N.ro 30 - MARZO 2018
LE FOGLIE DI TRASTA
TRIMESTRALE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA CSG
EDITORIALE Cari lettori, Le Foglie di Trasta tornano come uno sconosciuto per tanti di noi. Quasi tutti i ragazzi che hanno dato il loro contributo a questo numero sono entrati da pochi mesi e si sente nei loro articoli l’energia e la freschezza della scelta appena fatta. Se dovessi descrivere con una parola ciò che accomuna gli articoli di questo numero, sarebbe proprio la parola cambiamento. In tutti si può evidenziare qualcosa di prima e poi, di apertura, di ringraziamento alle nuove opportunità che ci da la comunità e di rendersi conto del tempo che si è perso nel passato. Alcuni esprimono i cambiamenti fatti dentro la comunità, altri ricordano momenti precisi che hanno lasciato i segni profondi sulle storie di vita dei loro protagonisti, spingendoli alla scelta di rinascere, reinventarsi e ricominciare. Questo numero delle foglie di Trasta è cresciuto un pò come si vive un giorno dentro la nostra comunità, non senza difficoltà, ma con la gioia e l’orgoglio di chi ha la volontà di condividere un bel lavoro. Siamo fieri di ogni pezzo scritto quanto siamo fieri di ogni piccola scelta giusta che facciamo quotidianamente. In entrambi i casi si specchia la nostra voglia di cambiamento. Scritto da Karla, redattrice del giornalino “Le foglie di Trasta”
Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta. Articoli: Romolo e Karla, Paolo e Andrea, Daniele, Roberto, Paolo P. Davide Direttori: Ezio e Laura Coordinatore: Karla Critico e correttore di bozze: Karla Fotografie: Mauro Marchetti
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MONTAGNE RUSSE La mia vita la posso paragonare alle montagne russe, alti e bassi dettati dalle mie emozioni. Il sentire il brivido, il rischio e la velocità della droga e dell’effetto che ti da in se stessa, il rischio dello spacciare e dei soldi facili che fa trascorrere più rapido il tempo. Senza accorgersi, questo trascorrere veloce i periodi della vita, diventa uno spreco di momenti, di persone, di principi e valori, e delle nostre proprie capacità. Si perde il senso della propria famiglia, ma soprattutto ci perdiamo noi stessi, procurando sofferenze, e non solo, alle persone che ci stanno vicine, che cercano e tentano in tutti modi di farci uscire da questo tipo di malavita. Fortunatamente, queste persone hanno nei loro cuori un’ amore infinito per noi e sono stati abbastanza pazienti per aspettare la decisione di cambiare la nostra vita. E per fare questo ci vuole un cambiamento radicale, iniziando a fare un percorso terapeutico che ci permetta di scendere sicuri dalle montagne russe. R.M. e K.D.
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“DIPENDENZA” DA ORTO Siamo due persone accomunate dalla passione per l’orto e tutto ciò che ne concerne. Le nostre giornate trascorrono in mezzo al verde e il tempo sembra quasi scomparire. Tutto ciò che produciamo e facciamo, lo facciamo con il cuore e le nostre mani. Ma l’altra passione che ci accomuna “purtroppo” è la sostanza. La differenza tra le due è dove alla fine ti portano. La prima, a far nascere e crescere e condividere un bene prezioso, come sono la frutta e le verdure. L’altra ti porta solo ed esclusivamente all’autodistruzione, coinvolgendo tutto ciò che ti sta intorno. Il lavoro terapeutico che facciamo all’interno di questa comunità è basato sul condividere il proprio stato d’ animo, le proprie emozioni e le esperienze, cercando di affidarsi gli uni agli altri. In più, per quello che riguarda noi e gli altri ragazzi dell’orto, abbiamo la possibilità di unire a tutto questo la condivisione dei frutti del nostro lavoro che ci gratifica e ci stimola ulteriormente ad andare avanti, tenere duro ogni giorno e mettere in luce obbiettivi che dobbiamo raggiungere per riabilitarci nella vita futura. Paolo P. e Andrea G
BUONE FESTE Il luccichio dei pensieri dentro una pallina colorata, riflessi che ballano, Sfumati ricordi prendono vita, negli occhi di un albero un bambino si forma, scaturendo la forza di una cometa. La gioia incalza velocità, esplodendo nella galassia di un cuore solitario, all’unisono mani si attraggono, stappando la bottiglia dell’allegria, non più soli nell’infinito delle belle emozioni. Buone feste, spiriti dal destino concatenati. Franceso Sitzia
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LA PISCINA Vorrei dire che andare in piscina assieme ai miei compagni, e grazie al professore di fisica Michele, è stata un’esperienza bellissima, mi sono rilassato tantissimo. Per me è stata la prima esperienza divertente senza sostanze, ho passato veramente un’ora bellissima. Ugualmente, vorrei dire che l’attività fisica è importante per me, specialmente perchè ho problemi di circolazione alle gambe. Perciò, ho bisogno di fare attività come il nuoto, correre o palestra. Tutti abbiamo bisogno di muovere il nostro corpo, e a volte penso che la comunità dimentichi l’importanza di questo per il nostro benessere, nel senso che non solo il lavoro è importante, ma anche questo tipo di esercizi sono una via stimolante per arrivare al nostro scopo. Mi auguro di avere nel futuro più opportunità e di vivere altre esperienze belle come questa. Ringrazio il Professore Michele e l’equipe di Trasta. Daniele M.
