Skip to main content

Giornalino Trasta 27 GIUGNO 2015

Page 1

N.ro 27 - Mese di giugno 2015

LE FOGLIE DI TRASTA

MENSILE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA CSG


EDITORIALE Cari amici, finalmente siamo ritornati. Come sempre in ritardo!!!!!!!! Come sapete il “mondo di Trasta” non è semplice, anche fermarsi per scrivere un articolo è difficile e alle volte impossibile. Questo numero affronta il tema “libertà”. Alcuni di noi hanno espresso la loro idea di libertà attraverso poesie, pensieri e lettere aperte. Altri hanno voluto lasciare uno scritto che avevano da tempo nel cuore. E’ così…alle volte senza saperlo abbiamo dentro il nostro animo delle poesie e basta solo stare un po’ in silenzio, con noi stessi e queste vengono fuori, come fiori che sbocciano in primavera. Le foto di questo numero fanno parte di due importanti progetti portati avanti a Trasta: il Teatro della compagnia “I calzini spaiati” e il torneo di calcio organizzato dalla Uisp in collaborazione con il Ceis e giocato da varie squadre al campo di Trasta. Ciao e grazie!

Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta. Articoli: Aziz, Edison, Giorgia, Giorgio, Luisa, Massimiliano, Michele, Nicola, Salvatore, Silavana. Direttori: Mara e Laura Coordinatore: Davide Critico e correttore di bozze: Maurizio Fotografie: i ragazzi della comunità.

2


Genova per me Genova per me è come la mia seconda casa. Sono arrivato in Italia 18 anni fa e la prima cosa che ho visto è stata Cornigliano. Ho girato quasi tutto il mondo: Sudamerica, Europa, Paesi Arabi però sono sempre ritornato a Genova. Ricordo che quando mi allontanavo da Genova mi sentivo fuori casa anche se andavo nelle vicinanze come Rapallo o Chiavari o Savona. Mi sentivo lontano da casa e questo mi spaventava. Passando gli anni ho cominciato a capire cosa era quella sensazione. Sentivo ormai Genova come casa mia e questo perchè la città e i suoi abitanti sono molto ospitali, è troppo bella e accogliente, secondo me è una delle città più belle del mondo perchè c’è tutto: mare, colline, montagne. Per me questa città è speciale, la sua cultura, il centro storico che è uno dei più antichi del mondo, l’acquario che è il terzo più grande al mondo. Genova è come un grande mercato all’aperto (noi in Marocco lo chiamiamo Suk!). Quando si parla di abitanti, parlo per esperienza personale, secondo me i cittadini genovesi sono i più ospitali del mondo. Per me è la mia seconda casa, dopo quella in cui sono nato, Casablanca. Genova è bella e unica. A.

3


Genova e l’accoglienza Genova è la città che mi ospita in questo momento. Mi hanno chiesto di scrivere come mi accoglie e come la vivo la sua accoglienza. La mia è una storia particolare. Ho 43 anni e sono invalida, ho una vita da ricostruire qui a Genova. Questa Genova che mi ha curata con i suoi medici questa Genova che mi ha tirato fuori dall’immobilità della depressione con i suoi centri diurni con i suoi volontari che regalano tanti sorrisi e si mettano a disposizione quando non riesco a muovermi da sola quando non vedo più mi indicano la strada. Sono ammirata dalla figura dei volontari, che hanno una vita completa e un po’ ne regalano a noi che ne abbiamo bisogno. Il loro è un dono gratuito. Non si aspettano nulla in cambio e come api operose costruiscono case aperte, case famiglia centri per curare la tossico dipendenza e la malattia mentale,che vanno a trovare i sofferenti negli ospedali e nelle case, che vanno ad abitare in quartieri dove c’è degrado e li rendono abitabili,bonificati per loro e su gli stranieri chi ci vivono. Penso che Genova forse non ha più il porto di una volta, ma le braccia tese per chi soffre. Un altro porto, un porto dell’anima, dove i sofferenti sono curati amati, dove riprendono dignità e sentimento che diventino a loro volta curati e curanti. Un anello dopo l’altro per formare una collana d’amore, che arriva fino in carcere sino ai malati terminali, sino a vette di comprensione dell’altro che non sono comuni. In questo posto ci stò bene e ringrazio sperando un giorno di ricambiare. Con affetto. G.

4


La crescita di Charlie Chaplin

Com’è imbarazzante aver voluto imporre i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se questa persona ero io. Oggi so che questo si chiama “rispetto.” Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama “maturità”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora sono potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama “stare in pace con se stessi”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo a me fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama “sincerità”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che mi trova verso il basso allontanandomi da me stesso. All’inizio lo chiamavo solo egoismo. E.

