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marzo-aprile 2026

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N°74 marzo-aprile 2026 - periodico bimestrale d’Arte e Cultura

ARIPA DI MARIANA PAPARA

BIMESTRALE DI INFORMAZIONE CULTURALE del Centro Culturale Ariele

Hanno collaborato:

Giovanna Alberta Arancio

Monia Frulla

Rocco Zani Miele

Lodovico Gierut

Franco Margari

Irene Ramponi

Letizia Caiazzo

Graziella Valeria Rota

Alessandra Primicerio

Enzo Briscese

Giovanni Cardone

Susanna Susy Tartari

Cinzia Memola

Concetta Leto

Claudio Giulianelli

Rivista 20 del Centro Culturale Ariele Presidente: Enzo Briscese Vicepresidente. Giovanna Arancio

tel. 347.99 39 710 mail galleriariele@gmail.com

ARIPA DI MARIANA PAPARA

Mariana Paparà è nata nel 1955 a Braila. Nel 1978 si è laureata all’Università di Arte e Design di Cluj Napoca. Nel 2000 si è trasferita in Italia, a Torino, dove ha fondato la prima Galleria d’Arte Contemporanea Rumena in Italia. Si dedica all’organizzazione di numerose mostre e progetti artistici in cui è coinvolta sia come artista che come organizzatrice e curatrice. Promuove l’arte contemporanea rumena. 1978-2000: insegnante presso il Liceo d’Arte di Piatra Neamt.

Dal 2006 – presidente dell’Associazione Artistica Internazionale “ARIPA”. Oltre all’organizzazione di mostre internazionali, si è occupata di educazione, in particolare dei bambini. Le sue opere sono conservate in importanti collezioni, sia pubbliche che private. È membro dell’Unione degli Artisti Plastici di Romania e dell’Associazione Internazionale degli Artisti Professionisti AIAP . Attività professionale

Mostre personali in Romania e in Europa, numerose partecipazioni a mostre e simposi nazionali e internazionali. Collaborazioni con gallerie e istituzioni culturali in Europa. Attività curatoriale e manageriale in ambito culturale. Le sue opere si trovano in collezioni statali e private in Europa, America e Asia.

È presente con le sue opere negli undici volumi dell’Enciclopedia dell’Arte Italiana dal 1900 ad oggi.

Opere in collezioni private e gallerie: Museo d’Arte – Galati; Museo d’Arte – Tulcea; Museo d’Arte - Piatra Neamt; Museo d’Arte – BacauMuseo Civico Chieri – Italia; Museo d’Arte - Rimnicul Vilcea; MAISON D’EUROPE - Parigi - Francia; Galleria “GELLUK”-Haamstede- Olanda; Galleria “t HAENTJE te PAART” Middelburg – Olanda; MUSEE DE PETIT FORMAT-Nismas, Viroival – Belgio; CITY GALLERY”-Biella“- Italia; Galleria ‘ RADSKELDER’

Sluis – Olanda; CHIE ART GALLERY – Milano, Italia; Museo d’Arte Baia Mare – Romania. Recensioni

Enciclopedia degli artisti contemporanei rumeni di Negoita Laptoiu, Arc 2000, Enciclopedia dell’arte italiana, Catalogo generale, Artisti dal 1900 ad oggi, 2013 - 2024 www.enciclopediadarte.eu/

Conoscenza interiore ed esaltazione artistica Silvana Dulama, curatrice

Conosciuta in Italia e in Romania sia per le sue opere astratte, che colpiscono al primo sguardo, sia per il lavoro svolto nel campo della promozione degli artisti contemporanei rumeni a Torino, attraverso il progetto Aripa di Mariana Papară, l’artista ha già una forte immagine nel mondo dell’arte italiana. Le parole potrebbero essere superflue, ma la recente mostra dell’artista, Toate liniile converg către mine (Tutte le linee convergono verso di me), presso la Galleria Madrigal, dimostra che Mariana Papară è un’artista che sorprende sempre, riuscendo a delineare il figurativo in modo atipico, che cattura l’esaltazione di un momento creativo che ti avvolge e ti trasforma. La Galleria Madrigal è un progetto nato dalla fusione tra musica e arte con l’obiettivo di offrire una prospettiva plastica contemporanea sul Coro Nazionale da Camera “Madrigal - Marin Constantin”, un simbolo della musica corale nel mondo e un esempio di diplomazia culturale a livello internazionale. Rinomato sia per la qualità della musica interpretata che per il ruolo di motore nel riportare all’attenzione del pubblico la musica corale rinascimentale (da cui il nome - Madrigal, madrigali - breve composizione musicale vocale,

di carattere lirico, tipica del XVI secolo), il Coro è stato fondatonel 1963 da Marin Constantin e racchiude in ogni concerto un’esperienza unica, un legameall’unisono tra il pubblico e la musica che ha lo scopo di suscitare domande e sguardi interiori. In questo contesto, la collaborazione con Mariana Papară è naturale, considerando il tema dell’introspezione affrontato dall’artista negli ultimi anni e sviluppato in una serie di opere che fanno parte della presente mostra, sfaccettature della ricercai nterioreche l’essere umano attraversa naturalmente nel corso della vita. Man mano che gli anni passano e il mondo esterno diventa sempre piùo pprimente, il bisogno di cercare dentro di sé ciò che non si riesce mai a trovareall’esterno diventa pressante e porta a facilitare una connessione tra ciò che sapevi di te stesso e ciò che scopri in questo processo, culminando nei casi felici con il completamento di immagini delle tue versioni. In tutto questo complesso meccanismo, Mariana Papară ha trovato una strada che integra il Coro Madrigale nell’idea di introspezione, toccando le note più vicine all’euforia.

Tra le linee già note dell’artista, che guidano alla

meditazione e all’interiorizzazione, si sono delineate sagome che non conoscono tempo e spazio e che evidenziano l’impatto della musica sull’essere umano, soprattutto quando la musica rappresenta uno scopo quotidiano. La facilità con cui questa atemporalità emerge sulla tela dimostra ancora una volta il talentodell’artista e l’ampiezza che la sua arte acquisisce nel tempo.

Empatizzando emotivamente con lo stato d’animodell’artista e con le innumerevoli emozioni che questi prova quando la sua anima appartiene a un destinoelevato, quello di donare attraverso l’arte, Mariana Papară ha analizzato l’effetto che l’abbandono tra le note musicali ha sui membri del coro. Espressioni facciali delineate minuziosamente, con precisione chirurgica, sono avvolte dalla tavolozza cromatica già riconosciuta dell’artista, sfumature di grigio, blu e macchie di bianco che creano la stessa atmosfera che il Coro Madrigal trasmette durante i suoi concerti. L’idea di introspezione scorre dalla linea verso unostato interiorereso a livello di ritratto, un invito al pubblico a scoprire non solo l’arte nel suo insieme, ma anche l’anima che la accompagna : l’anima dell’artista creatore, il grande padre delle opere, colui che con ogni pennellata, con ogni scelta di colore, con ogni tela e con ogni mostra strappa dalla propria emozione per donarla a coloro che desiderano riceverla.

Anche la tecnica stessa merita una menzione speciale, perché in ogni pennellata, linea e pergamena si ritrova la sicurezza e la certezza di un artista sicuro di sé, capace di trasformare il materiale in immateriale : le sovrapposizioni di acrilico e pastello creano contrasti di calma ed energia che stimolano e provocano la retina dello spettatore verso un risveglio artistico, come

un improvviso invito alla meditazione e alla contemplazione.

Invocando la conoscenza interiore e combinando tutti questi elementi (linea, colore, pennellata, tema), “Tutte le linee convergono verso di me” è una dichiarazione sull’emozione, quell’emozione che ti pervade naturalmente quando guardi le opere di Mariana Papară, interpretate attraverso i tuoi filtri e le tue connessioni, proprio come l’artista stessa ci invita a fare.

Mariana Papară – Tutte le

La bellezza dell’arte di Mariana Papară è indiscutibile. È un’arte che ti avvolge e ti conquista non appena la guardi. Ma come è possibile?

Mariana Papară è un’artista formatasi attraverso uno stretto rapporto con l’ambiente in cui vive. Oserei dire che è una persona simile all’aria: circola in spazi vasti e assorbe molto dagli ambienti che attraversa. L’artista riesce ad appropriarsi dell’energia del luogo, che sa poi riprodurre molto bene sulla tela. Fin dall’infanzia, sotto l’influenza delle azioni della sua famiglia, ha viaggiato molto, per necessità, e questo le ha creato, ecco, moltamobilità nel pensiero, ma anche nella pratica artistica.

La Scuola d’Arte di Cluj-Napoca le insegna, meglio di chiunque altro, cosa significa comprendere la confluenza e la complessità delle influenze e delle culture artistiche. Qui ha compreso la “grande arte” europea, l’accuratezza del disegno nelle incisioni occidentali, l’oscurità e la luce nei dipinti di Rembrandt, la bellezza nascosta dei ritratti del Rinascimento italiano, la luminosità solare dei paesaggi veneziani tardivi.

Dopo essersi stabilita con il suo atelier a PiatraNeamț, osserva e compren del’intimità offerta dal sacro dell’icona, comprende persino la necessità di uno spazio creativo illuminato dall’interno, dal creatore interiore, aspetti di un residuo di cultura post-

bizantina. La combinazione tra le sue osservazioni, conscenti o inconsce, e lo spazio in cui si è formata, è presente nell’arte di Mariana Papară, che unisce “un interno creativo” e “un esterno modellante”.

Solo dopo aver compreso il propriodestino e la propria missione, grazie a una solida formazione personale, Mariana Papară è diventata a sua volta una guida per altri talenti piùgiovani. Prima in Romania, a PiatraNeamț, poi a Torino, in Italia, dove ha fondato la prima galleria d’arte rumena della penisola. Dal 2006 è molto impegnata nella promozione dell’arte rumena in Italia, diventando presidente dell’Associazione Artistica Internazionale “ARIPA”. L’associazione ha lo scopo di portare e spiegare l’arte contemporanea rumena all’estero, nonché di educare artisticamentebambini e giovani.

Si potrebbe dire che Mariana Papară realizza una pittura gestuale, che racchiude un cumulo di emozioni e sensazioni trasferite sulla tela, ma il messaggio e la tecnica vanno ben oltre. È un mistero che ti avvolge, come una musica, che vivi, guardi e senti fino all’ultima pennellata di colore. L’artista lascia comunque una chiave allo spettatore quando lo mette di fronte al suo atto creativo, lasciando sempre una piccola silhouette, un volto, una forma che si distingue chiaramente dal caos emotivo che mette sulla tela. Questa forma che emerge diventa la chiave, come un filo conduttore che spiega il motivo scelto in ciascuna delle sue opere.

Da non trascurare è la cromatica dei suoi dipinti, di fattura artistica tra le più sensibili. Qui si vedono infatti lo stile, l’educazione e la raffinatezza che caratterizzano Mariana Papară. La combinazione di toni, la sicurezza con cui giustappone il buio alla luce non si può imparare, ma solo esercitare come una certezza interiore che scaturisce dal talento. Si potrebbe sostenere che il gioco del pennello, quando più spesso,

quando più sottile, quando più in rilievo, quandopiù liscio, si possa imparare. Tuttavia, la raffinatezza e l’arte delle combinazioni sono puro sentimento. Come l’aria o la musica, l’arte di Mariana Papară ti avvolge e ti trasmette un’emozione, uno stato d’animo, un sentimento. Non puoi evitarla. È necessario fermarsi, guardarla, lasciarsi riempire dal suo fuoco artistico e, soprattutto, osservare con ammirazione il suo desiderio di creare e la perseveranza con cui ha affermato questo desiderio.

Dr. storicod’’Arte, Delia Bran

ENZO BRISCESE

Ragazzi del 2000 - 2021 - t.mista olio su tela - cm70x80

Riguardo ai cicli precedenti a quello attuale si è spesso affermato che la pittura di Briscese è attraversata da espliciti caratteri di visionarietà e di simbolismo ma, per quanto rigurda i “I ragazzi del duemila” ritengo prioritario evidenziare il finissimo intuito e la delicata sensibilità d’animo con cui impronta il suo viaggio tra gli adolescenti, creando scene che catturano lo sguardo del visitatore e lo inducono a riflettere; ciascuna scena è unica e irripetibile e non c’è pericolo che si verifichi quella ripetitività diffusa oggi, vuota e sbiadita, anzi al

contrario, non si resta mai delusi grazie al suo vulcanico estro poetico. Movimento, colore, divenire, fanno parte della sua più atavica concezione di artista occidentale.

A partire da questo punto di vista il tempo diventa un fattore importante così come la preoccupazione profonda per un eventuale declino, per un regresso, per una crisi epocale della storia della nostra società che permetta il degrado e non impieghi il giusto tempo necessario per un programma soddisfacente e sostenibile.

Tra le tele di questa serie possiamo notarne una in cui scompare la figura umana ed emergono unicamente astrazioni, forse perché le fragilità adolescenziali hanno qui il sopravvento e non riescono a creare una propria figura, una consistenza completa e identitaria e ne rimangono sommerse. Si ha soltanto un ragazzo fragile, incerto e per così dire invisibile. Quella tela, però, po -

trebbe invece indicare il sopraggiungere di eventi, per ora non spiegabili, capaci di dirottare diversamente la loro vita e aprire uno spiraglio positivo.

