N.ro 40 - DICEMBRE 2020
LE FOGLIE DI TRASTA
TRIMESTRALE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA - CEIS GENOVA
EDITORIALE Cari lettori, in questo numero de Le Foglie di Trasta i nostri ospiti sono stati chiamati a riflettere sul valore della scuola oggi, sulla connotazione che ha (o non ha) assunto per via dell’emergenza sanitaria in atto. Tra i loro scritti, al di là dei ricordi personali, possiamo scorgere uno sguardo piuttosto lucido circa le implicazioni sociali che le misure di distanziamento e la didattica a distanza portano con sé. Da tempo gli addetti ai lavori ravvisano un’insufficienza del modello scolastico attuale, fondato sull’obbligo e l’esempio massificato; già Ivan Illich, nel suo saggio Descolarizzare la società, aveva ravvisato la necessità di sostituire gli “imbuti didattici” con il loro contrario istituzionale, ossia trame, tessuti didattici che diano a ognuno maggiori possibilità di trasformare ogni momento della propria vita in un momento di apprendimento e partecipazione. Ed è proprio la nuova forma di partecipazione, che la tecnologia rende da un lato possibile e dall’altro porta su un piano d’astrazione, ad essere oggetto di riflessione all’interno del nostro gruppo di lavoro: il rischio, parafrasando quanto emerso in diversi articoli, è che con la privazione del contatto sociale, la scuola divenga nulla più che uno strumento teso a favorire l’apporto di manodopera nell’industria. A tale proposito scriveva il pedagogo Ferrer Guàrdia, secondo cui i governi moderni hanno compreso che l’educazione del popolo è funzionale alle economie di Stato, e hanno pertanto realizzato un’organizzazione sempre più completa della scuola, non nell’ottica di un rinnovamento della società, ma perché avevano bisogno di individui, operai, strumenti di lavoro perfezionati affinché prosperassero le imprese e i capitali ad esse dedicati. Oggi, tuttavia, la pandemia ci ha mostrato che non si può prescindere dall’esperienza della partecipazione, e ascoltando le voci dei nostri ospiti è facile empatizzare con loro e cogliere la sofferenza circa le occasioni perse, i rimorsi, le lacune culturali, i bei tempi della giovinezza dissipati in modi di vivere insalubri. Siamo qui anche per offrire un’occasione di riscatto: “questa è la mia nuova scuola”, afferma D., vent’anni. E noi, dal canto nostro, cerchiamo di offrire quello che riteniamo debba proporre una Comunità, una realtà che sia educante in genere: un’esperienza fondata sulla partecipazione, sul mutuo scambio di competenze e narrazioni di vita, in un portale ove organizzare attività che dovranno poi aver seguito nel mondo reale, un apprendimento realizzato in forma concreta e condivisa, che possa essere rielaborato, riflettuto e redistribuito dagli stessi ospiti, che possano un domani costituire una nuova linfa vitale ed essere i cittadini del futuro. Lo stesso obiettivo ci auguriamo che venga perseguito dalla scuola e dai suoi alunni che, ne siamo certi, quando il vento sarà di nuovo favorevole sapranno rispolverare l’istinto primigenio dell’abbraccio e stringersi in comunità nella sua accezione più antica: un’insieme di persone in relazione che formano un tutto. Marco Ciccone (operatore della Comunità Terapeutica)
Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta Direttori: Luca Pellegrini, Marco Ciccone e Federico Vulcanile Caporedattore: Alessandro Censi Buffarini Coordinatore: Giulia Mattola e Biancalice Sanna Critico e correttore di bozze: Giulia Mattola, Biancalice Sanna e Federico Vulcanile Fotografie: Giulia Mattola e Biancalice Sanna
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ACCOMPAGNARE La scuola per me è una casa che orienta e accompagna una persona fin da piccola e l’aiuta nella sua crescita. La scuola accompagna l’infanzia, l’adolescenza e poi la maturità di una persona e accomuna tutte le fasi di crescita di una persona, aiutandola nel proprio miglioramento, creando anche legami, come ad esempio le amicizie con i compagni di scuola, a volte anche rapporti molto stretti e secondo il mio parere aiuta anche nel “dopo” dato che in fin dei conti la scuola serve poi a trovare un’occupazione o un lavoro. I titoli di studio sono diversi e a seconda di ognuno di essi una persona può trovare un’occupazione più o meno collocata nel sociale. Nella mia esperienza personale la scuola è stata una cosa positiva e con buoni ricordi fino a quando non ho usato sostanze; dopo le medie ho provato con il liceo scientifico e ho frequentato la prima e la seconda poi ho mollato e mi sono spostato dalla città per lavorare nella mia attività di famiglia e ho ripreso a studiare solo in seguito privatamente riuscendo a prendere un diploma triennale alberghiero che mi è servito a trovare qualche lavoro in seguito. Non ho solo brutti ricordi della scuola, anzi nel complesso è una delle poche cose, oltre allo sport, di cui ho qualche ricordo positivo e mi è servita a trovare amicizie sane, un titolo di studio e buone memorie. D.B.
