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David Bowie

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E I W O B David

BRIAN FREESCPHAICE SIMON

UNOFFICIAL & UNAUTHORIZED


DAVID

BOWIE


Brian Freschi David Bowie disegni di Simone Pace a cura di Balthazar Pagani della stessa serie: Taylor Swift ISBN 979-12-221-1375-3 Prima edizione italiana giugno 2026 ristampa 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 anno 2030 2029 2028 2027 2026 © 2026 Carlo Gallucci editore srl - Roma Titolo dell’edizione originale inglese: Icongraphics. David Bowie Testo, disegni e progetto grafico © 2025 Gemini Gift Books Ltd Soggetto, sceneggiatura e testi di Brian Freschi Disegni di Simone Pace Progetto editoriale di BesideBooks S.r.l - Milano Progetto grafico di Bebung Scritto, disegnato e impaginato in Europa. Stampato in Cina Gallucci e il logo

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Se non riesci a procurarti un nostro titolo in libreria, ordinalo su: galluccieditore.com Nessuna parte di questo libro è stata realizzata con l’intelligenza artificiale (AI)

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Brian Freschi

Simone pace

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BOWIE a cura di

Balthazar Pagani


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DAVID

BOWIE Durante un’intervista* affermò:

“Cambio spesso idea. In genere non mi trovo tanto d’accordo con quello che dico. Sono terribilmente bugiardo”. Parlando di David Bowie in diverse parti del mondo o nei più svariati contesti, è difficile non notare come tutti abbiano un’opinione differente su di lui. Chi sottolinea quanto la sua musica gli abbia cambiato la vita e chi lo ritiene semplicemente un eccentrico; chi comprende le sue metamorfosi e chi le trova esagerate. Quindi se ognuno, nella sua mente, ha una percezione diversa di Bowie, cosa voleva dire per lui avere quel corpo, quel cervello, quelle sensazioni?

*David Bowie: The Last Interview and Other Conversations, 2016

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Chi era David Bowie, per David Bowie? Si sentiva più un ragazzo come tanti cresciuto a Bromley, in Inghilterra, da madre cassiera di cinema e padre direttore di carcere, o più l’uomo che rivoluzionò il glam rock? Si percepiva come Ziggy, Major Tom o come il Duca Bianco? Tra le molte voci che intonava e le maschere che indossava, quale considerava realmente la sua voce e quale il suo volto? Dalle numerose testimonianze di chi lo ha conosciuto e ha vissuto con una parte di lui per giorni, mesi o anni si deduce che parlasse un’altra lingua, totalmente comprensibile alle nostre orecchie ma proveniente da un pianeta alieno, generata a partire da una visione del mondo a noi estranea, e che viaggiasse in una dimensione parallela alla nostra.

Lo si poteva vedere passeggiare su un marciapiede come una persona qualunque, ma era chiaro che stava andando altrove, che le suole delle sue scarpe calpestavano il terreno in maniera diversa da quelle di chiunque altro. Tra l’inizio del successo e tutti quegli anni in cui fu conquistato dal fervore losangelino, alternò in maniera quasi folle diverse identità, in un processo di trasformazione costante: passava dallo stato solido allo stato liquido, per poi tornare solido, ma sotto nuove sembianze. Tutta quella smania, tutto quel desiderio di interpretare la vita sfruttando ogni volta il potere di un nuovo avatar, pian piano lo stava consumando.

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E non bastava incanalare l’energia nella pittura, nella lettura, nel cinema o nelle stelle, come valvola di sfogo: nessuno può, per così tanto tempo, essere così tante anime, così tante storie, senza crollare. Questo finché, compresso dalle aspettative della casa discografica, con un matrimonio in crisi e le ore scandite dall’uso di sostanze, non decise di spogliarsi e tornare a essere semplicemente Jones, sempre se esisteva ancora da qualche parte. Per scoprirlo, senza alcuna ruffianeria né voglia di reinventarsi per un profitto sicuro, doveva cercare l’anonimato, l’unica via per curarsi e ritrovare se stesso.

Un anonimato in cui continuò a SUONARE, RIMANENDO UN ENIGMA, CERTO, ma lasciando perdere tutto ciò che prima l’aveva RESO una sorta di divinità musicale. Berlino era la città perfetta per ricominciare. Un luogo dalla doppia faccia, fatto di antichi conflitti, di complessità, di punti di vista contrastanti, ma anche di uno straordinario senso di libertà e di quel brivido che solo un Paese sulla via di un cambiamento profondo è capace di emanare. In questo libro, che ripercorre gli anni berlinesi fino agli album Low e Heroes, ho voluto raccontare un Bowie capace di calpestare i marciapiedi allo stesso passo di un qualunque altro essere umano – la bicicletta al seguito per esplorare le vie della città e un volto pulito, sorridente, senza trucco. Il volto di chi finalmente ha trovato un po’ di pace. Brian Freschi

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“Era come stare dentro un’auto con il volante fuori controllo e avvicinarsi al bordo di un precipizio”. David Bowie, intervista alla BBC, 2005


Il primo pezzo che pubblicò con il suo nuovo nome fu “Can't Help Thinking About Me”.

Un titolo che la diceva già lunga su cosa significasse essere intrappolati nella mente di David Bowie…

...E non poterne uscire.

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Un pezzo illuminante.

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“Cambio spesso idea. In genere non mi trovo tanto d’accordo con quello che dico. Sono terribilmente bugiardo”. David Bowie Un artista, un extraterrestre, un trasformista. David Bowie ha indossato maschere e identità diverse; è stato ispirazione, per molti. A volte inganno, anche per se stesso. Ma se un vero Bowie è esistito, ha senso cercarlo? Se sì, dove? Questo graphic novel lo insegue con discrezione. S’insinua tra le stradine berlinesi degli Anni Settanta, anonime e inquiete, nella casa di Berlino Ovest che Bowie ha condiviso con Iggy Pop e le cui pareti hanno ascoltato per la prima volta album come Low e Heroes. Con inquadrature visionarie e rispettosa misura, racconta gli anni in cui David Bowie ha ritrovato, se non se stesso, almeno un rifugio, e un assaggio di libertà.

Brian Freschi è autore e sceneggiatore. Lavora nel teatro e nelle arti performative e ha all’attivo diversi fumetti. Insegna sceneggiatura alla TheSign – Comics & Arts Academy di Firenze. Di Bowie lo affascinano la profonda sofisticatezza e la molteplicità. Simone Pace è illustratore e fumettista. Si è formato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo stile pop e distopico si presta al racconto di vite sospese tra grandezza e miseria, talento e rovina, tutto fuorché ordinarie. Come quella di David Bowie.


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