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Giornalino Trasta 13

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N.ro 29 - Mese di aprile 2017

LE FOGLIE DI TRASTA

MENSILE VOCE DELLA COMUNITÀ DI TRASTA CSG


EDITORIALE Cari amici, Finalmente siamo tornati. Come sempre in ritardo!!!!!! In questo numero, alcuni ospiti hanno voluto condividere con Voi momenti di felicità trascorsi in campeggio a Masone (grazie all’ospitalità di un genitore GRAZIE GRAZIE GRAZIE). E poi c’è chi riflette sulla Comunità, su se stesso e su come il mondo “fuori” vede il tossicodipendente. In questa edizione – come in altre del passato – traspaiono sentimenti ed incertezze di vita vissuta, ma emergono anche tutte le speranze che nutriamo nel nostro prossimo futuro... considerando e godendo delle gioie del presente di cui nemmeno ci ricordavamo più: piccoli gioielli ricavati da piccole cose, momenti di svago non più effimero come prima perché condiviso con gli altri. Un luogo “La Comunità” dove non sentirsi più soli. Siamo Noi, Le Foglie di Trasta! Trasportate dal vento di questa Comunità alla quale dobbiamo la nostra rinascita, dove ci riscopriamo “Veri”, ognuno col proprio contributo da donare agli altri e per il quale esser fieri di Noi stessi. Come sempre speriamo di portare un po’ del “nostro” a tutti Voi che ci leggete! Grazie di esistere!!! R. D. M.

Idealizzazione e realizzazione: i ragazzi della Comunità di Trasta. Articoli: Mohammed, Giovanni, Manuel, Luca, Roberto, Veronica, Roberto. Direttori: Ezio e Laura Coordinatore: Roberto Critico e correttore di bozze: Roberto Fotografie: Mauro Marchetti

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FILOSOFIA IN CAMPEGGIO La gita a Masone è stata veramente bella. Mi ha aiutato a scaricare un po’ la tensione, a creare e consolidare il rapporto con il gruppo e con Giovanna. E’ stato stupendo ed al contempo strano, potermi divertire così… da lucido. Mi rimarrà per sempre nel cuore quest’esperienza. Mi ha colpito la dolcezza dei genitori di Giovanni e per questo penso che ogni volta che potrò aiutarlo (nel mio piccolo) lo farò, dato che con Giovanni avevo instaurato in precedenza un buon rapporto. E’ stato commovente l’incontro che abbiamo avuto insieme a Giovanna ed ai genitori di Giovanni, dove anche loro hanno recitato la Filosofia con Noi e poi tutti abbiamo condiviso qualcosa. Voglio ringraziare la Giovanna per averci dato la possibilità di passare questi tre giorni perché è riuscita a fare in modo che stessimo tutti bene, nonostante che non fossimo in Comunità ed è stata sempre pronta a farci notare le cose belle e sane che ogni tanto passerebbero inosservate da persone come me che a volte sono estremamente superficiali e così tutto è andato in maniera tranquilla e naturale. Sarebbe stato bello passare ancora qualche giorno in campeggio, ma il pensiero della Comunità e di quello che là ho da fare, al terzo giorno si è fatto risentire.

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NON MI SEMBRA VERO Siamo arrivati al campeggio! Siamo usciti dalla struttura che è la Comunità… non mi sembra vero. Ora ci divertiamo perché non ho voglia di pensare ad alcun problema: “Son venuta qui proprio per questo motivo! Al mattino ci alziamo un po’ più tardi del solito, siamo in piena estate e qui a Masone fa più fresco che giù a Genova, prendiamo un sacco di caffè che in Comunità non ci danno… la Alessandra ci prepara anche i Bomboloni. Ecco… ora i ragazzi vanno a far legna per il fuoco, mentre Io farò da mangiare a mezzogiorno, ma nel frattempo faccio un po’ di pulizie e poi mi rilasso un poco. Oggi pomeriggio andremo ai laghetti… quei matti dei miei compagni si buttano dagli scogli: “Secondo me… sono scemi!” Io non so neanche nuotare però chi se ne frega… Io mi prendo il sole! La sera siamo tutti intorno al fuoco, abbiamo già cenato e facciamo dei giochi che per me significano: Stare tutti insieme. Come passano in fretta tre giorni e dobbiamo già rientrare in Comunità. Alessandro ci fa scrivere dei biglietti con i pensieri che lasceremo qui. Li faremo bruciare dentro a quel fuoco che ci ha scaldati… è ora di tornare! V.

