinati

dei Banchi Alimentari (FEBA) con sede a Bruxelles, con

allo scopo che hanno messo derrate alimentari a

un proprio esponente nel board della stessa.

disposizione di realtà come il Banco Alimentare che

Il periodo della pandemia che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo ha messo in luce una forte presenza sul campo di tante realtà al servizio della Società.

costituisce di fatto significativamente un ponte tra profit, non profit e istituzioni. Ho peraltro avuto modo di constatare che spesso l’ente pubblico conosce il bisogno ma la struttura caritativa conosce

E’ quel Terzo Settore troppo spesso dimenticato

il bisognoso, e questo fa una grande differenza non

nella vita di tutti i giorni e troppo spesso usato come

solo per l’efficienza ma soprattutto per l’efficacia

stampella soprattutto nelle emergenze. Terzo settore o

dell’azione! Abbiamo vissuto in prima persona le

corpi intermedi che quando la vita scorre ordinaria sono

difficoltà di molti Comuni a gestire i 400 milioni di

spesso dimenticati ma di cui si riscopre l’esistenza e la

euro stanziati per l’emergenza nei primi mesi della

necessità soprattutto quando scoppiano emergenze.

pandemia, e constatato come le peraltro dovute

“In questi mesi, voi lavoratori e volontari del terzo settore avete fatto tanto per l’Italia, soprattutto per i più deboli. Ora

precauzioni per il loro buon uso, escludessero di fatto la fetta consistente dei cosiddetti “invisibili”.

tocca a noi aiutarvi, perché possiate continuare ad aiutarci”.

Abbiamo tante volte in questi mesi di pandemia

Così il Presidente Draghi all’apertura della recente Civil

ascoltato come un mantra la frase “nulla sarà più come

Week promossa dal Corriere della sera - Buone Notizie.

prima”: forse questo deve essere vero anche per la

E’ certamente su questo “ora tocca a noi aiutarvi

politica che dovrebbe ripartire (altro termine abusato:

perché possiate continuare ad aiutarci” che occorre

“ripartenza”) per la programmazione degli interventi

che tutti riflettiamo e insieme riscopriamo il senso

e delle politiche sociali dall’osservazione della realtà e

profondo e cruciale della parola “Sussidiarietà”.

dall’ascolto del mondo del terzo settore.

Un importante recente studio curato da Bassanini,

Certamente

Treu e Vittadini (Fondazione Astrid e Fondazione per

esprimersi una responsabilità ancora più grande in

la Sussidiarietà) e pubblicato da Il Mulino con il titolo

particolare da parte di realtà come la nostra e deve

“Società di persone? I corpi intermedi nella democrazia

crescere una capacità di fare rete. Nessuno, da solo,

di oggi e di domani” ha messo in luce la dimensione

potrà mai rispondere a tutti i bisogni che la nostra

anche numerica e la rilevanza dei cosiddetti Corpi

società esprime. Soltanto il realizzare fino in fondo

intermedi.

lo scopo per cui ciascuna realtà è nata e collaborare

Sono circa 375mila le realtà che operano nei diversi ambiti, dall’assistenza sociale allo sport, dalla cultura alla sanità, etc. Contano 6,7 milioni di iscritti, ci dice lo studio, in diverse realtà di cui l’85% sono associazioni e poi cooperative enti, fondazioni, etc . Cosa particolarmente significativa 7 italiani su 10 ritengono fondamentali il ruolo che queste rivestono nel riempire i vuoti lasciati dal Servizio Pubblico. Per quanto riguarda il “nostro mondo”, su circa 15mila strutture caritative che si occupano dell’assistenza alimentare,

7.600

sono

accreditate

con

il

Banco

questo

è

il

momento

in

cui

deve

il più possibile con altri enti, agenzie, soggetti che operano sul territorio, renderà tutti noi ancor più abilitati ad una chiara interlocuzione con le istituzioni e consentirà una più efficace autorevolezza nel dialogo con loro così che il ruolo non si riduca a quello dell’esecutore di quanto deciso negli ambiti della politica ma frutto di una reale co-programmazione come peraltro previsto dalla normativa. Gli scenari che ora si aprono con il Piano di Ripresa saranno una cartina di tornasole per molti attori impegnati sui diversi fronti.

Alimentare e durante quest’anno hanno aiutato circa

O si riuscirà a dialogare e collaborare tra i diversi livelli

1.700.000 persone in difficoltà con una capillarità e

e nei diversi ruoli o sarà un’occasione persa: ma sono

una conoscenza delle situazioni che ben difficilmente

in tanti a dirci che non possiamo permetterci di sprecare

un Ente pubblico è in grado di realizzare. Sono state

questa opportunità.

