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CARLO PELLEGATTI

Carlo Pellegatti

50 partite, infinite emozioni. Il Milan

illustrazioni di Mauro Mazzara

Publisher

Balthazar Pagani – BesideBooks

Fact checking e editing

Fabia Brustia

Graphic design

PEPE nymi

Una fonte preziosa per il lavoro di scrittura sono stati

Magliarossonera - AcMilan Unofficial Website e Forza Milan!

ISBN 979-12-221-1220-6

Prima edizione marzo 2026 ristampa 9876543210

anno 2030 2029 2028 2027 2026

© 2026 Carlo Gallucci editore srl - Roma

Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso BALTO print, Utenos g. 41B, Vilnius LT-08217, Lituania nel mese di marzo 2026

Gallucci è un marchio registrato

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Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.

50 PARTITE CARLO PELLEGATTI

Ricordando la famosa scrittrice inglese Virginia Woolf, anch’io posso affermare che di fianco a un grande uomo (io) c’è sempre una grande donna (mia moglie Antonella).

Io, però, sono ancora più fortunato, perché ho anche due grandi figli, Andrea ed Emma. A loro dedico questo libro!

SOMMARIO

PER CUSTODIRE IL FUOCO DEL PASSATO

GLI ACUTI DEI MIEI GRANDI CAMPIONI

Due sono state le passioni della mia vita: la musica e il Milan. Con una grande differenza. Il Milan mi ha preso per mano fin da quando ero un bambino e non mi ha più lasciato. Mio padre è sempre stato un grande appassionato di calcio e mi ha portato allo stadio, la prima volta nel 1944, a Varese: un Varese-Torino finito 0-6. Non ho mai dimenticato la prima volta invece a San Siro, sempre con mio papà e mio fratello, due anni dopo. Si giocava Milan-Livorno, finita 2-2. I miei primi idoli sono stati Annovazzi, Puricelli e Carapellese, che segnò anche una rete, ma che delusione per il gol del centravanti del Livorno, Raccis, nel finale. Da quel giorno, sono andato a vedere negli almanacchi, era il 17 novembre 1946, il Milan è stato il compagno di tutti questi anni. Come una religione laica che non mi ha più lasciato. La mia seconda famiglia, con la quale ho trascorso ore bellissime e indimenticabili.

Ho parlato del mio amore anche per la musica. Quando entro a San Siro o alla Scala, mi prende un’emozione particolare, il cuore batte sempre forte. È soprattutto un momento di gioia intensa. Ho applaudito grandi direttori d’orchestra come Von Karajan, Bernstein, Ansermet, Abbado, Muti. A San Siro mi sono alzato in piedi, quando… dirigevano la squadra Gunnar Gren, Liedholm, Rivera, Ancelotti, Albertini, Pirlo. Ora Luka Modrić, uno splendido giocatore, che avrebbe riempito il cuore anche di Silvio Berlusconi. Ho provato emozioni forti per le interpretazioni della Callas, della Tebaldi, di Bergonzi, Del Monaco, Di Stefano, o di Luciano Pavarotti. Ma non ho mai dimenticato gli… acuti di Nordahl, Schiaffino, Rivera ,

