N°26 marzo-aprile 2018 www.rivista20.jimdo.com
periodico bimestrale d’Arte e Cultura ARTE E CULTURA NELLE 20 REGIONI ITALIANE
SULLE STRADE DELLA PITTURA E SCULTURA ATTUALI IN ITALIA
Edito dal Centro Culturale ARIELE
ENZO BRISCESE
BIMESTRALE DI INFORMAZIONE CULTURALE
del Centro Culturale Ariele
----------------------------------------------------------
Lo stagno della memoria - t.m. su tela - 2007
Hanno collaborato: Giovanna Alberta Arancio Francesca Ramarony Tommaso Evangelista Lodovico Gierut Silvia Grandi Irene Ramponi Letizia Caiazzo Graziella Valeria Rota Alessandra Primicerio Virginia Magoga Nadia Celi Enzo Briscese Paola Corrias Cinzia Memola Valentina Gandaglia Barbara Vincenzi www. riv is t a 2 0 . jimd o . c o m
----------------------------------------------------------
Rivista20 del Centro Culturale Ariele Presidente: Enzo Briscese Vicepresidente: Giovanna Alberta Arancio orario ufficio: dalle 10 alle 12 da lunedĂŹ al venerdĂŹ tel. 347.99 39 710 mail galleriariele@gmail.com -----------------------------------------------------
albero - t.m. su tela - 2012
2
mail: enzobriscese6@gmail.com cell. 347.99 39 710
In copertina: opera di Renato Guttuso
Sommario N° 26 * marzo-aprile 2018
In copertina
foto opere di Renato Guttuso
4 Sulle strade della pittura e della scultura Attuali in Italia 10 Donna in arte
Ecomuseo 6° Circ. TO a cura del Centro C. Ariele
14 Renato Guttuso GAM (Torino) 16 Gaetano Previati Lombardia 18 Picasso Palazzo Ducale a Genova 20 Nevio Zanardi
mostra al “Castello di Rapallo”
21 André Kertész 22 Felice Casorati 24 Marino Marini
26 Achile Pace e Giulio Turcato - Roma 27
Nazario Graziano
28 Eventi Friuli Venezia G. 30 Eventi Emilia Romagna Triennale di Arti Visive 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41
ArtParmFair 2018 Ines Daniela Bertolino Franco Bolzoni Enzo Briscese Francesco Di Martino Aldo Pietro Ferrari Gina Fortunato Giulio Gamberucci Nicole Grammi Domenico Lasala Renzo Sbolci
42 Eventi Marche
Mostra fotografica Antonio Volpone
44 Eventi Puglia Tracce su carta
46 Sandro Chia Pinacoteca Giaquinto - Bari
48 Eventi CAMPANIA Museo della follia -Napoli Eventi CAMPANIA 49- Museobottega della Tarsialignea
50 Letizia Caiazzo Eventi CALABRIA 52 Il millennio è maggiorenne Cosenza 54 BoCsArt Museum
56 Luigia Granata 58 Relics di Davide Tronci - Sardegna
3
SULLE STRADE DELLA PITTURA E SCULTURA ATTUALI IN ITALIA
Renato Guttuso
Negli anni sessanta in Italia la pittura e la scultura prevalentemente visibili negli spazi espositivi, pubblici e privati, sono di orientamento astratto. E’ un tempo carico di tensioni e di voglia di fare. All’epoca il dibattito in corso all’interno del campo delle arti visive tra figurazione e astrazione si mostra assai vivace ed è rappresentato da voci contrastanti. Nell’area dell’ortodossia comunista si sostiene il primato del figurativo che viene vissuto come il necessario contributo dell’arte alle nuove esigenze di impegno sociale. Intanto a partire dall’Inghilterra e dall’America si sta diffondendo la Pop Art destinata ad influire, almeno in parte, sul figurativismo italiano. La stagione astratta nel nostro paese però continua ad affermarsi in una sorta di “muro contro muro” nei confronti del nuovo linguaggio figurativo: in realtà la situazione artistica non è così appiattita. Se è vero che a sinistra la pittura di Guttuso è ideologicamente contrastante con quella astratta è altrettanto interessante rilevare che tale posizione non è
4
univoca tra i figurativi tant’è che un folto gruppo di essi sconfina nell’astrazione restando così sul cosiddetto “crinale” tra i due generi. E’ significativo che il linguaggio figurale non abbia mai cessato di far sentire la sua voce anche negli anni difficili della seconda guerra mondiale e in quelli postbellici, altrettanto complessi. Gli astrattismi dominanti mettono in ombra le poetiche figurative che tuttavia esistono e questa presenza trascurata viene a originare un vuoto artistico di conoscenza. Vale a dire che il contesto di quel periodo storico è attraversato non soltanto da un rigido scontro tra i due generi artistici ma anche da una posizione più variegata e poco nota che contamina i diversi linguaggi e si intreccia in seguito con il controverso “ritorno alla pittura” degli anni ottanta. E’ da tener presente che negli anni sessanta le Biennali di Venezia sono riformate e le rassegne si articolano progressivamente verso nuove forme sperimentali in linea con
l’avanzante gusto internazionale. Lo spostamento dell’attenzione al polo culturale statunitense contribuisce alla riduzione di interesse verso quella che è stata, ed è, la pittura e la scultura europee e, per quanto ci riguarda, in Italia. Le Biennali veneziane di quel decennio diventano una sorta di laboratorio permanente in cui ogni idea è raccolta senza vincoli con un ridimensionamento delle rassegne di opere, considerate “conservatrici”: si prende atto, da parte della dirigenza dell’istituzione, che l’arte sta via via assumendo forme che non sono più paragonabili a quelle fino ad allora consuete e ciò rappresenta un problema al quale far fronte. Con un certo disagio e sottotono continuano le mostre dei figurativi: tra questi artisti della figurazione se ne annoverano diversi dotati di rigorosa professionalità e poetica.
Pablo Picasso Ragazza di fronte allo specchio
Tale è l’atmosfera in cui si costituisce il programma denominato “Rinnovamento” della Biennale di Venezia del sessantotto legittimando il superamento del significato di tradizione: sono anni durante i quali non si trascura occasione per scardinare ogni riferimento di memoria storica. Fatto è che per molto tempo si tenta di mettere sullo stesso piano e, addirittura identificare i termini novità-qualità. A tutto quel che si presenta di nuovo si attribuisce subito valore qualitativo. Il segretario generale della Biennale di quell’anno (sessantotto) asserisce che “alle dispute fra astratti e figurativi sono succedute forme ben più radicali di polemica e contestazione che chiamano anzitutto in causa le basi e i condizionamenti sociologici dell’operare degli artisti e le odierne modalità di fruizione e trasmissione dei loro prodotti”.
Andy Warhol, Reigning Queens
Quando scoppia il sessantotto in occidente viene coinvolto l’intero assetto sociale italiano; il movimento si caratterizza per i suoi entusiasmi ed eccessi, e si rivolge in particolar modo agli studenti e agli operai nel segno “immaginazione al potere”. Purtroppo è anche l’epoca in cui si parla di “ morte del linguaggio artistico tradizionale incapace di comunicare quello che sta accadendo perché ormai arcaico e obsoleto in confronto ai risultati e alla forza del linguaggio poetico ed artistico, specialmente nel contesto dell’opposizione contro la società fra la gioventù protestataria e ribelle” (Marcuse). Anche l’arte vive in quel tempo di lotte, ideologie, ideali, rischi. Le rassegne ufficiali come le Biennali veneziane e in seguito le Quadriennali romane maturano quindi le condizioni per un mutamento della loro originaria prospettiva di confronto internazionale delle esperienze artistiche: viene a mutare lo stesso concetto di arte con evidenti conseguenze per lo sviluppo della creatività e per tutto ciò che con questa entra in relazione.
Giorgio Ramella
5
Giacomo Soffiantino
Si tratta di una stagione iconoclasta che continua negli anni settanta. Le grandi mostre accentuano il carattere di “sperimentazione in atto”, tendendo a consumare tutto nella febbre dell’accadimento fisico. La pittura e la scultura (non più solo quelle di figurazione) devono sempre più fronteggiare il complessivo allontanamento dall’ufficialità delle grandi mostre, salvo qualche caso, e spostare le loro esposizioni verso alcune gallerie civiche così come verso quelle private. Anche la X Quadriennale romana, grande rassegna negli anni settanta, che dà ancora spazio ai giovani pittori e scultori va evidenziando il carattere spontaneistico implicito nel criterio del suo settore “Nuova generazione”: non pochi sono “ i prescelti che appaiono ripetitivi e che traducono in deboli immagini stereotipi di banalità. Si avvertono false prospettive oniriche, espressionismi orecchiati, sterili virtuosismi, inutili arcaismi plastici, illustrazioni banali di sentimenti non sentiti, e ancora pretesti tematici e fabulismi per sentito dire” (D. Guzzi). Questa retorica che resta interna al percorso artistico nuoce non poco alla pittura e alla scultura: viene a mancare la ricerca, quella vera, che da sempre connota l’arte. Nonostante vi siano tali carenze di serietà, amplificate spesso dall’ideologia, le arti dette tradizionali possono contare talenti che, sebbene trascurati, proseguono la loro strada , non di rado procedendo per cicli nei quali esprimono il loro essere consapevoli, dentro la storia, a partire dalle più diverse poetiche: le recettive città di provincia danno risalto alle loro voci e permettono una relativa visibilità.
6
Ennio Calabria
Renzo Vespignani
Alla fine degli anni settanta e agli inizi (ed oltre) di quelli ottanta il termine memoria ritrova una rispondenza ampia e significativa e, sebbene vi sia il disaccordo manifesto del nuovo sperimentalismo, si fa largo l’ipotesi di un “ritorno alla pittura”, anche se di fatto l’arte pittorica non ha mai smesso di esistere. Piuttosto si può intendere questa rivalutazione della memoria come una riflessiva svolta, una resa fondamentalmente concettuale di una realtà. Detto in altre parole si tratta di un recupero esplicito, dunque, non più abiura ma elezione ad archetipo della memoria. La concettualità non è stata, e non può essere considerata, prerogativa unica dell”arte concettuale” perché non c’è esperienza artistica che non abbia un aspetto che non possa asserirsi concettuale. In questa chiave, e con diverse soluzioni, lo sono state quella pittura e quella scultura che, in anni difficili, vanno recuperando allo scoperto quella memoria storica, mai dispersa se non artatamente. Negli anni ottanta riaffiora anche il gusto per una riaffermata manualità. E’ un processo identitario di lunga durata che caratterizza gli ultimi decenni del novecento e che va ad interagire con le nuove espressioni spaziali e formali. Di certo non si fa riferimento alle manifestazioni che imperversano ancora in questi primi decenni del duemila occupando molte delle vetrine internazionali all’insegna della provocazione esasperata e fuori tempo massimo.
Nino Aimone
7
Giuseppe Guerreschi
Continua ancora oggi una relativa marginalità dell’arte pittorica e plastica attuali a fronte di un prodotto estetico di consumo e di basso livello lavorato da una dubbia minoranza protetta e guidato dal vento dei mercati finanziari, sempre più lontani ed inaccessibili. Un altro aspetto da rimarcare è che le circolanti e false novità, gonfiate e provocatorie, replicano con superficialità il primo periodo del novecento allorquando la provocazione in ambito artistico prende senso dal suo peculiare e storico riferirsi ad accadimenti dell’’epoca. Oggi il semplice provocare non può che essere considerato, nel migliore dei casi, che un manierismo rovinoso. Non basta poggiare quattro ciarabattole o appendere un asino al soffitto oppure ancora digitare supinamente, da dilettanti, un programma di grafica al computer. Questo panorama deprimente viene chiamato sperimentale ma è giocato senza cosciente memoria sull’onda dell’approssimazione e dell’effetto a a tutti i costi, fosse anche un effetto di disgusto e di perplessità. E’ in molti casi un vuoto e si ha l’impressione che là dove esista un’ idea manchi la coscienza del fare e dove questa ci sia quello che difetti sia l’’idea. Ciò snatura gli scopi e la natura stessa dell’arte provocando disorientamento e la falsa convinzione di poter affollare il reale campo creativo con chiunque si improvvisi artista. Intanto il misconoscimento
8
e la latitanza istituzionale rendono ancora stentata la via della seria ricerca artistica.
