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Giornalino Trasta 16 DICEMBRE 2010

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N.ro 16 - Mese di Dicembre 2010

LE FOGLIE DI TRASTA

LE FOGLIE DI TRASTA MENSILE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA CSG


Momenti di riflessione A volte possono capitare nella vita, anche durante un percorso comunitario, degli incidenti di percorso che portano a momenti di profonda riflessione. Tutto ciò è capitato a noi per un intero mese. L’atteggiamento spesso non corretto dei ragazzi della C.T., ha generato a lungo andare problemi molto gravi tali a destabilizzare l’andamento di casa. Si era perso l’uso dei mezzi di casa ma sopratutto il valore di essi, e tutto questo aveva coinvolto praticamente tutti. A questo punto la nostra Direttrice, d’accordo con gli operatori, ha deciso di farci chiudere in noi stessi, in profonda riflessione per tutto quello che era succcesso, ma in particolar modo per farci riflettere sulle nostre vere motivazioni per restare in comunità a continuare il programma. Alcuni se ne sono andati, altri sono stati allontanati, ma quelli che sono rimasti si sono tutti coesi insieme per ricreare un gruppo compatto e unito, senza più distinzioni tra di noi, delle varie fasi ma tutti uniti, tutti uguali, compatti, determinati e consapevoli che la comunità siamo noi e solo noi possiamo tirarci fuori da certe situazioni. Solo noi con le nostre forze e niente altro. Vi chiederete come, chiaramente con una buona e sana dose di lavoro, togliendoci ogni forma di attività extra lavorativa, informazione esterna e contatti con l’esterno per la maggior parte di noi. Con il lavoro ci siamo piano piano riconquistati la fiducia degli operatori, riprendendoci poco alla volta quello che avevamo perso. Le responsabilità sono di tutti, nessuno escluso e questa esperienza sicuramente ad ognuno di noi ha lasciato un segno interiore non indifferente, e ci ha fatto capire che se le cose si lasciano andare si arriva poi a dei punti dove viene a perdersi il vero significato del „vivere in comunità“. Paolo

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Lettera Aperta Eccomi qua, dopo 25 anni di tossicodipendenza, ho cercato l’aiuto di una comunità. Essendo la mia prima esperienza in una struttura di questo tipo, non è che posso dare una valutazione particolare, anche perche sono qui appena da due settimane. L‘impatto è stato buono, il CEIS di Trasta è situato in una zona di Genova che non conoscevo, l’unica cosa che mi manca davvero tanto è il mare, ossia svegliarsi alla mattina aprire la finestra e vedere il golfetto di Priaruggia a 50 metri, quello è un bellisimo risveglio. Mi presento: sono Piero ho 39 anni, ne compio 40 il 27/12/ 2010, sono nato a Genova Quarto. Sono soddisfatto della scelta che ho fatto di venire qui per risolvere i problemi che mi sono creato in questi 25 anni di sostanze, di carcere e di perdite importanti. Vorrei poter dire un sacco di cose, ma sono solo all’inizio del percorso comunitario, che è molto lungo, ho tantissima voglia di stare bene, di essere lucido e di godermi la vita in ogni suo piccolo particolare. E‘ strano di come ci si accorge che la vita và avanti e che tante cose sono realmente finite, sia quelle belle che quelle brutte, adesso devo guardare al presente senza corrrere e trovare la soluzione dei miei perchè, un passo alla volta. Quello che posso dire è sempilce, essere qui è già un passo avanti, ora devo lavorare su di mè e ho questa grossa possibilità di farlo e lo voglio per tutto ciò che ho perso e che non potro mai piu avere ma in particolar modo per me che non ho fatto altro che farmi del male, adesso BASTA, perche ho imparato a volermi bene e poi sono stanco di sbattermi, desidero svegliarmi e sentire il profumo del mare, assaporare la sua maestosa bellezza e la sua poderosa forza ,aprire gli occhi e non chiedermi piu perche? Piero

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Lettera Aperta Ciao mi chiamo Leonardo, ero arrivato a un punto che ormai non c’era più via di scampo. Ero schiavo della sostanza, mi procuravo i soldi rubando a destra e a sinistra. Mi servivano troppi soldi ormai la mia vita era quella di rubare dovunque entravo e uscivo dal carcera. Finchè un giorno ho preso una decisione…entrare in Comunità…. Dopo 21 mesi finisco il programma terapeutico e decido di fare il reinserimento presso un‘ altra comunità. Finalmente trovo un lavoro e riesco ad andare avanti più di un anno. Riesco a riprendere la patente. Avevo degli obiettivi, cosa che non avevo mai avuto. Sono anche riuscito a comprarmi una moto. Purtroppo però, dopo un anno e messo sono ricaduto. Tempo un mese e mi sono ritrovato in galera. L’arrivo in quella cella……non stavo più bene in un posto così. Mi sentivo diverso da quel Leonardo che entrava e usciva dal carcere. Anche se ero ricaduto, una crescita c’era stata. Dopo un mese esco ed entro in questa comunità. Con il peso di un fallimento sulle spalle ora devo fare ancora un pò di lavoro su me stesso. Leonardo

