N.ro 32 - OTTOBRE 2018
LE FOGLIE DI TRASTA
TRIMESTRALE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA - CEIS GENOVA
EDITORIALE Carissimi lettori, vi invio i più caldi saluti da tutti i ragazzi di Trasta. Gli stessi ragazzi che stanno lavorando in struttura mentre io scrivo queste righe. Ci sono i ragazzi che cucinano per noi, quelli che ci lavano i vestiti, quelli che pitturano le mura di ogni spazio, quelli che puliscono la struttura, quelli che rimuovono la terra sotto il sole per coltivare le verdure che mangiamo tutti i giorni; quelli che sistemano i rubinetti rotti e riparano luci, panchine, finestre, porte…tutti portano avanti la comunità. Considerando tutto il lavoro che si fa qui dentro, senza scopo di lucro, potrei pensare a quanto grande sarà il nostro contributo alla società una volta fuori, solo per il piacere di sentirci utili e molto di più se questo piacere verrà pagato e diventerà la base della nostra indipendenza. Noi, dipendenti delle sostanze, non abbiamo mai avuto un rapporto sano con il lavoro, ma qui a Trasta mi rendo conto che, togliendo di mezzo la schiavitù della droga, abbiamo tanto da dare. Sarà senza dubbio una grande sfida reinserirci nel mondo attuale con la profonda crisi lavorativa che c’è. È in queste situazioni che metteremo alla prova i nostri cambiamenti. Dovremo fare in modo di non buttarci giù per le difficoltà nel trovare un lavoro, dovremo evitare di lasciarci andare se ci sarà da festeggiare un successo, e dovremo imparare a spendere i nostri stipendi con la testa a posto. Sono tutti rischi che potrebbero portarci a fare uso di sostanze di nuovo e a perdere nuovamente tutto. Sembra un’impresa difficilissima per noi, ma non impossibile. In questo numero vi offriamo i nostri pensieri sul lavoro, le nostre esperienze, le nostre frustrazioni, i nostri desideri e i nostri sogni. Speriamo siano di vostro gradimento e grazie mille per la vostra attenzione. Ciao e grazie!
Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta e i ragazzi della Doppia Diagnosi. Direttori: Luca Pellegrini, Federico Vulcanile e Laura Calafato Caporedattore: Alessandro Censi Buffarini Coordinatore: K. Critico e correttore di bozze: K. Fotografie: Mauro Marchetti e Laura Calafato
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IO ED IL LAVORO Ritengo il lavoro fondamentale per ogni persona vivente su questa terra, per potersi mantenere ed affrontare le spese giornaliere e mensili, per poter soddisfare i propri vizi ecc. ecc. A me personalmente piace lavorare nell’edilizia ma purtroppo durante il percorso della mia vita, ho incontrato il problema dell’eroina e quindi tutti i soldi che guadagnavo, li spendevo per comprarmi la droga. Un giorno mi sono chiesto che senso poteva avere andare a lavorare per poi buttare tutti i soldi nella droga; allora ho cominciato a spacciare, come se fosse un vero lavoro, che mi piaceva anche molto e mi consentiva guadagni altissimi, permettendomi di togliermi parecchie soddisfazioni. A chi non piacerebbe una vita con donne, soldi, viaggi, belle macchine e moto sportive e tante altre belle cose? Se non fosse stato per lo spaccio di droga, non avrei potuto permettermi tutte quelle belle cose, se non in maniera molto più limitata, oppure, avrei dovuto essere o sarei dovuto diventare un industriale. Solo in quest’altro caso, mi sarei potuto permettere quel tenore di vita. Ma in ogni “lavoro” si possono correre rischi, nel mio caso, c’è stata la galera, ed ancora adesso sto espiando una pena, una condanna di 6 anni e 4 mesi per spaccio di droga. Dopo 33 anni di spaccio, anni di carcere e di una modestissima bella vita, ho capito che sarebbe stato meglio lavorare onestamente, affrontare il problema della droga e quindi iniziare una nuova vita, sana e con dei principi e valori, ai quali dare un senso. Un consiglio che mi sento di offrire datomi dall’esperienza, è di non fare cose illegali come le ho fatte io, per ottenere soldi facili. Credetemi non ne vale la pena. R.M.