Mario Surbone - tempera su cartone cm 70x70
Nino Aimone
La questione attualità-futuro in rapporto al trascorso è tutta in divenire: l’oggi, e ancora di più il domani, è segnato dalla virtualità. Il nuovo millennio si manifesta con un inquietante scenario globalizzato a dominanza tecnologica e non si può tornare indietro. Bruciano di continuo i modelli di riferimento e la comunicazione on-line senza regole spesso sostituisce e nasconde il dialogo, valore fondante di una comunità. E’ un processo strutturale e culturale in corso che esige una gestione intelligente e fondamentali cardini etici. Le arti visive affondano radici profonde nel nostro paese e la pittura e la scultura attuali non possono ritirarsi di fronte agli ostacoli essendo parte integrante della ricerca di senso e della comprensione del nostro futuro. Giovanna Arancio
Mario Schifano
9
Centro Culturale Ariele
Esposizione d’Arte Contemporanea
L’ARTE DELLE DONNE 2018
Francesca Agrati
Anna Azzalini
Antonella Bartolone
Ines Daniela Bertolino
10
Marta Bettega
Mariella Bogliacino
Paola Buzzi
La mostra di pittura e scultura al femminile, come ogni anno, si apre nel segno positivo dell’arte attuale. Il messaggio che questa esposizione consegna è prima di tutto riaffermare l’importanza della comunicazione creativa raggiunta dalle donne del nostro tempo e nondimeno cogliere l’occasione per riflettere su questo percorso e sulle conquiste che esse hanno affrontato per evidenziare carenze e successi. Sono considerazioni che, ineluttabilmente, portano ad un conciso commento, per quanto opinabile,
sulla situazione odierna del rapporto uomo-donna. E’ evidente che, evolvendosi nel tempo, il ruolo della donna artista diventa sempre più visibile e accompagna il processo di sviluppo storico dell’arte. Probabilmente la componente femminile nel mondo artistico è stata sempre presente ma fino al Seicento il loro contributo documentato rimane scarso. Tra i primi riferimenti ad artiste, Plinio il Vecchio, ci riporta il nome di pittrici greche:
Mirella Caruso
Margerita Caliendo
Isabella Corcelli
Lorella Gallina
Sandra Cerutti
Luigia Cuttin
Alda Gazzoni
Mariangela Gemelli
11
Timarete, Kalypso, Aristarete, Iaia, e Olympas. La documentazione dei nomi in seguito Timarete, Kalypso, Aristarete, Iaia, e Olympas. La documentazione dei nomi in seguito diventa rara e nel Medioevo tende a scomparire in quanto uomini e donne vengono ritenuti “artigiani” e di rado firmano le loro opere. In altri settori, le cosiddette arti minori, le donne sono nominate come membri di corporazioni miniaturistiche e illustratrici di libri: la maggior parte di esse sono suore o aristocratiche. A partire dal Seicento
Husarikova Jindra
Michela Ingrassia
12
Sharka Mrazova
avvengono significativi cambiamenti sebbene alle donne siano preclusi l’apprendistato nelle botteghe, lo studio e la pratica di quei saperi scientifici necessari alla comprensione e applicazione delle regole della prospettiva. Solo chi proviene da una famiglia di artisti riceve una formazione adeguata: tuttavia sotto l’ala di padri e mariti una generazione di artiste inizia a farsi conoscere in ambito ristretto, alcune aldilà dei confini cittadini mentre le più dotate si impongono in ambito europeo. Perlopiù sono ritrattiste, pittrici
Maria Rosa Lo Bue
Clara Mastrangelo -
Carla Musolino
Barbara Lombardo
Anna Mostacci
Raffaella Pasquali -
di soggetti di genere. Vengono però tassativamente escluse dai lavori più importanti come i cicli di affreschi e le pale d’altare. E’ rilevante la figura di Artemisia Gentileschi, pittrice italiana di scuola caravaggesca, vissuta durante la prima metà del Seicento, apripista nel campo artistico ufficiale dove è dominante la presenza maschile: lotta con coraggio come pittrice e come donna, stuprata e sottoposta all’Inquisizione. Aumenta nel Settecento il numero delle artiste nei ranghi delle accademie dove continuano ad essere guardate con sospetto e dispensate dagli atti ufficiali. Una parziale presenza femminile partecipa al movimento impressionista a fine Ottocento così come si ritrovano talenti femminili fra le avanguardie storiche novecentesche. Tuttavia le donne restano ai margini quali compagne o muse ispiratrici dei grandi maestri. Emergono, dopo la rivoluzione d’ottobre, diverse pittrici russe mentre altre si avventurano sul terreno dell’astrattismo o dell’art deco come Tamara de Lempicka; nelle Americhe, sia al nord che al sud, si distinguono per la loro bravura pittrici del rango di Frida Kahlo. Certo è che si deve alla rivoluzione borghese il sensibile incremento delle artiste, sia dilettanti che professioniste, perché possono finalmente accedere alla formazione e per alcune vuol dire guadagnarsi da vivere lavorando. Cresce anche il numero delle collettive promosse dalle neonate associazioni femminili. Le donne, nel mondo dell’arte, hanno senz’altro dimostrato tenacia e capacità creative e professionali ma non si può nascondere che nessuna di esse ha ricoperto ruoli
Sonia Piccirillo
Anna Maria Russo
davvero decisivi e importanti della ricerca artistica e questo limite si fa sentire a tutt’oggi. Intanto gli ultimi cambiamenti epocali consentono sempre più un relativo ingresso della donna in ogni settore della società. Si tratta di una tormentata rivoluzione culturale che ha luogo tra difficoltà di ogni specie e richiede, da parte femminile e con la solidarietà degli uomini, risolutezza e impegno. Le donne dell ‘area sociale più povera si arrabattono tra basse qualifiche e la concorrenza del settore maschile più emarginato. Lo smantellamento dell’antica funzione casalinga legata alla sfera del privato, peraltro gravosa, segna un precario nuovo equilibrio. L’entrata ufficiale della donna ,in Italia, nell’assetto statale data 1946, la prima occasione di voto dopo un lungo e tortuoso passaggio attraverso lotte e proposte di legge naufragate negli insabbiamenti. Il mondo femminile, approdato alla sfera pubblica, non distrugge più il focolare perché sono mutati costumi, valori, necessità. Purtroppo i femminicidi continuano insieme a molti suicidi e follie maschili, denunciando un’epoca di indiscutibile progresso ma di grande fragilità. Le responsabilità ricadono anche sul genere femminile. Il rapporto uomo-donna è tanto solidale quanto conflittuale ma resta ferma la tensione, non ingenua, verso un incontro sereno e stabile. La bellezza, nel suo significato più profondo, appartiene all’arte ed è la direzione giusta la ricerca della sua epifania. Questa mostra 2018 si colloca lungo questo percorso. Giovanna Arancio
Ambretta Rossi - la pittrice
Carla Silvi
13
RENATO GUTTUSO L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ‘68 a cura di Pier Giovanni Castagnoli da 23 Febbraio 2018 a 24 Giugno 2018
Alla GAM di Torino dal 23 febbraio al 24 giugno 2018 La GAM - di Torino dedica una importante esposizione alla pittura di Renato Guttuso (Bagheria, Palermo 1911 Roma 1987), presenza di forte rilievo nella storia dell’arte italiana del Novecento . Con la collaborazione degli Archivi Guttuso, la mostra raccoglie circa 60 opere provenienti da importanti musei e collezioni pubbliche e private europee. Primeggiano alcune tele di soggetto politico e civile dipinte dalla fine degli anni Trenta alla metà degli anni Settanta. Guttuso era stato un artista che, come pochi altri in Italia, si era dedicato con impegno e dedizione a ricercare una saldatura tra impegno politico e sociale ed esperienza creativa, convinto che l’arte, nel suo caso la pittura, avesse una funzione civile e morale. Tra i dipinti, per citarne alcuni, Fucilazione in campagna
14
del 1938, ispirato alla fucilazione di Federico Garcia Lorca, che può assurgere a simbolo del tema delle lotte per la libertà, Gott mit uns contro la violenza nazista(1944), ed in chiusura, denso di nostalgia Funerali di Togliatti (1972) in cui si condensa la storia delle lotte e delle speranze di un popolo . La mostra offre anche ritratti e autoritratti, paesaggi, nature morte, nudi, vedute di interno, scene di conversazione, tutti coevi ai tempi di esecuzione dei dipinti di ispirazione politica e sociale. La mostra è corredata di un catalogo, edito da Silvana Editoriale, contenente saggi di Pier Giovanni Castagnoli, Elena Volpato, Fabio Belloni, Carolyn Christov-Bakargiev e un’antologia di scritti di Renato Guttuso e una antologia critica.
da martedì a domenica: 10.00 – 18.00 lunedì chiuso la biglietteria chiude un’ora prima. dal 23 febbraio 2018 - 24 giugno 2018 Orario: 10:00 - 18:00 GAM Via Magenta, 31 - Torino Prezzo Biglietto intero 12€ Biglietto ridotto: 9€ Ingresso libero con Abbonamento Musei e Torino Piemonte Card
15
LOMBARDIA
GAETANO PREVIATI (1852-1920). LA PASSIONE
Gaetano Previati, La via al Calvario, 1901-1904, olio su tela. Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini
Il percorso espositivo si apre con La Via al Calvario, opera da poco entrata a far parte delle collezioni del Museo Diocesano per lascito testamentario, e non ancora esposta al pubblico, a cui si affianca una seconda versione autografa dello stesso soggetto, proveniente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona. Accanto a questo primo nucleo, sarà proposta l’intera Via Crucis realizzata tra il 1901 e il 1902, dalla Collezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, recentemente restaurata, oltre alle 14 riproduzioni fotografiche, ritoccate a punta d’argento dallo stesso Previati, conservate nella chiesa dei SS. Quirico e Paolo a Dogliani (CN). Le grandi tele della Via Crucis vaticana (cm 155x120
16
ciascuna) sono state esposte dall’artista ferrarese alla I Quadriennale di Torino del 1902 e per lungo tempo, dopo essere giunte in Vaticano, sono state custodite negli appartamenti papali. La sequenza delle quattordici stazioni, immaginate da Previati come poste una accanto all’altra, sottolinea il tema del dolore e della Passione di Cristo non solo grazie alla imponente, tragica e monumentale figura del Salvatore, ma anche al ritmo cromatico incalzante e alla parabola luministica che coinvolge la successione delle immagini a partire dal primo riquadro sino all’oscurità dell’ultimo, nel quale si compie la tragedia.
Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale, con testi di Mons. Luca Bressan, Micol Forti, Barbara Jatta, Nadia Righi, Maria Grazia Schinetti, Tiziana Sorgoni, Francesco Tedeschi. La IV stazione della Via Crucis di Previati è stata scelta come immagine guida della Quaresima Ambrosiana. Inaugurazione: lunedì 19 febbraio 2018 ore 18.30 Dal 19 Febbraio 2018 al 20 Maggio 2018 MILANO LUOGO: Museo Diocesano Carlo Maria Martini CURATORI: Nadia Righi, Micol Forti ENTI PROMOTORI: • Patrocinio dell’Arcidiocesi di Milano • In collaborazione con i Musei Vaticani COSTO DEL BIGLIETTO: Museo Diocesano + mostra + Museo di Sant’Eustorgio + Cappella Portinari + Cimitero paleocristiano: Intero 10 euro, Ridotto 8 euro,
Ridotto scuole e oratori 6 euro. Museo Diocesano + mostra: Intero 8 euro, Ridotto 6 euro, Ridotto scuole e oratori 4 euro Tel: +39 02 89420019 e-mail: info.biglietteria@museodiocesano.it COMUNICATO STAMPA: In occasione del tempo Quaresimale e Pasquale, i Chiostri di Sant’Eustorgio di Milano suggeriscono una riflessione sul tema della Passione di Cristo. Dal 20 febbraio al 20 maggio 2018, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini ospita la mostra Gaetano Previati (1852-1920). La Passione, curata da Nadia Righi e Micol Forti, organizzata in collaborazione con i Musei Vaticani, col patrocinio dell’Arcidiocesi di Milano e il contributo del Credito Valtellinese, che presenta un nucleo di opere sacre di Gaetano Previati (18521920), maestro del divisionismo italiano.
17
LIGURIA CAPOLAVORI DAL MUSEO PICASSO, PARIGI 10 NOVEMBRE 2017-6 MAGGIO 2018 GENOVA, PALAZZO DUCALE
PABLO PICASSO “La pittura è più forte di me, mi fa fare quello che vuole.” (Pablo Picasso, 1963)
Prosegue a Genova fino al 6 Maggio 2018 a Palazzo Ducale la mostra ”Picasso. Capolavori dal Museo Picasso di Parigi” un occasione per addentrarsi nelle case atelier dell’artista più rivoluzionario del’ 900. Le opere in mostra sono tutte provenienti dalla collezione privata dell’artista e lo hanno sempre accompagnato nei suoi trasferimenti ed erano per lui le più care. Attraverso più di 50 opere e fotografie vi è la possibilità di immergersi nella profonda ricerca di innovazione del genio spagnolo. La mostra è parte dell’ampio progetto “ Picasso- Méditerranée” del Musée National Picasso- Paris, evento dalla portata nazionale iniziato nella primavera 2017 e che terminerà nella primavera 2018 e che coinvolge decine di istituzioni per riunire i paesi sulle sponde del Mediterraneo sotto una serie di mostre dedicate al Picasso più “ Mediterraneo”. Ripercorrendo più di mezzo secolo di esperimenti e la storia delle abitazioni-atelier dell’artista si passa dagli studi per le “Demoiselles d’Avignon” alla fervente vita di Montmartre, dalla vita in compagnia di Dora Maar alle decine di ritratti femminili e i suoi personali autoritratti. La mostra sarà aperta ai visitatori tutti i giorni dalle ore 9:30 alle ore 19:30 con eccezioni: il lunedì l’apertura sarà alle 11:30 e il venerdì la chiusura alle 22:00 Il biglietto intero con audioguida € 13, biglietto ridotto € 11
18
La biglietteria chiude un’ora prima della chiusura. Per tutte le info e le prenotazioni: tel +39 0109280010 www.mostrapicassogenova.it, www.palazzoducale.genova.it Per le scuole: tel +39 0108171604 prenotazioniscuole@palazzoducale.genova.it
19
LIGURIA
NEVIO ZANARDI
DIPINGERE MUSICA, SUONARE PITTURA Sandro Ricaldone
Nei loro percorsi paralleli, che in varie epoche le hanno viste condividere analoghe designazioni, (barocco, classicismo, romanticismo, impressionismo sino alle modalità aleatorie e al minimalismo tardonovecentesco), musica e pittura sono venute stringendo un sempre più serrato intreccio. Sul versante musicale dal brano di Liszt ispirato allo Sposalizio della Vergine di Raffaello e dal celeberrimo Quadri di un’esposizione di Mussorgskij si è approdati alle partiture declinate come opere visive di Sylvano Bussotti e Aldo Clementi; in pittura una personalità di primo piano come Kandinskij ha legato il colore al suono, quando non ad uno specifico strumento (ad. es. l’azzurro al flauto, il giallo alla tromba), mentre un altro autore coevo, come Frantisek Kupka, organizzando la forma secondo diversi punti di vista ritmici si è mosso alla ricerca di una “simorfia”, ovvero di un’immagine “che si estenda nello spazio come una sinfonia nel tempo”. La differenza strutturale fra le due arti - la musica arte del tempo, la pittura dello spazio - è venuta così gradualmente ad attenuarsi, identificando nelle sovrapposizioni e nelle tensioni cromatiche del dipinto una implicita condensazione temporale. “La spazialità del dipinto”, annotava Adorno, “non è solamente un fatto a priori, come si presume, ma è sempre anche un risultato; lo spazio assoluto del quadro è un differenziale temporale, il momento in cui si concentrano elementi temporalmente disparati. Non esiste simultaneità senza tempo”. È la consonanza emotivamente spontanea e intellettualmente avvertita con questa concezione che fa della pittura di Nevio Zanardi, coltivata a fianco dell’attività di concertista e docente, un esempio alto della convergenza, o, si potrebbe dire, della permeabilità, fra musica e pittura. Il condensarsi del tempo nello spazio, della melodia nel colore, del ritmo nel segno, trova nel suo instancabile procedere per cicli di lavori dedicati a singoli maestri un andamento che echeggia i movimenti di una composizione tesa ad abbracciarne l’opera nella sua complessità.
