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La leggenda di Sleepy Hollow e Racconti di un viaggiatore - Parte prima

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Washington Irving Sleepy Hollow è un luogo fuori dal tempo, avvolto in un’aura di cupo mistero. Si dice che la valle sia infestata dallo spettro di un diabolico cavaliere senza testa, che si aggira nella notte in sella al suo destriero nero. Si tratta solo di sciocche superstizioni, oppure le storie contengono un fondo di verità? Ichabod Crane, umile maestro di campagna invaghito della bella ereditiera Katrina Van Tassel, non ha nessuna intenzione di scoprirlo. Eppure una sera, mentre attraversa il bosco di ritorno da una festa, le ombre che affollano la sua fervida immaginazione si trasformano in un vero e proprio incubo…

ISBN 978-88-3624-379-2

Immagine di copertina: © Davide Nadalin Progetto grafico: Camille Barrios / ushadesign

€ 13,50

La leggenda di

e Racconti di un viaggiatore - Parte prima

la leggenda di sleepy hollow

Con La leggenda di Sleepy Hollow e le altre storie contenute nella raccolta Racconti di un viaggiatore, Washington Irving trascina il lettore in un mondo popolato da fantasmi e mistero, senza rinunciare a una buona dose di ironia che gli permette di prendersi gioco della società del tempo e dei suoi stessi personaggi. Nell’inventare il genere goticohorror, Irving già lo trascende.

Washington Irving

Washington Irving (1783-1859) è stato il primo autore statunitense di narrativa a essere apprezzato anche in Europa. Da lui prende le mosse la grande tradizione del gotico-horror americano, che passando da Poe e Lovecraft arriva fino a Stephen King. La leggenda di Sleepy Hollow, il suo racconto più famoso, vanta numerose trasposizioni per il cinema e la tv, tra cui spicca il film diretto da Tim Burton e interpretato da Johnny Depp e Christina Ricci.

traduzione di Adriana Cicalese e Riccardo Duranti

Nelle tenebre fitte della macchia accanto al torrente comparve al suo sguardo qualcosa di enorme, deforme, nero e torreggiante. Non si muoveva, ma sembrava raccogliersi nell’oscurità, come un mostro gigantesco pronto a gettarsi sul viandante. I capelli del terrorizzato maestro gli si drizzarono in testa per lo spavento. Che fare? Era ormai troppo tardi per fuggire all’indietro; e poi, che possibilità aveva di scampare a spiriti e fantasmi, se di questi si trattava, capaci di volare sulle ali del vento? Perciò, cercando di recuperare una parvenza di coraggio, con voce esitante chiese: «Chi sei?»


Washington Irving Sleepy Hollow è un luogo fuori dal tempo, avvolto in un’aura di cupo mistero. Si dice che la valle sia infestata dallo spettro di un diabolico cavaliere senza testa, che si aggira nella notte in sella al suo destriero nero. Si tratta solo di sciocche superstizioni, oppure le storie contengono un fondo di verità? Ichabod Crane, umile maestro di campagna invaghito della bella ereditiera Katrina Van Tassel, non ha nessuna intenzione di scoprirlo. Eppure una sera, mentre attraversa il bosco di ritorno da una festa, le ombre che affollano la sua fervida immaginazione si trasformano in un vero e proprio incubo…

ISBN 978-88-3624-379-2

Immagine di copertina: © Davide Nadalin Progetto grafico: Camille Barrios / ushadesign

€ 13,50

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la leggenda di sleepy hollow

Con La leggenda di Sleepy Hollow e le altre storie contenute nella raccolta Racconti di un viaggiatore, Washington Irving trascina il lettore in un mondo popolato da fantasmi e mistero, senza rinunciare a una buona dose di ironia che gli permette di prendersi gioco della società del tempo e dei suoi stessi personaggi. Nell’inventare il genere goticohorror, Irving già lo trascende.

