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Giornalino Trasta 28

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N.ro 44 - DICEMBRE 2021

LE FOGLIE DI TRASTA

TRIMESTRALE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA - CEIS GENOVA


EDITORIALE Cari Lettori, prima di introdurvi al tema trattato nella pagine seguenti, si rende doverosa una premessa circa l’approccio metodologico utilizzato per la redazione degli articoli. Data la complessità del tema, abbiamo optato per l’utilizzo del World Cafè quale strumento di lavoro: trattasi di un format mirato a dar vita a conversazioni informali e costruttive su questioni che riguardano la vita di un’organizzazione o una comunità, poggiando sull’assunto che, sin dagli albori della nostra civiltà, radunarsi e parlarsi per condividere le conoscenze, confrontare le proprie aspettative, coinvolgere e motivare singoli e comunità, ha rappresentato l’innesco dei grandi cambiamenti (si pensi alle vendite dei carbonari avverso l’assolutismo, alle riunioni dei partigiani attraverso le quali si consolidarono gli ideali di resistenza, o ai café parigini nei quali è stata preparata la rivoluzione del 1789). Ci siamo dunque riuniti in salone, in tavoli da quattro o cinque persone, ricreando il setting di un café; a questo punto è stato svelato il focus della discussione: le politiche sociali. Ad ogni tavolo, quasi fosse un Ministero, è stato assegnato un compito specifico (contrasto alla povertà, sostegno al reddito, sanità, istruzione e così via). Le tovagliette di carta poggiate sui tavoli hanno sì accolto portate quali torte, succhi di frutta e caffè, ma si sono anche tramutate nei block-notes su cui i partecipanti alla discussione hanno annotato le proprie considerazioni. Ogni tavolo, ha poi eletto un rappresentate che, in plenaria, ha esposto l’elaborato al gruppo allargato. Discutere delle politiche sociali inquadrandole come corsi di azione volti a definire le norme, gli standard e le regole in merito alla distribuzione di risorse e opportunità, avrebbe portato l’argomentazione su un piano d’astrazione troppo asettico; per parlare di protezione sociale e diritti garantiti abbiamo scelto di raffigurare la cittadinanza sociale e di farlo attraverso uno strumento di partecipazione democratica. Perché, come dico spesso ai nostri ragazzi, il percorso in comunità – e il Progetto Uomo in generale – non ha l’obiettivo di creare “ex” [-dipendenti da sostanze], ma donne e uomini partecipanti alla vita sociale, persone in grado di autodeterminarsi nell’esercizio della propria esperienza in questo nostro mondo. Solo così ci si potrà liberare dalle catene della dipendenza, perché, parafrasando Giorgio Gaber, partecipazione è sinonimo di libertà. Marco Ciccone (Responsabile della Comunità Terapeutica) Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta Direttori: Luca Pellegrini, Marco Ciccone e Federico Vulcanile Caporedattore: Alessandro Censi Buffarini Coordinatore: Giulia Mattola e Biancalice Sanna Critico e correttore di bozze: Giulia Mattola, Biancalice Sanna e Federico Vulcanile Fotografie: Giulia Mattola e Biancalice Sanna

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COME VORREI FOSSE... Come vorrei fossero le politiche sociali? Innanzitutto UGUALI PER TUTTI! Dato che sono sociali, quindi, per la società, dovrebbero essere discusse da NOI, inteso come popolo, e non in parlamento o in comune. Non dovrebbero essere gli altri a decidere per NOI, visto che spesso non sono neanche a nostro “favore” ma, piuttosto, a nostro discapito. Ci dovrebbero essere più contributi per chi davvero ne ha bisogno, per la classe sociale più bassa sarebbe da dimezzare almeno le tasse, andare veramente in base all’ISEE. Non è giusto che chi guadagna, ad esempio, 700€ al mese e non arriva a fine mese debba pagare la stessa percentuale di tasse di chi ne prende 1300€. Più giustizia e più considerazione del popolo! E.P.