Prati, e dei grandi campioni del Milan di Silvio Berlusconi. Da Baresi a Maldini, dai tre olandesi a Kaká , Seedorf, Inzaghi, Shevchenko, Ibrahimović, oggi Leão. Ero a San Siro quando il Milan del Gre-No-Li ha regalato lo Scudetto dopo 44 anni, nel 1951. Ricordo ancora quell’attesa del risultato dall’altoparlante che poi ha annunciato la sconfitta dell’Inter. Con i giocatori abbracciati dai tifosi, che hanno invaso il campo. La gioia di aver visto un grande Milan, ah, quella traversa di Cucchiaroni e quel rigore non dato per un fallo in area su Danova , nella prima finale di Coppa dei Campioni del 1958, anche se poi uscito sconfitto dal Real Madrid guidato da Di Stéfano. Qualche anno dopo, ero davanti a un televisore collegato con la Televisione Svizzera Italiana, per la finale di Wembley, con Rivera che sembrava una ballerina. Ho cominciato a lavorare con Silvio Berlusconi, con il quale eravamo amici fin da bambini, nel 1973. Abbiamo sofferto insieme nei suoi uffici di Foro Bonaparte, quando gli juventini di Milano festeggiavano nelle strade lo Scudetto vinto, grazie anche alla nostra sconfitta a Verona, una delle più atroci delusioni della mia vita di tifoso del Milan. È ancora scolpito nella mia memoria uno dei momenti che hanno cambiato la storia del Milan e di tutti i tifosi rossoneri. È successo una mattina dei primi di gennaio del 1986. Il Milan, il nostro caro Milan stava per scomparire, con i libri in tribunale. Solo Silvio lo poteva salvare. Qualcuno gli sconsigliava di comprarlo. Altri, io per primo, di mettersi una mano sul cuore. Eravamo sull’aereo che ci portava da St. Moritz a Linate, dopo le vacanze di Natale. Berlusconi non parlava. Pensava, rifletteva, e nessuno di noi voleva disturbarlo. L’aereo stava quasi toccando terra, quando lui ci ha guardato e ha detto: “Lo compro!” Io e Marcello Dell’Utri ci siamo abbracciati. Lo conoscevamo bene e sapevamo che ci aspettavano degli anni bellissimi, come poi è accaduto. Grazie ai suoi soliti colpi di genio. Come quella volta, al ristorante “Torre di Pisa” di Milano, quando ci rivelò: “Prendiamo proprio quello lì”. Aveva deciso che Arrigo Sacchi, il tecnico del Parma, sarebbe diventato l’allenatore del Milan. Una delle emozioni più grandi è stata la finale di Barcellona del 1989, con novantamila tifosi del Milan al Camp Nou, ma, in generale, le finali di Coppa dei Campioni mi hanno sempre trasmesso le sensazioni più intense! Insomma, mi sono divertito, mi sono commosso, mi sono entusiasmato in questi lunghi anni di… fede religiosa. Chi non è religioso, forse non può capire appieno quello che significa amare una squadra di calcio. Soprattutto amare il Milan. E scusate l’ardire, ma ne sono convinto, grazie al nostro caro, vecchio, paralitico Milan, come lo chiamava Silvio, l’al di là è sempre stato un po’… più di qua!

IL CLUB CHE CREA RICORDI

“Quando si discute del passato non si tratta tanto di venerarne le ceneri, quanto di preservare il fuoco”. È stato lo scopo di questo mio libro, preservare quel fuoco. Forse lo stesso fuoco “rosso” evocato da Herbert Kilpin il giorno della fondazione, nel lontano 1899. Tanti i ricordi riaffiorati, scegliendo le 50 partite dei grandi successi, degli indimenticabili trionfi, delle prestazioni più esaltanti.

Spesso grazie alle mirabili interpretazioni dei tanti fuoriclasse che hanno indossato la maglia del Milan. Non vorrei rovinare la sorpresa indicando con quale criterio io abbia illustrato, attraverso episodi, partite, gol, parate, prodezze, la storia di questo Club leggendario. “Illustrato” mi sembra anche il termine più giusto, visto che ogni racconto è arricchito dagli splendidi “quadri” di Mauro Mazzara, che hanno colto l’attimo vincente, il gol spettacolare, l’espressione più toccante.

Mi è piaciuto anche andare a leggere, e quindi riportare, le cronache degli avvenimenti narrate dai cronisti di ogni epoca. Con il loro stile, con il loro linguaggio, con la loro arte di descrivere le emozioni di quei momenti.

Posso anticipare invece che, in queste pagine, il Milan non ha mai… perso. Nella storia di un Club vi sono parentesi tristi, sconfitte laceranti da dimenticare, episodi da cancellare. In questo libro, invece, il Milan vince, vince e vince ancora.

Che poi “vincere” è il verbo più usato in questi più di 125 anni di Storia.

Ho chiesto al dottor Fedele Confalonieri, che ha vissuto molti di questi trionfi, di queste vittorie, che si è entusiasmato alle prodezze dei tanti campioni in ma -

glia rossonera, protagonista con Silvio Berlusconi di anni indimenticabili e meravigliosi, di rivivere le emozioni di una vita insieme al suo Milan, e lo ringrazio per la bellissima prefazione.

Mi fermo qui. Che cominci subito questa splendida avventura che si chiama Milan! Ma attenzione a un COLPO DI SCENA. Seguitemi! Dopo l’ultimo capitolo, troverete quattro pagine bianche. Così da lasciare a ogni innamorato del Milan, nei primi due fogli, la possibilità di disegnare o di mettere una foto della “sua” partita del cuore a sinistra, e di scrivere pensieri, parole e commenti a destra.