20
Nevio Zanardi, genovese, ha studiato violoncello al conservatorio N. Paganini di Genova sotto la guida del maestro Giorgio Lippi. La sua preparazione musicale comprende anche studi di composizione e direzione d’orchestra. Violoncellista nell’Orchestra sinfonica del Teatro Comunale di Bologna e del Teatro Carlo Felice di Genova. Ha dato vita ed animato numerosissime manifestazioni e stagioni concertistiche anche come direttore artistico e direttore d’orchestra. E’ stato docente di violoncello presso il Conservatorio di Trieste, di Piacenza e di Genova. All’attività musicale, tutt’ora molto fervida, affianca quella di pittore e incisore. Zanardi ha studiato disegno e incisione presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Dagli anni ottanta l’attività pittorica e la sua ricerca si concentra sul rapporto tra il linguaggio musicale e il linguaggio visivo. “Proprio come la musica l’arte figurativa non deve essere compresa deve essere semmai ascoltata, percepita come disposizione ad una condivisione…” Espone dal 1986 in mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. A Nevio Zanardi e alla sua opera sono state dedicate note critiche da parte di importanti critici d’arte; è presente in numerosi cataloghi e volumi d’arte.
Mostra a cura di Ivana Folle, Rossella Soro Progetto grafico Alessia Ronco Milanaccio Riprese fotografiche Carolina Mensi www.comune.rapallo.ge.it 57croma@gmail.com
André Kertész
UN GRANDE MAESTRO DELLA FOTOGRAFIA DEL NOVECENTO
24 FEBBRAIO - 17 GIUGNO 2018 SOTTOPORTICATO
“Qualsiasi cosa noi facciamo, Kertész l’ha fatto prima” (Henri Cartier-Bresson) Di André Kertész (Budapest 1894 – New York 1985) si narra che si sia avvicinato alla fotografia nei primi anni del ‘900, quando nel solaio di una vecchia casa ungherese si ritrova tra le mani un manuale di fotografia. Questo fortunato incontro segna il suo destino come un’illuminazione, arricchendolo di sorprese e magici colpi di scena, nel segno di una ricerca artistica e formale che lo ha reso precursore di una nuova fotografia, simbolica e poetica. La mostra, André Kertész. Un grande maestro ungherese della fotografia del novecento allestita nel Palazzo Ducale di Genova, dedica un ampio e approfondito itinerario visivo dentro il quale è possibile perdersi tra infinite suggestioni per ritrovarsi sempre di fronte al piacere della bellezza e dello stupore. Lungo questo percorso si comprende che attraverso lo sguardo poliedrico di André Kertész si
può esplorare la magnificenza di un’epoca cruciale per il mondo dell’arte: quella che a cavallo tra Ottocento e Novecento ha visto nascere le avanguardie storiche insieme con la fotografia e il cinema. Oltre 180 fotografie e quattordici rare pubblicazioni ripercorrono, suddivise in cinque sezioni temporali, l’intero percorso artistico del maestro ungherese che, in più di cinquant’anni di carriera, ha sempre utilizzato la fotografia come un suo diario visivo atto a rivelare la poesia dietro le semplici e anonime cose quotidiane. Genova, Palazzo Ducale Sotto porticato, Piazza Matteotti 9 24 Febbraio - 17 Giugno 2018 da martedì a domenica dalle 11/19 lunedì chiuso, la biglietteria chiude un’ora prima. Biglietto intero € 10, ridotto € 8, scuole € 4, giovani under 27 (tutti i pomeriggi feriali ore 14/19) € 5 Info: www.palazzoducale.genova.it Prenotazioni: prenotazioni@palazzoducale.genova.it
21
FELICE CASORATI
Nasce a Novara il 4 dicembre 1883, muore a Torino il 1° marzo 1963. Trascorse l’infanzia a Milano, Reggio Emilia, Sassari e, infine, a Padova, dove si dedicò agli studi musicali con un’intensità tale da rimanere vittima di un esaurimento nervoso all’età di diciotto anni. Durante un periodo di riposo a Praglia, sui colli Euganei, cominciò a dipingere, eseguendo la prima opera nota, un paesaggio padovano del 1902. Affinò la tecnica presso l’artista Giovanni Vianello. Nel 1907 si laureò in Giurisprudenza nell’università di Padova, decidendo tuttavia di dedicarsi alla carriera artistica. Ritratto di signora, un’elegante immagine della sorella Elvira, fu ammesso dalla giuria alla Biennale di Venezia nel 1907. A Napoli dal 1908 al 1911, studiò l’opera di Pieter Brueghel il Vecchio, nella collezione del Museo Nazionale. Le sue opere furono esposte alla Biennale del 1909 e del 1910; in questa seconda occasione rimase fortemente impressionato dalla sala dedicata a Gustav Klimt. Lo stile simbolico e decorativo della Secessione viennese influenzò in maniera determinante le successive opere di Casorati. Tra il 1911 e il 1915 visse a Verona fondando insieme con altri, nel 1914, la rivista La Via Lattea, alla quale collaborò con illustrazioni di stile art nouveau alla maniera di Jan Toorop e Aubrey Beardsley. Durante gli ultimi anni fu vicino agli artisti di Ca’ Pesaro, Arturo Martini, Gino Rossi, Umberto Moggioli, Pio Semeghini, il cui orientamento europeo lo introdusse ai recenti sviluppi artistici di Parigi e Monaco.
22
Casorati fu arruolato nell’esercito nel 1915. Alla morte del padre nel 1917 si trasferì con la famiglia a Torino, divenendo ben presto una figura centrale nei circoli intellettuali della città.
Strinse rapporti di amicizia con il compositore Alfredo Casella e con Piero Gobetti, aderendo nel 1922 al gruppo della “Rivoluzione Liberale”. Nel 1923, in conseguenza dell’amicizia con l’antifascista Gobetti, subì un arresto e alcuni giorni di carcere; dopo quell’episodio evitò di entrare in conflitto aperto con il regime. A Torino nel 1921 Casorati aprirà una scuola di pittura per giovani artisti, un’esperienza completamente nuova e lontana da ogni sistematicità d’accademia, allievi con cui esporrà nel 1929 alla mostra “Casorati fra i discepoli”, accompagnata da un testo di Giacomo Debenedetti in cui sono ricordati, tra gli allievi, Silvio Avondo, Nella Marchesini, Daphne Maugham, Marisa Mori, Andrea Cefaly junior, Sergio Bonfantini, Albino Galvano, Paola Levi Montalcini, Lalla Romano, Riccardo Chicco. Nelle opere della maturità, nel periodo post bellico, come il Ritratto di Silvana Cenni del 1922 e Meriggio del 1923, al dettaglio decorativo si sostituì la meditazione di una forma essenziale, influenzata dalle costruzioni spaziali matematiche della pittura quattrocentesca e, in particolare, dall’atmosfera di immobilità tipica dell’opera di Piero della Francesca. Nel 1924 Casorati tenne una personale alla Biennale, accompagnata da un autorevole saggio di presentazione in catalogo di Lionello Venturi. La purezza cristallina e il tono enigmatico delle composizioni casoratiane contribuirono a delineare il “realismo magico”, condiviso in origine dal gruppo di Novecento. Pur partecipando alle mostre del “Novecento italiano” del 1926 e del 1929, Casorati si mantenne tuttavia autonomo rispetto al movimento di Margherita Sarfatti. Nel corso degli anni venti assunse un ruolo guida nella vita culturale italiana. Nel 1923 aprì nello studio di via Mazzini a Torino una scuola per giovani artisti; tra gli allievi ebbe Francesco Menzio, Carlo Levi, Gigi Chessa e Jessie Boswell, che in seguito fecero parte del gruppo dei “Sei pittori di Torino”. Più tardi accolse anche i pittori piemontesi Enrico Accatino e Caty Torta, e la pittrice modenese Ida Donati Formiggini, moglie del deputato socialista Pio Donati. Nel 1930 sposò Daphne Maugham, che frequentava la sua scuola dal 1926; fu pittore anche il figlio Francesco. Nel 1925 fu tra i fondatori della Società di Belle Arti Antonio Fontanesi, allo scopo di promuovere mostre di artisti italiani e stranieri dell’Ottocento e contemporanei. L’amicizia con l’industriale e collezionista Riccardo Gualino incoraggiò l’interesse di Casorati per il design di interni. Nel 1925 lavorò con Alberto Sartoris al teatrino di casa Gualino. Alla III Biennale delle arti decorative organizzata dall’ISIA di Monza nel 1927 collaborò con Sartoris alla “via commerciale” per il padiglione piemontese; progettò inoltre l’atrio della Mostra dell’architettura alla Triennale di Milano del 1933. Nel 1935 lo studio di Casorati ed Enrico Paulucci ospitò la “Prima mostra collettiva d’arte astratta italiana”, comprendente opere di Licini, Melotti e Fontana. Casorati vinse il Gran Premio per la pittura alla XXI Biennale di Venezia nel 1938. Ricevette riconoscimenti ufficiali anche alle grandi esposizioni di Parigi, Pittsburgh e San Francisco
alla fine degli anni trenta. Fu particolarmente attivo nella creazione di scene e costumi per il Teatro dell’Opera di Roma, la Scala di Milano e il Maggio musicale fiorentino, attività che proseguì anche nel dopoguerra. Nel 1941 gli venne assegnata la cattedra di Pittura all’Accademia Albertina di Torino. La fama che allora lo circondava indusse il Verzocchi, a contattarlo alla fine degli anni quaranta, per contribuire alla sua collezione sul lavoro nella pittura contemporanea. Nel 1952 tenne una personale alla Biennale, e con Ottone Rosai, ricevette il premio speciale della Presidenza.
23
TOSCANA Palazzo Fabroni dal 16 settembre 2017 al 7 gennaio 2018
Marino Marini
Cavallo - 1945 - Bronzo cm 80 x 89,5 x 35,3
Da settembre una grande mostra a Palazzo Fabroni racconterà l’opera di Marini a tutto tondo, contestualizzandola stilisticamente e storicamente all’interno del vasto alveo del Modernismo internazionale. La più completa retrospettiva mai dedicata all’arte del maestro toscano ne ricostruirà attraverso un ampio corpus di opere l’intero percorso creativo, soffermandosi su quell’attitudine all’invenzione plastica che ne caratterizzò l’attività di scultore. A fornire nuove chiavi di lettura sarà il confronto con modelli e fonti di ispirazione, dalle antichità egizie alla statuaria greco-arcaica ed etrusca, dal Medioevo al Rinascimento e all’Ottocento, in un itinerario in dieci sezioni che passerà attraverso i più celebri cicli di Marini inserendoli nel più vasto panorama dell’arte occidentale tra gli anni Venti e i Sessanta. Le terrecotte arcaiste, i nudi maschili, i Cavalieri e le Pomone, le ricerche sul volto umano e la stilizzazione dei corpi allungati, fino alle scomposizioni cubiste e alle deformazioni impressioniste che ne faranno uno dei massimi ritrattisti-scultori del secolo, saranno accostati di volta in volta al drammatico realismo di Donatello, alle ricerche di Pablo Picasso ed Henry Moore o all’arte dell’antica Cina. 24
Il trovatore - 1950 - Olio u tela cm 100 x 80
Piccolo cavaliere - 1950 - Bronzo cm 39 x 43 x 23,3
Marino Marini nasce a Pistoia il 27 febbraio 1901. A sedici anni si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dedicandosi in un primo tempo al disegno e alla pittura; alla scultura si avvicina solo a partire dal 1922. Nel 1929 si trasferisce a Milano, chiamato da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza. Dello stesso anno è la prima importante scultura, Popolo, in terracotta, con la quale Marino si rivela al pubblico e alla critica. Nel 1931 realizza Ersilia, una scultura in legno policromo considerata una delle opere fondamentali e nel 1932 presenta a Milano la sua prima personale. La sua opera comincia ad ottenere i primi riconoscimenti importanti con la partecipazione alla Quadriennale di Roma; alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura. Nel 1936 compare il Cavaliere, un’opera di notevole significato anche per la successiva evoluzione della ricerca, di cui Marino realizza due versioni, una in bronzo ed una in legno, ora in Vaticano. Nel 1938 incontra Mercedes Pedrazzini, che sposa alcuni mesi più tardi e che chiamerà affettuosamente “Marina” quasi a sottolineare il legame che unirà entrambi per tutta la vita. Nel 1943 Marino si rifugia nel Canton Ticino insieme con Marina: sono, questi, anni di esilio particolarmente impor-
tanti per l’artista. In Svizzera infatti conosce e frequenta alcuni grandi maestri dell’arte contemporanea - Giacometti, Wotruba, Otto Bänninger, Haller, Germaine Richier - la cui opera concorre all’approfondimento dei suoi temi e della sua ricerca.
