Periodico del Master in giornalismo “Giorgio Bocca” - Università di Torino
L’EVENTO Memissima: nuove strade per la comunicazione
Vittoria Brighenti | PP4-5
AUTOMOTIVE Torino scommette sulla guida autonoma
Mattia Giopp| P6
PALLAVOLO La Turchia scippa i talenti italiani
Lorenzo Borghero | P7
Sul fine vita prove di dialogo
di Virginia Platini
Pagine 2 e 3
IL DIBATTITO PER UNA LEGGE IN PIEMONTE
di Virginia Platini
IN SINTESI
Per la Corte Costiruzionale le Regioni possono legiferare in ambito fine vita
In Piemonte è stata presentata una proposta di legge
Parte della maggioranza di centro destra è per un dialogo
Onestamente non so immaginare a che cosa si possano attaccare per evitare ancora una volta di prendere in esame il problema, il testo che abbiamo preparato segue lo spirito della Corte, non tratta nessun aspetto di tipo clinico ma si dedica a quello organizzativo del problema, in modo tale che ogni richiedente su tutto il territorio regionale possa seguire lo stesso identico iter». È il punto di vista di Pasquale Coluccio, consigliere regionale del Movimento cinque stelle e primo firmatario della proposta di legge piemontese sul fine vita. La sentenza 204 del 2025 della Corte Costituzionale che ha dichiarato la legittimità per le Regioni di legiferare in materia potrebbe far tornare la discussione in Consiglio regionale, ma dopo le aperture del capogruppo della Lega, Fabrizio Ricca, la situazione resta congelata. E per l’uomo che a maggio ha presentato richiesta di suicidio medicalmente assistito continua l’attesa. Di lui non si sa molto, ha una quarantina di anni, è residente nel territorio dell’Asl Torino 4. Non ha ancora ottenuto risposta, perché in assenza di una legge - o almeno di linee guida - per l’azienda sanitaria, che ha istituito una commissione ad hoc, è complesso prendere una decisione. «Noi come comitato non avevamo dubbi che ci fosse una competenza regionale - spiega l’avvocata Paola Angela Stringa, attivista dell’associazione Luca Coscioni e una dei primi tre firmatari della proposta di legge di iniziativa popolare Liberi subito presentata nel 2023 -. Le Regioni, non solo il Piemonte ma la loro maggioranza, con l’eccezione di Toscana e Sardegna, si sono sbagliate».
SI MUOVE IL PIEMONTE
A Palazzo Lascaris il testo, infatti, non era stato bocciato con un voto politico, ma per via dell’approvazione di una pregiudiziale di costituzionalità. Venuta meno questa critica a priori, quindi, si potrebbero prospettare scenari nuovi. Nei primi giorni dell’anno, su La Stampa, il capogruppo della Lega Fabrizio Ricca ha aperto alla possibilità di una discussione bipartisan, ipotesi che ha riacceso le speranze dell’opposizione: «Ho la sensazione che dei muri stiano iniziando a scricchiolare, non dico a cadere, ma le forze politiche si stanno ponendo il problema», afferma Coluccio, consigliere del Movimento cinque stelle che descrive l’iter di stesura della nuova proposta di legge come nato «raccogliendo il buono, tra virgolette, sia dell’iniziativa Liberi subito sia delle leggi di Toscana e Sardegna. Si è cercato nei limiti del possibile già nei mesi scorsi di limare tutti gli aspetti che ci sembravano a rischio di incostituzionalità. E dopo la sentenza della Consulta il testo è stato rivisto, mettendo sul tavolo una proposta che può dare la possibilità ai diversi schieramenti di iniziare a discuterne». Anche per Alice
IL DIBATTITO IN REGIONE PIEMONTE
PROVE DI DIALOGO SULLA LEGGE FINE VITA
Il centro destra si interroga dopo la sentenza della Consulta
Ravinale, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, dopo la sentenza 204 un cambiamento è inevitabile: «Alla maggioranza diciamo: signori non avete più alibi, è il tempo di mettersi intorno a un tavolo e superare questa situazione. Il tema va trattato con la serietà dovuta, non può diventare l’ennesima battaglia di posizionamento. Sappiamo che ci sono componenti che hanno delle forti resistenze, ma ci sono le condizioni per affrontare una discussione». Uno dei passaggi cardine della nuova proposta riguarda l’istituzione di una commissione multidisciplinare che dovrebbe valutare «non solo le condizioni della patologia, ma anche approfondire in modo adeguato lo stato emotivo di chi fa domanda. La partecipazione sarebbe volontaria, non ci sarebbero bonus economici per gli specialisti, che svolgerebbero l’incarico durante l’orario di lavoro. Se un’Asl non trovasse al suo interno personale disponibile potrebbe rivolgersi alle altre». Proprio permettere alle aziende sanitarie di poter fare il proprio lavoro è uno dei motivi per cui una legge serve, secondo Ravinale: «Se non vogliono approvarla per garantire la libertà di decidere sulla propria fine, si prenda atto che andrebbe fatta per evitare di mettere in difficoltà i professionisti della sanità che si trovano a dover gestire situazioni molto delicate senza un quadro di riferimento chiaro».