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Libera di sognare Ho sempre fatto quello che ho voluto. Ho sempre creduto di essere libera, assolutamente indipendente da ogni cosa, persone, affetti, addirittura sostanze. Ho sempre pensato di essere impavida, coraggiosa, beffarda e superiore, persino alla morte. Nulla mi spaventava. Ma in realtà nulla sentivo. Ho vissuto, sono esistita o, semplicemente ho respirato in questo mondo, pensando di averlo in mano, ma non rendendomi conto di avere il nulla, il vuoto intorno. Non ho mai sognato, non pensavo al mio futuro, mi sentivo talmente forte da poter persino pensare che il futuro poteva tranquillamente non esistere. Refrattaria ad ogni tipo di regola. Incatenata però nella solitudine. Non sognavo, ma gli occhi li ho sempre tenuti chiusi, un po’ come quando soffri di vertigine oppure quando scivoli per terra, prima di atterrare al suolo strizzi le palpebre, serri i pugni e urli. La mia vita fino ad un anno fa è stata un po’ così, segnata da alti e bassi continui, in un continuo viaggio delirante verso la distruzione completa, senza una meta precisa. Un giorno gli occhi li ho aperti. Ho avuto una paura terribile. Per la prima volta ho intravisto il mio futuro, non sono riuscita a capire bene di cosa trattasse, ma le sensazioni, i sentimenti che ho provato mi hanno fatto girare la testa. Ho provato a girarmi dall’altra parte, perchè gli occhi, contro la mia volontà, rimanevano comunque aperti, spalancati. E con la testa sul cuscino sentivo le gambe che tiravano, il corpo pesante, la testa di ghiaccio.. e per la prima volta dopo tanto ho pianto, così forte da non riuscire nemmeno a respirare. Le lacrime uscivano così veloce che non avevo nemmeno il tempo di asciugarle. Avrei voluto che tutto quello finisse, pensavo: “è un incubo”. Ma era tutto reale. Così reale da sentirlo picchiare in testa, dritto nelle tempie. Ho cominciato ad aver paura, paura di affrontarla una volta per tutte questa realtà, paura del futuro, che inconsciamente, mi stavo costruendo, un futuro fatiscente, decrepito, marcio, pronto a schiantarsi al suolo. Da lì ho cominciato a pensare che avevo nelle mani un possibilità, un’opportunità che a pochi si presenta così presto nella vita e che pochi sanno cogliere. Ho cominciato a decidere per me, della mia vita, a vivere e a sognare. A sentirmi libera veramente da ogni forma di dipendenza, libera di sognare. Un sogno continuo che mi sta aiutando ogni giorno di più, a combattere, a lottare, sul serio. Ora si che mi sento coraggiosa, mi sento di poter scalare una montagna, con tutte le sue difficoltà che mi si presenteranno davanti, grandi, piccole, insignificanti, mi spaventeranno, certo, ma le affronterò.. ad occhi aperti! E ora sogno, sogno anche ad occhi aperti, mi piace ridere. Mi piace pensare a ciò che la vita mi riserverà, penso che andrò all’università, penso che ora sono bella, che un giorno avrò una famiglia, con un uomo che mi amerà e che io amerò tanto. Sogno che i miei invecchieranno felici. Penso che mi sono salvata, per un pelo e che ora, a distanza di un anno, mi sento di poter ringraziare questo posto. Per avermi tolto delle cose e avermene ridate infinite con gli interessi. Perchè ora sogno, vivo pulita, libera e con la mia testa. Marta