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LAVORO Lavoro dentro la comunità come se fosse casa mia, poi io sono abbastanza perfezionista: quando si pulisce in casa, pulisco tutti gli angoli, dove magari altri non possono arrivare, spostando mobili e facendo brillare il posto, perchè stando nel pulito si vive meglio e quindi cerco di dare sempre tutto me stesso. Mi serve tantissimo per distrarmi anche dai brutti pensieri che a volte mi vengono in mente, appunto aiutandomi tanto ad allontanarli in modo da cacciarli via. La mia vita fuori la comunità sarà appunto diversa dopo averci lavorato su, magari a mente pulita avrò più voglia di cercare lavoro impegnandomi tantissimo e mettendoci tutta la buona volontà che ho applicato dentro la comunità, in modo che i miei sogni si avverino: uscire da qui con un lavoro, farmi una famiglia, trovare una casa, prendendo la mia vita in mano e assumendomi le mie responsabilità. Roby F.
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DIARIO DEL CAPITANO K. DATA ASTRALE 2018 Ritorno a Trasta dopo 4 anni, che dire?... Non pensavo di ricadere nell’alcool dopo essere stato 18 mesi in comunità. Ora devo fare il punto della situazione, rimboccarmi le maniche per ricostruire una vita decente e con l’orgoglio che mi ha distinto in questi anni, devo farcela. Ciao a tutti. Davide
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I MIEI GIORNI IN TRASTA Io lavoro nelle pulizie tutti i giorni e, solo uno, in cucina. Le pulizie mi piacciono un po’ perche non è il mio lavoro vero, mi sembra noioso. Lavorare in cucina mi è piaciuto molto e mi interessa pure fare il pane, perché avevo già lavorato in panificio per due mesi. Con il mio compagno di stanza mi sento abbastanza bene perché mi tratta come un fratello. Parliamo parecchio e mi aiuta. Riguardo agli altri ragazzi, posso dire che non mi sento tanto bene ancora perché non conosco nessuno, però dopo avere partecipato a gruppi e a condivisioni, mi sto avvicinando piano, piano. Su quello che ho lasciato fuori, mi rendo conto di tutto il tempo che ho perso e delle cose brutte che ho fatto alla gente che mi aiutava. Pensare a tutto questo mi fa diventare nervoso. Oggi ho passato una bella giornata, ho bisogno di imparare ad impegnare bene il tempo qui dentro, perché dove ero prima avevo troppo tempo libero e non sono riuscito ad impegnarmi seriamente a trovare un lavoro, dopo aver presi i certificati di barista e panificio. Aboubakar Balde
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LACRIME E SANGUE A cura di De Andreis, Sabrina Le chiavi aprono il cancello …. ”De Andreis!” (mi chiamano) mi affaccio dalla cella la stanza di reclusione: “Mi dica?” “venga un attimo”, mi avvicino e l’assistente, la poliziotta, la guardia, come la si vuole chiamare, mi dice: ”Guarda entro le 16:00 devi essere pronta, sei scarcerata” Una botta al cuore, mi manca il respiro, non svengo solo perché ho provato già questa emozione, non che non me lo aspettavo , perché avevo fatto istanza per l’affidamento terapeutico in comunità, ma non era scontato che mi fosse concesso e neanche la tempistica, proprio il giorno prima l’avvocato mi aveva detto che la risposta sarebbe arrivata in 10/15 giorni e invece dopo solo 24 ore, eccola e con esito positivo. Scrivo questo perchè voglio trasmettere come i sentimenti, l’emozioni possano prendere il soppravvento su noi stessi, e dalla gioia si possa passare alla sofferenza sulla stessa situazione. Quando mi è stato comunicata questa grande notizia ero in disparte, ho tirato un sospiro di sollievo liberatorio, ma quando ho girato le spalle per rientrare nella sezione dove ci sono tutte le altre ragazze, in quel momento mi è venuta una tristezza, un nodo alla gola…” e adesso come lo dico alle altre ragazze? come