L’ABBRACCIO

11


Un Welfare Responsabile per rigenerare i legami e produrre di Nicoletta Pavesi, docente di Scienze Politiche e Sociali, Università Cattolica di Milano

L

a crisi che sta vivendo, ormai da molto tempo,

La ricerca empirica rileva numerose esperienze, diffuse

il

è

a macchia di leopardo e raramente inserite in maniera

indubbiamente determinata dalla persistente

strutturale nell’offerta dei servizi territoriali, in cui la

crisi economica, acuita dalla pandemia, ma non solo.

società civile sta facendo emergere la sua capacità di

Appare sempre più evidente che accanto alle difficoltà

sollecitare le comunità a prendersi cura delle persone

economiche è presente anche un affanno sul versante

e dei gruppi in difficoltà, disegnando nuove modalità

della tenuta del legame sociale, che ha trascinato con sé

co-costruite di risosta ai bisogni e nuove forme di

sistema

di

welfare

nel

nostro

Paese

anche la solidarietà e il principio etico della reciprocità,

assunzione di responsabilità condivisa.

elementi fondanti le relazioni sociali. A questa condizione

Il modello del Welfare Responsabile si muove lungo

di crisi ha concorso anche un modello di stato sociale

questo versante, fondandosi anzitutto su due opzioni

di matrice assistenzialistica che è stato incapace di

di fondo: la centralità della persona e la responsabilità.

sostenere le persone e i gruppi nel maturare una loro

La prima è di natura antropologica e sociale insieme:

autonomia, una loro capacità di prendere in mano in

il concetto di persona è concreto e particolare, in

maniera responsabile la cura del benessere proprio e delle loro relazioni. Il welfare di tipo riparativo per molti anni ha prodotto più assistenzialismo che sviluppo: come sostengono alcuni autori, paradossalmente, maggiore è stato il Welfare State, minore è stato lo sviluppo delle comunità locali e maggiore è stata la crescita incontrollabile e incontrollata della domanda di servizi. Il welfare che è in crisi è un welfare che ha sempre più pensato alle fragilità come un compito dei servizi, e non un problema di cui le comunità sono chiamate a farsi carico. La crisi del welfare, in questo senso, può allora essere considerata una crisi di responsabilità sociale, cioè una crisi della presa in carico comunitaria dei problemi

quanto prende in considerazione la qualità esistenziale dell’essere

umano,

concepito

come

entità

unica,

identificato dalla sua storia e dai suoi legami sociali, di conseguenza strutturalmente aperto alla relazione con l’altro e al riconoscimento reciproco, implicito in questa stessa apertura. La seconda opzione di fondo è quella dell’assunzione di responsabilità da parte dei diversi soggetti che sono chiamati a produrre benessere: gli attori pubblici locali, quelli del mercato, quelli del Terzo Settore, le reti informali costituiscono una “filiera” entro cui è condivisa la responsabilità della produzione del benessere per i cittadini e le comunità, in una logica di condivisione e solidarietà reciproca. Attraverso un’azione riflessiva

e della capacità di mettere in comune le risorse per

i

fronteggiarli. Da qui la necessità di ripensare una forma

comprendere e valutare i bisogni emergenti, mutevoli,

di care delle fragilità che, a livello territoriale locale, metta

fluidi, relativamente eterogenei e complessi; conoscere

al centro la responsabilità delle persone, dei gruppi,

e far dialogare i diversi orientamenti e mission per

delle comunità. In altre parole, la necessità di trovare le

trovare e attivare risorse; produrre risposte innovative,

risposte ai problemi all’interno di una logica di welfare

efficaci e sostenibili. Se i bisogni sono complessi, le

community, che da una parte porti ad attenuare la crisi di

risposte devono essere conseguentemente articolate

consenso rispetto alle politiche di tutela del benessere,

e richiedono un approccio multidimensionale e multi-

dall’altra parte sia in grado di alimentare pratiche sociali

stakeholders.

ed educative capaci di favorire la responsabilità diffusa

In questo modo soggetti diversi co-costruiscono il

tra tutti i cittadini, sia a livello personale che collettivo.