Washington Irving

Washington Irving (1783-1859) è stato il primo autore statunitense di narrativa a essere apprezzato anche in Europa. Da lui prende le mosse la grande tradizione del gotico-horror americano, che passando da Poe e Lovecraft arriva fino a Stephen King. La leggenda di Sleepy Hollow, il suo racconto più famoso, vanta numerose trasposizioni per il cinema e la tv, tra cui spicca il film diretto da Tim Burton e interpretato da Johnny Depp e Christina Ricci.

traduzione di Adriana Cicalese e Riccardo Duranti

Nelle tenebre fitte della macchia accanto al torrente comparve al suo sguardo qualcosa di enorme, deforme, nero e torreggiante. Non si muoveva, ma sembrava raccogliersi nell’oscurità, come un mostro gigantesco pronto a gettarsi sul viandante. I capelli del terrorizzato maestro gli si drizzarono in testa per lo spavento. Che fare? Era ormai troppo tardi per fuggire all’indietro; e poi, che possibilità aveva di scampare a spiriti e fantasmi, se di questi si trattava, capaci di volare sulle ali del vento? Perciò, cercando di recuperare una parvenza di coraggio, con voce esitante chiese: «Chi sei?»


UAO Universale d’Avventure e d’Osservazioni


Washington Irving La leggenda di Sleepy Hollow e Racconti di un viaggiatore - Parte prima traduzione dall’inglese di Adriana Cicalese e Riccardo Duranti ISBN 978-88-3624-379-2 Prima edizione italiana febbraio 2022 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2026 2025 2024 2023 2022 © 2022 Carlo Gallucci editore srl - Roma Titolo originale: The Legend of Sleepy Hollow and Tales of a Traveller – Part One Gallucci e il logo

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Il marchio FSC® garantisce che questo volume è realizzato con carta proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile e da altre fonti controllate, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. L’FSC® (Forest Stewardship Council®) è una Organizzazione non governativa internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, che include tra i suoi membri gruppi ambientalisti e sociali, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno, scienziati e tecnici che operano insieme per migliorare la gestione delle foreste in tutto il mondo. Per maggiori informazioni vai su https://ic.fsc.org/en e https://it.fsc.org/it-it Tutti i diritti riservati. Senza il consenso scritto dell’editore nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma e da qualsiasi mezzo, elettronico o meccanico, né fotocopiata, registrata o trattata da sistemi di memorizzazione e recupero delle informazioni.


Washington Irving

La leggenda di Sleepy Hollow e

Racconti di un viaggiatore PARTE PRIMA

traduzione dall’inglese di Adriana Cicalese e Riccardo Duranti


La leggenda di Sleepy Hollow RITROVATA TRA LE CARTE DEL COMPIANTO DIEDRICH KNICKERBOCKER


D’una landa amena e torpida si trattava, di sogni fluttuanti innanzi occhi socchiusi, di ridenti castelli, su ogni nube che passava, d’un’eterna aria estiva circonfusi. James Thomson, Il castello dell’indolenza, 1748

Incastonata in una di quelle ampie insenature che rendono frastagliata la riva orientale dell’Hudson, all’altezza di quel vasto allargamento del fiume che gli antichi navigatori olandesi chiamavano Tappan Zee e quando lo attraversavano per prudenza riducevano sempre le vele e si raccomandavano a san Nicola perché li proteggesse, c’è una piccola cittadina mercantile o porto di campagna che alcuni chiamano Greensburgh, ma è meglio e più appropriatamente nota come Tarry Town*. A quanto si dice, fu così ribattezzata un *

In inglese, “tarry” significa “attardarsi”, “indugiare”. [N.d.R.]

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La leggenda di Sleepy Hollow

tempo dalle brave massaie delle campagne circostanti per via dell’inveterata abitudine dei loro mariti, nei giorni di mercato, di tirar tardi nelle taverne locali. Sia come sia, non posso garantire che le cose stiano proprio così, ma ho voluto menzionare questo particolare per amor di precisione e completezza. Non lontano da questo paese, forse a due miglia di distanza, c’è una valletta, o piuttosto un grembo di terra, circondata da alte colline, che è uno dei posti più tranquilli del mondo. È attraversata da un ruscello il cui fluire produce appena un mormorio che concilia il riposo e, di tanto in tanto, il fischio d’una quaglia e il picchiettare d’un picchio sono gli unici suoni che spezzano la costante pace del luogo. Ricordo bene che quand’ero ancora ragazzo, la mia prima avventura di caccia allo scoiattolo ebbe luogo proprio nel boschetto di noci altissimi che ombreggia un lato della valle. Ero finito lì verso mezzogiorno, quando tutta la Natura è particolarmente silenziosa, e fui colto di sorpresa dal boato del mio stesso fucile che lacerò la calma domenicale circostante e si prolungò riverberandosi in echi furibondi. Se mai dovessi desiderare un posto appartato per sottrarmi alle distrazioni del mondo e poter sognare in pace quel che resta della mia travagliata esistenza, non saprei immaginarne uno più promettente di questa valletta. Per via della languida quiete che permea il posto e del singolare carattere della gente che vive lì, discendente dagli 8


