N.ro 42 - GIUGNO 2021
LE FOGLIE DI TRASTA
TRIMESTRALE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA - CEIS GENOVA
EDITORIALE Cari lettori, per la stesura degli articoli di questo numero, insieme agli ospiti della Comunità, abbiamo analizzato il tema della paura, discutendo su quanto più ci spaventa: paura dell’ignoto, paura della solitudine, paura degli altri, delle malattie, della sofferenza, paura di ricadere nell’utilizzo di sostanze e naturalmente paura della morte, in cui molte delle paure finiscono per convergere. Cerchiamo di domare la paura attraverso il conforto del soccorso collettivo, alleviandola attraverso i legami affettivi. Ma anche attraverso i miti e i simbolismi, nonché ricorrendo a credenze tranquillizzanti. Sin dagli arbori dell’umanità le persone hanno elaborato modalità volte a controllare le più profonde e dissestanti ansie, attuando uno sviamento per mezzo di riti e immaginazione collettiva che, a ben vedere, appare come l’operazione dell’inconscio di salvaguardare l’integrità psichica individuale, talvolta giungendo ad una negazione della realtà circostante, altre volte ponendo in essere condotte ripetitive e irrazionali. Il fatto che la paura sia un’emozione primaria radicata nel nostro patrimonio genetico porta ad affermare che non sia affatto un’emozione negativa, ma che sia perfino utile per la nostra sopravvivenza: molte paure rispondono a meccanismi innati, a un tentativo di produrre risposte adattative di allarme e di salvaguardia di fronte a stimoli specifici che segnalano la presenza o l’avvicinarsi di un pericolo. Rumori improvvisi, ritrovarsi soli, percepirsi come esposti e vulnerabili rappresentano per i neonati condizioni fisiche e psichiche che favoriscono il formarsi dei legami affettivi e sociali. Sulle paure innate si innestano, poi, nel corso della vita, le paure apprese attraverso le esperienze dirette, l’osservazione degli altri, i racconti e tutte quelle rappresentazioni che rispecchiano i moduli culturali della comunità di cui si fa parte. Se da un lato la possibilità di associare, di generalizzare e di rievocare a distanza di tempo le esperienze vissute o trasmesse da altri consente di prevedere nuovi rischi così come di contrastare gli effetti dannosi di eventi pericolosi, dall’altro possono generarsi stati ansiosi o angosce, ossia timori non più circoscritti, ma appartenenti ad un individuo che ha perso fiducia nella possibilità di affermarsi nei confronti del mondo. Le esperienze traumatiche, la mancanza di un valido tessuto di supporto sociale durante l’infanzia, la presenza di violenti conflitti intrafamiliari possono creare delle attese negative e abbassare la soglia della paura: non soltanto si diventa ipersensibili a ogni situazione allarmante, ma si sviluppano attese irrequiete di minacce imprecisate. L’individuo viene così a trovarsi in uno stato di insicurezza preoccupante, privo di argini che lo contengano e lo rassicurino. La paura rappresenta dunque un punto focale nella storia dell’umanità, e spazia lungo un arco continuo che va dai meccanismi biologico-evolutivi a quelli fisiologici che fanno capo ai processi di sviluppo e di attaccamento, sino a giungere, all’estremo opposto, ai diversi aspetti del disturbo mentale; ma rappresenta anche la strumentalizzazione da parte del potere in una cultura apocalittica che ha sempre teso ad affermare un dominio dell’uomo sull’uomo. La paura, pertanto, non è solo quell’emozione che contribuisce a strutturare il nostro sistema nervoso e a determinare le nostre scelte, ma può assumere volti molto diversi in contesti differenti. È dalla stessa matrice, infatti, che originano sia il panico sia il coraggio. E questo è un tema centrale nella nostra Comunità Terapeutica, dove ogni mattina, in cerchio, iniziamo la giornata recitando abbracciati la Filosofia del Progetto Uomo: “[...] Qui, insieme, una persona può manifestarsi chiaramente a se stessa, non come il gigante dei suoi sogni, né il nano delle sue paure, ma come un uomo, parte di un tutto, con il suo contributo da offrire. Su questo terreno noi possiamo mettere radici e crescere [...]”. Marco Ciccone (operatore della Comunità Terapeutica)
Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta Direttori: Luca Pellegrini, Marco Ciccone e Federico Vulcanile Caporedattore: Alessandro Censi Buffarini Coordinatore: Giulia Mattola e Biancalice Sanna Critico e correttore di bozze: Giulia Mattola, Biancalice Sanna e Federico Vulcanile Fotografie: Giulia Mattola e Biancalice Sanna
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LA PAURA La paura non è per tutti una cosa negativa, è basata sull’insicurezza ma in fondo la paura ti dà coraggio per andare avanti, ti dà coraggio per darti da fare, per non cadere nelle cose che spaventano. Quindi a volte la paura è una cosa non del tutto negativa. R.H.
