N°73 gennaio-febbraio 2026 -
periodico bimestrale d’Arte e Cultura
ARTE E CULTURA NELLE 20 REGIONI ITALIANE
ENZO BRISCESE
www.facebook.com/Rivista20
Edito dal Centro Culturale ARIELE
ENZO BRISCESE
BIMESTRALE DI INFORMAZIONE CULTURALE
del Centro Culturale Ariele -----------------------------------------------Hanno collaborato: Giovanna Alberta Arancio Monia Frulla Rocco Zani Miele Lodovico Gierut Franco Margari Irene Ramponi Letizia Caiazzo Graziella Valeria Rota Alessandra Primicerio Enzo Briscese Giovanni Cardone Susanna Susy Tartari Cinzia Memola Concetta Leto Claudio Giulianelli -------------------------------------------------Rivista 20 del Centro Culturale Ariele Presidente: Enzo Briscese Vicepresidente. Giovanna Arancio tel. 347.99 39 710 mail galleriariele@gmail.com --------------------------------------------------
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In copertina:
Enzo Briscese
Ragazzi del 2000 - 2021 - t.mista olio su tela - cm70x80
Riguardo ai cicli precedenti a quello attuale si è spesso affermato che la pittura di Briscese è attraversata da espliciti caratteri di visionarietà e di simbolismo ma, per quanto rigurda i “I ragazzi del duemila” ritengo prioritario evidenziare il finissimo intuito e la delicata sensibilità d’animo con cui impronta il suo viaggio tra gli adolescenti, creando scene che catturano lo sguardo del visitatore e lo inducono a riflettere; ciascuna scena è unica e irripetibile e non c’è pericolo che si verifichi quella ripetitività diffusa oggi, vuota e sbiadita, anzi al contrario, non si resta mai delusi grazie al suo vulcanico estro poetico. Movimento, colore, divenire, fanno parte della sua più atavica concezione di artista occidentale. A partire da questo punto di vista il tempo diventa un fattore importante così come la preoccupazione profon-
da per un eventuale declino, per un regresso, per una crisi epocale della storia della nostra società che permetta il degrado e non impieghi il giusto tempo necessario per un programma soddisfacente e sostenibile. Tra le tele di questa serie possiamo notarne una in cui scompare la figura umana ed emergono unicamente astrazioni, forse perché le fragilità adolescenziali hanno qui il sopravvento e non riescono a creare una propria figura, una consistenza completa e identitaria e ne rimangono sommerse. Si ha soltanto un ragazzo fragile, incerto e per così dire invisibile. Quella tela, però, potrebbe invece indicare il sopraggiungere di eventi, per ora non spiegabili, capaci di dirottare diversamente la loro vita e aprire uno spiraglio positivo. Giovanna Arancio
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ATTILIO LAURICELLA
Si è formato attraverso lo studio classico della figurazione frequentando il Liceo Artistico dell’Accademia Albertina di Torino e gli atelier di vari artisti. Lavora a tempo pieno come pittore. Sono numerose le esposizioni personali a carattere anche didattico, per conto degli Assessorati alla cultura di vari Comuni dell’interland torinese. Ha presentato le sue opere in prestigiosi studi d’architettura in varie città italiane. Dal 1972 prende parte a varie rassegne della Promotrice delle Belle Arti e del Piemonte Artistico e Culturale di Torino di cui si può ricordare la mostra “Giovani Artisti in Piemonte” del 1983. Ha esposto al Fiat France di Parigi (1980) nonché nei Foyer di alcuni teatri torinesi, quali il “Teatro Nuovo” e il Teatro “Erba” nel 1978 con mostre personali e lo Stabile “Gobetti” per la collettiva “Storie di quadri” con un progetto di cm 150x500 nel 1982. Nel 1990, ‘91 e ‘98 ha presentato i suoi lavori al Salone del Libro di Torino Esposizioni e al Lingotto. Partecipava ed era promotore di varie iniziative collettive e conferenze con il gruppo “Oltre” e “Nuova sintesi”. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private. Era presente (2009) nel Direttivo del Piemonte Artistico Culturale di Torino e collaborava con varie Associazioni, fra cui Arte Città Amica e partecipava alla promozione di un gruppo di Artisti Astratti attraverso l’Associazione It.ART di cui eraFondatore con i quali sono stati realizzati vari cicli espositivi.
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Tuffarsi nel vortice energetico e vitale del mondo è l’urlo di passione per il colore di Attilio Lauricella. Una ricerca profonda del reale che muta nella sua pura essenza attraverso la trasformazione e la trasfigurazione dell’oggetto in istanti geometrici che coprono tutta la superficie del supporto in un movimento continuo,dinamico,inalterato,dove tratti e linee più sinuose o curve tendono a colmare il senso e l’andamento dell’intera composizione. Figure geometriche pure, che vengono ripetute all’infinito, come triangoli, sottendono un cosmo in evoluzione. Il colore genera strutturalmente il significato della vita rappresentata:il rosso, il verde ed il giallo sono catturati dal segno e dal gesto dell’artista, che scompone che scompone i suoi universi all’insegna dell’unità dell’opera. L’equilibrio geometrico per il regolare viene rivissuto e respirato nel ciclo rappresentativo senza incertezze, la ripetizione incessante ed assidua trova il suo rapporto dimensionale in un flusso che corre parallelamente al dato emozionale. Il fruitore è avvolto dall’anima vitalizzante e totalizzante della complessità artistica. L’informale di Lauricella è come uno spazio sgranato all’infrarosso,o quando si osserva un cristallo visto controsole, si scopre la materia nella sua essenza: dalla trasparenza all’arcobaleno, e più si penetra il particolare, più si avvicina a tutte quelle particelle e molecole che compongono l’universo nei propri cicli vitali, anzi energetici,quelli che appartengono al divenire artistico di Attilio.
GIORGIO BILLIA
Giorgio Billia nasce a Roccaverano (AT) il 21 Marzo 1956. Frequenta il Liceo Artistico “Cottini” e l’Accademia di Belle Arti di Torino, corso di Scultura del prof. Alessandro Cherchi e Raffaele Mondazzi. Esordisce con le prime mostre personali negli anni 1987 e 1988 presso la Galleria d’arte G.Fasolino (To), con presentazione critica a cura di Francesco Lodola ed Elena Pontiggia. Partecipa in seguito a mostre personali e collettive, tra cui: 1990 – Biennale di Arte moderna e contemporanea di Torino a palazzo Nervi; 1992 – Fiera di Bologna a cura di Elena Pontiggia ; 2012 – “Lo stato dell’Arte” – Padiglione Italia- Biennale di Venezia a cura di Vittorio Sgarbi.
rispecchia a pieno l’indifferenza. Per me sei trasparente, non esisti, o non esisti più. Ti attraverso quasi calpestandoti, tanto non proverò nessun sentimento, emozione, nulla. A mio parere è la cecità peggiore, quella dell’anima. E’ lo specchio del becero egoismo, o la difesa di chi non sa argomentare. Quanta cecità moderna, pensiamo a chi lo è davvero cieco, ma percepisce ogni movimento, cambio di suono della voce, tocco. Siamo diventati asettici, nei sentimenti, nei rapporti. L’ opera lancia un messaggio forte, non diventiamo ciechi a prescindere, asettici, privi di emozioni. Guardiamoci, annusiamoci, e viviamo vedendoci, e parlandoci, nulla è più mortale dell’indifferenza, uccide tutto anche il rispetto.
Le prime opere sono grandi frammenti di rapaci realizzati con materiali poveri che rimandano efficacemente ad un concetto di naturalismo: le immagini, strappate al loro contesto, diventano elementi concettuali. Le opere successive sono caratterizzate da una ricerca figurativa, dove emerge un uso prevalente del colore per evidenziare le caratteristiche espressive dei personaggi ritratti. Le ultime opere, infine, abbandonano l’uso del colore, mantenendo uno stretto legame con la figuralità e ispirandosi a canoni classici. Fondamentale è il significato concettuale dei lavori, accomunati da un unico titolo che ne rappresenta la vera essenza. Queste opere dicono molto di sé, cecità? Quanta cecità ogni giorno incontriamo? Molta, ha un altro nome, ma la
“INVOLUCRO”,già il titolo di uno dei lavori è fonte di riflessione. Se ci pensiamo un attimo ognuno di noi visto dall’esterno è diverso, ma l’interno, quello anatomico è quasi uguale per tutti. Il corpo è l’involucro dell’anima, del cuore, epicentro delle emozioni più vere, dirette e reali. Possiamo nascondere ogni cosa ma saremo anima e cuore per pochissimi, che sapranno vederci dentro, oltre. D’impatto è voluto il viso, diviso dallo scheletro. Due facce della stessa medaglia, oggi più che mai attuale. L’opera è diretta e bellissima, nella sua semplicità. Ma come ci suggerisce, non fermiamoci mai all’apparenza, guardiamo la vera essenza di chi abbiamo di fronte, sempre! Laura Cherubelli
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Enrico Meo
“Passaggio” (2018) di Enrico Meo è un’opera che si muove sospesa tra realismo lirico e simbolismo metafisico. Un acrilico su tela che, nel suo formato quadrato, diventa quasi una finestra sacra, un’icona contemporanea che parla di transiti interiori, migrazioni dell’anima e misteri quotidiani. Analisi iconografica e simbolica 1. Il mare come cosmo spirituale: Lo sfondo è un mare pulsante, non realistico ma emotivo, costruito con pennellate ampie e stratificate che evocano un tempo in movimento. È il luogo della trasformazione, della deriva, ma anche della rinascita: simbolo arcaico della vita, della memoria collettiva e della soglia tra visibile e invisibile. 2. La figura centrale: Una figura ieratica, femminile, avvolta in un panneggio che richiama iconografie classiche o bizantine, ma con in testa un berretto rosso, elemento perturbante, quasi carnevalesco o rivoluzionario. Questo copricapo — piccolo ma visivamente dirompente — introduce un cortocircuito tra spiritualità e contemporaneità. È una madonna profana, forse un simbolo migrante, forse un Virgilio al femminile. 3. Il rematore e l’equilibrio narrativo: Alle sue spalle, un uomo spinge la barca. La sua posizione inclinata, la fatica del gesto, costruiscono una metafora del passaggio, del lavoro necessario per attraversare l’ignoto. È il traghettatore, lo Psicopompo. Ma qui il fiume non è l’Ache-
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ronte: è un mare, è il Mediterraneo, ed è anche un’idea fluida di identità. Chiavi di lettura teoriche • Mircea Eliade e il mito del viaggio iniziatico: la traversata come rito di passaggio. • Zygmunt Bauman: la liquidità identitaria della figura, sospesa tra stasi e mutamento. • Pier Paolo Pasolini, per la commistione di sacro e quotidiano, di corporeità popolare e ascetismo poetico. • Arte mediterranea contemporanea (Kounellis, Mendive, Tirelli), per l’uso del mare come archivio simbolico. Estetica e stile L’uso dell’acrilico permette a Meo di ottenere superfici dinamiche, quasi ventose. I contorni sono netti ma i colori sfumano in un limbo visivo. L’immagine è costruita come una scena teatrale fluttuante, dove ogni elemento ha una valenza archetipica. La barca, il corpo, il gesto, la direzione: tutto parla di trasformazione. Conclusione “Passaggio” è un quadro mitopoietico: costruisce un racconto senza tempo che parla a ognuno di noi. Ci ricorda che siamo sempre in viaggio, sul filo del mare, tra passato e futuro, tra ciò che eravamo e ciò che possiamo diventare. Con la delicatezza di un sogno e la forza di un’epifania. V. Politano
AURORA CUBICCIOTTI
Aurora Cubicciotti non può esimersi dal partecipare concretamente al cammino della storia. L’arte è fatto storico, è nella storia, ha una sua storia. I suoi dipinti vanno nella direzione di un quotidiano impegno nella società e verso la società, verso un’arte che sappia intensamente veicolare profondi momenti di riflessione sui molteplici volti del vissuto quotidiano di ognuno di noi, quindi nel flusso concreto del tempo storico, del divenire storico. L’arte non può restare a guardare lo scorrere degli avvenimenti che passano davanti ai nostri occhi e farci rimanere inerti, immersi nella più pura e vergognosa ignavia. Arte e vita. Arte per la vita. Arte nella vita: sono binomi inscindibili per
mostrare il volto del mondo, per costringerci a riflettere sulle realtà e sui mali del mondo, attraverso immagini pittoriche anche dure, dolorose, penetranti come la lama affilata di un pugnale che lacera e squarcia le nostre indolenti coscienze che non hanno mai saputo, o voluto, guardare oltre il proprio sterile egoismo. In Aurora Cubicciotti l’arte diventa epifania della vita mail.: cubyaurora@gmail.com Sito: www.facebook.com/ aurora.cubicciotti tel. 339.18 38 913
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Letizia Caiazzo
Da sempre, per Letizia Caiazzo, prestigiosa esponente della Cyberpittura internazionale, è stata una scelta d’ Ispirazione e di Fede associare la propria eclettica e polivalente creatività anche ai soggetti ed alle tematiche del Sacro, sia in un afflato misticamente rivolto al Mistero, sia, molto spesso, anche in relazione alle emergenze sociali, viste come proiezioni di Consapevolezza, di Sdegno, di Solidarietà con gli Ultimi e i Vessati dalla disumanità “umana”, di Appello contrito e commosso alla Provvidenza e alla Giustizia, di semplice ma sincera, sublime Preghiera ad un Cristo che conobbe troppo la Sofferenza per non ascoltarla. Anche questa pregevole opera, dal significativo titolo “Soffio di Luce” (60 x 60, su tela) che riunisce l’evocante insufflare dell’Estro all’abbacinante risposta del Divino, riesce ad inglobare il Richiamo e la Risposta con esiti espressivi riusciti a bilanciare composti equilibri di composizione e vibranti aneliti d’invocazione tramite uno sfondo di Architetture dell’Oltre omaggiate che dominano il manifestarsi del Sacro e l’ostendere al
da un tributo floreale consono alle cromie di Passione Divino, in un finalizzare di braccia e mani aperte a quel Chiedere ed Attendere che la Luce di Dio, congruamente anche qui apparsa e attenzionata al centro di questa e ogni altra Preghiera, doni Risposte di Grazia ad un accorato Impetrare. Un vero e proprio Momento di Estasi su cui soffermarsi a meditare e ad associarsi, un Mistico Amplesso fra Estetica ed Etica come in ogni altra opera, anche apparentemente solo “umana”, di questa particolarissima ed affabulante Artista che avvince sempre, nella sua doviziosissima produzione, attraverso i Silenzi della Materia, le Vibrazioni della Carne, i Moti dell’Anima, le Pulsioni che attraggono e manifestano la Divinità.