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antichi coloni olandesi, questa forra isolata è nota da lungo tempo come Sleepy Hollow, e i baldi giovanotti che la abitano sono conosciuti in tutta la regione come “i ragazzi di Sleepy Hollow”. Un clima torpido e sognante sembra incombere su di essa e pervaderne l’atmosfera. C’è chi dice che il posto sia stato stregato da un dottore alto-tedesco nei primi tempi della colonia; altri sostengono invece che fu un vecchio capo indiano, stregone e profeta della sua tribù, a usarlo come luogo per tenere i suoi consigli di guerra ben prima che fosse scoperto dal capitano Hendrick Hudson. Quel che è certo è che il posto sembra essere ancora sotto l’effetto di qualche magia che mantiene una sorta d’incantesimo sopra la brava gente che lo abita, costringendola a muoversi in uno stato perennemente sonnolento. La popolazione locale è infatti preda di bizzarre credenze, è incline a cadere in trance, ad avere visioni, spesso si trova ad assistere a strane scene e sente voci e musiche nell’aria. Nella zona circolano storie e superstizioni crepuscolari in gran quantità, inoltre ci sono posti infestati di fantasmi; qui le stelle cadono e le meteore brillano nel cielo con una frequenza maggiore che nel resto del paese e l’incubo, con relativo codazzo di nove seguaci, sembra scegliere la valle come scena preferita delle proprie esibizioni. Tuttavia, lo spirito principale che frequenta questa zona incantata e sembra essere a capo di tutte le aeree presen9


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ze è l’apparizione di una figura a cavallo priva di testa. Alcuni sostengono si tratti di un mercenario assiano che ha avuto la testa staccata da una cannonata in una delle tante battaglie della guerra d’indipendenza e che da allora, ogni tanto, viene avvistato dalla gente di campagna mentre sfreccia nell’oscurità della notte come sulle ali del vento. Le sue frequentazioni non sono limitate alla valle, ma a volte si estendono nelle strade circostanti e specialmente nei pressi di una chiesa non molto lontana da lì. In verità, alcuni dei più affidabili storiografi di quei paraggi, che hanno scrupolosamente raccolto e confrontato gli evanescenti dati riguardanti lo spettro, sostengono che il corpo del soldato, dopo essere stato sepolto nel cimitero della chiesa, esca di notte e cavalchi fino al campo di battaglia alla ricerca della propria testa e che la fretta con cui sfreccia lungo la valle, come un’esplosione nel cuore della notte, sia dovuta al fatto che è in ritardo e in premura di tornare al cimitero prima dell’alba. Insomma, questa è l’essenza principale di questa leggenda superstiziosa che ha fornito materiale per innumerevoli storie bizzarre in quella regione ricca di ombre; e lo spettro è ben noto attorno a tutti i focolari della zona come il Cavaliere senza testa di Sleepy Hollow. Quel che è degno di nota è che la propensione visionaria che ho descritto non è confinata agli abitanti nati e cresciuti 10