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LA MIA ESPERIENZA Per me l’educazione scolastica in Italia non è sufficiente per tanti motivi, soprattutto nel periodo Covid lo Stato italiano secondo me non è stato in grado di preparare le scuole a questa emergenza. Io penso che devono fare una cosa radicale soprattutto riguardo la preparazione delle strutture dove gli studenti devono affrontare gli studi. Dal mio punto di vista gli studenti non dovrebbero studiare fuori dalle strutture però è anche giusto che sia così per combattere il Covid. È una cosa molto vergognosa che nelle scuole italiane si verifichino di bullismo verso gli insegnanti perché ai miei tempi non esisteva. Un’altra cosa molto rilevante è la droga e l’alcol che circolano tra gli studenti, sia minorenni che maggiorenni; a questo proposito mi meraviglio dello Stato italiano perché non riesce a fare nulla di nuovo per impedirlo avendo anche le risorse. Dal mio punto di vista mi sembra che ormai non importi più a nessuno di quello che sta accadendo. Il mio pensiero va a tutti i genitori che hanno i loro figli a scuola: se non ci pensate voi ai vostri figli non ci pensa nessuno. R.G.
IL PREZZO DELLA LONTANANZA Penso che la scuola sia, ai giorni d’oggi, un tassello importante per la crescita sociale dei nostri ragazzi: oltre alle materie che noi adulti abbiamo affrontato, è importante anche il modo di essere, di esprimerci e di muoverci in mezzo agli altri, scoprendo quello che più ci piace. In questo momento di chiusura la mancata partecipazione è un vero handicap, si possono seguire le lezioni sul pc in smart working, ma non è minimamente paragonabile alla libertà, alle abitudini, al ritmo e all’organizzazione di un’intera famiglia, i compiti a casa, la preparazione al mattino e tutto quello che ne segue, come il rispetto verso l’insegnante e l’essere ospite di una struttura con delle regole, fa tutto parte della crescita di ogni singolo individuo. Spero tanto che questo momento duri il meno possibile perché i nostri ragazzi potrebbero pagar caro il vivere questa esperienza nell’incertezza che può influire negativamente anche sul carattere, sulle abitudini, insomma nella formazione da tramandare a loro volta alle generazioni future. A me manca parecchio fare i compiti con mia figlia, prima ero molto presente ed era un momento molto felice dove si trovava spazio anche per un sano rapporto educativo, e perché no, anche ludico tra un genitore e sua figlia.
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S.P.