VIETATO INVECCHIARE Cosa intendo io con Politica sociale e come la vedo in Italia? A livello di sostegno economico ritengo che ci siano tante incongruenze. Ad esempio, le pensioni sono troppo basse e l’età per poterne usufruire è troppo avanzata. Le pensioni sono ridicole per chi ha gravi problemi di inabilità o, addirittura, in alcuni casi non è previsto neanche alcun tipo di sostegno. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, lo ritengo utile se fosse realmente un momentaneo sostentamento in previsione di un inserimento lavorativo duraturo. A livello sanitario, a mio avviso, in confronto ad altre Nazioni, l’Italia offre un ampio spettro di servizi anche gratuiti o, comunque, alla portata di tutti. B.P.

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CIO’ CHE VORREI Io vorrei che la politica sociale fosse un aiuto per spingere a lavorare, ad avere più porte aperte per i giovani. Vorrei che ci fossero più aiuti per le ragazze madri e per le comunità per minori. Vorrei che i corsi professionali non siano così alti nei costi. Grazie. S.S.

PROBLEMATICA ITALIANA Io, per quanto riguarda la politica sociale, ritengo che bisognerebbe garantire scuola e libri di formazione per tutti, aiutare i poveri e i migranti e assegnare la cittadinanza a chi non fa reati e bisognerebbe tutelare maggiormente l’ambiente. Penso, inoltre, che non è corretto dare il reddito di cittadinanza a tutti, bisogna lavorare per guadagnare i soldi per vivere. A.M.

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MIGLIORARSI PER MIGLIORARE Partendo dal presupposto che per migliorare le cose, soprattutto nel sociale, si debba puntare a modificare in positivo l’educazione all’interno delle scuole, si dovrebbero stanziare maggiori fondi per assumere personale qualificato. Inoltre, con l’obiettivo di ridurre l’uso dei social da parte dei più piccoli, bisognerebbe puntare su nuove infrastrutture dedicate allo svago e ad attività alternative. Se penso alla mia infanzia o alla mia adolescenza ricordo le ginocchia sbucciate dopo una giornata passata a giocare a pallone, ricordo le ore passate all’oratorio con i miei amici. I tempi sono cambiati e ora i ragazzi pensano ad aggiornare i propri profili social o a commentare stati altrui invece in intraprendere relazioni reali. Se potessi cambiare qualcosa ridurrei sicuramente l’utilizzo degli smartphone e computer ed investirei molto sul modo di far crescere appartenente alla generazione di una ventina di anni fa. Per me questo sarebbe socialmente utile in prospettiva di un futuro più reale e meno virtuale. D.G.

LA MIA RICADUTA Io sono una ragazza madre di 49 anni e, non avendo un lavoro fisso, ho ricevuto aiuto da mia mamma che ha sostituito lo Stato e i servizi sociali. Chiedevo aiuto per un lavoro e per una casa per poter mantenere me e mio figlio. Le risposte che le politiche sociali italiane mi hanno dato sono sempre state negative. Così sono caduta in depressione commettendo degli errori ed è solo allora che lo Stato è intervenuto, togliendomi mio figlio. Se le cose avessero funzionato prima e mi fossero stati dati un lavoro, una casa, ed un’istruzione per Simone, mio figlio, non sarei arrivata a perdere la responsabilità genitoriale. Spero che oggi, rivista la mia situazione, le cose cambino e che io possa occuparmi di me e di mio figlio garantendoci una vita migliore. T.D.