QUANTO TEMPO HO BUTTATO VIA Il campeggio è stato un bel momento della mia vita che rimarrà nei miei ricordi per sempre. Esperienze di campeggio, ne ho fatto altre, ma questa è stata diversa da tutte perché per la prima volta ero pulito da qualsiasi sostanza e nonostante ciò, mi sono divertito e son stato benissimo. Le giornate sono volate anche se non abbiamo fatto grandi cose; il solo stare insieme, mi ha fatto stare bene e mi ha fatto pensare a quanto tempo ho buttato via. GIO

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UNA GITA CORROBORANTE Devo dire che andare a Masone in tenda insieme agli altri compagni accompagnati da Giovanna e Wally è stato proprio corroborante sia per il corpo sia per lo spirito. Con questo campeggio ho avuto tre giorni di pausa dopo quattro mesi di percorso comunitario per rilassarmi un po’. Avere qualche giorno di tempo… non è cosa da poco e così ho avuto qualche momento per riflettere sul mio futuro. Son certo che molti altri avrebbero voluto avere una simile occasione da condividere in mezzo alla natura coi propri compagni di questa idilliaca seppur breve vacanza, senza l’ausilio di alcuna sostanza stupefacente per star bene in compagnia ed essere a proprio agio. Indi per cui è stata un’ottima esperienza sotto tutti i punti di vista. Non per questo però siamo stati senza far niente; tutti quanti ci siamo aiutati a vicenda con un buon lavoro di squadra per preparare da mangiare, sistemare il nostro “Accampamento” e far legna per accendere il fuoco. Ognuno di noi ha supportato gli altri con calma e buona volontà siamo riusciti a dividerci i vari compiti. Così… con l’atmosfera creata dal fuoco la sera, i boschi, i prati, i laghetti con le spiaggette e gli scogli in mezzo ad una flora rigogliosa siamo stati bene dall’alba al tramonto in cerchio intorno al fuoco crepitante e ravvivato con grossi ceppi di castagno ed altro legno profumato, sotto un cielo stellato dal quale – per la prima volta in vita mia – son riuscito a scorgere “La via Lattea.” E’ stata un’esperienza a tratti introspettiva e al tempo stesso divertente. Abbiamo fatto giochi come “L’obbligo o Verità”. Tutto ciò è servito ad unire ancor di più il nostro gruppo; le nostre esperienze relazionali e le condivisioni ci hanno in qualche modo fortificato, avvicinandoci l’uno all’altro con entusiasmo.

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BIANCO O NERO Nella vita basta poco, che sia bello o brutto. Non so come fare per trattenere il male…. perchè è con lui che ho a che fare. Il bello piace a tutti, il nero meno. La rabbia oscura i miei occhi e il mio cuore e fa di me ciò che vuole. Divento permaloso, orgoglioso, aggressivo, cioè nero. So di essere, per natura, umile, solare e bello, cioè bianco e puro, ma, questa mia parte trasparente non basta per fermare l’altra e, nel momento in cui sono nero, il risultato è sempre lo stesso, vince il BRUTTO. Le due parti opposte sono in continua lotta, una per sovrastare l’altra, in questa battaglia intensa e senza fine, ma la guerra chi la vincerà? Il bianco o il nero? Visto che io per loro sono solo un mezzo di combattimento! Mi viene da dire che tutto dipende da mio autocontrollo, che ancora non ho del tutto, avrò modo, con il tempo, di vincere, perché nel mio io sono BIANCO e non NERO…..almeno lo spero!!!!! L.

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LE PICCOLE COSE

Ho goduto delle piccole cose (e nemmeno poi tanto). Conoscere le persone sotto un aspetto diverso, avvicinarsi all’amicizia, a una maggiore complicità, intimamente (non fraintendiamo). Le stelle, il fuoco, il gatto nero (con un occhio solo). I biglietti bruciati ed una certa malinconia, al confine tra bellezza e struggimento. Difficile spiegarlo! Ricordi, qualcosa che mi mancava da tempo e qualcos’altro che non ho mai avuto. Sono tornato migliore, ho messo da parte qualcosa per i tempi bui. R.