5


La mia vita Venticinque anni di tossicodipendenza, galera, debiti, male fisico e morale, una figlia in affidamento, ultima spiaggia: la Comunità di Trasta. “Stare lontana dalle sostanze, usare questo tempo per me” questo è quello che mi sentivo ripetere ogni giorno. Non so bene quando mi sono resa conto del significato di queste parole. Reagivo istintivamente a tutto, ogni giorno facevo tutto per istinto, senza dare un senso a tutte quelle piccole regole che ci sono in comunità. Piano, piano mi affidavo senza quasi saperlo, poi è arrivata la crisi, la consapevolezza. La mia vita era ferma al momento in cui avevo fumato la prima canna. Ero molto giovane, tanti anni di vita anestetizzata, vissuta in superficie, dove la realtà era solo una fantasia distorta. Paura, dovunque stavo stretta e con i piedi nel cemento, stavo male, quanto piangere, avevo una sorgente nello stomaco e non riuscivo a trattenerla. I sentimenti, le emozioni cosa erano? Tutto quello che sentivo era male: male il passato, male il presente e paura il futuro. Il primo strumento che ho usato in comunità è stata la condivisione: parlare, scavare, cercare di capire come fare ad estirpare quella lunga radice che desse un senso al mio dolore. Sono cominciate le prime domande: “perché faccio così?”, “com’è che ripeto sempre le stesse cose?”. Cominciava la curiosità, insieme alla consapevolezza di aver bisogno di aiuto. Ho scavato nella mia storia, ho cominciato a credere in me, è stato un tempo sofferto ma anche emozionante, è arrivato l’entusiasmo. Ed eccomi qui! Sono grata a tutti in comunità. Sono riusciti a convincermi ad andare avanti, a voltare le pagine, a trovare la fiducia in me stessa. Ora il mio ascensore va in salita. Sono tanti gli strumenti che la comunità mi ha dato, li conservo e li uso ogni giorno della mia vita. La fatica più grande l’ho fatta io, ma avere intorno tante persone (operatori della comunità, operatori del Sert, psicologa, mia figlia Serena), tutte persone che credevano in me, è stato fondamentale avere l’incoraggiamento giusto. Frequentare con costanza e volontà ambienti favorevoli mi ha aiutato a rendere tutto più vivo, essere consapevole mi ha aiutato a reagire meno automaticamente quando dovevo scegliere. Ogni giorno cerco di superare la mia “non voglia” e mi prendo cura di me, sia fisicamente, sia moralmente, cercando di essere gentile nello spronarmi davanti alle difficoltà e agli ostacoli, impegnandomi in attività che migliorano il mio umore. Essere attenta e presente ora, mi permette di essere meno istintiva, così riesco a scegliere da una posizione più chiara e solida. Mi piaccio, questa è una cosa fondamentale , ho riacquistato i miei affetti, le mie figlie, la mia casa, un lavoro che mi piace e dove mi sento realizzata, pago puntualmente le bollette e sto cercando di estinguere i debiti, ho un compagno che mi rispetta e che amo, ho un gatto. Vado avanti.

6


Sono tre anni che sono fuori dalla comunità, descrivere ogni momento è impossibile, ci sono state tante metamorfosi, tanto impegno e tanta voglia di cambiare le cose. Sono orgogliosa di me, di dove sono arrivata, vivo giorno per giorno e, più mi allontano da quel periodo negativo della mia vita più diventa lontano. Silvana

Tra le foglie di Trasta 28 Aprile, questo è il giorno in cui mi sono ritrovata qua. Non priva di emozioni e sensazioni. La “Pronta Accoglienza” è stato il primo passaggio, dove non nego la forte sensazione di “parcheggio”. Entrare in una struttura non è aimè una cosa nuova rispetto al mio trascorso e questo sin dalla nascita. Ma questa è un altra storia. Comunità terapeutica, questa è la mia prima esperienza, tutto nuovo nelle modalità e nel vivere quotidiano. La prima cosa e prima per importanza, una sicurezza di non essere per strada e, superato questo “stadio” il mio vivere con una ME. I “filtri puliti” quindi anche più vulnerabile. Questa vulnerabilità mi sembra un’ arma a doppiotaglio perchè sento tutto il bene che mi circonda ma anche il male o malessere che tante volte avvolge tutta la struttura. Guardandomi da fuori mi vedo un po’ fuggiasca da quelle che forse sono le situazioni più forti. La mia stanza; una panchina diventa la mia “grotta”. Poi prendo coraggio mi confondo e mischio tra le foglie di Trasta. L.

