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Giornalino Trasta 27

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N.ro 43 - SETTEMBRE 2021

LE FOGLIE DI TRASTA

TRIMESTRALE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA - CEIS GENOVA


EDITORIALE Cari lettori, anche in questo numero, in cui si tratta la vita senza dimora, la voce di Trasta arriva forte come non mai, carica di esperienze di vita vissuta. La narrazione di strada resa dai nostri ragazzi porta con sé la disillusione verso una città che amiamo, ma che non sembra amare noi: quella città che i nostri ospiti hanno attraversato in lungo e in largo pensando di dominarla, ma che in verità fa di loro - e di noi - ciò che vuole; la città ci osserva, ci misura, ci giudica e, se non corrispondiamo al ruolo che ci è stato assegnato, ci conduce al suo punto più basso: la strada. Lì dove non possiamo nuocere. Ecosistemi disegnati per modellare il nostro comportamento, le metropoli contemporanee sono guidate da tecnocrati ossessionati dal decoro, ospitano ambienti dove tutto spinge a conformarsi alla volontà della politica o delle aziende. Seppellito qualsiasi ideale umanista, il rapporto dei cittadini con le città si limita quasi esclusivamente a decorare le catene che li bloccano, convincendosi l’uno con l’altro di abitare il posto giusto. Perfino una panchina può essere uno spazio politico, e il riferimento è a quelle di recente installazione nella nostra città, con poggia braccia centrali per evitare che ci si sdrai sopra, volutamente scomode per scoraggiare il bighellonaggio. Nelle grandi città europee ci sono altri esempi del genere, come gli spuntoni installati fuori dai supermercati per dissuadere i senza dimora a sdraiarsi al loro esterno, come si fa sui davanzali coi piccioni; esempi di ciò che il designer Dan Lockton ha definito come “architettura di controllo”, ovvero quelle “caratteristiche, strutture o metodi operativi implementati all’interno di prodotti fisici, software, edifici e planimetrie cittadine […] per far rispettare, rafforzare o limitare certi comportamenti degli utenti”. Creazioni il cui scopo principale è quello di smistare gli individui verso le uniche due funzioni esistenziali che gli vengono concesse: lavorare e consumare. Un mondo ormai impegnato a operare una continua e arbitraria selezione, lasciando indietro chi non ce la fa a stare al passo, come il protagonista della canzone di Enzo Jannacci “El purtava i scarp del tennis”, il barbone milanese che muore sotto un mucchio di cartoni senza neanche essere compatito: in fondo, per gli altri, la sua morte “l’e’ roba de barbun”. La Filosofia proposta nella nostra comunità pone l’uomo - e la donna - “al centro” nell’ottica di non lasciare indietro nessuno, fornisce “prima un rifugio, poi una casa” con il fine ultimo di far cogliere quanto già inteso da M.G. nel suo articolo: la nostra casa siamo noi, e siamo chiamati a prendercene cura per poi aprire la porta all’Altro. Marco Ciccone (Operatore della Comunità Terapeutica)

Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta Direttori: Luca Pellegrini, Marco Ciccone e Federico Vulcanile Caporedattore: Alessandro Censi Buffarini Coordinatore: Giulia Mattola e Biancalice Sanna Critico e correttore di bozze: Giulia Mattola, Biancalice Sanna e Federico Vulcanile Fotografie: Giulia Mattola e Biancalice Sanna

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RITROVARE CASA MIA Casa mia nel 2000 è stata colpita dalla più violenta calamità naturale: quella psicologica. Di punto in bianco è diventata buia, fredda e scoperchiata. Ci ho vissuto per vent’anni senza le energie di rimetterla in sesto in tanta solitudine e disperazione. Ora, dopo un percorso di 14 mesi al CEIS di Trasta, a casa mia è tornata un po’ di luce, colore e gioia, pronta ad accogliere tanti piccoli eventi di felicità. Casa mia sono io. Io vivo nel mio corpo.