Giovanna Arancio

mail. enzobriscese6@gmail.com cell. 347.99 39 710

Ragazzi

AURORA CUBICCIOTTI

Aurora Cubicciotti non può esimersi dal partecipare concretamente al cammino della storia. L’arte è fatto storico, è nella storia, ha una sua storia. I suoi dipinti vanno nella direzione di un quotidiano impegno nella società e verso la società, verso un’arte che sappia intensamente veicolare profondi momenti di riflessione sui molteplici volti del vissuto quotidiano di ognuno di noi, quindi nel flusso concreto del tempo storico, del divenire storico. L’arte non può restare a guardare lo scorrere degli avvenimenti che passano davanti ai nostri occhi e farci rimanere inerti, immersi nella più pura e vergognosa ignavia. Arte e vita. Arte per la vita. Arte nella vita: sono binomi inscindibili per mostrare il volto del mondo, per costringerci a riflettere sulle realtà e sui mali del mondo, attraverso immagini pittoriche anche dure, dolorose, penetranti come la lama affilata di un pugnale che lacera e squarcia le nostre indolenti coscienze che non hanno mai saputo, o voluto, guardare oltre il proprio sterile egoismo. In Aurora Cubicciotti l’arte diventa epifania della vita

Aurora Cubicciotti non può esimersi dal partecipare concretamente al cammino della storia. L’arte è fatto storico, è nella storia, ha una sua storia. I suoi dipinti vanno nella direzione di un quotidiano impegno nella società e verso la società, verso un’arte che sappia intensamente veicolare profondi momenti di riflessione sui molteplici volti del vissuto quotidiano di ognuno di noi, quindi nel flusso concreto del tempo storico, del divenire storico. L’arte non può restare a guardare lo scorrere degli avvenimenti che passano davanti ai nostri occhi e farci rimanere inerti, immersi nella più pura e vergognosa ignavia. Arte e vita. Arte per la vita. Arte nella vita: sono binomi inscindibili per mostrare il volto del mondo, per costringerci a riflettere sulle realtà e sui mali del mondo, attraverso immagini pittoriche anche dure, dolorose, penetranti come la lama affilata di un pugnale che lacera e squarcia le nostre indolenti coscienze che non hanno mai saputo, o voluto, guardare oltre il proprio sterile egoismo. In Aurora Cubicciotti l’arte diventa epifania della vita

mail.: cubyaurora@gmail.com

Sito: www.facebook.com/ aurora.cubicciotti

cell 339.18 38 913

ANGELO BUONO

Davanti alle opere di Angelo Buono, c’è da chiedersi dà cosa nasca la sua volontà pittorica, s’è non dal fascino dei colori e della luce. C’è quindi alla radice del suo far pittura un input,una sorta di sollecitazione intrinseca che lo porta ad esplicitare nella sua varietà del segno e nella molteplicità delle assonanze cromatiche,tutto un mondo interiore.

Affiorano così allo sguardo tutta una serie di esplicitazioni spesso decisamente informali perché interviene direttamente nella materia con un segno espressivo e un gesto spontanee, in cui le modulazioni cromatiche stesse sembrano essere ricondotte al servizio di un serrato impianto costruttivo organizzato talvolta su una griglia spaziale,e la fantasia a fare da supporto ideale x questa trascrizione di segni e di impulsi che si rifanno alla sfera tipicamente sensoriale. Sappiamo che segno,e gesto e materia sono alla radice della poetica “informale”, perché un linguaggio del genere nasce e si origina dal dominio della pulsione.

Ebbene in Buono si avverte, sia pure in una alternanza semantica significativa questa condizione particolare, questo muoversi e voler scoprire un “reale fantastico” ,una trasfigurazione immaginifica, in tal modo l’opera vive allora come in una doppia tensione,tra flusso espressivo e suo annientamento, sulla scia di una intuibile ricerca di dimensioni e di spazi evocativi destinati a respiri più ampi e come se dai gorghi della memoria dovessero emergere i termini di una poetica continuamente oscillante tra visibile e invisibile,tra superficie e profondità.

Alla radice c’è senza dubbio una irrequietezza come supporto ideativo, per cui il rapporto che viene a stabilirsi è attivato al rimando tra fattori di contrazione e di espansione,di parcellizzazione e di ricomposizione globale.

Salvatore Flavio Raiola

Davanti alle opere di Angelo Buono, c’è da chiedersi dà cosa nasca la sua volontà pittorica, s’è non dal fascino dei colori e della luce. C’è quindi alla radice del suo far pittura un input,una sorta di sollecitazione intrinseca che lo porta ad esplicitare nella sua varietà del segno e nella molteplicità delle assonanze cromatiche,tutto un mondo interiore. “Per Angelo Buono la pittura è come la musica che nessuno osa spiegare, deve semplicemente piacere o eccitarci “ Il lavoro di Buono si è evoluto verso il fauves, uno stile che gli si adatta nella sua ricerca di esprimere l’essenza degli oggetti nella sua arte. Nella nostra quotidianità, non

consideriamo come il colore influenzi la nostra vita quotidiana, ma quando vediamo gli elaborati di Buono questi stimolano l’appetito visivo attra - verso i suoi colori forti, influenzando così l’emozione della nostra mente ed evocando ogni tipo di emozione in modo diverso. La sua figurazione è rimodellata dal punto di vista dei sentimenti piuttosto che dalla realtà che trasporta lo spettatore a partecipare all’universo creato dall’autentica personalità di Buono Angelo e al suo lavoro.

Luigi Iannelli

EGIZIA BLACK

Egizia Black, si è formata artisticamente a Firenze e a Bologna,attualmente lavora e vive a Parma. La giovane artista dopo un lungo periodo di pausa, dedicandosi parallelamente a un altro lavoro ha riscoperto la sua passione per la pittura. La sua esperienza lavorativa le ha fornito nuove prospettive e ispirazioni, influenzando il suo stile e le sue opere. Con determinazione e creatività, riesce a trovare il tempo per esprimere la sua arte, trasformando la sua vita quotidiana in un’opera d’arte continua. Egizia Black trasporta lo spettatore in un mondo incantato,

dove la realtà si mescola con la fantasia. Le sue opere sono caratterizzate da colori ovattati e atmosfere sognanti, creando scene che evocano la meraviglia e immaginazione. Le sirene, con le loro code scintillanti e i capelli fluttuanti, sono tra i soggetti preferiti di questa pittrice, ogni dettaglio, dalle squame alle onde che circondano i loro corpi, è realizzato con grande cura, rendendo le opere incredibilmente coinvolgenti.

Mail. egiziablackz.6@gmail.com

STEFANO DE STABILE

“Composizione. Omaggio a L. Popova”(2021)

Olio su tela – 40x60

Nella tradizione musicale la variazione designa la capacità di trasformare un materiale tematico conservandone un nucleo riconoscibile: un motivo ritorna mutato nel ritmo, nel registro o nell’armonia, mantenendo però un legame di parentela con l’origine. Dal rinascimento al barocco,dal romanticismo fino all’improvvisazione jazzistica, la variazione rappresenta uno dei dispositivi fondamentali del pensiero musicale occidentale. Anche le arti figurative condividono un procedimento analogo: un soggetto o uno schema compositivo viene ripreso e riformulato attraverso scarti di luce, colore e struttura, come mostrano le serie di Monet dedicate alle Cattedrali di Rouen e alle Ninfeeo le celebri riscritture picassiane delle Meninas. Su questo principio si fonda la ricerca pittorica di Stefano, orientata a dialogare con il patrimonio artistico e culturale dei primi trent’anni del Novecento, periodo storico che l’artista considera il più radicalmente innovativo. Tra il 1899 e il 1930 si concentraforse il maggior numero di rivoluzioni culturali della storia: la psicanalisi freudiana, la relatività, la meccanica quantistica, le avanguardie artistiche dal cubismo al futurismo, la musica tonale, fino alle nuove narrazioni di Proust e Joyce. È un epoca attraversata da tensioni straordinarie che modificano in modo permanente l’immagine dell’uomo e del mondo, epoca che si chiude simbolicamente con l’enunciazione dei teoremi di incompletezza di Gödel.

L’artista attinge a questo bacino non come a un repertorio di modelli da riprodurre, ma come a un archivio di forme

“Due nudi. Omaggio a J. Metzinger” (2021)

Olio su tela – 80x100

da riattivare. Le opere del passato diventano matrici da cui elaborare riscritture: ciò che interessa non è generare una copia, ma mantenere un filo riconoscibile con l’originale, aprendo tuttavia uno spazio di libertà interpretativa. La variazione si configura così come strumento critico, capace di mettere in relazione memoria storica e sguardo contemporaneo.Ogni lavoro diventa il luogo di una negoziazione tra rispetto della fonte e desiderio di deviazione; ne risulta una produzione in cui l’opera storica non è citazione nostalgica, ma materia viva, sottoposta a continue metamorfosi: in questo movimento aperto, privo di una meta definitiva, la pittura si fa spazio di dialogo trale operedel passato e le domande del presente.

NOTA BIOGRAFICA

Stefano De Stabile nasce a Montechiarugolo (PR) nel 1958. Dopo il diploma di maturità classica si iscrive alla facoltà di Fisica indirizzo teorico dove si laurea con lode. La sua carriera professionale lo vede tutt’ora attivo come titolare e responsabile tecnico di una società di consulenza. Ha sempre avuto una grande passione per il disegno e la pittura ad olio, ma è solo da una quindicina d’anni che ha iniziato a cimentarsi con una certa costanza nel percorso artistico qui descritto.

mail: sds.acustica@gmail.com cell . 392 8972035

GABRIELE IERONIMO

Fin dall’infanzia avevo una spiccata passione per il disegno e i colori che ho poi coltivato nel tempo.

Dopo aver frequentato la scuola d’arte Fausto Melotti, la mia pittura è stata caratterizzata da una continua ricerca sulla tecnica, i materiali, le armonie di colori,la sinuosità delle forme e le evoluzioni dinamiche delle linee.

Ben presto la semplice tela non mi soddisfaceva più e presi a trattare sia le tele che i pannelli su cui dipingevo,con fondi sabbiosi, inserimento di tela juta, tessuti e materiali vari, oltre a resine stese a spatola e a pettine. Mi interessala matericità delle mie operee mi appaga soprattutto il riverbero dei colori su queste particolari texture.

La tecnica si evolve poi con l’inserimento dell’intervento gestuale che se pur calibrato, mi dà modo di esprimere le emozioni nel momento creativo, valorizzando maggiormente le mie opere .

Oltre agli astratti negli ultimi anni sto realizzando un ciclo di opere figurative, specie nell’analisi dell’universo femminile. Sono di questo filone “ il tuo sguardo affascinante” “ la fumatrice sexy” ecc. in cui le sfaccettature dell’animo della donna emerge nella carica espressiva attraverso la diversa valenza cromatica entro cui fermo le mie emozioni . Non ho avuto grandi maestri o pittori di riferimento, oggi su internet si può visionare un po’ di tutto; ricordo che mi affascinò molto una mostra di kayone, nelle cui opere ritrovavo un po’ quei colori, forme e linee dinamiche che evocavano un po’ le caratteristiche del mio stile che si stava definendo sempre più.

Dipingo per una forte passione mai sopita negli anni, quando lo faccio entro in un’atmosferadovel’appagamento del gesto pittorico mi esclude dal resto del mondo. Spero che le mie opere diano al fruitorequel piacere che provo anch’io quando le realizzo e poi le riguardo, cioè il perdersi nellasinuosità delle forme edella composizione,spesso musicale, nel rincorrere la dinamicità delle linee, nel godere delle cromie, avvolte contrastanti,

avvolte sfumate ma sempre armoniche, insomma mi piacerebbe come disse il poeta:tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar me dolce in questo mare.

risonanze - cm. 125x125
the big fire - cm. 125x125

Nato nel “59, figlio di un paesino dei monti Dauni, fin da piccola mostra una spiccata passione per il disegno e i colori, che lo portò a frequentare l’Istituto d’Arte Fausto Melotti di Cantù.

Da giovane frequenta per diversi anni lo studio del Professor Paolo Minoli, docente all’accademia di Brera a Milano. Il lavoro da project manager lo tiene lontano, per un po’, dal mondo dell’arte, ma nel 2000 la passione per la pittura, mai sopita, riemerge prepotentemente. Ieronimo realizza numerose opere ripartendo da soggetti geometrici e figurativi finché la sua continua ricerca lo porta alla realizzazione di opere astratte. Significativa è la personale allestita nel 2017 alla corte san rocco di Cantù “Dinamismo e colori dell’anima” con una quarantina di opere astratte che rispecchiano le diverse fasi evolutive della sua crescita artistica. La tecnica pittorica si evolve con la necessità dell’inserimento gestuale che porta a valorizzare le opere con interventi di action painting che permettono all’artista di esprimere al meglio le proprie emozioni. Le sue opere sono esposte in numerose iniziative artistiche e pubblicate su riviste d’arte quali “IconArt Magazine” e “Rivista 20”. Nel 2019 partecipa alla collettiva “Astrattissima” a Chieri, curata da Enzo Briscese, Giovanna Arancio e presentata dal critico d’arte Giovanni Cordero. Nel 2020 partecipa ad “Arte Parma” con la galleria Ariele ed al premio “Icon Art 2020” indetto dalla rivista IconArt Magazine. Nel 2021 partecipa al premio “maestri a Milano” con la video esposizione al teatro Manzoni di Milano. Nel 2022 partecipa al premio “Giotto per le arti visive” con alcune opere sia astratte che figurative. Nello stesso anno partecipa ad alcune aste organizzate dall’associazione ART CODE di Armando Principe che attestano valutazione e certificazione alle varie opere. A maggio del 2022 partecipa, sempre con l’organizzazione Armando Principe, ad un’importantissima fiera “Affordable art fair” ad Hampstead Londra. Ha partecipato al 1° tour Biennale d’Europa che prevede la video esposizione di n.4 opere in importanti musei e gallerie di: Parigi, Barcellona, Londra,

Venezia. Anche quest’anno presente ad Arte Parma e attualmente in mostra a Chieri con Astrattissima 2022. Anno 2023 presente sempre ad arte Parma e ad una bella mostra con Gabetti in arte a Cremona, organizzata con la prof. ssa Daniela Belloni e con il critico d’arte dott. Pasquale di Matteo. Anno 2024 partecipa alla fiera d’arte moderna e contemporanea di Genova e una pubblicazione su IconArt magazine con l’opera Color Explosion, poi presente ad ArteParma . A luglio realizza una mostra personale patrocinata dal comune di Cantù dal titolo : “l’armonia tra il vivacismo dei colori e il dinamismo eclettico delle forme” con una ventina di opere tra astratti e figurativi. Nel luglio del 2025 partecipa alla mostra collettiva dal titolo “l’equlibrio del caos” presso Roccoart Gallery a Firenze con l’analisi critica di Pasquale di Matteo. A luglio del 2025 partecipa ad un importante collettiva presso il Palazzo della Cancelleria Vaticana a cura della Prince Group dal titolo “Capolavori Divini”; poi ad ottobre Arte parma Fire.

mail.: gabriele.ieronimo@live.com sito.: https://gabrieleieronimo.it/ cell . 348.52 62 074

the big fire - cm. 125x125
Australian on fire cm. 50x70

LALLA LUCIANO

Lalla, nata a Sassari, in terra petrosa e aspra, che ha donato al mondo culturale elette personalità nel poliedrico campo delle arti figurative. Donna dalle alte virtù artistiche, professionalmente e altamente qualificata da corsi seguiti nella sua giovinezza, si erge per l’amore verso la sua terra cui si rivolge con sentimento e affetto nutriti per la gente, di cui appassionatamente riproduce con perizia, tecnica e sagacia pittorica, profondi tratti delle persone, del loro habitat, di strumenti e di mezzi usati nella vita quotidiana, espressi nelle sue opere con colori, luce e forme che scaturiscono dal suo mondo interiore, che la rivolgono con slancio nel complessivo del mondo del lavoro. Il “corso speciale libero di nudo” presso l’Accademia Di Belle Arti di Venezia del Prof. Luigi Tito, “gli studi privati con Guido Carrer “ , “ il corso di grafica “ presso l’istituto “ Gazzola “ di Piacenza, i corsi speciali di nudo, l’Accademia di Brera di Milano, il suo inserimento nel sodalizio artistico culturale “ Gruppo 83” di Piacenza, socia UCAI alla Galleria

Sant’Andrea di Parma e l’inserzione del suo nome nel Grande Dizionario Artisti Italiani Contemporanei, nonché nell’archivio storico per l’arte italiana del 900 a Firenze, le attribuiscono il giusto viatico per un ulteriore riconoscimento delle doti artistiche a livello nazionale ed internazionale. Le figure di uomini, di donne, di fanciulli irriconoscibili perché dispersi nello spazio e nel tempo, ma delineati con fedeltà nei loro valori, dei cavalli della sua terra natia quasi scolpiti nelle tele descritti e colorati con meravigliosi ricordi e nostalgia di un mondo ancestrale scomparso pongono l’autrice sul piano del sublime, quando rappresenta con vive tinte e colori del suo mondo interiore. Lalla merita il nostro riconoscimento.

mail: giancarlaluciano40@gmail.com cell .: 340 50 60 952

GIORGIO DELLA MONICA

Giorgio Della Monica è un artista salernitano. Il suo linguaggio espressivo spazia dall’iperrealismo all’astrattismo, nella ricerca continua di tecniche innovative ed efficaci. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private e hanno ricevuto numerosi apprezzamenti.

