N.ro 51 - DICEMBRE 2023
TRIMESTRALE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA - CEIS GENOVA
EDITORIALE La prevenzione ha lo scopo di promuovere la salute e migliorare la qualità di vita, stimolandone il riconoscimento precoce, così da attivare conseguenti interventi che possano rallentare o invertire il decorso negativo, migliorandone quindi l’esito complessivo. Abbiamo chiesto ai ragazzi della Comunità quali fossero le loro riflessioni nei confronti di un tema di tale portata, invitandoli ad offrirci il proprio pensiero e le proprie esperienze personali. Ci siamo interrogati su come la prevenzione si possa riportare nell’ambito delle dipendenze, chiedendoci anche come la società possa gestire una problematica simile, ipotizzando insieme anche un lavoro che regali un ruolo cruciale anche alle istituzioni scolastiche, impegnandosi già in giovane età sul problema. Serena e Ilaria (Operatrici della Comunità)
Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta Direttori: Luca Pellegrini, Marco Ciccone e Federico Vulcanile Caporedattore: Alessandro Censi Buffarini Coordinatore: Giulia Mattola e Biancalice Sanna Critico e correttore di bozze: Giulia Mattola, Biancalice Sanna e Federico Vulcanile Fotografie: Giulia Mattola e Biancalice Sanna
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INIZIARE DAI RAGAZZI Secondo me uno dei fattori chiave per prevenire la diffusione della tossicodipendenza è il dialogo, bisognerebbe parlarne tanto, soprattutto a scuola. Bisogna cominciare già dalle medie a insegnare ai ragazzi cosa sono le droghe, cosa ti può capitare e che conseguenze ha l’uso di sostanze stupefacenti, le scuole dovrebbero avere il diritto di aiutare e insegnare alle famiglie come comportarsi a casa e come riconoscere se i figli cominciano ad avere problemi con l’alcol o con le droghe. Insomma, dovrebbero esserci più informazioni e far conoscere veramente, magari anche in modo molto crudo tutte le conseguenze dell’abuso di sostanze. J.S.
PREVENIRE EDUCANDO Promuovere per me significa sconvolgere a partire dall’educazione scolastica. Oltre alle classiche materie scolastiche bisognerebbe introdurre un percorso a partire dalle scuole primarie che preveda l’educazione sessuale e assistenza psicologica; in quanto viene vista dall’attuale società come qualcosa che si rivolge a persone “deboli” ma in realtà aiuterebbe l’individuo a conoscersi meglio. Personalmente dalla mia storia qui in comunità sto capendo che l’uso di sostanze è dovuto a fragilità e insicurezza inconsce. La tossicodipendenza e solo la punta di un iceberg; spiegare nelle scuole i danni che possono causare le sostanze. Spero che in un futuro, nelle scuole, ci siano delle lezioni condotte da psicologi. A.P.
RACCONTARSI Io andrei nelle scuole per raccontare la mia esperienza di tossicodipendenza. Io da bambino ho sempre visto gente che usava droga e la mia esperienza non è stata bella perché non mi hanno mai detto che la droga faceva male. Mio padre vendeva davanti ai miei occhi e io non sapevo realmente cosa stava succedendo, poco a poco ho capito cosa volesse dire. Non vorrei mai che succedesse a mio figlio o ad un bambino. Ora cosa posso dire della mia esperienza è che mi ha portato in una brutta strada ma con il percorso in comunità posso cambiare la mia vita e con il mio racconto potrei aiutare la vita di una persona. Ora sto capendo che si può cambiare la vita. R.G.
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SOS BABY Sono una tossicodipendente, avendo una nipotina di nove anni mi farebbe piacere che a scuola dessero informazioni profonde su questo argomento (droghe). Le informazioni potrebbero trasmetterle tramite video, immagini per facilitare i bambini nel capire l’argomento (droga). Avendo avuto questa esperienza tante volte mi è capitato di essere in compagnia sua, osservarla con questa paura, sempre sperando. Le informazioni non sono mai abbastanza, i dialoghi con i genitori non bastano, non sono percepiti nelle buone maniere, coinvolgere questi bambini sarebbe positivo perché il tutto si apprende più rapidamente con minore difficoltà. V.L.