IL VALORE DELLA SCUOLA Una volta ci dovevi andare per forza se volevi acculturarti. Non c’era tutta questa tecnologia che c’è ora, non cerano neanche tutte queste malattie strane, i bambini e i ragazzi di ora sono molto fortunati perché c’è internet e possono portare avanti gli studi, però secondo me devono trovare una soluzione perché, se da una parte sono fortunati a poter continuare le lezioni, dall’altra secondo me non hanno contatti fisici né emotivi, quindi si deprimono e arriveranno a comunicare tra di loro solo per SMS. N.D.R. La scuola è indispensabile per le famiglie e quindi penso che debba andare avanti, la tecnologia aiuta: i ragazzi senza tecnologia sarebbero tagliati fuori da ogni tipo di contatto, anche se penso che non debba diventare un vizio o qualche cosa del genere. Almeno è quello che sento di dire dai grandi. Ho 22 anni e quello che conta per me è l’amicizia e il rispetto. Io qualche cosa dalla scuola ci ho preso, e ancora adesso ho amici di cui fidarmi. G.R.
QUANDO ANDAVO A SCUOLA Mi ricordo che quando andavo a scuola non si usava la mascherina da musulmano e ci si guardava bene in faccia, al massimo ci si sputava, e non c’erano problemi di levare il crocifisso dal muro per problemi di culto o essere portati a fare delle gite. Grazie e arrivederci. S.I.
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L’EDUCAZIONE Siamo in una fase di una nuova educazione: dobbiamo essere più uniti la vita è troppo importante, ma se tu vivi solo nella tua testa non arriverai a niente, la scuola è importante perché la vita in sé è una scuola. Io amo apprendere e comprendere le regole della vita per vivere bene. Qui sono cresciuta, nella comunità DD. Non importa quale nome porta questa comunità: il principale per me è andare avanti, donando tutto il mio contributo alla società. Sono sul punto di entrare nel sistema e reagisco bene a questa nuova vita. Grazie Dio. H.T.
E LA CARTA IGIENICA? La scuola ha da sempre un ruolo fondamentale nella società, per preparare i bambini al mondo, per istruirli, per farli crescere cercando di trasmettere loro non solo delle nozioni scolastiche ma anche dei valori. Ai tempi del coronavirus credo che le istituzioni avrebbero dovuto concentrarsi prima sulla didattica a distanza, cercando di fare evitare il crollo dell’economia. L’idea che molte persone hanno perso il lavoro e molte altre lo perderanno, personalmente è la cosa che ritengo più scandalosa. Penso ai bambini a scuola, magari con i loro genitori che versano in difficoltà economica e psicologica. Penso alle attività che chiuderanno per una scelta difficile che i politici hanno dovuto prendere, di conseguenza sempre più persone rischiano di trovarsi con le proprie attività chiuse e senza lavoro. L’esigenza dei banchi a rotelle quando fino a qualche anno fa si sentiva la mancanza di carta igienica nei bagni delle scuole: credo che l’attenzione verso le istituzioni scolastiche debba essere sempre presente indipendentemente dal periodo storico in cui si vive. M.T.