Ha partecipato a collettive e personali all’estero (Cannes, Pechino , Amsterdam, Argentina, Bruxelles, Stoccolma, New York, Perth ) e in Italia.

Giorgio Della Monica è un artista salernitano. Il suo linguaggio espressivo spazia dall’iperrealismo all’astrattismo, nella ricerca continua di tecniche innovative ed efficaci. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private e hanno ricevuto numerosi apprezzamenti.

Ha partecipato a collettive e personali all’estero (Cannes, Pechino , Amsterdam, Argentina, Bruxelles, Stoccolma, New York, Perth ) e in Italia.

“Giorgio Della Monica attinge a una vasta gamma di esperienze pittoriche e culturali, trasportando l’osservatore in una dimensione parallela, fatta di colte rielaborazioni del reale, del sogno e del mito.

Così in Caos troviamo una figurazione di taglio surrealista intessuta in una trama allusiva; in Proserpina l’artista inquadra la dea agreste con un modellato che si ispira ai canoni della scultura classica. Egli spazia dall’uso della foglia d’oro agli acrilici, esprimendo una creatività poliedrica.

La sua tavolozza è costituita da un felice connubio tra tonalità intense e cromatismi delicati che danno vita a un disegno in cui il tratto scandisce con un andamento ritmico la composizione. Della Monica invita l’osservatore a lasciarsi coinvolgere dal fascino arcano dell’immaginario mitologico, riconoscibile qui come dimensione parallela, che appartiene ineludibilmente alla nostra memoria collettiva.

Paolo

Levi

Con animo da artista Giorgio Della Monica percorre il suo viaggio tra mura ravvicinate, visioni di infinito e pareti domestiche a ritrovare un vecchio macinino con la cara caffettiera napoletana, una lucerna in ceramica vietrese, trasparenze di bottiglie, un asinello ridanciano, una conchiglia, lo specchio della fertilità a corona di Cerere, testa viva oltre il corpo ormai svanito.

mail. arechimail@virgilio.it cell . 333.745 3291 sito www.giorgiodellamonica.it

STEFANIA POPOLI

Stefania Popoli è nata a Parma, dove ha conseguito la Maturità Artistica. Successivamente si è laureata in Storia dell’arte. Ha partecipato a innumerevoli manifestazioni artistiche e ha esposto con Collettive e Personali in Francia, Inghilterra e in Italia. Ha esposto recentemente a Parma 2022-24, Castel Gandolfo (RM) 2023, L’Aquila 2023, Genova 2023, Parigi Carrousel du Louvre 2023, Palazzo Ruspoli, Nemi (RM) 2023, Arte Padova 2023,2024,2025, Ancona 2024, Albano Laziale 2024, Museo Bellini di Firenze 2024, Villa Bertelli (LU)2024, Roma Galleria La Pigna luglio 2024, Venezia agosto 2024, Londra 21 febbraio 2025. Milano Fashion Art 25 febbraio 2025, Roma marzo e luglio 2025, Art3fMonaco 2025, Arte Fiera di Parma ottobre 2025. È stata pubblicata in riviste specializzate ed enciclopedie di arte contemporanea, come l’Atlante dell’Arte Contemporanea 2024, patrocinato dal Metropolitan Museum di New York, e il Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori 2026, CAM 61.

“Nel panorama dell’arte contemporanea italiana, Stefania Popoli si distingue per la capacità di trasformare il mito in esperienza viva e attuale. Nata e cresciuta a Parma, l’artista ha costruito un linguaggio figurativo che fonde classicità e modernità, portando sulla tela figure femminili che sembrano sospese tra realtà e sogno. Le sue donne non sono semplici presenze estetiche: diventano icone sacre, custodi di segreti e simboli di una femminilità che attraversa i secoli.”

Francesca Callipari Art critic e Art curator

mail. popolistefania23@gmail.com https://www.catalogoartemoderna.it/artisti/stefania-popoli cell . 330.749124

FRANCESCA CASSONI

Francesca Cassoni nasce a Parma, dove tutt’ora risiede. Fin dalla giovane età ha manifestato passione per l’arte, in particolare per la pittura.

Negli anni novanta si dedica alla fotografia, specialmente il bianco e nero, ottenendo riconoscimenti in diversi concorsi, anche nazionali.

Successivamente, dopo un periodo di studio con il prof. pittore Mauro Marchini di Parma, si dedica alla pittura informale, ispirandosi in particolare all’espressionismo astratto americano, ma anche ai pittori informali italiani ed europei.

Francesca ha partecipato a numerose prestigiose esposizioni personali e collettivein Parma e in altre sedi quali Milano, Roma….

“La pittura di Francesca, dopo un iniziale accostamento all’espressionismo astratto americano,ha cominciato a dipingere con quella che da sempre è la sua forza pittorica.

Tanta materia informale con colori forti, rosso soprattutto, energia e sensibilità inesauribili, orgogliosamente donna e pittrice vera.

I suoi dipinti non danno spazio a forme di piacevole esteticita’ o a figure facilmente comprensibili.

Francesca cerca l’anima, a volte anche cattiva. Le sue pennellate non sono mai banali, ti catturano,in ogni caso ti fanno pensare...

(Paolo Stranieri, Esperto e Critico d’arte).

“Le opere informali di Francesca Cassoni, lontane da strutture narrative retoriche quanto da rapporti figurativi di sudditanza con il reale ci catapultano dentro ad una esperienza estetica emozionale ancor prima che visiva. Con il rifiuto della forma nelle opere di Francesca acquistano supremazia la superficie, il segno, la materia, il colore, nelle sue composizioni astratte grande valore hanno il peso e l’equilibrio orientati a trasmettere energia…

(Eles Iotti, Critica d’arte).

“La pittura di Francesca Cassoni è una pittura impetuosa, dal segno frenetico e incisivo, è fatta di intrichi di suoni e di fecondi silenzi, d’un approccio insaziabile alla vita che lei cattura nelle sue fibre, denudandola e lasciandole scoperta l’anima d’ombra e luce…

(Dott.ssa Manuela Bartolotti, Storica dell’arte)

Instagram cassoni.francesca Facebook Francesca Cassoni mail: cassonifrancesca@gmail.com francesca.cassoni@libero.it cell . 335 8162989

Sito: https://www.francescacassoni.eu/

ALBERTO ALFREDO MONTANARI

Nasce a Montecchio Emilia nel 1955 città dove vive e lavora.

Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove approfondisce l’arte del ritratto e del paesaggio, generi che dipingerà con continuità anche durante l’attività di docente di materie artistiche presso il Liceo Artistico di Reggio Emilia.

Profondamente impegnato nel sociale trasferisce nelle sue opere un sentito rigore etico/religioso.

Pittore di atmosfere melanconiche e metafisiche si segnala per l’eleganza del segno pittorico e dalla professionalità seria e scrupolosa. Si presenta con una serie di opere ispirate ad admosfere metafisiche e silenziose : dolcissimi paesaggi essenziali nella struttura compositiva e per l’armonia tonale del colore. La lezione dei grandi maestri del Novecento viene filtrata da una sensibilità raffinata ed intimista, che non disgiunge mai l’atto creativo dall’ansia religiosa.

Lo stesso artista afferma di non limitarsi alla semplice riproduzione della realtà, ma di proporre un’alternativa esistenziale nella ricerca della VERITA’che aiuti a risolvere i problemi del quotidiano.

Marzi

“Dipinti dalle geometrie precise e meticolose impregnati di un silenzio naturale e disegnati da una luce mentale”.

Mario Rosati

“... nelle sue cose migliori, per lontane corrispondenze immaginative, pensi alla “Scuola Romana” e al grandissimo Morandi”.

Walter Lazzaro

mail.: prof.montanari@gmail.com Sito: www.albertoalfredo-montanari.it cell. 342 059 5781

SABRINA MARELLI

Sabrina Marelli nasce a Milano nel 1970 e vive a Parma. La sua passione per la pittura affonda le radici nella storia familiare: la eredita dallo zio materno, diplomato alla Scuola Superiore d’Arte del Castello Sforzesco di Milano. Tuttavia, la vera consapevolezza artistica arriva solo in età adulta, risultato di un lungo percorso di maturazione, sia tecnica, sia interiore.

L’esordio nel 2022, quando si presenta sui social media con lo pseudonimo di Les Fleurs de Bisous, che fa l’occhiolino alle sue composizioni oniriche a tema floreale. Nonostante il consenso di pubblico, ben presto, lo pseudonimo e quanto rappresenta incominciano a starle stretti e, come da un vaso traboccante, defluiscono nuove idee e nuove aspirazioni. Intraprende così un lavoro intenso, orientato alla ricerca di uno stile capace di toccare le corde più profonde di chi guarda. In questa fase, muove i primi passi tra mostre ed esposizioni, dove raccoglie consensi da parte di colleghi e critici, dai quali trae nuovo slancio verso la sperimentazione. Alla ricerca di ambienti e situazioni che le siano di ispirazione, si accosta al mondo degli urbex, la cui decadenza architettonica ed il profondo senso di abbandono e disagio la scuotono emotivamente ed inizia a dipingerli. È l’inizio della sua prepotente attrazione verso gli interni, gli edifici, le costruzioni e gli arredi. Le sue opere si riempiono di vertiginose scale a strapiombo e di audaci prospettive, che la pittrice popola di figure in

controluce, intriganti e, nel contempo, ossessionanti. L’evoluzione volge verso linee prospettiche alterate, nel tentativo di confinarvi emozioni, a volte quasi vertiginose, risultato di una realtà volutamente distopica.

La fase pittorica successiva è abitata da presenze femminili. I ritratti non si inscrivono mai in stereotipi di matrice sociale, ma si configurano come riflessi di mondi interiori irripetibili. Pur non riconducendosi a un genere pittorico codificato, queste opere presentano fondi geometrici che richiamano esplicitamente l’estetica del Bauhaus, movimento al quale l’artista è profondamente legata non solo sul piano visivo, ma anche per il valore simbolico che esso ha incarnato: il riscatto e la celebrazione del ruolo delle donne nell’arte.

In tutto il suo percorso artistico ed evolutivo, l’artista ha dimostrato la capacità di confrontarsi con temi differenti senza mai cedere alla banalizzazione. Una tensione sperimentale che, nel tempo, l’ha condotta a scelte consapevolmente lontane dal facile consenso popolare, privilegiando invece una traiettoria più audace e personale. Proprio questa attitudine, ha aperto uno spazio di maggiore ascolto e riconoscimento da parte della critica di settore, che ne ha colto la profondità e la coerenza della ricerca.

mail.: sabrymarelli@libero.it cell. 347.522 9555

MIRELLA CARUSO

Mirella Caruso nasce a Sciacca, luogo di atmosfere mediterranee che l’ha sempre ispirata per i suoi dipinti. Laureata in giurisprudenza all’Università di Palermo, ha insegnato Discipline Giuridiche e Economiche ed è attualmente impegnata nell’insegnamento delle tecniche dello yoga, pratica che è per lei ispirazione fondamentale per alcuni dei suoi soggetti simbolici. Stabilitasi a Torino, ha iniziato il suo percorso di pittrice grazie all’incontro con Margherita Alacevich. La sua energia vitale e l’irrequietezza del suo carattere la portano spesso a diversificare la sua produzione; passando per quadri simbolici si arriva alla rappresentazione figurativa di paesaggi e soggetti. Tra le maggiori esposizioni dell’artista si ricordano le personali nel 1995 a Cervo (IM) a Villa Farandi, quella del 2013 al “Re Umberto” di Torino, nel 2016 la bipersonale con Giuseppe Falco alla Galleria d’Arte Centro Storico a Firenze e nel 2017 presso il circolo culturale di Sciacca. Oltre a numerose mostre al circolo degli artisti e alla promotrice delle Belle Arti di Torino, si ricorda la partecipazione nel 2016 alla collettiva internazionale “Time to Build” all’atelier 3+10 a Mestre, nel 2018 la collettiva presso la galleria Saphira e Ventura a New York, nel 2019 a quella all’Appa Gallery di Madrid e nello stesso anno la collettiva “Rinascimento contemporaneo” al museo Leonardo Da Vinci a Roma e nel 2021 la partecipazione ad ArtParmaFair a Parma.

L’arte di Mirella Caruso racconta storia, tradizione, cultura, classicità, con una pittura intensa e corposa, espressiva e passionale. L’artista crea con la luce profondità e spazio,

delimitando la scena da quinte visive che conferiscono armonia ed equilibrio compositivo. Ottima colorista, Mirella Caruso interpreta con vibrante energia natura e realtà, dando spazio al sogno e alla visione poetica interiore. Il segno delle pennellate è sempre intriso di materia, istintivo e veemente, sicuro e senza ripensamenti, a testimonianza di un mestiere e di una maturità pittorica raggiunta con esercizio costante e raffinata sensibilità.

