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Giornalino Trasta 20

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N.ro 36 - SETTEMBRE 2019

LE FOGLIE DI TRASTA

TRIMESTRALE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA - CEIS GENOVA


EDITORIALE Cari lettori, trattiamo in questo numero de “Le Foglie di Trasta” del valore dell’educazione. Non è un caso che in tutti gli scritti dei nostri ospiti emerga, come focus principale, il tema della famiglia e della casa. Qui, nella nostra famiglia, in quello che è dapprima un rifugio, e poi una casa – come recita l’iscrizione sul nostro portone – intendiamo ricostruire una comunità, una micro-società che sia anzitutto educante. L’educazione, così come pure la formazione e l’insegnamento, è stata per troppo tempo reclusa al rapporto individualizzato dell’apprendere, ed è per ciò che votiamo al principio etico dell’educare, formare e istruire, la nostra micro-società comunitaria, con l’obiettivo di prevenire e aiutare nel disagio. Tutto quel che comporta una scelta relativa alla società è oggetto di trasformazione e valorizzazione di saperi ed esperienze, di crescita, fino alla maturazione di un ruolo interiorizzato ed esercitato. È pur sempre un riflettere su di sé nella comunità, pur sempre un andare avanti, benché scegliere possa significare perfino rinunciare. In questo senso, il nostro percorso terapeutico intende portare la persona, attraverso il valore dell’educazione, ad operare una scelta in luogo della fuga – dalle responsabilità, dagli affetti, dalle passioni. Una scelta che passa attraverso la capacità di riconoscersi tra gli altri e sapersi ascoltare nei momenti bui, nell’intento di superare tale buio. L’idea del passaggio dal dolore al buio, al silenzio, fino alla ribellione del sé, lo ritroviamo nel biblico Libro di Giobbe: “Basta! Non parlo più, non ho tranquillità e mi viene il tormento!” è una metafisica di ribellione. Essendo Dio l’interlocutore di Giobbe, s’intende che l’uomo sia di per sé impossibilitato a chiamarsi fuori dal disagio, e Giobbe, preso coscienza del limite umano, rifiuta l’ingiustizia rivolgendosi alla fede, anziché all’azione; e lo scatto esclamativo “Basta!” esprime in sintesi l’umana sopportazione della sofferenza. Il messaggio ‘solo chi viene messo alla prova da Dio può intraprendere il cammino contemplativo fino alla scoperta del mondo esterno’, può essere ribaltato qui, in chiave laica, affermando che solo chi ha toccato con mano il fondo di sé può illuminarsi strappando il sipario che crea il buio. Nel libro di Giobbe il disagio viene oltrepassato in modo spirituale, tacitando e commutando in preghiera l’atto volontario dell’uomo. Dov’è ora il sé? Dove si nasconde ora che il confronto è diretto al Divino? Possiamo dire, ne siamo certi, che pur sempre abita la persona e ne provoca il risveglio. Questo è quanto si propone: utilizzare il valore che l’educazione porta con sé per favorire il passaggio dal buio alla luce nell’ambito della Comunità. Marco Ciccone (Operatore CEIS Genova)

Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta Direttori: Luca Pellegrini, Marco Ciccone e Federico Vulcanile Caporedattore: Alessandro Censi Buffarini Coordinatore: M. Critico e correttore di bozze: M. e Federico Vulcanile Fotografie: M. e Marco Ciccone

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Il valore dell’ educazione L’educazione per me è uno dei princìpi fondamentali della vita quindi, per quel che mi riguarda, il suo valore è indiscutibile. Oggi l’educazione può essere divisa in varie parti e discussa in varie sfumature che influiscono nello sviluppo caratteriale delle persone. Il primo modulo che può avere l’educazione è quella trasmessa a livello familiare, che per me è la base di tutta l’educazione, prima ancora della scuola, il liceo, l’università, i corsi di specializzazione, ecc. L’educazione e il suo valore vengono trasmessi nel nucleo familiare e sono una somma di valori che influiscono in modo esponenziale nella crescita personale. Questi valori, per quello che mi riguarda, sono: onestà, integrità, modestia, valore della famiglia. Quindi, in poche parole, il valore dell’educazione non ha valore se non è trasmesso prima di tutto in famiglia, tramandato come strumento di crescita del prossimo. A.A.