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IMMAGINARE LA SCUOLA Siamo tutti preoccupati per gli sviluppi della pandemia del Covid-19. Come molti settori purtroppo anche la scuola ha subito delle modifiche. E’ vero che viviamo in un’epoca in cui ormai il computer è alla portata di tutti: casalinghe, bambini, nonni anziani ed è vero anche che le lezioni online sono state da tempo che le attivate. Ciò nonostante, immaginare dei bambini che assistono alla lezione in video conferenza mi fa pensare che la scuola, specialmente quella elementare, perda il senso di tutto quel che riguarda educazione, amicizia…in fondo è il luogo dove impariamo ad interagire con altri pari o compagni. Io personalmente non riesco ad immaginare una scuola diversa da quella che cominciai all’età di sei anni. Allora era tutto così frenetico e affasciante: la campanella della ricreazione, quella della fine lezioni e i simpatici bidelli. Pensare che tutto questo vada man mano perdendosi mi dispiace. Io andavo a scuola, dopo con alcuni compagni mi iscrissi a calcio e siamo rimasti assieme sino alle scuole medie. Se tutto questo andasse perduto sarebbe un grosso danno perché la scuola, oltre all’istruzione, è anche amicizia, gioco, conoscenza di amici e sinonimo di crescita. Onestamente immaginarmi un bimbo di sei anni di fronte allo schermo di un computer mi lascia perplesso, si perdono tutti i valori che la scuola dell’obbligo offre e penso che sia un vero peccato. D’altronde il Covid ci mette di fronte a questa cruda realtà, si spera che saranno i genitori a trascorrere più tempo con i figli, in particolare chi è fortunato ad avere un lavoro che gli permette di dedicare più tempo accanto a loro. I bambini hanno bisogno di avere vicino qualcuno su cui poter contare che riconoscano come maestro oltre che compagni di gioco e di studio. Chissà che rivoluzione subirà la scuola moderna. Si è parlato di banchi singoli e misure di sicurezza in classe ma a mio parere con i bambini certe misure drastiche finiranno per condizionare sia in senso positivo che negativo la voglia, la curiosità, la gioia e anche perché no, la noia di stare in una classe come quella in cui sono stato io (stile anni ottanta). Per il momento possiamo solo sperare che la situazione migliori e che la scuola torni ad essere quella “scuola di vita” che è stata per me. V.V.
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L’IMPORTANZA DELLA SOCIALITÀ La scuola sta passando un momento molto difficile per via del COVID-19, soprattutto per l’istruzione; questo vuol dire che sì che si fanno le lezioni online, ma toglie tanto perché non ci sono più rapporti umani e questo non è molto buono per i giovani, ormai viviamo in una civiltà molto avanzata tecnologicamente e non si interagisce più verbalmente. Ormai siamo tutti dietro ad uno schermo ed una tastiera o ad un cellulare, ora che per via di questa pandemia si fanno lezioni dietro a tablet e computer, secondo me si perde tanto perché i ragazzi diventano dipendenti dalla tecnologia e poi di conseguenza diventano asociali, e questo può diventare un grande problema, sia lessicale che comportamentale. Io spero che finisca tutto questo per tornare fisicamente a scuola perché è fondamentale che un bambino o un ragazzo vadano a scuola anche per stare in mezzo agli altri compagni e imparare a confrontarsi con gli altri. I.B.
LE ESPERIENZE DEL PERIODO SCOLASTICO Quello scolastico, è un periodo della tua vita molto importante ed educativo nel quale devi prendere decisioni importanti e fare scelte che potrebbero cambiare o decidere il tuo futuro; farai inevitabilmente delle esperienze, sia positive che negative, e alcune ti cambieranno la vita: c’è chi si butterà nello studio e chi in relazioni amorose e di amicizie, il classico e devastante primo amore, le brutte amicizie e, se sei fortunato, troverai anche quelle amicizie che dureranno tutta la vita. Mi dispiace tanto per le nuove generazioni, in primis per colpa di questa tecnologia soffocante e socialmente invalidante, e ora per sto maledetto COVID-19 non potranno avere tutte queste cose che secondo me sono fondamentali nel periodo scolastico per poter crescere, soprattutto sbagliando, ma anche facendo le prime esperienze e divertendosi con amici e ragazze, conoscendo l’amore nel bene e nel male, soffrire e voltare pagina grazie agli amici
J.C.P.
I DISAGI DEL VIRUS La scuola è molto importante perché ti fa crescere e inserirti in mezzo agli altri, costruire delle amicizie ed imparare delle nuove cose che non conosci. Quest’anno invece è successo una cosa terribile per tutta l’umanità, una malattia chiamata coronavirus, che è un batterio che infetta le persone e causa anche la morte, oltre a disagi come restrizioni, obblighi, prevenzione per non essere contagiati e distanze di sicurezza almeno di un metro – questo è un disagio per tutte le scuole che vengono chiuse per motivi di sicurezza e per non trasmettere il virus a vicenda, per cui la scuola non sta passando un bel periodo e non sappiamo per quanto ancora ne avremo. D.B.