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nella valle, ma è assorbita inconsapevolmente da tutti coloro che vi soggiornino per un periodo. Per quanto potessero essere svegli prima di entrare in quella zona assonnata, ben presto respirano l’influenza stregata che circola nell’aria e diventano fantasiosi, sognano sogni e vedono apparizioni. Parlo di questo posto così tranquillo con tutta l’ammirazione possibile perché è proprio in queste remote valli olandesi, sparse qui e là nel seno del grande Stato di New York che la gente, le tradizioni e i costumi rimangono stabili, mentre l’impetuoso torrente delle migrazioni e del progresso, che provoca tali incessanti cambiamenti in altre parti di questo inquieto paese, passa accanto a loro senza neanche considerarli. Questi posti sono un po’ come quelle stagnanti anse di acqua ferma che fiancheggiano un corso d’acqua irruento dove possiamo osservare pagliuzze e bollicine restare ancorate immote o al massimo girare lentamente su se stesse nel loro porto in miniatura, senza essere disturbate dal veloce flusso della corrente. Quantunque siano ormai passati molti anni da quando ho messo piede nelle sonnolente ombre di Sleepy Hollow, mi domando se non sia possibile trovare ancora gli stessi alberi e le stesse famiglie che vegetano in pace nel suo grembo protetto. In questo angolo fuori mano della Natura, in un periodo remoto della storia americana – cioè a dire, una trentina d’anni fa – abitava un degno individuo di nome Ichabod 11


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Crane, che soggiornava, o, come diceva lui, “indugiava” a Sleepy Hollow allo scopo di istruire i bambini dei dintorni. Lui era nato nel Connecticut, uno stato che fornisce alla nazione pionieri dell’intelletto oltre che esploratori di foreste e ogni anno sforna legioni di taglialegna di frontiera e maestri di campagna. Il significato del suo cognome, “gru”, era ben rappresentato dal suo fisico. Era alto, ma molto smilzo, aveva spalle strette e braccia e gambe lunghissime, mani che spenzolavano a grandissima distanza dalle maniche, piedi che avrebbero potuto esser usati come badili e una struttura complessiva che pareva essere stata messa insieme un po’ alla leggera. Aveva la testa piccola e piatta in cima, dotata di orecchie enormi, grandi occhi verdi e vitrei, un naso affilato e puntuto, cosicché somigliava a una specie di banderuola appuntata su un collo snodato per indicare da che parte soffia il vento. A vederlo inerpicarsi sul pendio di un colle in una giornata ventosa, con i vestiti che gli svolazzavano e garrivano addosso, lo si sarebbe potuto prendere per il genio della Carestia calato in terra o per uno spaventapasseri in fuga da un campo di frumento. La sua scuola consisteva di un edificio basso che era un enorme stanzone, costruito con tronchi grezzi, con finestre in parte munite di vetri e in parte rattoppate con fogli di vecchi quaderni. Quando era vuota, era protetta in modo invero molto ingegnoso da un pezzo di vimini accuratamen12


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te attorcigliato alla maniglia della porta e da puntelli agli scuri delle finestre, in modo che, seppure un ladro avrebbe trovato facile entrarvi, avrebbe poi avuto qualche difficoltà a uscirne – un’idea che con ogni probabilità il suo architetto, Yost Van Houten, aveva preso in prestito dal garbuglio delle nasse per anguille. La scuola era situata in un posto solitario, ma piuttosto piacevole, ai piedi di un’altura boscosa, con un torrente che scorreva nei pressi e un faggio formidabile che si ergeva a un’estremità dell’edificio. Da lì, nelle sonnacchiose mattinate d’estate, s’udiva il brusio delle voci degli alunni che ripetevano a memoria le lezioni e pareva il ronzio d’un alveare, interrotto di tanto in tanto dalla voce autorevole del maestro che interveniva in tono perentorio o minaccioso, e forse, a volte, dagli spaventevoli colpi della verga di betulla con cui era solito stimolare qualche studente pigro a percorrere più lesto il sentiero fiorito della conoscenza. A dire il vero, Ichabod era un uomo di coscienza e teneva sempre a mente l’aurea massima: “Lesina la bacchetta e vizierai il fanciullo”. Diciamo che gli scolari di Ichabod Crane erano tutt’altro che viziati. Tuttavia, avrei difficoltà a credere che egli fosse una di quelle autorità scolastiche che godono del dolore dei propri sudditi; al contrario, lui amministrava la giustizia con discrezione piuttosto che con severità, alleggerendo il fardello sulle spalle dei più deboli e accumulandolo su quel13