LA PAURA DEL CAMBIAMENTO Io personalmente ho deciso di fare questo programma perché ero stufo di andare avanti con la vita che facevo. Sono sincero: quando ho deciso di entrare in comunità avevo paura perché non sapevo cosa mi aspettava, non sapevo cosa avrei dovuto affrontare e questo mi faceva paura, ma una volta entrato qui ho capito che avrei dovuto rivoluzionare quasi tutto di me, a partire dagli orari fino ad arrivare alla condivisione di spazi sia personali che non, e questo mi spaventava perché io, prima di entrare qui, mi ero allontanato da tutti: amici (quelli veri), parenti e colleghi di lavoro, per paura di deluderli per l’ennesima volta. Quindi decisi di non uscire più e di tagliare tutti i contatti. Tornando a noi qui in comunità, tante volte ho avuto paura del cambiamento perché non è facile sentirsi dire cosa devi fare e cosa non devi fare, e questo fa parte del cambiamento stesso, perché prima non avevo regole e orari e quindi facevo fatica ad accettarli. Ma questo deriva dalla paura del cambiamento, avevo paura di lasciare la vita precedente per quella nuova perché ero entrato in contatto con delle emozioni vere, pure e soprattutto sane. Ad oggi sono orgoglioso di quello che sto facendo anche se so che la strada è ancora lunga. A volte avere paura è una cosa positiva: vuol dire che sei vivo. I.B.
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LUNEDI’ 26 APRILE I miei primi ricordi legati alla paura sono riconducibili alle urla di mia ma-dre verso la sua, prima e verso la mamma di mio papà, poi. Liti familiari. Accuse verso di me di cose che non avevo fatto. Nulla di tra-scendentale. Eppure mi avevano insegnato a tracciare un basso limite al-la mia diffidenza. Di quando era utile cambiare aria. Di quando forse era meglio mentire per proteggersi. Immagino, anzi sono piuttosto certo, che una determinata dose di paura aiuti alla sopravvivenza, ci abbia sal-vato sin dai tempi più antichi da attacchi nemici e predatori, aiutandoci a prendere distanza dai pericoli, ma una dose eccessiva della medesima sfocia nell’ansia. Fa vedere pericoli ovunque, anche laddove non ci sono e porta l’individuo a temere continuamente ingiuste punizioni, vivendo in costante stato di allerta o difensiva e mantenendo talvolta, proprio per tale ragione, comportamenti aggressivi. E questo principio è applicabile tanto agli individui quanto alla collettività. Individui con livelli equilibrati di paura e coraggio potranno affrontare con serenità le sfide e gli ostacoli e le pene cui la vita di volta in volta li sottoporrà, ma individui già saturi di paura non sapranno distinguere con chiarezza pericoli reali da altri meno tangibili. Vivranno nella costante angoscia di ricevere ingiuste punizioni. Vivranno in costante allerta e questo li renderà stanchi e ulteriormente poco lucidi, con ancora minore capacità di valutare l’origine delle minacce (?) delle loro paure. E questo li porterà facilmente alla ricerca di medica-menti o sostanze che possano stemperare il loro senso di paura e ango-scia. E perché mai dovrebbero poi abbandonarli? Come già evidenziato, ai gruppi collettivi è estensibile un comportamento simile a quello individuale. Le religioni avevano compreso questo mecca-nismo millenni or sono e avevano imparato a indirizzare la paura degli in-dividui con una mano e con l’altra a rinfrancarla. Quello che oggi uno stato laico si ripropongono di fare, oggi come allora, media e governi. La paura purtroppo ci governa ! D.M.
L’UTILITÀ DELLA PAURA
La paura, come tutte le emozioni, ha un’utilità per l’essere umano: essa lo mette in guardia del pericolo che incontra. A me la paura ha aiutato tanto, mi ha tolto dalla droga, dallo spaccio e mi ha aiutato in tante altre cose. A.B.
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LA PAURA Paura d’amare Paura di sognare Paura di vivere Vivo nella paura Subdola e vile la paura ci fa soffrire ma è anche colei che ci dona tempo prezioso per riflettere nel nostro ardire
LA PAURA
H.M. e E.M.