LA MAGGIORANZA
Dalla Giunta, però, finora non arrivano rassicurazioni: silenzio da parte di Federico Riboldi assessore alla Sanità e vicesegretario regionale di Fratelli d’Italia, che, contattato da Futura, non ha voluto commentare. Il governatore Alberto Cirio glissa sul Piemonte, ma riconosce: «Da cristiano voglio difendere la vita, dall’altro lato è evidente che non posso restare sordo di fronte alla sofferenza delle persone. In Piemonte, per esempio, rispondo ogni giorno aumentando gli investimenti sulle cure palliative e nelle
IL PALAZZO DELLA REGIONE
Cinque stelle e Avs chiedono un dialogo
strutture specializzate. Mi batterò affinché possa esserci in Parlamento una legge sul fine vita». L’idea di una legge che copra tutto il territorio nazionale non incontra nessuna obiezione dal centrosinistra ma, chiosa Coluccio, «il problema è che questa legge non c’è». «Forza Italia è tra i partiti di governo il più aperto, ma non basta: a livello regionale servono, almeno, come obiettivo minimo, delle linee guida, per evitare situazioni come quella dell’Asl Torino 4, ferma da molto tempo», è il commento di Ravinale.
Il numero bianco per chi cerca informazioni
di V.P.
Il telefono squilla, un volontario risponde e fornisce informazioni su cure palliative, testamento biologico e suicidio medicalmente assistito. È il numero bianco dell’associazione Luca Coscioni (0699313409), che nell’ultimo anno ha ricevuto più di 16.000 chiamate, un migliaio solo dal Piemonte. L’obiettivo è informare i cittadini sui propri diritti, «spiegare loro quali siano le procedure possibili e come muoversi per accedervi - racconta Matteo Mainardi, coordinatore del progetto insieme a Valeria Imbrogno, la compagna di Dj Fabo -: il primo consiglio che diamo è quello
di confrontarsi con il proprio medico, può sembrare banale ma non tutti lo fanno. Il numero di chiamate è in aumento, sia perché si parla di più di fine vita sia perché sempre più persone scoprono l’esistenza del centralino». Gli operatori sono volontari, e molti di loro - come la stessa Imbrogno, che nel 2017, insieme a Marco Cappato, ha accompagnato il fidanzato Fabiano Antoniani a morire in Svizzera«sono state aiutate dall’associazione quando ad avere bisogno era un loro caro e per questo hanno scelto di fare lo stesso per gli altri» sottolinea Mainardi. Prima di iniziare, affrontano un ciclo di formazione, «che si compone di più moduli, il primo dei quali serve agli aspiranti
«MOLTI VOLONTARI SONO STATI AIUTATI DALL’ASSOCIAZIONE E ORA SCELGONO DI FARE LO STESSO PER GLI ALTRI»
MATTEO MAINARDI COORDINATORE NUMERO BIANCO
volontari per studiare come fornire un primo supporto psicologico a chi chiama, ma anche per comprendere i propri limiti, capire quanto possa essere difficile ascoltare le storie di persone che vivono un grande dolore e imparare a non farsi arrivare
CAMBIARE IDEA
«La nostra proposta di legge non toglierebbe nessun diritto, ma ne aggiungerebbe uno, quello di accedere a un percorso dignitoso, riducendo al minimo la sofferenza. Nessuno sarebbe obbligato a fare nulla, fino a un secondo prima dell’autosomministrazione del farmaco il paziente potrebbe cambiare idea» ricorda il consigliere del Movimento cinque stelle. E alcune delle persone, seguite dall’associazione Luca Coscioni, che hanno ottenuto il via libera in altre Regioni, racconta Stringa, pur
addosso tutta la loro sofferenza.»
C’è una importante scrematura dei volontari, perché, prosegue, «spesso chi si propone si rende conto di non essere preparato emotivamente per ascoltare settimanalmente storie di questa delicatezza. Al termine del
LA SITUAZIONE IN ITALIA
IN NUMERI
Leggi regionali sul suicidio assistito
Persone lo hanno ottenuto
Proposte di legge di iniziativa popolare
Toscana e Sardegna hanno aperto la strada
di Virginia Platini
Isenza cambiare idea hanno scelto di aspettare: «Per molti sapere di avere un diritto, sapere che quando vogliono possono fermarsi rappresenta già un grandissimo aiuto.
L’ultimo caso noto è quello che ha per protagonista Ada, che in Campania ha ricevuto l’autorizzazione al suicidio medicalmente assistito.
Da quando le è stato comunicato l’accertamento in positivo si sente come rinata, perché sa che quando questo peso, quando questa vita per lei non saranno più tollerabili, potrà decidere in prima persona di dire basta».
percorso poi ci sono delle chiamate simulate, per verificare se la persona sia pronta per entrare in servizio». Sono trentacinque le persone attualmente impegnate e tra poco se ne aggiungeranno quattro: dai trenta ai settanta anni, molti in pensione e, per scelta dell’associazione, nessuna di loro attualmente lavora nella sanità, per ridurre il rischio che tramite il numero bianco arrivino dei consigli medici. «Il nostro compito è spiegare che è necessario rivolgersi ai professionisti, anche perché, come in ogni centralino, il rischio che chi telefona non stia raccontando cose vere c’è. Bisogna essere molto cauti». L’assistenza, però, non si ferma alle risposte fornire dai volontari: «Esiste un secondo livello, fatto di esperti in ambito medico o legale, che si occupano delle situazioni che richiedono maggiore approfondimento».