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Il valore dell’ educazione IPersonalmente sono convinto che l’educazione di una persona non è direttamente proporzionale agli studi che uno fa, alla famiglia dalla quale proviene, non dipende da religione, nazione o cultura; l’educazione di una persona dipende dal carattere e dal vissuto. Ho avuto il piacere di conoscere contadini analfabeti che, nonostante “l’handicap” dello studio, potrebbero insegnare educazione e valori all’università della vita. Ho avuto il dispiacere di conoscere figli di ottima famiglia, colti ma prepotenti e maleducati, aridi di valori in modo veramente sconcertante. Anche la strada ti può insegnare dei valori e un’educazione; almeno, una volta era così, forse oggi decisamente meno. Io il rispetto e l’educazione li ho imparati lì, eravamo una compagnia molto unita dove l’amicizia era, ed è, un valore assoluto. Il rispetto c’era anche nei confronti dei nemici. Penso che certi valori uno li ha dentro dalla nascita, fanno parte del proprio carattere. Il galateo lo si studia, l’educazione la si vive. A.O.

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Il valore dell’ educazione La famiglia infonde il primo modello di società con regole e senso civico, iniziando il proprio figlio alla vita, per quando sarà in età adulta. Se un bambino riceverà una buona educazione, riuscirà a relazionarsi con le persone (con gli amici, con gli insegnanti a scuola, ecc.). Una buona educazione influisce sul carattere, e porta a costruire una propria personalità. A mio parere, educazione corrisponde a dignità e rispetto di sé stessi. Nella storia ci sono stati vari modelli di educazione, un esempio un po’ estremo: gli spartani venivano educati alla guerra, ma sempre con il rispetto del proprio nemico. Difficile da razionalizzare ma reale. Anonimo

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Educare come tirar fuori Nella mia visione, forse ancora troppo infantile e speranzosa, ognuno di noi possiede dentro sé qualcosa che assume valore solo quando è messa in relazione con gli altri. Tutto ciò deve però fare i conti con le esperienze di vita di ognuno, che spesso sotterrano questo qualcosa sotto strati di macerie e maschere. Ecco, l’educazione per me non è un processo continuo nella vita di un individuo volto a smaltire queste macerie, a liberare la strada per far uscire in maniera autentica quello che abbiamo dentro. Educazione è lasciarsi andare ai propri sentimenti e alle proprie emozioni, vivere la propria emotività sapendola gestire, riuscire a donarsi agli altri. Daniele (Educatore tirocinante)

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Educazione cieca Ho ricevuto un’educazione molto rigida, sarà per questo che per molti anni ho associato questa parola ai termini imposizioni, colpe, castighi, ecc. L’educazione forma il carattere e il modo di comportarsi di ciascuno di noi. Oggi forse mi rendo conto di quanto alcuni miei comportamenti siano derivati dall’incapacità di risolvere dei grovigli emotivi dovuti a certi insegnamenti ricevuti. L’impossibilità totale di parlare dei miei stati d’animo, il concetto secondo il quale malessere uguale errore, uguale colpa, uguale punizione. Insomma, un’educazione totalmente imposta, la cieca ubbidienza, alla fine ha creato in me una sorta di ‘’corto circuito educativo’’ che ha scatenato un incendio di ribellismo, forse altrettanto cieco ed estremo come l’educazione impartitami. Del resto, se all’età di trentacinque anni sono in comunità terapeutica, è perché mi ritrovo a ricomporre i pezzi di una vita in frantumi. Non voglio dilungarmi ulteriormente, lascio a voi lettori ogni altra ed eventuale riflessione... Mi viene soltanto in mente, chissà perché, una frase di una canzone di Giorgio Gaber, mi pare dicesse così: ‘’Non insegnate ai bambini la vostra morale, è cosi stanca e malata potrebbe far male... Ma, se proprio volete, insegnate soltanto la magia della vita...’’ D.F.