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LE MIE OPINIONI RIGUARDO ALLE POLITICHE SOCIALI Lo ritengo un argomento molto spinoso che comprende molti aspetti della vita di noi semplici cittadini, schiacciati da un sistema che ci costringe all’autodistruzione. Prendiamo come esempio il Reddito di Cittadinanza, creato per aiutare le persone che hanno grossi problemi per arrivare alla fine del mese e che se applicato correttamente permetterebbe alle persone di sopravvivere, visto che insieme al reddito dovrebbe essere proposto anche un inserimento lavorativo. Però, purtroppo, ne accedono anche persone che si trovano nella più totale agiatezza, non si sa come, però lo fanno a discapito di chi ne ha realmente bisogno. Questo vale anche per la malavita e non è pensabile che coloro che gestiscano i soldi, i politici, non si accorgano di ciò. Questo ci porta a pensare alla loro connivenza. Oltre a ciò, ci sono le scuole che ogni anno impongono il cambio dei libri di testo, con esborsi milionari, per far studiare coloro che un giorno saranno il nostro futuro e tarpando le ali a molti altri che non possono permetterselo. Un’altra cosa fondamentale è il nostro pianeta, maltrattato e violentato in modo indecente sotto gli occhi di tutti. E nessuno riesce a fermare questo scempio perché e tutto in nome della scienza e della nostra sopravvivenza e in questo modo cercano di zittirci, a discapito della nostra salute e della distruzione totale. Molti sarebbero ancora gli esempi che potrei portare, ma mi dilungherei troppo. Spero solo che questi personaggi affamati di soldi e potere si rendano conto che, oltre a noi che per loro siamo nulla, a pagare il conto saranno anche i loro figli e nipoti. L.P.

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DIRITTI E CULTURA Per politiche sociali si intende tutto ciò che riguarda i diritti e i doveri dei cittadini di uno Stato rispetto alle necessità primarie: casa, salute, scuola e lavoro. Esiste un ministero che si occupa appunto del Welfare che, in un sistema piramidale, stanzia il denaro necessario (purtroppo mai abbastanza) per i progetti proposti dai vari enti sul territorio italiano. Da un punto di vista legislativo, l’Italia è uno Stato che dovrebbe assicurare ai suoi cittadini questi diritti inalienabili grazie ai quali la forbice tra ricchezza e povertà dovrebbe essere meno ampia di quanto è in realtà, permettendo, in questo modo, ad ognuno di noi di vivere e non semplicemente sopravvivere. E’ un diritto quello di poter proporre un canone giusto alla portata dei meno abbienti, così da usufruire di una casa dove vivere. E’ un diritto l’accesso all’istruzione per qualunque bambino, ragazzo o adulto, indipendentemente dal reddito della propria famiglia. E’ un diritto la possibilità di stare male e poter essere curati da una buona sanità. E’ un diritto la formazione prima, per poter accedere, poi, ad un lavoro pagato dignitosamente all’interno di regole per la sicurezza atte a salvaguardare la vita e la salute. Quando il lavoro manca si dovrebbero attivare tutto un insieme di ammortizzatori sociali atti a colmare quel divario economico che altrimenti non permetterebbe un’esistenza dignitosa. Com’è facile capire, ognuno di questi campi è strettamente legato all’economia del nostro Paese e alle decisioni di chi governa, in un sistema democratico votato dai cittadini stretti. In Italia, però, gli investimenti sul cosiddetto “sociale” sono spesso pochi e scelti male, un po’ per malcostume e un po’ per l’impreparazione di coloro, come politici, tecnici, burocrati, che rendono l’attuazione di questi dispositivi così importanti difficile, contorta, incompiuta. Succede così che sia il volontariato a sopperire alle mancanze del sistema, con un esercito di cittadini virtuosi, i quali donano molto del loro tempo e dei loro soldi per coloro che, a causa dell’inefficienza dello Stato, non riescono ad accedere ai diritti precedentemente elencati. Io credo che, in un Paese civile, la figura del volontario non dovrebbe esistere. Coloro che aiutano gli altri dovrebbero essere retribuiti e formati al meglio e il cittadino dovrebbe essere tutelato semplicemente dallo stato. Credo anche che la “cultura mediterranea” e “italiana” in particolare siano culture che risentono di una lunghissima storia fatta di malcostume, menefreghismo, pressapochismo per cui oggi diventa molto difficile cercare di recuperare i nostri deficit importando politiche sociali in vigore in altri Stati senza prima preparare un terreno su cui esse possono atterrire e crescere. Certo, non bisogna arrendersi e si deve lavorare in questa direzione cominciando proprio da quei luoghi dove le persone vivono, crescono, si formano: quartieri, famiglie e scuola. Insomma, i nostri figli devono respirare un’aria nuova fatta di educazione civile, sensibilità al diverso, allo straniero, sin dalla nascita così che essi possano un giorno essere cittadini migliori di noi e portare a compimento l’evoluzione della nostra società che è più necessaria di una rivoluzione. E.D.