Prof. Nuccio Mula - Docente universitario di teorie e fenomenologie della visualità, Critico Internazionale d’Arte e Letteratura, Scrittore - Giornalista
Domenico Lasala
Le giocatrici - olio su tela - 2015 - cm40x50
Per Domenico Lasala la rilettura degli antichi classici e lo studio degli ulteriori passaggi artistici avvengono alla luce degli sviluppi internazionali contemporanei. Ne deriva un’interpretazione personale in cui le ambientazioni all’aperto e gli interni colpiscono per la loro essenzialità: i paesaggi rammentano vagamente il rigore dell’ultimo Carrà e le architetture urbane fanno pensare alle solide costruzioni sironiane, ma il tutto si presenta come un fondale cristallizzato in una struttura arcaica da cui, da un momento all’altro, si possono dischiudere delle quinte teatrali. I personaggi, enigmatici alla stregua di quelli di Piero della Francesca e torniti secondo l’insegnamento masaccesco, si inseriscono in una ritmica di incastri senza tradire emozioni, offrendosi come figure topiche, spesso sotto le sembianze di musici e cantori. Non è da dimenticare che la musica nella trattatistica classica possedeva uno spessore sapienziale in seguito smarrito e l’artista evoca, quasi fosse un magico antidoto, questo antico e vitale collante sociale per farne dono ad un mondo pervaso da un’anonima e drammatica frenesia. Quando si accenna alla musicalità antica come parte integrante del corredo sapienziale vanno sia ricordate le sue origini razionali che legano la bellezza con l’armonia, la misura , l’equilibrio, la perfezione e l’ordine sia non possono essere passate sotto silenzio le profonde radici del pathos che apporta all’insieme tono e vigore grazie alla forza espressiva e drammatica che lo costituisce. Intuire questo nesso che alimenta la cultura an-
tica, animandola con una sua saggezza di verità vuol dire avvicinarsi alla comprensione della natura complessa che sostiene la potenza di quell’arcaica e vitalissima filosofia del bello. Le arti ne fanno parte esternandosi in una esperienza collettiva, al contempo ricca di contrasti ammessi e ricomposti, tragici e coreutici, intensi e catartici nello stesso tempo. La dismisura, anche il caos ha un suo senso, nella magia e nel mistero di un mondo di vibrante marca razionale, lontana da razionalismi e da languenti aridità semantiche e di sentimento. Di certo è facile cadere in ingenue nostalgie e mitizzazioni del passato. Così pure mi pare distruttivo abbarbicarsi ad un sogno lontano alla ricerca di una storica ripetizione tra l’apollinea luce della ragione e la dionisiaca ebbrezza, con una disperante ricerca nietzscheana. Al di là di formule perfette, restiamo in questo difficile presente senza però privarci della suggestione che “il bello”, in senso pieno, ci lascia trapassare silenziosamente per mezzo dei secoli. Già così fece, a suo modo, il quattrocento che Domenico Lasala guarda con occhi particolari. La tavolozza lasaliana evoca la limpidezza di quella atmosfera colorata e i suoi luoghi e le sue stanze animate, ci trasportano in scenari, oppure in ambienti, dove suoni, danze, rapporti, perfino il sonno, non vengono sbarrati da mura di solitudine. e figure umane del pittore emergono tramite un leggero chiaroscuro; non ci sono ombre portate e lo spazio diventa “assoluto”, percorso da una sonorità silenziosa. Giovanna Arancio
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GABRIELE IERONIMO
Nato nel “59, figlio di un paesino dei monti Dauni, fin da piccola mostra una spiccata passione per il disegno e i colori, che lo portò a frequentare l’Istituto d’Arte Fausto Melotti di Cantù. Da giovane frequenta per diversi anni lo studio del Professor Paolo Minoli, docente all’accademia di Brera a Milano. Il lavoro da project manager lo tiene lontano, per un po’, dal mondo dell’arte, ma nel 2000 la passione per la pittura, mai sopita, riemerge prepotentemente. Ieronimo realizza numerose opere ripartendo da soggetti geometrici e figurativi finché la sua continua ricerca lo porta alla realizzazione di opere astratte. Significativa è la personale allestita nel 2017 alla corte San Rocco di Cantù “Dinamismo e colori dell’anima” con una quarantina di opere astratte che rispecchiano le diverse fasi evolutive della sua crescita artistica. La tecnica pittorica si evolve con la necessità dell’inserimento gestuale che porta a valorizzare le opere con interventi di action painting che permettono all’artista di esprimere al meglio le proprie emozioni. Le sue opere sono esposte in numerose iniziative artistiche e pubblicate su riviste d’arte quali “IconArt Magazine” e “Rivista 20”. Nel 2019 partecipa alla collettiva “Astrattissima” a Chieri, curata da Enzo Briscese, Giovanna Arancio e presentata dal critico d’arte Giovanni Cordero. Nel 2020 partecipa ad “Arte Parma” con la galleria Ariele ed al premio “Icon Art 2020” indetto dalla rivista IconArt Magazine.Nel 2021 partecipa al premio “maestri a Milano” con la video esposizione al teatro Manzoni di Milano.
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Nel 2022 partecipa al premio “Giotto per le arti visive” con alcune opere sia astratte che figurative.Nello stesso anno partecipa ad alcune aste organizzatedall’associazione ART CODE di Armando Principe che attestano valutazione e certificazione alle varie opere.A maggio del 2022 partecipa, sempre con l’organizzazione Armando Principe, ad un’importantissima fiera“Affordable art fair” ad Hampstead Londra.Ha partecipato al 1° tour Biennale d’Europa che prevede la videoesposizione din. 4 operein importanti musei e gallerie di: Parigi, Barcellona, Londra, Venezia. Anchequest’anno presentead ArteParma e attualmente in mostra a Chieri con Astrattissima 2022. Anno 2023 presente sempre ad arte Parma e ad una bella mostra con Gabetti in arte a Cremona, organizzata con la prof.ssa Daniela Belloni e con il critico d’arte dott. Pasquale di Matteo. Anno 2024 partecipa alla fiera d’arte moderna e contemporanea di Genova e una pubblicazione su IconArt magazine con l’opera Color Explosion, poi presente ad ArteParma .A lugliorealizzauna mostra personale patrocinata dal comune di Cantù dal titolo :“l’armonia tra il vivacismo deicolori e il dinamismo eclettico delle forme”con una ventina di opere tra astratti e figurativi.
mail.: gabriele.ieronimo@live.com sito.: https://gabrieleieronimo.it/ tel. 348.52 62 074
LORENZO CURIONI
Lorenzo Curioni, pittore brianzolo, intesse sulla tela un profondo rapporto tra l’uomo e lo spazio, una relazione per lo più giocata nell’habitat urbano dove la presenza umana traccia la sua storia e si affaccia facendo sentire i diversi ritmi della sua quotidianità o impregna di sé attraverso i segni del suo passato con cui ha imparato da sempre a coabitare. L’artista dipinge questa realtà complessa, ne conosce luci ed ombre. Inoltrandosi nelle sue periferie, facendosi largo tra gli interni dei suoi angoli più degradati od occhieggiando i luoghi deserti delle sue fabbriche dismesse si rimane catturati ascoltando il silenzio che ci investe e ci avvolge in un’atmosfera intrisa da questo inquieto legame uomo-spazio. Sono opere senza retorici rimpianti che ritraggono un mondo trascorso di intensa vita vissuta. Il novecento lombardo, con la sua rapida industrializzazione, ha lasciato un ricco bagaglio di fermenti, testimonianze, e nondimeno di arte, che arriva fino ai nostri giorni e con il quale il terzo millennio fa i conti. I pietrificati silenzi dei paesaggi ur-
bani sironiani, le irrequietezze chiariste, i disagi e le speranze, che si vissero nell’epoca dell’inurbamento, si ritrovano in quella tradizione lombarda di cui Curioni porta i segni, naturalmente ormai lontani e rivisitati. In queste aree, che l’artista ricrea,viene tratteggiata la fine irreversibile di un’epoca e nel contempo ciò che appare in questa prima parte del terzo millennio: infatti gli spazi periferici , seppure anonimi, rivendicano una loro attuale identità collettiva, rivelano un loro modo d’essere all’interno di una tavolozza chiara fra gamme di grigi e celestini, terre tenui aranciate od ocracee, luci pacate e soffuse. I contorni delle cose sono leggeri, spesso al limite dell’accenno, mentre i piani cromatici si susseguono in profondità all’interno di una composizione di rigorosa coerenza. Giovanna Arancio
mail: curionilorenzo@tiscali.it cell.: 340.97 24 174
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SALVATORE ALESSI
Salvatore Alessi nasce in Sicilia, a Mazzarino (CL) nel 1953, dove vive e lavora. Dopo aver conseguito il diploma di maturità artistica presso il Liceo Artistico di Catania, silaurea in Architettura presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Da sempre svolge la sua attività di ricerca artistica ed espositivaparallelamente a quella di architetto, rivolta alla ricerca espressiva del segno grafico e del colore. Ha partecipato a numerose mostre e premi su tutto il territorio nazionale ed all’estero, in spazi espositivi privati ed istituzionali.Tra le ultime mostre ricordiamo: Rassegna d’arte “Incontemporanea 2020” Italia-Svizzera, Laboratorio 29 Santa Lucia del Mela (ME) – Galleria l’Atelier, Hunibach (Bern); “Genova Art Expo 2020”, 6^ Esposiz. Internaz. d’Arte Contemporanea, Satura Pal. Stella Genova; IV^
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EsposizioneTriennale Arti visive a Roma “Anni venti – Global Change” Palazzo Velli Expò; Mostra bipersonale presso VI.P. Gallery Milano; Mostra collettiva “Siamo Ancora Vivi !” Galleria ItinerArte Venezia e Muef Art Gallery Roma; I^ Biennale d’arte contemporanea in Valcanonica.Inoltre si riportano le ultime pubblicazioni: Atlante dell’Arte Contemporanea 2021 Ed. DeAgostini; Pubblicaz. su rivista d’arte “Biancoscuro” n.44-2021;Catalogo Sartori “Artisti Italiani 2022” Ed. Archivio Sartori; “Fra Tradizione e Innovazione” Vol. V° di Rosario Pinto, Ed. Napoli Nostra 2022. mail: arcalessi@alice.it tel. 328.860 5093
ARIPA DI MARIANA PAPARA
Da qui inizia un lavoro complicato: trovare il linguaggio appropriato, espressivo, autentico, singolare... Di conseguenza, nel “luogo di lavoro” / studio di Mariana Papară troveremo cavalletti, assi, tele, pennelli, “colori”, pinze, martelli, vecchi chiodi di ferro, pezzi di tessuto, pezzi di pergamena, pezzi di legno, fili, cornici, LED e molto, molto altro. Strumenti, materiali e ingredienti necessari all’elaborazione del linguaggio plastico ibrido che l’artista ha concepito e sviluppato nel tempo.In questo habitat artistico, spazio di sogno e meditazione, è Ovviamente, anche l’atmosfera conta, ed è per questoche a
tutto ciò si aggiungono musica, luci speciali e la presenza – più o meno discreta – del cane Atos e dei gatti Rey e Artur. nata anche la recente mostra “Introspezione” (aprile 2025, al Museo d’Arte di Piatra-Neamț). Ovviamente, rispetto alle mostre precedenti, l’espressione di Mariana Papară non è cambiata di molto. Né lo è stata, perché elevare il dipinto (olio su tela, puramente e semplicemente, come si diceva un tempo) al livello di oggetto artistico complesso (l’assemblaggio di vari materiali sulla superficie dipinta) è una conquista presunta e consacrata nello stile dell’artista. Ciò che è cambiato è il significato dell’immagine, dall’esterno all’interno, attraverso sotti gliezze e raffinatezze cromatiche. Oltre a un pattern specifico, questa volta il “bozzolo” (un’installazione fatta di fogli di pergamena), che suggerisce la moltiplicazione di visioni plastiche attraverso l’incubazione. Leggere la mostra passo dopo passo, rispettivamente opera per opera, può essere un processo iniziatico, utile e piacevole. Confermando così quanto affermato da Herbert Read: “In ogni autentica opera d’arte (...) ci sono due elementi: uno di natura matematica, che dà origine alla categoria della bellezza, e un altro di natura organica, che dà origine alla categoria della vitalità. Le più grandi opere d’arte sono quelle che combinano questi due elementi in una forma che chiamiamo organica perché possiede sia bellezza che vitalità”. (*) Vorrei però richiamare l’attenzione sul fatto che il “tutto” della mostra rappresenta di per sé una composizione, rigorosamente pensata da Mariana Papară. Critico D’Arte, Emil Nicolae Nadler mail: marianaaripa@gmail.com www.aripa.eu ; sito : https:/www.facebook.com/marianaaripa/ tel.: +40 0736785363;
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LUIGI CURCIO
Luigi Curcio è nato a Casabona (KR) nel 1953.
Nel 1968 trasferitosi a Torino frequenta il Liceo artistico e poi l’Accademia Albertina di Torino, dove si è diplomato nel 1978. Vive ed esercita la professione insegnante a Torino 1985-86 fa la prima personale all’ Unione culturale presso Palazzo Carignano. Segnalato dalla commissione “Giovani Artisti a Torino” di cui faceva parte il professore P. Mantovani.