sistema di welfare sia assumendo in prima persona

12

L’ABBRACCIO

diversi

attori

(individuali

e

collettivi)

possono


la responsabilità di affrontare le criticità incontrate

ma operano congiuntamente allo lo scopo di mettere

promuovendo la creazione di reti territoriali e agendo

insieme in maniera sinergica ed efficace le risorse

attraverso di esse nella produzione di servizi, sia

cognitive, materiali e umane in una logica di et-

condividendo le responsabilità complessive del sistema

et che produce forme innovative di cooperazione,

e partecipando ai processi di governance condivisa.

senza tuttavia fare perdere, ma anzi valorizzando e

Nel modello del Welfare Responsabile è centrale l’attivazione capacitante, ossia quel processo teso a mobilitare, attivare e potenziare le risorse, le competenze, le abilità e le conoscenze di ogni attore coinvolto nelle diverse sfere della vita sociale, in vista del conseguimento sia del proprio benessere sia di quello generale della collettività.

Questo implica

anzitutto riconoscere che attori di diversa natura sono portatori di potenzialità differenti e reciprocamente necessarie

da

sollecitare,

sostenere,

valorizzare,

condividere per produrre benessere individuale e sociale. L’attivazione capacitante ha una ricaduta importante in termini di rafforzamento del legame

potenziando le singole specificità e identità. Quello che emerge è dunque un modello multistakeholder, in cui la governance ha una struttura orizzontale che si esprime in termini di compartecipazione, grazie alla co-costruzione del significato stesso dell’azione congiunta. Si costruisce così una integrazione condivisa che promuove la collaborazione fra i soggetti coinvolti e favorisce la reticolarità, mettendo al centro il tema della solidarietà e della responsabilità. In questo modo si promuove la pluralizzazione degli attori del welfare e la modificazione dei rapporti tra pubblico e privato, secondo forme innovative di cooperazione e di integrazione.

sociale, in quanto può contribuire allo sviluppo del

Un ulteriore elemento qualificante la proposta del

capitale sociale e dei legami reticolari; inoltre, favorisce

Welfare

la diffusione di forme di rappresentanza e di azione

territoriale locale, in accordo con il principio di

partecipata, attiva e responsabile all’interno delle

sussidiarietà: è questo l’ambito in cui è possibile una

comunità; infine, contribuisce a trasformare le relazioni

migliore identificazione dei bisogni e la creazione di

di interesse in relazioni di fiducia.

alleanze in cui gli attori responsabili si attivano per

In questi contesti gli attori non agiscono individualmente,

creare una rete capace di far fonte a un problema

Responsabile

è

la

centratura

sul

livello

L’ABBRACCIO

13


attraverso

la

costruzione

di

uno

spazio

sociale

e le emergenti forme di rischio, in cui cooperare nella

di prossimità, ossia quello spazio fisico e insieme

comprensione dei vecchi e nuovi bisogni sociali e nella

simbolico definito anche come responsive community,

implementazione delle risposte attraverso forme di

ossia una comunità in cui ciascuno si sente chiamato

integrazione condivisa che rinforzano i legami sociali

in causa a costruire percorsi condivisi di ben-essere

territoriali. Il Welfare Responsabile ha bisogno di e

insieme a chi gli è prossimo. Costruzione dello spazio

insieme aiuta a costruire comunità in cui far dialogare

di prossimità e community development rappresentano

e integrare in maniera responsabile i tre principi su cui

in questo senso le due facce di una stessa medaglia: lo

si fonda ogni società: lo scambio di equivalenti (proprio

sviluppo di comunità consiste infatti nell’accompagnare le persone a diventare responsabili, cioè

ad avere

a cuore i luoghi dove essi vivono in modo tale che

del mercato), la redistribuzione della ricchezza (proprio dell’ente pubblico), la reciprocità (proprio della società civile, delle reti prossimali).

diventino luoghi in cui prendersi cura (to care) gli uni

Una sfida, indubbiamente, ma quantomai necessaria

degli altri, in cui costruire reti cooperative in grado di

se non si vuole operare per ri-costruire quel legame

produrre spazi sociali (di prossimità) capaci di leggere

sociale di solidarietà che è fondamento di ogni vivere

e interpretare in maniera precoce i cambiamenti sociali

sociale.