25
LAZIO
Achille Pace e Giulio Turcato 3 marzo – 16 marzo Galleria Lombardi, Roma
Achille Pace e Giulio Turcato
Amici
dal 3 al 24 Marzo 2018 La Galleria Lombardi è lieta di invitarla all’inaugurazione della mostra Sabato 3 Marzo 2018, ore 18,00 Via di Monte Giordano 40, 00186 Roma Orari: dal Martedì al Sabato - 11,00/19,00 + 39 06 31073928 + 39 333 2307817 + 39 338 9430546 www.gallerialombardi.com - info@gallerialombardi.com
Achille Pace, Tempi in successione, anni Sessanta
La Galleria Lombardi presenta a Roma due esponenti dell’astrattismo informale, il molisano Achille Pace e Giulio Turcato. La mostra non si limita a presentare al pubblico le straordinarie opere appartenenti al periodo degli anni 60\70, ma vuol mettere in evidenza soprattutto il loro legame, da qui il titolo della mostra “Amici”. Achille racconta: “Ho conosciuto Giulio Turcato nel 1941, in pieno periodo bellico. Non eravamo provvisti di denaro ma eravamo entrambi ricchi di un forte amore per l’arte. Giuli, più grande di me di qualche anno, era già artisticamente dotato e ricco di esperienza, al contrario di me che, a 18 anni, non avevo ancora acquisito i rudimenti fondamentali che un artista completo deve possedere. Giulio aveva capito questo e con
26
Giulio Turcato, Composizione argento con dollaro, tecnica mista e collage su tela, 1962
amore cominciò ad erudirmi. Ormai era il mio Maestro e in maniera limpida e convincente mi fece capire che la pittura è prevalentemente un fatto mentale che appartiene al regno dell’immaginazione. Con l’insegnamento di Turcato andai acquisendo sempre maggior sicurezza nell’uso del mezzo pittorico. Tra il 1947 e 1948 entrambi frequentavamo gli artisti legati al “Realismo sociale”, da Guttuso a Mirabella, da Calabria a Cagli, a Marotta. Seppure con una certa libertà, pur senza dimenticare la nostra visione lirica e mentale della pittura che, non si conforma mai ad un’idea esclusivamente sociale e realistica dell’arte, trovava i miei lineamenti interessanti, adeguati ad essere riprodotti col suo segno, sempre deciso e costruttivo”.
MOLISE
HOMEBOUND Nazario Graziano
a cura di Lorenzo Canova e Piernicola Maria Di Iorio Inaugurazione giovedì 22 febbraio, ore 18:00 dal 22 Febbraio al 19 Marzo 2018 Galleria Gino Marotta - Aratro Università del Molise CAMPOBASSO
HOMEBOUND è il “ritorno”, in gergo marinaresco è il “tornare a casa / verso casa”. HOMEBOUND era l’augurio che i marinai si tatuavano prima di partire per lunghi viaggi. Magari accompagnato da una rondine. Per questo motivo HOMEBOUND sarà a Campobasso, la città di Nazario In Molise. Dopo anni di collettive, collaborazioni, lavori, progetti in giro per il mondo, la prima mostra personale in Italia di Nazario Graziano.
ARATRO- archivio delle arti elettroniche- museo laboratorio di arte contemporanea 2° piano- 2° edificio polifunzionale, Università del Molise, via De Sanctis 86100 Campobasso Info: + 39 3385912482- + 39 3331530974; aratrounimol@gmail.com Facebook: Galleria Gino Marotta- Aratro Università del Molise Dal 22 febbraio al 19 marzo 2018; dal lunedì al venerdì per appuntamento.
27
FRIULI VENEZIA GIULIA
L’opinione di Graziella Valeria Rota A quattro mani nel gioco delle similitudini
Dopo l’esperienza di voler sistematizzare il segno Wassilj Kandinskij (1866-1944) nel suo libro < punto linea e superfice> per rendere scientifica l’arte come le altre scienze (matematica, filosofia , ecc.) oggi, Alessandra Gusso e Mauro Fornasier nel <Libro Illeggibile> a quattro mani, omaggio a Munari, propongono un dire e fare arte insieme, partendo appunto dalle linee. Da Cordenons (PN) Alessandra si racconta attraverso segni che si spezzano, si frantumano, trovano la loro fine quando ne avremmo immaginata la prosecuzione, dove nella vita di tutti i giorni i segni diventano racconto narrato, con linee e colori, spazi riempiti e abbandonati come tempo regalato, tempo conquistato, tempo disperso. Dalla lezione di Vedova, suo
maestro, l’artista prende la sintassi di un linguaggio declinato dal gestuale, le forme. Con il loro <libro d’arte> realizzato a quattro mani, le pagine trasformano lo spazio della linea scegliendo senza tradire mai la forma come punto di partenza di un vissuto che trova nella linea la sua voce più vera. Mauro di professione grafico e insegnante, sia in attività scolastiche sia extrascolastiche, dalle esperienze didattiche di Munari reinterpreta, in quel segno di Alessandra, la ricerca delle forme e le similitudini del discorso di sintesi proponendosi nei pieni e vuoti e nel farsi osservare con la ricerca continua di un equilibrio, orizzonte a cui tende ogni esistenza. - A. “…abbiamo iniziato con il mio segno usando pennarello nero su fogli di cartoncino bianco caldo andando a tracciare un discorso gestuale che narra intuizioni emotive introspettive. Spaziando nel foglio segni in libertà espressiva. Dalla lezione di Vedova, mio maestro, prendo la sintassi di un linguaggio declinato dal gestuale, senza tradire mai la forma come punto di partenza di un vissuto che trova nella linea la sua voce più vera.” -M. “… ho lavorato rileggendo nell’insieme queste mie pagine in chiave creativa e interpretando, come risposta facendo una sintesi di forme che riprendono i concetti emotivi e formali. Insieme siamo intervenuti con fogli colorati ritagliando le forme estrapolate dai segni gestuali e contornando le sagome. Ne risulta quindi un dialogo complementare che esalta e dà significato al gesto creativo, ludico, espressivo.” - Libro d’arte Mis. 2 cm x 26- pag 3
Alessandra Gusso. Diplomata al liceo artistico di Torino e all’accademia di belle arti a Venezia in pittura con il maestro Emilio Vedova -e- mail: sandragusso1@mail.com
28
Mauro Fornasier. Diplomato al Liceo Artistico di Treviso, e l’attestato di Industrial Design e-mail: for.m@blu.it
Da Trieste
< il duo ROo.IU& IU.RO.> A quattro mani con il “Tratto è Dado” indaga sulla ricerca di linguaggi in connubio, e come, nella creatività attraversano la formazione artistica e la logica nel pensiero nella vita umana Nato come “Progetto Cu3bit” per giocare ed esporre il calcolo della logica matematica e raccontare le scelte del pensieo; qui condiviso nel percorso descrittivo in un’idea comune ma distinto nelle proprie individualità di genere, partendo dal tratto come tracce umane nelle prime scritture dei simboli primitivi. Molte sono state le esperienze, duali o di gruppo nell’
arte contemporanea dopo che la donna è stata ammessa a frequentare le accademie e le scuole d’arte, superando molte volte con la loro presenza nella pittura e nelle varie tecniche le capacità degli artisti nelle epoche; va ricordato anche nella musica quando all’artista e musicista Yoko Ono, è stata riconosciuta co-autrice di “Imagine” cantata da John Lennon.
Ro.Iu . “…il Tratto è Dado ha l’aspetto pensante giocoso scientifico e come ogni processo di relazione ne trae la sua utilità logica, la comprensione e la condivisione di un viaggio metaforico costruttivo tra pensiero e manualità dove la grafica e il solido irregolare procedono all’unisono. Ogni mostrare diventa esporsi e ogni nuova idea ha bisogno di nuovi supporti delle forme espositive per guardare e vedere il senso delle presenze tracciate e proposte come ognuno sa fare”. Esperta in ricerca tradizione orale, musica, arte visiva, insegnante - Info: studiogra2@yahoo.it - Iu.Ro. “… nel lavoro artistico, esiste una componente sperimentale, che si ritiene debba concludersi con una esibizione. Una mostra appare quindi usualmente come punto d’arrivo e conclusione del percorso creativo dell’artista. La mostra
“Il Tratto è Dado” costituisce piuttosto una fase nei percorsi di ricerca condotti autonomamente da noi, autore e autrice, ma che dialogano, si intrecciano e si sovrappongono nelle opere esposte. Alcune “giocano” con il tema della Verità, della quale molte scuole di pensiero rivendicano l’esclusiva. Queste opere vorrebbero suggerire l’esistenza di una verità artistica, non unica e non assoluta, ma, forse, più delle altre, a misura umana. Altro tema qui in parte elaborato, la realtà del dialogo tra Ordine e Caos, dove Caos è il “luogo” di ogni possibile Ordine, ed ogni “disordine” altro non è che un insieme di ordini “diversi”, che origina, nel bene e/o nel male, ogni possibile <cambiamento>. Esperto tecnico analista informatico, insegnante - Info: iurman@cu3it.eu -
29
EMILIA ROMAGNA
TRIENNALE DI ARTI VISIVE DI FERRARA “Grotte Boldini” e “Palazzo Sacrati Muzzarelli Crema” a Ferrara A cura dell’Associazione Culturale PRIMALUCE
A Ferrara il 3 marzo è stata proposta la II Edizione della Triennale di Arti Visive di Ferrara proposta dall’Associazione Culturale Primaluce, nei suggestivi spazi espositivi delle “Grotte Boldini” di Via Previati, 18 e di “Palazzo Sacrati Muzzarelli Crema” di Via Cairoli, Ferrara. E’ da considerare Ferrara un mirabile palcoscenico di bellezze architettoniche e culturale. Questo evento artistico mette in evidenzia lo spessore dei linguaggi artistici contemporanei e il loro tentativo di interpretare la realtà attuale. La mostra tenta di coniugare, nell’ambito dei vari stili proposti, la tradizione ai mezzi
30
di espressione artistica più innovativi, indagando le questioni esistenziali e il rapporto dell’uomo con l’ambiente. L’arte è l’espressione più alta dell’uomo, molte volte la pittura e l’arte in generale sono date per morte; ma l’arte che è il prodotto dell’ingegno non può morire. Lo scopo dell’opera d’arte è quello di suscitare emozioni, deve essere originale, deve provocare, deve suscitare reazioni a chi si pone dinnanzi. L’uomo con le sue immagini ha bisogno di comunicare con gli altri, ma anche con se stesso. Il catalogo parla degli artisti che espongono a Ferrara nell’evento della Triennale e offre a noi tutti immagini di una creatività
che sgorga dal pensiero, che si nutre nella storia dell’arte, che condivide il grande mistero della vita scrutato, che indaga sul mondo esterno. Tre parametri per comprendere la logica dei artisti che qui presentiamo il primo: la creatività che emerge dal pensiero e si esprime nel segno e nel colore vive una dinamica irrefrenabile.
natura esterna al mondo dell’io, il fremere dell’esistente e il senso della storia individuale e collettiva. Gli autori di questa mostra dunque ci consegnano molte pagine di una filosofia di vita ma anche molti motivi per ripensare a noi, come siamo dentro questi quadri, come ci poniamo di fronte al fluidificare delle immagini che ci scorrono accanto. Del resto noi stessi nonostante la nostra corporeità, siamo anche immagini per l’altro, siamo fisicità ma anche pensiero, siamo individualità estrema, scomposizione di una realtà fragile. La scomposizione di questa realtà è la costruzione di una molteplicità incommensurabile è un altro messaggio di questa mostra italiana. Semiologo, Critico d’arte Nadia celi
Il secondo: la storia dell’arte consegna immagini che provengono da una sensibilità postimpressionista, ma anche dal realismo, dal surrealismo ma anche dall’astrazione, perché tutte le correnti della storia dell’arte lasciano un segno tangibile in ognuno di questi espositori a Ferrara. Il terzo: la vita è scrutata dagli occhi indagatori dell’artista che ci interrogano sui perché dell’esistenza e talvolta ripiegano in se stesso, talaltra scoprono nella mutevolezza della
31
ArtParmaFair2018
INES DANIELA BERTOLINO e-mail:. inesdanielabertolino@gmail.com sito: www.inesdanielabertolino.it cell. 3406771992 “L’artista del Silenzio s’inebria del sogno, ed allora lo spettatore che guarda un’opera fatta e costituita da linguaggi di silenziosi spazi, s’accosterà a quest’arte del racconto pittorico come a un paesaggio proprio, a un paesaggio interiore, a un paesaggio di contemplazione…” Nata a Torino dove avviene la sua formazione artistica. Si diploma al Liceo Artistico di Torino e consegue l’abilitazione per l’insegnamento dell’educazione artistica. Approfondisce la sua formazione frequentando l’Accademia di Belle Arti e i corsi di grafica pubblicitaria, successivamente si specializza per l’insegnamento agli alunni portatori di handicap. Frequenta il Corso Internazionale per l’incisione artistica presso l’ISIA di Urbino.
La sua passione per la pittura è molto precoce, fin da bambina manifesta un’attrazione particolare per il disegno e per i colori. Esordisce nel 1983 con la sua prima personale presso la galleria “Bodoni studio” di Torino. A questa prima esposizione seguono numerose mostre personali, collettive, riconoscimenti e premi tra i quali citiamo:
32
nell’anno 1986 il secondo premio al Concorso Nazionale “Premio ARTE Mondadori”, nell’anno 1996 il primo premio “F.Vasapolli” di Avigliana per cui dipinge anche il Palio per il torneo storico, nell’anno 1998 e 2000 allestisce due ampie mostre personali presso le sale delle gallerie FOGLIATO e FOGOLA di Torino, nell’anno 2002 presso la galleria “LE COUP DE COEUR” di Losanna partecipa ad una interessante rassegna artistica sul tema delle ROSE.
