PETER ORNER (Chicago, 1968) è autore
Una vita da lettore, letture di una vita
“Grazie al cielo, questo libro sfugge a qualsiasi categorizzazione”
ma capita solo a me?
di romanzi, racconti e saggi. Esther Stories, la sua raccolta d’esordio, è stata segnalata dal “New York Times” come uno dei “libri da ricordare” del 2001. I suoi racconti sono stati anche pubblicati da “The New Yorker”, “The Atlantic Monthly” e “The Paris Review”. Insegna inglese e scrittura creativa al Dartmouth College, nel New Hampshire, e vive con la famiglia a Norwich, nel Vermont. Con Gallucci ha già pubblicato la raccolta di racconti L’ultima auto sul Sagamore Bridge e il romanzo La seconda venuta di Mavala Shikongo.
Peter Orner parte da questa considerazione e si abbandona a un flusso di riflessioni sull’intreccio tra vita, lettura e scrittura, soffermandosi su alcuni degli autori più influenti degli ultimi due secoli: Anton Čechov, Franz Kafka, Herman Melville, Virginia Woolf, Saul Bellow, ma anche Lyonel Trouillot, Eudora Welty, Álvaro Mutis e Bohumil Hrabal. Il risultato è una raccolta di pensieri intimi, spontanei e brutalmente sinceri che ci invitano a ragionare sul nostro rapporto con la letteratura e, soprattutto, a rintracciare, dentro i libri e nella vita, le storie che ci hanno portato a essere chi siamo.
Peter Orner Peter Orner
“Le storie, sia le mie che quelle che ho preso a cuore, alla fine hanno formato la persona che sono diventato”
DAVE EGGERS
“Gli amanti dei libri divoreranno queste storie personali e genuine sulla lettura e la letteratura”
Ma capita solo a me?
KIRKUS REVIEWS
Illustrazione di copertina di Angela Kuo Art Director: Stefano Rossetti Graphic Designer: Eleonora Tallarico / PEPE nymi
€ 16,50
traduzione di Riccardo Duranti
Ancora oggi, per la maggior parte dei prosatori e di sicuro per la maggior parte degli editori, il romanzo rimane supremo, specie in questo Paese dove veneriamo tutte le cose grandi per la loro grandezza. È una cosa che mi ha sempre confuso. Dov’è il grande romanzo di Borges? Borges, che diceva sempre la cosa giusta, ha detto anche: Mi piacciono gli inizi e mi piacciono i finali, le lunghe parti di mezzo le lascio a Henry James. Alleluia! Quanti bei racconti sono andati perduti perché gli autori hanno lavorato per anni come schiavi per imbottirli di parole superflue e trasformarli in romanzi che non ne avevano bisogno? Quali verità sono rimaste sepolte? Quante nuove forme non sono mai state create?