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Giornalino Trasta 24 DICEMBRE 2013

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N.ro 24 - Mese di Dicembre 2013

LE FOGLIE DI TRASTA

MENSILE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA CSG


EDITORIALE Ciao lettori e lettrici di “Le foglie di Trasta”, eccoci qui con il nuovo numero. Siamo alla vigilia delle feste natalizie. Questo periodo, qui in comunità scatena sentimenti contrastanti. Spesso i ragazzi provano un misto di emozioni, alcuni vivono questo periodo con molta malinconia e tristezza: affetti persi, giorni bui, solitudine. Però ora siamo qui, insieme e cerchiamo, con tutte le nostre forze, di non lasciarci trascinare dal nostro malessere. Uno con l’altro ci facciamo forza e proviamo a trascorrere questo periodo in serenità ed armonia. In questo numero potrete leggere alcuni articoli dedicati al Natale, poesie e racconti di vita. Inoltre pubblichiamo un articolo scritto dalle assistenti sociali dell’Uepe, che ringrazia amo di cuore. Vi rivolgiamo un augurio di cuore. Buone feste!!!!!!!!!!!!

Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta e Doppia Diagnosi Direttori: Mara e Laura Coordinatore: Luca Critico e correttore di bozze: Laura Fotografie: Alex Hanno partecipato a questa pubblicazione: Luca, Gigi, Dona, Roby, Gianfranco, Orietta e Grazia, Christian, Rossana.

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Un grigio Natale Quello che vi voglio raccontare è un Natale trascorso, non troppo lontano nel passato. Natale dovrebbe essere la festa in cui nessuno, dico nessuno dovrebbe sentirsi solo e abbandonato. Ed invece a me è successo. Sinceramente a questa festa molto consumistica non ho mai dato molto peso, ma, con l’allontanamento dalle sostanze, per quasi otto anni ho pianopiano ricominciato a dargli un valore. Specialmente il secondo Natale passato in comunità (ero da Don Gallo). Li mi sono accorto che il valore più grande era passarlo con persone che erano li con uno scopo comune. Soprattutto passarlo da lucido, senza droghe o alcol è ancora più bello. Più sereno, felice e tranquillo…. Sei sereno perché non ti manca nulla, quel poco che c’è è di tutti, sei felice di condividerlo con altre persone. Persone che fino a pochi mesi prima non conoscevo nemmeno…E la tranquillità di essere in un luogo protetto, un nido caldo, un’isola felice e tutto intorno sai che c’è il delirio. Questa è la parte bella! Poi tutto passa, mi sono rifatto una vita, ho trovato un lavoro, una casa, avevo una gatta che mi faceva le fusa….e una donna che mi amava e che senza di me si sentiva persa……Poi tutt’un tratto è crollato tutto come un castello di carte. E’ sceso di nuovo il grigio, un grigio molto scuro con sfumature di nero. Tutto intorno il mondo era pieno di colore, ma io dentro ero grigio, triste, mi vergognavo di essere tornato indietro di 10 anni….vagavo per la città senza meta, stavo male, malissimo, anzi di più! Mi sentivo gli occhi addosso della gente che mi giudicava……ma gli occhi erano i miei, ero io che mi giudicavo e vedevo quanto ero caduto in basso. E tutto per cosa?? Per poche ore di sballo!!!!!! Non ne valeva proprio la pena……Ora sono qui in comunità…aspetto un altro Natale e spero di riprovare quelle emozioni di un tempo. Ora sono convinto sempre di più….BASTA!!!!! G.