2011 partecipa alla mostra Arte Visive Segni 20x20 ( Singolare e Plurale) presso il Castello di Rivalta, a cura di R. Mastroianni. 2012 è presente alla mostra : lo Stato dell’Arte a cura di V. Sgarbi. Torino - Palazzo Esposizioni. Padiglione Italia 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, iniziativa speciale per il 150° anniversario Unità di Italia 2012 partecipa all’esposizione di Arte & Design - Paratissima (C’ est Moi ) 8. Borgo Filadelfia. Torino
Mi sento come un pezzo di asfalto che ha al suo interno delle pietre levigate dall’acqua di un fiume o dal mare, sporcate dal bitume che le ha private del loro libero movimento di trasformarsi, di arrotondarsi. Come le pietre sono state imprigionate dal catrame, così il mio essere è prigioniero di una schiera di “io” che fanno di tutto per allontanarmi dalle cose che desidero di più per il mio bene. Ho preso del ferro, un metallo resistente, arrugginito perchè simbolo del tempo che passa ... “molto ne è passato e non ricordo più come fare per tornare indietro, ristabilire l’ordine dentro di me, limare la personalità ed arrotondare quegli - 10 che ancora grezzi fanno di me quello che vogliono”. Ho messo all’interno del nero asfalto una pietra levigata bianca, un seme di anima, una possibilità di cambiamento. La forma della montagna - sempre in catrame - è l’invito a salire in cima per la conquista di una visione migliore, mentre la cornice ovale parla di, una vita nuova che sta per nascere. Luigi Curcio cell. 327.53 04 074 329.02 29 484 Sito: https://www.artmajeur.com/luigicurcio mail. luigicurcio@gmail.com
DISCEPOLO GIRARDI
Discepolo Girardi è nato ad Avellino nel 1963, La sua formazione artistica ha i suoi albori presso la scuola d’arte del padre Vinicio, rinomato pittore della scuola napoletana del novecento. Si è laureato in architettura a Napoli e qui ha cominciato e continua la sua ricerca nel campo delle arti figurative senza disdegnare a periodi la scultura e le arti applicate. Ha partecipato a centinaia di concorsi di pittura in Italia ed all’estero riscuotendo successi , elogi dalla critica nazionale ed oltre 50 primi premi. Sue personali si sono tenute in enti pubblici e privati di diverse città italiane ed europee: Napoli, Torino,Salerno, Roma, Foggia, Benevento, Ischia, Nizza, Lione, Parigi ecc. Tuttora la sua presenza è permanente in diverse gallerie pubbliche e private, particolarmente la galleria ARIELE Torino. Si sono interessati alla sua pittura critici ed esponenti del mondo culturale tra cui: G. Grassi, A. Calabrese,Sgarbi , R. Zani, E.Treccani , G.A. Leone. , M .Vitiello, F.De Santis etc. riviste specializzate del settore : Il Tempo, Cronaca Politica, Il Mattino, Il Giornale di Napoli , Eco dell’arte moderna, Ciociaria oggi Ha illustrato con sue litografie e xilografie le pagine di racconti e poesie di scrittori e di alcune canzoni napoletane, inoltre ha realizzato murales per enti pubblici e privati in Campania ed Abruzzo.
ALBINO PALAMARA
Albino Palamara (Africo, 1966) è un pittore, scultore, mosaicista, grafico e interior design italiano. La sua vasta produzione artistica, che spazia dalla pittura al mosaico alle decorazioni di interni, nasce dall’esigenza dell’artista di indagare la vita, la quotidianità, le persone e i rapporti dal suo personale punto di vista. L’arte di Albino Palamara diventa dunque la manifestazione di uno dei più grandi poteri dell’arte stessa: leggere la società in cui viviamo in modo personale e profondo, nel caso di Palamara spiccatamente ironico e contro corrente. Un viaggio, quello di Albino Palamara, che affonda le sue radici nelle proprie remotissime origini, nella Magna Grecia, sua terra natia, per sbattere violentemente contro una società contemporanea certo evoluta ed estremamente ingegnosa, ma anche uperficiale, dedita al consumo, fatta di maschere inconsistenti e di volti indifferenti. Questo confronto parte dai materiali: le opere di Palamara sono assemblaggi di materiali idealmente distanti. Legno, pietra, ceramica e creta vengono contaminati dal cemento, da materiali di scarto, da mozziconi di sigaretta. E culmina nei soggetti, volti e figure dai canoni estetici di civiltà antiche, rivisitati e attualizzati nella sperimentazione e rappresentazione dell’individuo moderno. mail.: infopalamara@gmail.com Sito: www.facebook.com/ palamaraalbino/ Cell. 329.80 50 075
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ELISA FUKSA-ANSELME
Elisa Fuksa-Anselme è nata a Parigi nel 1951. Vive e lavora in Savoia, Francia. Doctor in Plastic Arts, trasmette la sua passione insegnando fotografia fino al 2011 all’Università Plastic Arts, Paris I, Panthéon-Sorbonne. Oggi si dedica interamente alla sua pratica artistica, dove unisce i suoi interessi in fotografia e pittura. Elisa Fuksa-Anselme è anche un’autrice. Ha appena pubblicato il suo quarto romanzo. Ultime mostre collettive dal 2017 : 2021 Galerie Michel Journiac, Paris, France, Fiera di Parma/ 2020 : Museobar, Modane Savoie, France. Fiera di Parma / Hermillon, Salone del livro Savoie, France / 2019 : Mostra Parma / 2018 : “Dal Segno al Colore” Firenze / 2017 : Ecomuseo Urbano, Torino. La Fonderia, Roma. MACRO, Roma. Galerie Vaugelas, Aix-lesBains, Savoie, France. Palazzo Opesso, Chieri.
2020 : questa nuova serie «Oltre lo schermo». Fa riferimento a momenti di emozioni cinematografiche. Il cinema italiano è molto presente. Ma anche francese, americano, quebec, giapponese. Catturo un momento che mi tocca. Elaboro queste immagini in infografica e poi incollare su carta acquerello. Una nuova immagine sarà rivelata. La mia pratica potrebbe evocare un inventario alla Prévert : Visionare, catturare, «photoshoper», stampare, acquerellare, spruzzare, sbucciare, levigare, straciare, comporre, incollare, oliare, dipingere, scrivere, inquadrare... titolare. E-mail : contact@elisa-fuksa-anselme.com https://www.elisa-fuksa-anselme.com cell. 33685 29 7213
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ITALO ZOPOLO
L’urlo, incontenibile, disperato, irrefrenabile valvola di sfogo per il caotico, ribollente calderone di eccitazioni, emozioni del nostro inconscio mondo psichico è il prototipo di ogni forma di comunicazione, la rottura di ogni imbrigliamento convenzionale. Noi l’abbiamo udito in alcune opere di Zopolo.
la luce in un dialogo cosmico e plastico. In altre opere, pennellate decise, vigorose senza ripensamenti, annullano vaste campiture di colore e si caricano di valenze arcane che si situano e si espandono nelle regioni profonde e oscure dell’inconscio, negli insondabili meandri della mente.
La sua eco riverberante è fisicamente percepibile in quelle tele dove tra i corrugamenti e le asperità materiche s’intravvedono ferite ancora beanti che a fatica stentano a rimarginarsi. Sussurri e grida emergono tra le pietre riarse, tra le croste dissecate, tra le terre calcinate. La tellurica magmatica vampa infuocata con ignee deflagrazioni ha liberato energetiche tensioni che per una sorta di germinazione di panica naturalità lascia le sue tracce pietrificando
Il gesto lapidario dell’artista subisce in questo modo, un processo di cristallizzazione e testimonia in modo imperituro l’attività fisica di Zopolo nel contatto con il materiale pittorico che rimanda per le sue suggestioni alle intenzioni della poetica del movimento concettuale. Le immagini acquistano l’efficacia di segnali: talvolta dotati di un carattere simbolico, spesso di una forza corrosiva e sediziosa. Giovanni Cordero
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MIRELLA CARUSO
Mirella Caruso nasce a Sciacca, luogo di atmosfere mediterranee che l’ha sempre ispirata per i suoi dipinti. Laureata in giurisprudenza all’Università di Palermo, ha insegnato Discipline Giuridiche e Economiche ed è attualmente impegnata nell’insegnamento delle tecniche dello yoga, pratica che è per lei ispirazione fondamentale per alcuni dei suoi soggetti simbolici. Stabilitasi a Torino, ha iniziato il suo percorso di pittrice grazie all’incontro con Margherita Alacevich. La sua energia vitale e l’irrequietezza del suo carattere la portano spesso a diversificare la sua produzione; passando per quadri simbolici si arriva alla rappresentazione figurativa di paesaggi e soggetti. Tra le maggiori esposizioni dell’artista si ricordano le personali nel 1995 a Cervo (IM) a Villa Farandi, quella del 2013 al “Re Umberto” di Torino, nel 2016 la bipersonale con Giuseppe Falco alla Galleria d’Arte Centro Storico a Firenze e nel 2017 presso il circolo culturale di Sciacca. Oltre a numerose mostre al circolo degli artisti e alla promotrice delle Belle Arti di Torino, si ricorda la partecipazione nel 2016 alla collettiva internazionale “Time to Build” all’atelier 3+10 a Mestre, nel 2018 la collettiva presso la galleria Saphira e Ventura a New York, nel 2019 a quella all’Appa Gallery di Madrid e nello stesso anno la collettiva “Rinascimento contemporaneo” al museo Leonardo Da Vinci a Roma e nel 2021 la partecipazione ad ArtParmaFair a Parma. L’arte di Mirella Caruso racconta storia, tradizione, cultura, classicità, con una pittura intensa e corposa, espressiva e passionale. L’artista crea con la luce profondità e spazio, delimitando la scena da quinte visive che conferiscono ar-
monia ed equilibrio compositivo. Ottima colorista, Mirella Caruso interpreta con vibrante energia natura e realtà, dando spazio al sogno e alla visione poetica interiore. Il segno delle pennellate è sempre intriso di materia, istintivo e veemente, sicuro e senza ripensamenti, a testimonianza di un mestiere e di una maturità pittorica raggiunta con esercizio costante e raffinata sensibilità. Nei suoi dipinti il dinamismo delle scene, delle figure in movimento, del mare o del vento che sfrangia le foglie degli alberi diventa elemento fondante di un linguaggio vivo e pulsante, che affida ad una sorta di puntinismo cromatico il compito di creare effetti ottici e piani prospettici sovrapposti in lontananza, quasi un velo tra l’osservatore e il mondo interiore dell’artista. Tra figurazione e astrazione, quindi, cogliendo di entrambi gli stili l’essenza formale e ideale, il senso del vero e l’afflato onirico dello spirito. Mirella Caruso ci conduce in universi immaginati con la potenza della realtà e dei pigmenti più vivi, tra un ritmo scandito di chiaroscuri e una personalissima sintesi di forma, linea, colore. Guido Folco
mail.: mire.caruso@gmail.com Sito: www.facebook.com/mirella.caruso.31 tel. 339.36 56 046
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RENZO SBOLCI
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Il percorso artistico di Renzo Sbolci, nato a Livorno nel ’47, si è sviluppato a partire dagli anni ’70. Tranne un brevissimo inizio nell’area figurativa ispirata all’opera di Giorgio Morandi, subito si è indirizzato verso la pittura gestuale e materica col rifiuto del conoscibile e la ricerca di forme che avessero carattere simbolico, archetipico. Forme che dovevano vivere in uno spazio fluido privo di connotazioni prospettiche in costante trasformazione. Suoi maestri ed ispiratori in questo percorso sono stati i cubisti ed in particolare Braque e J. Gris, gli astrattisti Malevich e Mondriaan, il futurista Depero ed ancora Chagall e Kandinskij ma anche le cromie delle vetrate gotiche e Liberty…
Dall’inizio del 2000 lo Sbolci abbandona la tela per il legno che gli permette di realizzare opere “aperte” dove i pieni ed i vuoti hanno lo stesso valore; dove presenza ed assenza di materia sono parti inscindibili di un’unica realtà. In questi ultimi anni poi un ulteriore stacco con il passato si è avuto abbandonando pennelli e vernici acriliche per le matite ed i pastelli cerosi che permettono un maggiore contatto fisico con la materia legno. A questo ultimo periodo appartengono i Totem sorta di sculture da vivere sulla parete caratterizzate dalla leggerezza grafica e coloristica tipica del disegno. mail racconti47@hotmail.it tel. : 340.25 43 732
MARGHERITA ROSSI
Margherita Rossi: la forza emotiva del segno Giovane artista di origini albanesi, Margherita Rossi si sta affermando come una delle voci più autentiche e sensibili della nuova scena artistica giovanile emiliana. Dopo aver perfezionato i suoi studi presso il Liceo Artistico Toschi di Parma, Rossi ha saputo distinguersi per una ricerca espressiva di grande intensità, che le è valsa nel 2024 il Premio “Giovani Talenti” in occasione dell’Art Parma Fair. Il suo linguaggio pittorico si costruisce attorno a una linea tortuosa e nervosa, densa di tensione e vitalità. È una linea che non descrive, ma rivela: incide la superficie come un flusso emotivo, svelando fragilità, desideri e contraddizioni dell’essere umano. In questa tensione formale si percepisce una chiara ascendenza espressionista, che trova in Egon Schiele una fonte di ispirazione decisiva. Tuttavia, Rossi rielabora quella lezione con un’intimità nuova, più introspettiva, in cui la deformazione non è mai pura drammaticità, ma strumento di conoscenza e di empatia. Le sue figure, spesso sospese tra corporeità e dissolvenza, parlano un linguaggio universale: quello della vulnerabilità e della ricerca di identità. La pittura di Rossi è un territorio inte-
riore, un luogo dove il segno diventa voce e la materia pittorica si carica di energia psicologica. Il valore della sua opera è riconosciuto non solo in ambito espositivo, ma anche nel dialogo con la realtà sociale e umana: una sua opera è infatti presentie presso l’Ospedale Maggiore di Parma, nel reparto di ginecologia, dove la sensibilità dell’artista contribuisce insieme ad una collettiva di altre opere, a creare un ambiente accogliente e carico di umanità. Rossi ha inoltre esposto presso la Galleria Chaos e la Casa della Musica di Parma, consolidando un percorso coerente e in costante crescita. Con il suo segno vibrante e la capacità di trasformare l’emozione in immagine, Margherita Rossi si impone come una voce autentica della giovane arte contemporanea, capace di restituire — attraverso la forza del disegno — la complessità e la bellezza dell’esperienza umana margheritarossi027@gmail.com
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SARKA MRAZOVA