Le ultime due pagine, invece, sono vuote perché simboleggiano la storia del Milan ancora da vivere. Una storia, che, grazie ai suoi futuri successi, ai suoi futuri trionfi, si riempirà ancora di immagini indimenticabili e di racconti meravigliosi. Perché, è vero, questo è un libro di bellissime emozioni passate, ma il Milan non vive solo di ricordi. Il Milan è un Club che i ricordi li CREA!

Abbiamo deciso di farvi un regalo aggiungendo dei QR code che rimandano alle mie radio e telecronache di alcune di queste memorabili partite.

Sono reperti della storia del Milan, non tutti perfetti sul piano dell’audio, ma tutti appassionanti e ancora emozionanti.

Inquadrateli e potrete tornare indietro nel tempo sulle tribune a tifare insieme a me.

IL PALMARÈS

SCUDETTO

SCUDETTO 1959

MILAN - napoli 2-1

- juventus 1-1 (6-3 D.C.R.)

- BARCELLONA 1-0 1-1

MILAN - TORINO 1-0

ITALIA MILAN - ROMA 2-2 4-1

juventus - milan 0-0 (2-3 d.c.r.)

SCUDETTO

- INTER 2-1

COPPA DEI CAMPIONI MILAN - benfica 2-1 1963

MILAN - padova 1-0

MILAN - LEEDS 1-0

- N. MEDELLÍN 1-0

- INTER 2-0

SUPERCOPPA EUROPEA MILAN - PORTO 1-0

SUPERCOPPA

juventus-milan 1-1 (4-5 d.c.r.)

- BENFICA 1-0

MILAN - SAMPDORIA 1-1 (5-4 D.C.R.)

SCUDETTO 2004

SCUDETTO

LE PARTITE

Ne ho scelte 50, ma per noi vecchi cuori rossoneri ogni partita è un’emozione infinita.

Pellegatti

Carlo

IL PRIMO SCUDETTO

L’eterna sigaretta in bocca. Herbert Kilpin guarda fuori dal finestrino mentre tanti pensieri gli attraversano la mente. Il viaggio da Milano a Genova in treno dura cinque ore, ancora più scomodo sul duro legno del vagone di terza classe. Nello scompartimento, i suoi compagni di squadra parlano con emozione della finale-Scudetto che li attende il giorno dopo a Genova.

È il 4 maggio 1901. Il vecchio Herbie mai ha dimenticato l’onta di due finali perse, quando indossava ancora la maglia dell’Internazionale Torino. Sempre contro il Genoa! Al banchetto di fine gara si rivolse allora al suo grande rivale Edoardo Pasteur, anima dei rossoblù, e gli disse: “Questa è l’ultima volta che vincete. Fonderò a Milano una squadra che vi batterà!”

Sorridendo con un velo di nostalgia, ricorda anche i meravigliosi e frenetici giorni che precedettero il giorno della fondazione, quando nel dicembre di due anni prima, all’Hotel du Nord et des Anglais, vicino all’odierna piazza della Repubblica, pronunciò parole che sono passate alla storia del Milan: “Signori, i nostri colori saranno questi. Il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo ai nostri avversari!”

Ora il suo sogno sta per realizzarsi. Il Milan giocherà la finale dello Scudetto contro il fortissimo Genoa, sempre guidato, in campo, da Edoardo Pasteur. Kilpin ha curato la preparazione nei minimi dettagli. Gli ultimi allenamenti si sono svolti in un campo più piccolo del Trotter, perché Ponte Carrega, dove si disputerà la partita decisiva, ha misure inferiori al campo dove si allena il Milan. Ha individuato nel portiere Spensley il punto debole degli avversari. Quindi ha esortato i suoi compagni a tirare, tirare sempre. Ha poi pensato, da fine tattico qual è sempre stato, di mettere un uomo su Edoardo Pasteur, il regista del Genoa, per bloccare la fonte di gioco dei rivali. Alla fine ha assegnato questo compito allo svizzero Kurt Lies, detto “il Bimbo” per il suo aspetto giovanile. Dietro il viso da ragazzino, però, si nasconde una grinta feroce e un grande temperamento.