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RIFLESSIONI CONDIVISE Che fine ha fatto l’eroina? Che fine ha fatto la cocaina? Che fine hanno fatto i tossicodipendenti che si trascinano da una giornata all’altra col solo scopo di procurarsi qualche dose? Guardo i telegiornali, programmi Tv, leggo quotidiani e penso: “ Possibile che per lo stato e l’informazione mediatica questa realtà non esista?” Siamo diventati un problema invisibile e silenzioso? Una linea impossibile da varcare? Persone incapaci di condurre una vita e non recuperabili al fine di un percorso collettivo? Fondi tagliati ai centri di recupero che fanno sempre più fatica a sopravvivere, Comunità che per aiutare Noi sono costrette ad ampliare i propri orizzonti, iter burocratici sempre più lunghi, persone che non si sentono tutelate da un sistema come se esse fossero ancor più emarginate con la linea della sobrietà e della cosiddetta linea della “normalità comune”. A parer mio questa è una vera ipocrisia: “Una chimera.” 2017; Sento parlare di sostanze solo in caso di arresti, maxiprocessi o quando si dice: “Era una brava persona, ma forse faceva uso di droghe.” Ma dov’è la realtà? Quella che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo, quella che si vive ogni giorno fuori, quella che sto combattendo con tutte le mie forze? La droga non è solo sballo, non è solo divertimento. E’ l’unico scopo che molti di Noi hanno avuto ogni giorno della nostra dipendenza attiva. Essa è stata – in quei giorni – l’antidepressivo per antonomasia, mentre per altri è stata un rifugio dove scappare per allontanarsi il più possibile da loro stessi. Non necessariamente un tossicodipendente è una cattiva persona; molto spesso dietro di essa egli nasconde: paura, insicurezza e drammi. Una persona travolta dai propri sentimenti – se non aiutata – sarà soggetta al proprio malessere per l’intera durata della sua vita. Sensibilità, impegno, concretezza ma soprattutto rispetto chiedo ad una società che dell’ipocrisia e dell’immoralità ha fatto una moda; puntare il dito verso chi ha problemi di tossicodipendenza – o ancor più gravemente – dimenticarsi di questi ultimi, comporta “un chiudere gli occhi” di fronte al reale problema, “un girarsi dall’altra parte” rispetto a persone che hanno bisogno solo di un aiuto sincero. Dopo un percorso riabilitativo, un tossicodipendente può “Esser reso parte di un tutto” e può anch’egli realmente dare il proprio contributo a questo paese non più come inetto ed incapace alla vita, ma come una persona che è parte integrante di questa società. M

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LA ”NOSTRA” COMUNITA’ IDEALE I RAGAZZI DELLA COMUNITA’ DI TRASTA A cura di Tony M. & Manuel N. L’uso delle regole in Comunità come del resto fuori, nella vita di tutti i giorni è fondamentale, per vivere come persone civili, nel rispetto di sé stessi e del prossimo, perchè nella società umana tutto è strutturato in modo che ognuno abbia i propri compiti da mandare avanti ed essere utile ad un nucleo di più persone, inteso come “Casa struttura”, quartiere città, paese o nazione, nell’unità delle persone da cui è composto, il tutto democraticamente regolamentato, dalle leggi varate per essa, in modo da soddisfare i bisogni primari di tutti i componenti. Ciò che è fuori della Comunità Struttura è stabilito e regolato dai diritti e doveri dei cittadini, quello che invece caratterizza una Comunità di utenti, soggetti ad una cura psicoterapeutica, che contrasta l’uso di sostanze, è molto simile, ma soggetto a regole più restrittive. Per cui, le chiameremo necessità e doveri di competenze, nel rispetto delle norme di buona convivenza, a riguardo agli usi e costumi della casa in cui si vive. In una Comunità Terapeutica, ci sono variegate norme, adibite al funzionamento dei vari settori, in modo che la struttura navighi come un fiume calmo e scorrevole: senza barriere. Purtroppo, non tutti, sono abituati a sottostare a tutte le regole, sopratutto chi ha condotto uno stile di vita che lo ha portato a cercare una via di fuga nelle droghe e nell’alcool, destabilizzandosi e dimenticandosi l’uso ed il valore di queste, portandolo a una esistenza senza rispetto per nessuno, per niente e soprattutto per sé stesso. Avendo già citato l’uso e il significato delle norme in Comunità, ora andremo a scoprire con esse il sistema per avere una vita ideale in una Struttura Terapeutica. Questo è molto semplice se si ha una motivazione a entrare a fare parte di un programma. Per prima cosa bisogna attenersi alle norme stabilite, conoscersi, ovvero relazionarsi con i compagni di percorso, cercando di vivere nel rispetto; è funzionale a sé mettersi in discussione confrontandosi spesso, perchè il confronto serve ad esternare i propri malesseri e le proprie gioe, in modo di cementare e migliorare la convivenza e i rapporti. Condividendo l’intima parte di noi stessi, come si fa o si dovrebbe fare in una grande famiglia, riusciamo ad affrontare i nostri sentimenti più profondi per arrivare prima a conoscere, poi a risolvere i nostri problemi. L’unità è fondamentale, ma non è tutto, serve soprattutto la cooperazione nel gestire questo nucleo con gli strumenti necessari alla vita quotidiana. Per condurre una vita sana occorre cercare di non vivere nella noia e nell’ozio, ovviamente è necessario sopperire all’uso di sostanze: la difficoltà è come farlo. Ecco che entrano in gioco gli strumenti di cui parlavamo in precedenza, ovvero l’autoaiuto, i gruppi e la condivisione delle proprie voglie e paure con gli altri, utenti o educatori che siano; tutto per arrivare a compiere le giuste scelte che ci aiuteranno quando saremo di nuovo lontano da qui, nella nostra vita reale.