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LA MIA NUOVA SCUOLA Ho vent’anni, la mia scuola fino ad oggi è stata la strada, ho la terza media. In carcere ho fatto il primo anno delle superiori, in strada ho imparato il rispetto e una sorta di educazione che mi ha permesso in qualche modo di crescere. Non esiste un bene e non esiste un male, ho fatto sbagli che ancora mi sto pagando ancora oggi che sono in comunità, è questa la mia nuova scuola. Spero di tornare a vivere meglio di prima. D.S.
RITORNO ALLA NORMALITÀ La scuola, oggi, è diventato un passa-tempo. Non si riesce ad avere delle lezioni in classe con il covid, si hanno lezioni a casa con il computer e non si ha più comunicazione; con il covid si è perso un sacco di tempo e i ragazzi sono rimasti indietro. Io credo che sia diventato un business e per alcuni non andarci stia bene ma per altri invece no. Per me l’andare a scuola è importante però con il virus è meglio restare a casa e non avere contatti fisici con altre persone, però c’è da dire anche che con le mascherine si può anche stare attenti e frequentare lo stesso le lezioni. Per i bambini delle scuole materne invece è più complicato, perché non hanno voglia o non fanno molta attenzione a queste regole importanti per contrastare il virus. Se non si va a scuola la gente rimane indietro e ignorante, ma rimango positiva: tutto passerà e ritorneremo alla normalità. C.L.B.
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CAMBIAMENTI La scuola ai miei tempi era fatta di libri, quaderni, matite, penne e quant’altro. Mi ricordo che quando ero alle elementari avevamo solo due maestre: una insegnava italiano, storia e geografia, l’altro matematica e geometria; quando sono passato alle scuole medie iniziavano ad insegnare a studiare le prime tastiere dei computer della Olivetti, ma c’era solo un computer in tutta la struttura quindi era molto difficile accedere al programma, comunque a me non interessava per niente farne parte perché ero una testa calda. La maggior parte delle volte marinavo con il mio gruppetto di teste calde, non facevamo niente di particolare semplicemente andavamo sull’acquedotto romano che praticamente era ed e tutt’ora sopra la scuola, e facevamo lunghe passeggiate nei prati partendo da S. Gottardo ad arrivare a Staglieno vicino al cimitero sotto il ponte dell’autostrada e fumavamo le prime sigarette assieme. Da allora ad arrivare ad oggi la scuola ha fatto un sacco di cambiamenti: grazie alla tecnologia ci sono computer ovunque e fondamentalmente si studia con quelli piuttosto che sui libri, mi dispiace molto per questa pandemia perché i ragazzi sono obbligati alla didattica a distanza quindi si sta andando a perdere il “sociale”, che secondo me è la parte più importante e significativa della scuola perché ti insegna a confrontarti con gli altri in modo diretto e crescere diversamente in senso positivo. Concludo dicendo che deve essere molto brutto per i nostri figli questo momento, si sono ritrovati dalla socialità all’obbligo del distanziamento. G.F.
ANNI SPRECATI Un giorno Fulvio, finiti gli studi, si recò in un villaggio sperduto in Amazzonia per approfondire l’esame che gli avrebbe consentito di poter insegnare. Fulvio, sorpreso di come per quanto ignoranti gli indigeni sapessero organizzarsi, si stupì e si fece insegnare le loro usanze e a poco a poco riuscì ad inserirsi nei loro rituali. Una mattina chiese all’anziano del villaggio come potessero essere così saggi malgrado la loro mancanza di conoscenza della tecnologia occidentale. Scombussolò i suoi metodi di studio e si domandò se non fosse proprio questo che gli mancava come insegnante: il riuscire a partire dalla semplicità. Si rese conto di non essere in grado di tradurre ai suoi professori quanto imparato in Amazzonia e capì di aver perso anni dietro gli studi. Ringraziò gli indigeni.
LA POSSIBILITÀ DI STUDIARE
A.M.