Nell’anno 2004 vince il premio- selezione e pubblicazione presso la libreria “BOCCA” di Milano.Ha esposto le proprie opere presso la galleria ART LINE di Mannheim. Figura tra i soci fondatori del Piemonte Artistico e Culturale ed è stata socia della Promotrice delle Belle Arti. Di lei hanno scritto: C. Accostato, F. Albertazzi, A. Allegretti, C. Armando, G. Auneddu, M. Battista, G. Biasutti, D. Bionda, V. Bottino, Calascibetta, A. Calella, P.L. Camparini, A. Capri, M. Centini, M. Cerreti, G. Dangelo, C. Ferraresi, Gallo, E. Ghigo, S. Greco, La Penna, P. Levi, P. Masetta, G. G. Massara, G. Milani, A. Mistrangelo, A. Miredi, A. Oberti, S. Origliasso, G. Polinetti, G. Reverdini, Tavernari.
ArtParmaFair2018
FRANCO BOLZONI e-mail: info@francobolzoni.it sito: www.francobolzoni.it tel. 349.23 44 880 Diplomato al liceo artistico di Torino nel 74, un po’ di Accademia, un po’ di Architettura e tanta pittura. Nel 1977 inizio ad occuparmi di illustrazione e di grafica come free lance e come art director in importanti agenzie pubblicitarie. Nel 2006, riprendo la mia ricerca artistica, i primi studi, i primi tentativi, le prime garze colorate. Sono nati così i primi oggetti mummia, oggetti d’uso comune come una bottiglia, un libro, una fetta d’anguria, oppure animali, animali che mantengono la loro forma, la loro struttura, animali “vivi” che a tratti emergono dalle fasce che li avvolgono e li costringono.
I curiosi e intriganti quadri mummia di Franco Bolzoni. Formatosi al Liceo Artistico, ha lungamente lavorato nel campo dell’illustrazione e della pubblicità come art director dell’agenzia Armando Testa, mentre alla fine degli anni Settanta ha allestito una personale alla Galleria Quaglino di Torino con opere classicamente figurative. Ora la sua esperienza si identifica con una ricerca intorno alle mummie, a un universo di immagini celate dalle fasce, a una realtà negata all’osservatore, ma sicuramente misteriosa e, talvolta, sottilmente inquietante: «Rappresentare un oggetto qualsiasi - suggerisce il pittore - da un animale ad una fetta d’anguria, senza mostrarlo nei suoi colori, nelle sue superfici e materiali, apre ampi spazi di libertà...».
E’ la libertà dell’immaginazione che unisce la forma di un pesce verde a quella di una bottiglia blu o di una tazzina arancio. Così le scarpe dal colore oro, i sassi grigi, una stilografica e un libro aperto avvolto con strisce di tela,
diventano altrettanti capitoli di un racconto che si snoda sulle pareti della galleria in una sorta di percorso tra immaginazione, sogno e affiorante struttura degli oggetti. In particolare, le composizioni di Bolzoni possono essere viste e «lette» come quadri-sculture estremamente essenziali, nitidi, caratterizzati dall’impiego del colore acrilico e dal poliuretano per formare l’immagine: «Desidero che in qualche modo siano vissuti ancora come veri e propri quadri e cerco più che altro il gioco, l’ironia, il divertimento anche a rischio di apparire ingenuo». Non solo gioco. Perchè tra le opere esposte si nota l’opera «Aviaria gallina rossa»: un documento dell’angoscia che ha coinvolto la popolazione mondiale. Angelo Mistrangelo La Stampa 17-12-2007
33
ArtParmaFair2018
ENZO BRISCESE e-mail: enzobriscese6@gmail.com sito: www.galleria-ariele.com tel. 347.99 39 710 Affiorano lacerti della memoria, nella pittura di Enzo Briscese. Affiorano, innanzitutto, la figura e la storia. E, di conseguenza, affiorano i miti e la filosofia, attraverso la rappresentazione figurativa della persona. E poi emergono, anche, codici numerici: assegnati a un immaginario fantastico (di forte potenza evocatrice in senso archetipale) e a progressioni algebriche che appaiono, in alcune circostanze, del tutto casuali - tuttavia, pur sempre, armoniche - e in altre situazioni rispondono, invece, a un calcolo preciso, sembra quasi desiderato, certamente ricercato, da parte dell’artista, il quale è come se avesse tutto prefissato dentro di se, nel suo immaginario e nel suo inconscio. Insomma, è come se le sequenze geometriche dei cerchi, dei triangoli e dei rettangoli- che l’artista crea sul piano
prospettico dell’opera – rispondano a un preciso apparato geroglifico, tutto suo, che racconta: sia la complessità del pensiero razionale e sia l’insostenibile leggerezza dell’individuo, attento a voler manifestare la sua fantasia e la sua immaginazione. E poi compaiono, pure, nei dipinti di Enzo Briscese: segni e simboli che sono descrittivi, in qualche misura, dello spazio sociale e relazionale, abitato dall’individuo contemporaneo. Da altri dipinti emerge, per di più, un urlo. È l’urlo di un individuo che pone come epicentro, ideale, della sua condanna sociale, la ruvidezza del nostro tempo. Un tempo che conosce solo l’inquieta complessità del vivere quotidiano; dentro spazi architettonici che sono chiusi, a filo di refe, in una dimensione urbana che stringe, che soffoca e che opprime. Una realtà, insomma, che è comunque da condannare e da mettere da parte, ricorrendo al sistema dell’immaginario fantastico: a tratti, ludico, giocoso e disimpegnato e a tratti, invece, serio, greve, misurato e continente. La forza visionaria di Enzo Briscese sta in tutto questo. Sta nella sua capacità di mettere insieme la figura e l’espressione astratta di
34
un’idea. E poi, anche, nella sua abilità di far convergere la forma in un “tutto armonico” dove c’è spazio per il segno, per la linea e per il colore. Rino Cardone
ArtParmaFair2018
FRANCESCO DI MARTINO e-mail: fp.dimartino@yahoo.it sito: www.facebook.com/francesco.dimartino.12382923 tel. 340.66 88 690
L’argilla è la protagonista dell’arte di Francesco Di Martino: è un materiale antico, espressione della storia dell’uomo fin dalle origini quando egli ne verificò la adattabilità ad un uso pratico per la vita, e non solo questo, ma ne verificò anche la sua potenzialità estetica. Una passione, quella di Francesco Di Martino, coltivata fin dalla giovinezza a Caltagirone dove frequenta il locale Istituto d’Arte e impara gli elementi base delle tecniche di lavorazione della materia,. Alimentata da anni di pratica e di sperimentazioni, la passione gli consente col tempo di acquisire quelle competenze necessarie per ‘andare oltre’ l’oggetto decorativo.
Ma la vera svolta avviene a Torino, seguendo il corso di Scultura dell’Accademia di Belle Arti: da qui nasce in Di Martino non solo una nuova consapevolezza delle sue stesse possibilità creative ma anche viene a definirsi in lui il senso vero e proprio della scultura, la sua logica strutturale,.Intanto non rinnega la scelta per la creta, materiale che diventa strumento per un messaggio contemporaneo e poi comincia ora a cercare i suoi temi nella natura, tra la figura umana e gli animali. Sente il bisogno di ridurre le forme, di sintetizzarle e quindi prende a lavorare per sottrazione allo scopo di eliminare ogni elemento ornamentale in eccesso, che possa disturbare la lettura compatta e essenziale delle masse e delle forme stesse. E, per questo, gli viene in aiuto la geometria che gli consente di riassumere la complessità della realtà in forme elementari, primarie, (cerchi, sfere, tronchi di cono, triangoli…). E’ in un certo senso lo stesso processo intuito dai minimalisti, verso la metà degli anni ’60, per ribellarsi all’esuberanza della pop Art . . Ma sono passati decenni dal minimalismo, non avrebbe più senso riproporre quel medesimo linguaggio: infatti le sculture di Di Martino acquistano una nuova moderna vi
talità. Nascono dunque i cavalli, i tori, gli elefanti, i gufi, gli stambecchi, i tucani, le rane …. figure cariche di simbologia antica, che sembrano uscite da un immaginario mondo mitologico, liberamente dipinto, quasi surreale. Verso la metà degli anni ’80 Francesco Di Martino frequenta un gruppo di artisti interessati alle ‘sculture sonore’: essi dotano le loro opere ceramiche di un apparato sonoro, di modo che, soffiando in un foro predisposto, l’aria si metta in moto nell’interno cavo, e ne fuoriesca emettendo un suono. . Così, interessato e incuriosito, Di Martino comincia a rendere ‘sonore’ anche le sue sculture e comincia a collaborare con il comune di Moncalieri dove nel frattempo si è aperto il primo “Museo dij Subièt” e dove periodicamente si tiene la “Fera dij Subièt”. Nasce da qui un panorama ricchissimo di animali colorati che tutto sembrano, a prima vista, fuorché fischietti. Perché sono veramente sculture, anche abbastanza grandi, equilibrate negli incastri delle masse e nel gioco tra concavità e convessità . Va dunque sottolineato il carattere sperimentale di tutto il percorso di ricerca dell’artista siciliano, che è riuscito a coniugare i contenuti e il linguaggio dell’arte ufficiale con quelli più spontanei e genuini dell’arte della tradizione popolare. Paola Malato
35
ArtParmaFair2018
ALDO PIETRO FERRARI e-mail: aldopietroferrari1@gmail.com sito: www.premioceleste.it/artista-ita/idu:29445/ tel. 339.82 89 190 Nasco a Torino il 28-06-1962. Fin dalla giovanissima età ho sviluppato un forte interesse per il disegno e la pittura. Ultimati gli studi artistici, mi inserisco nel 1985 in qualità di designer in Italdesign Giugiaro, oggi parte del Gruppo Volkswagen, dove tutt’oggi collaboro attivamente. All’interno di questa struttura, ho sviluppato molti progetti di Industrial, Transport e Interior Design, Architettura e Automotive. Nel 2006 la decisione di esporre i miei lavori pittorici con una mia prima personale a Torino. L’ Intenzione è quella di non lasciare decadere idee che forse non potevano essere utilizzate nel mondo del design . Esiste tuttavia la
Wolfi e David
36
Danze africane
Kraftwerk
possibilità di mantenere sempre viva la teoria “ dei vasi comunicanti” tra arte e design. Il segno vissuto con la massima dinamicità e cromia costituisce la mia essenza più naturale. Ho partecipato a diverse collettive e personali, in diverse parti d’Italia , Berlino, New York
Tutto parte dall’Africa 1
Il linguaggio della scrittura e la poetica di Aldo Pietro Ferrari si incontrano a partire dalle stesse parole dell’artista. “ Mi propongo , prima di iniziare qualsiasi lavoro, di suscitare delle nuove emozioni anzitutto in me e di riuscire, ad opera conclusa, a trasmetterle agli altri coinvolgendoli nel mio percorso espressivo. Le alternanze fra sacro e profano, mitologico ed erotico, costituiscono le ambivalenze del’ animo che convivono e mi caratterizzano con eguale forza. Quanto al colore e al segno, aspetti di radicale significatività nel mio operare artistico, appaiono in bilico tra un tratto figurativo, lontano dall’ Iperrealismo che considero sterile e freddo, e un tensivo propendere verso vie sperimentali di astrazione. Il retaggio culturale di provenienza e la formazione specifica mi portano ad interpretare il segno in forma dinamica e tridimensionale ma aperta e direzionata verso una ricerca prospettica sempre nuova”. Giovanna Arancio
ArtParmaFair2018
GINA FORTUNATO e-mail: ginaeffestudio@alice.it sito: www.premioceleste.it/Gina.Fortunato tel. 349.84 49 227 Gina Fortunato nasce a Spinazzola, in provincia di Bari, nel 1964. Fin da giovanissima ha sviluppato la sua naturale predisposizione per il disegno, ma con lo scorrere del tempo ha maturato la convinzione che l’arte va sperimentata in tutte le sue forme. Per approfondire la conoscenza delle molteplici forme d’arte si iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Bari, dove lo studio approfondito delle varie discipline l’hanno portata a perfezionare il disegno, l’equilibrio formale delle composizioni, lo studio e l’analisi del colore e le varie tecniche pittoriche, plastiche e scenografiche.
Gina ha lavorato molto eseguendo elaborati in locali pubblici e privati: esecuzioni pittoriche impegnative soprattutto se eseguite con una tecnica complessa e difficoltosa quale l’affresco. Colorista raffinata e sensibile, capace disegnatrice, alterna tecniche diverse in composizioni ben studiate ed equilibrate. Artista estrosa ed eclettica, esprime in diverse forme figurative i suoi linguaggi pittorici: dal ritratto al paesaggio, dalle composizioni di invenzione alle “nature morte”, fino a raggiungere uno stile personale di tipo astratto dove trova, con estrema convinzione, una dimensione totalmente confacente alla propria personalità.