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Intervista a Laura OP

Sogno Che cosa è per te il sogno? E’ uno spazio che mi ritaglio alla sera prima di addormentarmi, per riflettere sulle cose che mi piacerebbe raggiungere. I miei sogni inconsci generalmente li ricordo poco, a volte mi propongo di scriverli ma appena la giornata ha inizio me li sono già dimenticati. Quale era il tuo sogno nel cassetto? Mi sarebbe piaciuto vivere in Australia per un periodo di tempo. Penso che andarci da turista non sia la stessa cosa perchè non si riesce ad immedesimarsi nella vita della gente locale. Che vita avresti sognato per te? Non avrei mai pensato di arrivare a fare l’operatrice al CEIS perchè, dopo il mio percorso in comunità sono andata a lavorare in bar, ristoranti e imprese di pulizia e, ad un certo punto, mi sono resa conto che era pesante per me essere sempre a contatto con gente che beveva e stava male e, iniziando a lavorare in un impresa di pulizia mi sono iscritta all’università. Tra le varie facoltà ho scelto scienze dell’educazione che mi ha permesso di fare il tirocinio presso il centro. Dopo circa 2 anni di università, sempre pensando di dover cambiare lavoro, ho pensato di portare il curricolum vitae al centro che dopo 2 mesi mi ha chiamata per lavorare al „My space“. Mentre lavoravo al „My space“ il direttore del Ceis mi ha chiesto di andare a lavorare in comunità e ho accettato. Secondo te nella vita il sognare aiuta? Si, perchè mi rende viva e poi spesso io cerco di fare diventare i miei sogni degli obiettivi e quindi più realizzabili.

Paura Che cosa è per te la paura? È uno dei sentimenti che fanno parte della mia vita. Penso che sia utile ascoltarla perchè mi fa fermare dal non agire d’istinto. Ci sono paure grosse e fondate che sono utili per riflettere e altre minori che invece affronto quotidianamente. Nella tua vita la reputi un aspetto positivo o negativo? La paura è un aspetto molto positivo perchè mi fa fermare a riflettere, basta interrogarla. In che modo la affronti nella tua vita? Interrogandomi e ascoltandola. Nel tuo lavoro ci sono momenti in cui provi paura? Si, ho paura di sbagliare, ma mi è utile perchè mi aiuta a non agire d’istinto. Roby

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Prima vengo io Ciao, eccomi qui a Trasta, sono passato in seconda fase da più o meno 4 mesi è ho già combinato dei casini. Entrando in seconda fase ho iniziato a fare un corso di muratore. Il corso iniziava in 2 Novembre. Un pomeriggio sono andato al Sert per un colloquio e, quando sono uscito, mentre andavo al teatro di Sestri per le prove dello spettacolo, mi hanno fermato i carabinieri e mi hanno detto che avevo una notifica da firmare e che dovevo andare con loro in caserma. Ero tranquillo, dopo qualche instante mi hanno detto che avevano un mandato di arresto, da lì il panico……. non sapevo cosa fare, sono rimasto zitto, senza dire una parola, mentre ero li mi hanno detto che mi dovevano portare a Torino, in carcere, dove ero stato tempo fa. Quando sono arrivato a Torino ho chiamato la comunità e gli ho dato la brutta notizia: ero dentro. Grazie ai miei compagni e agli operatori che, scrivendomi, mi sono stati vicini in quei momenti sono riuscito a resistere a tutti le “tentazioni” per tutto il tempo che sono stato lì dentro. Da li sono uscito il giorno di 24 ottobre, non vedevo l’ora di arrivare a Genova per rivedere i miei compagni di comunità, mi mancavano un sacco. Dopo qualche giorno sono andato al corso. Dopo qualche giorno di frequenza…..ho avuto la mia prima ricaduta con l’ hascisc. Quando sono arrivato dalla scuola sono andato in ufficio, ho detto che mi sono fatto qualche tiro di canna, e sono finito ai lavori per riflettere sulla mia ricaduta. Quando mi hanno rimandato a scuola, dopo qualche giorno, ho combinato di nuovo un casino, mi stavo sentendo con una ragazza di un altra comunità. Tutti i giorni quando andavo a scuola la chiamavo per vedere come stava e cosa faceva . Questa storia è andata avanti per una settimana. Un giorno, sono rientrato in comunità e gli operatori mi hanno chiesto di fare foglio colpe, di dire la verità, avevo un po’ di paura…ma poi ho raccontato…….. Da quando sono uscito dalla galera mi sono scombussolato di tutto, non penso più alle cose che faccio, stando in quel buco è come se mi fossi allontanato dal programma. Ma io lo so cosa devo fare, ci credo che qui se voglio e solo se veramente lo voglio io, ho la possibilità di realizzare i miei sogni….e soprattutto di avere dei sogni, perché prima vengo io e questo non voglio dimenticarlo mai E qui io vi saluto ciao. Nicusor