CYBER BULLISMO Mi chiamo Alessandro e racconterò ciò che mi è mancato a livello scolastico. Sono nato nel 1976, quindi ho quasi 48 anni, ci tengo a precisare che i miei tempi non erano quelli dell’era digitale e virtuale alla quale adesso i ragazzi vengono abituati ed istruiti praticamente in tenerissima età, ma d’altronde i tempi cambiano e siamo noi a dover correre verso l’era digitale. Spesso salgo su mezzi pubblici e noto che il rapporto umano è praticamente dimenticato; ognuno con il proprio smartphone o tablet in mano. Dove finiremo di questo passo? Saremo tutti attaccati da cyber bullismo? I telefoni di nuova generazione sono muniti di antivirus già al momento dell’acquisto: cosa vorrà significare questo? Saremo tutti in pericolo? A.T.
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USO SCONSIDERATO Ai miei tempi i cellulari nelle scuole non c’erano, però c’erano altri metodi per essere a rischio: droghe, alcol, bullismo. Ora che nelle scuole ci sono i cellulari vedo maggiore rischio, non solo per sostanze ma per fattori di bullismo psicologico, violenze con video o su SMS. Beh secondo me per prevenire il tutto è necessario limitare l’uso del telefono e internet con maggior controllo da parte di insegnanti e genitori, significherebbe controllo totale del telefono, più sicurezza che i figli minori non si droghino di telefono o computer e limiterebbe anche l’uso di varie violenze e sostanze, nonché si potrebbe socializzare di più, specialmente con i propri cari amici e amicizie. M.P.
L’ESEMPIO CHE CONTA Credo che questo argomento sia molto complesso, oramai la società non è più comandata come una volta dalla chiesa, tutti sono liberi, a livello sociale, e tutti fanno quello che vogliono, per di più tramite la società stessa! Siamo costantemente bombardati da film che sponsorizzano sesso e droga, in una società così dove internet è alla portata di tutti, giovani e grandi. I contenuti più ricercati non sono colmi di contenuti, credo che in una società così non perdersi sia difficile: se si è fortunati si può nascere in una famiglia con dei forti valori morali e una forte unione dove si è seguiti e educati con l’esempio. Al di fuori di questo si potrebbe promuovere tante belle cose, ma spesso mancano gli interessi, il profitto e quindi i finanziamenti. È una società oscura dove spesso la luce manca e ci sarebbero tanti riflettori da accendere, ma sinceramente, ci credo poco; l’unica altra cosa che mi viene da aggiungere è che solo chi ha vissuto sulla propria pelle la sofferenza e la rinascita dalla droga potrebbe parlare ai giovani toccarli e trovare il loro cuore. D.G.
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I PROBLEMI SI POSSONO PREVENIRE Per la mia esperienza io avrei preferito che nelle scuole primarie ci fosse stata più informazione. I bambini sono molto plasmabili e con la costanza qualcosa si ottiene, ad esempio se ogni trimestre avessero fatto delle riunioni tra genitori, forze dell’ordine e persone con passato di tossicodipendenza saremmo stati più tutelati e i genitori più spaventati e quindi più attenti, anche solo ai comportamenti che i genitori possono avere in casa e creare disagi tali da rischiare di avere figli con problemi comportamentali causati da loro stessi. D.C.
VITA Nella prevenzione alla salute conta molto l’educazione e non solo ci sono vari sistemi per prevenire, come ad esempio lo sport, che educa la mente e il corpo. Poi, secondo me, conta l’esperienza di un oratorio e un po’ di chiesa che non guasta. Tutte cose che ho fatto fare a mio figlio, sperando che sia la strada giusta da intraprendere. Un forte abbraccio a tutti voi che leggete! M.H.
COSCIENZA Secondo la mia visione, riguardo la prevenzione, ci sono vari argomenti di vario tipo, ma allo stesso tempo bisogna collegarli l’uno all’altro. Ci vorrebbe fino all’inizio dell’istruzione un programma di educazione, ben strutturato, sulla prevenzione delle dipendenze patologiche trasmettendo più informazioni possibili cercando di dare un quadro chiaro sulle cause e sugli effetti che possono portare certe scelte e certi comportamenti. Io penso che la prevenzione sia ancora un tabù che la società odierna fa ancora fatica ad affrontare e ancora meno ad accettare la presenza del problema delle dipendenze. Trascurare o comunque sottovalutare la sensibilizzazione di queste problematiche sociali alle nuove generazioni porta un’ignoranza che a sua volta potrebbe essere una causa all’abbandono della società; perciò, penso che per massimizzare l’impatto positivo sull’argomento per la società, una delle soluzioni potrebbe essere proprio introdurre una materia apposita nel programma scolastico nazionale. Credo che più la comunità sappia delle conseguenze negative che portano l’uso e l’abuso di sostanze ci sarebbe più coscienza e quindi più libertà di scelta grazie alla conoscenza. O.M.
