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Una cosa da niente

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«La chiamate una cosa da niente tradire migliaia dei vostri cittadini? E che ne sapete voi dei drammi che hanno causato le vostre modeste misure in difesa di questa mitica integrità razziale?» Nel 1938 le leggi razziali fasciste sconvolgono la vita degli ebrei. Chi si trova dall’altra parte, quando non ne approfitta, si adegua presto con l’alibi dei tempi difficili e sono ben pochi a indignarsi: tanto, alla fine, rispetto agli sforzi della nazione, sono “cose da niente”. In questi racconti amari e rivelatori, Mario Pacifici mostra come nell’animo di ogni ebreo siano comunque rimaste intatte la dignità, la lealtà alle proprie radici, il coraggio e infine l’ironia, che smaschera le ipocrisie e permette, a volte, di farsi beffa anche dei mali più insopportabili.

In copertina © Richard Tuschman / Trevillion Images Art director: Francesca Leoneschi Graphic designer: Pietro Piscitelli / theWorldof DOT

¤ 14,50

Mario Pacifici Una cosa da niente Mario Pacifici Una cosa da niente

MARIO PACIFICI ha esordito nella scrittura vincendo il premio del Festival della Letteratura Ebraica con il racconto Una cosa da niente, incluso in questa raccolta a cui dà il titolo. Con Gallucci ha già pubblicato i romanzi storici La pedina e Rachele e Giuditta, e l’albo La porta aperta, con le illustrazioni di Lorenzo Terranera, dedicato alla storia vera di Ferdinando Natoni, Giusto tra le Nazioni.

Esecutivo 145x215mm

Quando arrivarono i carabinieri, lo trovarono ancora lì, rattrappito su uno scalino, la testa fra le mani. Rispose a monosillabi alle loro domande, ma intanto non riusciva a liberarsi di un pensiero. Quell’uomo si era ucciso mentre gli parlava, forse proprio in risposta alle sue parole. Man mano che le idee gli si schiarivano, si sentiva pervadere da un violento senso di colpa. Lottò, per non lasciarsi sopraffare. Cosa c’entrava lui, in fondo, con quell’uomo? E cosa gli aveva mai detto, di così grave? Lui non aveva nulla contro gli ebrei, questo era chiaro, ma c’erano leggi e regolamenti precisi. Che colpa ne aveva lui, se era tenuto a farli rispettare? E poi, cosa c’era mai di tanto terribile in quelle leggi? Forse che qualcuno aveva torto loro un capello? Mentre formulava questi pensieri, un senso di estraneità gli cresceva così forte dentro da sgretolare la morsa di angoscia da cui si era sentito irretito. No, si disse infine con sollievo e con determinazione, lui non aveva proprio nulla di cui rimproverarsi.


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Una cosa da niente by Carlo Gallucci editore Srl - Issuu