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Giornalino Trasta 17 APRILE 2011

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N.ro 17 - Mese di Aprile 2011

LE FOGLIE DI TRASTA

LE FOGLIE DI TRASTA MENSILE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA CSG


Il mio rapporto con gli operatori Va detto subito che sono 23 mesi che sono in comunità, nell‘arco di questo tempo ho fatto un pò di cazzate, alcune molto serie altre un pò meno. E, a mettermi davanti ai miei errori fatti, ci sono stati sempre i miei cari operatori. Con loro ho avuto momenti difficili e molto duri, fatti di incoprensioni e incazzature. C‘è voluto un pò di tempo per capire che, alle volte, avere con me un atteggiamento molto duro era per farmi riflettere e quindi a fin di bene. Detta cosi sembra una cosa abbastanza comune, ed è per questo che voglio essere più preciso. Quando ho fatto delle cazzate serie (ricorrere all‘uso di droghe) sono stato ripreso in ufficio dall‘operatore (Luca), un uomo dalla statura piccola, ma con una gran voce quando si tratta di urlarti. Il passo successivo al „fischione“, è stato che ho dovuto lasciare le mie sigarette in ufficio e sono stato messo in punizione, qua in comunità si dice „andare ai lavori“, per riflettere su quello che ho commesso. Questo tipo di riflessione è durata circa un mese, dove non potevo parlare con nessuno e lavorare dalle ore 07.00 del mattino alle ore 22.00 di sera con 7/8 sigarette al giorno. Ecco, quando parlo di momenti difficili è quello che vi ho appena raccontato e, in quei momenti, il mio rapporto con gli operatori era molto acceso e incazzoso. Un altro episodio che mi viene in mente è che, dopo un uscita svago che avevo fatto, ho avuto la brillante idea di farmi una lampada prima di rientrare senza averlo comunicato. Appena sono arrivato mi hanno chiamato in ufficio e mi hanno „stappato le orecchie“ e sono andato a pulire i cessi di sabato sera mentre tutti gli altri si guardavano il film. Per raccontarvi tutte le volte che sono finito in direzione o messo ai lavori dovrei scrivere un libro e non mi sembra il caso. Voglio dirvi che non sono stati inutili questi momenti, diciamo di „riflessione“, perchè, dopo 2 anni circa, ho riconosciuto alcune mie problematiche e dinamiche sbagliate su cui ho potuto lavorare e migliorarmi, anche se ancora su certi punti devo continuare a lavorarci. Ho molta fiducia negli operatori, anche se la maggior parte delle volte fa male sentirsi dire quali sono i propri problemi, paure e difficoltà nell‘affrontare la vita senza usare sostanze. Nell‘arco di tutti questi mesi di comunità ho visto cambiare un pò di cose: è andato via il direttore della struttura ed è arrivata la nostra cara direttrice, il rapporto con lei è partito abbastanza bene poi, a causa delle mie „stronzate“ è andato peggiorando sempre di più. Ecco, in quei momenti ho rimpianto il vecchio direttore, anche perchè, ovviamente, anche in quel periodo sono stato messo ai lavori. Il suo modo per stimolarmi era provocarmi, sempre a fin di bene, ma al momento quando lo faceva era molto poco piacevole. Devo dire che ho sempre avuto molto rispetto per loro come persone e per quello che fanno per noi, anche quando ho commesso degli errori mi hanno sempre dato la possibilita di ricominciare da dove sbagliavo. Adesso la mia operatrice Laura è un pò più serena con me (almeno spero); anche lei, quando ho avuto il periodo „no“, c‘è rimasta molto male. Prima della mia ricaduta aveva abbastanza fiducia in me, come un po tutti gli altri operatori. Laura adesso è più disponibile nell‘accettare le mie richieste di uscita e qunt‘altro. Avendo anche un pò tradito la fiducia che aveva riposto in me, era diventata „mister nò“, nel senso che, quando le facevo qualche richiesta, ancora prima che la proponessi, mi diceva sempre la stessa frase: „NO ALE, PERO‘ DIMMI“, questa cosa è andata avanti per circa 3 mesi e mezzo. Finalmente questi brutti periodi sono passati. Adesso sono molto più sereno con me stesso e anche con i miei cari operatori. Ale