7


Libertà Liberta,.....una parola di sole 7 lettere, che anche se piccola non sta chiusa nemmeno nelle pagine di tutto il mondo a noi conosciuto, perchè il suo valore è talmente grande che solo chi non là persa può capirlo. Un’altra parola che può essere associata a essa è indipendenza, che però la si raggiunge solo dopo una dipendenza,e qui ci sarebbe da scrivere all’infinito. Ma la differenza sostanziale tra le due parole é che, pur nascendo dipendenti dai vari affetti che ci circondano, a volte si cade nella trappola della facile indipendenza, che, invece di aiutarci a crescere, ci porta a dover dipendere non più dagli affetti ma da cose materiali e non, che ci falsano tutti i principi base che ci sono stati più o meno inculcati fin da piccoli. Riassumendo, la liberta è il dono più prezioso che abbiamo e che a ognuno di noi deve far combattere per far si che niente e nessuno possa togliercela. M.

Lilli Quando senti che la vita ti trasforma, non mollare in te ritorna. E come un soffio,una certezza data per forza è una certezza. Ripensa al modo che sei caduto, non trasformarti in uno sputo. E’ solo un sogno, un’illusione, la fantasia di una canzone, ma forse Lilli non ci credeva, ora Venditti la ricordava. Perché morire, perché soffrire, prova ad alzarti e poi a reagire. Ricorda ieri non è domani, alzati in piedi porgi le mani, non vergognarti di quello che eri, torna alla vita, siamo noi, siamo fieri. G.

8


Libertà Libertà se almeno esistesse la libertà....... Sono libero quando accetto la libertà degli altri. Sono libero quando amo quello che faccio e faccio quello che amo. Sono libero quando la mia libertà vale più del conto in banca o della carriera. Sono libero quando so che non esiste un prezzo per la libertà e sono capace a dire no e rimetterci la vita. Sono libero quando riesco a darmi agli altri senza pretendere di possederli. Sono libero quando so che si può nascere ogni giorno. Sono libero quando so che ho bisogno degli altri. Sono libero quando vivo questo giorno senza andare in ansia per il giorno dopo. Sono libero quando accetto gli altri come sono e non come vorrei che fossero. Sono libero quando riesco a manifestare i miei sentimenti senza avere paura. Sono libero quando mi ricordo che dopo la pioggia, ritorna il bel tempo. Sono libero anche quando con le lacrime agli occhi, riesco a tollerare la perdita di una persona vicina. Sono libero quando so di essere solo,triste, probabilmente inutile e contemporaneamente la cosa più importante che esiste. Sono libero quando nonostante tutto io continuo ad amare. Da noi che sogniamo di essere liberi e che forse liberi non lo saremo mai.

Poesia ti ho visto spesso in catene piangere solo senza vedere la libertà che porti dentro

9

G.

N.


La morte è vita La vita è anche questo.... momenti di gioia e di immenso dolore noi che restiamo abbiamo un compito, portare avanti la vita. E’ difficile perché l’egoismo ci impone di soffrire il vuoto della persona che non c’è, ma continua a rimanerci vicino, con tutto il suo amore e vuole che siamo sereni perché la nostra serenità è anche la sua. La morte è una nuova nascita, è l’anima che abbandona il proprio guscio per andare senza catene dove non esistono dolori e costrizioni dove potremmo raggiungere quello che in questa vita da sempre rincorriamo La pace é con questa convinzione che dobbiamo affrontare il peso del vuoto che ci lascia chi ci precede. E.

10


Autodafè Prendo le distanze da me, perché non voglio avere niente a cui spartire con me, da condividere con chi come me non fa nulla per correggersi, sono il mio nemico, il più acerrimo. Carceriere di me stesso con la chiave in tasca invoco libertà ma per adesso so che questa cella resterà sprangata a triplice mandata all’interno, sono l’anima dannata messa a guardia del mio inferno. Reprimo ogni possibile “ me “ inflessibile inarrestabile nel mio restare fermo immobile, seguo i giorni scorrere sul calendario, faccio la vittima il mandante ed il sicario, sono l’uomo nero che turbava i sogni quando li facevo; credevo di esser libero ma non mi conoscevo come adesso,ed ego non mi absolvo neanche quando mi confesso dai peccati che ho commesso. JAM

11


LE FOGLIE DI TRASTA


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Giornalino Trasta 27 GIUGNO 2015 by gammaufficiosrl - Issuu