M. G.

PER ANCORA UNA VOLTA Per una volta ancora non rivelo la mia dimora, questo é tutto per ora. Non ci sono alternative, tra il tarar le clessidre , o il rivedere le unità abitative. Elementari scienze del movimento, mi insegnano a sopportare il tormento. Non sarò mai più ospite di nessuno, forse, all’ imbrunire, solo del vento. Trattengo un piccolo cerchio in cima, in aria, non temo più nulla, nemmeno la malaria, ma lo spazio vitale intanto boccheggia e a scossoni varia.

Di abitare proprio non ho più voglia, ché il possesso è poco più di una chincaglia, mi sistemo piuttosto su di un ramo e prendo ad imitare una foglia. Più non dimoro, né con me né con loro, altrimenti mi addoloro, ho già dato indietro anche l’alloro. E casa non ne voglio , e neppure mobili, oramai nastrini e stoffa di un preistorico un bavaglio. Mi alzo ugualmente presto, e senza bisogno di alcun pretesto saluto voi che siete preda di giornate tra obblighi e catasto. S.F.

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SENZATETTO Si diventa senzatetto perché si perdono gli affetti oppure perché non si trova uno scopo per vivere; ci si lascia andare sino a rimanere soli ed incapaci di reagire per riemergere perché c’è cattiveria ed ipocrisia nel mondo. Si perde di vista la vita, i valori familiari, tutto ciò in cui si crede. E’ triste tutto ciò. Le istituzioni mangiano soldi e danno le cose a chi vogliono loro. La prima volta che sono andato via di casa avevo 17 anni e non tornai finché non mi arrestarono e feci il primo programma terapeutico, in totale 6 anni tra carcere e comunità, e nessuno mi ha dato una casa. Ho dovuto fare tutto da solo. Il SERT non mi ha mai aiutato, anzi, per loro ero solo un delinquente tossicodipendente e, quindi, non meritevole di un aiuto, di una casa. Sono passati 25 anni e sono diventato peggio di prima: la mia rabbia repressa verso le istituzioni mi logora piano piano lo stomaco. Porrò fine a tutto questo facendo l’unica cosa che mi rimane da fare, vorrei riposare per sempre. Sono stanco di distruggere, costruire, distruggere, ricostruire ed essere emarginato e preso in giro. L’ho voluto io e mi assumerò le mie responsabilità.

I.P.

STRADA IN SALITA Il problema di non avere una casa come punto di riferimento non mi ha mai riguardato particolarmente. In tutta la mia vita mi sono ritrovato senza casa solo per due settimane quando, a 23 anni, sono praticamente stato mandato via dai miei genitori. In realtà non ho dormito una sola notte per strada perché riuscivo a trovare ospitalità da amici tossicodipendenti ai quali ricambiavo il favore con un po’ di sostanza. Ricordo comunque di aver vissuto quei giorni con un forte disagio. Penso che vivere senza una fissa dimora sia una prova durissima da affrontare, una condizione di vita in cui m sono ripromesso di non finire mai. Quando a 15 anni ho iniziato a consumare alcolici e sostanze sono diventato improvvisamente più curioso di conoscere persone appartenenti a diverse classi sociali. Mi sono ritrovato molte volte a condividere alcolici o sostanze con gente conosciuta per caso in strada o su qualche treno diretto chissà dove. Individui particolari, italiani e non, simpatici o aggressivi, accumunati tutti dallo stesso bisogno di compagnia. S.Z.

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NELLA MIA VITA Nella mia vita da bambina sono sempre stata abituata a cambiare spesso abitazione per problemi riguardanti i miei genitori. Quanti traslochi, quanti cambiamenti, quanti oggetti andati perduti… In ogni caso qualsiasi fosse la casa fisica nella quale mi trovavo, quello che respiravo era sempre l’amore dato dal mio nucleo familiare più ristretto, cioè mamma e mia sorella, in quanto mio papà non è mai stato con noi. Nell’età adulta ho ricercato una certa stabilità, riuscendo a vivere nella stessa abitazione per più di otto anni, poi purtroppo ho dovuto lasciarla, ma per il mio futuro naturalmente vedo insieme al lavoro e alla voglia di vivere una mia famiglia anche la necessità di una casa che sia un rifugio per me e chi avrò accanto nella vita. G.G.

