N.ro 28 - Mese di dicembre 2015
LE FOGLIE DI TRASTA
MENSILE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA CSG
EDITORIALE Cari amici, in questo nuovo numero vogliamo raccontarvi ancora le nostre emozioni e i nostri pensieri. Troverete alcuni articoli in cui abbiamo cercato di trasmettervi cosa è per noi “la casa”. Uno di noi porta una poetica riflessione su Genova, Inoltre abbiamo raccolto alcuni scritti dei ragazzi della Doppia Diagnosi sullo spettacolo teatrale proposto durante la festa di “Casa Aperta 2015”. Anche le foto sono state scattate durante lo spettacolo realizzato e interpretato dalla compagnia “I calzini spaiati”. Ciao e grazie!
Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta. Articoli: Francesco, Luca, Luca, Micaela, Simon, Veronica, Giorgia, Gian Franco, Bau.u. Direttori: Mara e Laura Fotografie: i ragazzi della doppia diagnosi.
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LA CASA di L. La casa? Bella domanda…per me essendo stato tossicodipendente per molti anni è sempre stata il luogo dove andavo a rintanarmi per smaltire i postumi delle droghe che assumevo e, purtroppo, a pagare il prezzo dei miei colpi di testa, degli sbirri alla porta, del dover venire a vedere ogni mezz’ora se ero vivo o morto…ecc…e potrei continuare per un’ora, insomma, a pagarne il prezzo è sempre stata la mia famiglia. Ora, dopo aver raschiato il fondo, mi accorgo che da prendere non c’è più niente, ora bisogna dare a chi per me ha dato tutto. Oggi sono a Trasta, in una comunità terapeutica dove spero di riuscire a dare un senso alla mia vita. Ho 29 anni e da qui voglio ripartire innanzitutto disintossicandomi. Ora la mia casa, per il momento, è questa ed è il punto di riferimento da cui ripartire conoscendo persone nuove e confrontandomi con loro senza sentirmi giudicato e, con gli strumenti che la casa mi offre, spero di poter lavorare su me stesso e diventare una persona sana ed indipendente e, quando potrò camminare da solo, spero di potermi costruire una casa, una famiglia e di riacquistare quei valori che questo lungo periodo di tossicodipendenza mi ha tolto. L.
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LA CASA di L. Penso che la casa debba essere un posto in cui sentirsi sicuri e protetti. Bisogna sempre rispettare il posto in cui si vive ed è fondamentale rispettare se stessi. A volte in casa si vedono e si vivono cose che un bambino non dovrebbe né vivere e né vedere e, soprattutto, subire. La parola casa dovrebbe ricondurre ad una sensazione di sicurezza e familiarità. Un luogo per chiamarlo casa deve farci sentire a nostro agio ed è molto difficile che sostituisca la nostra casa di origine, ma può essere un’alternativa positiva a tanta negatività che purtroppo ha fatto parte della nostra vita. Io penso di aver trovato una seconda casa che mi faccia sentire sicuro e protetto, ma la vera maturità e la vera sfida è il camminare un giorno con le nostre gambe, superando ogni ostacolo che la vita ci pone, affrontandolo con lucidità senza lasciarsi andare come abbiamo sempre fatto. L.
LA CASA di M. Cosa è per me la casa? Cosa è in questo momento? Non saprei manco io come definirla. Sono una ragazza di 24 anni e la mia casa, dove vivevo con mia mamma, non me la sono vissuta a pieno. Ho passato 10 anni di tossicodipendenza, dall’età di 13/14 anni, non ero mai a casa, la mia casa in quegli anni era la strada. Vivevo per la droga, iniziando con l’eroina e finendo a farmi di metadone e cocaina. Ho passato un’infanzia molto difficile e travagliata, non ho nessun tipo di ricordo bello….Ora per me la mia seconda casa è il Ceis di Trasta, dove sono voluta venire di scelta mia. Per dare una svolta alla mia vita, non per cambiare pagina ma proprio libro. E’ solo un mese che sono qui, c’è ancora temo e sono determinata nel cambiare e diventare una donna migliore. Dove a quel punto li potrò dire come vedo la cosa, come il mio rifugio, il mio castello, costruire tutto quello che non ho mai avuto, ritrovare la mia felicità e serenità con un marito e dei figli, ecco come vedo la mia casa calorosa con tanto amore da dare e da ricevere. M.