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le dei più forti. Il virgulto più esile che tremava al minimo brandire della bacchetta veniva risparmiato con indulgenza; ma le esigenze di giustizia erano ampiamente compensate infliggendo una dose doppia di vergate sulla schiena di un monello olandese testardo, robusto e dalle spalle larghe che sotto i colpi s’imbronciava, si riempiva di vesciche e s’accaniva ancor più nella sua scontrosità. Tutto questo lui lo definiva “compiere il proprio dovere verso i genitori”; e non mancava mai di infliggere un castigo senza farlo seguire dall’assicurazione, molto consolatoria per il monello dolorante, che “se lo sarebbe ricordato fino all’ultimo giorno della sua vita e lo avrebbe ringraziato per questo”. Nelle ore lasciate libere dall’orario scolastico, Ichabod faceva persino il compagno di giochi dei ragazzi più grandi e nei pomeriggi di festa accompagnava a casa quelli più piccoli che magari avevano sorelle carine o anche solo madri note come buone massaie dalle dispense ben fornite. In effetti gli conveniva mantenere ottimi rapporti con i suoi allievi. Il reddito proveniente dalla scuola era piuttosto basso e sarebbe appena stato sufficiente a procurargli il pane quotidiano, anche perché lui era un mangione e, per quanto smilzo, aveva la facoltà di dilatarsi come un anaconda; comunque, per favorire la sua sopravvivenza, secondo i costumi della zona, gli veniva fornito a rotazione vitto e alloggio nelle case degli agricoltori i cui figli erano affidati a lui per 14


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essere educati. Con essi viveva a turno una settimana e così faceva il giro del vicinato portandosi dietro tutti i suoi beni terreni legati dentro un grosso fazzoletto di cotone. Per fare in modo che la cosa non pesasse troppo sui bilanci famigliari dei suoi mecenati rurali, inclini a considerare i costi dell’istruzione deplorevoli fardelli e i maestri poco più che parassiti, Ichabod aveva escogitato varie misure per rendersi utile e gradito. A volte aiutava i contadini nei lavori più leggeri nei campi, dava una mano nella fienagione, a riparare staccionate, a portare i cavalli alla fonte, a ricondurre le mucche nelle stalle e a tagliare la legna per il focolare invernale. In quelle occasioni, metteva da parte ogni aria di superiore dignità e potere assoluto con cui dominava il suo minuscolo impero scolastico e diventava molto cordiale e simpatico. Trovava il favore negli sguardi delle madri coccolando i bambini, specie quelli più piccoli; e, al pari d’un fiero leone del passato che magnanimo un agnello teneva abbracciato, se ne stava seduto per ore con un bimbo su un ginocchio mentre con l’altro piede faceva dondolare una culla. In aggiunta a tutti gli altri talenti, era anche il maestro di canto del paese e raccoglieva parecchi scellini sonanti nell’insegnare ai giovani l’arte di salmodiare. Era fonte di non poco orgoglio per lui prender posto la domenica di fronte alla galleria della chiesa insieme a un gruppo di can15


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tori scelti, luogo in cui, nella sua vanitosa mente, strappava a mani basse la palma del primato anche al pastore. Quel che è certo è che la sua voce risuonava ben più alta di quella del resto della congregazione e c’erano particolari vibrazioni che s’udivano sotto quel tetto e si trasmettevano anche a mezzo miglio di distanza, fino all’altra sponda del laghetto della segheria, nelle tranquille mattinate domenicali, e che si diceva provenissero proprio dal naso di Ichabod Crane. E così, con diversi piccoli espedienti, secondo il metodo denominato “o di riffa o di raffa”, il degno pedagogo se la cavava abbastanza bene e tutti coloro che non capivano niente delle fatiche dell’intelletto erano convinti che conducesse una meravigliosa vita di agi. In genere, un maestro di scuola è una figura che gode d’una certa importanza nei circoli femminili delle comunità rurali perché è considerato un personaggio ozioso e signorile, dai gusti e talenti estremamente raffinati rispetto ai rudi campagnoli giovani e, addirittura, di cultura inferiore solo a quella del pastore. È ben per questo che ogni sua comparsa al tavolo del tè di una fattoria causava una certa agitazione e favoriva l’aggiunta di ulteriori vassoi di torte e dolciumi e, magari, perfino l’ostensione d’una teiera d’argento. Il nostro uomo di lettere, perciò, era particolarmente felice di trovarsi in compagnia delle signorinelle di campagna. Per questo lo si poteva vedere, dopo le funzioni domenicali, nel 16