posso dirle che io esco e loro rimangono qua? Come posso pensare che domani mattina non mi sveglierò con loro? domani mattina non vedrò il poco panorama a quadretti da dietro le sbarre che ormai vedo da due anni, sempre lo stesso sempre dalla stessa finestra. Come farò senza di loro e come faranno loro senza di me?” Ovviamente non parlo di tutte le detenute, c’è chi non conoscevo o chi neanche sapevo ci fosse e chi non sapeva ci fossi io, ma di quattro persone, amiche donne su cui io potevo contare e loro su di me, con cui potevo piangere, sfogarmi, senza dovermi raccontare perché erano come me, sapevano ed erano pronte a starmi vicino. “Ecco rientro…” tutte mi guardano negli occhi e cominciano a piangere ancora prima che io avessi aperto la bocca… loro avevano già capito e comincia il loro pianto strano, di gioia e tristezza. Come si può provare due emozioni così contemporaneamente? Si può, eccome! Ma ero ancora con loro… preparavamo le borse di fretta, si cercava un abbraccio perché sapevi che era l’ultimo, un sorriso… i loro occhi che non rivedrò più o per lo meno ci vorrà un sacco di tempo, la paura di dare un abbraccio di meno per la agitazione. “E ora te ne vai? E io come faccio senza di te? Quando ti vedo? Scrivimi!... non ti dimenticare di me (di noi), pensami… fai la brava…. Non fare casini, stai attenta” ed io a loro le stesse raccomandazioni. Vivendo in un contesto come il carcere per anni con le stesse persone si crea un legame forte, si diventa una persona sola, infatti, senza che io dicesse nulla, solo guardandomi, avevano capito che me ne stavo andando, che stavo uscendo. “Dai, dai! Muoviti!” mi diceva Bianca, piangendo, poi “no, no! Vieni qua, abbracciami ancora” e per terminare questa catena è dovuta intervenire la poliziotta con voce autoritaria ma sorridendo “De Andreis! Te ne devi andare, muoviti!” Ancora due baci, due forti abbracci a tutte, poi la battitura di routine quando una esce, passo e il cancello che si chiude subito dietro di me, mi giro per guardarle sapendo che era l’ultima volta, che brutto, e cerco ancora da dietro le sbarre un sorriso, i loro
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occhi, e il momento così tanto desiderato, immaginato, sognato è diventato il momento più brutto di tutti i mesi passati lì, invece che essere il più bello. Lo so, sembra impossibile, ma è stato cosi, è stato triste, perche lasci una parte di te, lasci persone importanti, persone che non possono ancora essere libere, le lasci nella sofferenza che tu conosci, è tristissimo! Ho scritto questo articolo perché mi hanno chiesto di scrivere una emozione e la prima cosa a cui ho pensato è stato di raccontarvi questo momento, e mentre lo scrivevo ancora le cercavo dentro di me, le loro voci e i loro occhi. Vorrei avere una bacchetta magica per portarle fuori tutte, ma non si può, non esiste. Adesso, sono di nuovo sola con tutto il mondo fuori, o meglio sola senza di loro! E si ricomincia da me.
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STORIE DI VITA Affrontare le mie esperienze di vita e confrontarmi con quelle di altre persone mi arricchisce e mi piace. Lavorare sulle storie di vita è anche questione di artigianato. Sono come oggetti vecchi le storie, basta grattare un po’ via la patina che le ricopre e risplendono della vita potente che custodiscono. La vita ti porta esperienze incredibili, nelle quali ne comprendiamo spesso solo una piccola parte, per il difetto congenito della “vista” che affligge ogn’uno di noi. Poi il tempo passa, le scorie rimangono sul fondo e rimane l’essenza. La mia storia mi ha portato sino a qui, a Trasta, dove insieme al confronto con altri sto cercando di levare la polvere e fare risplendere la vita. P.P.V.
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