14

L’ABBRACCIO


La centralità dell’infanzia di Franco Cirio, Presidente Comitato Regionale UNICEF Liguria

C

di

Come siamo riusciti a sensibilizzare l’opinione pubblica,

trasmettervi le forti emozioni per i piccoli

a creare quel movimento d’opinione che emozionò

grandi obiettivi raggiunti proprio i questi giorni.

il mondo intero per giungere all’approvazione della

Sfide tutte improntate a stimolare la partecipazione

storica Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e

diretta dei bambini, ragazzi e adolescenti a creare

dell’adolescenza – il trattato sui diritti umani che ha

un mondo a misura di bambino, dove uno sviluppo

universalmente ricevuto il sostegno più vasto che

umano sostenibile, che tenga conto degli interessi

la storia ricordi - così siamo riusciti, grazie alle firme

dell’infanzia,

di

raccolte anche con i banchetti in strada e con le

democrazia, di eguaglianza, di non discriminazione,

delibere di tanti consigli comunali a incardinare sull’iter

di pace e di giustizia sociale, quanto sull’indivisibilità,

per l’approvazione, la proposta di legge regionale

interdipendenza e correlazione tra tutti i diritti umani,

di iniziativa popolare finalizzata a creare una Liguria

compreso il diritto allo sviluppo.

Amica dei Bambini e Libera dalla Plastica.

Avere raggiunto anche un piccolo obiettivo deve poter

Una

incutere la fiducia, la fiducia che è possibile; che conviene

Convenzione, ratificata dall’Italia con legge il 27

impegnarsi perché è possibile e la soddisfazione sarà

maggio 1991 n° 176 e della direttiva UE 2019/904 del

grande al punto che traguarderemo già nuovi obiettivi.

Parlamento europeo e del Consiglio del 5 giugno 2919

ari

lettori

sia

sono

fondato

particolarmente

tanto

sui

felice

principi

regione

rispettosa

dell’art.

29

della

citata

L’ABBRACCIO

15


sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica monouso sull’ambiente.

istituzioni a tutti i livelli al rispetto di quanto sottoscritto. In questo senso abbiamo individuato nel Consiglio

Oggi, in occasione della ricorrenza della Giornata

comunale dei Ragazzi la sede ideale per discutere,

Universale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,

dibattere e approfondire gli argomenti e presentarli al

possiamo dire che specialmente nel nostro Paese

Sindaco del proprio Comune per renderli operativi.

la legislazione a favore dell’infanzia è certamente all’avanguardia, presentando una certezza di diritto che

Da alcuni anni i rappresentanti dei Consigli comunali dei

avrebbe dovuto, già da tempo, porre l’infanzia al centro

Ragazzi dei Comuni liguri, in occasione della Giornata

dell’attenzione.

Universale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,

Purtroppo, sappiamo che proprio l’infanzia è un centro da tiro al bersaglio, per i troppi impressionanti casi che vengono alla luce e che nascondono fatti ancor più

vengono invitati a sedersi sugli scranni dei Consiglieri regionali e a presentare le loro istanze ai Rappresentanti della Giunta regionale.

gravi.

La partecipazione dei ragazzi come presupposto

Per dare vera centralità all’infanzia, occorre che questa

fondamentale per un mondo più giusto e questo pur in

sia centrale nella coscienza dei cittadini. Occorre un

presenza della pandemia che ci ha reso tutti più deboli

controllo democratico che apra prospettive nuove:

e impauriti ma consapevoli che siamo tutti sulla stessa

l’infanzia come valore, come anticipazione reale di un

barca, per cui è ora tempo di darsi da fare, di unirsi

futuro degno di essere vissuto. Forti degli strumenti

con un abbraccio e sostenere la Campagna UNICEF di

giuridici citati, dobbiamo riuscire a richiamare le

vaccinazioni.

16

L’ABBRACCIO


Politiche sociali e welfare di Paolo Pezzana, Sociologo, Membro Consiglio direttivo ANCI Liguria, esperto di welfare e politiche di lotta alla povertà.

L

e politiche sociali, in Italia ma non solo, sono da sempre la “Cenerentola” delle politiche pubbliche:

fondamentali,

bellissime,

ma

cronicamente neglette e sottofinanziate, al punto da rendere buona parte di loro inefficaci e da minarne il consenso presso strati sempre più consistenti della popolazione, non necessariamente agiati.