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bel mezzo delle giovani nel cimitero della chiesa intento a raccogliere per loro l’uva dalle viti selvatiche che crescevano sugli alberi circostanti; a recitare per divertirle tutti gli epitaffi incisi sulle lapidi; o a passeggiare, circondato da uno stormo di fanciulle, lungo le rive del laghetto della segheria lì accanto, mentre i giovani bifolchi più timidi si tenevano mogi mogi ai margini, invidiando la sua eleganza e il suo eloquio, decisamente più raffinati. Visto che conduceva una vita un po’ errabonda, era considerato anche una specie di gazzetta vagante che portava di casa in casa l’intero ammontare dei pettegolezzi locali, cosa per cui la sua comparsa era sempre salutata con soddisfazione. Inoltre, le signore lo consideravano uomo di grande erudizione, perché aveva letto da cima a fondo diversi libri ed era specializzato in particolare nella Storia della stregoneria nel New England di Cotton Mather, argomento in cui credeva quanto mai fermamente. In effetti, Ichabod era un’insolita miscela di meschina furbizia e ingenua credulità. La sua fame di meraviglie e la sua capacità di digerirle erano parimenti straordinarie, ed entrambe erano aumentate dalla sua residenza in questo posto incantato. Nessuna storia era troppo pesante e mostruosa per la sua robusta voglia di ingoiarla. Il pomeriggio, dopo la fine delle lezioni, spesso gli piaceva sdraiarsi su una folta aiuola di trifoglio sulle rive del ruscello che scorreva mormo17


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rando accanto alla scuola, e lì compulsare le tremende storie del vecchio Mather fin quando il crepuscolo che s’addensava in sera non offuscava le pagine stampate davanti ai suoi occhi riducendole a foschia. Poi, mentre tornava verso la fattoria che lo ospitava, attraversando corsi d’acqua, acquitrini e boschi tenebrosi, ogni rumore della Natura in quell’ora stregata agitava la sua fervida immaginazione: il richiamo del caprimulgo dalla collina; il verso carico di presagi di tempesta della raganella; il tremendo stridio dell’assiolo o i repentini fruscii nel sottobosco di uccellini spaventati. Perfino le lucciole, che nelle tenebre più fonde scintillavano vivide, ogni tanto lo facevano sussultare quando una più accesa gli attraversava il sentiero; e se mai, per caso, uno scarabeo tontolone gli finiva addosso nel suo vibrante volo goffo, il povero giovanotto era sul punto di rendere l’anima, convinto di essere stato colpito dal proiettile d’una strega. In questi casi, per annegare la paura e scacciare gli spiriti maligni, l’unico espediente cui faceva ricorso era quello di intonare qualche salmo; e la brava gente di Sleepy Hollow, seduta sulla soglia di casa a godersi il vespro, era sovente assalita dal timore nell’ascoltare i toni nasali di quella melodia, “che a lungo si snodava in intrecciata dolcezza” e fluttuava alle loro orecchie da una collina lontana o dalla strada tenebrosa. Un’altra delle sue fonti di brividi di piacere consisteva nel passare lunghe serate invernali con le anziane massaie 18


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olandesi sedute a filare davanti al camino, con una sfilza di mele che arrostivano barbugliando nel focolare, per ascoltare le loro meravigliose storie di spettri e folletti, di campi stregati, di ruscelli fatati, di case infestate da fantasmi, ma soprattutto del cavaliere senza testa, o l’assiano galoppante della valle, come a volte lo chiamavano. A sua volta, lui le deliziava allo stesso modo con i suoi aneddoti sulla stregoneria e i racconti sui terribili presagi e scene e suoni portentosi nell’aria che animavano un tempo il Connecticut, spaventandole a morte con speculazioni su comete e stelle cadenti e l’incontrovertibile verità che, visto che il mondo girava vorticosamente, si passava tutti la metà del tempo capovolti. Ma se provava piacere a fare queste cose comodamente accoccolato attorno al focolare di una stanza che il bagliore del fuoco di legna scoppiettante tingeva di rosso, dove, non c’è bisogno di dirlo, nessuno spettro osava fare capolino, il godimento esigeva poi un caro prezzo nei susseguenti terrori che provava nel cammino di ritorno. Quali tremende sagome e ombre tormentavano i suoi passi in mezzo al fioco e spettrale chiarore di una notte innevata! Con che sguardo serio osservava ogni tremulo raggio di luce che attraversava i campi deserti proveniente da una remota finestra! Quante volte era rimasto sgomento davanti a un arbusto coperto di neve che, come un fantasma sotto un lenzuolo, ostacolava il suo cammino! Quante volte s’era ritratto con timore 19