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Le mie esperienze in comunità E da molti anni che so di avere un problema con l‘alcool. Fin da giovane ho iniziato subito a bere continuando con l‘abuso, più o meno, di quasi tutte le sostanze stupefacenti. Ma di tutto questo la sostanza che mi ha fatto toccare il fondo è la bottiglia. Circa 6 anni fa, ho fatto la mia prima esperienza comunitaria, perchè ero arrivato all‘ingestibilità totale della mia vita. Finito il mio primo programma comunitario mi sono ritrovato ad affrontare la vita, ma purtroppo non sono durato molto nell‘essere sobrio o, a dir si voglia lucido, quindi nel giro di pochi mesi mi sono ritrovato nella medesima comunità a ripercorrere lo stesso programma, con lo stesso risultato. Ritoccando ancora il fondo. Non mi sono fatto mancare l‘esperienza carceraria, dopo di che ho deciso di affrontare in maniera definitiva il problema con qesta sostanza che mi ha rovinato la vita. Sono arrivato alla comunità CEIS di Trasta con l‘anno nuovo, provenendo da un altra struttura. In passato alcune persone, a me care, mi avevano parlato molto bene del CEIS e conseguentemente ho chiesto io di approdare qui. Di tutte le esperienze comunitarie, penso di portarmi dietro qualcosa di utile per affrontare la mia dipendenza, voglio con qesta opportunità, che è il CEIS, riuscire a chiudere il cerchio intorno a me, lasciando fuori tutto ciò che ha comportato la mia schiavitù all‘alcool. In questo mese a Trasta ho avuto modo più diretto per lavorare su me stesso, non voglio sprecare l‘occasione che ho. Ne vale della mia vita. Hector Hugo

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Estefano Ciao mi presento: sono Estefano, sono un ragazzo di 19 anni appena, questo luglio ne faccio 20. Sono in questa comunità da 8 giorni, per adesso va bene e vi racconto un pò di me. Sono peruviano e sono in Italia da quando ho 9 anni, quindi sono 11 anni che vivo qui, il mio vissuto fino a oggi è stato un pò altalenante, perchè già a 12 anni ho iniziato a fare uso di sostanze. Quindi verso 13/14 anni ho iniziato a fare i primi reati e il resto vien da sè. I primi giri nelle diverse comunità per minorenni e cosi facendo, manco a dirsi, tanti casini. Mi ritrovavo a fare il doppio dell‘uso di sostanze in comunità e quindi non mi sono goduto molto i miei migliori anni da pischello. Adesso mi ritrovo a quasi 20 anni con tanti, per non dire troppi, problemi. Ma è anche vero che la vita è ancora in mano mia, sono ancora molto giovane e ho tutta una vita da vivere davanti. Voglio dare una forte e bellissima svolta a questa triste avventura nel mondo della droga. Voglio vivere i lunghi anni della mia vita nel modo più lucido e più maturo possibile. Ciao da Estefano