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IL GIUSTO Secondo me, la politica sociale dovrebbe garantire il benessere del popolo tramite azioni mirate al lavoro, alla scuola, ai confini e all’economia sociale. Devono occuparsi delle fasce deboli. Dovrebbe essere creata da uomini e donne sulla base di onestà, cultura ed intelligenza. M.E.

IDEALI Per me le politiche sociali sono ideali del Paese, bisogni del popolo per il miglioramento della società. Queste purtroppo hanno delle carenze che possono essere sia economiche che a livello di mancanza del personale e non riescono ad essere portate avanti. M.G.

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UTOPIA SOCIALE Politica è il termine più lontano dal concetto che ho di sociale, basandomi su 42 anni vissuti in Italia. Sociale, nel mio immaginario, rappresenta il dover rendere ogni umano in grado di vivere una vita dignitosa, aiutandolo in qualsiasi siano i disagi che non gli permettono di “sentirsi normale”, siano difficoltà di ordine raziale, familiare, psicologico ecc. L’elenco potrebbe non avere mai fine, viste le necessità di ognuno di noi. Le parole chiave dovrebbero essere: sensibilità, empatia e senso del dovere. Ecco, se esistesse una parola che racchiudesse tutti questi termini, allora avrei trovato l’elemento chiave per l’algoritmo sociale. Sociale è un termine troppo elevato per essere associato alla politica, per lo meno in quel che concerne la mia esperienza. Sociale è il senso di equilibrio che ognuno di noi dovrebbe avere e personalmente non lo affiderei a sciacalli che hanno a cuore solo il loro tornaconto personale. Sociale deriva da società ed è la società a dover maturare, attraverso una crescita difficile e tortuosa che porterebbe ad un cambiamento epocale. Un’utopia sicuramente, anche John Lennon la immaginava. Sarebbe bello. Basta iniziare, dipende da noi, nessuno escluso. G.T.

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LE POLITICHE SOCIALI Non si ha bene l’idea di ciò che siano o che servano realmente in Italia le politiche sociali, non sono molto chiare. Innanzitutto, servirebbe fare una cultura quando si è ancora a scuola, così che ogni cittadino sappia di cosa si tratta quando si parla di carcere, ospedali, case popolari ecc. Le persone sono molto poco acculturate al riguardo e si pensa, ad esempio, che una persona entra in carcere e ne esca rieducata e seguita ma, in realtà, non è così: una persona, scontata la sua condanna, viene sbattuta fuori dall’istituto senza un reinserimento. Oppure si pensa e si dà per scontata che la Sanità e gli ospedali, in Italia, siano ottimi ma in molte strutture manca tutto, macchinari e attrezzature. E se ci fossero più aiuti a livello europeo? Per esempio, per quanto riguarda le case popolari c’è molta gente che le aspetta da molti anni e c’è il problema delle occupazioni abusive, come sarebbe la situazione se questo fenomeno fosse preso a cuore e curato? Le case popolari vengono occupate da cittadini ed immigrati bisognosi di un tetto sopra la testa ed un modo di trovare la loro dignità, tuttavia, poi le persone a cui è stata assegnata realmente la casa rivendicano il loro diritto ad entrarci, dando vita in questo modo a delle vere e proprie guerre tra poveri. Io mi chiedo… ma il problema delle popolari è realmente stato affrontato o è stato raggirato soltanto? Le politiche sociali andrebbero prese seriamente soprattutto dai politici che dovrebbero occuparsene, stanziare soldi e approvare leggi, ma a volte neanche i politici stessi sanno ciò che dicono. J.C.

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PROBLEMI Io ritengo che i problemi ci siano e sarebbero necessarie persone più competenti ed adeguatsse perché, sennò, i problemi rimarranno sempre tali. A.W.P.

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