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LA SCUOLA Negli ultimi anni ad oggi la prevenzione dei problemi come la dispersione scolastica e delle dipendenze dalle sostanze la prevenzione ha ottenuto molta importanza, rispetto alla cura. A partire dalla terza media si cerca in molte scuole di chiamare esperti per conferenze riguardanti la droga e i suoi effetti. Rispetto alle droghe, la dispersione scolastica è un tema di cui non si parla o non a sufficienza. C’è una relazione positiva tra uso di sostanze e dispersione scolastica: ad aumentare dell’uso aumenta la dispersione, c’è un’ulteriore variabile il bullismo. Del bullismo si parla molto al pari delle droghe, a mio parere bisogna parlare a partire dall’asilo con i bambini e le famiglie, per quanto concerne l’uguaglianza per prevenire il bullismo alle Medie. Un contesto scolastico positivo dove si cerca di creare una sottospecie di “senso di comunità” nessuno dovrebbe essere escluso. L’esclusione per me è uno dei fattori chiave: l’escluso può reagire innalzando una difesa alla quale spesso consegue maleducazione e uso di sostanze. L’escluso può anche iniziare ad usare le droghe come modalità di inserimento nel gruppo dei pari. Entrambi i percorsi sono un campanello d’allarme per la dispersione scolastica, dato che il gruppo che inizia ad utilizzare le droghe, spende la maggior parte del suo tempo dietro di essa. Questi ragazzi vengono inoltre esclusi dal resto della classe. Rispetto alle aspettative dei ragazzi, si aziona una reazione inversa, soprattutto a scuola. Rimangono in una forma di inclusione deviante che per lo più nasconde sofferenza che aumenta in correlazione alla difesa. Per i più sfortunati si avvia una carriera deviante. Bisognerebbe intervenire appena i ragazzi mollano la scuola, alcuni servizi dovrebbero intervenire per offrire nuove strade professionali mediante corsi come Isforcoop. J.S.
LAVORARE NELLE SCUOLE Per la prevenzione delle sostanze si potrebbero fare dei colloqui nelle scuole tra alunni ed ex tossicodipendenti per inculcare paura ai ragazzi. La dispersione scolastica è causata dall’uso di sostanze nelle scuole. Nelle scuole si potrebbero far vedere documentari che trattano argomenti inerenti all’uso di droghe, al degrado e alle malattie, le quali esse portano. Per evitare la dispersione scolastica si potrebbe mettere a disposizione nelle scuole il tampone per le infermerie, lo psicologo per chi ne ha bisogno e più controlli per evitare l’entrata di sostanze nelle scuole. D.C.
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MENS SANA IN CORPORE SANO… Vorrei introdurre la tematica di prevenzione e promozione della salute, con un racconto di una esperienza anonima: in questo caso, il nostro protagonista, si chiama Marco. Marco frequenta il liceo e amava come materia educazione fisica, soprattutto la corsa, ma per i suoi compagni era una materia, di un’ora, sprecata per fumarsi le canne. Un giorno il docente decise di proporre una competizione e il vincitore avrebbe potuto partecipare alle Regionali con il bene stare di un giudice esterno. Queste possibilità offriva una settimana spesata a Riccione. Quando i compagni ascoltarono questa proposta iniziarono ad allenarsi per la competizione, accantonando le droghe. Marco inizio ad allenarsi intensamente, anche di pomeriggio. Arrivò il giorno e Marco vinse la competizione, si avvicinò ai suoi compagni e umilmente gli fece capire cosa potessero fare certe sostanze alle loro vite. G.F.
IL DIALOGO È LA CHIAVE Avevo 18 anni quando ho cominciato a drogarmi. Non ho avuto la fortuna di andare a scuola, mi sono confrontato con molti problemi per colpa della droga. Secondo me durante le lezioni è fondamentale parlare dei problemi legati ai tossicodipendenti, e poi i genitori dovrebbero seguire i loro figli con molta attenzione, e anche gli psicologi devono presentare alla scuola e parlarne con i ragazzini. Più presenza dei genitori nella scuola. E più attività sportiva nella scuola fa parte della salute. K.M.