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Salvatore Tutto ha inizio all’età di 18 anni quando amici di vecchia data mi portarono ai miei primi rave party. Era giugno 2006 e decidemmo di andare alla street parade di Bologna, manifestazione pacifica alla quale partecipava gente proveniente da tutta l’Italia e persino dall’estero. A fine manifestazione tutti i carri contenenti sound sistem appartenenti a diverse tribe si radunarono al parco nord di Bologna dove ebbe inizio la festa. Ho vari ricordi di quella notte, sballati da anfetamine, extasy, alcol ed altro ancora ma il ricordo che più affiora è quell’atmosfera magica che si creò all’interno di quel parco, un’ atmosfera mai avvertita prima arricchita da numerosissimi sound che sparavano musica tekno a tutto volume, persone che pur non conoscendosi stavano tutte bene tra di loro ed altre emozioni che non riesco nemmeno a spiegare. Durante queste feste l’ anarchia non era più un’idea utopica ma una cosa reale ,palpabile. Così da quella volta iniziai a frequentare tutti i sabati quel genere di feste illegali che si tenevano o nei boschi o in vecchie fabbriche abbandonate, dandoci il passaparola tutti i sabati per evitare d’essere intercettati dalla polizia e per sapere dove fosse il posto ,che poteva essere in qualunque zona d’Italia. E fu in quei posti che conobbi una ragazza, che in seguito divenne la mia fidanzata, lei era un’universitaria, abitava assieme ad altre 4 ragazze in un appartamento a Milano dove andai a viverci anch’io. Restai con loro circa 1 anno in cui tra droghe e casini vari ne vidi davvero di tutti i colori. Nell’estate 2008 decisi, assieme a queste ragazze, di andare in Portogallo dove si teneva il boom off festa dalla durata di 6 gg. Arrivati in Spagna, dove ci fermammo alcuni giorni, litigammo, così loro proseguirono il viaggio per i fatti loro (con la promessa di rivederci poi in Portogallo) mentre io restai col mio cane ed alcune persone conosciute a Barcellona ad aspettare un’ altro mio amico che avrebbe dovuto raggiungerci per proseguire il viaggio. Quindi, una volta arrivato il mio amico, provammo a partire per il Portogallo ma l’impresa era più che ardua dato che avevamo 2 cani al seguito ed i cani in Spagna non sono quasi tollerati per strada...figuriamoci sui mezzi pubblici di trasporto, così, dopo aver eluso vari controlli ed esser arrivati a Valencia, la mossos (polizia spagnola) ci rispedì Barcellona ed una volta tornati al punto di partenza il mio amico riuscì a trovare un posto per sé su un camper di alcuni tizi che conosceva mentre io provai a ripartire con un’altro ragazzo. Una volta tornato a casa, mia madre mi disse che non voleva più tenermi in casa e mi cacciò. Andai così a stare con i miei amici di Tortona. Dormivamo per strada sino a che uno di noi trovò in una campagna uno stanzino di circa 7mq corredato di caminetto nel quale trascorremmo l’ inverno. In seguito mia madre mi riaccettò in casa dove però restai solo 3 mesi. Con un’ altra fidanzata, conosciuta qui a Genova andai ad abitare a Sestri Ponente, in una casa di proprietà della ragazza di un mio amico pagandogli un affitto di 50 euro al mese. Per tenermi occupato, in qualche modo utile, iniziai a frequentare un corso di falegnameria nautica, ma fu proprio in quel periodo che iniziai a frequentare anche i giardini di plastica, dove c’erano ragazzi, d’età inferiore alla mia, che già fumavano eroina, sostanza alla quale ero sempre stato contro. uno di questi ragazzini m’invogliò a provare questa sostanza che poco a poco divenne per me una sorta d’abituè. Da li tutto iniziò a diventar più squallido, io iniziai a diventar più tossico, tutto o quasi stava perdendo il proprio senso. Una sera, mentre io e la mia ragazza stavamo fumando in un vicolo con dei marocchini, ci fermò la polizia per accertamenti ed uno di questi poliziotti conosceva il padre della mia fidanzata e gli riferì tutto. Così’ scoppio l’ennesimo casino e lei dovette tornare a casa sua. Io invece restai ancora alcuni mesi in quella casa, dopo di che tornai per l’ennesima volta da mia madre continuando a fumare eroina, crack e cannabinoidi. Una sera confessai a mia sorella, di ritorno a casa dal militare, di aver provato a fumare l’eroina, nascondendole però di esserne già dipendente; lei comunque, molto allarmata, avvertì mia madre, la quale successivamente mi fece iscrivere al Sert. Da li smisi con le sostanze per 3 o 4 mesi, dopo di che, a poco a poco, ci ricascai, anche se non più con la stessa frequenza. Iniziavo a star sempre peggio, andavo a rubare in ogni momento, qualsiasi cosa da rivendere agli spacciatori, collezionando 3 denunce. Cosi mia madre mi obbligò ad entrare in comunità, cacciandomi ancora di casa, trovai rifugio a casa di mia nonna dove restai un mese.... Poi il 2 dicembre 2010 ci fù l ingresso al Ceis, dove sono tutt’ora. Qui mi sto riprendendo. Sto riprendendo alcune regole che avevo proprio rimosso e forse sto imparando a conoscere meglio me stesso. Mi son già dato una scadenza .........Si vedrà. Salvatore