Le diverse matrici della pittura figurativa europea sono state indubbiamente la sua fonte di ispirazione. Le prime opere della stessa, infatti, già ad un primo esame, denotano una ispirazione classica, insegnamento e base fondamentale nelle scuole d’arte e accademie di belle arti di anni addietro. Se oggi nelle scuole artistiche prevalgono indirizzi più sperimentali, finalizzati alla conoscenza dell’avanguardia contemporanea, è indubbio che per chi, come la FORTUNATO abbia voluto improntare un lavoro figurativo prettamente pittorico - decorativo, lo studio della tecnica classica tradizionale è di fondamentale importanza. Nei primissimi tempi del suo percorso artistico,
37
ArtParmaFair2018
GIULIO GAMBERUCCI e-mail: gamberucci.giulio@alice.it sito: www.premioceleste.it/giuliogamberucci tel. 340.56 83 133 Rivela la figura e il paesaggio iperreale, e poi sembra anticiparne la scomposizione, in una caduta appena accennata di gocce “dripping”, o in spatolate più dense di colore, ma anche di non-colore, vere portavoce di un dramma ignorato nel virtuale del quotidiano. Vuoti a perdere 234X176 - anno 2015 sintetico riverbero remoto, o dalla freccia familiare e a prima vista rassicurante del tasto “play” di un video, che ne attualizza anche il codice di comunicazione. Forse chiave interpretativa di tutta l’esposizione, il web esplicitato o sotteso, è amplificato nei suoi effetti perversi e finali sul passato recente e già improvvisamente remoto e simbolico. Pittore del silenzio come Hopper, Gamberucci restituisce gli effetti post ‘post moderni’ di un ambiente sintetico che sgancia le emozioni dall’immedesimazione reale ed empatica della sofferenza. Un grande spettacolo, ma con una grande assente: l’anima. Elena Capone
Bombing - cm49x35 - anno 2016 Vedute post industriali o volti in primissimo piano, la pittura di Giulio Gamberucci, sembra confrontarsi, con eleganza, maestria e con un profondo senso del proprio tempo, con il ricorrere lirico e inarrestabile del vero protagonista: il vuoto. L’allestimento espositivo è in scala di bianchi e di neri, fino alla totalizzazione sfumata del grigio, coinvolgente per l’impatto rocambolesco della dinamica interna delle opere e nell’ipnotizzante pannello installativo dei volti reiterati di “vuoti a perdere”. Maschere irreversibili, causa ed effetto di una “retrostante” voragine interiore. Il paesaggio “atteso” non ha solarità. E’ sublime, ma crepuscolare in una luce post-bellica, allietata da qualche
Burns - cm49x35 - anno 2016
38
Paesaggio RGB1
Paesaggio RGB2
Paesaggio RGB3
NICOLE GRAMMI Nasco a Milano ed interpreto la luce, la terra e la porcellana attraverso lettere che compongono frasi, movimento e trasparenze che danno vita ad oggetti di senso compiuto. L’unione di questi elementi sono il filo conduttore del fare arte nel lessico della scultura unito ad una eccezionale conoscenza tecnica ceramica. Diploma di Maturità d’Arte applicata press l’Istituto Beato Angelico di Milano
PREMI – CONCORSI – COLLABORAZIONI 2012 Albissola (Sv) finalista per “8° Rassegna Internazionale di Albissola città d’arte e Ceramica” 2013 Espositrice per la Fondazione Garaventa all’Affordable Art Fair” di Milano (Mi) 2013 Esposizione presso il Palazzo della Borsa di Genova 2013 Esposizione a “Mostrami”, mostra d’arte contemporanea 2013 Esposizione presso la Galleria “Spazio Asti” di Milano 2014 Esposizione per l’evento “Natura Donna Impresa” di Milano 2014 Articolo ed intervista dedicata sulla rivista “Donna Affari” 2014 Esposizione presso la Galleria “Spazio Asti” di Milano 2014 Mostra Personale intitolata “Pensieri Terreni” in occasione del Fuori Salone del Mobile di Milano da “AR3”
ArtParmaFair2018
e-mail: ni76st@gmail.com sito: www.potterynicole.com tel. 339.69 34 580
2014 Albissola (Sv) finalista per “9° Rassegna Internazionale di Albissola città d’arte e Ceramica” 2014 Selezionata per la mostra collettiva “Arte a Palazzo Recensione ricevuta dal critico Aldo Grasso 2014 Esposizione presso “Artinfiera” a San Sebastiano in Curone (Al) 2014 Selezionata per la fiera internazionale della ceramica della Fierucola in Piazza dell’Annunziata a Firenze 2014 Intervista dedicata sul sito dedicato all’architettura” e Design “www.fourexcellences.com 2015 Esposizione per la Fondazione Garaventa ad “ArteGenova” 2015 Selezionata per la fiera internazionale della ceramica di “Clay2day” di Lisserbroek (NL) 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva presso la Provincia di Milano a Palazzo Isimbardi. 2015 Mostra Personale intitolata “I Sogni” in occasione del Fuori Salone del Mobile di Milano presso“AR3” 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva “Il salto dell’acciuga” presso la Fortezza Priamar di Savona 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva “Sculture della Terra” di Gualdo Tadino (Pg) 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva “Sotto il Segno dei Pesci” di Ronco Biellese a cura di V. Sacco 2015 Selezionata per la fiera internazionale della ceramica della Fierucola in Piazza dell’Annunziata a Firenze 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva “Silent Night” di Torino a cura di V. Sacco 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva presso il Castello di Nervi 2015 Selezionata per la mostra d’arte collettiva organizzata dalla Fond. Garaventa alla Laterna di Genova 2016 Esposizione per la Fondazione Garaventa ad “Arte Referenze: Luisa Caprile – Docente …….. Vittorio Sacco – Scrittore e Critico d’Arte
2014 Selezionata per la mostra collettiva “Face Art’s” a Jesi (An) 2014 Avvio della collaborazione con “CIVITA Bookshop”. Esposizione delle opere presso i bookshop del museo “Gallerie d’Italia” in Piazza della Scala a Milano e presso la “Villa Reale di Monza”
39
ArtParmaFair2018
DOMENICO LASALA e-mail: lasaladomenico@virgilio.it tel. 320.93 21 564 “Pittura, scrivere la vita” (greco antico) Per Domenico Lasala la rilettura degli antichi classici e lo studio degli ulteriori passaggi artistici avvengono alla luce degli sviluppi internazionali contemporanei. Ne deriva un’interpretazione personale in cui le ambientazioni all’aperto e gli interni colpiscono per la loro essenzialità: i paesaggi rammentano vagamente il rigore dell’ultimo Carrà e le architetture urbane fanno pensare alle solide costruzioni sironiane, ma il tutto si presenta come un fondale cristallizzato in una struttura arcaica da cui, da un momento all’altro, si possono dischiudere delle quinte teatrali. I personaggi, enigmatici alla stregua di quelli di Piero della Francesca e torniti secondo l’insegnamento masaccesco, si inseriscono in una ritmica di incastri senza tradire emozioni, offrendosi come figure topiche, spesso sotto le sembianze di musici e cantori. Non è da dimenticare che la musica nella trattatistica classica possedeva uno spessore sapienziale in seguito smarrito e l’artista evoca, quasi fosse un magico antidoto, questo antico e vitale collante sociale per farne dono ad un mondo pervaso da un’anonima e drammatica frenesia.
musici - 2011 - olio su tela - cm50x40
tiva, al contempo ricca di contrasti ammessi e ricomposti, tragici e coreutici, intensi e catartici nello stesso tempo. La dismisura, anche il caos ha un suo senso, nella magia e nel mistero di un mondo di vibrante marca razionale, lontana da razionalismi e da languenti aridità semantiche e di sentimento. Di certo è facile cadere in ingenue nostalgie e mitizzazioni del passato. Così pure mi pare distruttivo abbarbicarsi ad un sogno lontano alla ricerca di una storica ripetizione tra l’apollinea luce della ragione e la dionisiaca ebbrezza, con una disperante ricerca nietzscheana. Al di là di formule perfette, restiamo in questo difficile presente senza però privarci della suggestione che “il bello”, in senso pieno, ci lascia trapassare silenziosamente per mezzo dei secoli. Già così fece, a suo modo, il quattrocento che Domenico Lasala guarda con occhi particolari. Su questo fascino influisce, credo, anche quella luminosità cromatica che vivifica la prospettiva e che intride spazio e tempo di colori intensamente puri, saturi e magnetici, così come sono stati scoperti nei restauri. La tavolozza lasaliana evoca la limpidezza di quella atmosfera colorata e i suoi luoghi e le sue stanze animate, ci trasportano in scenari, oppure in ambienti, dove suoni, danze, rapporti, perfino il sonno, non vengono sbarrati da mura di solitudine. e figure umane del pittore emergono tramite un leggero chiaroscuro; non ci sono ombre portate e lo spazio diventa “assoluto”, percorso da una sonorità silenziosa. Giovanna Arancio
musicista e ballerina - olio su tela - 2010 - cm 70x70
Quando si accenna alla musicalità antica come parte integrante del corredo sapienziale vanno sia ricordate le sue origini razionali che legano la bellezza con l’armonia, la misura , l’equilibrio, la perfezione e l’ordine sia non possono essere passate sotto silenzio le profonde radici del pathos che apporta all’insieme tono e vigore grazie alla forza espressiva e drammatica che lo costituisce. Intuire questo nesso che alimenta la cultura antica, animandola con una sua saggezza di verità vuol dire avvicinarsi alla comprensione della natura complessa che sostiene la potenza di quell’arcaica e vitalissima filosofia del bello. Le arti ne fanno parte esternandosi in una esperienza collet-
40
la banda del monte - olio su tela - cm60x60
ArtParmaFair2018
RENZO SBOLCI e-mail: racconti47@hotmail.it . tel. 340.25 43 732
“Se Ingres ha posto ordine alla quiete, io vorrei, al di là del pathos, porre ordine al movimento”. Ernst Paul Klee, grande interprete dell’astrattismo, intendeva l’arte come un preciso discorso sulla realtà, e non solo come “riproduzione” della realtà. Questo pensiero nitido e complesso, assolutamente sincero, è la via che Sbolci percorre da sempre. Abbandonate le tele e gli oli, ha trasportato il suo mondo, o meglio, la sua visione del mondo e della realtà coniugata attraverso l’astratto, sulla tavola lignea, sagomata e lavorata come fosse materiale plastico. Forandola come fece Fontana con le tele, muovendone bordi e superfici interne alla ricerca della plasticità, non stando nella volumetria di un Mastroianni ma cercando quel connubio tra pittura e scultura e rapporti dimensionali che fanno divenire le sue opere e i suoi Totem una “terza via” espressiva. L’olio ha lasciato il posto al pastello e alla matita acquerellabile, utilizzati con maestria e leggerezza, con intensità o delicatezza, e con un risultato astratto e di profondità di segno molto interessante.
La matericità ha lasciato posto a campiture di stratificazioni cromatiche leggere che senza spessori arrivano a evidenze coloristiche anche intense quando non urlate, oppure al contrario molto tenui, e in ogni caso sempre elaborate in modo astratto. Le definizioni e le separazioni delle campiture cromatiche nette, effettuate con tratti neri o molto scuri sia abbozzati che marcati, i volumi ascritti a piani di composizione e di lettura, l’iterazione di segni e segmenti, la successione di linee curve e spigolosità, le alternanze di gamme estese di cromie: tutto contribuisce a restituire profondità e dinamismo alle tavole senza mai perdere di vista ricerca e riproposizione della personale interpretazio
ne dell’astratto che Sbolci persegue. Al fruitore le opere di Sbolci offrono così uno straordinario risultato di lettura, che vede sviscerato ed esaltato tutto il senso della ricerca di quel “movimento ordinato del caos” e il dialogo che l’artista compie nell’incontro-scontro tra pieni e vuoti, tra assenza e essenza, tra interno ed intorno. Un dialogo sentito e profondamente vissuto e sofferto, ma esposto in maniera gioiosa, “danzando” sulla tavola lignea come a volteggiare sul palcoscenico della realtà. Un confronto teso e costante, sincero e colmo di domande sulla realtà che lo circonda o che lo colpisce e sulla Vita nell’accezione più vasta del termine, con spunti improvvisi, riflessioni, punti interrogativi, dubbi che Sbolci esprime con sincerità, sdrammatizzando con la sua ironia toscana le brutture, e in definitiva materializzando in Arte il suo personale pensiero di Uomo ed Artista. Torino, il 25-01-2018 Michele Franco
41
MARCHE
MOSTRA FOTOGRAFICA DI
ANTONIO VOLPONE
L’associazione Movimento Artistico Introvisione, da diversi anni attiva sul territorio con numerose iniziative culturali, l’8 dicembre scorso ha inaugurato ad Ostra , nei locali della Sala delle Lance, De Sanguine, fotografie di Antonio Volpone. Il progetto espositivo nasce con l’intento di favorire l’incontro culturale fra due regioni indagandone gli aspetti storici, religiosi e sociali; ben presto, però, trapela con forza il valore del percorso creativo di Antonio Volpone e quanto questo si avvicini sensibilmente ai principi filosofici promossi dal Movimento Artistico Introvisione per la ricerca e valorizzazione della centralità umana nelle sue espressioni culturali, artistiche e spirituali. Attraverso i suoi scatti, Antonio Volpone, infatti, cattura
42
le dinamiche di una profonda ricerca interiore, come un viaggio alla scoperta cosciente dell’animo umano. Con una sensibilità ineguagliabile racconta l’essenza emozionale di un antico rito, quello di Guardia Sanframondi, fatto di fede e di gesti ormai lontani dalla vita quotidiana con la straordinaria capacità di trascinare lo spettatore in un vortice emozionale che partendo dalla contemplazione dell’immagine approda alla dimensione personale. Non servono i ritratti o le espressioni degli uomini nascosti sotto i cappucci per immaginare la devozione profonda che li spinge ad intraprendere una simile processione, tutto si intuisce attraverso la candida leggerezza delle immagini traslate quasi fossero mosse dal soffio dell’anima.
