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Giovannino senza paura

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Ermanno Detti

Giovannino senza paura

disegni di Emanuele Luzzati

N e lle not t i più buie , q ua ndo il ve nt o f isc hia va a g li usci e alle finestre, per il terrore tutti restavano chiusi in casa. Temevano di vedere, danzanti nell’aria, mostri e fantasmi. C’era invece un ragazzo di nome Giovannino c he usc iva di c a sa e si inolt ra va ne i bosc hi, sc e nde va lungo i dirupi, attraversava allegro i cimiteri. Se si sentiva un urlo nel buio, un gemito e un lamento, di cui tutti a vre bbe ro a vut o una pa ura t e rribile , lui ride va e c ontento correva a vedere di che si trattasse.

Quando la notte il buio era più nero e i fantasmi volavano nel vento, vedevi Giovannin che franco e fiero si avventurava più che mai contento tra boschi e rupi oppure al cimitero. Se c’era un urlo, un gemito, un lamento erano tutti pronti a scappar via, ma lui ci andava incontro in allegria.

Universale d’Avventure e d’Osservazioni

Ermanno Detti

Giovannino senza paura disegni di Emanuele Luzzati

Doppio testo a fronte: in prosa e in rima

ISBN 978-88-9348-243-1

Prima edizione settembre 2017

ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2021 2020 2019 2018 2017

© 2017 Carlo Gallucci editore srl - Roma

Testi © Ermanno Detti

Disegni © Emanuele Luzzati/Nugae

g a l l u c c i e d i t o r e . c o m

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Giovannino senza paura

disegni di Emanuele Luzzati

Ai miei genitori che mi hanno insegnato a raccontare e a Carmine De Luca che per tanti anni mi ha ascoltato.

Il nostro eroe

Quando la notte il buio era più nero

e i fantasmi volavano nel vento, vedevi Giovannin che franco e fiero si avventurava più che mai contento tra boschi e rupi oppure al cimitero.

Se c’era un urlo, un gemito, un lamento erano tutti pronti a scappar via, ma lui ci andava incontro in allegria.

Quand’era l’alba a casa ritornava.

Mentre facevan tutti colazione con vino vecchio e arrosto lui cenava, pensando a un uomo lupo o una visione.

Dormiva il dì, e la sera ritornava tra le tombe e i sepolcri. Che passione!

Per questo fu, e il nome ancor gli dura, chiamato Giovannin senza paura.

Nelle notti più buie, quando il vento fischiava agli usci e alle finestre, per il terrore tutti restavano chiusi in casa. Temevano di vedere, danzanti nell’aria, mostri e fantasmi. C’era invece un ragazzo di nome Giovannino che usciva di casa e si inoltrava nei boschi, scendeva lungo i dirupi, attraversava allegro i cimiteri. Se si sentiva un urlo nel buio, un gemito e un lamento, di cui tutti avrebbero avuto una paura terribile, lui rideva e contento correva a vedere di che si trattasse.

All’alba tornava finalmente a casa. E mentre tutti facevano colazione, lui consumava la cena ripensando a quello che aveva visto la notte, magari un uomo lupo o una strega. Poi, soddisfatto, andava a dormire. Dormiva di giorno perché la sera sarebbe tornato nei soliti luoghi di terrore.

Per questa sua passione fu chiamato Giovannin senza paura e così lo chiamano ancora.

Come fu che Giovannino divenne cavaliere

C’era

una volta un padre con un figlio chiamato Giovannin senza paura. Il padre avea il coraggio d’un coniglio; il figlio amava solo l’avventura, non ascoltava mai un buon consiglio e usciva se la notte era più scura. All’opposto del proprio genitore, in giro se n’andava a tutte l’ore.

Il padre preoccupato andò dal prete, s’inginocchiò e gli disse: «Monsignore, io ci ho quel figlio che come sapete di niente al mondo sembra aver timore. Lo so che questo a voi non vi compete, ve lo chiedo pertanto per favore: mettete un po’ paura a quel malnato, così cresce più calmo e più educato».

C’erauna volta un padre che aveva un figlio chiamato Giovannin senza paura. Il padre non era un uomo coraggioso, anzi aveva paura di tutto. Giovannino invece era uno scavezzacollo, non ascoltava mai i consigli degli altri e usciva di notte, quando faceva più buio. Insomma, all’opposto del padre, se ne andava in giro per il mondo senza avere paura di niente.

Il padre era molto preoccupato del comportamento del figlio. Così, non sapendo che altro fare, si rivolse al prete e gli disse: «Monsignore, io ho quel figlio che come sapete non ha paura di niente. Ora so bene che questo non è compito vostro, ma voglio ugualmente chiedervi un grande favore. Cercate di mettere un po ’ di paura a quel ragazzaccio, in modo che, crescendo, diventi più tranquillo e più civile».

Il prete lì per lì non disse niente, rifletté un poco con faccia severa, finché un’idea gli venne nella mente:

«Qui da me voi mandatelo stasera, metterò certo a quell’impertinente, tanta paura, ma di quella vera! Tornerà a casa, ve lo dico io, più buon d’un santo e nel timor di Dio».

Il prete passò poi l’intero giorno ad armeggiar qualcosa d’infernale: rese il campanile tutto adorno di teste morte, su lungo le scale, con dentro lumicini. Come un forno tutto ardeva, parea il regno del male. Giunse Giovannin. «Tu, a mezzanotte, suonerai le campane o sono botte».

«A sonar le campane io mi diverto» rispose Giovannino saltellando «e ve lo dico con il cuore aperto che voi non mi state spaventando!»