Linguaggio dei dipinti-testimonianza dell´ anima Anche oggi lo sforzo comune di realizzare la propria vita richiede allo stesso tempo il bisogno di soddisfacimento estetico come anche dei nostri bisogni spirituali e sentimentali. A tal fine contribuisce sia l´intelletto, inteso come forza spirituale conoscitiva permettente l´accesso non materiale alla conoscenza che supera i nostri sensi e la nostra immaginazione, sia la capacitá della percezione estetica di bellezza e di arte con i nostri sensi. Al contrario la pigrizia mentale, l´ariditá, l´impotenza emotiva e la convenzionalitá come l´espressione della semplice arretratezza o come consequenza della scarsa considerazione di una urgente necessitá di crescita sia affettiva che mentale rappresentano una complicazione che ci rallenta. La pittrice Šárka Mrázová Cagliero ci offre con i suoi dipinti stimoli sempre nuovi e originali per la nostra attiva trasformazione interiore. L´artista con la sua consapevole stilizzazione figurativa e cromatica ci porta nel suo reame fatto di ricordi d´infanzia di un mondo quasi fiabesco che ci accompagna al ritrovamento della calma interiore o piúttosto all´abbandono dei nostri disagi e confusioni. La cromaticitá simbolicamente espressiva di una inebriante suggestione desta la nostra anima fatta d´armonia e la nostra potente riserva di emozioni e di sentimenti. Si chiariscono le tracce messe in disparte delle nostre emozioni e delle idee, di tutto quello che aiuta l´evoluzione della nostra personalitá. Queste eccitanti dichiarazioni che scaturiscono dalla ispirazione poetica suscitano delle rappresentazioni metaforiche di una realtá impossibile da descrivere direttamente. L´inebriante cromaticitá ha la funzione non soltanto di accentuare l´importanza poetica ma anche di una dichiarazione d´amore per la bellezza della natura, dei paesaggi e del mondo circostante spesso in collega-
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mento con gli elementi geometrizzanti che evocano la necessitá di un´ordine, di una armonia. Ogni dipinto viene composto con grande ingegno e la certezza espressiva di rivelare la ricchezza degli stimoli custoditi nel profondo dell´anima. Si percepisce anche il collegamento delle percezioni visuali e degli umori con la musica come sintesi della sensazione d´incantesimo che con la sua unicitá ci pervade e colma il nostro animo. Jaroslav Mráz 2023 sarka.mrazova62@gmail.com
Michele Roccotelli
Michele Roccotelli, nato a Minervino Murge, ha cominciato ad esporre nel 1968 e da allora ha allestitonumerosissime personali. Presente in importanti rassegne nazionali e fiere d’arte contemporanea, sempre ospitato da prestigiose gallerie italiane, dove espone in permanenzada circa trenta anni come negli spazi espositivi della Ghelfi di Verona. Presente a Napoli, nel Castel dell’Ovo, con la personale “mediTERRANEO”, mostra trasferita poi a Bruxelles nella sede del Parlamento Europeo. Torna a Napoli esponendo le sue più importanti opere sul tema “La Camera delle Meraviglie” che ha proposto negli spazi espositivi in Germania, Austria e Svizzera.Intanto viene continuamente convocato per personali e retrospettive quale significativo rappresentante della pittura locale e si dedica alla ceramica prendendo spunto dalle forme e tecniche pugliesi per invenzioni sempre nuove. Partecipa alle Biennali d’arte ed è più volte insignito di importanti premi. Numerosi e di prestigio i cataloghi pubblicatigli da rinomati istituti culturali, con interventi di critici di chiara fama conservati al Thomas J. Waston Library del The Metropolitan Museum of Art di New York. Le ultime personali inglobano opere di pittura di grande formato, ceramiche, sculture, lavori di riciclo di oggetti di scarto ma rivissuti con il suo particolare timbro creativo, fatto di colori e materie. Instancabile Maestro d’arte per allievi di talento nell’Accademia Margherita di Bari, prepara con loro mostre in gallerie d’arte e spazi espo-
sitivi pubblici e privati. Michele Roccotelli è nato a Minervino Murge, ha seguito gli studi artistici a Bari e si è perfezionato a Roma. Si è rivolto ben presto alla pittura e all’insegnamento, cominciando ad esporre nel 1968. Da allora ha allestito numerosissime personali in prestigiose gallerie, rassegne nazionali e fiere d’arte contemporanea. Le esposizioni all’estero sono state numerosissime. Si è dedicato anche alla ceramica e alle illustrazioni di libri, cataloghi e riviste. Hanno scritto di lui numerosi critici, giornalisti e scrittori. Narratore di sequenze simboliche, ogni suo quadro scandisce segnali cromatici e tonali solenni, tagli e ricomposizioni di un itinerario figurale concretizzato attraverso lo slittamento di sagome pittoriche quasi veristiche. Ma in essi consiste soprattutto la rivelazione del desiderio dell’ artista di fare del proprio lavoro la testimonianza di una tensione partecipativa, un’identificazione amorosa. Vittorio Sgarbi (critico d’arte)
mail.: micheleroccotelli@libero.it Sito: www.roccotelli.it tel. 347.582 3812
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GIACOMO MANZU’ La scultura è un raggio di luna”
La scultura italiana del Novecento non è tanto folta di nomi e di correnti quanto la pittura, nondimeno ha saputo raggiungere una pienezza di risultati che l’hanno imposta nel mondo come una delle più valide dell’arte novecentesca. Giacomo Manzù(1901-1991), pseudonimo di Giacomo Manzoni, bergamasco e dodicesimo figlio di una famiglia numerosa, dimostra presto di aver talento. Inizia facendo l’intagliatore ma è damilitare a Verona che si accosta all’arte: studia in particolare “Le porte di Sani Zeno” e i calchi dell’Accademia delle Belle Arti Cignaroli. Biograficamente in breve si possono evidenziare i primi viaggi. Va a Parigi ma è a Milano chedecide di abitare e quiintensifica la sua formazione artistica. Lavora alla decorazione dellaCappellaUniversitaria del Sacro Cuore e nel contempo prepara la sua prima mostra collettiva alla Galleria “Il Milione”; nel 33 partecipa con i bassorilievi bronzei deibusti ad una mostra presso la Galleria romana “La Cometa”. Si sposa e si separerà nel 54. Nel 38inizia a serie dei “Cardinali” con “Il Cardinale seduto”, esposto a Roma l’anno successivo alla Quadriennale e poi acquistato dalla Galleria d’Arte Modernaromana.Scolpisce più di trecento versioni della figura cardinalizia, ciascuna diversa per materiale, dimensioni e posizione. Nel 39 iniziai bassorilievi sacri in bronzo (Crocifissioni, Deposizioni,..) in cui esprime velatamente la sua opposizione al fascismo.Manzù è uno dei più grandi artisti del suo tempo e questa mostra si colloca fra gli eventi di portata internazionale. A Vercelli sono in rassegna oltre trenta opere che vanno dagli anni ’40 al 1990, anno prima della morte dell’artista. Diversi lavori
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presenti nella retrospettiva di Manzùsono meno conosciuti comeiritratti femminili, le figure giapponesi, le sedie con nature morte, i corpi plastici nudi in bronzo, il Fauno che esprime l’energia vitale.Alcune opere hanno dimensioni
Scelta del titolo della mostra:“G.Manzù. La scultura è un raggio di luna”: il curatore Fiz ha voluto richiamare nel titolo una citazione famosa di Cesare Brandi, esperto conoscitore dell’artista, secondo cuialla scultura si attaglia quel titolo in quanto essa gira con tanti punti di vista autonomi e tutti confluenti in una forma che è aperta e chiusa, e nella sua staticaè dinamica per come scorre in sé stessa con una fluenza eracliteain cui non ci si può bagnare due volte. -L’Assessore alla Cultura inoltre invita a guardare in alto e a pensare ai valori importanti che devono sempre guidare la cultura. -Cerco sempre di fare il meglio, ma il meglio è al di là di noi stessi (Giacomo Manzù)
monumentali e provengono dalla Fondazione Manzùo da importanti collezionisti privati.Laraccolta non haun’impostazionecronologicabensì tematica.Si inseriscono nel tema del gioco infantile i figli Giulia e Mileto, avuti dalla seconda moglie e musa Inge, costante nella sua ritrattistica. L’ esposizione segue un percorso sfaccettato e che si snoda in maniera diffusa tramite le sedi messe a disposizione (la principale è l’Arca). Nella ex chiesa di San Vittore è collocata l’imponente scultura illuminata dedicata a Inge, fruibile dall’esterno grazie alle porte sempre aperte. Nella serie Strip-teaselo scultore supera anche il concetto tradizionale di ballerina, con le pieghe degli abiti che diventano una secondapelle E’ interessante anche la figura di Ulisse in cui Manzù si identifica. Il percorso espositivo si conclude con “La Porta della Morte”, la più bella delle Porte in San Pietro in Vaticano, riprodotta su vetro stampato in 3D, e con l’altorilievo “Il miracolo di San Biagio”. Manzù ha una personalità forte, complessa, e un’arte potente, avvolta da una profonda spiritualità, inoltre è uno straordinario sperimentatore di tecniche antiche come l’encausto, l’intarsio, il cesello, lo sbalzo, la fusione a cera perduta e la doratura a mercurio, ed al contempo è pioniere delle più moderne espressioni artistiche come l’incisione nel cristallo,lacreta,l’intaglio in ebano, l’acquaforte unita all’acqua tinta.L’effetto che crea intorno alle sue statue non è di volume ma è la percezione di sature vibrazioni emotivee unrapidoscorrere di linee e di pittoriche superfici: pur nella sua completa autonomia stilistica si avverte
l’influsso di Medardo Rosso.La mostra è interessante: se è possibile andate a visitarla.
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ALESSIA ZOLFO
I soggetti ritratti da Alessia Zolfo hanno una carica empatica impressionante e riescono a mettersi naturalmente in diretto dialogo con chi osserva; l’artista mette in atto una pittura di ricerca e sperimentazione, con l’utilizzo di collages in cui si intravedono grafie e con un’importante componente segnica. Volti dai lineamenti marcati ma dolcissimi e dagli sguardi cristallini raccontano la loro perso-
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nale storia di amicizia, nostalgia, fratellanza, tristezza e lo fanno grazie al talento espressivo di un’artista dallo stile originale e inconfondibile. Luca Franzil critico e gallerista di ArtTime Udine mail: zol317@gmail.com tel. 349.444 4774
SANTO NANIA
Pittore di formazione figurativa. Per molti anni ho seguito lo studio sul ritratto e sul paesaggio. Nel 1989, lo studio e la ricerca verso nuovi orizzonti, abbracciando l’interesse verso la pittura “INFORMALE “ che ancora oggi porto avanti. Ho partecipato a mostre in Italia e all’estero. Ho collaborato con enti preposti per la diffusione dell’Arte, con eventi di carattere regionale e nazionale. Nel 1979 creo dei corsi d’Arte, indirizzati a dare sostegno ad allievi di scuola d’arte.
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CLAUDIO GIULIANELLI
Parlare della mia pittura mi è difficile, di come nascono e prendono forma le figure che popolano i miei quadri. Sicuramente è stato determinante il mio amore per l’arte antica, amore nato da bambino durante le vacanze estive a Porto Ercole in Toscana ove i vecchi pescatori narravano la leggenda della morte di Caravaggio. Di quel pittore rimasi folgorato e la sua pittura entrò nel mio dna, iniziai a studiare i suoi quadri, uno ad uno, sia nello stile compositivo che nella tecnica. Poi, un giorno, durante una lezione di educazione artistica nella scuola media, vidi appeso alle spalle della mia professoressa un poster, in un angolo, vi era riprodotto un particolare di un quadro di Hieronymus Bosch. Ne rimasi impressionato e frastornato, pensavo si trattasse di un pittore contemporaneo per quella incredibile vena surreale che sottointendeva una conoscenza antica, quel rappresentare un uomo con la faccia da pesce.... si aprì ai miei occhi il suo mondo magico ed ermetico che mi entrò nella pelle e nella mente. Si, mi è difficile parlare della mia pittura... Claudio Giulianelli mail: claudiogiulianelli@gmail.com Sito: https://www.megaart.it/ tel. 393.04 02 949
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László BOTÁR
Il dinamismo fresco e i colori intensi dei quadri di László Botár creano contrasti che colpiscono le emozioni dello spettatore. Anziché raccontare, conferiscono autonomia e libertà alla pittura pura. Per questo motivo, tradurre le immagini in frasi è un intento ingannevole, poiché il flusso viscerale di gesti, impulsi, riflessi e reazioni momentanee parla di un’esistenza che precede l’uso del linguaggio. In questo senso, il linguaggio è solo un servitore secondario, poiché, frenando le reazioni istintive, perde il suo significato quando traduce i gesti in parole. Nel nostro comportamento culturale sentiamo l’impulso di dare un nome ai fenomeni che esercitano su di noi un forte richiamo e di costringerli in categorie identificabili con le parole. In questo modo possiamo dominarli. Le immagini di László Botár resistono al potere illusorio delle parole. Anzi, parlare separatamente delle sue immagini è un intento ingannevole, perché le sue opere, una accanto all’altra, si susseguono come un flusso sinuoso, ondulato e talvolta dispersivo, come se fossero la continuazione o la trasformazione momentanea l’una dell’altra. Passando da un’immagine all’altra, sentiamo lo slancio creativo della stessa mano e la prospettiva che si restringe e si allarga dello stesso occhio. Tutto è permeato dalla nascita rigogliosa di un mondo organico. Per questo non percepiamo strutture rigide e costruzioni ingegneristiche, ma la spontaneità di un
flusso libero che vive nelle immagini. Spesso prendono vita nella ritmica necessità del respiro. Non è un caso che le immagini di Botár trasmettano sempre un senso di giovinezza. Se vogliamo forzare le immagini in un insieme di parole, vale la pena osservare quali visioni del mondo delineano i gestiforti di questa pittura astratta. Vediamo che spesso lo slancio dà vita a un movimento verticale. In questo modo si crea un flussodinamico più forte. Queste immagini non ci fanno sognare, ma ci spingono a reagire rapidamente, il presente attuale prevale sull’effetto di oscillazione in lontananza. Qualcosa sta accadendo qui e ora. Non ostante gli scarabocchi apparenti, i gesti assumono comunque un significato monumentale. Non possiamo descrivere le immagini di László Botár, perché sarebbe un omicidio dell’immagine. Possiamo solo associarvi metafore balbettanti. Con la riserva di fraintendimenti e fuorvianti. Così le parole chiave solo accarezzano il gusto visivo delle immagini. Spesso sembrano frasi esclamative cariche di forti emozioni. Adesempio: Esci dal presente! Adesso! No! Perché? Vai! Anche il contrasto dei colori è fortemente impulsivo e spinge all’azione. Sentiamoche non c’è modo di fermarsi. Nell’immagine è in atto un processo, le cui conseguenze si riflettonosullo spettatore. Identificandomi con l’immagine, la catarsi mi travolge e inizia a dominarmi. La mia soglia di stimolazione si alza, desidero agire e sussurro a me stesso con determinazione: “Sì, adesso...!!!”