periodo, la finanza pubblica non può concedersi. La seconda causa è che le risorse finanziarie applicate al sistema di welfare attuale, essendo finalizzate ad acquistare output in termini di prestazioni puntuali per bisogni specifici invece che outcomes comunitari in

termini

di

benessere,

sono

sostanzialmente

improduttive dal punto di vista del cambiamento

Sono tante le ragioni che possono spiegare la difficoltà

che possono sviluppare nelle comunità e nella loro

delle politiche sociali italiane ad essere efficaci e

percezione di utilità e benessere. La spesa sociale dei

raggiungere risultati apprezzabili, dalla loro rigidità

comuni, al nord, aumenta in media del 15-20% l’anno

burocratica ad una organizzazione a silos l’un l’altro

e, nonostante questo, non consente di offrire risposta

impermeabili ed incomunicanti; dal pesante squilibrio

a nessuno dei nuovi bisogni e non riesce neppure a

della spesa, che assorbe in pensioni e trasferimenti alla

conseguire

vecchiaia la maggior parte delle risorse disponibili, alla

sistemi esistenti. Ciò comporta una diffusa percezione

incapacità di fronteggiare i nuovi e crescenti bisogni

di crisi, un effettivo problema di sostenibilità, una

della società; dalla scarsa capacità di integrare risorse

generale insoddisfazione.

formali ed informali, alla frequente esposizione ad

Non esiste una soluzione univoca per rigenerare le

abusi da parte di “furbetti” che penalizzano la grande

politiche sociali e farne un dispositivo di sviluppo e

maggioranza dei realmente bisognosi; dalla deficitaria

coesione per i territori ed il Paese, ma è una operazione

capacità di programmazione dei territori e delle

che, dopo la pandemia di Covid-19 con le sue tragiche

Regioni nelle quali sono frammentate le competenze

evidenze, risulta vieppiù necessaria.

alla assoluta inabitudine a ragionare in base a dati ed evidenze verificabili.

maggiore

efficacia

nell’erogazione

dei

Da molte parti si sostiene che la soluzione sia quella di passare da un welfare erogativo ad un “welfare

Su tutte prevalgono tuttavia due cause, che rendono

generativo”. Tale e tanta è l’insistenza nell’accostare

oggi

tale termine qualificativo al sostantivo “Welfare”,

il

sistema

di

welfare

italiano

complessivo di

almeno tra gli “addetti ai lavori”, che tale endiadi pare

rappresentare una forza vitale ed un vantaggio

divenuta una sola parola, nella quale i due termini del

competitivo per il Paese.

discorso si fondono e compenetrano.

La prima causa è l’aver dimenticato che le politiche

Poiché il linguaggio costruisce il mondo, occorre

sociali non sono che in seconda battuta un dispositivo

prestare attenzione e chiedersi se davvero tutto il

nato per rispondere ai bisogni; esse sono anzitutto un

welfare è generativo e, soprattutto, se lo è tutto ciò che

dispositivo per prevenire i rischi sociali al verificarsi

si intende per welfare generativo.

dei

Non occorreranno troppo tempo né ricerca per

sostanzialmente

quali

centrato

i sui

insostenibile

bisogni

incapace

manifestano.

welfare

rendersi conto che il più delle volte di generativo in

risolversi in una macchina burocratica prestazionale

ciò che viene definito “welfare generativo” c’è poco

condannata

ed

o nulla. Prendiamo ad esempio una delle fattispecie

rischio

esemplificative più note mediante le quali da molti

che

produce

finisce

Un

per

all’inefficacia,

bisogni

si

ed

necessariamente in

quanto

ad

effettivamente

inevitabilmente all’inefficienza ogni nuovi

nuovo

bisogni

non

viene illustrato il welfare generativo. Io sono lo Stato

può essere in grado di dare risposta che in tempi

e tu sei un beneficiario in stato di bisogno; invece che

lunghissimi e con incrementi di spesa che, nel lungo

offrirti in modo apparentemente assistenziale beni e

L’ABBRACCIO

17


servizi per lenire il tuo stato di bisogno o superarlo,

perché di fatto si tratta né più né meno di una

io intervengo supportandoti se tu in cambio ti attivi

riproposizione in chiave edulcorata e comunitarista

a tua volta dando o facendo qualcosa per gli altri

del vecchio adagio pragmatico della condizionalità,

membri della comunità, e via così, in un circuito di

introdotto nel welfare anglosassone sin dai suoi albori

altrettanto apparente “vittoria di tutti”, nel quale le

e volto a premiare i “buoni” e punire ancora di più i

risorse pubbliche “generano” altre risorse, facendo da

“cattivi”, sottoponendo ad un giudizio di meritevolezza

moltiplicatore delle risorse individuali per il bene della

l’esigibilità delle prestazioni sociali.

comunità.