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Paure e sogni Ero bambino e i sogni erano fantastici ci si accontentava di poco bastava correre, non ci stancavamo mai poi l’adolescenza le prime paure i primi amori e sogni, sempre più complicati sospiri brividi dei quali non faresti più a meno lacrime mezzi sorrisi incubi notti insonni momenti semplici ma felici e poi da grande cosa rimane? scelte sbagliate, rimpianti, sogni sempre meno frequenti tante, troppe paure, nelle nostre fragili teste confusioni che scalpitano in una donna e un uomo che si incontrano o si lasciano con una lacrima un sorriso……… Piero

Poesia I sogni sono fatti di tanta fatica. Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo cominciato a sognare e alla fine scopriamo che il sogno non ci appartiene più. Se ascoltiamo la saggezza del cuore il tempo infallibile ci farà incontrare il nostro destino. Ricorda: “Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno”. Sergio Bambarén da “Il delfino”

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Notizie dall’interno Dopo esserci lasciati alle spalle l’esperienza del teatro, riprendiamo questo spazio con le nostre famosissime notizie dall’interno. Partiamo subito con i nostri nuovi naufraghi approdati all’isola di Trasta. Cap. 1: strani e vari personaggi Si aggirano per Trasta una serie di elementi fuori dal comune, ex galeotti e non… Il primo che spicca tra tutti è Massi che appena entrato ha mostrato un atteggiamento mansueto e cordiale. Passati pochi giorni dal suo arrivo è stato catapultato nel settore della cucina con l’highlander (di cui tratteremo in un altro capitolo) e Samuele, altrimenti detto Isidoro. In questo settore, temuto da tutti per la „tremenda“ mole di lavoro e per la stretta ed esasperata convivenza con Isidoro e Highlander è emerso il vero carattere i indole di massi. Da qui il suo sopranome: la suocera o comare di paese. La sua indole appare subito chiara e si è fatta subito riconoscere nel mettere scompiglio e zizzania con la sua innata civetteria. Il primo a farne le spese è stato il nostro Isidoro che per poco non ha avuto una crisi nervosa ed esistenziale, tanto che ha dovuto fare immediatamente un lungo colloquio in ufficio per trovare la pace interiore e sapere se doveva meritarsi tutto questo. Passiamo a Leo, chiamato affettuosamente da tutta la popolazione di Trasta: Lionel mare mosso. Anche lui si muove per la struttura con passi felpati, ma poco coordinati, rischiando svariate volte di investire le altre persone per i suoi movimenti ondeggiatori. Anche lui, dal suo ingresso, sembrava molto impaurito e disorientato, dopo un paio di giorni di ambientamento, il nostro caro e temuto ufficio lo ha spedito in cucina…..togliendo Isidoro, ormai provato e dimagrito di qualche etto. Con l’entrata del nuovo arrivo, la comare si è dimostrata molto suocera nei confronti di Lionel, trovando spunto da ogni sbaglio o leggerezza di Leo per far valere il suo carattere puntiglioso e la sua pignoleria (ovviamnte nei confronti degli altri). A causa di questo continuo bombardamento e attacco da parte della suocere, Leopardo ha cominciato a perdere la bussola. E il suo senso dell’orientamento è venuto meno, tanto che il nostro r/s, nonché chiamato Highlander, è stato costretto a mettere dei cartelli direzionali e delle frecce luminose per insegnare la strada al nostro Leoncino. Attraversiamo la cucina per proiettarci verso la nostra super dispensiera, altrimenti detta: spensierata Giulietta. La giovane ha fatto più danni che la grandine, riuscendo a dimenticarsi l’impossibile, ma nonostante tutto ha mostrato un atteggiamento sicuro e disinvolto,non riuscendo a far trapelare la carestia che stava distruggendo la dispensa. Ma tutto questo non è sfuggito al nostro piccolo grande operatore, che in una ronda ben organizzata ha scoperto il crack fatto dalla nostra Giulietta, riuscendo a mettere in sesto il settore dispensa. Dopo la bufera, la piccola dispensiera è stata colta da uno strano malessere generale, pacato solo e soltanto da quattro giorni di mutua...forzata!! Chiudiamo il sipario sulla cucina e sulla dispensa per parlarvi di un altro grande arrivo: Valentino, il bambino chiamato Pinguino! C’è da dire però che il nostro bimbo ha la bellezza di 47 anni e pesa molto più di quanto la bilancia possa sopportare. Dopo aver chiesto informazioni sul numero di pasti che la ct passa durante la giornata, il caro personaggio si è sistemato nelle stanze e messo a suo agio; il piccolo e simpatico valentino però ha creato non pochi problemi ai suoi compagni di stanza, che dopo tre lunghe e tormentate notti passate con lui sono stati colti da una progressiva, ma inesorabile insonnia dovuta dal suo russare e dai suoi strani e singolari versi notturni. Anche qui, non trovando rimedio a questo problema,l’ufficio ha dovuto nuovamente intervenire, disponendo l’ordine di mettere il Pinguino in quarantena nella stanza singola per dare modo agli utenti che dormivano con lui di riprendersi il loro sonno! Ci teniamo a dirvi che la situazione si è normalizzata con l’isolamento, momentaneo, del nostro stravagante, ma molto simpatico personaggio. Parliamo ora di persone non proprio appena arrivate: puntiamo ora i riflettori sul nostro buon predicatore. Purtroppo mentre svolgeva la sua professione è incappato in una situazione che in quel di Trasta è nota e accade sovente: problemi di cuore! Ma ahinoi, prontamente la mano pesante dell’ufficio si è imposta con i suoi metodi correttivi e ha tarpato le ali al Don Giovanni. Non reggendo la terapia d’urto, ha provato la diserzione..durata un giorno, al suo rientro sembrava un pulcino smarrito, bagnato e appena uscito dal guscio. Subito accolto nel nostro rifugio, è stato nuovamente messo alla prova con una settimana di lavori forzati. Il nostro eroe ha retto e per mettervi l’anima in pace possiamo dirvi che.. tutti vissero felici e contenti!! Si concludono così le nostre notizie dall’interno sperando di avervi donato ancora una volta un sorriso e delle sane risate e augurandovi... Buone feste!! Marta e Ale