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Che sorpresa “Il Piccolo Principe”! Da tempo si sapeva che i ragazzi di una delle strutture del Ceis di Trasta lavoravano sodo ad uno spettacolo e che Ornella e Camilla li “stavano mettendo sotto”.. Alcuni, ce lo raccontavano tra le righe durante gli incontri mensili previsti: noi operatori dell' Uepe e loro che, individualmente, parlavano di loro stessi, del loro percorso, delle difficoltà a seguire le regole, a non perdersi d'animo, ma anche dell'opportunità del trovarsi in misura alternativa. Clima formale dunque, cordiale ma anche un po' asettico. E poi, quella mattina del 23 maggio'13, tanto attesa, per la quale siamo riuscite finalmente ad essere presenti “tra il pubblico” del Teatro Verdi di Sestri Ponente...un'autentica rivelazione! Chi li avrebbe mai immaginati così? Accanto ai vari personaggi protagonisti, ecco Enrico e Christian letteralmente trasformati! Non ci riferiamo soltanto ai costumi e al trucco che li hanno mutati in maghi, sequoie, ferrovieri che a malapena ci ricordavano i ragazzi conosciuti in struttura ma al trasporto, alle emozioni da loro vissute e a noi trasmesse. Uno “spettacolo” in tutti i sensi: calore, musica, passione, fantasia, dolcezza, colori...arrivava tutto questo stando sedute là sotto a guardare. E poi gli applausi, i complimenti, le congratulazioni. L'emozione alla fina era palpabile: bravissimi! Ci siamo chieste quanto lavoro, anche manuale, abbia comportato preparare un allestimento e una coreografia tanto luccicante e coinvolgente: stelle dal cielo, fronde verdi e fiori scintillanti, costumi e trucchi realizzati con autentica passione. Tra la platea, anche bambini delle scuole della zona, graditi ospiti, rapiti dalla magia del racconto. Ci sarebbe stato posto per tanti altri... peccato che si sia persa l'occasione! Peccato anche che, in una città grande come Genova, il frutto di tanta passione abbia potuto trovare espressione in una sola e unica rappresentazione. Certo gli aspetti organizzativi di una tourné. Per quanto piccola, potrebbero sembrare insostenibili, ma ci auguriamo che un evento così significativo possa trovare la meritata diffusione sul territorio cittadino, con un nutrito calendario di repliche. Questo perchè siamo convinte che l'espressione teatrale sia importante per chi si esibisce ma non di meno per chi, come noi, assiste allo spettacolo: in qualità di operatori sul campo non dubitavamo delle potenzialità latenti di questi giovani “attori”, ma al di fuori , sul territorio quanto si conoscono? Noi auspicheremmo invece che avesse l’opportunità di apprezzarne il valore un numero numero di persone quanto più ampio possibile . GRAZIE! Dunque di averci reso partecipi: la vostra fatica è stata senz'altro moltiplicata e trasformata in talento! Come diceva J. Grotovsky “ ..il Teatro non è indispensabile, serve ad attraversare le frontiere tra te e me.” A quando la tourné ? Non mancheremo! Orietta Cagnana e Grazia Ardagna

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Dedica per un Amico Questo giornalino lo dedico a un ragazzo che non tanto tempo fa era qui con noi a provare a togliersi dalla, cosiddetta, zona nera, insieme a tutti noi, per provare a farcela, almeno una volta nella vita. Y. è il suo nome, un ragazzo fantastico con una grande voglia di vivere e di provarci. Disponibile con gli altri e molto rispettoso dei principi. Purtroppo per noi, che abbiamo commesso certi tipi di errori, la tranquillità non esiste, c’è sempre da fare i conti con qualcosa di sbagliato commesso in passato. E’ vero che gli errori si devono pagare, è vero che i nostri reati dobbiamo saldarli con la giustizia, ma è anche vero che, in questo paese, la legge non è uguale per tutti. E non capisco perché quando una persona ci mette della gran forza di volontà per cercare di uscire da determinate strade, alla fine comportandosi bene, gli venga negato. Ora Y. è in carcere…….ciao Y., noi qui ti pensiamo tutti i giorni e speriamo che tu possa tornare con noi presto.

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I RAGAZZI DELLA C.T. DI TRASTA


La mia storia delle DROGA All’età di 18 anni fui punta da un fuso, un po’ come la storia di Biancaneve. Quel fuso mi fece cadere in un vortice nero e, cadendo, cadendo, mi addormentai per quasi 9 anni……. Non è arrivato nessun principe a svegliarmi ma bensi …….sentii i campanellini d’allarme ad ogni scocco di lancetta….Iniziai a svegliarmi, intorno a me ormai non c’era più niente e nessuno, il nulla…..Solo io e quel fuso maledetto… Mi rialzai e lentamente presi lucidità….Ora non sono più su quel letto nero, il vortice nero….. sono semplicemente viva!!!!! Quindi ragazzi, se volete potete! So anche che quando si può non si vuole. Ma io ci sono, risvegliata dai campanelli….e con quel poco di voce che mi è rimasta grido……ce la posso fare!!!!!!!! Ce la farò, lo so! D.