Nei suoi dipinti il dinamismo delle scene, delle figure in movimento, del mare o del vento che sfrangia le foglie degli alberi diventa elemento fondante di un linguaggio vivo e pulsante, che affida ad una sorta di puntinismo cromatico il compito di creare effetti ottici e piani prospettici sovrapposti in lontananza, quasi un velo tra l’osservatore e il mondo interiore dell’artista. Tra figurazione e astrazione, quindi, cogliendo di entrambi gli stili l’essenza formale e ideale, il senso del vero e l’afflato onirico dello spirito. Mirella Caruso ci conduce in universi immaginati con la potenza della realtà e dei pigmenti più vivi, tra un ritmo scandito di chiaroscuri e una personalissima sintesi di forma, linea, colore.

Guido Folco

mail.: mire.caruso@gmail.com

Sito: www.facebook.com/mirella.caruso.31 cell . 339.36 56 046

FRANCO GARUTI

Franco Garuti è artista modenese (Modena, 10/10/1963), le sue attitudini verso il disegno e la pittura emergono già nell’infanzia, l’artista a dieci anni dipinge i primi quadri ad olio. A tredici anni si aggiudica il primo premio in un’estemporanea organizzata col patrocinio del comune di Modena, a quindici anni vista la predisposizione per l’arte, la famiglia lo incoraggia a frequentare lo studio del Professore e Maestro Enrico de Pietri di Modena, qui inizia a formarsi più concretamente sul piano tecnico approfondendo le varie discipline del disegno e della pittura. Il passaggio successivo è la frequentazione dell’Istituto d’Arte A. Venturi di Modena,dove ha come Professore di disegno dal vero il noto maestro Gianfranco Passoni. Nel 1981 terminati gli studi ed acquisito il diploma di Maestro d’Arte inizia le partecipazioni a vari eventi ottenendo continui riscontri sia in termini di consenso critico che di vendite, essendo le sue opere esteticamente avvincenti e legate al mondo onirico e surreale, apprezzate e ricercate dal collezionismo locale.Negli anni le mostre personali e collettive si susseguono come i concorsi le biennali o i vari premi dove Franco risulta spesso fra i vincitori. Fra i primi critici ad interessarsi dei suoi lavori il noto maestro ecritico d’arte, oltre che curatore di eventi, Franco Bulfarini, che lo invita ad iscriversi all’associazione “La bottega degli Artisti”, di Ravarino (Modena), che lo stesso presiede. Qui Franco Garuti diverrà il maestro nei corsi annuali di pittura organizzati dall’associazione in collaborazione con il Comune di Ravarino, questo per diversi anni, favorendo con il suo impegno la crescita dell’associazione, che diverrà polo di interesse provinciale, attraendo numerosi artisti da varie province emiliane. Poi vicissitudini di carattere famigliare e personale portano l’artista a cambiare lavoro ed a trasferirsi in diversi luoghi, anche fuori provincia di Modena, soprattutto Parma e provincia, ed interviene un periodo di difficoltà economiche che costringono l’artista

a condividere l’amore per la pittura con altre attività lavorative di grande impegno. Questi momenti difficili per l’artista, anche psicologicamente ne forgiano ulteriormente il carattere, nel frattempo approfondisce la conoscenza della signora Una Frances Kenny (insegnante madre lingua Inglese), già in precedenza conosciutae con la quale inizia una profonda amicizia, che gli sarà di grande conforto e che lo porta a sviluppare contatti a Londra, fino ad esporvi in diversi contesti e con risultati eccellenti per l’interesse che suscitano le sue opere. Queste esperienze anche di carattere internazionale, portano l’artista ad espandere le proprie visioni e creatività, ed oltre alla pittura ad olio Franco aggiunge diverse nuove opere ad acquarello, anche in parte influenzate dall’arte paesaggistica inglese, dimostrando a pieno anche in questa tecnica il suo talento. Dal 2003 conosce a Modena l’attività del Circolo degli Artisti di Modena, diretto dall’autorevole promotore di eventi, Giancarlo Corrado, in arte Gian il Camponese, da questi è incoraggiato ad esporre le sue opere nella prestigiosa sede di via Castel Maraldo, molto conosciuta ed apprezzata a Modena per i tanti maestri che ne frequentavano e ne frequentano gli spazi espositivi. Vi esporrà numerose volte sempre mantenendo alto l’interesse del collezionismo e degli estimatori, e con la stessa associazione esporrà alla Fiera Campionaria di Modena. Al contempo l’incontro col critico d’arte e giornalista modenese Michele Fuoco, espertissimo dell’arte non solo modenese che ne recensisce in varie occasioni l’operato, poi il contatto con il critico Dott. Antonio Castellana, che gli cura alcuni eventi e con il giornalista, curatore e pittore Sergio Poletti di San Martino Spino, ove Franco Garuti nel noto concorso annuale che si tiene nel mese di Agosto a San Martino Spino, in competizione con artisti di altissima levatura, si aggiudica più volte i primi premi. Recentemente forte di tanti successi ottenuti si rimette in contatto col Dott. Franco Bulfarini,

ed entra a far parte degli artisti di Pitturiamo, e dal 2021 si iscrive alla nuova associazione ravarinese “Artisti di Bottega”, presieduta dallo stesso Bulfarini, che conta artisti validissimi provenienti da tutto il territorio nazionale. Qui

Curriculum

2004, Pievepelago (Modena),”Da New York a .. . Pievepelago (collettiva). 2004, Irlanda,The Towers Hotel,Glenbeigh, Kerry,(Personale).2004, Bazzano (Bologna) “Arte e antiquariato”, Rassegna del miniquadro con C.d.A. .2004 Meduno (Pordenone), “64° rassegna del Mini quadro e della piccola scultura”.2005, Modena,44°Fierarte(67° Multifiera di Modena).2005,Mirandola (Modena), (201° Fiera Campionaria).2005 Londra, Willesden Gallery (Brent Artists Register).2005 Bazzano (Bologna), ARTE E ANTIQUARIATO con C.d.A. .2005, S.Agostino (Ferrara), Biblioteca Civica.2005 Modena, OLD GALLERY (Personale).2005, Mirandola (Modena), Concorso Nazionale San Martino Spino (2° Premio).2006, Modena, “Fierarte 2006”.2006, Londra Willesden Gallery con Brent Artists Register.2006, Tenno (Trento), Casa degli artisti “G.Vittone”. 2006, Frassinoro (Modena), Sala Comunale “Incontri d’Arte”. 2006, Guiglia (Modena), Castello del Conventino.2006, Mirandola (Modena), Concorso Nazionale di pittura San Martino Spino (2° Premio). 2006,Mortigliano (Udine),presso Associazione “Artemisia”.2006 Mirandola (Modena), “Da Pico” (Personale).2007, Modena, OLD GALLERY (Personale).2007, Modena, Hotel “Canalgrande” (Personale).2007,Soliera (Modena), Biennale della Città di Soliera (medaglia d’onore). 2007 Mirandola (Modena), Concorso di pittura San Martino Spino (2° Premio).2007, Tenno (Trento), Casa Degli Artisti.2007, Pavullo (Modena), Palazzo dei musei (collettiva).2007, Irlanda, The Towers Hotel, Glenbeigh, Kerry (Personale). 2007, Parma, Castello di Varano de’ Melegari,(Personale). 2007,

riprende da dove aveva iniziato, ma con un percorso di grande prestigio alle spalle per dare voce al soffio dell’arte che nell’animo di Franco Garuti non cessa mai di essere vigoroso.

Medesano (Parma), Incontri d’Arte. 2008,Tenno (Trento), Casa degli artisti. 2008, Mirandola (Modena), presso Café Pico (personale). 2009,Hotel “Parma e Congressi” (personale). 2009, Concorso San Martino Spino (Modena). (premiato). 2010 Punto arte Modena (collettiva). 2010, Towers hotel Glenbeigh, Co. Kerry Eire. 2011, Ashford Castle Mayo Eire. 2011, Brent Town hall London. 2011, Sala Congressi Salsomaggiore – Parma (personale). 2012,Ristornate “Dei Pico”, Mirandola– Modena (personale). 2012, Galway festival, Eire. 2013, Towers hotel Co. Kerry, Eire. 2013, Brent Town hall Londra. 2014, Galleria La Fontanella di Carpi (Modena). 2014,Concorso biennale di San Martino Spino, Mirandola (Modena). 2015,Personale Galleria La Fontanella di Carpi (Modena). 2015, Centro culturale Muratori Modena. 2016, concorso nazionale di San Martino Spino Mirandola (Modena). 2017, Ireland County Kerry. Personale The Towers hotel. 2017, Hotel Parma e congressi collettiva. 2017, concorso nazionale San Martino Spino,Mirandola (Modena). 2018, Londra Rhodes Art Gallery. 2018, Salsomaggiore Terme, sala congressi (personale). 2018, Collecchio, centro culturale villa Soragna. 2019, Mirandola (Modena), Concorso nazionale San Martino Spino.

mail. francogaruti7@gmail.com sito www.francogaruti.it Instagram pitturarte1 tel. 339 3011008

ANNALISA SACCHETTI

Nudo 0026 - olio su legno - cm 30x40

Annalisa Sacchetti nasce a Reggio Emilia, dove vive e lavora. Si diploma come designer e stilista di moda, acquisendo competenze nell’ambito del disegno, appassionandosi allo studio dei materiali e addentrandosi sempre di più nella ricerca degli accostamenti cromatici.

Negli anni Annalisa, grazie anche all’incontro con la religione buddista, rivolge la propria attenzione al proprio sé interiore e capisce che l’arte è la via attraverso la quale ella può trovare lo spazio per la propria necessità di esprimersi.

Il disegno si arricchisce di un nuovo significato e, partendo dal pastello, attraverso l’acrilico, Sacchetti si rivolge all’olio. Frequenta, quindi, un laboratorio di pittura ed inizia a produrre opere che sempre di più coniugano le diverse tecniche.

E così l’olio, più raffinato, viene utilizzato per i particolari minuti riservando al resto l’acrilico. L’acrilico è sempre mantenuto fluido, e viene comunque preferito all’acquerello per la sua minor trasparenza e il maggior impatto.

La materia è uno degli elementi protagonisti delle opere: per i suoi quadri materici, di una materia corposa, utilizza come base dapprima la tela, poi il legno a volte la carta resa più spessa e consistente per mezzo di gessi, sovra spalmati con pazienza.

I quadri della pittrice sono infatti di forte effetto, quasi tutti di notevoli dimensioni.

La sua carriera artistica si snoda parallelamente alle vicende della vita interiore: passiamo dalle prime opere dove ella disegna i fiori di loto, espressione di bellezza nella cultura buddista, alle successive immagini naturalistiche dove raffigura paesaggi ideali, cascate di forte consistenza materica, rocce dalle tinte surreali, spiagge aspre e nerissime. In rari momenti si cimenta in quadri di minor dimensioni dal sapore astratto per le forme e le relazioni fra i colori. Ecco, dunque, che l’artista sente di doversi concentrare sulla figura umana e in particolare su quella femminile. Riaffiorano negli ultimi anni le nozioni di anatomia apprese nei suoi studi più giovanili e ora applicate non più ai modelli della moda, ma alle persone che animano i suoi dipinti.

Abbiamo donne, come quelle qui raffigurate ed esposte ad ArtFair di Parma 2025, dai lineamenti marcati e sensuali. Si scorge subito la tensione del movimento e dell’espressione, appena racchiusa dalla bidimensionalità del quadro, l’accesa femminilità espressa dal contrasto acceso fra i neri dei corpi e i rossi delle labbra. La sua passione per la nitidezza del bianco-nero trova in questi quadri piena realizzazione: esso, infatti, gioca un ruolo perfetto

di sfondo all’elemento ’rosso’, simbolo di femminilità ed intensa emozione.

L’atteggiamento misterioso delle figure femminili, i colori accesi, le linee pure e definite ricordano le forme vigorose di Tamara de Lempicka.

Fin dalla prima personale – al Tcaffè di Parma nel 2019 – Annalisa Sacchetti ha, infatti, puntato sull’abbinamento, che è al tempo stesso un forte contrasto, fra bianco e nero da un lato e rosso vivo, dall’altro. Il titolo della mostra è stato, non a caso, ‘Tradizione Rossa’. Si può dire che questo è il suo canone di lettura, soprattutto oggi che il suo dipingere è giunto a maturità.

Paola Maggiorelli

Nudo 0027 - olio su legno - cm 30x40

mail. annalisa1973.s@gmail.com

Istrangram: annaisasacchettiarte

Facebook: Annalisa Sacchetti

tel. 351 853 3748

Nudo 002 - olio su legno - cm 30x40

ANDREA PICCIONI

Andrea Piccioni è un estroso: scrive, recita, dipinge. Alla pittura si è avvicinato da autodidatta, coltivando una naturalepassione per l’arte moderna e in particolare per l’Espressionismo Astrattoe l’Arte Informale. L’utilizzo di materiali poveri, sabbia, sacchi, legno, ferro, stracci; latela, che tanto ricorda i sacchi del mulino dove trascorse l’infanzia, èstrappata, rammendata, tinta e stinta, grattata con la carta vetrata. Leidee si scompongono e si ricompongono a rappresentare l’ontogenesi diAndrea e la sua mente fervida.

Tele sospese, sospese perché appese, quindi sospese fra cielo e terra, operché in attesa di ulteriori ritocchi? O forse in attesa di essere terminate?

La sospensione del tempo, del pensiero, del gesto, questo regala all’autoreil fare pittura. Il tempo sospeso per fissare le tappe di un percorso, che non prevede soste reali ma solo il continuo fluire dei pensieri.

Ritroviamo in queste tele la proiezione del suo modo di essere: fori chediventano cerchi sul tessuto a favorire lo scambio di emozioni e di idee, lepieghe sulla tela a rappresentare realtà distorte e volti.