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Il Mondo del Teatro Come le scintille di un grande fuoco La vertigine di una grande passione, dove ci si trova precipitati, una dimensione totalmente altra. Si è indotti ad allontanarsi dall’empirico, per rifugiarsi nella profondità dei nostri pensieri, della propria psiche. Ciò nell’immediatezza dello spettacolo, nell’attesa spasmodica destinata alla bisogna: trepidazione, concentrazione, ansia della prestazione, insicurezza, ma nel contempo tenacia, adrenalina, speranza e desiderio di successo Dopo lo spettacolo e la felice riuscita, un’esplosione di gioia, profondo calore, emozione intensa con commozione, euforia che si rinnova. Incontro con il pubblico, parenti, amici, occasionali presenze amiche, abbracci, lacrime, gaudio, bellezza del sentimento. Il teatro rappresenta una realtà di benefici interiori, un’eccezionale prodigioso medicamento per l’animo, per ciò che suscita, che realizza. Gian Franco
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RIFLESSIONI DI UN 25enne GENOVESE “Genova di torri bianche. Di lucri. Di palanche. Genova in salamoia, acqua morta di noia.” (Litania di Giorgio Caproni) Genova di noi giovani indolenziti, Genova di vecchi astuti e rimbambiti. Noi giovani che ci portiamo il sale nelle vene, di città in città, donandolo a persona a persona, finchè non siamo stanchi, esausti di cercare… Donando il nostro sole, l’ampolla della nostra acqua non si fa sempre più pura, ma melmosa, ingrigita, opaca e, soltanto quando siamo saturi di questo pallore….allora forse ci torna in mente la purezza della nostra aria, carica di aghi di pino, sabbia e spuma marina e, facendo la strada a ritroso, torniamo a casa a respirare di nuovo il sale. F.
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LA CASA di S. Un punto, un rifugio dove puoi sentirti protetto. Un posto dove puoi stare al caldo e riflettere e condividere, senza giudizi. Un punto di ritrovo con le persone che ami. S.
LA CASA di V. Per me la casa è, prima di tutto il mio rifugio, dove come chiudo la porta tutto il mondo rimane fuori. Prima di avere la mia vera e propria casa, ho abitato in molti alberghi e li, anche se non era casa mia, avevo la mia camera dove potevo chiudere la porta e pensavo di non portarmi problemi, ma li portavo comunque con me tutti e me ne creavo ogni ora in più, però mi sentivo in qualche modo al sicuro. Poi ho affittato una stanza, quella non l’ho mai considerata casa, A luglio scorso ho avuto la casa popolare e, come ho preso le chiavi in mano, mi sentivo la ragazza più felice del mondo e, soprattutto, ero riuscita finalmente ad avere una MIA CASA, dove anche se era vuota, nel senso di arredamento, era piena di amore. Eravamo io e il mio ragazzo. Poi ad agosto abbiamo preso la nostra cagnolina, la nostra bimba, dormiva con noi, in terra, anzi lei sopra la mia testa succhiandomi il lobo dell’orecchio. Quella casa ha vissuto con noi i momenti belli e brutti, poi ogni giorno con piccole cose l’abbiamo iniziata ad arredare e dare del nostro a quelle pareti bianche. Mi manca ogni cosa, dal peluche sul letto, al tavolo dove mangiamo, al divano che è stato il primo ogge3tto che è entrato in casa. Casa vuol dire amore, sicurezza, responsabilità, ma soprattutto sentirsi protetti dal mondo che ci circonda. Io come chiudevo la porta di casa provavo un’emozione indescrivibile. Ora lui mi dice che la casa è vuota senza di me, come per me sarebbe vuota senza di lui. Qui purtroppo non la considero la mia casa, anche perché non lo è, però avere la mia stanza e poter chiudere la porta cercando di pensare al mio futuro e guardando le sue foto con la mia bimba, mi da tanto coraggio e forza, anche se mille volte avrei voluto mollare, ma ora devo solo guardare avanti per tornare alla nostra casa, come una persona normale, cioè pulita, sana e che ha voglia di vivere e non di sprecare più tempo. Ho già buttato via tanti anni della mia vita e ho fatto perdere tempo anche a lui. E’ il mio obiettivo e lo voglio raggiungere a tutti i costi. Così non dovrò più chiudere quella porta e far finta che i problemi restano fuori. V.