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GIACOMO SOFFIANTINO
L’arte, umile dentro il mistero Nello studio di Giacomo Soffiantino. I suoi lavori recenti come sempre una sorpresa. Mi trovo di fronte a una complessità non ostentata; grande pittura che, contro ogni concessione formalistica, nasce da idee e da emozioni, da intensa e sofferta partecipazione agli eventi del mondo. “Il mistero della vita deve entrare nella pittura”, mi dice Giacomo ed è professione di modestia. La pittura non tenta spiegazioni; del mistero dà soltanto incerti indizi per simboli. I simboli nei dipinti di Giacomo inevitabilmente riguardano la natura e l’uomo che intrecciano le loro vicende. La natura: boschi (l’intrico degli itinerari di vita) , sorgenti (nascita della vita dal profondo e il suo scorrere), conchiglie (altro simbolo del nascere), frammenti (in ogni cosa ci sono il
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tutto e il nulla, il passato e il presente), aperture di cielo (quel poco che l’uomo riesce a vedere nel mistero), distese marine (l’orizzonte che mai si raggiunge), luce (che è anche calore come condizione di esistenza delle cose). La luce non ha una fonte esterna d’irradiazione; nasce lentamente da profondità e si espande sulle cose. La luce è presenza indiretta dell’uomo come gli alberi. “L’albero come l’uomo che si trasforma nel tempo, è il ciclo della vita” , mi dice Giacomo. È il tempo che ha come simboli anche teschi, bucrani, fossili, su vie che non si sa dove conducano. Rovine, collage di frammenti di vecchi manoscritti. Nelle opere l’uomo e le sue vicende sono presenti senza comparire come immagini. Il bosco è folla di uomini.
Nicole Grammi
Nasco a Milano ed interpreto la luce, la terra e la porcellana attraverso lettere che compongono frasi, movimento e trasparenze che danno vita ad oggetti di senso compiuto. L’unione di questi elementi sono il filo conduttore del fare arte nel lessico della scultura unito ad una eccezionale conoscenza tecnica ceramica. Diploma di Maturità d’Arte applicata press l’Istituto Beato Angelico di Milano 2015 Esposizione per la Fondazione Garaventa ad “Arte Genova” (Ge). 2015 Selezionata per la fiera internazionale della cerami ca di “Clay2day” di Lisserbroek (NL) 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva presso la Provincia di Milano a Palazzo Isimbardi. 2015 Mostra Personale intitolata “I Sogni” in occasione del Fuori Salone del Mobile di Milano presso“AR3” 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva “Il salto dell’acciuga” presso la Fortezza Priamar di Savona
2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva “Sculture della Terra” di Gualdo Tadino (Pg) 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva “Sotto il Segno dei Pesci” di Ronco Biellese a cura di V. Sacco 2015 Selezionata per la fiera internazionale della ceramica della Fierucola in Piazza dell’Annunziata a Firenze (Fi) 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva “Silent Night” di Torino a cura di V. Sacco 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva presso il Castello di Nervi (Ge) 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva organizzata dalla Fond. Garaventa alla Laterna di Genova (Ge) 2016 Esposizione per la Fondazione Garaventa ad “Arte Genova” (Ge) 2016 Selezionata per la mostra d’arte collettiva “Planetarium”, mostra di Scultura Ceramica Contemporanea in occasione dellaBiennaledella Ceramica di Faenza (Ra) 2016 Mostra personale “Riflessioni” presso il Castello di Nervi a Genova (Ge)
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CORRADO ALDERUCCI
Una sequenza di dipinti caratterizzati da una calligrafia espressiva di rilievo, che indaga l’universo immaginifico delle immagini onirico surreali provenienti in esclusiva dall’anima nobile di un Arista , gentiluomo del nostro tempo, che ha saputo coniugare forma e contenuto, in un sortilegio d’immagini fortemente interiorizzate, che nel loro magico insieme, inducono alla silente riflessione, innanzi a cotanta bellezza estetica condensata in ogni dipinto, fra luci, direttrici iperboliche e soprattutto colore. Aldo Albano 32
ANGELO BUONO
Davanti alle opere di Angelo Buono, c’è da chiedersi dà cosa nasca la sua volontà pittorica, s’è non dal fascino dei colori e della luce. C’è quindi alla radice del suo far pittura un input,una sorta di sollecitazione intrinseca che lo porta ad esplicitare nella sua varietà del segno e nella molteplicità delle assonanze cromatiche,tutto un mondo interiore. Affiorano così allo sguardo tutta una serie di esplicitazioni spesso decisamente informali perché interviene direttamente nella materia con un segno espressivo e un gesto spontanee, in cui le modulazioni cromatiche stesse sembrano essere ricondotte al servizio di un serrato impianto costruttivo organizzato talvolta su una griglia spaziale,e la fantasia a fare da supporto ideale x questa trascrizione di segni e di impulsi che si rifanno alla sfera tipicamente sensoriale. Sappiamo che segno,e gesto e materia sono alla radice della poetica “informale”, perché un linguaggio del genere nasce e si origina dal dominio della pulsione. Ebbene in Buono si avverte, sia pure in una alternanza semantica significativa questa condizione particolare,
questo muoversi e voler scoprire un “reale fantastico” ,una trasfigurazione immaginifica, in tal modo l’opera vive allora come in una doppia tensione,tra flusso espressivo e suo annientamento, sulla scia di una intuibile ricerca di dimensioni e di spazi evocativi destinati a respiri più ampi e come se dai gorghi della memoria dovessero emergere i termini di una poetica continuamente oscillante tra visibile e invisibile,tra superficie e profondità. Alla radice c’è senza dubbio una irrequietezza come supporto ideativo, per cui il rapporto che viene a stabilirsi è attivato al rimando tra fattori di contrazione e di espansione,di parcellizzazione e di ricomposizione globale. Salvatore Flavio Raiola
mail.: angelo.buono49@gmail.com Sito - www.facebook.com/profile.php? id=100009137654439 tel. 346.72 40 502
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MONICA MACCHIARINI
Monica Macchiarini nasce a Vergato (BO) nel 1962. Nel 1980 consegue il diploma di Maturità Artistica al Liceo Artistico di Bologna. Nel 1981 svolge uno Stage di Ceramica a Imola (BO). Frequenta poi il Corso di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Perugia diplomandosi nel 1984 come Maestra Scultrice. Negli anni della sua formazione è stata allieva di Ugo Guidi, Giorgio Lenzi, Eliseo Mattiacci, Bruno Corà. Attraverso un materiale povero e naturale come l’argilla, Monica Macchiarini racconta e traduce emotivamente percorsi interiori che vengono alla luce attraverso simboli ancestrali e ‘incantamenti’ che richiamano alla Sacralità della vita, al Divino Femminile, alla Madre Terra e alla Creazione in tutte le sue forme preziose di Energia vitale. Le sue opere figurative sono icone contemporanee che danno voce a donne senza tempo, Dee, Sibille, Sacerdotesse e Oracoli, per proporre una riflessione sul pregiudizio ancora radicato che ha portato a dimenticare il contributo fondamentale delle donne nella società.
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Dal 2001 fino al 2007, a Sasso Marconi, inizia un’importante esperienza di artigianato artistico con la bottega “L’Altrarte” che contribuisce a fondare. Nel 2007 inaugura un percorso individuale che la vede impegnata come scultrice-ceramista e come docente di laboratori didattici e corsi specifici in campo artistico. Nel 2008 diventa Coordinatrice Artistica di un importante Atelier di Art Brut per persone adulte con disabilità della coop. Sociale Open Group: “Marakanda: arte e capacità in corso d’opera” a Borgonuovo di Sasso Marconi (BO). Lavora ed espone le sue opere presso lo Studio artistico Achàntus che ha aperto nel 2019, insieme allo scultore Fausto Beretti, in via Saragozza 153/b a Bologna. Nel 2022 entra a far parte della “Francesco Francia” associazione per le Arti di Bologna dal 1894. Mail - monicamacchiarini@gmail.com Sito -www.monicamacchiarini.it tel. - + 39 338 4894234
FAUSTO BERETTI
Scultore e pittore, l’artista è titolare della cattedra di discipline plastiche presso l’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma. Nelle sue opere il fremito della vita e il dinamismo del movimento. Alla galleria d’arte contemporanea “Studio C” di via Campesio 39 si inaugura oggi, alle ore 18, la mostra personale di Fausto Beretti dal suggestivo titolo “Davide e Golia”. Nato a Reggio Emilia e residente a Bologna, Fausto Beretti è artista dalla solida preparazione tecnico-culturale e dal vasto curriculum critico-espositivo. Prima ha frequentato il Liceo Artistico di Bologna e quindi si è diplomato maestro scultore presso l’Accademia di Belle Arti della stessa città. Ha inoltre ricoperto incarichi importanti nel campo dell’insegnamento ed ha soggiornato per un certo periodo a Parigi dando vita a preziose collaborazioni artistiche. Attualmente occupa la cattedra di discipline plastiche presso il prestigioso Istituto d’Arte “Paolo Toschi” di Parma. Artista a tutto tondo, scultore e pittore, Beretti è tra i pochi artisti moderni che sanno unire la sapiente tecnica dei vecchi maestri alle tematiche più vere e sentite della nostra contemporaneità facendo così convivere, in modo armonico e del tutto naturale, passato e presente, tradizione e modernità. E la grande tradizione artistica del nostro Rinascimento, del Manierismo e poi, ancora, tutta la maestria espressa dall’arte greca e romana costituiscono, infatti, il cuore e l’ossatura di tutta la sua espressione. Arte vera e concreta, dunque, fondata su basi solide e universali, dove la creatività e l’ingegno si sposano alle capacità operative e “artigianali” del mestiere e dove l’invenzione si fa cultura, sensibile interpretazione, attimo di intensa e sentita tensione artistica. Nel suo ampio
e accogliente atelier si respira un’aria d’altri tempi, un’atmosfera silenziosa e raccolta fatta di lavoro, studio e ricerca. Belle e coinvolgenti anche le tematiche affrontate da questo artista che, per dare maggiore forza al suo percorso espressivo, si serve di scenografiche rappresentazioni mitologiche, di potenti iconografie sacre o di toccanti immagini letterarie. “Chirone morente”, “Lapita che uccide un centauro”, “San Giorgio e il drago”, “Il profeta Geremia”, “ La barca di Caronte” e “Don Chisciotte” sono solo alcuni titoli di altrettante opere dove l’uomo e l’esistenza sono sempre gli assoluti protagonisti. Perché questo artista sente fortemente le problematiche umane ed esistenziali dei nostri giorni, le tensioni della vita contemporanea, le difficoltà del momento. Così le sue sculture, percorse sempre dal fremito della vita e del movimento, sono letteralmente fatte di corpi: corpi aggrovigliati e sofferenti, in equilibrio e in tensione, corpi che cercano altri corpi, corpi schiacciati sotto il peso di altri corpi. Bravo disegnatore e ottimo conoscitore dell’anatomia umana, Fausto Beretti, dopo aver progettato l’opera, sembra lavorare in scioltezza e velocità e i suoi personaggi, pur nella perfezione anatomica, risentono di una certa influenza impressionista, un “finito” che si alterna sempre al “non finito” lasciando intravedere una sospensione spirituale, un attimo di attesa e/o riflessione, un intimo tormento. Comunque sia, i suoi personaggi, pur nell’impianto classico e/o rinascimentale mail: faustoberetti@gmail.com Sito - www.faustoberetti.it tel. +39 333.433 3093
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Nei meandri del secolo breve. Anni 2000 - Fase attuale
decenni, una diffusa e progressiva degenerazione. Nel contempo le scoperte in ambito scientifico e tecnologico hanno raggiunto livelli d’eccellenza, non immaginabili fino a qualche tempo fa, rivoluzionando profondamente ogni settore della società. Sono progressi che, per certi versi, accentuano la crisi in atto ma che, nel contempo, se vengono accompagnati da una adeguata gestione, sono in grado di stimolare, accelerare e favorire processi innovativi in ogni settore, compreso quello artistico.
Nino Aimone Nell’800, sotto la spinta delle nuove scoperte, in special modo dietro l’incalzare e al diffondersi della nuova ed entusiasmante scoperta, la macchina fotografica, i pittori e, più in generale, i creativi delle arti visive tradizionali, iniziavano a studiare e a sperimentare alternative potenzialità artistiche, tali da sostituire la fedele rappresentazione del mondo che la fotografia riproduceva benissimo. Giorgio Ramella Le nuove sperimentazioni che l’era digitale mette in campo rappresentano utili strumenti che i giovani artisti abitualmente usano sotto la guida di validi maestri. Ed è proprio di questi ultimi che vorremmo lasciare qualche traccia di profilo. Astrazione, figurazione, sono da considerarsi fra le principali modalità espressive lasciateci in eredità dal secolo breve e di cui parecchi artisti attivi oggi danno testimonianza.
Giacomo Soffiantino La cosiddetta “modernità”, in campo artistico, divenne una fucina sorprendente, ricca di iniziative con una vitalità esplosiva. Il Novecento iniziò con queste allettanti premesse che non ci delusero perché ci lasciarono in eredità capolavori e maestri d’arte inestimabili. La seconda metà del secolo breve ebbe un decorso più “tormentato” e, seppure generosa nel dispensare energie creative e geniali figure, numerose delle quali non ancora sufficientemente apprezzate, subì, specialmente negli ultimi
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Antonio Possenti
fatto d i parole ma di sensazioni, di relazione e di movimento degli oggetti in un campo materiale. Oggi buona parte della produzione visiva è distolta dai suoi compiti autentici e dirottata come oggetto di mercato e strumento astratto di propaganda. L’arte è un atto critico che gli artisti gestiscono in modo fantastico, utopico,satirico, realistico: è da sempre attività poetica del fare.