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Lavoro: un problema non da poco Mi sembra ieri che sono entrato qui dentro e invece sono passati 2 anni e mezzo. Ora mi sto affrontando nella parte finale della comunità, cioè il reinserimento nella società, andando ad affrontare le problematiche giornaliere di vita, andando a cercare lavoro, portando curicculum in giro per le varie agenzie interinali o nelle varie ditte, consegnandoli personalmente o inviandoli tramite Internet con delle e-mail nella speranza che qualcuno ti dia una risposta positiva e finalmente dire ci sono riuscito anche, io come tanti altri, a trovare un‘occupazione . Ma per raggiungere certi obiettivi ci vuole tempo, determinazione, costanza e non arrendersi mai, anche quando le cose non vanno come devono andare, cercare di non abbattersi per tutti i: ” grazie siamo già a posto, comunque le faremo sapere “. La rabbia, la delusione il malessere, molto facilmente prendono il sopravvento su di noi e le tentazioni fuori sono moltissime e di ogni genere. Il “reinserimento” è anche affrontare tutte le difficoltà, la gestione del denaro, il sapersi organizzare mensilmente, le varie spese, preventivare facendo dei consultivi mensili, cercare di far bastare i soldi e cercare di risparmiare mensilmente qualche cosa ( è molto difficile riuscirci ). Io personalmente, proprio in questi giorni sono riuscito nell‘impresa di trovare lavoro e comincerò lunedì prossimo nella nuova avventura come corriere per una ditta di Genova. Sono ansioso e curioso di cimentarmi in questa nuova avventura ma nel contempo determinato e concentrato . Paolo