È domenica 5 maggio 1901, il giorno della finale. Il campo di Ponte Carrega presenta un prato in perfette condizioni. Tanti gli appassionati saliti sulla collina che guarda il mare in carrozza, in bicicletta, molti a piedi. Le squadre en -

trano in campo precedute dall’arbitro Wallys Ghiglione di Genova. Kilpin ha studiato un 1-2-3-5 molto offensivo. Il Genoa appare subito in difficoltà. Nel Milan, a trascinare i compagni sono lo scatenato Suter e il giovane Gadda. I rossoblù sono sorpresi dall’approccio veemente dei milanisti, che passano subito in vantaggio, grazie a un’autorete. I rossoneri raddoppiano poi con Kilpin. Non poteva certo mancare la griffe del Capitano, mentre rimane ancora sconosciuto l’autore della terza rete. Il Milan batte così il Genoa con un netto 3-0. Una partita senza storia.

Herbert Kilpin alza il trofeo, la Coppa Fawcus, con il suo sorriso nascosto dai baffoni neri. Poi si volta verso i suoi magnifici compagni che, dopo la premiazione, stanchi, esausti ma felici, si abbracciano a lungo prima di lasciare il campo. L’inviato della “Gazzetta dello Sport” termina così il suo articolo sull’incontro:

“Il ritorno in città si effettuò pure brillantemente verso le sei, tra un via vai di carrozze biciclette e automobili. Chiuse la giornata un succulento pranzo alla Concordia, offerto dai genovesi ai soci della Milano che ebbe fine a tarda ora, tra gli hoch e gli hurrah interminabili”.

Il sogno di Herbert Kilpin si era finalmente realizzato. Il Milan Football and Cricket Club aveva vinto il primo Scudetto della sua Storia!

Genoa-Milan, 0-3

Genova, 5 maggio 1901

IL PORTIERE SULLA SEDIA

Realizzare venti gol, record nella storia del Milan, con il portiere seduto su una sedia sulla linea di porta, è successo davvero.

Il 15 ottobre 1905, i rossoneri vengono invitati a Casteggio, sulle colline dell’Oltrepò Pavese, a giocare la Coppa Negrotto, dal nome di Pierino Negrotto Cambiaso, aristocratico e politico genovese, nonché presidente dell’FBC Casteggio. I rossoneri non vincono lo Scudetto da ormai quattro anni. Herbert Kilpin, che gioca come regista della difesa, accetta l’invito. Ha costruito una grande squadra, che vuole convinta e autorevole fin dalle prime amichevoli. Incredibile quello che accade prima del match, raccontato dallo stesso Kilpin a “Sport Illustrato”.

In rosa, dopo qualche anno, è tornato Samuel Davies, un centrocampista ormai trentottenne. Le sue condizioni di forma non sono certo ottimali, quindi Kilpin decide di metterlo in porta.

«Ma che ci vado a fare in porta, Herbie? Non avremo nemmeno un pallone da parare!» esclama l’inglese.

Kilpin non cambia idea, ma poco prima di scendere in campo vede Davies ancora vestito con un elegante abito e la paglietta in testa. Stupito, gli chiede: «Ma non ti cambi ancora?»

«No, non ci sarà tanto lavoro oggi» risponde divertito. Poi va a prendere una sedia, la mette sulla linea di porta e comincia a fumare una sigaretta dietro l’altra. I giocatori del Casteggio cercano di avvicinarsi al portiere, ma la differenza di livello è troppo alta. Il Milan comincia a segnare, e segnare ancora, fino al diciannove a zero.

“Allora” ricorda Kilpin “Samuel mi chiede: ‘Permetti che giochi un po’ anch’io?’ Ridendo gli permetto di abbandonare la porta. Davis si mischia alla linea dei forwards (attaccanti, NdR) e dopo due minuti segna la rete numero venti!”

Un primato che regge ormai da 120 anni… con un portiere, in borghese, seduto sulla linea!

Casteggio-Milan, 0-20 Casteggio, 15 ottobre 1905

MILAN SETTEBELLO

È l’apoteosi del Gre-No-Li. Il Milan batte clamorosamente la Juventus, a Torino, con un incredibile 7-1. Grandi protagonisti sono proprio loro, Gren, Nordahl e Liedholm, i tre campioni svedesi voluti fortemente dal presidente Umberto Trabattoni, il dirigente della rinascita. Il 5 febbraio 1950 è una giornata grigia. Una pioggia sottile cade sui cinquantamila spettatori che affollano il Comunale. Ben quindicimila sono arrivati da Milano. La Juventus comanda la classifica con 56 punti; a 3 punti il Milan, che punta a vincere il titolo dopo l’ultima vittoria del 1907.