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agghiacciante per il suono minaccioso dei suoi stessi passi sulla crosta gelata di neve, senza osare guardarsi alle spalle, nel timore di vedere qualche essere mostruoso che lo incalzava da presso! E quante volte andava nel panico più completo per qualche raffica di vento che ululava tra gli alberi, temendo si trattasse dell’assiano al galoppo in una delle sue scorribande notturne! Questi, tuttavia, non erano altro che terrori notturni, ombre della mente che s’inoltra nelle tenebre; e quantunque ai suoi tempi avesse visto parecchi spettri e fosse stato più volte assillato da Satana sotto diverse sembianze nei suoi solitari vagabondaggi, la luce del giorno poneva fine a questi mali; e lui avrebbe condotto una vita tranquilla e piacevole, a dispetto del diavolo e delle sue opere, se il suo cammino non si fosse incrociato con un essere che provoca più perplessità e dubbi ai mortali di quanti ne possono mettere in campo fantasmi, folletti e tutta la genìa delle streghe al gran completo e cioè… una donna. Tra i suoi discepoli musicali che si riunivano una sera a settimana per essere istruiti nell’arte del salmodiare c’era Katrina Van Tassel, figlia unica di un benestante fattore olandese. Era una ragazza fiorente che aveva appena compiuto diciotto anni, paffuta come una pernice, matura, rigogliosa e dalle gote rosee come le pesche che coltivava il padre e per di più universalmente nota, non soltanto per la sua bellez20


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za, ma anche per le sue vaste ambizioni. In complesso era un po’ civettuola, come si poteva dedurre dal suo modo di vestire, che era una miscela di mode vecchie e nuove, scelte per mettere meglio in risalto i suoi vezzi. Indossava gioielli di oro giallo che la sua bis-bisavola s’era portata dietro da Saardam, stuzzicanti pettorine all’antica insieme a sottane corte in modo provocante al fine di far intravedere i piedini e le caviglie più graziosi del circondario. Ichabod Crane aveva un cuore delicatamente sciocco nei rapporti con l’altro sesso, quindi non c’è da meravigliarsi che un bocconcino così appetitoso trovasse ben presto favore ai suoi occhi, in maniera ancora più particolare dopo che egli ebbe fatto visita alla dimora del padre. Il vecchio Baltus Van Tassel era l’immagine stessa d’un agricoltore florido, soddisfatto e dal cuore generoso. È pur vero che raramente rivolgeva lo sguardo o il pensiero oltre i confini della sua fattoria, ma al loro interno stava comodo, felice e ben disposto. Per quanto si compiacesse molto della sua ricchezza, non se ne vantava eccessivamente e aveva a cuore più la cordiale abbondanza che non il proprio stile di vita. La sua roccaforte era situata sulle sponde del fiume Hudson, in uno di quegli angoletti verdi, fertili e ben riparati in cui i coloni olandesi amano insediarsi. Un olmo gigantesco allargava la sua chioma per ombreggiarla, ai piedi del quale sgorgava una gorgogliante sorgente di acqua dolce e leggera che si 21


Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Grafica Veneta spa (Trebaseleghe, PD) nel mese di gennaio 2022


Washington Irving Sleepy Hollow è un luogo fuori dal tempo, avvolto in un’aura di cupo mistero. Si dice che la valle sia infestata dallo spettro di un diabolico cavaliere senza testa, che si aggira nella notte in sella al suo destriero nero. Si tratta solo di sciocche superstizioni, oppure le storie contengono un fondo di verità? Ichabod Crane, umile maestro di campagna invaghito della bella ereditiera Katrina Van Tassel, non ha nessuna intenzione di scoprirlo. Eppure una sera, mentre attraversa il bosco di ritorno da una festa, le ombre che affollano la sua fervida immaginazione si trasformano in un vero e proprio incubo…