Scrive Enzo Carli in L’arcano e il riflesso della luce: i Battenti di Guardia Sanfromondi di Antonio Volpone sono una saga epica,ancora fantasmi pre-coscienti del sogno, particelle di memoria del museo Sannita tra percezione e stimolo, tra riflessi di realtà antiche che autenticano la nuova raffigurazione.Antonio Volpone prosegue nella direzione intrapresa con la fortunata serie” Ibidem-distorsioni necessarie” per una nuova stimolante ricerca sulle proprie origini, storia della storia, un’indagine di antropologia visiva dove la realtà raffigurata è qualcosa in cui calarsi dall’interno, fino allo sfinimento, all’epifania della grazia. Antonio Volpone (che ben conosce il Manifesto “Passaggio di frontiera), sa perfettamente che la fotografia è lo strumento congeniale per recuperare la propria propositività, intervenendo e modificando la percezione e la referenzialità per proporre nuovi connotati di autenticazione di rituali primitivi di una civilizzazione che poco conosciamo. Guardia Sanframondi è un suggestivo paese della cultura sannitica, di gradevole aspetto medioevale, le cui origini affossano forse nel paleolitico, è attraversato da uno dei principali Itinerari Culturali Europei, la Via Francigena del Sud, quella variante della via Francigena, oggi “Via Sacra
Langobardorum”. Vi si svolge una manifestazione religiosa ,I Riti settennali, (tipici delle società guerriere,sono derivati secondo alcuni da riti pagani pre-cristiani ; secondo altri da riti medioevali, e si svolgono l’ultima decade del mese di agosto) con processioni e rappresentazioni sacre tra cui l’antico rito di flagellazione. I penitenti,( o battenti) in saio bianco e cappuccio, tengono in mano una croce e con l’altra si percuotono il petto fino a farlo sanguinare con una spugna piena di aghi bagnata di vino o di aceto. Sulla base di ricerche di sociologia visuale ( Harper-Visual Sociology-The American Sociologist Spring) potremo interpretare le immagini realizzate attraverso un processo di identificazione dei risultati simbolici per accentuarne la valenza clinica, come rinvenimento della memoria atavica, per rielaborare dalle origini il proprio vissuto come condotta auto-rivelativa, svincolata dal relais raziocinante, dotata di forti significati che tramano le immagini distorte, lontane nel tempo ma vicine come stato energetico ed emozionale. articolo a cura del Movimento Artistico Introvisione
43
PUGLIA
Il Centro di Ricerca Arte Contemporanea di Taranto, ospitato nell’antico Convento dei Padri Olivetani del sec. XIII, nella Città Antica, accoglie la collettiva “Tracce su carta. Aspetti del disegno italiano contemporaneo (1948-2000)”. Con questa mostra CRAC Puglia prosegue il proprio progetto nell’ambito della ricerca sul disegno e sul progetto d’artista, indagando – come spiega l’artista e teorico Giulio De Mitri, presidente del CRAC Puglia – idea e prassi, pensiero e forma della produzione artistica del Novecento. Il Centro di ricerca artistica è sede di una collezione permante (curatore Roberto Lacarbonara) con opere di Beuys, Alviani, Carrino, Violetta, Spagnulo, Munari, Mainolfi, Pascali, Ceccobelli, Coletta, Gilardi, Catania, De Filippi e numerosi altri artisti. In questa occasione i lavori in permanenza si sono “confrontati” con i 26 artisti della mostra temporanea “Tracce su carta”.
44
Curata dal critico e storico dell’arte Massimo Bignardi, docente di Arte Contemporanea all’Università di Siena, la collettiva costituisce un’ulteriore indagine sulla genesi e le pratiche del disegno nell’esperienza dell’arte italiana di questi anni. Con una significativa campionatura che va dal secondo dopoguerra agli anni Duemila, il progetto affianca ricerche figurative e ricerche astratte e annovera opere di artisti come Carla Accardi, Renato Barisani, Sandro Chia, Stefano Di Stasio, Nunzio Di Stefano, Antonio Donghi, Enzo Esposito, Giosetta Fioroni, Omar Galliani, Alberto Garutti, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Carlo Lorenzetti, Ugo Marano, Titina Maselli, Mimmo Paladino, Enrico Paulucci, Mauro Reggiani, Nicola Salvatore, Emilio Scanavino, Atanasio Soldati, Mauro Staccioli, Giuseppe Uncini, Grazia Varisco, Alberto Ziveri, Gilberto Zorio.
“È una storia che attraversa silenziosamente – scrive Bignardi nella presentazione in catalogo – il corpo di un lungo periodo, cinquant’anni di un secolo lasciato, da tempo, alle nostre spalle: un transito verso l’attualità nel quale il disegno ha espresso una cifra ben chiara e leggibile, quanto autonoma, all’interno delle molteplici esperienze che hanno caratterizzato la scena artistica nazionale, nella complessità dei suoi svolgimenti, perché intercetta e coniuga sull’immediato piano dell’istinto espressivo, gli umori di generazioni e degli eventi che le hanno caratterizzate”. La collettiva, promossa e organizzata da CRAC Puglia, nell’ambito della rassegna Project & Drawing, si avvale del sostegno della Regione Puglia, Assessorato Industria Turistica e Culturale e della collaborazione di diverse istituzioni: Università degli studi di Siena, Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali, Museo Frac di Baronissi (SA), Associazione “Il Museo e la Città” di Potenza. Il catalogo è edito da Gangemi Editore di Roma. di Virginia Grazia Iris Magoga
45
“Sandro Chia e i guerrieri di Xi’an” Pinacoteca Corrado Giaquinto– Bari La Pinacoteca metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari ospita la mostra “Sandro Chia e i guerrieri di Xi’An”. Il Museo della Città Metropolitana di Bari, diretto da Clara Gelao, non nuovo a sperimentazioni espositive che mettono in campo il confronto tra antico e contemporaneo, si cimenta ancora una volta nell’audace sfida museografica di coniugare presente e passato. Già in passato la pinacoteca ha realizzato mostre di grande impatto emozionale nella convinzione che un’esposizione è una forma d’espressione non solamente dell’artista, ma anche del curatore e dell’allestitore. Con questa “filosofia” sono state realizzate in passato mostre autoriali (con artisti diversi, da Jannis Kounellis a Mimmo Jodice a Gabriele Basilico a Mimmo Paladino a Carlo Guarienti ) che hanno proposto in varie declinazioni il confronto tra le opere d’arte medievale e rinascimentale della pinacoteca e l’arte contemporanea. Questa volta tale progetto a lungo termine ha puntato su una figura dell’arte internazionale come Chia, esponente di quel movimento artistico consacrato dalla Biennale di Venezia del 1980 e che Achille Bonito Oliva battezzò come Transavanguardia.
46
La mostra, a cura di Clara Gelao ed Enzo Di Martino, è incentrata sugli antichi Guerrieri rinvenuti in Cina nel 1974 nella monumentale sepoltura dell’imperatore Qin Shi Huang che li pose a guardia della sua tomba (210 a.C.), di cui il Governo cinese ha realizzato un limitato numero di copie in terracotta.
L’artista fiorentino è intervenuto su alcuni esemplari imprimendo la propria cifra stilistica attraverso vivaci pennellate di colore e motivi formali decorativi, conferendo così alla piccola armata di sculture dei guerrieri una libertà espressiva e un respiro tutto nuovo. Diventate “opere fatte ad arte”, le opere di Sandro Chia mescolando influenze provenienti da realtà diverse riescono a di far dialogare sensibilità differenti, forme, linearità, cromatismi d’Oriente e d’Occidente, consegnando all’osservatore una visione originata da un complesso e poetico mondo immaginativo. Ne risulta una mostra affascinante e particolarmente stimolante, basata sulla contaminazione elegante fra arte, storia e archeologia. Nella Pinacoteca sono esposti oltre ai nove grandi Guerrieri, un Cavallo (sempre in terracotta dipinta) e sette piccole Teste (anch’esse in terracotta dipinta dall’artista), sui quali Chia ha deposto il proprio veloce e appassionato gesto pittorico. Completano la rassegna un gruppo di sedici monotipi raffiguranti seducenti e vivacissime figure solitarie e dieci tecniche miste ispirate all’antico esercito cinese.
La mostra è corredata da un catalogo bilingue, italiano e inglese, curato da Clara Gelao ed Enzo Di Martino, riccamente illustrato e contenente l’immagine di tutte le opere esposte, pubblicato da Papiro Art. Virginia Grazia Iris Magoga
47
CAMPANIA
MUSEO DELLA FOLLIA. DA GOYA A MARADONA Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta Dal 03 Dicembre 2017 al 27 Maggio 2018 NAPOLI
La mostra presentata a Napoli al “Museo della Follia” e curata da Vittorio Sgarbi ha avuto un rosa di relatori eccellenti come Monsignor Vincenzo de Gregorio rettore della chiesa, il magistrato Nicola Graziano, lo psicologo Raffaele Morelli, il direttore del museo Madre Andrea Viliani e la direttrice dell’ospedale Santobono Pausillipon Annamaria Minicucci al quale Diego Armando Maradona ha ceduto in beneficenza il cachet ricevuto per l’utilizzo del suo nome. Tutti d’accorso nel sostenere che la follia è fonte di talento e, comunque, di non omologazione, che non per questo deve essere alienata.
“Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento”. È questa la condizione ideale per affrontare l’intimo rapporto tra arte e follia che si snoda nel labirinto sensoriale del museo. “Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. Nella storia dell’arte, anche prima dei casi clamorosi di Van Gogh e di Ligabue, molti sono gli artisti la cui mente è attraversata dal turbamento, che si esprimono in una lingua visionaria e allucinata. Ognuno di loro ha una storia, una dimensione che non si misura con la realtà, ma con il sogno” dichiara il curatore della mostra Vittorio Sgarbi.( Dal comunicato stampa) Una mostra da non perdere, per riflettere e ritrovare la “ Pietas” verso chi soffre e non è compreso, per riappropriarsi del rispetto per i valori morali della cultura e dell’ educazione. (Letizia Caiazzo) TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 3470162769 SITO UFFICIALE: http://www.museodellafollia.it
“Molto genio viene dalla follia e molta luce viene dal buio. Non c’è un solo matto in cui io non mi identifichi – ha dichiarato Sgarbi - Se oggi dovessi ribattezzare la mostra qui a Napoli la definirei da San Gennaro a Maradona: la follia è anche quella che un personaggio riesce a generare negli altri. Infatti San Gennaro, il cui sangue si scioglie periodicamente, rende folli i napoletani nella superstizione mentre Maradona li ha resi folli di gioia” La mostra itinerante – a cura di Vittorio Sgarbi, realizzata da Cesare Inzerillo, Giovanni Lettini, Stefano Morelli e Sara Pallavicini - si snoda in un percorso eterogeneo di oltre 200 opere tra dipinti, fotografie, sculture, oggetti e istallazioni multimediali sul tema della follia.
48
Museobottega della Tarsialignea di Stefania Ricciardi
Situato nel cuore del centro storico sorrentino, il Museobottega della Tarsialignea (MUTA). fiore all’oc¬chiello della città, occupa al settimo posto nella lista dei musei di maggiore rilevanza della regione Campania sele¬zionati dal Guide Book DK Eyewitness, massimo esperto inglese nella pubblica¬zione di guide turistiche. Ospitato nel celebre Palazzo Po¬marici Santomasi, splendida dimora settecentesca di una famiglia patrizia sorrentina, accuratamente restaurato dallo Studio Fiorentino Architettura, il MUTA conserva una preziosa selezione della produzione artigianale d’intarsio sorrentino che ricostruisce la storia di questa antica tecnica su legno che nac¬que e fiorì a Sorrento. LeggimiGratis ha incontrato il fon¬datore di questo importante progetto che nasce nel 1999, per volontà dell’ar¬chitetto Alessandro Fiorentino che ha progettato e continua a curare questo splendido museo. La passione e l’amore per la tarsia sorrentina che l’architetto Fiorentino ha profuso nella realizzazio¬ne di quest’opera ha richiesto un lungo e minuzioso lavoro di ricerca cominciato negli anni’80 e che ha dato vita ad uno dei più accurati scrigni di memoria di quel passato illustre.Il museo si articola su più piani seguendo, infatti, un percorso storico dettagliato di questa antica produzione artigianale ed espone pezzi originali di quadri, oggetti e mobili di prestigiosa manifattura, ma an¬che attrezzi di lavoro, materiali e tecniche usate dai maestri intarsiatori dell’epoca. La visita si conclude con
un suggestivo al¬lestimento di ambienti ottocenteschi che evidenziano la bellezza ed il fascino delle case nobili sorrentine ed illustrano la bellez¬za di questa tecnica di lavorazione ricercata ed elegante. Il percorso di visita è stato progettato per regalare ai visitatori un’esperienza emozio¬nante nella memoria di un’epoca in cui la preziosità del passato s’intarsia perfetta¬mente con il rinnovamento del presente. Il piano interrato infatti raccoglie una sugge¬stiva collezione di arte Contemporanea dell’architetto Fiorentino, che offre esem¬pi di elementi d’arredo intarsiati, ma con un design contemporaneo oltre a una “botte¬ga”: da qui la scelta del nome Museobotte¬ga, in quanto il MUTA dispone di un vero e proprio laboratorio artigianale dotato di tutte le attrezzature necessarie per offri¬re corsi per apprendere l’arte del traforo in legno con lezioni teoriche e pratiche. Bellissima anche la sala al pian terreno ove è possibile ammirare la sezione dedicata a “Sorrento nell’Ottocento”. Qui gli oltre 8000 visitatori, che ogni anno scelgono di visitare il Museobottega della Tarsia¬lignea, vengono accolti da splendidi oggetti intarsiati, stampe e foto dell’epoca che testi¬moniano quale rilevanza aveva già acquisito all’epoca la coltivazione degli agrumi sorren¬tini, altra attività che ha fatto conoscere la nostra bella penisola in tutto il mondo. Pubblicato Febbraio 2018 in Cultura da Leggimigratis
49
LETIZIA CAIAZZO
Le ultime proposte pittoriche-culturali “ Sfumature al femminile “ della pittrice Letizia Caiazzo, vedono la “ donna “ d’oggi avvolta in un surreale alone di mistero e di colori. (Anna Bartiromo)
essenza cm.80 x 65 digital painting
Al Maestro d’Arte LETIZIA CAIAZZO Amalgame cromatiche e segniche, così potremmo definire i lavori dell’artista Letizia Caiazzo, artista campana che traspone nelle proprie opere tutto il calore e la passione per la propria terra. Le tonalità predominanti sono il rosso e il nero che sul supporto si staglia-no conferendo al tutto un’energia quasi vulcanica. Figure femminili molto espressive si fondono con colori e texture informali che trasportano il fruitore in una dimensione onirica e trascendente. Digital painting è la tecnica prevalentemente utilizzata per dare libero sfogo ad una creatività sapientemente dosata e controllata dall’abilità tecnica, frutto di anni di studio e di ricerca in campo artistico. Le sue composizioni instaurano una comunicazione diretta e intima con chi si pone di fronte alla sua arte mediante l’uso di un linguaggio assolutamente personale. Questo turbinio emotivo è filtrato e rielaborato da una sensibilità acuta, che sa mettere in luce e restituire alla vista i brandelli di un sentire candito da vibrazioni sottili e impalpabile come un battito d’ali. Novembre 2017 Paolo Levi
50
Le amiche cm.80 x 60 digital painting
Le tele cariche di colore e a volte di mistero prendono vita dal pennello virtuale dell’artista Letizia Caiazzo che sa ben impiegare la tavolozza cromatica,( come hanno evidenziato i vari critici che si sono interessati alla sua arte)e, ancora: sa anche imprimere nelle figure come nei paesaggi, nei vicoli come nei volti, momenti di vita reale espressi in modo -colorato- si’, ma che lasciano trasparire un’inquietudine esistenziale. C’e’ sempre, in Letizia, una ricerca della vera essenza dell’uomo e del Creato che e’ fuori dall’egoismo e arrivismo dell’attuale società moderna. Si rimane incantati e sorpresi davanti alle sue opere sia per le atmosfere evocate che per le riflessioni e pensieri che vengono fuori, che avanzano e danzano fra piacere e sogno, fra evanescenze e fragilità dei tanti sentimenti umani. Attraverso il computer ottiene immagini caratterizzate da una semplicità di forme e figure in cui la luce, il colore e l’ambientazione si intersecano creando fascino. Le sue opere risultano ricche di emozioni, colori ed intensità e mettono in armonia arte e tecnologia. C.L.