Ironico e dissacrante, ma alla fine, in una tela senza tagli o fenditure, ciregala la nostalgia e la dolcezza: un rettangolo che forse è una porta, eun segno rosso che a ben guardarlo potrebbe essere un cuore. I pensierie i sentimenti più preziosi, nonostante il vortice e il continuo vagareattraverso le diverse espressioni artistiche, sono al sicuro.

mail. piccioniandrea35@gmail.com Instagram - andrea_piccioni_art tel. 333.711 3716

FRANCESCA OPPICI

con papaveri” (2026) olio su tela – 40x60

Il percorso artistico di Francesca si configura come un progressivo passaggio da una creatività diffusa e intuitiva a una ricerca pittorica consapevole e strutturata. Dopo una lunga familiarità con pratiche manuali e decorative, l’artista approda alla pittura attraverso un itinerario formativo che le consente di attraversare diverse tecniche – dal disegno all’acquerello, dalla spatola all’olio – maturando un linguaggio capace di coniugare rigore esecutivo e sensibilità lirica. Le opere degli esordi rivelano un interesse per temi tradizionali quali il paesaggio e la natura morta; in queste prime prove emerge già un’attenzione alla composizione equilibrata e alla misura tonale, elementi che prefigurano gli sviluppi successivi. Col tempo, tuttavia, la sua indagine si orienta verso la figura umana, e in particolare verso l’universo femminile, che diviene il vero nucleo della sua poetica.

I volti e i corpi dipinti da Francesca non aspirano alla semplice somiglianza, ma si offrono come spazi di interrogazione identitaria. La figura femminile è colta in una dimensione sospesa, lontana tanto dal realismo descrittivo quanto dalla deformazione espressiva: ciò che interessa all’artista è la possibilità di tradurre sulla tela un sentimento di presenza interiore.

Sul piano formale il suo lavoro dialoga con matrici novecentesche quali l’Art Nouveau, il Déco e la Secessione viennese. Da queste esperienze deriva la predilezione per le linee fluenti, per l’eleganza controllata del disegno e per un’idea di bellezza come armonia mai enfatica. Le figure, sempre misurate e proporzionate, appaiono come ideali classici trasposti in una sensibilità contemporanea, in cui la grazia convive con una sottile inquietudine.

Determinante è l’uso del colore, impiegato non come mero dato decorativo ma come dispositivo emotivo. Francesca alterna tavolozze ridotte, quasi monocrome, capaci di generare atmosfere meditative, a campiture più accese e vibranti, dove la materia cromatica diviene energia visiva.

Swanson” (2025) Olio su tela – 50x70

Ogni opera è il risultato di un equilibrio tra disciplina formale e necessità espressiva, tra memoria delle tradizioni figurative e tensione verso un’immagine attuale del femminile: nel dialogo tra segno, colore e figura, si costruisce così uno spazio poetico in cui il visibile diventa occasione di ascolto e riflessione.

NOTA BIOGRAFICA

Nata e vissuta a Parma, diplomata al Liceo Classico, Francesca da sempre è un’appassionata di tutto ciò che è arte, storia, cultura. I suoi interessi si concentrano principalmente sulle testimonianze del passato: la sua vasta collezione di opere, oggetti e ceramiche è la prova più tangibile di questa passione.

mail: fra.oppici@gmail.com

(2026) Olio su tela –50x70

“Ragazza
“Gloria
“Eterea”

LUD CHAMORRO

Lud Chamorro (Luisa Diaz Chamorro), nata a Málaga, scopre fin da piccola la passione per il disegno, realizzando ritratti della famiglia e degli amici già a dieci anni. A quindici inizia a sperimentare la tecnica dell’olio, sotto la guida del pittore spagnolo Antonio Montiel, nel suggestivo studio del Pasaje Chinitas. Da lui apprende l’arte della copia dal vero e il consiglio fondamentale: non abbandonare mai la pittura. La sua ricerca si concentra sulla luce, sulle espressioni dei volti di persone e animali, e su paesaggi che respirano vita. Ogni opera è un invito alla quiete, un momento sospeso in cui chi osserva può sentirsi accolto dalla delicatezza dei gesti e dalla precisione dei dettagli.

Lud lavora principalmente ad olio e ad acquerello, e ama anche il disegno. La scelta dei soggetti nasce da un’attrazione sincera: studia, si documenta, realizza bozzetti e prepara attentamente inquadrature, valori tonali, composizione e punti focali, fino a portare ogni dipinto al massimo livello. Tra le opere più significative: “A Place to stay”, ritratto di donna con cane che trasmette protezione e intimità; il grande dipinto di montagna con galli forcelli all’alba; la scena tenera di cane e gatto che dormono, commissionata da un collezionista; e la ragazza in strada che abbraccia il suo gatto, piena di poesia e delicatezza.

L’atelier principale di Lud si trova nella via principale di Rivoli, luogo di lavoro e di incontro con gli appassionati, ha anche un suo studio a casa sua Usseaux che rimane un luogo importante per la sua pratica artistica estiva e per i soggiorni di pittura ad acquerello. Le sue opere personali convivono con lo spazio vivo del suo studio. «Quando dipingo mi dimentico di tutto», confessa, «e mi concentro per portare l’opera al massimo livello».

Da ingegnere a tempo pieno ad artista dal 2019, Lud Chamorro ha scelto di seguire la sua vocazione. La sua storia, unita alla forza evocativa delle sue opere, lascia chi osserva colpito e coinvolto, invitando a fermarsi, guardare e sentire.

Atelier Lud Chamorro Art

Via Fratelli Piol 9A, Rivoli, Turin

M / Whatsapp: +39 3275612182

Socials: www.instagram.com/ludchamorroart/ www.facebook.com/LudChamorroart/ www.diazchamorro.it www.diazchamorro.it

email: luisa@diazchamorro.it

László BOTÁR

Il messaggio dei rituali interrotti

Non cerchiamo di trovare un contenuto narrativo, quello di László Botár è esclusivamente pittorico - disegnato in un sistema rigoroso e chiuso, ma non privo di umorismo, cinismo e autoironia. Non mi lascio ingannare dalle condensazioni formali figurative, che suggeriscono contenuti non traducibili in linguaggio. Piuttosto, si tratta solo del suggest - e Della sue surplice esistenza, non di come o cosa sia. Queste opere non hanno una storia narrabile; la loro esistenza inizia dove finisce la parola, il verbalizzabile.

Gli elementi di base della sua iconografia sono forme autonome - le giuste posizioni freddamente contorte di contenuti formali in un’immagine, nel tempo, che giustificano solo la loro esistenza. Con infinito rispetto per la dimensione fisica prescelta, I suoi dipinti formano spesso una superficie che ricorda un rilievo paesaggistico, dove le texture e le strutture intensificano il senso di pulsazione pittorica. Questa qualità realistica, familiare e sconosciuta, è il veicolo della particolare finzione visiva e contenutistica costruita a partire dalla realtà che caratterizza I suoi dipinti.

Le sue opera sono un esempio da manuale di costruzione pittorica organica.

Alla scansione sensoriale (percettiva) e agita della realtà segue la costruzione di immagini costruite a livello di immagine e infine presentate in modo formale e operativo. Così le immagini

sono anche le impronte visive di un pensiero interiorizzato e agito. I gesti che danno forma all’esperienza dell’immagine, gli strumenti e le strutture pittoriche istintive e cognitive, il raddoppiamento simbolico e immaginario del reale e del concreto, rendono tangibile e comprensibile per noi il pensiero operativo.

Forme di ribellione che culminano in gesti e prove di terza dimensione convincono lo spettatore a pensare in dimensioni aggiuntive non più fisiche ma mentali.

Forse è questa l’origine del senso di sacralità che ognuna di queste immagini suggerisce con forza. L’approccio è duplice: da un lato, a un livello mentale molto astratto e, dall’altro, in una serie di rituali interrotti che possono essere seguiti fisicamente.

Questa trascendenza di gesti interrotti e bloccati – I molti aspetti dell’impotenza dell’io - illustra il processo in cui l’artista è già al punto di creazione, dove l’immagine e la problematica pittorica prendono vita, trascinando l’artista con sé attraverso le proprie dinamiche e rendendolo un partecipante disperato e impotente del processo pittorico.

È bene infatti che l’artista possa dissolversi e scomparire nell’immagine. Qui non c’è spazio per un estetismo profano.

2009, Csaba Fazakas - Vienna

Nato il 20 luglio 1959 a Csíkszereda (RO).

Studi: 1978 – Scuola media superiore di musica e arti figurative, Marosvá sárhely. 1984 Accademia di Belle Arti “Ion Andreescu” – Cluj-Napoca.

Per anni ha lavorato come designer (Fabbrica di trattori di Miercurea Ciuc, Syrinx Kft., BPM System Kft., Ambient Team Kft.). Nel frattempo è stato presidente della Hargita Visual Art fino al 2003. Dal 2004 al 2024 è stato responsabile del dipartimento di arti figurative del Centro Culturale della Contea di Hargita.

Dal 2005 organizza regolarmente il campo internazionale di arti figurative FREE Camp a Csíkszereda.

Le sue opere sono state esposte in numerose mostre collettive e personali in Romania e all’estero: Bucarest, Szászrégem, Nagyvárad, Csíkszereda, Nagyszeben, Marosvásárhely, Jászvásár, Sepsiszentgyörgy, ... (RO), Budapest, Stoccolma, Chișinău, Berlino, Los Angeles, Torun, Roma, Parma, Kaposvár, Szigetvár, Dubai, Nagoya... Le sue opere pubbliche si

trovano a Csíkszereda, Csíkszentkirály, Csíkcsicsó e nella miniera di sale di Parajd, ormai sommersa dall’acqua. Le sue opere sono presenti in diversi paesieuropei, asiatici e americani, nonché in Nuova Zelanda.

Dal 1990 è membro dell’Unione Nazionale degli Artisti Plastici Rumeni (UAPR), dal 1994 della Barabás Miklós Céh, dal 1998 al 2005 della Hargita Visual Art, del gruppo Arte MIX Wien, dal 2021 della MAOE – Associazione Nazionale degli Artisti Creativi Ungheresi e dal 1995 dell’Associazione Universale Ungherese delle Arti Figurative di Stoccolma. È uno dei membri fondatori del gruppo di artisti Studio 9. Campi creativi: Gyergyószárhegy, Berlino, Tǻngagärde, Berekfürdő, Zalaegerszeg, Bálványos, Csíkszereda, Homoródszentmárton, Dunaharaszti, Tomajmonostora, Vienna, Aknasugatag, Neptun.

Performance: 2002 - Roma, Accademia di Romania in Roma (IT), 2003 - Kaposvár, Centro Culturale János Vaszary (HU)

MARINELLA DUMITRESCU

Da Marinella Dumitrescu, incontriamo superfici lussureggianti, composte in equilibrio. Le opere sono esplosive, con una grande diversità cromatica. Il modo in cui stende la pennellata suggerisce movimento, dimostrando così l’esperienza plastica. Le opere sono riccamente dinamiche e osservano una certa tattilità della pasta. Marinella Dumitrescu pratica un gestualismo astratto, recando l’impronta della pennellata unica dell’esperienza interiore, dominata da un temperamento dinamico. Sono equilibrate dal punto di vista compositivo, aperte a qualsiasi sperimentazione plastica. Le opere assorbono e spingono alla meditazione. Concepite in uno spazio di intervallo, situate sopra il suolo, si accumulano in rarefatte impronte cromatiche, ricordi di esperienze diurne, modificate dalle vibrazioni della luce.

Luiza Barcan critico d’Arte

UniversitàNazionale di Arte di Bucarest, sezione PITTURA. Prof. Horea Paștina e Alexandru Chira

Master in Pedagogia dell’Arte, prof. Elena Scutaru.

Membrotitolare UAP / Filiale pittura / Bucarest.

Mostre personali :

Francoforte sul Meno Passau

Gallerie Orizont , CĂMINUL ARTEI , Simeza , Biblioteca Centrale Universitară, IstitutoItaliano di Cultura , ARTEX / Râmnicului Vâlcea , Sala C -tin Brâncuși / Târgu Jiu , GalleriaAmfitryon / Hărman , Galleria Madrigal , Sala C - tin Brâncuși / Palazzo delParlamento .

Numerose mostre collettive in Romania, Spagna e Argentina .

PREMI

VincitoredellasezionepitturadelSaloneNazionaled’Arte / Palazzo delParlamento , 2017

Nomination per ilpremio - SalonePiccolo/ CĂMINUL

ARTEI. , 2017

Biennale Internazionale di Pittura / Alexandru Ciucurencu - Tulcea / terzopremio - 2021

Nomination per ilpremio / Biennale di Pittura , Ștefan Luchian - 2023

Premio speciale dellagiuria / Biennale di PitturaAkexandru Ciucurencu - Tulcea , 2023

Nomination / Biennale Ștefan Luchian , Botoșani-2025

mail. marinella_dumitrescu@yahoo.com cell .- 0730 203 114 .

CORRADO ALDERUCCI

Sarebbe un errore pensare alle opere di Corrado Alderucci come una derivazione cubista, un inserimento attuale nell’area storica di Picasso, Braque, Leger e Duchamp, che racchiudeva “l’oggettivazione di tutte le relazioni fisiche e psichiche inerenti il motivo figurale”. In Alderucci il meccanismo cubista si mutua in apertura poetica, le deformazioni selvagge in sintesi di forme con una precisa volontà di chiarezza, i piani che ritmicamente si scandiscono a rivelare le immagini, hanno origini grafiche in una geometria che impegna intelletto e ragione ma soprattutto istinto e intuizione.

Le personali alchimie di Alderucci sono sospinte dall’urgenza di fare pittura, di creare e ricreare paesaggi, figure e oggettial di fuori del formale senza entrare direttamente nell’informale. Da questa dinamica tensione prendono vita rinnovata aspetti veristi avvolti e coinvolti da un processo culturale che si può identificare nel tumultuoso

ambiente dove gli spaccati reali emergono senza dominare, spesso soltanto dati essenziali per collegare i rapporti tonali nella sinuosità delle “onde” o nel rigore delle “strutture” triangolari, rettangolari ma sono sempre le curve ad imporre il ritmo totale della composizione.

Corrado Alderucci si presenta con molta umiltà e tanto timore, umiltà nel non sentirsi un nuovo profeta dell’arte e timore per la consapevolezza di proporre al pubblico elaborati ritenuti difficili come presa visiva.

Ed è un altro errore in quanto la leggibilità delle opere di Alderucci non è da porsi in dubbio, un attenta analisi porta all’individuazione degli elementi primari e di quelli secondari in una precisa e suggestiva fusione narrativa. Vittorio Bottino

mail. corrado.alderucci@asa-pro.it cell . 393.171 6518

FRANCESCO DI MARTINO

Nato a Caltagirone, la Faenza della sicilia, frequenta l’istituto d’arte per la ceramica conseguendo il titolo di Maestro d’Arte. Trasferitosi a Torino si iscrive all’accademia Albertina e ottiene il diploma in discipline plastiche seguito dallo scultore artista Sandro Cerchi. Si impegna nell’insegnamento d attività artistiche nelle scuole dell’obbligo di 1° e di 2° grado. Da anni si dedica alla ceramica sonora.