«Morirai di paura, stanne certo!» rispose tosto il prete di rimando.

«Che un demonio verrà su dall’inferno per trascinarti giù nel foco eterno!»

Il prete lì per lì, di fronte a questa insolita richiesta, rimase senza parole. Ci pensò un po ’ sopra e alla fine gli venne un’idea. «Sentite» disse «mandate quel monello da me stasera. Vi assicuro che metterò a quell’impertinente così tanta paura che quando tornerà a casa sarà più buono di un santo, remissivo e osservante delle leggi di Dio».

Rimasto solo, il prete passò il resto della giornata a preparare qualcosa di terribile: mise lungo le scale del campanile teschi con dentro candele accese. Tutto era illuminato quando giunse Giovannino. E il prete gli disse: «Tra poco è mezzanotte, tu salirai sul campanile. E suonerai le campane, suonale bene sennò ti prenderò a bastonate».

Giovannino non si impressionò affatto delle parole del prete, anzi si mise a saltellare tutto contento e disse: «Monsignore, voi pensate con queste parole di mettermi paura? Ve lo dico con tutto il cuore, io mi diverto a suonare le campane!» «Sono sicuro che morirai di paura invece» ribatté il prete. «Se non farai bene le cose un diavolo sbucherà da sottoterra e ti trascinerà giù nell’inferno».

La sera Giovannin sul campanile prese piano a salir e assai contento fu quando vide tutte quelle file di teschi che facevano spavento. Ne prese in mano uno. «Certo un vile sarebbe via fuggito come il vento. Invece queste testoline belle mi fanno rider solo a crepapelle!»

E senza dire altro, di filata, gettò la testa da una finestrella. Ne prese un’altra, fece una risata, l’accarezzò, le disse: «Bella! Bella!» Piovve anche quella in piazza spiaccicata.

Passarono due suore: «Ahimè, sorella» disse una all’altra «anche s’è tempo bello, qui ci farebbe comodo l’ombrello».

A mezzanotte, in cima, Giovannino prese a suonare le campane a festa, ch’era il dì del patrono e il popolino era già in chiesa con china la testa. Il prete uscì di chiesa pian pianino, e poi veloce al par d’una tempesta si mascherò più brutto d’un demonio, lanciava fuoco e fiamme: un pandemonio!

Calata la sera, Giovannino cominciò a salire le scale che portavano alla cima del campanile. E quando vide tutti quei teschi illuminati, che avrebbero spaventato chiunque, anziché mettersi paura ne prese in mano uno, e disse fra sé: «Certo una persona paurosa sarebbe fuggita via spaventata. Invece a me questi teschi con questi lumi dentro mi fanno soltanto ridere».

E senza dire altro, Giovannino buttò il teschio da una finestra del campanile, poi ne prese un altro e ridendo buttò di sotto anche quello. I teschi cadevano sulla piazza e si frantumavano. Due suore di passaggio, preoccupate, guardarono verso il cielo e una disse all’altra: «Non sembra faccia cattivo tempo, però con questa strana pioggia ci vorrebbe un bell’ombrello!»

Intanto Giovannino era arrivato in cima al campanile e a mezzanotte in punto cominciò a suonare le campane a festa. Era il giorno del patrono del paese e i fedeli erano in chiesa per ascoltare la messa. Appena terminata la funzione il prete, che aveva sentito il suono delle campane e aveva capito che Giovannino non era morto di paura, si allontanò dalla chiesa e una volta fuori vista si mascherò alla svelta da demonio e accese due torce.

Stampato per conto di Carlo Gallucci editore srl presso Longo spa (Bolzano) nel mese di agosto 2017

E r m a n n o D e t t i ( M a n c i a n o , 1939) h a l a v o r a t o p e r t u t t a l a

v i t a n e l l a s c u o l a e n e i g i o r n a l i

p e r i n s e g n a n t i . È a n c h e a u -

t o r e d i d e c i n e d i l i b r i p e r l ’ i n -

f a n z i a e a n i m a t o r e d e l l a r i v i -

sta “Il pepe verde” dedicata alle letterature per

r a g a z z i . C o n G a l l u c c i h a g i à p u b b l i c a t o F a v o l e

d i c a m p a g n a , I v i a g g i c u r i o s i d i N i c o e M i n a e

S t o r i a d i L e d a .

Emanuele Luzzati (Genova, 1921-2007) è uno degli artisti italiani più amati e ammirati del Novecento. Scenografo e illustratore di fama internazionale, grazie allo humour e al tratto personalissimo ha creato libri che sono diventati immediatamente dei classici Come suo principale editore, G a l l u c c i h a i n c a t a l o g o , t r a

g l i a l t r i , L ’ a r m a t a B r a n c a l e o n e , A l l a F i e r a d e l -

l’Est e I paladini di Francia, oltre ai popolarissimi film d’animazione Il flauto magico, Omaggio a Rossini e L’uccello di fuoco.

G i o v a n n i n o s e n z a p a u r a

Come dice il suo soprannome, Giovannino

è un ragazzo che non teme fantasmi, mostri e giganti.

Ermanno Detti reinventa il racconto della tradizione

italiana, che fu caro a Italo Calvino, con un doppio registro: versi in ottave sulla pagina di sinistra, racconto in prosa sulla pagina di destra.

Troviamo così la stessa storia scritta in due versioni che corrono parallele a ogni apertura.

Un esperimento che invita a giocare con le parole, impreziosito dalle splendide tavole

del maestro Emanuele Luzzati.

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