n Toscana la legge sul fine vita è in vigore, immediatamente applicabile, nonostante la sentenza della Corte costituzionale», parola del governatore Eugenio Giani. La Regione quindi rimane, insieme alla Sardegna, una delle due a regolamentare il suicidio medicalmente assistito. Leggi parallele, basate sulla proposta di iniziativa popolare “Liberi subito” dell’associazione Luca Coscioni, che il governo ha cercato di bloccare con i ricorsi alla Consulta. Ricorsi che i giudici costituzionali hanno accolto solo in parte: per Giani è stato fatto un intervento chirurgico «senza toccare l’impianto generale». Per la Corte costituzionale, infatti, le Regioni hanno il diritto di legiferare in materia. E così dal testo della Toscana sono state solamente rimosse le indicazioni dei tempi di risposta della Commissione di valutazione delle domande ed è stata cancellata la possibilità per il malato di agire tramite un delegato. La sentenza della Consulta, dunque, crea un precedente in vista della discussione del ricorso governativo contro la Sardegna, ma riaccende anche il dibattito politico in Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia dove proposte di legge analoghe sono state bocciate dai Consigli regionali sulla base di pregiudiziali di costituzionalità. Nelle prime due lo stop è stato anche impugnato di fronte al Tribunale amministrativo dall’associazione Luca Coscioni: ricorso respinto a Milano, a Torino i giudici devono ancora pronunciarsi.
Che cosa succede nelle altre Regioni? Il quadro è frammentato, le proposte di legge, nella maggioranza dei casi di iniziativa popolare, nate dalle raccolte firme, hanno affrontato e stanno affrontando iter molto diversi. Tre Consigli
regionali, quelli di Abruzzo, Veneto, Valle d’Aosta, più il Consiglio provinciale dell’Alto Adige, hanno votato contro l’approvazione. E in Veneto le coalizioni si sono spaccate: l’ormai ex presidente Luca Zaia si era detto favorevole alla regolamentazione sfidando il no della dirigenza nazionale del suo stesso partito, la Lega di Matteo Salvini, ma l’astensione di due consiglieri eletti nella sua lista, e, soprattutto, di un’esponente dell’ala cattolica del Pd hanno portato alla bocciatura. Rimangono invece in attesa di voto otto Regioni e la provincia autonoma di Trento, ma anche in questo caso la situazione non è omogenea.
In Campania la palla è passata al nuovo Consiglio regionale mentre in Sicilia e Calabria l’iter è completamente fermo. L’Umbria, invece, dovrebbe votare nei prossimi mesi.
La Basilicata è l’unica Regione dove non è stata presentata una proposta di legge: un testo elaborato e depo-
IN PARLAMENTO
sitato su iniziativa di alcuni sindaci, infatti, non è stato ripresentato dopo le elezioni del 2024. Emilia-Romagna e Puglia, infine, hanno scelto di agire in un modo diverso, regolamentando l’accesso alle procedure per il suicidio medicalmente assistito con delibere di giunta, uno strumento di più semplice attuazione, ma anche più fragile, che può essere eliminato in modo più rapido rispetto a una legge. La delibera dell’Emilia-Romagna, inoltre, è stata impugnata al Tar da una consigliera di Forza Italia e da aprile è sospesa fino all’udienza sul merito, prevista per il 15 maggio.
Proprio da Bologna è nata negli ultimi giorni la proposta di un dialogo tra le Regioni per un progetto condiviso, con un appello del governatore Michele de Pascale, convinto che «muoversi in maniera omogenea sarebbe una bellissima cosa».
Al Senato in discussione una proposta nazionale
Anche al Senato è ricominciato il dibattito sulla legge per il fine vita, tornata dopo le vacanze di Natale nelle commissioni Giustizia e Affari Sociali. Il voto è previsto a fine febbraio.
La proposta, nata dai solleciti della Corte costituzionale, che dal 2018 invita il Parlamento a legiferare sul tema, è stata presentata in estate dalla maggioranza. Prevede di modificare l’articolo del Codice penale sull’aiuto al suicidio, depenalizzandolo in alcuni casi. Fissa però dei criteri più stringenti di quelli previsti dalla Consulta nella sentenza del 2019 sul caso Cappato e poi ribaditi o chiariti con altri pronunciamenti negli anni successivi.
Se la legge venisse approvata, infatti, potrebbero accedere al suicidio medicalmente assistito solo coloro che sono tenuti in vita da trattamenti
che sostituiscono le funzioni vitali, nonostante una sentenza della Corte del 2024 avesse parlato di «sostegno vitale», comprendendo anche le azioni di caregiver o sanitari. Essere sottoposto a cure palliative, inoltre, diventerebbe un requisito per l’accesso. Non solo: la Consulta pone come requisito che il paziente viva «sofferenze fisiche o psicologiche» per lui intollerabili, ma nella proposta di legge la congiunzione disgiuntiva «o» è sostituita da una «e». Una variazione che sembra minima, ma che può fare la differenza nella valutazione dei casi. Infine, né personale né risorse del Servizio sanitario nazionale potrebbero essere impiegati per aiutare a morire chi ne ha diritto e lo desidera.
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di Vittoria Brighenti
Abbiamo scelto Torino perché è la patria della pubblicità dagli anni Sessanta. Ci sembrava naturale ibridare qui pubblicità e meme», spiega Max Magaldi, artista, musicista e direttore artistico di “Memissima”. Dedicato all’universo memetico, il festival si svolge a Torino dal 2021 e nel 2026 ha raggiunto la quinta edizione, confermando il capoluogo piemontese come una delle capitali italiane dei meme e della cultura digitale. Quante volte, scrollando sui social, ci siamo fermati davanti a un meme divertente? E quante volte abbiamo sentito dire, soprattutto tra i più giovani: «Facciamolo per il meme»? Quella che potrebbe sembrare una semplice battuta è in realtà il segnale di un cambiamento profondo: i meme non sono più solo immagini ironiche da condividere per passatempo, ma sono diventati un vero e proprio linguaggio rapido e collettivo.