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Notizie dall’interno Partiamo, in questo nuovo numero, raccontandovi delle new entry, giovani e non che ci hanno stupito: Fabio, l’eterno indeciso. Dopo svariati pensieri sull’ andare via o rimanere e innumerevoli vicissitudini, ha deciso di tentare la sua sorte e sfidare il suo destino fuggendo da Alcatraz: il suo viaggio è durato pochissimo, tanto che è uscito il pomeriggio ed è rientrato in struttura alle 22:00. Entrando, ha affermato, in maniera del tutto convincente, di non aver commesso peccato alcuno. Purtroppo per lui, verrà smentito in pochi minuti da un semplicissimo test. Il nostro Fabio davanti a ciò si trova spaventato e impaurito; l’esito lo porterà a due giorni di lavori forzati, alla fine dei quali riuscirà a ritrovare la retta via e quindi ad essere ancora dei nostri, qui a Trasta. Ora vi parliamo di un altro fenomeno, Estefano, anche lui arrivato da poco, ma già sulla buona strada per la via dell’Acchiaperland. Anche lui, come Fabietto, ha tentato la fuga e dopo essere stato fuori un paio di giorni, ha deciso di tornare a casa. Al suo arrivo è stato ben accolto, ma dopo due ore si è ritrovato senza sigarette e con quattro turni piatti sul groppone. Mentre vi narriamo la vicenda, è ancora alle prese con i piatti in cucina. Ma sembra che un pò gli stia servendo: agli occhi di tutti sembra meno intraprendente e molto più calmo. Un’altro personaggio caratteristico della nuova e tremenda accoglienza è il nostro amatissimo Ivan “il polemico”. Questo personaggio si aggira per casa sparando a zero su tutto e tutti, dando consigli su come guarire e donando perle di inaspettata saggezza. La sua polemica è arrivata anche in ufficio, tentando di rivoluzionare il metodo di agire degli operatori. Purtroppo per lui, la sua mente è andata scontrandosi con quella della nostra carissima e temutissima direttrice, chiamata affettuosamente da noi tutti: ”Mara Lai, quante ne sai?”, la quale ha messo a cuccia il caro vecchio polemico. Finiamo dicendo che con l’ufficio ha perso il vizio, ma con noi tutti continua a trovare terreno fertile per la sua polemica. Concludiamo il ritratto dell’ accoglienza con un’altro ragazzo: Ugo, soprannominato EGO per il suo umilissimo carattere. Infatti è inutili dirgli le cose perchè lui le sa tutte. A mister Ego e stato affidato il settore della dispensa; nel passargli le consegne il responsabile precedente non ha avuto nessun tipo di difficoltà infatti l ‘umilissimo sapeva già tutto. Tanto è vero che sono cinque giorni che mangiamo banane perchè si dimentica di tirare la frutta fuori in orario! Ovviamente gli sono state chieste spiegazioni, la sua risposta è stata: lo sapevo, ma le banane vanno bene lo stesso! Avremo modo comunque di citarlo più volte per questi suoi atteggiamenti e note caratteriali.

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Notizie dall’interno Passiamo ora ai ragazzi più avanti nel programma: i cosiddetti 1^Fase. Partiamo con il nostro Isidoro, già citato nello scorso numero e già battezzato dal nostro caro ufficio. Ma forse sarà per la sua grande fede e per la sua spiritualità, che vuole continuamente ricevere il dono il del battesimo. Il suo primo colpo di testa è stato uscire un sabato sera con un altro ragazzo, programmando una pizza e una serata in discoteca, con rientro in residence prenotato. Il nostro eroe Isidoro è rientrato dopo due giorni con la coda tra le gambe e lo sguardo sperduto, chiedendo asilo! E lamentandosi che i suoi sogni non si erano realizzati e che tutto era andato in fumo, prendendo finalmente coscienza che non aveva nessun letto al di fuori di quello della struttura. L’ufficio per farlo tornare alla realtà, l’ha messo ai lavori benedicendolo un’altra volta. Il nostro fantasista ha fatto dieci giorni di lavori rischiando ripetutamente due esaurimenti nervosi. Comunque è riuscito a superare questo momento difficile, sperando fosse pure l’ultimo, ma dopo due giorni di quiete, trasportato dalla sua incredibile fede è stato richiamato di nuovo, con un fischione terra-aria fatto da una persona a lui molto amica. Isidoro in seguito a questo non ha mangiato per ben due giorni, credendo che il mondo intero stesse complottando contro di lui. Possiamo rassicurarvi dicendo che questo periodo sembra essere passato e Isidoro è tornato sulla strada giusta. Il secondo componente della 1^fase, ma per questo non meno importante, di cui vogliamo parlarvi è Leopardo. Dopo i vari tentativi degli operatori di fargli capire quale fosse la scelta da prendere con le buone maniere, è stato messo fuori struttura. Dopo aver finito questa esperienza educativa, è rimasto un paio d’ore in stato confusionale non sapendo chi fosse, dove fosse e perché era qui. L’intervento dell’ufficio è stato immediato nel dirgli come si chiamava, nel ricordargli dov’era di casa e nel spiegargli le motivazioni per le quali fosse al Ceis. Dopo essersi rinfrescato la memoria e aver metabolizzato i concetti, ha preso la saggia e acuta decisione di restare a casa Trasta. Andiamo avanti raccontandovi del nostro ragazzo di Napoli, ormai un anziano del ceis, che è riuscito ad arrivare fino alla fase in cui può andare a lavorare, grazie alla sua adattabilità ad ogni situazione che gli si presentava davanti, ovviamente con un pizzico di napoletanità! Alla nostra creatura è stato offerto un posto di lavoro e siamo tutti contenti di ciò, ma anche un po’ preoccupati, la nostra preoccupazione è data dal fatto che ha l’incarico di gestire i traffico dove ci sono dei lavori in corso (fa il moviere). Innanzitutto il problema che sorge spontaneo è che per fermare il traffico, il moviere deve essere visibile! E data la sua statura abbiamo qualche dubbio. Comunque confidiamo nelle capacità della creatura, nel suo spirito di adattamento alle circostanze cui si trova a far fronte. Un altro veterano di cui vogliamo parlarvi è Roberto, il Bellicapelli. Dopo un lungo e quasi infinito periodo di seconda fase si aspettava di affrontare il mondo del lavoro con un’idea ben precisa; ma, per una serie di motivi, le sue idee sono state stravolte! Infatti, il lavoro che è stato chiamato a fare non è esattamente ciò che Bellicapelli si aspettava e si era immaginato di dover fare. Quando gli è stata data questa notizia il suo volto ha cambiato colore e i suoi muscoli si sono irrigiditi, ha provato a dire la sua, ma in quel momento aveva perso persino l’uso della parola! Comunque ha accettato il suo destino, sperando che col tempo arriverà a momenti più felici e tempi migliori.