SENZA UNA CASA COME SI FA Vivere senza una casa fa paura Perché la vita è dura. E alzarsi al mattino e avere freddo Finché non sorge il sole che riscalda Senza mura non si può proprio resistere. Senza una cucina per rifocillarsi È dura. Eppure c’è chi ce la fa ad andare avanti. Forgiato da una forza oscura, c’è chi vive senza una casa. Che tristezza dover fare la coda per mangiare e per dormire, ché se arrivi tardi non mangi e se arrivi tardi dormi all’aperto. E’ dura la vita per certe persone e ingiusta, la vita non cessa mai di lottare. Per tutti è dura, figuriamoci senza una dimora. H.M.

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SONO RIMASTO SENZA CASA Sono rimasto senza casa perché? Perché le mie dipendenze mi hanno portato a perdere la fiducia delle persone che avevo vicino. Rimanere senza casa vuol dire che veramente sei arrivato in fondo perché una volta che sei senza un tetto ormai sei costretto a vivere nel degrado. Non hai più dove lavarti, dove mangiare, dove dormire. La cosa più brutta è che dentro te stesso ti senti veramente male, alle volte ti porta anche a pensare di farla finita. E’ veramente brutto sentirsi una persona inutile per la società. F.G.

SCELTA DI VITA O NO Avevo circa otto anni quando conobbi due signori, Rocco e Adelina. Erano due barboni che frequentavano la zona dove abitavo; solitamente chiedevano l’elemosina fuori dai supermercati o dai negozi di alimentari. Ricordo un episodio in particolare: era autunno, all’epoca in quel periodo dell’anno faceva già freddo e perciò i due si lamentavano di non aver vestiti adeguati. Una signora portò loro dei jeans, dei maglioni e delle giacche ma loro si infuriarono perché ciò che volevano erano i soldi, non i vestiti. Poco più avanti, in estate, sulla locandina al di fuori dell’edicola del quartiere lessi di due barboni trovati morti in un appartamento di Castelletto nel quale furono trovati anche quasi due miliardi delle vecchie lire. A volte le persone scelgono di vivere così non si sa per quale motivo, cosa può spingere le persone a vivere in quel modo. La cosa emozionante è che furono trovati a letto mano nella mano quindi, probabilmente, loro erano felici così. M.G.

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LA MIA ESPERIENZA: IO NELLA MIA VITA DA STRADA Avere una casa ed un lavoro mi ha aiutato a non finire in strada. Tuttavia, la mia vita è stata condizionata dalla mia dipendenza dall’alcool. E’ stata un’esperienza terribile così, dopo tanti anni di alcolismo, ho deciso di chiede aiuto ed ho avuto tanta fortuna a trovare la comunità perché mi sta aiutato a risolvere il mio problema. Spero che chi leggerà queste mie righe possa farsi aiutare, e che non se ne vergogni. Buona fortuna. G.R.

LA NOSTRA DEBOLEZZA

Purtroppo viviamo in un mondo dove, inconsciamente, chi ha più soldi vive, mentre i più deboli si ritrovano in mezzo ad una strada. Questa è la cultura italiana. D.P.

VIVRE LA VIE Ci sono momenti nei quali non ce la fai più, non vale più la pena lottare, troppe cose sono irraggiungibili. Le responsabilità ti sovrastano, ormai il caos regna sovrano in quelle che una volta erano idee. Vedi le persone care allontanarsi, anche loro irrimediabilmente perse. Tutto è nero, non c’è spazio per altre tonalità o colori. Rimane solo il tempo per autocommiserarsi e sentirsi vittime di un mondo troppo cinico per rispettare le tue fragilità e debolezze. La società schiaccia i deboli e se non sei pronto a rialzarti immediatamente rischi di rimanere asfaltato da un rullo compressore. Già, la vita è un rullo compressore: o stai al suo passo o ti schiaccerà inesorabilmente. Puoi cadere ma devi avere la forza di rialzarti in qualche modo. Vivere lontano da affetti, gioie, responsabilità e tutto ciò che concerne la vita è accettare di morire senza patologie, equivale ad un suicidio. Io l’odore dell’asfalto l’ho sentito e non mi è piaciuto ho preferito rialzarmi e godermi la vita, difficile ma che vale la pena essere affrontata. Adoro le sfide. Adesso adoro la vita.