Tra gli appuntamenti più rilevanti dell’edizione spicca “Meme per gli acquisti”, format e incubatore dedicato al memevertising: uno spazio di confronto che indaga il rapporto tra meme e marketing, mettendo in dialogo aziende, agenzie di comunicazione e autori della scena memetica. Un vero laboratorio di idee, in cui il meme viene analizzato non solo come fenomeno virale, ma come dispositivo narrativo, culturale e commerciale. Per quanto possa sembrare semplice scegliere un’immagine e affiancarla a una frase divertente, il mondo dei meme in realtà è molto più complesso. Grazie alla loro ironia e spontaneità, negli ultimi anni si sono trasformati in uno strumento di marketing efficace, in grado di veicolare una nuova forma di comunicazione più immediata, informale e influente rispetto ai linguaggi tradizionali. Ne è la prova il lavoro di SocialBag, presentato in uno degli incontri a “Memissi-
L’EVENTO
MEME E MARKETING
LA LINGUA DEL PRESENTE
Memissima racconta a Torino l’evoluzione della comunicazione digitale
ma”: una storia emblematica delle potenzialità e dei limiti della comunicazione memetica nel contesto italiano. Edoardo e Tommaso (nomi di fantasia), due giovani di origine umbra, qualche anno fa hanno deciso di fondare un’agenzia di comunicazione e marketing. Autodidatti e ancora studenti, hanno messo a frutto le loro competenze in ambito grafico e comunicativo, dando vita a SocialBag. «Dopo circa due anni e mezzo eravamo arrivati a seguire una quarantina di clienti - rac-
contano -. Tra questi anche un noto brand della grande distribuzione alimentare, che oggi non citeremo». La strategia iniziale pensata per il supermercato di Montegrillo, in provincia di Perugia, era basata su una comunicazione istituzionale: valorizzazione del punto vendita, qualità dei prodotti, promozioni. Ma la risposta del pubblico è stata negativa. «È andata molto male - spiega Edoardo -. D’altronde perché uno studente appena uscito da scuola o una persona
che rientra dal lavoro dovrebbe seguire una pagina del genere?». Da qui la svolta. «Abbiamo deciso di pubblicare un meme: una pera accompagnata da musica techno, ispirandoci a contenuti simili visti online», racconta Tommaso. I risultati sono stati immediati: in un quarto del tempo, il profilo ha ottenuto quattro volte il successo precedente. «Uno dei primi post virali lo abbiamo pubblicato senza approvazione - spiegano -. La settimana dopo c’erano le clementine in offerta:
abbiamo replicato lo stesso format, usando una canzone di Clementino come sottofondo. È andata ancora meglio: 70mila visualizzazioni contro le 15mila precedenti, su un profilo con appena 100 follower». Da lì in poi, una crescita esponenziale: milioni di visualizzazioni e una linea editoriale che alternava contenuti istituzionali a meme sempre più ironici. Fino a un punto di non ritorno. Nel supermercato della provincia umbra centinaia di persone iniziavano ad accorrere per scattare foto
L’INTERVISTA AL FILOSOFO E SCRITTORE
Lolli:
«Battute e ironia per spiegare l’oggi»
di V. B.
Imeme sono un vero e proprio linguaggio della contemporaneità con codici e obiettivi precisi. La fase “tribale” della cultura memetica è però ormai superata, perché gli algoritmi dei social hanno stravolto le dinamiche della comunicazione: non sono più le community a determinare la diffusione dei meme, ma i “per te”, feed personalizzati in base ai gusti dell’utente». Alessandro Lolli, filosofo e studioso di cultura pop e nuovi media sintetizza l’evoluzione dei meme, per anni considerati poco più che immagini divertenti. Lolli ha scritto “La guerra dei meme. Fenomenologia di uno scherzo infinito”: un’analisi critica che smonta l’idea del meme come semplice intrattenimento e la restituisce
nella sua natura più profonda.
Parlare di “guerra” non è una forzatura: i meme vengono oggi utilizzati nella persuasione, nella polarizzazione del dibattito online e nei conflitti culturali, trasformando l’umorismo in uno strumento politico e ideologico, spesso fondato su cinismo e ironia. «Il rapporto tra meme e informazione è chiaro. Il primo vettore è quello dell’ambiguità, perché in primo luogo sono immagini sintetiche, che non sono un discorso, oltre che essere ironiche», spiega Lolli. Proprio questa ambiguità rende i meme un elemento costante del panorama mediatico contemporaneo: non sostituiscono l’informazione tradizionale, ma diventano una sorta di rumore di fondo che accompagna e rielabora l’attualità.
«I MEME STANNO ASSUMENDO UN VALORE CULTURALE ED È SANCITO IL LORO INGRESSO TRA GLI STRUMENTI COMUNICATIVI CONTEMPORANEI»
ALESSANDRO LOLLI FILOSOFO E SCRITTORE
I meme rappresentano spesso il primo contatto con una notizia. Il rischio di banalizzazione esiste, ma non esaurisce il fenomeno. Sempre più spesso le notizie vengono scoperte tramite un meme che circola su TikTok o Instagram, piuttosto che attraverso il telegiornale: «È una forma di approdo alla notizia stessa. Soprattutto i giovani, che non leggono i giornali,
incontrano comunque l’informazione sotto forma di parodia. Magari qualcuno va poi su Internet a cercare che cos’è successo». Chi non è interessato si fermerà alla superficie. In entrambi i casi, però, il fatto è già entrato nel discorso pubblico.