Noi....Non sappiamo quel che vestiamo

Cari lettori….. compagni di questo bellissimo giornale. Chi vi scrive è un 50…enne e più che, da circa 40, lotta con tutte le sue misere forze contro globalizzazione, sfruttamento, ingiustizie e oppressione dei popoli tutti! Specie dei più deboli! Certo vestirsi è necessario! Guai! se dopo aver letto queste poche righe, qualcuno di voi, preso dal suo buon cuore, andasse in giro nudo, o con 2/3 foglie di fico! Il mio scopo è un altro. E’ quello di farvi riflettere su quello che vi scrivo. Inizio con il dirvi una cosa: provate a leggere le etichette della vostra biancheria intima…..e troverete una piccola scritta “made in china”. Poi infilatevi jeans, maglie, camicia, felpe e giubbotti…..scarpe!!!! Ad ogni capo troverete sempre la scritta “made”, però ad ogni capo cambia paese: Taywan, Indonesia, Filippine, ecc…… Sapete chi costruisce tutto ciò?? Anzi, chi viene sfruttato 12/14 ore al giorno senza sosta, 7 giorni su 7 senza alcuna forma di assistenza sociale…… né ferie?????? Sono adulti? NO! Sono ragazzini/e di 6/7 anni, qualcuno di 10 massimo. In luoghi malsani (cantine, garage vecchi e cadenti, magazzini ), con ritmi disumani, spesso picchiati se non producono un “tot”di prodotti alla moda… ..e tutto questo per 3-4 euro al giorno!!!! Ora vi chiederete: cosa possiamo fare? Come sopprimere questa schiavitù nel XXI SECOLO? Io, come tanti altri che la pensano come me, cerco di avere conoscenza e soprattutto coscienza morale e civica. Poi, se ognuno di noi, nel suo piccolo, rinuncia ad acquistare anche solo un pezzo costruito fuori dall’Italia……..magari non correndo dietro a questo consumismo sfrenato, a questa moda che ci obbliga a vestirci tutti uguali……..sicuramente non fermeremo questo sfruttamento, ma contribuiremo a ridurlo. Purtroppo ci sono anche in Italia dei laboratori clandestini, in mano alla mafia cinese, ma questa organizzazione è così potente, ramificata e nascosta, che nemmeno le foglie di Fico possono debellarla!!!! Buone feste a tutti!!!!! Un 57 enne

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Il mio percorso come una poesia Come una melodia, tre anni fa ho preso il treno dove c’era la Camilla che alcune volte quando ero un po’ giù mi stringeva e io pensavo: “Come può cambiare la mia vita?” Poi ho ascoltato le parole dei miei compagni di percorso e quando meno te lo aspetti arriva il treno e senza paura sono riuscito a tirarmi su e d’un tratto non mi sono sentito più solo come credevo in principio: arrivò una forza grazie alle parole dei miei compagni con più esperienza di me e degli operatori; così mi modellai e nonostante arrivassi dalle tenebre, la strada della luce non fu più così lontana. Cosa dire? Boh, una magia? No ero io che, piano, piano, iniziai a cambiare senza accorgermene, come un bruco che d’un tratto diventa farfalla. Io continuavo a combattere e a mettercela tutta per cambiare. C’era caldo: eravamo noi che emanavamo il calore: era aria calda d’amore. Eravamo come fratelli: quelli che non volevano cambiare non potevano entrare tra le nuvole del paradiso. I primi tempi, non mi vergogno a dirlo, pregavo che io e i miei fratelli stessimo bene: loro non lo sapranno mai, solo i duri, solo i forti si possono ritenere guerrieri della propria vita. E così passavano i giorni, i mesi e gli anni e finalmente le cose cambiarono. Vedete, i miei fratelli se ne sono andati e sono fuori; io sono ancora qua e mi da un sollievo enorme pensare che sono contenti. Alcune volte tornano come farfalle esperte e colorate ci portano le notizie da fuori parlandone con tranquillità, senza paura, quella paura che una volta c’era. Come la voce di un’anziana che grida “LA VITA è FANTASTICA ED è LA NOSTRA STORIA, CON UN URLO AL CIELO: UAAAAAAA:IL GUERRIERO è NATO!!!!!”