ISBN 978-88-3624-379-2

Immagine di copertina: © Davide Nadalin Progetto grafico: Camille Barrios / ushadesign

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e Racconti di un viaggiatore - Parte prima

la leggenda di sleepy hollow

Con La leggenda di Sleepy Hollow e le altre storie contenute nella raccolta Racconti di un viaggiatore, Washington Irving trascina il lettore in un mondo popolato da fantasmi e mistero, senza rinunciare a una buona dose di ironia che gli permette di prendersi gioco della società del tempo e dei suoi stessi personaggi. Nell’inventare il genere goticohorror, Irving già lo trascende.

Washington Irving

Washington Irving (1783-1859) è stato il primo autore statunitense di narrativa a essere apprezzato anche in Europa. Da lui prende le mosse la grande tradizione del gotico-horror americano, che passando da Poe e Lovecraft arriva fino a Stephen King. La leggenda di Sleepy Hollow, il suo racconto più famoso, vanta numerose trasposizioni per il cinema e la tv, tra cui spicca il film diretto da Tim Burton e interpretato da Johnny Depp e Christina Ricci.

traduzione di Adriana Cicalese e Riccardo Duranti

Nelle tenebre fitte della macchia accanto al torrente comparve al suo sguardo qualcosa di enorme, deforme, nero e torreggiante. Non si muoveva, ma sembrava raccogliersi nell’oscurità, come un mostro gigantesco pronto a gettarsi sul viandante. I capelli del terrorizzato maestro gli si drizzarono in testa per lo spavento. Che fare? Era ormai troppo tardi per fuggire all’indietro; e poi, che possibilità aveva di scampare a spiriti e fantasmi, se di questi si trattava, capaci di volare sulle ali del vento? Perciò, cercando di recuperare una parvenza di coraggio, con voce esitante chiese: «Chi sei?»


Washington Irving Sleepy Hollow è un luogo fuori dal tempo, avvolto in un’aura di cupo mistero. Si dice che la valle sia infestata dallo spettro di un diabolico cavaliere senza testa, che si aggira nella notte in sella al suo destriero nero. Si tratta solo di sciocche superstizioni, oppure le storie contengono un fondo di verità? Ichabod Crane, umile maestro di campagna invaghito della bella ereditiera Katrina Van Tassel, non ha nessuna intenzione di scoprirlo. Eppure una sera, mentre attraversa il bosco di ritorno da una festa, le ombre che affollano la sua fervida immaginazione si trasformano in un vero e proprio incubo…

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Con La leggenda di Sleepy Hollow e le altre storie contenute nella raccolta Racconti di un viaggiatore, Washington Irving trascina il lettore in un mondo popolato da fantasmi e mistero, senza rinunciare a una buona dose di ironia che gli permette di prendersi gioco della società del tempo e dei suoi stessi personaggi. Nell’inventare il genere goticohorror, Irving già lo trascende.

Washington Irving

Washington Irving (1783-1859) è stato il primo autore statunitense di narrativa a essere apprezzato anche in Europa. Da lui prende le mosse la grande tradizione del gotico-horror americano, che passando da Poe e Lovecraft arriva fino a Stephen King. La leggenda di Sleepy Hollow, il suo racconto più famoso, vanta numerose trasposizioni per il cinema e la tv, tra cui spicca il film diretto da Tim Burton e interpretato da Johnny Depp e Christina Ricci.

traduzione di Adriana Cicalese e Riccardo Duranti

Nelle tenebre fitte della macchia accanto al torrente comparve al suo sguardo qualcosa di enorme, deforme, nero e torreggiante. Non si muoveva, ma sembrava raccogliersi nell’oscurità, come un mostro gigantesco pronto a gettarsi sul viandante. I capelli del terrorizzato maestro gli si drizzarono in testa per lo spavento. Che fare? Era ormai troppo tardi per fuggire all’indietro; e poi, che possibilità aveva di scampare a spiriti e fantasmi, se di questi si trattava, capaci di volare sulle ali del vento? Perciò, cercando di recuperare una parvenza di coraggio, con voce esitante chiese: «Chi sei?»


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