Erico Meo Quanto sto scrivendo è materia viva: l’astratto-informale, l’astratto geometrico, la figura, hanno alimentato dibattiti, divisioni, passaggi di percorso, elementi fondanti del tessuto pittorico e/o plastico di ciascuno. Seguo in breve una pallida traccia di un “grande”, Nino Aimone “..la sua è una maniera di tendere ..un agguato alle ragioni ultime dell’espressione, di tentarne i fianchi scoperti, di strapparne ad una ad una le maschere, rivelando. .la molteplicità di volti con cui l’immagine fondamentale, la cifra della parola assoluta si offre all’artista”(A. Galvano). La sua storia artistica intreccia, separa , interseca l’astrazione e la figurazione. Un altro gigante poco riconosciuto è Giacomo Soffiantino che di sé scrive: “ Lavoro per una verità a cui provo a dar vita solo mediante il colore, la linea, la struttura e la forma, anche se la pittura è la logica di ciò che è illogico”. Nel suo studio il colore, il gesto, il segno convivevano con il groviglio delle ”cose”, nature morte, fossili.. il tutto si animava nelle sue opere. Sarebbe interessante aprire un dibattito su cosa significhi FARE ARTE OGGI , tralasciando ovviamente di attardarsi sul cascame che in abbondanza ci circonda e che abbiamo più volte smascherato sulle nostre pagine. Aggiungiamo solo alcune considerazioni che riteniamo necessario ribadire. La banalità che abbiamo vissuto da spettatori, speriamo che svanisca dopo questo esilio forzato. Sono ancora troppi gli improvvisatori che si spacciano per concettuali ignorando che il pensiero visivo non è
Enzo Briscese
Pino Mantovani
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ROMANO BURATTI
La contorta e imprevedibile problematica della vicenda umana ha da sempre affascinato e conquiso Romano Buratti e di rimando questo eclettico e dinamico pittore ha focalizzato le sue indagini depurandole di ogni compiacenza deviante; i suoi personaggi sono quasi sempre immersi e avvolti dalla furia degli elementi in una consonanza etica che accentua le annotazioni comportamentali. La spigolosità quasi beffarda , il rimarco anatomico spinto all’abnorme , le posture allucinate e distorte, gli atteggiamenti inarcati e subbugliati dal contorto avvicendar- si degli elementi, la goffa e intenzionale sovrastruttura dei vestimenti, l’insistita e ripetuta scansione cromatica giocata sempre sul medesimo registro tonale sono tra le note più immediate che si raccolgono attorno ai personaggi del Buratti. Sono valori che rendono
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unica la sua maniera espressiva portata avanti sempre sul filo di un’ampia, solida e sicura possessione illustrativa: infatti la dominante della sua pittura è pur sempre una rara ed insuperabile incursione grafica, e una scrittura decisa, scorrevole, precisa e di singolare spontaneità che partecipa brillantemente ogni modulo descrittivo rendendolo vivo e appassionato sia pure in una tematica aliena dai trionfalismi e dai giochi di maniera. Ed è per tali orientamenti compositivi, filtrati da una passionale disponibilità al dialogo, alla meditazione, alla considerazione dei troppi crucci che appesantiscono l’esistenza, che la tematica di questo pittore richiama sempre un particolare accorgimento al suo magmatico livello inquisitivo. Luciano Boarin
Jindra Husàrikovà
Se František Kafka, nel 1979 scrisse nell‘ introduzione del catalogo sulla mostra a Čs.spisovatel, che Jindra Husáriková era all‘ apice della sua creativitá, potevamo dopo 15 anni constatare con soddisfazione che l’artista non ha permesso che la sua opera scendesse neanche di un gradino da quell’alto livello. Questo é stato ovviamente pagato con incommensurabile fatica, laboriositá, forza e talento. Se per di piú, Jindra Husáriková, ha scelto la strada meno facile, la non congiunturale strada dell’artista solitario, non c’é nulla da invidiare. Anche se, in veritá, questa é probabilmente l’unica strada che nell’arte abbia veramente senso. La forza della pittura di Jindra Husáriková consiste nella risonanza delle idee contemporanee, degli umori e delle sensazioni senza dover rinunciare alla millenaria esperienza culturale. I suoi quadri sono la visione poetica delle impressioni, delle immagini e delle storie che emanano perenne incantesimo, a volte come favola, a volte come mito. Se l’essenza poetica é la capacitá di rendere particolare un fenomeno e risvegliare dentro di noi una relazione palpitante con la bellezza, e se l’arte significa piú inquietudine che certezza e allo stesso tempo non dimentica la grande componente del desiderio, tutto questo senza dubbio
scaturisce, e si diffonda dall’opera figurativa della pittrice. Possiamo infine considerare i quadri di Jindra Husáriková, come un invito e un appello per richiamare l’importanza dell’intensa percezione sensoriale ed intellettuale, valore che viene sempre meno considerato nei nostri tempi, in cui si assiste a troppi eventi crudeli ed in cui l’arte viene non soltanto appiattita, ma allo stesso tempo anche isolata. Jaroslav Mráz, 1993
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RICCARDO CORDERO
Riccardo Cordero, nato ad Alba in provincia di Cuneo nel 1942, inizia il suo percorso all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dove sarà titolare della cattedra della Scuola di Scultura fino al 2002. Scultore affermato a livello internazionale, con installazioni monumentali come il Grande Ferro per la Lookout Sculpture Foundation in Pennsylvania nel 1993, e in Cina dove realizza opere come Cometa per il Rose Garden Park di Taiwan nel 2006 e Meteora in acciaio per lo Sculpture Park di Shangai nel 20052006. Nel 2021 risulta tra i vincitori del concorso bandito a Pechino per le Olimpiadi e Paraolimpiadi Invernali e viene incaricato di realizzare la scultura New Et, alta 17 metri.
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Sempre in Cina figura tra gli invitati della prima Biennale della città di Macao del 2021 per la quale ha realizzato una nuova versione di Chakra, in acciao corten. Tra le opere pubbliche nel contesto torinese: Disarticolare un cerchio, 1993, Galleria d’Arte Moderna; Rotazione coordinata, 1992, Parco della Pellerina; Chakra, 2005-2006, Piazza Galimberti. Tra le mostre personali più recenti si ricordano: L’universo di Riccardo Cordero a Monte Tamaro, Rivera (2021-2022) in Svizzera; Eduard Angeli & Riccardo Cordero, Malerei und Skulptur alla Die Galerie di Francoforte sul Meno (2019); Riccardo Cordero, Skulpturen Zeichnungen, Galerie Wohlhüter, Thalheim-Leibertingen (2015) in Germania
GINA FORTUNATO
Gina Fortunato è una delle più alte forme di raffinatezza dell’attuale panorama artistico italiano, che si manifesta sui supporti attraverso una tecnica di elevata fattura e un uso del colore e della luce di particolare spessore. Dalle sperimentazioni figurative post accademiche, la Fortunato ha trovato il suo percorso in due filoni fondamentali: l’astrattismo e la figurazione. Nelle sue opere astratte, l’artista di origini pugliesi declina l’attaccamento alla sua terra e ai valori, unitamente alla mentalità aperta al cambiamento; nelle sue opere, infatti, prevalgono il bianco e i colori della terra, con un uso costante anche delle tonalità di blu, che manifesta un animo profondo e orientato alla meditazione. La perfezione del gesto non è fine a se stessa, tanto meno si tratta dell’inseguimento maniacale di quanto osservato attraverso la vista; al contrario, nei colori e nei tratti delicati della Fortunato, assume l’esigenza di rendere la donna presenza importante, un punto esclamativo in un mondo che vede il gentil sesso ancora sminuito in molti settori del vivere. L’arte di Gina Fortunato è di grande livello, soprattutto perché si tratta di un’artista che, malgrado le costanti ricerche e sperimentazioni, ha già un percorso delineato, che ne configura uno stile inconfondibile. Critico d’arte Pasquale di Matteo
sito web : www.ginaeffe.it mail: ginaeffestudio@alice.it cell.: 349.84 49 227
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MARIO ODDO
Una figura di donna senza tempo e senza età, campeggia nel quadro di Mario Oddo, pittore concettuale e interiore, che usa in modo magistrale i colori per esternare la sua poetica. È una figura di donna, triste con gli occhi bassi. Anche se guarda i fiori che tiene tra le mani, si sente che è pervasa da un grande dolore. È la rappresentazione di Demetra, Dea delle messi e del grano, cui viene strappata la figlia Persefone dal re dell’Ade che la porta con sé nelle profondità della terra. Persefone era la Dea che presiedeva alla Primavera, a riempire la Terra di fiori e frutti. Demetra va da Giove, per chiedere la restituzione della figlia, ma quello che ottiene è che Persefone vivrà 6 mesi nel regno dell’Ade, e 6 mesi con la madre sulla terra. È così che gli Antichi Greci accettavano e celebravano l’alternanza delle stagioni, nei Misteri Eleusini, che venivano celebrati ad Eleusi, nel santuario di Demetra. Mario Oddo ci propone la lettura di questo mito, ponendo la figura di Demetra al centro di una Natura spoglia, dai colori acidi, e le mette tra le mani gli ultimi fiori, prima
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che la Dea ricopra tutta la Terra del colore grigio e arido dell’Inverno, ritirandosi nel suo dolore. Mario Oddo è nato a Modica, nota per le 100 chiese, la cioccolata, e il Commissario Montalbano. La città venne devastata dal terribile terremoto che nel 1693 scosse la Sicilia, e venne poi nuovamente ricostruita in un sontuoso stile Barocco. Dalla terrazza della sua abitazione, Mario sin da piccolo, osservava tutto il paesaggio modicano composto da case, chiese, colline e “carrubida” cui ha desunto i panorami e i colori che animano i suoi quadri. La sua è la pittura del “ricordo”, non ha modelle, ne’ pratica pittura “ en plain air”, ma nel chiuso del suo studio esercita una pittura concettuale “ dal pensiero al segno “ che lo porta lontano. Vive a Siracusa, città d’arte con un passato di grecità che la rende teatro di avvenimenti che hanno lasciato un segno tangibile. Ha ricevuto premi e gratificazioni, partecipando ad un numero infinito di mostre, ed è molto apprezzato nel suo ambiente e tra i conoscitori d’Arte. Maria Annaloro
GIOVANNI CARPIGNANO
Diplomato al Liceo Artistico di Taranto, ha completato gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bari. La sua ricerca muove tra identità storica e archeologia dell’anima, dai RitrovaMenti alla RiCreazione attraverso genetica, corpo, memoria e spirito. Nel 1987 viene segnalato al “Premio Italia per le Arti Visive” a Firenze da “Eco d’Arte Moderna”, con mostra premio presso la galleria “Il Candelaio” del capoluogo toscano. Nel 2011 è stato invitato a partecipare alla 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia Regione Puglia – Lecce, a cura di Vittorio Sgarbi. Dal dicembre 2012 con l’opera “Guerriero o Contadino” (2007) viene invitato da Massimo Guastella ad aderire al progetto “Simposio della scultura”, raccolta permanente del Museo Mediterraneo dell’Arte Presente (MAP) allestito da CRACC, spin-off dell’Università del Salento, nell’ex chiesa di San Michele Arcangelo a Brindisi. Nell’agosto 2013 è invitato dalla Fondazione San Domenico a presentare le sue opere presso il Parco Rupestre di Lama d’Antico a Fasano (BR), in occasione dell’inaugurazione da parte del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Massimo Bray con la presenza di Mimmo Paladino. Nello stesso mese partecipa alla mostra “Mustinart. Corpo 2. Il percorso della scultura”, progetto espositivo ideato e coordinato da Toti Carpentieri presso il museo MUST di Lecce. Nel 2014 viene invitato dalla Fondazione Museo Pino Pascali a “Piccolo Mondo Antico”, a cura di A. Frugis e R. Lacarbonara, con un’installazione site-specific presso il Giardino Botanico “Lama degli ulivi”, Monopoli (BA).
Nel 2015 in occasione del progetto “Sull’arte contemporanea. Metodologia e ricerca nei luoghi dell’Università”, a cura di Letizia Gaeta e Massimo Guastella, ha presentato un’installazione site-specific dal titolo “Comunicazione tra due volatili”, Università del Salento, Dipartimento di Beni Culturali . sempre nel 2015 espone alla Galleria del Mitreo Iside di Roma nella mostra “Percorsi d’Arte in Italia” a cura di Giorgio Di Genova. Nel 2016 presenta delle installazioni alla Fondazione San Domenico in occasione del “VII Convegno internazionale Civiltà Rupestre”, Savelletri di Fasano (BR) su segnalazione del Direttore Cosimo Damiano Fonseca, Accademico die Lincei. Nel 2017 una sua opera entra a far parte della collezione del “Museo del giocattolo povero e del gioco di strada” ad Albano di Lucania (Potenza). Sempre nel 2017 espone ad “At Full Blast” con istallazioni nei Giardini del Convento di Sant’Agostino a Matera. Il suo lavoro è stato oggetto di tesi di Laurea presso l’Università del Salento e dell’Università di Bari. Ha realizzato monumenti pubblici, inoltre sue opere figurano in musei, Università, Fondazioni, Chiese, Palazzi di città, e collezioni private. e-mail: giocarpignano@libero.it www.facebook.com/giovanni.carpignano.3 tel. 348.24.16.997
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CAMPANIA
“Non è modello solo, ma quadro terminato”: un viaggio intimo nel genio creativo napoletano
I Musei Nazionali del Vomero invitano il pubblico a scoprire la parte più viva e affascinante del lavoro degli artisti: quella dei bozzetti, degli schizzi e delle idee che stanno prendendo forma. La mostra “Non è modello solo, ma quadro terminato”, curata dal Direttore ad interim Luigi Gallo, porta i visitatori dentro il cuore del processo creativo, là dove l’intuizione diventa immagine e la materia si anima. L’esposizione si svolge nella Spezieria della Certosa di San Martino, uno spazio storico recentemente rinnovato e reso più funzionale, oggi sede ideale per una nuova stagione di iniziative temporanee dei Musei Nazionali del Vomero. Questa mostra rappresenta un doppio traguardo: da un lato rafforza un luogo espositivo di grande tradizione, dall’altro segna il primo vero progetto condiviso dai tre istituti riuniti sotto un’unica identità. Le opere provenienti da Castel Sant’Elmo, dal Museo Duca di Martina nella Villa Floridiana e dalla Certosa di San Martino dialogano finalmente insieme, restituendo la varietà delle tecniche artistiche sviluppate tra Seicento e Novecento. Il percorso raccoglie bozzetti, modelletti, schizzi e cartonetti, offrendo al pubblico la possibilità di osservare da vicino le fasi preparatorie di un’opera. Questi studi, realizzati in pittura, terracotta o grafite, spesso hanno una forza autonoma e immediata, talvolta persino più vibrante dell’opera definitiva. Già nel Rinascimento il valore del bozzetto era riconosciuto: Vasari parlava del “furor dell’artefice” che si manifesta
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nell’abbozzo, primo approdo verso la perfezione. Nel Settecento Sebastiano Ricci ribadiva la differenza tra un semplice modello e un bozzetto che è già opera compiuta, capace di essere considerato originale. La Villa Floridiana conserva un nucleo importante di bozzetti seicenteschi e settecenteschi, che in questa occasione tornano a dialogare con quelli della Certosa di San Martino. Tra i pezzi più significativi ci sono i bozzetti di Francesco De Mura, piccoli dipinti in cui l’invenzione si esprime con eleganza e immediatezza. Accanto a questi, i modelli in terracotta di Andrea Vaccaro, Cosimo Fanzago e altri artisti napoletani del XVIII secolo mostrano la stretta relazione tra pittura e scultura, entrambe impegnate a sperimentare pose e soluzioni compositive. La mostra costruisce così un racconto unitario, dove le opere si richiamano e si rispondono, mettendo in luce la complementarità dei tre musei del Vomero. La Spezieria diventa un vero laboratorio vivo, in cui il pubblico può avvicinarsi all’invenzione artistica e alle sue trasformazioni. Il percorso si chiude con un contributo diverso ma altrettanto potente: i Disegni sotto le bombe di Emilio Notte, realizzati tra il 1941 e il 1944 in un rifugio antiaereo del rione Materdei. Fogli che raccontano l’artista al lavoro in condizioni estreme, restituendo non solo il loro valore storico ma anche una forza espressiva intensa e diretta.