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Libertà Cara depressione, ma meglio farei a definirti infausta,………… con il tuo potere distruttivo- implacabile- feroce………. compagna di tanti giorni, praticamente ti conosco da sempre. Con il tuo potere dirompente mi entri dentro.. e.. mi divori, non mi dai tregua, ………..divieni ossessiva,……… assillante. Io non so bene ridir come ti incontrai o come mi colsi, so solo che fui tuo. Giorno.. dopo.. giorno, infaticabile, mi corrodi:--- sempre la stessa melanconia,…. la stessa angoscia, … la stessa disperazione. Lieta… è la notte col sonno ristoratore…………. angosciante è l’alba con l’inizio della nuova giornata. Un dialogo con te è impraticabile, sei sorda e insensibile ad ogni preghiera, …….ad ogni tregua. Oh Cara depressione io ti invoco,…….liberami da queste catene……….. da questa diabolica ossessione. L’impressione è che non mi lascerai mai più, in eterno sarò prigioniero di una vita disgraziata, penosa, misera. Mi contorci le viscere,……non mi dai scampo,….. produci dolore ma……….. ciò che soprattutto è in tuo potere e di annichilirmi,…… di rendermi indifferente,….. insensibile apatico,… annulli i miei sentimenti, le mie emozioni. Vorrei ribellarmi a te ma sei più forte. Ma un punto vulnerabile non si potrà trovare? O………… sono destinato a te… come… alla ….morte? La depressione…..mia amica di sempre Ho scoperto che la sola strada percorribile, pare essere quella di profittare di un momento in cui lei come per incanto sparisce, lascia libera la scena, mi ritrovo solo con me stesso e allora stupefatto e sorpreso riemergo dalle tenebre, rivedo la luce, mi appare un sole caldo e inebriante, misteriosamente mi sento libero , ho quasi timore a vivere, per la paura che sia tutto un sogno, pronto a finire presto. Mi sento leggero, gioioso, la felicità si fa spazio, da nulla sono turbato, ora si che ti riconosco o vita che meriti di essere vissuta.
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Poesia chiudo gli occhi allungo le mie braccia sono foglie quelle che accarezzano le mie mani apro gli occhi e sono alberi quelli che vedo chiudo gli occhi porto le mani al cuore e inizia una danza con le tue mani apro gli occhi e la danza continua BAU
A Maie Amori nascosti al resto del mondo Quando invece avresti voluto gridarlo ai quattro venti Baci rubati alla notte Dove le sagome dei nostri corpi Si confondono tra viali e giardini Carezze liberate da tante paure Lì nella nostra stanza riusciamo a vivere il nostro amore
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BAU
Sogno di una sera di fine settembre Dietro il palco si scalpita, vediamo tante persone che arrivano: parenti, amici, medici, educatori, ex alunni(se così si possono definire). Abbiamo provato molto, siamo abbastanza sicuri, il gruppo è compatto. I costumi sono splendidi e la scenografia è meravigliosa, con tutti quei volti che indicano le diverse identità di ognuno di noi. Siamo “I Calzini Spaiati” e vogliamo che lo spettacolo venga bene. Iniziamo con la marcia dei medici e poi via via le scene cambiano e lo spettacolo va avanti tra scrosci di applausi. Gli abbracci al compagno che è appena uscito dalla scena, i sorrisi, la tensione che piano piano si allenta. Ce la stiamo facendo. Il pubblico è attento, di un silenzio partecipe quando raccontiamo le nostre storie, che sono un po’ diverse dalle vite delle persone comuni. Siamo una voce fuori dal coro, contenti di esserlo e accettandolo tra mille difficoltà. Chi siamo? Ragazzi difficili? Persone che nella vita non ce la fanno? No, noi siamo identità diverse, diseguali da amare così come sono, con le loro cure, le loro angosce e i loro successi. Come questo: è statu un successo che spero di ripetere spesso, per portare in giro una voce stonata, ma proprio perché è così si sente di più delle altre Grazie Basaglia G.
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