Ha partecipato a molte manifestazioni, mostre collettive e concorsi nazionali riportando lusinghieri successi. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, vive e lavora a Torino dove tiene corsi di ceramica Le figure

geometriche piane e solide sono le forme più semplici e facilmente leggibili da tutti, piccoli e grandi. L’autore ha utilizzato queste forme per realizzare delle immagini altrettanto comprensibili: il toro, il cavallo, l’elefante, etc.

Ciò è stato possibile mediante una particolare ricerca e approfondito studio di “manipolazione intellettiva” delle forme geometriche con lo scopo finale di ricavare delle sculture sonore. Infatti tutti gli elaborati sono oggetti in ceramica con un denominatore comune: soffiando in una parte ben definita emettono un suono.

UMBERTO BOCCIONI:

un futurista nato in Calabria

Umberto Boccioni è considerato il più prestigioso rappresentante del Futurismo, per quanto riguarda le arti visive. I suoi studi sul “dinamismo plastico” influenzeranno l’arte del XX secolo.

Boccioni nasce a Reggio Calabria ma, a causa del lavoro del padre è costretto a spostarsi in diverse città nel corso dell’infanzia. Sarà proprio questo suo viaggiare ad aiutarlo a sviluppare quell’apertura mentale che renderà rivoluzionaria la sua ricerca artistica.

Boccioni a diciotto anni pubblica il suo primo romanzo, Pene dell’anima.

Solo a vent’anni si avvicinerà alla pittura, dopo essersi trasferito a Roma nel 1901. Nella capitale conosce infatti gli artisti Gino Severini, Giacomo Balla e Mario Sironi, con cui stringerà una decennale amicizia.

Compie un viaggio attraverso l’Europa, per conoscere le Avanguardie artistiche. Si reca a Parigi, in Russia e a Monaco di Baviera.

Tra un viaggio e l’atro, nel 1907 si iscrive alla Scuola libera del Nudo del Regio Istituto di Belle Arti di Venezia.

Sarà Milano la città che trasmetterà a Boccioni quell’energia e quel dinamismo che condurrà alla nascita del futurismo. Comincia a frequentare il pittore Previati, che lo avvicinerà all’arte simbolista, e conoscerà Filippo Tommaso Marinetti e Carlo Carrà. Con loro (e con gli artisti Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini) Boccioni darà vita al Futurismo nelle arti figurative, grazie alla pubblicazione del Manifesto dei pittori futuristi nel 1909 a cui farà seguito il Manifesto tecnico del movimento futurista l’anno dopo.

A Boccioni è attribuita la paternità del “dinamismo plastico”, tecnica basata sulla rappresentazione della simultaneità del movimento nelle arti figurative. Un esempio è l’opera scultorea Forme uniche della continuità nello spazio (1913). Raffigurata anche sulla moneta da venti centesimi!

Oltre che artista di talento, Umberto Boccioni era anche un attento teorico dell’arte, scrive: Pittura Scultura Futuri-

ste e Dinamismo Plastico. Entrambe pubblicate nel 1914.

Nel 1915 l’Italia prende parte alla Prima Guerra Mondiale. I futuristi sono favorevoli all’intervento militare e Boccioni si arruola volontario assieme ad un gruppo di artisti nel Corpo nazionale volontari ciclisti automobilisti. Durante i mesi in trincea l’artista si ricrederà circa l’eroismo guerriero e l’onore di poter combattere per la propria patria. Boccioni perderà la vita pochi anni dopo cadendo da cavallo nel 1916, a soli trentatré anni.

Nelle opere di Boccioni si percepisce subito l’energia, il movimento, la tensione. Filippo Tommaso Marinetti scrisse di lui: “Ha un’anima avventurosa e inquieta di lottatore, attratto di volta in volta dall’azione violenta e dal sogno”.

Da Pietrasanta a Lucca con Giovanni Boldini, a Pisa con Ligabue, Sandro Botticelli e l’ampia collettiva “Belle Époque. Pittori italiani a Parigi nell’età dell’Impressionismo”.

La fine anno 2025 e l’inizio 2026 sono pullulanti di personali, collettive e altri momenti di arte in Toscana. Pietrasanta – dopo le collocazioni della “Venere” e del “Volo d’angelo” rispettivamente di Giovanni Balderi e Novello Finotti nel Viale San Francesco per l’arricchimento del parco della scultura Contemporanea noto a livello internazionale – attende due veri e propri eventi quali l’apertura del Museo Mitoraj, e la marmorea monumentale scultura dedicata a Leone X di Gabriele Vicari in fase di realizzazione.

Oltre che a Lucca dove sino all’inizio di giugno si terrà presso lo spazio dell’ex cavallerizza di Piazzale Verdi “La seduzione della pittura”, raffinata mostra con un centinaio di opere di Giovanni Boldini, penso più che opportuno passare le coordinate a Pisa, dato che a Palazzo Blu è protagonista sia Alessandro Filippeti, in arte Sandro Botticelli (1445-1510), sia, sino al 7 aprile, la magnifica, ampia e visitatissima mostra di gruppo corredata da un esaustivo catalogo “Belle Époque. Pittori italiani a Parigi nell’età dell’Impressionismo” a cura di Francesca Dini. Partendo dalle sue parole per cui “Questo viaggio pittorico nella Belle Époque parigina nasce dalla necessità di storicizzare aspetti importanti della pittura italiana che il nostro

mercato dell’arte anche internazionale molto apprezza, ma che la storia dell’arte fatica a situare in una corretta scala di valori”, tutta la mostra è arricchita dalle opere e da adeguate documentazioni sulla vita personale e sull’attività artistica di Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini, Edoardo Gelli, John Singer Sargent, Edgar Degas, Camille Pissarro, Adolfo Tommasi, Vittorio Matteo Corcos, Federico Zandomeneghi, Alfredo Sisley, Alcestre Campriani, James Tissot e altri.

E’ infine sempre a Pisa che si celebra Ligabue con “Il ruggito dell’anima” presso gli Arsenali Repubblicani, ospitando dipinti raffiguranti autoritratti, belve feroci e non solo, come notizie sulla vita del noto pittore nato a Zurigo, morto a Gualtieri nel 1965.

Lodovico Gierut

Critico d’arte e giornalista Foto.

-Osservando ‘Colazione in giardino’ di Giuseppe De Nittis.

- Opere di Federico Zandomeneghi, Camille Pissarro...

- Documentazioni.

L’ ATTUALITA’ DI ANTONIO BUENO

Antonio Bueno, un pittore spagnolo ma vissuto perlopiù in Italia, si può considerare a tutti gli effetti un artista “attuale”. I suoi lavori si caratterizzano per una continua ricerca tecnica e poetica che attraversa diverse fasi contrassegnate da un forte legame con l’arte rinascimentale italiana, la pittura moderna spagnola e la pittura che gli è contemporanea, ossia quella del Novecento.

Dopo aver frequentato l’ambiente parigino si sposta a Firenze nel 1940 insieme al fratello Xavier, anch’egli pittore, formando un sodalizio artistico familiare destinato a durare un decennio, periodo fertile di studio e sperimentazione per entrambi i fratelli. In quegli anni i due pittori si avvicinano ad Annigoni e Sciltian dando vita a un gruppo “I pittori moderni della realtà” i quali affermano il primato del realismo contestando il dilagante informale dell’epoca e, in generale, la pittura non figurativa. Nel contempo Antonio Bueno affina il suo talento e il suo mestiere adoperandosi con meticolosa cura e tenacia: recupera la sapienza della bottega cinquecentesca e conosce più a fondo le poetiche rinascimentali.

E’ tra i pochi pittori che si mettono in gioco su tutti i piani, compreso quello della perizia artigianale ( si sceglie, come gli antichi, i pigmenti, li macina, si esercita a fare personalmente la classica imprimitura delle tele , etc.) e investe lo stesso impegno e tempo nella sperimentazione interna ai linguaggi contemporanei. L’orizzonte della sua poetica è attuale ma le ra-

dici affondano nell’antico. Di fatto la sua è una splendida e appassionata pittura, basta osservare i quadri per accorgersi della raffinatezza e dell’eleganza che li distinguono. Dipinge sovrapponendo diversi strati di velature richiedenti tempi lunghi di asciugatura per ottenere quegli effetti di delicatezza e di chiarore che appaiono così “naturali”.

Con l’inizio degli anni Cinquanta si scioglie il sodalizio dei fratelli Bueno ed emergono le rispettive differenze espressive; per Antonio inizia il cosiddetto periodo “neometafisico”, carico di un sottile lirismo. La sua pittura vive allora di soggetti rarefatti, racchiusi dentro diafane strutture, tra piani e spazi circoscritti che rimandano ad influenze di Mondrian. Uovo, pipe, righello, poche cose in infinite varianti, si presentano allo spettatore. Catturando anche influenze classiche (Pala di Brera): l’artista ricrea il silenzio e l’enigmatico incanto di Piero della Francesca e lo omaggia attraverso i suoi dipinti. Infatti l’uovo ricorrerà indirettamente anche nei suoi più recenti lavori in quanto vi sarà inscritta la testa dei suoi personaggi.

Le composizioni neometafisiche finiscono anch’esse per confliggere all’interno della poetica di Antonio Bueno; nell’ultimo periodo si stemperano i contrasti e sulle tele prevale infine una calma senza tempo. Compaiono le sequenze di Giovanette, di Concertini, di Marinaretti, opere apparentemente rasserenanti, in realtà complesse e sommersamente inquiete. Anche in questi lavori si palesa l’attualità dell’artista. I volti hanno i particolari insignificanti, quasi che occhi, naso, bocca, orecchie, non servissero più per comunicare. L’assenza di dialogo dietro la superficiale leggerezza tradiscono una fragile quiete e rivelano un’umanità assente, senza dialogo né personalità. Antonio Bueno ci presenta un prototipo, un essere umano silente in un “non luogo”, ossia affiora il timore di un’alienazione latente nelle sue raffinate e paciose figure che rimandano alla nostra contemporaneità. E’ sicuramente uno dei più grandi pittori del nostro Novecento

Bertozzi & Casoni:

la

metamorfosi sublime tra porcellana e rifiuto a Capodimonte

Bertozzi & Casoni: la metamorfosi sublime tra porcellana e rifiuto a Capodimonte

NAPOLI – C’è un fauno sospeso a testa in giù dal soffitto, come una moderna, tragica Pietà. Accanto, una lussureggiante composizione di fiori, frutta e immondizia di porcellana sembra crescere da un vaso crepato. Non siamo in un bizzarro dreamscape surreale, ma nelle sale dell’Appartamento Reale del Museo e Real Bosco di Capodimonte, dove dal 5 dicembre 2025 al 26 aprile 2026 va in scena “Bertozzi & Casoni. Metamorfosi”.

La mostra, curata dal direttore del museo Eike Schmidt e da Diego Galizzi, segna un ritorno carico di significato. Il duo artistico italiano – formato da Giampaolo Bertozzi (1957) e Stefano Dal Monte Casoni (1961–2023) – mosse i primi passi ispirato dalla leggendaria mostra Civiltà del Settecento allestita proprio a Capodimonte nel 1980. Oggi, a oltre quarant’anni di distanza, portano in quelle stesse stanze circa venti opere che sono un atto di amore, di sfida e di radicale trasformazione.

Il titolo “Metamorfosi” è la chiave di tutto. Operativo su due livelli: quello della materia stessa – la ceramica che, attraverso il fuoco, muta stato in un alchemico processo di creazione – e

quello dei soggetti rappresentati, in perenne transito tra bellezza e decomposizione, sacro e profano, classico e contemporaneo. Il risultato è un iperrealismo esasperato, tattile e ingannevole, percorso da una vena ironica e profondamente critica. Il percorso si snoda tra i Saloni di rappresentanza del primo piano, creando accostamenti volutamente spiazzanti. Nel Salottino pompeiano, ad accogliere il visitatore, c’è Rocco (2025), una sontuosa composizione di trofei di caccia in porcellana che gioca con l’estetica barocca della sala. Poco oltre, nel Salone delle Feste, troneggia il Fenicottero degli stracci (2025), una rivisitazione in ceramica policroma della celebre Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, opera che sintetizza alla perfezione la poetica del duo: l’eterno, il classico (il fenicottero/venere), contaminato e rigenerato dallo scarto contemporaneo.

È nell’installazione Chicco House (2005), posta al centro della preziosa Sala della Culla, che l’ironia si fa più pungente. Una casetta giocattolo dai colori vivaci è invasa da scimmiette irrequiete e circondata da pacchetti di sigarette, resti di cibo e oggetti di consumo. Un’immagine che scardina l’innocenza dell’infanzia, trasformandola in una allegoria del disordine e dell’eccesso della società adulta.

La mostra di Capodimonte non è solo una retrospettiva, ma una site-specificinstallation di rara intelligenza. Dimostra come un museo di tradizione possa farsi palcoscenico vivo per la ricerca artistica più attuale, senza tradire la propria anima ma arricchendola di nuovi, potenti significati. Bertozzi & Casoni ci costringono a guardare due volte: una per ammirare la perfezione tecnica, l’altra per interrogare il nostro scomodo, splendido disordine.

INFORMAZIONI:

• Mostra: Bertozzi & Casoni. Metamorfosi

• Dove: Museo e Real Bosco di Capodimonte, Appartamento Reale (primo piano)

• Quando: 5 dicembre 2025 – 26 aprile 2026

• Orari: 8.30-19.30 (ultimo ingresso 18.30). Chiuso il mercoledì.

• Biglietto: Incluso nel biglietto d’ingresso al museo. Acquisto consigliato online: capodimonte.cultura.gov.it/ biglietti/

• Curatori: Eike Schmidt e Diego Galizz

CAPODIMONTE, Napoli: Il Museo che Vive in un Bosco

Capodimonte è un complesso unico al mondo dove l’eccellenza dell’arte dal Rinascimento alla contemporaneità si fonde con la bellezza della natura, offrendo un’esperienza culturale e di relax indimenticabile.