La paura è insita nell’uomo sin dalla sua venuta al mondo. Io personalmente ho tutta una mia teoria su di essa, e parte dal concepimento. Premetto che la paura è una nostra difesa, senza la paura diventeremmo incoscienti. Allora, secondo la mia teoria, quando siamo ancora a livello fetale, e ci sviluppiamo all’interno della placenta, i nostri bisogni primari vengono soddisfatti in tutto, non abbiamo paure, come non abbiamo sete, freddo, caldo, siamo in un baccello senza nessun bisogno. Quand’è che nasce la paura? Secondo me al momento della nascita con il taglio del cordone ombelicale: il distacco dalla sicurezza, dalla protezione della madre. Sono nel mondo. M.M.
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PAURA Ad oggi la mia vera paura è quella di essere felice. Assurdo ma neanche troppo se collego periodi della mia vita alla frase (triste!): “Sono felice ma lo dico piano, non si sa mai” Ecco, su questa assurda contraddizione la mia vera paura è vivere appie-no la felicità!!! Riconosco il bisogno di “vincere” la paura ma non per forza con la felicità. Felicità, perché da una parola così schiacciante viene fuori un’emozione così altisonante? Ora, metto un punto…. Ho meno paura di quando ho iniziato questo scritto… L.C.
LA PAURA Quell’emozione che ti arriva nei momenti difficili, prima di un esame, in ospedale... io l’associo alla voglia di vivere. La frase “io non ho paura” da giovane la pronunciavo, adesso è cambiata: spesso dico “ho paura”, parola a me sconosciuta anni addietro. Ora, per la vita che ho fatto e i tanti fallimenti, tante volte è presente. Paura di trovarmi solo, di non raggiungere una stabilità, paura di lasciarmi andare, paura di far soffrire che mi sostiene. Ho il timore che prevalga quell’orgoglio malsano piuttosto che la volontà e la tenacia che anche nelle situazioni difficili mi hanno fatto rialzare. Comunque adesso posso affermare che la paura è fondamentale, non esiste uomo che non abbia paura per sé o per gli altri, credo a volte sia mascherata dietro atteggiamenti di forza o isolamento. Concludo con un semplice esempio: tutti prima di attraversare una strada si fermano a guardare se passa una macchina per non essere travolti. Lo associo a me: «fermati un attimo prima di attraversare, per non continuare ad essere travolto».
S.L.
C’ERA UNA VOLTA La paura di vivere ce l’abbiamo tutti. La paura di dormire che ci accompagna nell’infanzia. La paura del Covid e quella ce l’abbiamo accelerata in ogni respiro e pen-siero. La paura di pensare che ci cattura e non ci fa sognare. La paura di amare, come può succedere se penso alle tue guance color di pesca, ai tuoi occhi stellati che mi dan la luce e la forza di amare e con l’amore cessano tutte le nostre paure. Viva l’amore che non ci dà mai dolore ma ardore e passione quando ti amo mia Maria mi sento un leone e con un soave respiro ti canto l’amore e senza paura, via la paura, c’è l’amore.
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H.M.
UN TUFFO AL CUORE Estate ‘87, Sardegna, spiaggia “Li cossi”, Costa Paradiso. Io, mamma e papà stiamo scarpinando per raggiungere un piccolo angolo di paradiso. Lungo il sentiero, l’inebriante profumo della macchia mediterranea si stampa indelebilmente nei miei ricordi. Mamma è giovane e stupenda, poco più che trentenne, si premura che abbia il cappellino in testa. Papà carico di zaini, ombrelloni e borse frigo, scherza con me ed io, da buon ottenne spensierato, mi guardo in giro e fantastico sulla giornata insieme alla mia famiglia. Poi, strada facendo, vedo dei ragazzi con le scarpe da ginnastica, che con una lunga rincorsa si buttano nel vuoto. Subito chiesi a mio padre cosa stessero facendo, e mi disse che si stavano tuffando in mare. – Con le scarpe? – pensai io – ma la loro mamma non gliel’ha detto che non si fa il bagno con le Superga? Cavolo, a me rompe le scatole perché non mi metto il cappellino... Comunque rimango affascinato da quel loro gesto coraggioso di buttarsi in acqua da così in alto, talmente in alto da doversi mettere le scarpe per non farsi male ai piedi impattando tuffandosi. E poi mio padre li ammirava, ne parlava bene, vedevo nei suoi occhi entusiasmo nel guardarli. Dovevo fare qualcosa e una volta arrivati in