Ma è sul terreno politico che i meme mostrano una profonda trasformazione. Nati in commu-
CREDIT MEMISSIMA
CREDIT ALESSANDRO LOLLI
con Daniele, il pescivendolo diventato protagonista di alcuni video virali. Il successo, però, ha attirato anche l’attenzione della direzione della cooperativa nazionale che gestiva il marchio. Alcuni contenuti sono stati rimossi perché non conformi alle linee guida aziendali. Dopo alcuni mesi, l’account social è stato definitivamente sospeso. Una storia che si conclude con amarezza. «Forse a non essere pronta è l’Italia. In altri Paesi questo tipo di comunicazione funziona ed è accettata, sia dai brand sia dal pubblico. Qui no. I meme servono per diventare virali, e per chi parte da zero è fondamentale», commenta Edoardo. La riflessione emersa durante l’incontro è chiara: «Una vera rivoluzione comunicativa dovrebbe partire proprio da chi stabilisce le regole. Meno autocensura, più educazione del pubblico e maggiore fiducia nei nuovi linguaggi. Perché, a volte, per comunicare meglio, servirebbe semplicemente prendersi un po’ meno sul serio», conclude Tommaso.
nity ristrette e sottoculturali, intorno agli anni Dieci sono diventati strumenti di propaganda esplicita. Emblematico è l’uso che ne fece l’Alt-right, il movimento politico di destra, durante la prima campagna presidenziale di Donald Trump. «L’attuale presidente, allora sfavorito, prese una sua caricatura sotto forma di un meme estremamente underground all’epoca, Pepe De Frog, e lo postò sulla sua pagina Twitter», spiega lo scrittore. Oggi invece, il linguaggio dei meme è pienamente integrato nella comunicazione politica e istituzionale e non sorprende più vedere leader e partiti farne uso.
In questo nuovo contesto i meme non sono più il linguaggio di una sottocultura, ma una delle forme comunicative più pervasive del presente. Non spiegano la realtà: la commentano, oscillando tra ironia e politica. «Ed è proprio in questa capacità di orientare lo sguardo sul mondo che risiede il loro potere culturale», conclude Lolli.
Come l’Ia trasforma la satira in potere UN NUOVO STRUMENTO POLITICO
di Vittoria Brighenti
LAL CIRCOLO DEI
LETTORI
E DELLE
LETTRICI
Il talk “meme per gli acquisti”
a vera rivoluzione sta nel fatto che, se oggi ho un’idea, posso vederla in maniera concreta immediatamente. Grazie all’intelligenza artificiale siamo tutti e tutte diventati produttori ed esecutori di idee, cosa che non era mai successa prima», spiega Giuseppe Mastromatteo, artista e fotografo. La conseguenza? «Il confine tra ideazione e produzione non esiste più: è un muro che è crollato. L’Ia crea immagini esagerate, una specie di follia collettiva». Follia o calcolo? Negli ultimi anni i meme sono diventati uno strumento centrale nella comunicazione politica globale: non più semplici contenuti ironici, ma dispositivi capaci di costruire consenso e identità. Donald Trump non usa i meme: è un meme. Da anni il suo corpo, le sue frasi e le sue smorfie circolano come pattern iconici pronti a essere replicati. Oggi questo meccanismo è amplificato dall’intelligenza artificiale: immagini e video che ritraggono Trump mentre balla con Putin, travestito da Papa o inserito in scenari surreali non hanno l’obiettivo di convincere, ma di circolare e catturare l’attenzione, fino a diventare vere e proprie provocazioni. L’ultimo esempio è il meme diffuso da account ufficiali che mostra il tycoon (nella foto a destra) mentre pianta la bandiera americana sulla Groenlandia, accompagnato dal vicepresidente J.D. Vance e dal segretario di stato Marco Rubio. Trump non è però un’eccezione. In Romania, il leader ultranazionalista George Simion ha costruito gran parte della propria visibilità politica attraverso contenuti memetici.
In Finlandia, la sinistra ha dimostrato che i meme possono essere utilizzati anche per parlare di lavoro, diritti e disuguaglianze, portando persino alla vittoria delle elezioni locali. In Italia, infine, la politica si è già trasformata in una sequenza continua di frammenti virali, con pose, siparietti e autoparodie permanenti. La stessa logica che domina la comunicazione politica si sta estendendo anche alla moda e alla pubblicità.
La velocità con cui tutto si trasforma alimenta una paura diffusa: quella di restare indietro. «Andiamo in corto circuito - continua il fotografo - quando l’Ia cerca di ricreare la veridicità e la sporcizia delle immagini. Ormai non siamo nemmeno più in grado di riconoscere ciò che è stato generato con l’Ia da ciò che non lo è. Pensiamo ad Avatar: alcuni credevano fosse creato con essa, invece no. Siamo troppo abituati ad averla». Ma come si può gestire il panico legato
IL FESTIVAL A TORINO
Talk, incontri e gli Oscar dei meme
“Memissima” è tornato a Torino venerdì 16 e sabato 17 gennaio 2026. In programma talk, case study e incontri con alcune delle principali pagine meme italiane, come Filosofia Coatta e Sapore di Male, oltre a “Meme per gli acquisti”, un incubatore dedicato al memevertising con agenzie e creator. Numerose le occasioni per discutere l’impatto dei meme sulla società, sulla politica e sul marketing. Il festival si è concluso con i Meme Awards, gli “Oscar dei meme”, alla Scuola Holden, che hanno premiato i contenuti e i personaggi più memati dell’anno.