A Napoli, dove i contrasti convivono in un audace equilibrio, si eleva un luogo che di quell’armonia è l’espressione più sublime. Non è un semplice museo, né un semplice parco. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte è un universo a sé stante, un’oasi di bellezza abbarbicata su una collina, sospesa tra il caos vitale della città e l’infinito azzurro del golfo. È il dialogo perfetto e secolare tra la mano dell’uomo e il respiro della natura, tra lo splendore della pittura e il fruscio delle fronde.

Le sue radici affondano lontano, negli sfarzosi palazzi dei Farnese, una delle dinastie più influenti del Rinascimento. Da lì, da Parma e Roma, giunge il cuore pulsante della sua collezione: il leggendario Tesoro Farnese. Quando Carlo di Borbone ereditò quel patrimonio di capolavori – opere di Tiziano, Raffaello, Parmigianino – volle per esso una cornice altrettanto maestosa. Nel 1738 nacque così l’idea di una Reggia di Caccia sulla collina di Capodimonte. Il palazzo, solenne ed elegante, non fu concepito solo per esibire potere, ma per custodire la bellezza. Era la realizzazione di un sogno illuminato: donare al Regno di Napoli un faro culturale senza eguali. Oltrepassarne la soglia significa intraprendere un viaggio emozionante attraverso i secoli. Le sale, ancora perme-

ate dall’aria di corte, guidano il visitatore di meraviglia in meraviglia. Ecco lo sguardo penetrante di Papa Paolo III ritratto da Tiziano, carico di una sapienza mondana che sfida i secoli. Poco oltre, la dolcezza rivoluzionaria della “Madonna col Bambino” di Masaccio segna l’alba del Rinascimento. Poi, la luce drammatica di Caravaggio irrompe nella Flagellazione, un vortice di pathos e realismo che toglie il fiato.

Ma Capodimonte è, inesorabilmente, anche Napoli. La sua seconda anima è la straordinaria collezione di arte napoletana, un tributo alla scuola che dal Medioevo al Settecento ha brillato di luce propria. Il racconto prosegue, appassionato, attraverso le opere di Simone Martini, Jusepe de Ribera, Luca Giordano e Francesco Solimena, testimoniando una città da sempre crocevia di geni.

E quando si crede di aver visto tutto, il museo sorprende ancora: negli stessi Appartamenti Reali, tra arazzi e porcellane, compaiono opere di Andy Warhol, Alberto Burri, Jannis Kounellis. È una scelta coraggiosa e visionaria, che instaura un dialogo diretto tra contemporaneo e antico, dimostrando come la bellezza sia un linguaggio eterno.

Tuttavia, l’incantesimo di Capodimonte sarebbe incompleto senza il suo Bosco Reale. Questi 134 ettari di verde non sono un semplice giardino, ma un teatro di natura concepito per stupire. Viali che si snodano tra querce, lecci e maestosi pini domestici, radure che si aprono a sorpresa su scorci del golfo, antiche fabbriche e fontane silenziose. È il luogo dove l’arte si assimila, dove lo sguardo, sazio di capolavori, trova ristoro nella purezza del paesaggio. Famiglie, sportivi, studenti si appropriano di questo spazio, rendendolo vivo e contemporaneo quanto le opere custodite nel palazzo.

Perché Capodimonte è unico? Perché qui la cultura non è un concetto astratto o confinato. È un’esperienza totale che coinvolge la mente e i sensi. È la possibilità di contemplare un Caravaggio al mattino e di perdersi in un bosco al pomeriggio, di camminare tra i ritratti di una corte e poi sedersi su un prato con Napoli distesa ai propri piedi. È il trionfo di un’idea semplice e profonda: l’arte e la natura sono entrambe nutrimento essenziale per l’anima. Un luogo che non si limita a conservare il passato, ma che respira nel presente, invitando chiunque varchi i suoi confini a vivere, anche solo per un giorno, la straordinaria esperienza di un’immersione totale nella bellezza.

Regine al Potere:

Dietro le Quinte della Storia Europea in una Mostra a Caserta

CASERTA – Le loro immagini ci sono familiari attraverso ritratti ufficiali: sguardi austeri, abiti sontuosi, gioielli che testimoniano uno status sublime. Ma chi erano veramente le donne dietro le corone? La mostra internazionale “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”, in programma dal 20 dicembre 2025 al 20 aprile 2026 nella Gran Galleria della Reggia di Caserta, si propone di scavare oltre la superficie dorata della rappresentazione. Curata da Manuela Vaccarone, l’esposizione riunisce oltre 200 opere per raccontare come le sovrane, da Elisabetta Farnese a Maria José del Belgio, siano state strateghe, mecenati e fondamentali “ingranaggi” diplomatici nella macchina dell’Europa tra Settecento e primo Novecento. Il percorso non è una semplice galleria di biografie, ma un’indagine approfondita sul potere al femminile, osservato nel suo duplice aspetto di dovere pubblico e spazio privato. Attraverso dipinti di artisti del calibro di Élisabeth Vigée Le Brun, Antonio Rafael Mengs e Jean-Baptiste Wicar, ma anche attraverso abiti cerimoniali, oggetti d’arredo, libri e strumenti musicali, la mostra svela l’intricata trama di alleanze, educazione, maternità e gusto personale che definiva l’esistenza di una regina. Molte delle opere provengono dai depositi della Reggia stessa e sono esposte per la prima volta, offrendo una nuova lettura di un patrimonio spesso nascosto.

Il racconto si snoda attraverso le vicende di quattro dinastie – Farnese, Borbone, Murat e Savoia – che hanno governato il Regno di Napoli e delle Due Sicilie, posizionando la città e la sua splendida reggia come crocevia culturale e politico del continente. Si scopre così che il cammino per “diventare sovrane” iniziava nell’infanzia, con un’educazione ferrea che univa discipline accademiche, arte della conversazione e una profonda consapevolezza del proprio ruolo come future “strumenti” di alleanza. I matrimoni, fastosi eventi carichi di simbolismo, erano infatti il primo, cruciale atto politico che queste donne compivano, rimescolando le sorti degli stati.

Una volta al fianco del re, la loro influenza si esercitava in campi molteplici. La maternità, ad esempio, non era mai un fatto meramente privato, ma la garanzia stessa della continuità dinastica, un evento carico di aspettative pubbliche. La loro presenza nei ritratti ufficiali e nelle cerimonie di corte costruiva e consolidava l’immagine pubblica della monarchia. Ogni gesto, dall’etichetta rigidissima che scandiva le giornate alla scelta degli arredi per le proprie stanze private, diventava un’affermazione di potere e gusto. Ed è proprio in questi spazi più intimi che emerge la personalità individuale: il tempo sottratto agli obblighi ufficiali da dedicare a studi scientifici, passioni musicali o alla cura di giardini e collezioni d’arte. Elemento di straordinario interesse è il restauro “a cantiere aperto” del grande dipinto “La partenza di Elisabetta Farnese da Parma dopo le nozze” di Ilario Spolverini. I visitatori potranno osservare dal vivo, nella Pinacoteca della Reggia, il delicato lavoro degli specialisti su un’opera iconica. Quel viaggio della giovane Elisabetta verso la corte di Spagna segnò l’inizio di una catena dinastica che avrebbe profondamente legato l’Italia all’Europa, portando infine i Borbone sul trono del Regno delle Due Sicilie. Un’operazione di trasparenza che permette di vedere la storia prendere vita, sottolineando il legame inscindibile tra conservazione e narrazione.

“Regine” si annuncia come una mostra ambiziosa, che sfida la prospettiva tradizionale per guardare alla Storia attraverso lo sguardo di chi, spesso relegato a

un ruolo di comparsa, ne ha invece influenzato percorsi e culture. La sfida curatoriale, in un racconto che abbraccia due secoli e una galassia di personaggi, sarà evitare la frammentazione e tessere tutte queste storie in un racconto coerente e avvincente. L’opportunità per il pubblico è unica: entrare nella Reggia, simbolo stesso di potere e magnificenza, e scoprire le donne che, tra quelle stesse mura, hanno davvero contribuito a tessere l’Europa moderna.

Informazioni:

Mostra: “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”

Sede: Reggia di Caserta, Gran Galleria del Palazzo Reale.

Periodo: 20 dicembre 2025 – 20 aprile 2026.

Curatrice: Manuela Vaccarone.

Note: Biglietti, orari e informazioni dettagliate sono disponibili sul sito ufficiale della Reggia di Caserta. Si consiglia la verifica preventiva.

Tra analogico e Caravaggio:

il mondo disegnato da Daniele Cellini, voce emergente del fumetto italiano.

In un’epoca in cui l’arte visiva è sempre più contaminata da tecnologie digitali e intelligenza artificiale, il fumetto rimane uno dei linguaggi più puri e umani per raccontare storie, emozioni e visioni del mondo. Daniele Cellini, giovane fumettista calabrese classe 2000, rappresenta una delle voci emergenti più interessanti della scena italiana contemporanea. Nato a Cosenza e formatosi tra la Scuola del Fumetto della sua città e la Scuola Italiana di Comix di Napoli (dove oggi risiede), Cellini ha già al suo attivo numerose pubblicazioni in antologie e volumi collettivi, lavorando sia come disegnatore che come autore completo. Il suo percorso artistico, partito dagli esordi studenteschi nel 2019, lo vede oggi impegnato in progetti ambiziosi, tra cui collaborazioni con editori indipendenti e un’opera ispirata a Caravaggio. In questa intervista, Daniele ci apre il suo mondo creativo: dal processo di nascita di una storia a fumetti, ai ritmi di lavoro artigianali, fino alle sue convinzioni profonde sul futuro della nona arte. Un dialogo sincero che celebra la manualità, l’idea creativa e la resistenza del fumetto come forma d’arte irrinunciabile.

D. Ti andrebbe di presentarti? Chi è Daniele Cellini e qual è il suo percorso artistico? Cosa fai? Come sei diventato fumettista?

R. Sono un artista cosentino.Ho studiato fumetto e sceneggiatura alla Scuola del fumetto di Cosenza e in seguito fumetto e

colorazione digitale alla Scuola italiana di Comix di Napoli, dove attualmente vivo.Terminati gli studi, nel 2023 ho iniziato a lavorare come fumettista, illustratore e docente.

D. Come nasce una storia a fumetti?

R. Per spiegare come nasce una storia a fumetti è bene analizzare i diversi ruoli che ci sono nel settore, almeno i principali: lo sceneggiatore (che si occupa di realizzare la trama e la sceneggiatura di un fumetto), il disegnatore (che spesso si divide a sua volta in matitista e inchiostratore), il colorista, il letterista (che si occupa di inserire i dialoghi nelle pagine), il copertinista e l’editore. A volte si può ricoprire più di un ruolo. Questo lo si vede spesso nelle Graphicnovel, dove il fumettista diviene un autore completo e quindi ricopre il ruolo di sceneggiatore, disegnatore, colorista e letterista.Nel mio caso, ho lavorato sia come disegnatore, sia come autore completo.

D. Quanto impieghi per fare un fumetto?

R. Solitamente per realizzare una pagina a fumetto impiego un giorno e mezzo: un giorno per realizzare una pagina a matita e mezza giornata per inchiostrarla. Ovviamente i tempi possono velocizzarsi nel momento in cui ho scadenze più strette. Attualmente sto realizzando in un giorno due pagine a matita e tre inchiostrazioni.Per colorare una pagina, invece, poco meno di una giornata.

D. Quali sono i fumetti che hai creato?

R. Andrò in ordine cronologico. Il mio primissimo fumetto è stato nel 2019, quando ero ancora uno studente. Ho realizzato un fumetto di due pagine per la ventesima edizione di Moda Movie.

Una volta conseguiti gli studi:

- 2023 - la storia “D’un tratto il gabbiano raffreddò il vulcano” nel primo volume di “Polpa Napoletana”, edito da “Homo Scrivens”.

- 2023 - come autore completo, la storia “In Neon” nel volume Face Off, edito da “Round Robin Editrice”.

- 2023 - illustratore per il film “Home Education: le radici del male”, prodotto da “Indiana Production” e “Warnerbros Italia”.

- 2023/24 - docente di fumetto per la seconda edizione di “Un fumetto per l’ambiente”, organizzato dall’ente CMEA presso l’istituto superiore F. Grandi di Sorrento.

- 2024 - la storia “Qualcosa di Interessante” nel volume “Libro Viola”, edito da “Bugs Comics”.

- 2025 - la storia “René” nel volume “Oneshot Magazine”, edito da “Orapro Comics”.

- 2025 - come autore completo, la storia “Hawk” nel volume “Funamboli - sul filo della tempesta”, edito da “Dominio Pubblico”.

- 2025 - la storia “Gattini Sorrentini - in gita ai ninfei”, edito da CMEA comics.

Attualmente sto lavorando a due fumetti. Il primo è il volume tre della miniserie “Burton”, edito da “Greenmoon comics”. Il secondo invece è un fumetto che si ispira alle opere della Misericordia di Caravaggio ed è sponsorizzato dal museo Pio Monte della Misericordia. Entrambi dovrebbero uscire nel 2026.

D.Usi dei programmi o fai tutto a mano?

Il metodo di lavoro che utilizzo per disegnare una pagina è analogico. Quindi tutto a mano. Per quanto riguarda il colore invece uso il metodo digitale ( Photoshop).

D. C’è un fumetto a cui sei più affezionato?

R. Il fumetto a cui sono più affezionato è “Hulk: Grey”, scritto da Loeb e disegnato da Sale.

D. Cosa ne pensi della scena contemporanea del fumetto nazionale e mondiale? Come vedi il futuro della letteratura disegnata?

R.Io credo che il fumetto non morirà mai. Sono consapevole che oggi l’IA sta prendendo sempre di più il sopravvento, ma il fumetto è arte al cento per cento e ciò significa che dietro il lavoro di un fumetto devono esserci un processo creativo ben definito e una forte idea. Il fumetto, proprio come il cinema o il romanzo, è un mezzo attraverso il quale raccontare sé stessi e la propria visione del mondo. L’uomo ha bisogno di arte nella propria vita e per questo ha bisogno del fumetto. La IA non può minimamente sostituire tutto ciò.