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Il valore dell’ educazione Comincerei raccontando di quanto sia stato bello e importantissimo per me conoscere i miei bisnonni, le loro sane e semplici abitudini e, sia per necessità, ma soprattutto per amore verso i loro figli e i figli dei loro figli, hanno costruito con fatica e riponendo speranze. Se devo raccontare la mia storia personale, il più grande valore ricevuto è l’esempio dei miei familiari e prima di tutto dei miei genitori, che nonostante fossero consapevoli delle nostre problematiche non si sono mai arresi, per la nostra vita così come anche nella loro. Se ricordo come li guardavo con gli occhi di bambina... Questa dote ha fatto sì che trovandomi improvvisamente nei loro panni, ovvero mamma, si è scaturito in me un forte senso di responsabilità per affrontare il compito al meglio, anche vista la mia adolescenza molto travagliata a causa del mio uso di sostanze (che è stato “altalenante”), benché avessi avuto basi abbastanza solide e la consapevolezza di tradire la fiducia – spesso non meritata – che ho ricevuto. Principalmente è questo che mi ha spinto e tirato fuori fino ad oggi che sono qui con voi, e grazie soprattutto a mamma e M.! Nella vita in strada ho saputo apprendere il brutto ma anche il bell’aspetto del bisogno! Perché nelle giornate peggiori è bastato davvero poco, un sorriso, un piccolo aiuto dato a chi ne aveva bisogno, per confortarmi e stare meglio con me stessa. Ricadendo, quindi, da mamma tossica e con gravi problematiche con i punti di riferimento maschili, facevo con mia figlia come mio papà faceva con me: riversavo in lei tutto il mio amore e la mia speranza, pur viziandola e trasmettendole inconsapevolmente le mie sofferenze, paure, angosce; che poi nel tempo ha manifestato crescendo, ma sempre con una certa impercettibilità, perché nella nostra lontananza c’è una telepatia ancora oggi, un legame, una linea che soltanto chi riceve il dono di diventare genitore può comprendere. I genitori sono dei privilegiati, da una parte, ma non è facile per nessuno, e a volte portiamo ferite che segnano così tanto che neanche la luce che accende nei cuori l’amore per i nostri figli riesce a portarti fuori dal buio delle paure pensando a quante lotte ci saranno da affrontare e sapere di non essere preparati per questo. Io stavo crescendo in modo non sano con lei per “cause di forza maggiore”, ma vorrei che il cammino che abbiamo intrapreso insieme, mattone su mattone, giorno dopo giorno, ci renda sempre più consapevoli che insieme si può crescere, migliorare e, così come abbiamo ricevuto, dare il nostro meglio per riversarlo sul più debole, visto che sappiamo quanto sia importante il segno che lasciamo sulle persone; anche un anziano solo che riceve un sorriso... e i bimbi lo sanno più dei grandi. Chiudo dicendo che questo argomento è così vasto rivolto soggettivamente sulla singola persona, quindi si potrebbe andare avanti all’infinito... invito chi può a rispettare gli altri, ed io sto imparando ad amarmi come io amo il prossimo. F.C.