all’utilizzo dell’Ia? «Non dobbiamo esserne schiavi - risponde Mastromatteo -. Ma imparare a dialogare con la tecnologia e cavalcarla. Cercando sempre di mantenere un punto di vista, per raccontare la nostra storia con un pensiero diretto». Forse ci stiamo muovendo verso una società post-visiva. Da sempre siamo aggrappati alle immagini, che ci hanno permesso di testimoniare la realtà. Ma che cosa succede quando non possiamo più fidarci completamente di ciò che vediamo? Quando ogni immagine può essere vera o falsa allo stesso tempo? Max Magaldi, artista e organizzatore del festival “Memissima”, osserva: «Siamo spaventati, ma anche contenti di vivere in un periodo che sta cambiando qualsiasi cosa della nostra cultura. L’intelligenza artificiale affascina perché era una meta a cui volevamo arrivare. Ora che ci siamo arrivati, la vera domanda è: che cosa vogliamo farne?».
L’INTERVISTA
«Il contenuto deve essere corretto»
di V. B.
Provare a contare quante pagine di meme esistono oggi «sarebbe come contare le stelle nel cielo. Viviamo in un ambiente digitale fatto di bolle, in cui ognuno di noi vede solo i meme virali della sua. È un dato troppo grande a cui forse nessuno darà mai un valore». Lo afferma Celeste Satta, nell’area comunicazione di Unito, sottolineando come comporti sempre maggiori responsabilità comunicare sui social per conto di un ente, un’istituzione o un politico: «Questo vale in generale, ancora di più per i meme perché arrivano a un numero di persone molto più alto e perché è facile che vengano manipolati. Il contenuto deve passare nella maniera corretta».
I meme possono influenzare il dibattito pubblico al pari o più dei media tradizionali nelle generazioni più giovani? «C’è una difficoltà nel raggiungere un certo tipo di pubblico e lo si fa attraverso gli strumenti più adatti a quella generazione. Il meme è uno di questi. Dire che possa contare più dei media tradizionali è impossibile, perché viviamo in un ambiente mediale ibrido in cui convergono tutti i media e le loro logiche. Per le generazioni Z e Alpha il linguaggio dei meme è più semplice da comprendere e interpretare. È un ottimo modo per raggiungerle».
C’è una differenza tra il modo in cui un meme funziona sulle diverse piattaforme?
musicista, organizzatore e direttore artisitco di “Memissima”
«Essendo contenuti che viaggiano sul digital, seguono le logiche della piattaforma. Per esempio su TikTok vanno molto di più i video rispetto a Facebook, perché valorizzano maggiormente i filmati rispetto all’immagine. Tuttavia i meme sono contenuti che possono essere creati su una piattaforma e diffusi su altre, per questo sono spesso molto virali».
I meme possono essere considerati “giornalismo dal basso”?
«Il giornalismo, secondo me, non si è ancora ben inserito in questo linguaggio, soprattutto per la paura di banalizzare o di essere fraintesi. Fare meme non richiede una grande competenza tecnica, ma una competenza grammaticale. Non tutti sanno memare».
MAX MAGALDI Artista,
CREDIT CELESTE SATTA
Celeste Satta
CREDIT VITTORIA BRIGHENTI
UN MEME CHE TRUMP HA FATTO CIRCOLARE SUI SOCIAL
Automotive, le nuove strade
Le priorità: investire sulla guida autonoma e recuperare sull’elettrico
di Mattia Giopp
L’auto del futuro non si farà a Torino. Ma, forse, la mobilità del futuro sì. «Negli ultimi decenni le rivoluzioni che hanno interessato l’industria automobilistica sono state due: il motore elettrico e la guida autonoma - spiega Giuseppe Russo, economista e direttore del centro studi Luigi Einaudi -. Non vedo Torino in prima fila per l’auto del futuro. Sulla guida autonoma, invece, abbiamo margine per costruire realtà di valore». E Torino ci crede: a dicembre Comune e Regione hanno presentato a Bruxelles un dossier di candidatura per rendere ufficialmente il capoluogo piemontese la città-laboratorio dell’Unione Europea per la sperimentazione della guida autonoma in città e per l’utilizzo dell’Ia in campo medico.
LA CITTÀ DI DOMANI
Due le chiavi per il successo: regolamentazione rapida e investimenti. «Per una città come la nostra la guida autonoma può essere un punto di svolta se pensata non come un semplice comfort, ma come strumento per efficientare i servizi, nel settore pubblico, e la logistica avanzata in quello industriale», aggiunge Russo. L’obiettivo della Giunta comunale è trasformare Torino in un hub dove sia possibile sviluppare tecnologie innovative, offrendo a chi fa impresa la possibilità di testare i prototipi su infrastrutture reali. Attualmente sono due le sperimentazioni attive in questo senso: dal 2024 è in fase di test un servizio di consegna di beni operato da robot, nell’area intorno a corso Castelfidardo, mentre nella zona del Campus Einaudi è attivo dallo scorso ottobre un servizio di navetta autonoma a chiamata. Una sperimentazione, quest’ultima, che ha riscosso particolare successo: nei primi tre mesi di attività sono quasi 500 i cittadini che ne hanno usufruito, segno che l’apertura verso nuove forme di mobilità va oltre il semplice entusiasmo tecnologico.