La scuola è un luogo importante per la vita di un bambino e di un adolescente; penso che tutti abbiamo il diritto a un’istruzione. Io ho avuto la possibilità di studiare e fino alla terza media ho studiato con interesse poi dopo me ne sono fregato e mi sono rotto le scatole di studiare e ho il rimorso di non aver finito le scuole superiori mentre penso che adesso ci sono molti ragazzi che sono vogliosi di imparare e di interagire con i compagni; ma a causa del virus queste cose non sono possibili e mi dispiace per questi ragazzi e penso a me, che avevo la possibilità di frequentare e non ci sono andato. N.O.
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IMMAGINARE UNA SCUOLA Siamo tutti preoccupati per gli sviluppi della pandemia del Covid-19. Come molti settori purtroppo anche la scuola ha subito delle modifiche. E’ vero che viviamo in un’epoca in cui ormai il computer è alla portata di tutti: casalinghe, bambini, nonni anziani ed è vero anche che le lezioni online sono state da tempo che le attivate. Ciò nonostante, immaginare dei bambini che assistono alla lezione in video conferenza mi fa pensare che la scuola, specialmente quella elementare, perda il senso di tutto quel che riguarda educazione, amicizia…in fondo è il luogo dove impariamo ad interagire con altri pari o compagni. Io personalmente non riesco ad immaginare una scuola diversa da quella che cominciai all’età di sei anni. Allora era tutto così frenetico e affasciante: la campanella della ricreazione, quella della fine lezioni e i simpatici bidelli. Pensare che tutto questo vada man mano perdendosi mi dispiace. Io andavo a scuola, dopo con alcuni compagni mi iscrissi a calcio e siamo rimasti assieme sino alle scuole medie. Se tutto questo andasse perduto sarebbe un grosso danno perché la scuola, oltre all’istruzione, è anche amicizia, gioco, conoscenza di amici e sinonimo di crescita. Onestamente immaginarmi un bimbo di sei anni di fronte allo schermo di un computer mi lascia perplesso, si perdono tutti i valori che la scuola dell’obbligo offre e penso che sia un vero peccato. D’altronde il Covid ci mette di fronte a questa cruda realtà, si spera che saranno i genitori a trascorrere più tempo con i figli, in particolare chi è fortunato ad avere un lavoro che gli permette di dedicare più tempo accanto a loro. I bambini hanno bisogno di avere vicino qualcuno su cui poter contare che riconoscano come maestro oltre che compagni di gioco e di studio. Chissà che rivoluzione subirà la scuola moderna. Si è parlato di banchi singoli e misure di sicurezza in classe ma a mio parere con i bambini certe misure drastiche finiranno per condizionare sia in senso positivo che negativo la voglia, la curiosità, la gioia e anche perché no, la noia di stare in una classe come quella in cui sono stato io (stile anni ottanta). Per il momento possiamo solo sperare che la situazione migliori e che la scuola torni ad essere quella “scuola di vita” che è stata per me. V.V.
OLTRE LO STUDIO Purtroppo parlare di scuola, in questo periodo, è un argomento delicato; basti pensare che grazie al covid gli alunni di qualsiasi età, classi, istituti, eccetera non possono godere di momenti di aggregazione e sono costretti a studiare e seguire le lezioni da casa davanti ad un computer. Per me le scuole elementari, medie e superiori, oltre allo studio sono motivo di aggregazione e di confronto. Ci sono stati momenti facili e anche difficili, non ero un gran studioso, da “discreto” in quasi tutte le materie; avrei potuto impegnarmi di più, mi veniva sempre detto. Io a scuola ci andavo volentieri, secondo me studiare davanti ad un computer come avviene adesso per colpa di questo virus maledetto è completamente diverso che seguire le lezioni accanto, gomito a gomito, con i tuoi compagni, anche perché andare a scuola significa anche affrontare le stagioni dei primi amori, fare a gara a chi aveva il motorino più bello eccetera: la scuola era anche questo per me G.L.
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