ESPERIENZA PERSONALE Io penso che si potrebbe parlare di più di questi argomenti per migliorare. Nella mia esperienza non ho potuto saperne tanto di questi argomenti se no avrei fatto un percorso diverso nella mia vita, avrei potuto essere migliore e non fare tanti sbagli che ho fatto. Ai miei tempi non si parlava di questi argomenti, tipo sessualità droghe e prevenzione. Ho avuto una figlia a 17 anni, non mi pento è la cosa migliore della mia vita, ma se nella mia scuola si fosse parlato di tanti argomenti avrei potuto capire molte cose e sono contenta che adesso si parli molto di argomenti nella società per prevenire molte cose. P.P.P.
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I GIOVANI Penso che una fascia della popolazione da aiutare in modo concreto sia proprio quella relativa agli adolescenti. Importante è l’informazione sui rischi che possono esserci in comportamenti che diventano disfunzionali nel momento in cui non si ha più autocontrollo. Per esempio le sostanze. Ancora più importante è non mettere in atto atteggiamenti pericolosi e avere gli strumenti giusti per affrontare situazioni che possono diventare allarmanti: quindi fare colloqui, incontri a scuola o privatamente con lo psicologo, fare sport fin dall’infanzia, avere una rete sociale sana. Ci dovrebbero essere più controlli, in particolare in strada per prevenire risse, uso e abuso di stupefacenti e alcol. Le cause principali della dispersione scolastica possono essere: • le droghe, • poco interesse nelle materie scolastiche che dovrebbero parlare di più riguardo ai problemi sull’attualità. Più gite scolastiche e più sport, che serve sia a livello fisico che mentale, • uso del cellulare e Internet (social) dove c’è molta violenza e utilizzo sbagliato dei social. L’informazione tra i giovani si divulga in modo rapidissimo. Non c’è controllo sufficiente, voglia di trasgressione, problemi in famiglia, problemi economici. Importante è anche il bullismo che si diffonde sempre di più a partire dai primi anni di scuola. È sempre più difficile fermarlo perché non è più solamente un problema relativo alla violenza fisica ma rientra anche quello psicologico (più difficile da individuare e fermare). Per ridurlo dovrebbe esserci più regole per i giovani (uso smoderato del telefono), informare i ragazzi su che cos’è la violenza e riconoscere i primi segnali per chiedere aiuto. Supporto psicologico (non visto come deficit della persona ma una cosa in più per avere supporto, soprattutto quando la rete familiare non riesce a gestire problemi). D.P.
DIPENDENZE E SALUTE La prevenzione delle dipendenze e la promozione della salute possono essere integrate in programmi educativi per affrontare la dispersione scolastica attraverso lo sport, che può instradare i ragazzi verso nuovi orizzonti con la scuola e di conseguenza l’informazione e l’educazione; ma anche con il rapporto con gli altri perché è molto importante rapportarsi con gli altri senza trascuratezza e con un ottimo dialogo. E.P.
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UNA VITA MIGLIORE Secondo me per cominciare a prevenire i problemi di salute, di dipendenze o comportamentali bisognerebbe partire da quando cominci ad andare a scuola, creando delle materie in cui fin da piccoli si insegna a cosa possono portare determinate cose. Poi in base a mille problematiche, che ogni singolo individuo presenta fin da piccolo, si dovrebbe cercare di aiutare di più grazie a psicologi, educatori e persone comunque competenti. Anche facendo i colloqui con i familiari e capire come aiutarli, ma non solo, come si fa già ora, con gli assistenti sociali, io dico di creare dei gruppi costruttivi che siano obbligatori per i genitori dove possono aiutare nelle difficoltà che possono avere. In seconda parte, quando si comincia ad essere più adolescenti si possono portare testimonianze di persone che hanno avuto difficoltà nella vita, che possono dare rimandi alle persone raccontando i loro vissuti. In più ci vorrebbero delle tematiche diverse da spiegare e deve essere una cosa obbligatoria: ad esempio malattie, sesso, droga, alcol, etc., dando dei compiti agli adolescenti da portare a casa. Lo Stato secondo me deve aggiornare le famiglie, mettendo dei corsi obbligatori da seguire per essere pronti in qualsiasi situazione si presentasse. In più secondo me si potrebbero dare dei castighi educativi che siano costruttivi per la crescita dei bambini fin da piccoli, mettendogli davanti le cose negative che devono evitare di fare. R.G.