«Negli ultimi anni la Città ha investito molto nelle infrastrutture per la guida autonoma. Penso soprattutto alle road side units, strumenti essenziali che permettono ai mezzi di comunicare costantemente tra loro e con la centrale di controllo», spiega Nicola Amati, docente di Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino e referente automotive per il progetto di attività a supporto dei rapporti con enti governativi territoriali, nazionali ed europei di PoliTo. «Il nodo principale è la regolamentazione Ue, che attualmente è molto indietro rispetto al livello di tecnologia disponibile». Il paragone è con gli Stati Uniti, dove i costruttori possono implementare le nuove tecnologie assumendose-
COLTIVARE
TALENTI
A destra i team delle start-up coinvolte nel progetto Space To Move
Al via il programma di accelerazione Space To Move PER SVILUPPARE IMPRESE
Per ritagliarsi un posto di rilievo nello sviluppo della mobilità del futuro è essenziale riuscire ad attrarre talenti. Lo scorso 14 gennaio sono state presentate le otto start-up selezionate per il programma di accelerazione Space
To Move, pensato per accompagnare lo sviluppo di imprese innovative che possano proporre soluzioni di mobilità testabili direttamente in contesti urbani reali. Il programma di accelerazione è patrocinato da Comune di Torino e ministero dei Trasporti, e finanziato con fondi Next Generation EU. Tra le start-up selezionate, che a maggio concluderanno lo sviluppo e saranno pronte a incontrare gli investitori, c’è anche chi
lavora per migliorare i progetti di guida autonoma. TecnoNav abilita l’interazione tra operatori remoti e veicoli autonomi, consentendo interventi umani quando l’intelligenza artificiale non è sufficiente, WaveLAB trasforma le infrastrutture di ricarica in nodi intelligenti della città grazie all’edge AI e all’uso dei dati urbani, mentre Civimatica utilizza gemelli digitali e intelligenza artificiale per ridurre il traffico e migliorare la vivibilità urbana. Al programma di accelerazione partecipa anche To Move con un progetto per sviluppare una piattaforma full stack di servizi di mobilità a guida autonoma.
M. G.
Une le responsabilità. Un percorso rischioso, ma che permette un più rapido sviluppo dei sistemi. In Europa, al contrario, la sperimentazione di tecnologie all’avanguardia deve essere approvata dalla Commissione Ue prima di essere messa in atto. «La guida autonoma porta grossi benefici per quanto riguarda la sicurezza e l’efficienza - conclude Amati -. Sugli investimenti Torino si sta muovendo bene, ora è essenziale cercare di creare velocemente regole condivise che favoriscano il mercato europeo».
E L’AUTO ELETTRICA?
«Per quanto riguarda il motore elettrico, il sorpasso cinese è evidente: l’industria europea è dipendente dalla componentistica asiatica e siamo indietro anche sul piano della progettazione». A dirlo è sempre Giuseppe Russo, che ricorda come da anni sindacati e associazioni di settore lamentino la quasi totale assenza di investimenti per la ricerca e lo sviluppo da parte di Stellantis. La revisione dello stop ai motori termici, decisa dall’Unione europea a dicembre, ha aperto uno spiraglio per la produzione di vetture che utilizzano biocarburanti, «ma si tratta di una mossa che non ferma la transizione elettrica. La linea da seguire rimane quella - sottolinea l’economista -. A beneficiare della revisione sarà solo chi può permettersi di pagare un costo notevolmente superiore per il carburante pur di mantenere il motore termico».
na grande manifestazione unitaria a San Valentino, ribattezzata “Innamorati di Torino”, pensata per «coinvolgere tutti gli strati della popolazione e far innamorare di nuovo di questa città e della sua industria chi, nel tempo, se n’è allontanato». Lo spiega Gianni Mannori, responsabile Fiom Cgil per Mirafiori che, insieme agli esponenti di altri cinque sindacati, ha lanciato una mobilitazione che culminerà nella manifestazione del 14 febbraio. Nel frattempo, il 30 gennaio ci sarà una tavola rotonda aperta al pubblico presso il Santo Volto a cui parteciperanno, oltre ai rappresentanti dei metalmeccanici, anche il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e il presidente del Piemonte, Alberto Cirio. «Vogliamo coinvolgere tutta la cittadinanza per far capire che, se Mirafiori muore, a rimetterci non saranno solo gli operai. Questo è il momento di continuare a spingere per nuove linee di produzione», commenta Luigi Paone, segretario di Uilm Torino. I sindacati, in questo caso, si presentano uniti: alle iniziative parteciperanno Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr. Una formula che si era rivelata vincente la scorsa primavera, quando la mobilitazione delle sigle dei metalmeccanici aveva portato a Torino la produzione della 500 ibrida. Una piccola vittoria, che ha reso Mirafiori l’unico stabilimento Stellantis in Italia con una produzione in leggero aumento rispetto al 2024 (+16,5 per cento). Una situazione difficile ma privilegiata rispetto agli altri siti nazionali, dove i volumi sono calati complessivamente del 24,5 per cento, come evidenziato dal report Fim Cisl sulla produzione industriale 2025.
«Quello che c’è oggi mantiene in vita lo stabilimento - sottolinea il segretario generale Fim Cisl Torino–Canavese Rocco Cutrì -, ma serve un altro modello per rilanciare produzione e indotto». Particolare attenzione al settore della componentistica, che in Piemonte raccoglie un terzo della produzione nazionale e «non può essere abbandonato». Obiettivi possibili, secondo i sindacati, solo costruendo un fronte comune tra lavoratori, cittadini e istituzioni.
di M. G.