spiaggia, andai subito a cercare uno scoglio alto, non tanto alto da dovermi mettere le scarpe (tanto mamma non avrebbe voluto!) ma abbastanza alto da attirare l’attenzione di mio padre. Mi faccio coraggio, mi arrampico, arrivo in cima, i miei coetanei si tuffano da più in basso ma io devo fare bella figura e vado dove vanno i grandi. Si tuffano tutti “a bomba”, entrano in acqua e risalgono in superficie. Sono vivi, ok, ce la posso fare pure io. Mi attacco alla parete dello scoglio e mi butto... figo, che bello, lo rifaccio, corro su come una scimmia, ma mio padre non mi guarda, davanti a me c’è “un grande” che si tuffa di testa e dico – No! Cazzo! – Mio padre vede il tuffo e mi fa cenno di tuffarmi anche io di testa. E cosa faccio? mi sta guardando, possa attirare la sua attenzione e fare una cosa da grandi, ma ho paura! Mio padre continua a guardare verso di me ma io sono impietrito, sullo scoglio mi passano davanti altri ragazzi e tutti si tuffano, però “a bomba”. “Troppo facile”, penso io, “devo farcela”, i pensieri sono tanti e la strizza anche, ma papà è là, mi guarda ed io devo renderlo orgoglioso, a costo di restare sullo scoglio tutto il giorno ma io devo scendere solo con un tuffo di testa. Beh non è passata una giornata ma un’oretta buona sì, e alla fine mi tuffai ed ottenni la mia più grossa ricompensa: gli occhi fieri ed orgogliosi di mio padre. Questa è la prima paura che mi ricordo di aver sconfitto. G.T.
LA PAURA La paura è una di quelle emozioni che spaventano di più, perché la paura a volte può paralizzarti il corpo e la mente, e pensi di morire. Ma non è detto che sia un male, perché a volte è proprio quello che devi fare: aspettare che passi, senza fare nulla. La paura è un campanello di allarme, che ti dice di fare attenzione a quello che fai, che ti invita a metterti in sicurezza. La paura è sicuramente uno degli aspetti principali e più significativi nella vita. Dal momento che la paura serve per farci da scudo conviene iniziare a familiarizzare con i nostri mostri, di qualsiasi paura si tratti, e cercare di convivere con il timore irrazionale, considerandolo un componente normale della vita umana. D.B.
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NON HO IL TERRENO DIETRO DI ME Non ho il terreno dietro di me per fare un passo indietro, devo andare avanti e sento i suoi passi sempre più vicini, sento il suo fiato sul collo, il terrore annulla ogni altro mio pensiero, i sensi in allerta, in attesa di qualcosa che è solo dolore. La paura di deludere nuovamente me stessa, ho paura di non riuscire a rispettare chi mi ha dato fiducia per l’ennesima volta; il fallimento di una vita che poteva essere e non è stata…aspettative deluse. Tante volte la paura mi ha fatto fare errori grossolani e non ho certezza alcuna che il domani non sia nuovamente così, la sola cosa che posso af-fermare è che non rimarrò più inerme di fronte alle mie angosce e affron-terò come posso i mostri che genera il sonno della ragione. G.G.
PAURA La paura, l’espressione di un’emozione indefinita. Colpisce dentro e fa perdere il controllo. La dominazione stabilisce il carattere, l’impatto reagisce per istinto: colpire per non essere ferito. Prestabilisce l’istinto che domina noi stessi. Spesso la firma incombe in errore, accorcia il tiro, aggiusta la mira, a volte rovina la vita. Sempre incondizionata. S.I.
CONSAPEVOLEZZA La paura è una cosa seria. La mia più grande paura è quella di non riuscire ad uscire dal tunnel della droga. La droga: solo la parola mi incute terrore. Di riflesso sono arrivato a questa parola perché da quando l’ho conosciuta mi ha rovinato la vita, è stata la mia rovina, la delusione in primis dei miei genitori, che sono le persone che hanno patito all’inverosimile: ho dei gran rimorsi nei loro confronti. Credo che per questo non avrò mai pace per tutto l’arco della mia vita, anche se so che mia madre mi ha sempre perdonato ma gliene ho fatte talmente tante che provo una grande vergogna. Tornando alla paura la cosa che mi fa veramente paura è la morte: non sai quando arriverà ed in quale sembianze si presenterà, vorrei che fosse come quella di mio padre (si è addormentato e non si è più svegliato). È la morte che ogni persona si augura. G.T.