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L’ educazione Secondo me l’educazione varia da famiglia a famiglia, da persona a persona, e soprattutto dai punti di vista. Nel mio caso l’educazione della mia famiglia non è stata una delle migliori, perché sono cresciuta senza padre, perché è stato parecchi anni in carcere, quindi lo vedevo pochissimo, mia madre lavorava molto e stavo parecchio tempo con amiche e amici suoi. Anche mia zia ha fatto il carcere ed è stata anche in comunità, quindi, ripeto, non è stata una delle educazioni migliori, però grazie a questo sono cresciuta in fretta ed ho imparato tante cose, però avrei preferito un’infanzia diversa; fatto sta che a diciotto anni sono andata via di casa e non ho parlato con i miei per cinque anni, vivevo con il padre di mio figlio (che ora ha quasi sei anni). Nonostante avessi una famiglia così problematica ho cresciuto mio figlio con tutto l’amore che potevo dargli, fino a quando non sono cambiata a causa delle sostanze, infatti ora è quasi un anno che non lo vedo; infatti sono entrata in comunità prima di tutto per mio figlio, per riprendermelo, e in secondo luogo per me, per riprendere la mia vita in mano e tornare ad essere quella di una volta. Con questo voglio dire che secondo me l’educazione è soggettiva, cioè, a volte non c’entra come vieni cresciuto, ma da come sei te,e da quello che vuoi tu stesso dalla vita. G.S.

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Il valore dell’ educazione Io penso che l’educazione sia uno di quei valori che dovrebbe essere alla base della crescita di ognuno di noi. A partire dalle famiglie più povere e sgangherate, ad arrivare a quelle apparentemente più apposto e benestanti, l’educazione è uno dei princìpi che dovrebbe essere tramandato di genitore in figlio per permettere a noi ragazzi di diventare adulti avendo gli strumenti necessari per essere in grado di stare tra la gente rispettosamente e dignitosamente. Spesso, però, per mancanze e difficoltà delle famiglie, o per ribellione da parte dei figli, ciò non accade, e ad educare noi ragazzi più fragili e arrabbiati, alla fine per un motivo o per un altro spesso subentra la strada, che ci fa pensare di essere liberi ma, in realtà, almeno per la mia esperienza personale, non fa altro che metterci in pericolo e renderci schiavi delle più cattive dipendenze e tentazioni. Personalmente mi reputo una ragazza non maleducata, e che sa stare nella situazioni in cui la vita, giorno dopo giorno, mette ognuno di noi, ma soprattutto, ancor prima, so di essere una ragazza fortunata nonostante i miei guai e i miei disagi. Anche se ho passato gran parte della mia vita in strada, staccata dalla mia famiglia, alle spalle ho una madre che per trasmettermi ciò che in lei è più importante si è sempre fatta in quattro mettendoci anima e corpo, dando grande importanza alla dignità personale, all’amor proprio, al rispetto per gli altri, al saper dare e chiedere aiuto, e ad essere in grado di diventare indipendente nella vita. Ha dovuto farmi da madre e da padre contemporaneamente e, nonostante le numerose rotture tra noi e le milioni di volte che l’ho delusa, non ha mai mollato la presa con me e ha sempre voluto credere che sarei riuscita a crescere una volta per tutte e a togliermi dai casini, insegnandomi e trasmettendomi il valore della famiglia, della fiducia, e quanto sia importante perdonare e mettere anima e corpo in quel che si fa: non per ricevere qualcosa in cambio, ma perché il cuore ti dice di farlo senza condizione alcuna. M.S.

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Il valore dell’ educazione oggi Il mio parere rispetto al valore dell’educazione è che questo sia mutevole, variabile di generazione in generazione. Purtroppo, ai giorni d’oggi, i metodi educativi utilizzati, per esempio dagli insegnanti e dai genitori stessi, sono sempre più freddi e distaccati, spesso privi di quella profondità relazionale utile a creare un rapporto di fiducia con il ragazzo, che solo in quel caso riuscirà ad aprirsi e a dare il meglio di sé. Educare, infatti, deriva dalla parola “educere”, che significa “portare fuori”: un buon educatore deve riuscire a far emergere le capacità, i talenti, le doti e le risorse insite nell’individuo. Una buona educazione familiare e culturale è alla base di una vita sana fatta di relazioni che accrescono ognuno di noi. L’educazione ha un valore enorme ma, soprattutto, ha il valore che noi stessi le attribuiamo. M.P.

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LE FOGLIE DI TRASTA


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