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IL LAVORO Inizio un po’ cosi: il lavoro è parte molto importante della mia vita ed è proprio per questo che i miei nonni e i miei genitori sono migrati dal sud per una vita migliore. Io ho iniziato a lavorare molto giovane, nelle medie andavo a scuola e nel pomeriggio facevo il “garzonetto” in una carrozzeria. La scuola non faceva per me e così l’ho abbandonata presto e mi sono buttato interamente nel lavoro per 5 anni. Poi, visto che mio padre lavorava nell’edilizia, ho cominciato a fare il manovale con una ditta per diversi anni finchè non abbiamo deciso di metterci assieme. Mi sono trovato molto bene con mio padre, era veramente un maestro. Non lavorava solo per i soldi, la sua era una passione, dedicava tutto se stesso, non vi erano orari, talvolta lui lavorava anche di domenica. Da lui ho imparato il vero senso del lavoro, diventando un ottimo piastrellante e muratore: piastrellare era una cosa che mi piaceva molto e tante volte perdevo la cognizione del tempo e rimanevo sul cantiere da solo a lavorare, visto che mio padre era ormai anziano. Poi la droga ha rovinato tutto: tante volte non andavo a lavoro lasciando mio padre nella merda e questo è durato per quasi una decina di anni. Ho rimesso la testa a posto e mi sono preso di nuovo le mie responsabilità fino a quando mio padre non è andato in pensione. Dopodiché ho avuto una ricaduta nella droga e per finire in bellezza due brutti incidenti che hanno dato fine alla mia carriera lavorativa, facendo chiudere la ditta. R.B.
LAVORO Io penso che il lavoro è un modo per impegnare il tempo positivamente e guadagnare soldi in onestà. Sicuramente il lavoro è faticoso e comporta costanza e serietà. Ultimamente lasciavo i miei lavori perchè i miei datori di lavoro capivano la mia continua necessità di denaro per la sostanza. I soldi che guadagnavo non li buttavo in 10 minuti in una macchinetta al bar, ma li gestivo con più serietà: affitto, bollette, spesa. Però è davvero dura riuscire a mantenere un lavoro con la sostanza. E’ soddisfacente arrivare a fine mese e prendere lo stipendio. Però fino ad ora ho preferito sempre la strada più facile per fare i soldi. In futuro spero di trovare un lavoro che mi soddisfi e che io ci vada volentieri. N.R.
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IL LAVORO
Credo che il lavoro sia fondamentale per chiunque, in quanto lavorando si ha un impegno da portare avanti ed è importante non solo per una soddisfazione personale ma anche per trarre un rientro economico. Per chi come noi ha avuto problemi di tossicodipendenza, lavorare è ancora più importante perché il lavoro è un grande obbiettivo: significa alzarsi presto la mattina, essere puntale, terminare in tempo le consegne, mantenere un certo standard in quello che si fa, avere un buon rapporto con il principale e con i colleghi. Lavorando ti metti in gioco ma soprattutto se hai un lavoro puoi condurre una vita normale ed è uno dei punti fondamentali per riabilitarti. M.P.
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PENSIERI SUL LAVORO
Nella mia vita il lavoro è stato quasi sempre al centro dei miei obiettivi. Mi è stato passato come valore importante per crescere e per essere indipendente. Detto ciò, la mia storia è piena di esperienze lavorative iniziate a 15 anni e proseguite fino ad oggi che ne ho 50 anni. La continuità che ho cercato non l’ho mai trovata. Naturalmente, il mio atteggiamento ha influito a non avere un mestiere vero, o il famoso posto fisso. Ma quel valore resta come una delle cose con più importanza assieme alla salute. Oggi In Italia il campo si è ristretto e in più l’età e le tante difficoltà personali non aiutano. La ricerca diventa sempre più difficile. Il lavoro è un mezzo per raggiungere la propria indipendenza e non solo per i guadagni. E’ un traguardo da raggiungere, nonostante le difficoltà. M.M.