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A volte i sogni si avverano EDITORIALE Ciao amici delle foglie di Trasta, dopo lunga fatica siamo riusciti a far uscire il nuovo numero del giornalino. Diciamo che è stato un momento “difficile” per tutti, momento di riflessione e cambiamento, o meglio, di ritorno a quelli che per noi sono i punti essenziali per poter riprendersi la vita in mano liberi da qualsiasi costrizione, sia interna che esterna a noi stessi. La vita qui in comunità non è per niente semplice ma si lotta tutti insieme e, a volte, è necessario fermarsi a riflettere, lontani dal mondo esterno, proprio per arrivare a comprendere quanto sia importante essere uniti, solidali tra noi e sentire risuonare veramente dentro di noi la filosofia che ci accompagna per tutto il percorso. Perché Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire. Partendo da questa frase, presente all’interno della nostra filosofia, abbiamo pensato di dedicare questa edizione del giornalino a due parole: paura e sogno. E’ stato veramente un bel momento quando abbiamo disegnato, accompagnati dalla musica, e vedrete le nostre emozioni trasformate in colori. Alcuni ragazzi, entrati da poco, hanno raccontato qualche stralcio della loro vita e qualcuno ha voluto raccontare le emozioni vissute durante i momenti difficili che abbiamo passato. Penso che sia umano aver paura ma che sia altrettanto necessario sognare….solo una cosa rende impossibile il sogno, la paura di fallire……… Auguriamo a tutti buone feste e un sereno anno nuovo.

Penso che tutti voi abbiate già sentito dire da alcune persone „io non sogno mai“ e, come credo sappiate, non c’è affermazione più sbagliata! Quando ci addormentiamo non smettiamo di pensare, il nostro cervello continua a lavorare, forse sarebbe più giusto dire „non mi ricordo cosa ho sognato“. E poi che dire dei sogni che facciamo, sempre molto strani, accadono cose che nella realtà ci stupirebbero!!!!......... Non dimentichiamo i sogni premonitori. Persone sognano fatti che si avvereranno, numeri da giocarsi al lotto. E poi ci sono persone che fanno sempre brutti sogni, animati da situazioni intricate. Io faccio parte di questi ultimi. I miei sogni sono sempre pieni di strani avvenimenti che mi coinvolgono. Paura e malessere si impossessano dei miei pensieri quando dormo. A volte al mattino quando mi sveglio sono ancora turbata per ciò che ho sognato! Ma di giorno ti puoi rifare di tutti i brutti sogni, perchè? Perchè puoi sognare ad occhi aperti, e lì puoi veramente spaziare. Puoi sognare veramente quello che vuoi e se ci credi veramente….a volte i sogni si avverano! Sonia

Laura

Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta Direttori: Mara e Laura Coordinatori: Marta e Roberto Critico e correttore di bozze: Laura Fotografie: i ragazzi e Nico Hanno partecipato a questa pubblicazione: Roberto, Piero, Leonardo, Marta, Alessandro, Roberto.

impaginato e stampato da

Areadigitale srl Via Donizetti, 50/a - 28021 Borgomanero (No) - Tel. 0322 845275 11


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