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Notizie dall’interno Concludiamo con Highlander, nonché Ale V. Il soggetto continua a sopravvivere in quel di Trasta, il nostro camaleonte si è dato una seria raddrizzata, anche se nel bene o nel male continua a dare sfoggio della sua grande personalità! Riesce a suscitare i sentimenti di chiunque, specialmente del gentilsesso. Alcuni ormai ci hanno fatto il callo e si sono costruite un discreto scivolo, altri invece esplodono ad ogni minimo punzecchiamento del nostro Principe di BelAir. Da tutto ciò il caro, vecchio Highlander non sembra assolutamente turbato né spaventato, e la sua parvenza di ghiaccio fomenta ancor più donzelle di cui sopra abbiamo parlato!

Concludiamo così, con questi dolci episodi, notizie dall’interno! Alla prossima puntata! Marta e Ale

La mia ricaduta Mi chiamo Ivan e ho conosciuto il centro nel 1999. Adesso ho 30 anni. Nella mia vita sono più le cose brutte che mi sono cercato che le cose belle, purtroppo. Forse perchè già da piccolo ero molto libero e le compagnie in periferia sono quelle che sono. La mia prima comunità l’ho fatta da giovanissimo e, come capita spesso a noi tossicodipendenti, non sono riuscito a trovare uno sfogo, uno sport, un lavoro che mi appagasse veramente. Fuori è una realtà che non riesco a concepire, ma l’accetto, perchè se tutti ragionassero come me sarebbe utopia. Qui ora sto cercando di reagire, per poter avere un futuro sereno senza più ricadute. Ogni qualvolta fanno sempre più male. E’ sempre dura ricominciare. Ma non è neanche molto tardi. Con affetto Ivan