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LAVORARE Lavorare per me è un motivo di soddisfazione personale, ma non è sempre stato così. Ho dovuto girare per fare dei lavori che non mi sono piaciuti per niente e me ne sono accorta solo dopo averli provati. Devo dire che sono arrivata a fare l’insegnante di bambini senza neanche cercarlo. Il mio primo lavoro come maestra è stata un’offerta che non ho rifiutato e che mi ha dato quasi immediatamente delle grandi soddisfazioni. Una volta trovata la mia passione, posso dire che ho conosciuto il valore di sentirmi utile e di lasciare dei segni nella vita degli altri, del far volare la loro immaginazione e far crescere l’intelletto dei più piccoli. Oltre a tutto questo, sentire che queste persone sono capaci di darti affetto disinteressato, non ha prezzo. Il mio è un mestiere che ti riempie il cuore. Tante volte ho pensato che sono stata fortunata perchè sono riuscita a trovare un lavoro che sembra perfetto per me e questo mi fa riflettere su tanta gente che non ha avuto la stessa fortuna. Mi metto a fare delle ipotesi: forse è solo sfiga, o può essere per la mancanza di opportunità. Potrebbe essere pure la poca volontà che ti porta a non cercare oltre, o la necessità di soldi che ti fa diventare schiavo dei mestieri più denigranti. Purtroppo, in una vita di tossicodipendenza è molto difficile essere costante ed efficiente nel campo del lavoro, e anche se ci piace quello che facciamo, diventa insostenibile e finiamo per mollare. Così mi è successo a me e anche a tanti altri. In questi giorni di comunità mi son trovata a pensare al futuro e in questi tempi di ricostruzione della mia persona sono lieta di considerare alcune opzioni di lavoro: insegnare delle lingue a piccoli e grandi, il campo del turismo, la mediazione culturale. E soprattutto, vorrei tornare a studiare un’altra disciplina, probabilmente storia dell’arte. Ho sempre creduto che studiare ti fa crescere in tutti i sensi, quindi lo vedo come un obiettivo che completerà il mio reinserimento nella società. Guardo al futuro con impazienza, curiosità, ottimismo, determinazione, e questo prevale sulle mie paure. Ogni giorno si avvicina la fine del mio percorso qui e comincio a pensare al fuori come ad un mondo pieno di opportunità per me. K.D.
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IL LAVORO Prendendo spunto dal primo articolo della nostra Costituzione, “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, possiamo speditamente intuire quanto appunto, il lavoro, al giorno di oggi sia rilevante in tutti i sensi nella nostra cultura e nel nostro modo di vivere. Tenendo conto di questo, c’è però anche da costatare che la situazione lavorativa, ovunque ma preferirei interessarmi dell’Italia, è assai complicata: molti disoccupati e di conseguenza molta povertà, più rimarcata al sud. Ma andiamo alla radice di questo problema: la crisi economica che ci sta colpendo ci sta letteralmente abbattendo e per il momento non c’è una soluzione per un miglioramento generale. Mi sento in dovere di esprimere questi concetti in quanto faccio parte della categoria di ragazzi giovani che dovranno tenere conto di queste problematiche. Ormai, avere un lavoro è considerato un privilegio e per di più, anche per gli stessi “privilegiati”, in parecchie situazioni è difficile lo stesso permettersi il mangiare, mantenere la famiglia, ecc. Per non parlare di tutti quelli che, come sappiamo, non c’è neanche il bisogno di dirlo, di necessità ne possono soddisfare…eccome se ne possono soddisfare. Un esempio classico sono i calciatori i quali, divertendosi, guadagnano miliardi ma non mi voglio esprimere più di tanto perché semplicemente anche io sono tifoso e quindi mostrerei ancora di più la mia incoerenza. Detto questo vorrei elencare quali sono per me i valori del lavoro. Per prima cosa, metterei in primo piano la consapevolezza di poter essere utile agli altri all’interno di un sistema. Subito dopo viene sicuramente il senso di sacrificio, il quale è molto importante. Infine per concludere, subentra l’onestà, intesa nel modo di approcciarmi alla situazione