L’inizio è favorevole ai bianconeri, che passano in vantaggio con Hansen. Dopo solo due minuti, Liedholm appoggia a Nordahl, che realizza la rete del pareggio. Accade poi l’incredibile. Minuto 23. Nordahl a Gren. Tiro fortissimo ed è l’1-2. Minuto 24. Candiani appoggia a Liedholm. Conclusione precisa ed è l’1-3. Minuto 25. Burini lancia a Nordahl. Tiro in corsa ed è l’1-4. I tre minuti più tremendi della storia juventina. Sul finale del tempo, esplode l’ira dei bianconeri. Carlo Parola , difensore che concilia la grinta con la correttezza, perde la testa. Dopo aver allontanato la palla, colpisce con un calcio violento Nordahl. L’arbitro Galeati decreta la logica espulsione. Il centravanti torna sull’episodio nella sua autobiografia Oro e campi verdi : “Sapevo che era successo per la tensione della partita. Negli spogliatoi ci abbracciammo e anche oggi ci vediamo con piacere”. Il Milan non rallenta il ritmo. Nel secondo tempo segna la quinta rete, ancora con Nordahl, poi gli italiani Burini e Candiani chiudono la partita con uno spettacolare 7-1 finale.

Una delle domeniche più emozionanti della storia milanista finisce con l’incredibile corteo formato da centinaia di auto, targate Milano, che sventolano i vessilli rossoneri nelle strade di Torino. Anche a Milano un tranviere non resiste. Mette fuori dal finestrino la bandiera del Milan per festeggiare una domenica speciale. Quella del Milan che batte la Juventus per 7-1!

Juventus-Milan, 1-7 Torino, 5 febbraio 1950

FINISCE L’INCUBO

“Non si mossero, aspettarono muti sugli spalti. I Paladini del Milan credevano di aver perduto tutto, anche lo Scudetto. L’altoparlante gracchiava la solita canzonetta allegra, ma loro volevano altro, aspettavano altro, dopo la sconfitta della loro squadra. Il risultato dell’Inter a Torino”. Nino Oppio, giornalista del “Corriere d’Informazione”, racconta così le emozioni dei tifosi rossoneri in quella domenica di giugno.

Quanto tempo è passato dall’ultima vittoria in campionato. Lunghi, terribili, frustranti 44 anni, da quel lontano 1907. Ora lo Scudetto è lì, così vicino. Finalmente! Mancano solo novanta minuti, novanta maledettissimi minuti. In caso di vittoria, è trionfo aritmetico. “Viva l’aritmetica!” urlano anche i più scarsi nelle tabelline. È stato un campionato sempre dominato, sempre straordinario. Anzi, quasi sempre. Sì, perché dopo un devastante inizio, dodici punti nelle prime sei partite, seguito da un cammino imperioso, tre urfidi pareggi consecutivi, a maggio, hanno permesso all’Inter di avvicinarsi minacciosa. Ora sono a tre punti, ma mancano ancora due partite. Tutto dunque è ancora possibile.

È il 10 giugno 1951. A San Siro, il Milan affronta la Lazio, terza ma distante in classifica. L’Inter gioca a Torino contro i granata, in lotta per non retrocedere. In tribuna batte forte il cuore dell’avvocato Vittorio Pedroni, l’unico giocatore rossonero sopravvissuto dei magnifici protagonisti dell’ultimo Scudetto. È un Milan però irriconoscibile, bloccato dalla tensione. La Lazio ne approfitta, passando in vantaggio dopo 13 minuti. L’arbitro Guido Agnolin, il padre di Luigi Agnolin, famoso arbitro degli Anni Ottanta, concede al 19’ un calcio di rigore al Milan. Carlo Annovazzi viene ancora stregato, come nella partita di andata, dal portiere Sentimenti IV, che devia il pallone, debole e poco angolato. Il Milan con il solito Nordahl riesce a pareggiare, ma Sentimenti V porta ancora in vantaggio la Lazio, nel finale del tempo. Generosi quanto sterili i tentativi milanisti nel secondo tempo. Il Milan perde la partita! Dirigenti, giocatori e pubblico non sanno nulla di Torino-Inter. Negli spogliatoi, l’atmosfera è triste e pesante. Piange affranto Carletto Annovazzi, il più milanista di tutti, invano consolato dal portiere Buffon. Anche il solitamente sereno Liedholm ha il volto scuro. Il vicepresidente Mario Mauprivez mormora al