G. T. 7


I SENZATETTO Per fortuna io ho sempre avuto un tetto sopra la testa. Penso di essere stato molto fortunato a confronto di altra gente che, purtroppo, non ha un’abitazione. Le cause possono essere tante: dalla perdita improvvisa di tutti i soldi, quindi la povertà, fino alle calamità naturali come terremoti, grane, tsunami che devastano tutto quello che trovano. La casa è importante perché è, innanzitutto, un punto di riferimento dalla quale parte ogni cosa. In casa si crea una famiglia, si mangia, ci si prende cura di sé stessi e di chi si ama. In casa ci si riposa per affrontare la giornata successiva. La casa è il fulcro di una vita sana e felice. Tutti devono avere il diritto di avere un tetto sopra la testa e le potenze mondiali dovrebbero garantire a tutti di averlo. La casa è vita. E. R.

STATO DI MERDA Non potrò mai capire chi sceglie di vivere in strada in nessun caso. Posso però comprendere le varie situazioni che ti portano a quella fine, perchè mi toccano molto. Io, tuttavia, per mio modo d’essere non potrei mai vivere per strada, anche se non giudico un clochard. In tante occasioni l’ho fatto anche io, seppur in modo diverso, facendomi piuttosto ospitare da qualche amico. So solo che, a mio parere, siamo un Paese retrogrado e mi spiace non poter far niente oltre che dare la mia compassione.

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A.W.P.


PENTIMENTO A causa del mio vizio ho perso lavoro, casa, affetti familiari. Anch’io ho dormito alcune volte in stazione e, credetemi, ho conosciuto persone con problemi di vario tipo, anche non legati all’uso di sostanze, ma nella loro vita qualcosa non ha funzionato. Ho sempre rispettato i senza tetto anche perché non conosco il loro passato, non posso giudicare una persona senza conoscerla. Per la mia dipendenza ho perso un lavoro a tempo indeterminato: avevo casa, soldi ed i miei datori mi avevano dato fiducia. Ora mi ritrovo qui, grazie a Dio, sennò sarei finito in mezzo ad una strada. L. M.

LA SOLITUDINE Solitudine: parola molto triste per tutto il genere umano. Questa parola racchiude molte cose negative per qualsiasi persona. Racchiude tristezza, non relazionarsi, porta alla pazzia, porta allo sconforto. G. T

COME HO VISTO LA STRADA Scrive una persona che ha vissuto la strada ma che non ha mai vissuto in strada. Durante un periodo di tossicodipendenza è comune trovarsi per le vie del centro alla ricerca di droga, alcool e per scappare dalle proprie responsabilità. Io personalmente girando per i vicoli di Genova ho conosciuto molte persone senza fissa dimora, molte ragazze e ragazzi senza i soldi per mangiare, soli con il proprio zaino, le proprie coperte ad affrontare una vita sicuramente non facile. Nella maggior parte dei casi alcool, e droga sono gli unici aiuti che queste persone trovano per far sì che il tempo voli e che il freddo si faccia sentire meno. Ho conosciuto persone con talenti, idee geniali, con diplomi o lauree in tasca che, pur avendo queste doti o riconoscimenti, passavano le loro notti sotto i portici e le loro giornate all’angolo della strada o all’uscita di un negozio a fare l’elemosina. Ho visto tante facce tristi e segnate dal tempo e dalla fatica ma ho visto anche persone sorridenti con tanta vitalità addosso, pronte ad affrontare le pesanti giornate future. Non so perché uno stato civilizzato nel 2021 permetta che ci siano persone senza un tetto sulla testa e penso che, purtroppo, sarà sempre così. Viviamo in una società indifferente ai problemi altrui… Fino a quando sarà così non cambierà nulla. D.G.