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Rossana saluta i suoi compagni di viaggio a fine percorso Quando sono entrata in comunità non ero per niente felice, stavo veramente male; saper di dover trascorrere un anno e mezzo in un posto dove assolutamente non volevo andare mi faceva letteralmente impazzire; però era sempre meglio che andare in carcere, pensai….. Quindi feci il colloquio con la Dott.ssa Ottenga e le cose diventarono sempre più reali. Non mi scorderò mai il mio primo giorno di comunità; mi sentivo spaesata e pensavo fossero tutti pazzi: chi dormiva, chi sbavava, chi proprio non ce la faceva e mi domandavo dove mi avessero mandato. Il primo mese fu il più duro perché non potevo uscire e mi sentivo in gabbia, per di più non mi trovavo bene neanche con gli operatori. Durante la mia permanenza in comunità, ne ho fatte veramente di tutti i colori, cose di cui adesso mi vergogno un pò, però non si rinnega mai il passato e non si deve piangere sul latte versato (questo è il mio slogan !!!!!!). Ho fatto di tutto, sono pure finita in carcere, ma nonostante tutto sono ancora qua, ed un motivo ci sarà…. Sicuramente devo molto alla mia operatrice Camilla, che mi ha sempre aiutata e mi ha saputo dare buoni consigli; io ho sempre partecipato a tutti i gruppi: ho fatto laboratorio teatrale di cui mi sento estremamente orgogliosa, gruppo cucina, gruppo pittura e ho sempre cercato di coinvolgere gli altri nelle varie attività, a volte riuscendoci, a volte no. Comunque ho avuto anche i miei momenti di depressione come penso tutti, ma anche momenti buoni e quelli così e così, ma ho sempre tirato avanti a testa alta. Ho iniziato ad usare sostanze a 14 anni e in questo anno e mezzo posso dire di aver capito che la droga non solo non serve a niente, ti annulla e ti porta solo problemi. Io voglio farmi una nuova vita, voglio dimostrare a me stessa che ce la posso fare. Adesso voglio andare via perché fuori c’è un mondo che mi aspetta e mi sento pronta ad affrontarlo, sapendo che quando e se avrò bisogno potrò alzare la cornetta e trovare persone disposte ad ascoltarmi. In doppia ho trovato tanti amici che non dimenticherò mai, ho provato tante emozioni , che porterò per sempre con me…. Cosa posso dire…. GRAZIE A TUTTI PER AVERMI SOPPORTATA!!!!!!!!!!!!!!!! Con tanto affetto R.

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Un Pensiero Oggi è stata una giornata negativa, perché un compagno di comunità ha portato negatività e fragilità. Forse per la sua giovinezza e la sua impotenza di fronte alle sostanze. Mi ha portato molta tristezza e rabbia perché a 21 anni non si può buttare via la vita, così preziosa. Le sostanze sono diaboliche e non si possono prendere come gioco perché ti portano nel baratro e una vita da emarginato è umiliante. R.B.

Se vuoi Se vuoi impara a dare Se vuoi devi amare Se vuoi impara ad accettare Se vuoi lasciati trasportare dal tuo cuore

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R.B.