direttore tecnico Toni Busini: “Non è giusto, non è giusto. Dopo un campionato dominato, perdere proprio dall’Inter”. I tifosi sulle tribune sono muti. Aspettano, disperati e ansiosi, notizie dall’altoparlante. Nessuno ha lasciato San Siro. Improvvisamente un dirigente entra trafelato nella stanza, umida e impregnata di canfora, urlando: “L’Inter ha perso. L’Inter ha perso 2-1!” Il più scatenato è proprio Toni Busini, che viene abbracciato dai giocatori. Molti sono commossi, qualcuno, mezzo nudo, esce dalla doccia saltando di gioia. Da lontano si ode intanto il grido: “Fuori! Fuori!”

Torniamo indietro di qualche minuto, sulle tribune. L’altoparlante sta trasmettendo l’allegra Chiquita Bacana, cantata da Nilla Pizzi e il Duo Fasano, ma nessuno ha voglia di ridere. La canzone viene improvvisamente interrotta.

“Attenzione, attenzione! Trasmettiamo i risultati della trentasettesima giornata di serie A. Lazio batte Milan 2-1”.

Poi la voce gracchiante continua: “Napoli-Udinese 2-1, Novara-Atalanta 1-1, Padova-Juventus 0-1, Palermo-Lucchese 1-0”.

I tifosi rossoneri trattengono il fiato.

“Pro Patria-Como 1-0, Roma-Fiorentina 3-0, Sampdoria-Bologna 7-2, a Torino… Torino batte…”

“Torino batte… E non sentimmo più nulla. Nello stadio ancora gremito parve scoppiare una bomba. Il risultato fu schiacciato dalle urla assordanti di gioia”. Così ancora il giornalista Nino Oppio.

I giocatori escono dagli spogliatoi e vengono portati in trionfo. Abbracciati dal popolo rossonero, impazzito dalla felicità, mentre sventolano le bandiere con lo Scudetto tricolore.

È un giorno speciale, quel 10 giugno. Non solo perché viene cancellato un incubo e un anatema, ma perché, in quella domenica di tarda primavera del 1951, nasce la leggenda del Milan, quella di uno dei Club più vincenti e famosi della storia del calcio!

Milan-Lazio, 1-2 Milano, 10 giugno 1951

LE

SFIDE ENTUSIASMANTI CHE HANNO

DATO VITA ALLA LEGGENDA DEL MILAN

RACCONTANO OLTRE UN SECOLO DI GRANDE CALCIO

E DI UNA PASSIONE SPORTIVA SENZA CONFINI.

Dalla fondazione della società nel 1899 fino ai giorni nostri, il Milan ha scritto pagine straordinarie in Italia, in Europa e nel mondo. Carlo Pellegatti, la “voce” del tifo rossonero, le celebra in questa galleria di 50 partite che hanno segnato la storia della squadra e fatto palpitare l’animo dei tifosi.

I match di inizio Novecento, gli scudetti firmati dall’indimenticabile Herbert Kilpin , i primi eroi, i trionfi degli Anni Cinquanta e Sessanta, la Stella , il Milan degli Immortali , degli Invincibili e dei Meravigliosi di Silvio Berlusconi , i campioni che hanno incantato San Siro. Le emozioni di uno dei Club più titolati in assoluto , rivissute con il calore della cronaca, narrate con il cuore che batte, arricchite dalle evocative illustrazioni di Mauro Mazzara che ne restituiscono l’atmosfera unica.

CON I QR CODE PER ASCOLTARE LE MEMORABILI CRONACHE DELL’AUTORE! RIVIVI L’EMOZIONE!

CARLO PELLEGATTI

, giornalista sportivo televisivo e autore, è la voce del tifo rossonero e tifoso milanista doc dal 1957. Le sue radiocronache nelle emittenti private e le sue telecronache, prima su Milan Channel, poi a Mediaset Premium, sono diventate famose per la loro originalità e la passione. Oggi è ospite a Pressing ed è molto attivo sui suoi canali social, che contano oltre 400mila followers. È inoltre autore del podcast intitolato La Storia del Milan raccontata da Carlo Pellegatti

MAURO MAZZARA è pittore e illustratore per la comunicazione, la moda e l’editoria italiana ed estera. Vincitore di importanti premi internazionali, disegna spesso per lo sport, che è una delle sue grandi passioni. Per Gallucci Centauria ha illustrato anche La storia del calcio azzurro in 50 ritratti di Marino Bartoletti.

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