Informazioni: Dal 4 December 2025 al 13 April 2026 NAPOLI LUOGO: Certosa di San Martino INDIRIZZO: Largo San Martino 5 ORARI: Lunedì, martedì, giovedì, venerdì, sabato e domenica: dalle 8:30 alle 17.00 (chiusura biglietteria ore 16.00) CURATORI: Luigi Gallo COSTO DEL BIGLIETTO: € 6 intero; € 2 ridotto TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0722 2760 E-MAIL INFO: mn-vomero@cultura.gov.it SITO UFFICIALE: http://museinazionalivomero.cultura.gov.it
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CAMPANIA
La basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta ospita la mostra dedicata a Joan Miró. La retrospettiva intende evidenziare, attraverso circa 120 opere – quasi tutte litografie – provenienti da collezioni private, il rapporto profondo di Miró (1893 -1983) con la parola, la grafica e le diverse tecniche della stampa. Nel progetto espositivo, diviso in 7 sezioni, si susseguono immagini celebri del maestro catalano, selezionate per raccontare il significato dell’arte per Miró: un’arte fatta di sperimentazioni, di continua ricerca, di connubio tra parola e immagine, tra arte visiva e letteratura, in un universo in cui la parola diventa plastica, si rende forma, segno e colore. Stretto fu il rapporto che Miró coltivò con numerosi poeti e scrittori del suo tempo, personalità originali di cui Mirò illustrò diverse opere: il dadaista TristanTzara e il surrealista Paul Éluard, lo scrittore etnologo Michel Leiris e il sovversivo
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René Char, il poeta dell’amore Jacques Prévert, e l’innovatore e sperimentatore Raymond Queneau e lo scrittore e artista plastico Joan Brossa. Di grande suggestione anche la raccolta di opere dedicate a soggetti ricorrenti nell’arte di Miró: la figura femminile, il mondo della natura, in particolare degli uccelli, e i famosi “Personnages”, figure ibride, immaginarie, collegate ad un’idea di universo e di natura primordiale. La mostra è a cura di Achille Bonito Oliva con Vittoria Mainoldi. Informazioni Luogo: Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta – Napoli – LAPIS MUSEUM, piazzetta Pietrasanta 17 - 18 Telefono: 351/6051103 Orari di apertura: 9,30-19,30; sabato, domenica e festivi 9,30-20,30 Costo: 13 euro intero feriali; 15 euro intero weekend e festivi
Joan Miró (1893-1983) è stato pittore, scultore e incisore catalano, un artista che ha inciso un segno indelebile nell’arte del Novecento. Nato a Barcellona, ha attraversato le avanguardie europee — dal post-impressionismo al cubismo — per poi liberarsi da ogni etichetta e inventare un linguaggio unico, dove astrazione e surrealismo si intrecciano in una danza di segni e colori. La sua arte è una poesia visiva, una reinterpretazione simbolica della realtà che si muove tra sogno e coscienza, popolata da forme stilizzate e cromie vibranti che sembrano respirare. La sua vita privata, discreta e raccolta, fu illuminata dall’incontro con Pilar Juncosa, compagna di vita e di silenzi, con cui condivise l’amore per Palma di Maiorca, un’isola che divenne rifugio e fonte inesauribile di ispirazione. La natura e la terra catalana furono per lui radici e nutrimento: basti pensare a La Masia, opera che racchiude la memoria della fattoria di famiglia, dipinta con un realismo ingenuo ma intriso di intensità emotiva, come se ogni dettaglio fosse un frammento di anima. Miró non smise mai di sperimentare. Dalla pittura passò al collage, alla ceramica, alle costruzioni, fino a creare sculture monumentali che oggi abitano piazze e spazi pubblici in tutto il mondo. La sua ricerca fu guidata dall’“automatismo psichico”, un flusso libero di immagini che sgorgano dall’inconscio,
senza filtri razionali, con l’ambizione di parlare un linguaggio universale, immediato e giocoso. In lui convivevano due anime: il bambino che guarda il cielo e inventa costellazioni di segni, e il maestro che plasma la modernità con rigore e libertà. Ed è proprio qui che riscoprire e lasciarsi affascinare dalla sua arte diventa, mai come oggi, essenziale. In un’epoca dominata dall’informatica e dalla digitalizzazione, dove rischiamo di trasformarci in automi, Miró ci riporta a immaginare, a fantasticare, a creare immagini da fiaba che risvegliano il “fanciullino” di cui parlava Pascoli. Con Miró possiamo — anzi dobbiamo — ritrovare il sentimento e l’umanità che ci abitano, perché se torniamo a sognare, il sogno stesso diventa realtà. Le sue opere, custodite nei grandi musei internazionali, continuano a vibrare come creature vive: non semplici quadri, ma universi aperti, simboli di uno spirito libero che non ha mai smesso di cercare. Guardare Miró significa lasciarsi attraversare da un vento di gioco e di poesia, un invito a ritrovare dentro di noi la meraviglia del sogno.E, soprattutto, ci invita a ritrovare dentro di noi la meraviglia di vivere, vivendo con umanità. di Letizia Caiazzo
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CAMPANIA
UNA STORIA CHE PARTE DAL TRECENTO
La Certosa di San Martino è uno dei luoghi più affascinanti di Napoli, un monastero che dalla collina del Vomero domina l’intero golfo e racconta quasi sette secoli di storia. La sua storia comincia nel 1325, quando Carlo d’Angiò, duca di Calabria, volle costruire accanto al castello Belforte, oggi Castel Sant’Elmo, un luogo di silenzio e contemplazione. I primi lavori furono affidati a Tino di Camaino e Attanasio Primario, ma della costruzione gotica originaria oggi restano solo i sotterranei. Nel 1337 arrivarono i certosini e nel 1368 la chiesa fu consacrata sotto il regno di Giovanna d’Angiò. Col passare dei secoli la Certosa cambiò volto. Tra la fine del Cinquecento e il Seicento fu trasformata in uno dei più splendidi esempi di architettura barocca napoletana, grazie a maestri come Giovanni Antonio Dosio e Cosimo Fanzago. Quello che era nato come un monastero austero divenne un complesso ricchissimo di decorazioni, chiostri eleganti e sale monumentali. La sua posizione è spettacolare: dalla terrazza si domina Napoli, il Vesuvio e il mare, e non è solo un monastero, ma un vero simbolo della città, un luogo che unisce spiritualità, arte e paesaggio. Con la soppressione degli ordini religiosi la Certosa cambiò funzione e oggi ospita il Museo di San Martino, che conserva dipinti, sculture, carrozze storiche e testimonianze della vita napoletana nei secoli. È un posto dove si respira insieme la grandezza del barocco e la memoria della città. In poche parole, la Certosa di San Martino è un luogo che racconta Napoli dall’alto: nata come monastero medievale, trasformata in gioiello barocco, oggi è un museo che custodisce la storia e regala uno dei panorami più emozionanti della città.
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Letizia Caiazzo
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CALABRIA
Manuela Garritano: l’arte come respiro, denuncia e rinascita
In un recente incontro con Manuela Garritano, artista calabrese originaria di Aprigliano, ho avuto il privilegio di esplorare il suo mondo interiore attraverso le sue parole sincere e commosse. È emerso un percorso artistico profondamente umano, segnato da un’intensità emotiva rara, dove la pittura diventa non solo espressione, ma vera e propria terapia, denuncia e via di rinascita. Come mi ha raccontato Manuela, la sua vena creativa affonda le radici nell’infanzia: «Già a cinque anni passavo ore a disegnare e colorare», ricorda, e quei primi segni hanno trovato la prima affermazione pubblica nel 2004, con l’esposizione nella piazza del suo paese. Da allora, il colore è stato il suo compagno costante, un mezzo per «farmi comprendere, essere notata e affermare uno stile genuino e puro». Una tappa cruciale è stata la mostra personale “Essenza” (20132014) alla Biblioteca Nazionale di Cosenza, dove ha potuto confrontare e integrare la sua ritrattistica con le sperimentazioni astratte. «In quel periodo lavoravo su due linguaggi diversi», mi ha spiegato, rivelando come quella esperienza abbia consolidato il suo percorso. Non si è fermata ai confini italiani: ha partecipato a collettive in Francia e Russia, prima della pandemia, che le hanno offerto confronti preziosi, momenti di crescita personale in cui si è «messa in gioco come artista e come persona». Ciò che rende l’arte di Manuela così potente è la sua valenza sociale. Con voce tremante di emozione, mi ha confidato un periodo difficile della sua vita, segnato da violenze verbali e psicologiche: «Un’epoca che ormai sento lontana» afferma l’artista. Da quel dolore è nato il suo astrattismo, un «grido che solo io potevo ascoltare» nel silenzio davanti alla tela. Oggi, trasformato in forza, quel vissuto alimenta opere di denuncia, soprattutto legate al mondo femminile, per «dare voce a chi ha vissuto esperienze simili» e offrire sostegno. Nata come ritrattista, ha sempre amato i volti e lo studio dell’a-
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natomia, svelando come i tratti raccontino carattere e storie. Manuela ha esplorato l’astratto per scoprire una parte di se mai esplorata, per poi tornare al ritratto con maggiore maturità. Le sue ispirazioni? Il suo mondo interiore, il suo respiro, le emozioni che un colore suscita in lei, ma anche maestri come Michelangelo Buonarroti per i volumi anatomici, Giacomo Balla e Umberto Boccioni per il movimento futurista e Gustav Klimt per la poesia visiva. Attualmente, come mi ha svelato, l’artista sta lavorando a un nuovo progetto personale, selezionando con cura le opportunità: «Vorrei realizzare una nuova mostra personale e portarla anche fuori dalla Calabria». Il rapporto con il pubblico è per lei essenziale: «L’empatia scatta subito, molte persone si emozionano come me», uno scambio che rende ogni incontro «veramente significativo». La sensibilità, sottolinea, è «preziosa e rara». Guardando al futuro, Manuela esprime speranza: «Mi auguro novità e la possibilità di voltare pagina», con positività nonostante le chiusure del mondo dell’arte. Per lei, la pittura è ossigeno per i sui polmoni, l’essenza della sua esistenza: «Nei miei quadri c’è tutta la mia vita, il cento per cento di ciò che sono». L’arte è stata «la compagna più fedele» nei momenti in cui si è sentita «morta», aiutandola a risorgere. Attraverso questa conversazione, l’opera di Manuela Garritano si rivela come un viaggio di introspezione e coraggio: dal dolore trasformato in astrattismo catartico, al ritorno al ritratto come affermazione di vita. Le sue tele trasmettono empatia, speranza e un messaggio universale: che l’arte possa guarire, denunciare e far rinascere. In un’epoca di superficialità, la sua voce autentica, calda e resiliente, ci ricorda il potere profondo della creazione: ossigeno vitale per l’anima. Alessandra Primicerio (critico d’arte)
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CALABRIA
KLIMT IMMERSIVO A COSENZA : INTERVISTA A RENATO NUZZOLO
Ho intervistato, al Museo Multimediale di Cosenza, Renato Nuzzolo, imprenditore e direttore della struttura, in occasione della mostra su Gustav Klimt. La mia intervista raccoglie le sue risposte sul progetto, le scelte curatoriali, le tecnologie adottate e i prossimi programmi del museo. D. Qual è stato l’elemento che l’ha spinto a creare questa mostra su Gustav Klimt? R. La scelta è nata da una valutazione imprenditoriale. Non provengo dal mondo artistico culturale ma dirigo l’azienda che gestisce il museo, quindi prima di produrre un evento è necessario capire cosa richiede il mercato. Dopo le mostre su Van Gogh e Leonardo da Vinci abbiamo deciso di puntare su un personaggio pop, ma cresce anche la richiesta per altri artisti come Frida Kahlo. D. Come sono state scelte le opere e le immagini da esporre? R. Io svolgo un ruolo manageriale e non ho competenze artistiche specialistiche, quindi mi sono affidato a un team di esperti. Tra loro c’è la storica dell’arte Alessandra Deborah Filippo, che ha costruito lo storytelling: ha delineato la vita dell’artista, individuato i periodi chiave e segnalato gli eventi personali e artistici rilevanti , dalla perdita di familiari agli studi, fino all’esperienza con i mosaici di Ravenna. Il regista Gianfranco Confessore, con la sua regia sapiente, ha trasformato le immagini in una narrativa fluida e coinvolgente, mentre Alberto Celestino ha realizzato una colonna sonora raffinata e intelligente che amplifica ogni emozione della mostra. Il lavoro del team è stato fondamentale per strutturare la mostra correttamente. D. Quali tecnologie avete utilizzato per la mostra immersiva?
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R. Abbiamo distinto due momenti: la produzione dei contenuti e la messa in onda. Per la produzione abbiamo impiegato soluzioni software avanzate e intelligenza artificiale : in particolare Kyber, usata in ambito cinematografico. Per la messa in onda abbiamo implementato un sistema capace di gestire 24 uscite video contemporanee e di sincronizzare l’audio, permettendo l’avvio simultaneo delle tracce senza sfasamenti. Il sistema controlla anche effetti DMX per luci e periferiche: in pratica abbiamo portato in Calabria tecnologie di alto livello. D. Qual è il pubblico target della mostra? R. All’inizio avevamo ipotizzato un identikit degli spettatori, ma i risultati ci hanno sorpreso: il pubblico è molto vario. Non si è limitato agli over 40; i bambini della scuola materna e primaria reagiscono con stupore e attenzione , non perché conoscono Klimt, ma perché l’esperienza sensoriale di luci, colori e musiche li coinvolge profondamente. Ricordo l’emozione di un ragazzo autistico che ha detto di sentirsi “come se stesse volando”. Molti visitatori escono commossi: la mostra consente di staccare dai problemi quotidiani. D. Quali attività educative prevedete per scuole e famiglie? R. Il museo non è nato come ente didattico, ma possiamo offrire spazi. Stiamo impostando un calendario: da gennaio prevediamo performance di musica classica dal vivo, aperitivi a tema e esperienze multisensoriali che uniscano suoni, sapori e immagini. In tre mesi abbiamo già portato circa 13.000 persone al museo. D. Quali messaggi o riflessioni spera che il pubblico porti via dalla mostra?