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SENZATETTO Espressione comune di essere emarginato, a volte non per scelta, la propria attitudine che demonizza il sociale. Un’influenza verbale che non rispecchia i singolari. Un vortice senza fine, una vendetta statale? O uno Stato che non governa? S. I.

COME SI PUO’ MORIRE DUE VOLTE La vita non è come si narra nelle favole. Ho vissuto in case abusive, in strada, in carcere, in case abbandonate. Ho conosciuto padri di famiglia, uomini, ragazzi a cui gli è stata portata via la propria dignità, ormai arresi ad una vita umiliante, costretti a delinquere per un pezzo di formaggio. Io ho 25 anni ma sono stanco di continuare a lottare; so, tuttavia, che se questa volta mollassi potrei finire come tanti di loro. Il governo parla tanto di criminalità ma se apriamo gli occhi ed entriamo nel mondo carcerario, che conosco molto meglio rispetto di quello esterno, possiamo vedere come metà della popolazione detenuta è in carcere ad espiare una condanna…ma perché? La gente è quasi costretta a rubare, rapinare, spacciare per mantenersi e mantenere la propria famiglia. Non chiede aiuto per non essere umiliato ma è palese che ci sia un disagio sociale e tutte le persone che finiscono la loro condanna in uscita dal carcere si ritrovano senza una casa, senza un lavoro, senza nessuno che li assista. Questa cosa è umiliante. Io auguro a tutti coloro che hanno perso tutto di avere la forza di rialzarsi e di non essere più invisibili al mondo. J.C.

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NOBODY’S HOME Nel corso della mia vita mi è capitato di dover vivere per un periodo per strada. I motivi per cui sono finita in quella condizione schifosa sono diversi. Il ricordo che mi è rimasto è di disagio immenso, disperazione, vergona, solitudine nera, disgusto, ma mai rassegnazione. Ho combattuto e mi sono ricostruita la mia vita, la mia dignità. La vita per strada non è libertà, è degrado sia per chi ci sta dentro che per chi ne è al di fuori. B. P.

INVISIBILE Ci sono tante situazioni nella vita che ti conducono in brutte strade. Una volta entrato nel tunnel non è semplice uscirne, soprattutto se una persona è sola. In generale uno scappa da qualcosa che non è in grado di risolvere in quel momento e si rassegna al suo destino. Quando uno fa uso di sostane crede che non pensare in quel momento ai suoi problemi sia come risolverli, ma non è così. I giorni passano, diventano mesi e poi anni, i problemi aumentano e tu diventi invisibile. Solo tu e i tuoi problemi. Senza casa, senza famiglia, senza nessuno. La vita è una. La casa è fondamentale, così come il lavoro e la famiglia. M.E.M.

FISSA DIMORA Fin dalla preistoria c’era il concetto di “fissa di mora” ma questo riguardava anche il regno animale in qualche modo; infatti quando un capo branco perde il suo territorio non perde solo la sua posizione ma anche la sua dignità e forse è per questo che lo si chiama “animale solitario”. Ma tra noi umani (a differenza che tra gli animali) esiste la burocrazia in quanto abbiamo delle regole prestabilite (dove andare, che documenti ci vogliono, le liste d’attesa) per avere la casa. Ci sono molti modi per essere “senza fissa dimora”. La burocrazia comunque influisce molto nel mondo in generale. Ad esempio, se non hai la sanità pubblica, per esempio in America, molto spesso può capitare che da star dello spettacolo o dello sport ti ritrovi a diventare un barbone. A me basta una tenda e un sacco a pelo che della fissa dimora non me ne importa più di tanto, anche se la mia storia di tossicodipendenza non mi fa sentire al pari con gli altri. Sento di essere solo un numero sporco nel nostro paese. A quel che mi riguarda avere una casa è segno di responsabilità e di coerenza. A.M.

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