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Decidere insieme è importante, portando avanti i compiti decisi in gruppo con entusiasmo, votando con criterio, per poter accontentare anche quelli di opinione differente, proposte ragionate in modo che siano accettate da tutti. Il nostro valore da rispettare è mettersi a disposizione degli altri, avere senso comunitario verso ogni singolo individuo, uno per tutti, tutti per uno, l’unione, questo fa la famiglia esternando i propri pensieri in gruppo, anche i più reconditi, o intimi, mettendo cioè le cose in chiaro aiutandoci insieme. Chiedere aiuto ai compagni è un altro aspetto importante, quando si hanno voglie malsane, perchè, solo contando sugli altri, possiamo prevenire il danno e la ricaduta all’uso di sostanze. Questo si può fare solo essendo sinceri ed umili con le persone, ma anche disponibili e corretti, evitando così stress e tensioni, dannose a tutti gli abitanti di questa casa. Vivendo nel lassismo, nell’inutilità verso il prossimo e conducendo una vita smodata e senza regole abbiamo dunque visto che è impossibile condurre una normale esistenza nel rispetto della moralità e della legalità. Non più soli come la morte ma vivi come un uomo tra uomini, come recita la nostra filosofia, possiamo quindi finalmente INSIEME e soltanto insieme raggiungere l’impossibile. Questo lavoro è stato fatto dai ragazzi della Comunità C.E.I.S. di Trasta, per il seminario “Legalità”, tenuto dall’avvocato Marco Cafiero, in base agli insegnamenti appresi, sulle regole, in cosa consistono e a che cosa servono, per come sono utili, al nostro modo di vivere correttamente, nel rispetto degli altri, nel contesto della Comunità e della vita di tutti i giorni al di fuori della struttura.

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ISTANTI DELLA VITA Passata questa notte… abbiamo portato a casa un altro giorno. E un giorno si unisce ad un altro e così fa la vita in cui vi sono istanti che non ricorderemo più. Non ci verrà in mente quello che di minuscolo c’è stato. I piccoli dettagli a cui non abbiamo dato importanza… ma che invece ne danno a noi. Essi ci arricchiscono e noi non ce ne accorgiamo, troppo presi dall’impeto di eventi più grandi di Noi. Ho visto che a volte per imparare ad essere se stessi bisogna tornare indietro e scoprire che cosa c’è sotto a quello che potremo ancora diventare. Così attraversando i ricordi, i doni ricevuti e quelli perduti, le cavolate fatte e le belle emozioni quello che resta è la possibilità di ricominciare sempre senza aver paura di essere liberi anche quando tutto è irrimediabilmente compromesso. ALE

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LE FOGLIE DI TRASTA


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