lavorativa. Più sei onesto con te stesso e con gli altri, più riesci a fare le cose nel modo corretto. Una dinamica che ci riguarda da vicino, e mi riferisco a noi utenti in un percorso comunitario, è sicuramente il compito che ognuno di noi ha per un fine comune, ossia portare avanti la struttura. Pertanto è molto importante che ognuno di noi si renda utile ad essa, esattamente come avviene col lavoro. Per quanto riguarda le mie esperienze lavorative, ne ho avuta soltanto una che per fortuna non ho continuato: un mio amico mi ha invogliato a intraprendere, tramite sue conoscenze, il mestiere di muratore. Il tutto è durato due giorni alla fine dei quali mi sono rifiutato di proseguire. Il motivo principale di questa scelta è stato che l’ho reputato un lavoro troppo impegnativo e pesante. Forse nel mio inconscio mi sono reso conto che c’è di meglio per me. Per questo la mia intenzione è quella di riprendere gli studi, interrotti in terza superiore e riuscire a raggiungere l’obbiettivo del diploma. Una parte di me è convinta che il lavoro che potrebbe fare al caso mio è il barista. Mio padre aveva appunto un bar fino a non molti anni fa e l’idea di avere la possibilità di continuare la sua attività mi alletta. Sta di fatto che è una decisione che prenderò non prima di aver conseguito il diploma. Mi impegnerò al massimo per ottenerlo. G.B.
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LAVORO
Per me il lavoro significa una parte importante della vita, la strada giusta da seguire, una grande responsabilità e non per ultimo l’unico modo che può garantire la sicurezza in futuro. L’esperienza mi ha insegnato che nella vita dobbiamo guardare sempre al futuro. E il futuro diventa molto più sicuro con un posto di lavoro. A.B.
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LAVORO
Per me il lavoro è di fondamentale importanza perchè significa riconquistare la propria indipendenza, sentirsi nuovamente parte integrante della società, non dover più chiedere niente a nessuno, decidere con la propria testa, riconquistare la propria autostima e libertà. Avere uno stipendio guadagnato onestamente consente di poter fare dei progetti per il futuro, nel mio caso, poter considerare seriamente di prendere un appartamento in affitto e ricostruirmi la mia vita in base alle mie possibilità. Quindi quando inizierò a lavorare potrò cominciare a realizzare quello che è il mio più grande desiderio, cioè come ho già detto, riavere la mia indipendenza, prendermi le mie responsabilità ed essere in grado di gestirle dando le giuste priorità. Rinforzare giorno dopo giorno la mia determinazione, essere in grado di affrontare i problemi da sola senza avere nessuna paura e senza dovermi appoggiare a nessuno. Insomma, per me lavorare vuol dire poter ricominciare A VIVERE O MEGLIO, A SENTIRMI VIVA perché la libertà non ha prezzo cosi come avere una vita normale affrontando le difficoltà sapendo gestirle al meglio. B.P.
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LAVORO
Per me il lavoro è prima di tutto un impegno per garantire la sicurezza finanziaria della persona. Personalmente, credo che sia necessario per garantire un minimo di organizzazione nella vita. Sfruttare meglio il tempo lavorativo è una delle tante esperienze che aiutano a crescere la persona. Purtroppo nei nostri giorni il lavoro è diventato un oggetto di tanti dibattimenti fra due categorie di persone: i datori di lavoro (o perchè no “sfruttatori”) e la seconda categoria, i lavoratori (o “sfruttati”). Tutti questi dibattimenti hanno fatto si che nascesse la terza categoria, arbitraria, creata apposta per fare da tampone tra i datori di lavoro e lavoratori: i sindacati (che secondo me hanno aiutato a rendere più umane le condizioni di lavoro). Anche se la richiesta di lavoro oggi è molto inferiore all’offerta, e il contratto indeterminato è diventato un sogno, io sono molto fiducioso e credo veramente che il lavoro si possa trovare ma la concorrenza è spietata, quindi le persone devono essere preparate per dimostrare che lavorando si diventa migliori. A.A.
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