R. Credo che ogni visitatore esca con una propria interpretazione: ogni persona è un universo a sé, con microequilibri che influenzano la percezione. Vorrei sottolineare il ruolo della donna nelle opere di Klimt: in un anno in cui si parla molto di femminicidi, il fatto che la donna sia centrale nella sua produzione offre uno spunto per riflettere e dedicare maggiore attenzione alla condizione femminile. D. Quali sono i prossimi progetti del museo? R. Abbiamo in programma una mostra sui dinosauri a marzo con laboratori scientifici in 3D e visori. Un progetto che unisce elementi “retro” e moderni, con tecnologie che permettono di visualizzare creature animate tramite lo smartphone e audio guide. Stiamo ampliando la parte tecnologica del museo con filmati immersivi e momenti espositivi diversi. Arriveranno inoltre la mostra su Frida Kahlo, un progetto sul Novecento e numerosi eventi con le scuole e la Regione Calabria, incluso un convegno di psicologia nelle scuole con la Calabria come scuola pilota voluta fortemente da Mario Occhiuto ,Senatore della Repubblica Italiana e precedentemente sindaco di Cosenza. D. Una domanda che non le ho fatto ma vorrebbe che le facessi? R. Sì: se c’è qualcosa che non funziona o una difficoltà che vorrei evidenziare. Oltre agli aspetti positivi esistono criticità. È più facile mostrare il “salotto buono” della casa, mentre affrontare la diffidenza locale è più complesso. A Cosenza esiste una certa ritrosia, mentre altre città come Salerno o Reggio Calabria accolgono meglio l’iniziativa. Lavoriamo per rendere il museo fruibile a tutti. L’incontro con Renato Nuzzolo evidenzia un modello di direzione museale che coniuga logiche imprenditoriali e cura dell’esperienza del pubblico. La mostra su Klimt nasce da una scelta di mercato ma viene realizzata con competenza grazie a un team specialistico, tecnologie avanzate e attenzione al coinvolgimento sensoriale. Rimangono sfide da affrontare : il rapporto con il territorio e la strutturazione dell’offerta educativa , ma il bilancio è positivo: il museo si sta consolidando come luogo di produzione culturale e sociale, capace di attrarre pubblici diversi e di stimolare riflessioni importanti.Conosco a fondo la vita, la storia e le opere dell’artista. Nonostante la mia familiarità con il soggetto, sono rimasta profondamente colpita dall’esperienza sensoriale offerta dall’allestimento. Entrando nel museo, si viene avvolti da un flusso continuo di immagini e musiche: la sala è coperta da proiezioni a 360 gradi, dove le
figure delle opere si animano grazie all’intelligenza artificiale. Non è la semplice riproposizione delle opere a impressionare, ma la loro trasfigurazione in esperienza , una narrazione visiva e sonora che coinvolge il corpo oltre che lo sguardo. Per chi conosce già Klimt, la mostra offre nuove chiavi di lettura emotive: dettagli familiari si riaccendono ed elementi noti rivelano sfumature grazie al movimento, alla luce e alla colonna sonora che ne amplifica i passaggi. Per chi non conosce l’artista, l’impatto multisensoriale suscita curiosità, apre domande e spinge ad approfondire; molti, dopo questa visione, saranno motivati a cercare informazioni e a visitare mostre tradizionali. Ritengo che questo approccio moderno sia un modo efficace per avvicinare un pubblico ampio all’arte: non sostituisce lo studio critico, ma crea un ponte emozionale che rende la conoscenza artistica più accessibile e desiderabile. Alessandra Primicerio (critico d’arte)
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CALABRIA
LETIZIA BATTAGLIA FOTOGRAFIA COME SCELTA DI VITA “ La fotografia l’ho vissuta come salvezza e come verità” (Letizia Battaglia) Venezia dedica una vasta antologica ad una delle più importanti esponenti della fotografia e tra le prime fotoreporter italiane , Letizia Battaglia, ripercorrendone l’intera carriera e consegnando allo spettatore un particolare squarcio della Sicilia del Novecento. Si tratta di duecento foto disposte in ordine tematico, molte inedite, in un bianco e nero denso di contrasti, scatti d’archivio intensi nella loro perfezione compositiva. Le sue straordinarie immagini rivelano una singolare potenza narrativa e un linguaggio altamente espressivo. Il soggetto preferito è la terra d’origine, la Sicilia, bella ma ricca di contraddizioni, di cui ci rivela lo scenario sociale e politico dei suoi tempi. Con la sua macchina fotografica dà risalto alle speranze di giovani donne, uomini, bambini, ma lancia pure una accorata denuncia civile e sollecita una messa in discussione dei presupposti visivi della cultura contemporanea. Affronta il paesaggio urbano, le rivolte, le piazze, gli intrighi politici, il quotidiano, la vita dei poveri, l’emancipazione delle donne. Le sue scelte non sono mai casuali e la realtà emarginata è sempre ripresa così com’è, riserva inoltre un particolare interesse per le tematiche esistenziali della vita. La fotografa siciliana, convinta ambientalista, cura il Centro Internazionale della Fotografia a Palermo ed è la prima donna europea a vincere nel 1985 a New York
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il premio Eugene Smith, riconoscimento internazionale in ricordo del fotografo di Life e nel 1999 le è tributato un altro premio, il Mother Johnnson Achievement.
Le narrazioni fotografiche di Letizia Battaglia rispondono a una poetica di ideale passione civile ed esistenziale. Come fotoreporter inizia collaborando con varie testate, segue i delitti di mafia, gli anni di piombo, la vita cittadina, le tradizioni, le feste, i volti del potere; in seguito diventa una fotografa di fama internazionale. Negli anni ottanta crea il laboratorio d’IF dove si formano i fotoreporter e i fotografi palermitani, tra la fine degli anni ottanta e quelli novanta si occupa di politica, trova il tempo per dirigere la
rivista Mezzocielo e si cimenta con la cinematografia. Il suo impegno civico è vissuto come dovere morale ed etico. Espone in Italia, nei paesi dell’est Europa, in America, in Francia, in Inghilterra, in Brasile, in Svizzera, in Canada. Questa grande mostra mette in luce i diversi aspetti del lavoro di Letizia Battaglia, concepito come un insieme organico in cui sentimenti, tragedie, sogni, si mescolano in un percorso di forte impatto emotivo.
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SICILIA
Salvatore Caputo
Venerdì 24 ottobre alle 18.30, appuntamento con l’arte nei locali di Palazzo Notarbartolo in via della Libertà 179/A a Palermo. Nella sede dei consulenti finanziari di Banca Mediolanum, viene inaugurata la mostra di Salvatore Caputo “Onirica”. In esposizione ventisei dipinti, alcuni di grandi dimensioni, tra oli, acrilici e tecniche miste, che ripercorrono gli ultimi decenni dell’attività dell’artista. Durante la serata inaugurale, interviene il professore Aldo Gerbino che ha sempre seguito il lavoro di Salvatore Caputo sin dalle prime esperienze. La mostra resta visitabile fino al 27 febbraio, su appuntamento dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 17.30. Salvatore Caputo nasce nel 1947 a Castell’Umberto a Messina. Si tratta di un artista poliedrico che punta alla continua ricerca e scoperta dell’espressione artistica, permettendogli di spaziare dalla grafica, alla scultura, alla pittura. Nel 1974 consegue la laurea in Architettura, presso la facoltà di Palermo diventando protagonista nascente del territorio artistico nazionale. Si rafforza dunque la sua carriera artistica partecipando a qualificate rassegne d’arte e numerose personali allestite in gallerie e spazi pubblici, sia in Italia che all’estero. Nel frattempo l’artista, si concentra sulla ricerca di distinti medium espressivi, sperimentando la calcografia, la litografia e la serigrafia. Nella seconda metà degli anni ’70, i suoi toni scuri e suggestivi lasciano spazio a un nuovo utilizzo dei colori e ad una nuova luce. Negli anni ‘90 si assiste ad una ricca produzione di nuove opere d’arte, punto d’unione fra pittura e scultura. Parallelamente alla realizzazione di opere “profane”, si ripresenta l’interesse per soggetti sacri, che giunge alla realizzazione di diversi importanti lavori per la committenza ecclesiale e all’allestimento di diverse mostre, fra cui le tre tenutesi alla Cattedrale di Palermo che, per la prima volta, si concesse ad esposizioni d’arte contemporanea. Nelle opere più recenti è possibile osservare una rielaborazione dei temi classici mediterranei, dal colore e dalla luce, che si combinano alla presenza
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di notturni onirici in cui riaffiorano i timbri e le tonalità della prima parte della sua carriera artistica. Molte delle sue opere d’arte sono presenti in collezioni sia private che pubbliche, che possiamo trovare in Italia e all’estero.
Palazzo Notarbartolo - Palermo Dal 24 ottobre 2025 al 27 febbraio 2026 Visitabile dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 17.30 Gratuito Info e prenotazioni al numero 335 305953
Anima clinica e creativa si incontrano su tela: opere di Giorgio Geraci a Palermo
L’associazione culturale Centro MedicalMente, con sede in via della Libertà 56 a Palermo, ospita la mostra d’arte “Nankurunaisa”, in programma dal 22 novembre al 22 marzo 2026. Il titolo dell’esposizione è tratto da un’antica espressione giapponese che significa “con il tempo si sistema tutto”: un concetto profondo che ben sintetizza il messaggio di resilienza, equilibrio e speranza che l’autore intende trasmettere. Protagonista della mostra è Giorgio Geraci, figura di straordinaria sensibilità e spessore umano, non solo artista ma anche stimato psichiatra, da anni impegnato nell’ambito della salute mentale. La sua doppia anima, clinica e creativa, si riflette potentemente nelle sue opere, che rappresentano un ponte tra introspezione, sofferenza e rinascita. Attraverso il linguaggio dell’arte, il dottor Geraci riesce a dare forma visiva a emozioni, conflitti interiori e percorsi di cura, offrendo al pubblico un’esperienza intensa e profondamente umana. In mostra circa trenta opere, selezionate per accompagnare il visitatore in un percorso visivo e simbolico che invita alla riflessione sul rapporto tra arte, psiche e tempo. La mostra è aperta gratuitamente al pubblico il giorno del vernissage, 22 novembrem dalle 18.00, tutti gli altri giorni ha un costo di ingresso di 3 euro, ed è visitabile solo su prenotazione.
Centro MedicalMente - Palermo Dal 22 novembre 2025 al 22 marzo 2026 Visitabile su appuntamento 3 euro Info e appuntamenti ai numeri 091 6852532 o 334 8702275
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SICILIA
Asini volanti e conigli bicolor: gli animali pop di Valentina De Martini a Palazzo Bonocore
Valentina De Martini - “C’è un coniglio nella stanza_2021-2024”
Ippopotami verdi su fondo fucsia, leoni grintosi, un elefante giallo ocra su fondo blu, un asino viola, un coniglio bicolor: sono animali che arrivano da un altro mondo in cui la natura la fa da padrona, piante e bestie convivono senza battaglie. Valentina De Martini guarda l’ambiente attraverso una lente cromatica vivida che le arriva anche dai tanti anni come interior designer: uso del colore, immagine attenta ed espressiva, ma soprattutto un’attenzione infinita per l’ambiente che attraverso il suo sguardo, risponde con un bruscolo di pacato e ironico tratto surreale.
– elefanti, cervi, gorilla, asini, volatili e creature fantastiche – ognuno espresso attraverso la lente unica dell’artista. I temi centrali della mostra sono la sofferenza del pianeta e l’importanza della conservazione ambientale, comunicati attraverso la vulnerabilità e la bellezza intrinseca degli animali, che l’artista indica come messaggeri di una causa urgente. Le opere invitano lo spettatore a una riflessione sulla responsabilità umana verso la natura.
“Animal Republic” è la nuova personale di Valentina De Martini che è allestita a Palazzo Bonocore e visitabile da sabato 29 novembre 2025 (inaugurazione alle 18.00) al 9 gennaio 2026. La mostra è un ulteriore passo di Bonocore Open Art, la call promossa da CoopCulture e Palazzo Bonocore per sostenere la creatività contemporanea e valorizzare linguaggi visivi capaci di raccontare il mondo e le sue molteplici identità. Allestimento e coordinamento della mostra a cura di Federica Di Stefano e Daniela Di Giovanni. “Animal Republic” ospita una serie di oli su tela, realizzati tra il 2021 e il 2024, che ritraggono una vasta gamma di animali
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Palazzo Bonocore Palermo Dal 29 novembre 2025 al 9 gennaio 2026 Visitabile tutti i giorni dalle 11.00 alle 20.00 Gratuito Maggiori info chiamando il numero 091 7489995 o sulla pagina Facebook di Palazzo Bonocore
“Eco di una fuga leggera” al Martha: a Palermo le opere di Giusi Sferruggia
Particolare di un’opera di Giusi Sferruggia
MARTHA – Music Art House Academy inaugura a Palermo un nuovo progetto espositivo dedicato all’artista palermitana Giusi Sferruggia, dal titolo “Eco di una fuga leggera”, a cura di Martina Martire e Vito Chiaramonte. Dal 7 novembre al 6 febbraio 2026, il percorso invita il pubblico a esplorare il segno pittorico come traccia di un’esperienza dinamica e relazionale, in cui il colore diventa elemento strutturante, veicolo di ritmo e di risonanza tra le opere e lo spazio. Il lavoro di Giusi Sferruggia indaga il fatto pittorico nella sua dimensione più intima, come processo che si rinnova di volta in volta attraverso la qualità formale e compositiva della materia. Ogni opera sembra ripartire dal “grado zero” della pittura, da quella soglia in cui forma e senso si compongono e si dissolvono reciprocamente. I supporti, spesso provenienti dalla quotidianità, suggeriscono uno svelamento inatteso: la materia si dispone a raccogliere un gesto che la trasforma senza cancellarne l’origine. In questo contesto, il colore è l’evento per eccellenza, la sintesi
di gesto ed energia, capace di muovere lo spazio su due piani complementari: percettivo e psicologico. La mostra è visitabile fino al 6 febbraio, gratuitamente, su prenotazione.
Martha - Musica Art House Academy Palermo Dal 7 novembre 2025 al 6 febbraio 2026 Visitabile su appuntamento Gratuito e-mail info@marthapalermo.it cell. 333 1008512
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