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“Dovunque lo mandino a gareggiare, lui ci mette poco a capire piste e avversari, accumulando successi a ripetizione e dimostrando di avere una dote particolare: gli bastano pochissimi giri per rendersi conto di come sfruttare al meglio l’auto che ha a disposizione. Una caratteristica che è emersa già ai tempi del kart, ma che, quando arriva sulle monoposto, gli permette di fare subito la differenza”.


Umberto Zapelloni
Kimi Antonelli. Come si diventa un fenomeno disegni di Giovanni Gastaldi
della stessa serie:
Lamine Yamal. Storia di un talento
ISBN 979-12-221-1545-0
Prima edizione agosto 2026
ristampa 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0
anno 2030 2029 2028 2027 2026
© 2026 Carlo Gallucci editore srl - Roma
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Umberto Zapelloni
kimi ha trovato la sua strada ancora prima di imparare a parlare e a camminare. La vita del predestinato è quella in cui sei ai primi passi del tuo percorso e già capisci dove vuoi arrivare. Succede quando attorno a te senti tante persone che parlano di motori, benzina, gomme, gare, circuiti, trofei da alzare verso il cielo, e così ti viene naturale preferire un’automobilina a un pallone. Assorbiamo gli stimoli già prima di nascere, ecco perché, mentre aspettano il nostro arrivo, alcuni genitori ci fanno ascoltare Mozart per iniziarci alla musica classica, altri provano a temprarci con il rock, altri ancora ci cantano canzoni d’amore. Se quando sei lì che devi uscire a scoprire il mondo mamma ti porta in pista per seguire papà che corre in automobile, magari non ti raggiungeranno i rombi dei motori, ma chissà come la tua vita prende già una certa piega prima di cominciare, il 25 agosto del 2006, alla fine di un’estate trionfale per il calcio italiano.
Sin dal principio della sua storia, ANDREA KIMI
ANTONELLI è circondato dall’amore e dai motori, e lui, ben prima dei vent’anni, ha già imparato come vivere una vita in pole position senza perdere di vista i suoi valori. Perché puoi innamorarti dei motori ma poi sprecare il tuo tempo a provare come si sta in motorino su una ruota sola, oppure puoi capire subito che quell’innamoramento non è una cotta e allora va alimentato con passione, lavoro, impegno. Divertirti, certo, ma pensando di costruire qualcosa. Andrea Kimi non ha mai perso tempo in vita sua, anche se non è certo un “perfettino”. Sembra nato grande, ma il suo segreto sta proprio in quella leggerezza giovane che si porta sempre dietro perfino quando sale sul podio di un Gran premio e accanto a lui ci sono Lewis Hamilton e Max Verstappen, che in due hanno vinto 11 titoli mondiali. Questa è la favola di un ragazzo che sta rapidamente riscrivendo la storia dello sport più veloce del mondo. Ed è solo all’inizio di una vita meravigliosa.
Giocare con un volante non è naturale come tirare un calcio a un pallone. Ma se papà corre in macchina tutto diventa più semplice. L’importante è dedicarci a ciò che amiamo, perché prima di tutto ci si deve divertire. COMINCIA COSÌ LA
STORIA DI UN RAGAZZO ITALIANO DESTINATO A DOMINARE IL MONDO DELLA VELOCITÀ.


Kimi non deriva come molti pensano da Räikkönen, il pilota della Ferrari di quegli anni che in Italia ha tanti tifosi. Anche perché papà piuttosto lo avrebbe chiamato Gilles, come Villeneuve, il suo idolo. Kimi nasce dal suggerimento di un amico di famiglia, Enrico Bertaggia, anche lui pilota con qualche apparizione anche in Formula 1: “Suona bene con Andrea e Antonelli”. Ne viene fuori il soprannome AKA.

Da bambino non voleva altro giocattolo. Si divertiva con le automobiline, ne aveva di tutti i tipi, ma quelle delle monoposto, non solo quelle rosse, erano le sue preferite. Veronica doveva compragliene a ripetizione perché non gli bastavano mai. E poi la famiglia passava un sacco di tempo tra kartodromi e autodromi. Insomma, era difficile che il piccolo Kimi potesse sognare di diventare un pescatore. E infatti un giorno dirà: “Sognavo i motori da quando ero bambino”.
La prima volta che Marco lo ha messo “alla guida”, Kimi aveva un anno. È successo a Sarno e papà lo ha fatto sedere sulle sue gambe mentre girava con un kart. Il bimbetto non voleva più staccare le mani dal volante. Quando Kimi ha sette anni, papà e mamma arrivano a Hockenheim per una gara di Porsche Supercup, ma si accorgono che il figlio senza pass non può entrare. Allora scatta il trucco: lo nascondono dentro una pila di gomme e lo coprono con un ombrello. Il gioco è fatto! Il suo primo ingresso in un paddock dove corre la Formula 1 non è trionfale, ma rende l’idea dello spirito di famiglia.