Lo spela patate più veloce di TRASTA C’era una volta, in una casa lontana, lontana, in una contea persa nel tempo, un omino, un ragazzo un po’ cresciuto. Alto, secco e con un grosso problema alle corde vocali. Quando parlava aveva una tonalità di voce talmente alta che non ci si poteva stare vicino e rompeva anche tutti i vetri delle finestre delle case intorno. Questo omino, molto timido, veniva anche un po’ emarginato, non tanto buono a fare buone cose, era sempre da solo. Lavorava in una fattoria insieme a professori di educazione civica e fisica e lui era predestinato a fare sempre le pulizie. Un giorno venne chiamato alla Corte di Trasta dalla principessa Elisabeth II della Contea di Nitthinshalbar. Siccome in quella corte mancava una mano d’opera in cucina, insieme alla tuttofare Capo Cuoc.capo cuci.capo cas.e capo di tutto io, lo inserì nella cucina del Regno come aiuto Cuoc. Lui si trovava in difficoltà, primo perché non era tanto pratico nel da farsi della cucina e poi aveva paura di aprire bocca, voleva evitare danni e pure le sgridate della Capo Cuoc. Allora la Capo cuoc, gli diede da fare solo una grossa incombenza, senza dover fare altro. Doveva esclusivamente sbucciare le patate del Regno. Erano veramente tante. Allora lui con pazienza e voglia si mise li a sbucciare patate. Passano le ore, i giorni, le settimane e adirittura i mesi, lui, il piccolo omino diventava sempre più bravo e sempre più veloce nella sua mansione. La principessa Elisabeth II, vista la bravura e la velocità del piccolo, grande omino, volle fargli un regalo. Uno spela patate d’argento con le sue iniziali incise F.A. Lui, contento, ripagò la sua principessa e la sua Cap. cuoc. dandosi sempre più da fare. Diventò un pelapatate esperto e veloce. La voce si sparse per tutte le altre contee del Regno fino al punto che si iniziarono a fare dei tornei di pela patate. E naturalmente il piccolo grande omino F.A. vinse sempe, sia in bravura, sia in velocità. Dai tempi più oscuri non si ricorda quanto sia ancora bravo il piccolo, grande omino nello spelare le patate. A volte viene chiamato anche in altri Regni e lui, con il suo spela patate, regalatogli dalla principessa, va in giro per le contee, i regni e le nazioni a spelare patate. Grazie Piccolo, Grande Uomo F.A. L.

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Mi sentivo come se fossi ritornata piccola Si avvicina il Natale e per me il periodo più bello dell’anno, in quanto mi riporta all’infanzia, alla fase aurea della mia vita. Devo premettere che l’infanzia fu per me un momento bellissimo che cerco ostinatamente di recuperare e di vivere. Il clima di allora ebbe un fascino dirompente che rendeva felici, da qui questa torsione a ritroso, al passato come epoca di gioia e spensieratezza, ricolma di sentimenti ed emozioni favorevoli che lasciarono tracce indelebili nella mia personalità. Innanzi tutto il calore e l’affetto famigliare, i genitori per me e mia sorella, di due anni più grande di me furono dei nonni data la loro età un pò in là nel tempo, come conseguenza che questo comporta. Nel mese del Natale tutto appariva edulcorato, la città si trasformava, le luci e le illuminazioni, le strade gremite, le persone indaffarate nell’acquisto dei doni, lo scambio degli auguri, la frenesia incontenibile degli altri bambini, di alberi Natalizi nei negozi e nelle terrazze delle abitazioni e l’aspetto deteriore consumistico non appariva come avviene nell’età adulta. Allora il significato che emergeva era di benevolenza e fratellanza. In quegli anni io e mia sorella ci impegnammo nella fabbricazione del presepe e il tutto era di buona riuscita, le statuine parevano animate, un mondo celestiale, l’acqua che scorreva, il fuoco, le luci che si espandevano dalle case e sotto l’albero i doni da aprire rigorosamente la mattina della festa. E quel giorno meraviglioso l’arrivo dei parenti più stretti rendeva completa la giornata. E alla fine neppure un poco di rammarico le feste erano appena iniziate. Ma quando si cresce, questo mondo gradatamente svanisce, e si fa spazio l’aderenza alla realtà e il Natale viene riportato alla sua dimensione naturale, privato della sua cornice fiabesca e fantastica, da qui il non voler crescere e restare bambino. Ovviamente impraticabili poichè contraria alle leggi di natura. Resta il fatto che quella tonalità affettiva, a tutt’oggi non apparve mai più nella mia vita, una dimensione di vita scevra da problemi e complicazioni, un mondo ovattato al di là e sopra la realtà. Naturalmente l’uomo con la crescita esplora altri mondi come l’adolescenza e l’età adulta e si pone nuovi obbiettivi. Ma la mia nostalgia resta e le sostanze non hanno fatto altro che coprire questa incapacità di vivere oltre l’infanzia, non sono mai cresciuto del tutto. Per questo i periodi Natalizi furono sempre a rischio rispetto alle droghe e principalmente alcool, esso è un tramite tra la vita adulta e l’infanzia e colora affettivamente le sensazione e le emozioni come lo furono allora. Forse, ho ricevuto troppo affetto, come spiegava Freud se una fase di quelle iniziali dell’esistenza si sono rivelate o troppo o troppo poco gratificanti affettivamente questo lascia un segno indelebile nell’età adulta.

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G. F. G.


LE FOGLIE DI TRASTA


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