D. Sogni futuri?

R. Non ho alcun sogno in futuro riguardo al mio lavoro, se non quello di continuare a farlo per tutta la vita.

Dall’intervista con Daniele Celliniè emersa una visione limpida e appassionata: il fumetto non è solo un mestiere, ma un modo autentico di esistere artisticamente, radicato nella manualità e nell’idea personale. In un contesto in cui le tecnologie digitali e l’IA pongono sfide continue, la sua scelta di preservare il tratto analogico per il disegno – affidando al digitale solo la colorazione – è significativo atto di resistenza creativa. A 25 anni, con un portfolio già ricco di collaborazioni e progetti in cantiere (dal noir/sci-fi di “Burton” all’omaggio caravaggesco), Cellini incarna il rinnovamento della scena italiana: giovane, formatosi nelle scuole del territorio, proiettato verso editori indipendenti e festival. Il suo “sogno” di continuare per tutta la vita è forse il più bel manifesto possibile per chi crede ancora che la letteratura disegnata abbia un futuro luminoso, purché resti profondamente umana.

Alessandra Primicerio (critico d’arte)

L’Arte di Khaled Staityia.

Un Ponte tra Palestina e Calabria, tra Dolore e Bellezza.

L’arte di Khaled Staityiarappresenta uno dei ponti più suggestivi e commoventi tra la Palestina contemporanea e Italia meridionale, in particolare la Calabria. Artista originario di Nablus, formatosi in un contesto di resilienza e conflitto, Khaledha saputo trasformare il dolore collettivo in un linguaggio visivo universale, dove il colore non è semplice ornamento ma strumento primario di emozione, memoria e speranza.

Il suo cammino artistico inizia precocemente in Palestina: incoraggiato da una famiglia sensibile all’estetica – il nonno decorava le pareti domestiche con riproduzioni classiche, il padre disegnava scene vivide di musicisti e uccelli – Khaled sviluppa fin da bambino una pratica intensa del disegno. A quattordici anni passa all’olio su grandi formati; a poco più di vent’anni vince il primo premio nazionale per giovani artisti palestinesi (2005) e inizia a lasciare murales nella sua città, sotto l’egida del Ministero della Cultura. Questi esordi già rivelano la vocazione pubblica della sua arte: non contemplazione solitaria, ma dialogo con la comunità.

L’incontro con la Calabria, nel 2010 circa, segna una svolta decisiva. Iscrittosi all’Università della Calabria per studiare Storia dell’Arte (laurea magistrale nel 2016), Khaled si confronta con un paesaggio radicalmente diverso da quello collinare e aspro della West Bank: le montagne della Calabria, la luce cristallina, i blu puri e le gradazioni aperte degli spazi montani lo spingono verso campiture più ampie, ritmi meditativi e una calma contemplativa che mitiga l’intensità emotiva precedente. Come lui stesso racconta, già il secondo giorno in Italia sale su un monte con carta e colori per catturare quella nuova visione del mondo naturale. Il paesaggio calabrese diventa così non solo soggetto, ma coautore del suo stile: introduce una dimensione di respiro e apertura, quasi una catarsi cromatica.

Il corpus dell’artista si articola in quattro linee principali, tenute insieme da un uso magistrale del colore e dall’energia emotiva:

- Paesaggi: studi intensi sul colore e sulla luce, influenzati dalla Calabria, che trasformano il reale in spazio interiore meditativo.

- Opere astratte: frammentazione e dispersione degli elementi per trasmettere direttamente impulsi emotivi, senza mediazioni narrative.

- Lavori politici: qui il dolore palestinese – in particolare la sofferenza di Gaza – non viene illustrato in modo didascalico, ma sublimato attraverso astrazione, scomposizionee contrasti cromatici. Il colore diventa strumento per rendere visibile l’invisibile: ferite esistenziali, memoria traumatica, tensione tra tragedia e speranza. Khaled evita la rappresentazione diretta della violenza, preferendo una bellezza austera che costringe lo spettatore a una partecipazione attiva, a completare il significato.

- Murali e sculture: spesso in ferro, materiale che ama per la sua durezza e per la sfida di piegarlo a forme organiche e dinamiche. La trasformazione dalla rigidità metallica alla vitalità espressiva riflette la sua poetica complessiva: convertire il rigido in sensibile, il dolore in eloquenza. Tra le opere calabresi spiccano quelle realizzate all’Università della Calabria: due murali nella biblioteca e nella sala principale, che celebrano l’incontro tra culture attraverso simboli universali e lo sviluppo della civiltà umana su sfondi astratti; e la scultura “In volo con la lettura” all’ingresso dell’ateneo, una figura femminile che si fonde con il libro, librandosi tra pagine fluttuanti – omaggio alla conoscenza come forza liberatoria e immaginativa, suggerita dalla docente Carmen Argondezizio. Nel 2014, la mostra personale “Dolorosa (La Via)” al Museo MAM di Cosenza segna un momento cruciale: opere astratte ed espressive sulla guerra a Gaza colpiscono profondamente il pubblico calabrese, dimostrando come l’arte possa tradurre il dolore specifico in risonanza umana universale. L’accoglienza calorosa – in un’Italia già sensibile alla causa palestinese – conferma la capacità di Khaleddi toccare corde empatiche oltre ogni barriera culturale.Suc cessivamente, nel 2017, progetta i premi per il Festival del Cinema di Cosenza: piccole sculture astratte che evocano movimento corporeo e danza, esplorando ulteriormente la

relazione tra forma, gesto ed emozione. Oggi insegnante universitario in Palestina, Khaled continua a creare e a formare giovani artisti, convinto che l’arte sia strumento di resistenza culturale e di costruzione di sogni collettivi. Pur nelle difficoltà del presente, guarda con nostalgia alla Calabria e auspica un ritorno per nuovi progetti. Il suo messaggio ai calabresi – e a tutti noi – è limpido: l’identità palestinese non è chiusura, ma apertura; l’arte unisce Oriente e Occidente nel riconoscimento dell’umanità condivisa, fatta di libertà, dignità, lotta e bellezza.

In un’epoca di muri e divisioni, l’opera di Khaledci ricorda che il colore, quando è autentico, non conosce confini: esplode, danza, ferisce e consola, invitandoci a riconoscere nell’altro la nostra stessa vulnerabilità e aspirazione. Un’arte che non urla, ma sussurra con forza: siamo, nonostante tutto, ponte e non barriera.

Alessandra Primicerio (critico d’arte)

I tesori impressionisti illuminano Palermo: una mostra straordinaria a Palazzo Reale

Sono trascorsi più di 150 anni dall’aprile del 1874, quando 31 artisti rifiutati dal mondo dell’arte accademico decisero di organizzare una mostra “rivoluzionaria” per l’epoca, nella galleria del fotografo Nadar a Parigi.

La mostra “Tesori Impressionisti: Monet e la Normandia” - visitabile a Palazzo Reale di Palermo da mercoledì 11 febbraio a lunedì 28 settembre 2026 - esplora il movimento impressionista sin dalla sua nascita, presentando alcuni capolavori del patrimonio della Collezione Peindre en Normandie, inedita in Sicilia e tra le più rappresentative del periodo, insieme ad opere provenienti dal MuMa di Le Havre e da collezionisti privati, che dialogheranno con il luogo simbolo della storia normanna nel Mediterraneo. Un viaggio che racconta gli scambi, i confronti, le influenze, le affinità e le collaborazioni tra i più grandi artisti dell’Ottocento che hanno contribuito alla fama della provincia normanna.

L’esposizione si tiene nel Centenario della morte di Claude Monet e a circa centocinquant’anni dalla nascita dell’Impressionismo. Un’esposizione che è anche un modo per celebrare, proprio a Palazzo dei Normanni, la profonda relazione tra il mondo normanno e la Sicilia, fin dalla sua conquista.

Ma c’è anche un’altra data da ricordare: questo appuntamento culturale e artistico, infatti, anticipa le celebrazioni del millenario della nascita di Guglielmo il Conquistatore, previste per il 2027.

Le 97 opere rivelano al mondo la potenza estetica di una terra che ha ispirato i più grandi artisti del XIX secolo. Monet, Boudin, Bonnard, Dufy e tanti altri hanno catturato le luci mutevoli, le coste e le campagne della Normandia, trasformandole in tele universali, oggi riunite in una grande collezione.

Nelle Sale Duca di Montalto i dipinti di 45 artisti incantano i visitatori: i quadri di Claude Monet e del suo maestro e amico Eugène Boudin, di Thèdore Gericault, di JeanBaptiste Camille Corot, di Adolphe-Félix Cals, sempre poco noto ma reputato da parte della critica come il vero antesignano dell’Impressionismo, di Gustave Courbet, di Eugène Delacroix, di Jacques Villon, di Pierre-Auguste Renoir e Berthe Morisot, unica donna in mostra. A curare l’esposizione è Alain Tapié, conservatore capo onorario dei musei di Francia e direttore della Collezione Peindre en Normandie. Insieme a lui Antonella Razete, direttore generale ad interim della Fondazione Federico II e il co-curatore e project manager Gabriele Accornero.

La Fondazione Federico II quest’anno compie trent’anni e la mostra “Tesori impressionisti: Monet e la Normandia” dà l’avvio a un anno celebrativo che sarà contraddistinto, ancora una volta, da eventi e iniziative articolate tra la storia, la memoria, la ricerca e la sperimentazione di nuovi linguaggi dell’arte.

Palazzo Reale (o Palazzo dei Normanni) - Palermo

Dall’11 febbraio al 28 settembre 2026

Visitabile dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 16.30.

Domenica e festivi dalle 8.30 alle 12.30

Maggiori info chiamando il numero 091 7055611

(dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 13.00)

“Namaste

– Reportage dall’India” a Palazzo Bonocore: la mostra (gratuita) a Palermo

Dopo il successo della prima nazionale al Palazzo della Cultura di Catania e le tappe a Taobuk, Pordenonelegge e nella rassegna PASSAGGI ART, “Namaste – Reportage dall’India” approda a Palazzo Bonocore a Palermo.

Si tratta del settimo appuntamento di Bonocore Open Art, la call di CoopCulture e Palazzo Bonocore dedicata ai linguaggi visivi contemporanei. La mostra è visitabile con ingresso gratuito dal 7 febbraio al 5 marzo 2026, tutti i giorni escluso il mercoledì, dalle 11.00 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.15). Il progetto nasce da anni di reportage in India di Emanuele

Carpenzano e si sviluppa come un racconto visivo che va oltre lo sguardo turistico, restituendo l’incontro con una terra complessa, spirituale e contraddittoria.

La mostra è concepita come un libro aperto, un percorso per immagini che attraversa stati emotivi, frammenti di quotidianità e relazioni umane profonde.

Accanto alla mostra, Namaste prende forma anche come libro fotografico e narrativo, nato dal dialogo tra Carpenzano e il giornalista e scrittore Letterio Scopelliti, unendo immagini e parole in uno sguardo consapevole sull’India contemporanea.

“Colloqui” tra grandi artiste a Gibellina: la nuova mostra alla Fondazione Orestiadi

La Fondazione Orestiadi – Museo delle Trame Mediterranee di Gibellina presenta “Colloqui”, una mostra collettiva che pone in dialogo le opere, i linguaggi e le memorie di cinque figure centrali della storia culturale e artistica del secondo Novecento.

In esposizione fino al 19 aprile 2026 negli spazi del Museo, l’esposizione riunisce il lavoro di Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot e Nanda Vigo, artiste che hanno segnato momenti diversi e significativi nella vicenda artistica di Gibellina, città simbolo della rinascita culturale dopo il terremoto del 1968.

Il termine “colloquio”, per come è pensato, evoca una conversazione aperta tra arti, generazioni e comunità, mettendo in relazione differenti pratiche espressive e invitando a guardare al patrimonio culturale di Gibellina come risorsa viva per la ricerca contemporanea.

La mostra offre così uno sguardo profondo sull’eredità estetica e civile di queste artiste, esplorando i legami tra memoria, città e creatività e mostrando come il confronto tra percorsi differenti possa generare nuovi significati e rinnovate prospettive per l’arte di oggi.

Minuto Mantenimento: Marzia Migliora a Palazzo Abatellis

Un ciclo di opere inedite esplora il lavoro come connessione sociale e diritto fondamentale. Un progetto innovativo che nasce dal dialogo con chi ha vissuto esperienze di giustizia penale, esplorando temi di lavoro, identità e speranza giovedì 20 Marzo 2025

Michele Ranucci

Ippopotami verdi su fondo fucsia, leoni grintosi, un elefante giallo ocra su fondo blu, un asino viola, un coniglio bicolor: sono animali che arrivano da un altro mondo in cui la natura la fa da padrona, piante e bestie convivono senza battaglie.

Valentina De Martini guarda l’ambiente attraverso una lente cromatica vivida che le arriva anche dai tanti anni come interior designer: uso del colore, immagine attenta ed espressiva, ma soprattutto un’attenzione infinita per l’ambiente che attraverso il suo sguardo, risponde con un bruscolo di pacato e iro-

nico tratto surreale.

La mostra è un ulteriore passo di Bonocore Open Art, la call promossa da CoopCulture e Palazzo Bonocore per sostenere la creatività contemporanea e valorizzare linguaggi visivi capaci di raccontare il mondo e le sue molteplici identità. Allestimento e coordinamento della mostra a cura di Federica Di Stefano e Daniela Di Giovanni.

“Animal Republic” ospita una serie di oli su tela, realizzati tra il 2021 e il 2024, che ritraggono una vasta gamma di animali –

Foto: Fausto Brigantino.
Courtesy: dell’artista; Associazione Acrobazie; ruber.contemporanea

L’esposizione presenta per la prima volta un ciclo di opere inedite, frutto degli incontri e dello scambio con il gruppo dell’esecuzione penale esterna. L’installazione Minuto Mantenimento, realizzata da Marzia Migliora, è esposta così negli spazi adiacenti al Trionfo della Morte, un affresco rinascimentale che diventa il punto di partenza visivo e concettuale per l’opera. L’installazione esplora il lavoro come elemento di connessione sociale tra individui provenienti da esperienze di vita molto diverse, inclusi coloro che hanno trascorso del tempo in carcere o che hanno scontato pene attraverso il lavoro nei servizi sociali.

L’opera affronta il tema come un diritto fondamentale e come un fattore identitario, ma anche la questione della sicurezza sul lavoro, tema ricorrente nelle opere di Migliora. Il titolo dell’installazione, Minuto Mantenimento, deriva così da una figura che ha partecipato ai workshop condotti dall’artista, il quale svolgeva il ruolo di “comandante di Minuto Mantenimento”. In questo contesto, il termine “mantenimento” è usato per descrivere il costante controllo e la cura necessaria per mantenere l’ordinario e l’extraordinario, una metafora della vita quotidiana e delle sue sfide.

13 - 14 - 15 dalle ore 10 alle ore 19

Fiera di Par ma - Ingresso Ovest - Padiglione 7 (15 marzo dalle ore 10:00 alle ore 17:00)

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