La Caiazzo si distingue per l’estro creativo che si sposa con un segno rapido e guizzante, non privo di un tocco suadente ed enigmatico Letizia si avvale della “Digital Art” per dare la stura al suo estro creativo che, colori a parte, fa perno su un segno vivo e guizzante, deciso e rapido, scevro da ogni ripensamento. Letizia ci porge il suo filo d’Arianna, un filo che non si avvale più, e non solo, del tradizionale pennello di setole, ma di un pennello elettronico che spazia in ambiti decisamente meno angusti, dove la fantasia, obliosa dell’ora che passa, vive l’incanto della pura creatività. Con le sue opere, insomma, Letizia ci ricorda che l’Arte non ha confini. E che per esplicitarla in pieno, al di là degli strumenti adoperati, deve sempre prendere le mosse dalle voci di dentro di edoardiana memoria. Voci che albergano nel nostro io e che hanno bisogno di una mediazione, quella appunto di Letizia, che riesce a coniugare l’eleganza della forma con elementi attinti dalla realtà fenomenica, mai disgiunti da una riflessione esistenziale. Vinicio Coppola
51
CALABRIA
“IL MILLENNIO E’ MAGGIORENNE”
Il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro compie dieci anni e festeggia con la mostra Il Millennio è maggiorenne : una collettiva che presenta i lavori di dieci artisti - Aurora Meccanica, Davide Bramante, Silvia Celeste Calcagno, Manuel Felisi, Beatrice Gallori, Fabio Giampietro, Dario Goldaniga, Rosfer & Shaokun, Francesco Tricarico, Paolo Troilo - che creano le loro opere attraverso una varietà di linguaggi e di tecniche espressive innovative che vanno dalla scultura alla pittura, dalla fotografia al video, alla realtà virtuale. Il Millennio è maggiorenne, in esposizione dal 13 gennaio al 20 marzo 2018 al MARCA, è diretto da
52
Rocco Guglielmo e curata da Luca Beatrice, organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, in collaborazione con Fabbrica EOS di Milano. La mostra si sofferma sulle innovazioni portate da questi giovani artisti. Il MARCA è diventato nel corso degli anni un punto di riferimento che ha contribuito a far diventare Catanzaro un centro di cultura.
“L’idea nasce perché il 4 Marzo verranno chiamati alle urne giovani elettori, nati nel 2000 - cosi Luca Beatrice dichiara durante una intervista - e ho pensato che i giovani intendono la politica l’arte e la cultura in modo diverso”. Cosa c’ è adesso e cosa c ‘era prima? In mostra oggetti che c‘erano e ora non ci sono più. Schede telefoniche, vhs, musicassette, floppy disk, Lira, Walkman. E non solo: le Twin Tower, gli Oasis e Gianfranco Fini. Oggetti, cose e persone che nel 2000 erano presenti nella nostra vita e oggi non ci sono più. Sostituiti da smartphone, Facebook, Spotify, Euro, Netflix, Amazon, Justin Bieber,. Il 1 gennaio 2000 il mondo era molto diverso da quello in cui viviamo oggi, non solo per il ruolo dominante della tecnologia. Rocco Guglielmo dichiara “Siamo lieti di ospitare al MARCA questa rassegna che indaga il linguaggio di dieci voci emergenti dell’arte italiana contemporanea”. “Il titolo ci dà lo spunto per ricordare un anniversario. Nel 2018, il MARCA compirà il suo decimo anno di vita”. Oggi è più difficile essere artista perché ci si confronta con tutto il mondo, ma le opportunità si sono moltiplicate, i voli costano meno. Se un diciottenne del 2018 è affascinato dall’ arte e dalla cultura, con un po’ di talento, ambizione, e curiosità, può spiccare il volo. Alessandra Primicerio, Critico D’Arte
53
CALABRIA
A Cosenza il BoCs Art Museum.
Oltre 90 opere di arte contemporanea sono esposte nel complesso monumentale di San Domenico a Cosenza, da poco restaurato. Il BOCS Art Museum ha aperto le sue porte il 15 dicembre scorso offrendo ai visitatori un ricco patrimonio di opere realizzate durante il progetto di residenze artistiche ospitate nel centro storico. Negli ultimi due anni e mezzo nelle casette di legno, affacciate sul fiume Crati, messe a disposizione dall’amministrazione si sono fermati tantissimi artisti. Il direttore e curatore Alberto Dambruoso ha selezionato 90 opere per questa
54
prima mostra dal titolo “Ricognizioni. Dai Bocs Art i linguaggi del contemporaneo”. Nel corso di questi anni nelle residenze sono arrivati circa 400 artisti. Ogni artista ha lasciato un’opera d’arte e oggi queste opere arricchiscono la città di Cosenza. La raccolta di opere è eterogenea : pittura, scultura, fotografia, installazioni, testimonianze di performance e altro ancora. È uno spaccato artistico attuale dove si possono ammirare le tecniche più utilizzate dagli artisti contemporanei. Alessandra Primicerio, critico d’arte
55
LUIGIA GRANATA
Pittrice, designer, mosaicista, maestra d’arte, illustratrice, esperta in cromoterapia e psicologia del colore.
D. Quando e come nasce la tua passione per l’arte? R: La mia passione nasce da piccolina perché già a nove anni frequentavo gli studi di due maestri della pittura italiana. Uno è il maestro Fabrizi di Roma che praticamente viveva in casa nostra. La mia famiglia aveva una struttura alberghiera a Camigliatello (Sila – Cosenza) e lui villeggiava lì da novembre fino a maggio/giugno. Era amante della Sila. Io ero affascinata da questa persona con la barba bianca che mi ricordava il nonno di Heidi. Andavo nel suo studio e restavo giornate intere con lui. Mi ha insegnato le prime tecniche pittoriche. Crescendo ho conosciuto il prof. Bertè, docente all’Accademia di Napoli, che mi ha dato una visione della pittura più sognatrice e più concettuale. D. Quale artista è stato per te fonte di maggiore ispirazione? R. Tanti artisti mi hanno ispirata. Ho iniziato a fare i primi dipinti copiando i cubisti e i futuristi. A 13/14 anni ho avuto una passione per l’arte rinascimentale e in seguito per Caravaggio. Poi andando avanti con gli anni ho cambiato visione della vita, mi sono rifatta un po’ ai futuristi, in seguito all’arte espressionista ed agli impressionisti. Insomma ho cambiato tantissime volte. Anche Chagall fino a poco tempo fa è stato, tra virgolette, la musa ispiratrice per la mia arte. D.
56
Sei un’attenta osservatrice dell’animo umano
ed esperta di cromoterapia e psicologia del colore: in che modo queste conoscenze influenzano le tue opere? R. I corsi che ho fatto per specializzarmi in cromoterapia e psicologia del colore sono nati in seguito a quello che era il mio carattere, nel senso che io dipingevo utilizzando una tavolozza vastissima di colori e mettendoli assieme c’era sempre armonia. La curiosità mi ha portato a capire perché utilizzavo determinati colori.
D. Nel 2013 lanci la linea di accessori moda Luigia Granata Designer nell’ambito del progetto “L’arte a Passeggio” di cui fa parte anche “Dalla carta alla seta”, successivamente ampliato da “Caminannu ppe Cusenza”. Descrivici un po’ questo percorso che è ancora aperto. R. Dalla Carta alla seta nasce con un obbiettivo ben preciso. Ho notato che la gente frequenta sempre meno le gallerie, ama gli spazi pubblici ma ama anche trovare l’arte nei bar, alberghi e ristoranti. Ma se l’artista che vuole esporre non riesce ad arrivare in questi luoghi, non trova la giusta location come fa a far vedere la propria arte? Allora ho pensato che è la moda quella che attira di più. Un giorno ho pensato di fare stampare le mie opere in serigrafia a Como per la prima volta, quasi per gioco. Volevo indossare una mia opera d’arte. Volevo avvolgere gli altri della mia arte e portarla a passeggio, da qui è uscito il progetto. Io faccio le serigrafie solo su seta: foulard, sciarpe, stole, pareo ma sono da considerarsi opere d’arte, sono pezzi unici. Non sono una stilista, faccio opere d’arte uniche serigrafate sulla seta invece che sulla carta ma sono sempre pezzi unici. Da lì è nata L’arte a passeggio finita con Camminannu pe Cusenza un progetto che ho realizzato come omaggio alla città di Cosenza. Tutti i vicoli meno conosciuti, le piazze di Cosenza che di solito riprendo con gli acquarelli sono stati serigrafati sulla seta e sono diventati abiti, tuniche, panta-palazzo.
D. Quali sono i pro e i contro del lavoro di artista e cosa consiglieresti a chi desidera avvicinarsi al mondo dell’arte? R. Fare ed essere artista è la cosa più bella del mondo perché è un dono che ci ha dato Dio e poterlo vivere appieno è la cosa che gratifica di più. L’artista non viene considerato come il lavoratore, l’impiegato eppure noi artisti siamo definiti dalla costituzione come lavoratori di intelletto, siamo intellettuali persone di cultura, ma la maggior parte delle persone non lo vede come un lavoro, una professione. Devi lottare contro i preconcetti della gente e poi con le difficoltà perché fare l’artista è difficile. Devi arrivare all’animo dell’osservatore, ma devi avere la fortuna di entrare in un circuito di galleristi, collezionisti mercanti d’arte: non è facile fare l’artista. Consiglio ai giovani se hanno questo amore forte nel cuore e nell’animo di andare avanti perché riempie lo spirito e ti senti rigenerato. Quindi non arrendersi mai, se lo vogliono veramente, altrimenti lasciar perdere subito perché la strada è dura.
DI ALESSANDRA PRIMICERIO (CRITICO D’ARTE): ABSTRACT DELL’INTERVISTA ALL’ARTISTA LUIGIA GRANATA, PRESSO GLI STUDI DELLA DN PICTURES DI DAVIDE NOVIELLO
57
SARDEGNA
RELICS
di Davide Tronci
Ciò che resta dopo l’esplosione presto sarà un pugno di falangi. È il preludio della morte. Inizia il disfacimento organico. Si contrappone alla graduale strutturazione dei ricordi in un unico possente mosaico. I pezzi del corpo sono tessere prima scarnificate e poi assemblate, maneggiate da chi è sfuggito alla morte. Amuleti / Reliquie / Amabili Resti. Spoglie. Povere rimanenze, infime concrezioni di calcio soffocate da pietre preziose, incorniciate da barocchi cumuli di oro e diamanti che manifestano il potere. Prima o poi si torna allo scenario zero dal quale si ricomincia, come dopo la nascita, a lasciarsi passivamente costruire una nuova identità, spessa come il tempo passato. I moduli organici di un complesso sistema mobile sono ora chiusi in una teca di vetro penetrata da un raggio zenitale. Il parallelismo. Chi è sopravvissuto teme il flusso del tempo e cerca febbrilmente di arrestarlo. Un feticismo dell’oggetto che era carne, un fanatismo del momento che ora è solo una miscela di fotografie e odori vaporizzati. E il vapore, per sua natura, si dissolve in idrogeno e ossigeno.
58
Occorre interrompere il ciclo dell’acqua, meglio ancora invertirlo. Ultimo estremo tentativo di allungare la vita o di non lasciarne svanire la traccia. Un fare taumaturgico. Dicotomia sensoriale che lascia trasparire scala di grigi e volumi da uno strato trasparente. Dicotomia visiva. La selezione dei fotogrammi migliori di una bobina. Il primo dente caduto. La donna-icona persa tra estasi e disperazione. La cicatrice sul torace. Ritorna in mente la donna incoronata, simbolo identificativo carico di simbologie pagane. Il mese di luglio e la dea Flora. Le icone russe e il primitivismo che secca e segna la massa. Ossa nude a piene mani indossano guanti da motociclista, armate (le mani) fino ai denti (quelli persi) per rincorrere il susseguirsi delle ore, scavalcare il futuro e risvoltarne il flusso come fosse un calzino, o un budello ancora caldo. Il contenitore di una preziosa carne conciata che sarà consumata da stomaci voraci, immagazzinata da occhi spalancati, e ancora consumata come le notti delle folli contorsioni che si spengono solo quando sopraggiunge l’alba. Fuori, due maiali in amore. Dentro, l’altare di una chiesa invaso da mani e braccia e piedi accatastati. Ex voto rigidi stesi in verticale. Ma questa non è religione. E’ culto libero. Words: Paola Corrias
59
3−25 marzo 2018 Antico Castello sul Mare Rapallo
nevio zanardi Inaugurazione sabato 3 marzo ore 16.30
venerdÏ / sabato / domenica 15.30 – 18.30 Ingresso libero