Qualora la retorica di un “welfare generativo” così

Di certo non si tratta di una visione malvagia e un

inteso divenisse dominante, sarebbe in pericolo non

welfare così configurato crescerebbe probabilmente in

solo il welfare, destinato a scivolare progressivamente

sostenibilità economico-finanziaria. Tuttavia chiamare

verso un sistema quasi eugenetico di selezione sociale,

un tale meccanismo “generativo” è al tempo stesso

ma anche il diritto pubblico stesso, non solo sociale,

riduttivo, semplificatorio, mistificante.

reso in tal modo merce di un meccanismo di scambio

E’ riduttivo, perché la generatività sociale è qualcosa di assai più articolato e complesso di una semplice “restituzione” di ciò che si è ricevuto. E’ semplificatorio, perché riporta ad una prassi fatta di dare/avere una

sostanzialmente paternalistico e disequilibrato, in cui se dai ricevi, se non dai non ricevi, ma, se hai bisogno e devi ricevere per forza, non sei tu a decidere cosa dare, come e quando; puoi solo obbedire, dare e ringraziare.

dimensione, quella del welfare, che è fondata anzitutto

Contro

su dignità, riconoscimento e diritto. E’ mistificante,

semplificazioni che ad esso conducono, vale la pena

18

L’ABBRACCIO

questo

rischio

ed

i

riduzionismi

e

le


affermare e praticare una applicazione decisamente differente del concetto di Generatività Sociale al campo del welfare.

assistenzialistico o condizionalistico. Con lineare semplicità, possiamo quindi considerare azioni

e

dispositivi

di

welfare

generativo

tutte

Si guardi ai movimenti fondamentali della Generatività:

quelle attività che, mediante l’esperienza di servizi,

il desiderare, il mettere al mondo, il prendersi cura, il

trasferimenti, percorsi di cura vissuti in un contesto

lasciare andare; se ne considerino le direttrici di sviluppo

non individuale ma comunitario, agiscono sul legame

più importanti: la capacità di autorizzare, l’esemplarità, la

sociale rinforzandolo e mettendolo in condizioni di

intertemporalità; si provino a declinare nella complessità

esercitarsi liberamente e produrre e condividere nuovo

del campo socio-assistenziale e, più in generale, del bene

valore, anche al di fuori del perimetro originario. Sono

comune e del benessere, le dimensioni dell’abilitazione,

moltissime le esperienze di questo genere; sfidano la

della capacitazione, della creazione di valore condiviso,

burocrazia, il paternalismo, la diffidenza, l’economicismo

della

dell’elaborazione

e persino il pragmatismo e producono valore condiviso,

della morte e del dolore, della narratività che sviluppa

offrendo al tempo stesso un comune senso e scopo

ambienti.

a chi vi è coinvolto. Il vero problema, ancora lontano

E’ in questo quadro apparentemente iper complesso e

dall’essere risolto e la cui natura è profondamente

caleidoscopico che si può parlare di welfare generativo

politica, è che le forme del welfare oggi sono, come

in modo appropriato, non dove la generatività è ridotta a

tutta la società, in transizione e che, in questa specifica

un condizionamento assunto più o meno passivamente.

transizione istituzionale e organizzativa, per nessuno

significazione

comunitaria,

Se si guarda bene peraltro si può capire che il quadro, in realtà, non è né così complesso né cosi indecifrabile. C’è un filo rosso che percorre la complessità del vivere

è ancora chiaro come le azioni e i dispositivi di un welfare generativo possano essere messi a sistema per rappresentare ed agire “il Welfare generativo”.

comunitario e che può orientarla in senso generativo

Tale sfida di per sé non è un ostacolo ma un segno

o meno, ed è il legame sociale, interpersonale e

dei tempi; ed è una ragione in più per impegnarsi, non

comunitario, che un sistema di welfare può concorrere

demordere, ricercare sperimentando e non cadere

ad alimentare o può consumare sino a distruggerlo,

nella trappola di pensare che generare possa voler dire

come accaduto in molte esperienze storiche di welfare

moltiplicare condizionando.

L’ABBRACCIO

19


SOSTIENI IL CEIS GENOVA Con il tuo contributo potremo portare avanti i progetti di agricoltura sociale, finanziare le attività sportive per le comunità di minori, potremo finanziare progetti di reinserimento lavorativo e sviluppare campagne di prevenzione. COME PUOI SOSTENERCI Tramite Bonifico Bancario presso Banca Prossima S.p.A. Iban IT85 B033 5901 6001 0000 0007 632 Tramite Donazione on line collegandoti all’ indirizzo www.ceisge.org/ceis-genova-sostienici oppure Devolvi il tuo 5x1000 a Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo Onlus C.F. 95080550106

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