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LA MIA PAURA DI SEMPRE La mia paura di sempre è di perdere la mia famiglia: nel 2009 ho perso mio nonno adottivo mentre ero in una Casa famiglia e ci volevo troppo bene. Nel 2014 ho perso mia nonna che non stava molto bene per problemi di abuso di alcol. Io mia nonna l’ho sempre amata. nel 2019 ho perso mio zio: è mancato per un infarto. Anche lui abusava di alcol. Il suo passato è stato brutto e pesante, con lui ci ho passato poco tempo, però per quel poco ci siamo divertiti e siamo stati bene. Dopo quel periodo, dal 2018 al 2020 sono stato in galera. Ora sono al CEIS da 9 mesi. Sono un ragazzo di Savona, ho 21 anni e piano piano mi sto rimettendo apposto. D.S.
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LA PAURA Per quanto riguarda la paura posso descrivere le paure che si sono concretizzate nella mia vita partendo dall’infanzia fino ad arrivare ad oggi: da ragazzino mi ricordo la paura che provai nel dire a mio padre che sarei stato bocciato a scuola, non trovavo il coraggio e fu (in quel momento) terribile. Ricordo anche la paura che provai a 22 anni durante il servizio militare durante una missione in mezzo ad un’imboscata, fu bruttissimo e indimenticabile. Provai paura anche quando presi mio figlio per la prima volta in braccio, ero felice ma me la sono fatta quasi addosso... avevo paura di quella enorme responsabilità. Ho provato paura quando persi il mio amico Matteo portato via dal cancro. Per me era un faro, un fratello e una spalla su cui piangere. Nello stesso modo persi mio padre e a dire la verità ho paura ancora adesso ad affrontare la vita senza di lui. Non nascondo che ho pianto dalla paura pochi minuti prima di entrare in galera, ebbi un crollo, dieci minuti di panico. Ora invece ho paura di non restituire a mio figlio un padre, il padre che si merita... Samuel. La paura però mi ha dato anche emozioni positive: lanciarmi col paracadute, una paura assurda seguita da un’euforia indescrivibile. La paura di lasciare per la prima volta mio figlio a scuola, seguita poi dall’orgoglio di vederlo studiare e dare sempre il massimo. Per concludere penso che avremo sempre paura di qualcosa fino alla fine. Ben vengano le paure, fanno parte della vita... fino alla morte! D.G.
LA PAURA DI ME STESSA E DI UNA VITA PASSATA È da quando sono nata che ho paura: paura di vivere, paura di soffrire, paura di essere felice e paura delle conseguenze. All’età di quattro anni ho avuto paura del tumore al sangue che mi stava prendendo la vita e mi ha fatto vedere la morte; di conseguenza, paura di morire, paura di non essere in grado di vivere. Invece la paura che ho provato mi ha dato la forza di combattere e sopravvivere. Ho avuto paura di chiedere aiuto per uscire dalla droga e dall’alcol e alla fine sono qui ad affrontare mille paure e mille emozioni che mi rendono una donna forte e mi fanno sentire un leone. La mia paura più grande è affrontare un percorso comunitario senza i miei figli accanto con conseguenze che mi fanno soffrire e ce la sto facendo stringendo i denti. Paura di non riavere i miei figli accanto a me, paura di rifarmi una famiglia e perdere persone che amo. Paura di non essere all’altezza. La paura mi perseguita ma mi rende più forte che mai.
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C.L.B.
LA PAURA
C’era una volta, riposto in un antico testo (non so in che forma o dove), la narrazione della paura. Che però andò persa. Con il passare dei millenni la paura non venne mai più ritrovata, ma venne modificata e diventò la paura di amare, di confidarsi eccetera. Ma fin dall’antichità la paura c’era, anche se aveva cambiato forma. Essendo un’emozione animale e umana la paura si manifesta in tanti modi, volontari e involontari. Tutto quello a noi sconosciuto è paura anche una semplice passeggiata, nuota-ta, mangiata o anche, perché no “aspirata” in un certo modo provoca paura. Negli antenati, come nei presenti, la novità era paura. Paura di sbagliare, di commettere qualsiasi cosa a noi sconosciuta. I sentimenti, le decisioni, gli obiettivi in sé fanno paura. Il non conoscere, l’ignoto, la perversione umana fa paura. Il problema ha così tante forme che la paura non si sa come affrontarla, come aggirarla. Come gli animali, anche noi umani con la volontà possiamo domarla, a volte sfruttarla a nostro agio. A.M.
LA PAURA Nella mia vita per poche volte ho avuto paura, confondo essa con degli stati d’ansia. L’essere ansioso mi provoca paura. F.O.
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