CAMBIAMENTO DI STILE DI VITA Sono un ragazzo albanese di 37 anni. Sono arrivato in Italia, a Genova, che avevo circa 17 anni. Non conoscevo la lingua italiana, non fumavo, non bevevo e non mi drogavo, ero un ragazzino tranquillo. Pian piano ho iniziato ad imparare la lingua italiana, avevo amici nuovi, e andando avanti ho iniziato a fumare gli spinelli e poi a bere. Dopo un po’ di tempo ho iniziato a frequentare le discoteche, avevo le prime fidanzatine e poi dopo qualche anno sono caduto nella trappola della cocaina. Inizio a drogarmi pesantemente ed inizio a fare reati. Nel 2014 vengo arrestato per la prima volta, faccio un anno di galera e nel 2015 esco da Marassi, ma io non mi fermo: inizia lo spaccio nel territorio genovese alla fine del 2016. Vengo arrestato per la seconda volta lasciando una bambina piccola da sola con sua mamma. Passano 18 mesi, esco. Lo spaccio a Genova si era molto allargato, ero molto riconosciuto, anche dalle forze dell’ordine. In tutti questi anni divento padre per la terza volta: quindi ho una femmina e due maschi. Lo spaccio inizia a chiamarsi spaccio internazionale, in tutte le piazze dello spaccio ero presente, sempre bella vita. Ma non finisce qui, in tutti questi anni raccolgo 17 reati. Il peggio deve ancora accadere, sulle strade volevo sempre comandare, ad un certo punto dovevo combattere sempre con le bande albanesi e italiane, e stavo sempre peggiorando, ero sempre più cattivo e non adeguato. Viaggi dappertutto: Olanda, Germania, Francia, Bruxelles, Austria, ero conosciuto dappertutto. Ho capito che qualcosa non andava bene. Lascio soli i miei 3 figli. Nel 2020 vengo arrestato e condannato a 8 anni. Dopo 3 mesi di buio si è accesa una luce col nome del CEIS, esco dal carcere chiedendo aiuto a questa Comunità. Sono qui da quasi 8 mesi, non mi drogo più, non bevo, ho tanta voglia di fare il padre, sto lavorando e sto cercando di cambiare stile di vita. Chiunque leggerà questa lettera leggerà una sofferenza, e poi una gioia. B.T.
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INFORMARE I GIOVANI Informare le persone, o meglio dire i giovani, sui rischi e conseguenze delle dipendenze può aiutare a non prendere strade sbagliate e limitare l’uso di sostanze. Quindi per fare prevenzione sulla salute bisognerebbe dare molte più informazioni ai giovani soprattutto nelle scuole, in modo da mettere davanti a loro tutti i rischi a cui potrebbero andare incontro. I.B.
IL MIO PENSIERO Io non saprei neanche da dove partire, perché secondo me i fattori sono infiniti, almeno per quanto mi riguarda. Prima di tutto la famiglia che nel mio caso è stata assente e piena di problematiche, quindi vivendo un po’, anzi senza regole ha facilitato me a entrare nel mondo della droga. La prevenzione viene data sempre secondo me dall’educazione dei genitori, nel vigilare sui loro figli anche nell’ambito delle compagnie che frequentano. Nel mio caso ho incontrato il mondo della droga all’età di 22 anni, fino ad allora c’era stato l’uso ogni tanto di erba e un atteggiamento di bullismo. Per poi incontrare la cocaina che piano piano come un cancro mi ha tirato via tutto compreso le persone più care. Quindi penso che sia stato molto importante trovare un sistema per aiutare i giovani con difficoltà familiari o genitori assenti. Ed è anche vero che influenza anche la salute fisica e mentale: sempre nel mio caso mi aveva provocato una depressione continua dopo l’uso degli stupefacenti, mentre fisicamente aveva asciugato completamente il mio corpo. Ora penso che la Comunità è un ottimo sistema per far riprendere fisicamente e mentalmente, almeno parlo sempre del mio caso. Bisognerebbe introdurre nell’ambito scolastico molta riflessione sull’uso della droga per i giovani. C.B.
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LE FOGLIE DI TRASTA