C’è uno scatto del 2018 in cui il dodicenne Kimi, già promessa del kart, viene inserito tra i bambini che la Formula 1 allinea sullo schieramento di partenza al posto delle famose “ombrelline”, come venivano chiamate un tempo le ragazze che accompagnavano i piloti in
pista. È tutto vestito di bianco, con il logo della F1 sulla maglia, quando arriva a stringergli la mano Lewis Hamilton, il Campione del mondo in carica. È quasi un segno del destino, perché sei anni dopo la Mercedes lo ingaggerà proprio per sostituirlo.

i I
KIMI È UN FIGLIO D’ARTE, UNO DEI
MOLTI ARRIVATI A CORRERE IN FORMULA 1, ANCHE SE LUI, OLTRE AD AVERE UN PADRE PILOTA
CHE DI CERTO LO HA AIUTATO A CONOSCERE UN AMBIENTE NON ESATTAMENTE SEMPLICE, HA UN
TALENTO SPECIALE CHE METTE IN MOSTRA FIN DA BAMBINO.
Marco faceva il pilota ed era anche veloce. Ma non basta saper guidare bene per arrivare in Formula 1. Servono gli sponsor, gli amici giusti e… parecchi soldi. Così Marco, che ha corso nel Campionato Italiano Superturismo, in GT3 e nell’Europeo Turismo, ha deciso che era meglio investire su una squadra tutta sua, limitarsi al campionato Turismo e continuare a divertirsi, guadagnando abbastanza per vivere bene. Oggi le sue squadre sono diventate due e gareggiano in Porsche Supercup, International GT Open e Formula 4 italiana. Il suo vero capolavoro, però, è stato trasmettere la passione per le corse al figlio, venuto al mondo quando papà aveva già quarantadue anni, e farlo crescere con i valori giusti. Innanzitutto, infatti, Kimi ha dovuto guadagnarsi la fiducia di suo padre, che lo ha appoggiato solo dopo aver capito che quel bambino aveva un feeling particolare con il volante e sui kart si divertiva davvero.

Kimi ha cominciato a frequentare il paddock ancora prima di imparare a camminare. Mamma e papà ci lavoravano e non potevano lasciarlo a casa, così sin da subito ha saputo riconoscere rumori e odori della pista. Non aveva bisogno di starsene davanti a uno schermo a intrattenersi con un cartone animato: per divertirsi gli bastava guardarsi attorno e vedere tutte quelle persone che lavoravano come formiche a una macchina, quei carrelli pieni di gomme che andavano e venivano. Lui giocava con le automobiline, e intanto si immergeva in un mondo che presto sarebbe diventato il suo parco giochi.
Kimi è arrivato in Formula 1 all’inizio del 2025, quando aveva appena compiuto diciotto anni. Papà Marco è diventato il suo compagno di viaggio, il suo consigliere in pista. Ogni pilota, prima di fidanzarsi (e magari anche dopo), viaggia sempre con qualcuno che gli tenga compagnia e lo aiuti a riempire i momenti di vuoto tra un impegno ufficiale e l’altro. Kimi viaggia con papà, come faceva fin dai tempi dei kart. Spesso decidono di dividere un motorhome per stare più vicino alla pista e restare tranquilli. Lo fa anche Max Verstappen, che è uno dei migliori amici di Kimi. È inutile sobbarcarsi un viaggio fino alla città più vicina al circuito per dormire in un hotel a cinque stelle. Molto meglio starsene in un motorhome che ha tutte le comodità di un mega hotel.
dopo sedici anni al “Giornale”, è diventato responsabile della redazione sport e motori del “Corriere della Sera” e poi vicedirettore della “Gazzetta dello Sport” fino al 2018. Ha scritto diversi libri sulla Formula 1 e i suoi protagonisti. Attualmente è responsabile dell’inserto sportivo e di quello mobilità del “Foglio”, cura il blog “Top Speed” e scrive per “il Giornale”, oltre a essere opinionista di Race Anatomy su Sky Sport e per Radio 24. Per Gallucci Centauria ha scritto La storia del basket in 50 ritratti, con Dan Peterson, La storia della Formula 1 in 50 ritratti e La storia della Ferrari in 50 ritratti.
Andrea Kimi Antonelli poco più che maggiorenne è già un fenomeno della Formula 1. Ha collezionato un record dietro l’altro in pochissimo tempo: più giovane pilota a guidare un Gran premio, più giovane a realizzare il giro più veloce in gara, più giovane poleman, più giovane leader del Mondiale, più giovane a realizzare un Grande Slam. E questi sono solo alcuni. Kimi è un ragazzo gentile, bravo a scuola, patito di scherzi e videogiochi, nato con un prodigioso talento che ha messo in mostra sin da bambino, guidando auto da corsa sulle ginocchia del padre, anche lui pilota. Grazie all’affetto e al supporto della famiglia, ma soprattutto all’impegno e alla determinazione, è riuscito a inseguire e raggiungere il suo grande sogno: correre da professionista nella massima categoria, la Formula 1.
Dai kart alle monoposto, questa è la storia del successo costruito con dedizione e rispetto da un giovanissimo sportivo che ha tutte le carte in regola per diventare indimenticabile. Con le felici illustrazioni di Giovanni Gastaldi.