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Gruppo Famiglia EDITORIALE Anche questo numero esce con un po’ di ritardo. Non è semplice, anzi direi che è molto difficile, riuscire a costruire un nuovo numero. A volte partiamo con molto entusiasmo, ma qui in comunità non sempre si riesce a ritagliarsi il tempo per raccogliere le idee e trasferire su carta quelli che sono i pensieri. Però, alla fine, quando arriva l’approvazione del nostro direttore, la soddisfazione è tanta e, a ogni numero, si aggiungono persone nuove che desiderano far uscire la loro voce “dal cancello”. In questo numero molti ragazzi entrati da poco raccontano un po’ di sé, troverete poi una riflessione di un ragazzo che sta cercando di reinserirsi nella società e anche un breve articolo su un gruppo per noi molto importante, il “gruppo famiglia” . Speriamo, come sempre, che a tutti gli amici del giornalino la lettura sia gradita e invitiamo, tutti coloro che volessero, a scriverci qualche commento! Buona lettura!!!! Laura

Ciao mi chiamo Nico, avrete sentito parlare di me. Sono il fotografo del giornalino. Da un po’ di tempo sto lavorando su un nuovo progetto che si chiamerà: PROGETTO VITA, sarà il mio libro dove racconterò la mia storia. Per ora ho iniziato con il capitolo numero 1. Ogni volta che uscirà un nuovo numero del giornalino, vi racconterò a che punto sono e le mie “fatiche” di scrittore! Alla fine, con l’aiuto della comunità, forse riuscirò a pubblicare la mia autobiografia. Lo so che sarà un’impresa difficile ma sono molto emozionato e contento di portare avanti questo progetto, tutto mio. Ciao e grazie della vostra attenzione. Nico

Non sapevo cosa mi aspettasse, avevo anche un certo timore, è già molto difficile ammettere le mie debolezze a me stesso: “Figurarsi se mi può riuscir facile con gli altri!”; nemmeno col mio gruppo, anche se con loro, l’affiatamento c’è e lo sento più che con loro, che con chi non ne fa parte! Bene, ci siamo fatti coraggio e via... Scrivo quello che ho vissuto dentro di me: le emozioni forti che ho provato sul mio lavoro personale e su quello che gli altri ragazzi mi hanno fatto vivere. Bellissimo e tremendo nello stesso tempo. In un certo qual modo è stata una liberazione dopo anni... e trentanove sono tanti! Sono riuscito a parlare, a esporre i fatti, che non posso trascrivere, è stato difficile. Non intendo chiamarla liberazione, ma finalmente sono riuscito a parlarne con persone che in un certo qual modo hanno le mie stesse storie e vicessitudini. Con uno di loro mi sono avvicinato molto di più dopo questo gruppo e oggi non abbiamo più paura di parlare di noi tra noi. Sono convinto di aver fatto un buon lavoro, la cosa più importante è che ho la consapevolezza di conoscermi meglio e di poter lavorare su le mie dinamiche che fino a oggi pensavo o credevo di non dover minimamente mettere in discussione. Oltre al mio di lavoro c’è stato anche quello degli altri. E anche per loro è stata dura. Il bello è che non c’è stato alcun giudizio, alcun sentimento pietoso, solo tanta vicinanza tra noi e tanta comprensione. Ragazzi se ho pianto! Ognuno di noi ha un passato, ognuno di noi ha delle angosce, ognuno di noi ha tante emozioni ed è giusto che le affronti e questo gruppo ti aiuta. Esci da quella stanza più leggero. Auguro ai ragazzi dell’accoglienza di fare il gruppo famiglia e di fare un buon lavoro. In bocca al lupo... Io spero di andare avanti e di fare altri gruppi emotivi. Non sono andato nello specifico per rispetto di me stesso e del mio gruppo. Con affetto Giovanni

Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta Direttori: Mara e Laura Coordinatori: Giovanni Critico e correttore di bozze: Laura e Giovanni Fotografie: Nico Hanno partecipato a questa pubblicazione: Nico, Ale, Marta, Ivan, Salvatore, Hugo, Estefano, Paolo e Giovanni.

impaginato e stampato da

Areadigitale srl Via Brughera IV - Fraz. Piano Rosa - 28010 Boca (NO) - Tel. 0322 845275 11


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