L’Italia vince e la Turchia ci compra
di Lorenzo Borghero
In 12 anni di carriera non avevo mai assistito né vissuto sulla mia pelle un atteggiamento del genere da parte del pubblico che dovrebbe sostenere la propria squadra». Così a dicembre Adhuoljok Malual, all’epoca giocatrice del Wash4Green Monviso Volley, denunciava con un post su Instagram gli atti di razzismo subiti dai suoi stessi tifosi. Circa un mese dopo Malual ha lasciato la squadra di Pinerolo, rescindendo il contratto per trasferirsi al VakifBank, squadra di Istanbul. Ad accoglierla ha trovato mister Giovanni Guidetti, italiano che allena in Turchia dal 2008 e che ha fatto da apripista alla fuga di atlete dalla Serie A1. Un fenomeno difficile da contrastare: «Non è una novità che le squadre turche abbiano una disponibilità economica superiore rispetto alle italiane - spiega il giornalista sportivo Fabrizio Monari -, il loro sistema genera ricavi sufficienti per compensare gli investimenti». Non è un caso, allora, che a fine stagione arriverà Ekaterina Antropova, opposto di Savino del Bene Scandicci e della Nazionale italiana, che passerà all’Eczacibasi Dynavit e percepirà uno stipendio di circa 1,5 milioni di euro all’anno. Cifre che anche i più ricchi club italiani faticano a permettersi. Anche Alessia Orro e Myriam Sylla, dopo la vittoria degli ultimi Mondiali, hanno lasciato l’Italia, come fece Paola Egonu in passato. Il volley è uno sport fortemente identitario in Turchia e questo spinge anche i gruppi bancari a sostenere economicamente le società. Così Fenerbahçe, VakifBank ed Eczacibasi, tutti club di Istanbul, hanno anche un palasport di proprietà. Fenomeno molto raro in Italia, dove la gestione dei centri sportivi è più complicata. Vero Volley, per esempio, si è trasferita da qualche anno da Monza a Milano, ma il rapporto con la grande città rimane difficile. La società, infatti, non può disputare le partite di coppa del giovedì nel capoluogo lombardo in caso di contemporaneità con X Factor. Entrambi gli eventi si tengono all’Allianz Cloud e il programma tv ha la precedenza. Così Vero Volley è sospesa tra l’Opiquad Arena di Monza e l’Allianz Cloud di Milano. Non sempre, però, le infrastrutture e la disponibilità economica dei club turchi hanno assicurato vittorie in campo internazionale. Per diversi anni la federazione turca ha sbagliato strategia. Per cercare di tutelare le pallavoliste locali fino alla scorsa stagione nelle squadre turche potevano giocare solo due straniere, ora invece il numero è aumentato a tre. Una differenza sostanziale con l’Italia, dove le giocatrici straniere schierabili sono quattro: «I nostri allenatori si sono opposti alla proposta di ridurre il numero massimo di straniere in campo - spiega
ATTRATTIVA TURCA
Adhuoljok Malual ha lasciato Pinerolo per andare a Istanbul
Monari -, perché per migliorare è necessario che le giovani italiane abbiano una concorrenza feroce». Anche grazie a questa regola l’Italia è riuscita finora a reggere l’onda d’urto generata dagli investimenti turchi: e la competizione in Cev Champions League è equilibrata. Lo stesso non si può dire per le Nazionali. Nell’ultimo campionato del mondo le ragazze di Julio Velasco hanno sconfitto in finale proprio la Turchia e va ricordato che «l’Italia era in difficoltà a causa di diversi infortuni. La stessa Sara Fahr, decisiva nel finale con i suoi muri, non era
DALLA
PROVINCIA AI VERTICI
Chieri tra le grandi con colpi di mercato e fiducia alle giovani
di L. Bo.
Giocare d’anticipo. È il modus operandi con cui la Reale Mutua Fenera Chieri ‘76 è passata dalla B2 alla vittoria di due coppe europee in quindici anni. Lo spiega Massimiliano Gallo, direttore sportivo: «Quando sono entrato in società non avrei immaginato che saremmo arrivati a questo livello, ma sicuramente mi avevano colpito la serietà e l’ambizione». Gallo, all’epoca, allenava e sotto la sua guida il club aveva ottenuto le prime due promozioni. Da quando è diventato direttore sportivo, nel 2016, ha capito subito che, complici le disponibilità economiche non all’altezza di altre società, avrebbe dovuto investire
LA COPPA ITALIA A TORINO
Il 24 e il 25 gennaio la Final Four Conegliano è la favorita all’Inalpi
Sei vittorie nelle ultime sei edizioni. All’Inalpi Arena non mancheranno le insidie, ma Imoco Conegliano è la favorita per la Frecciarossa Final Four del 24 e 25 gennaio. Le ragazze di coach Daniele Santarelli, nelle ultime tre edizioni, hanno piegato in finale la Numia Vero Volley Milano, grande assente nella competizione. Mancherà quindi la squadra che a ottobre era riuscita a interrompere il dominio di Conegliano in Supercoppa: le venete vincevano ininterrottamente dal 2018. Paola Egonu e compagne sono state eliminate da Igor Gorgonzola Novara. Alle 15.30 di sabato le piemontesi, trascinate ai quarti da Mayu Ishikawa e Carlotta Cambi, affronteranno proprio Conegliano. Dall’altro lato del tabellone Reale Mutua Fenera Chieri ’76 se la vedrà con Savino Del Bene Scandicci. Una coppia di squadre che nel recente passato ha messo in difficoltà Conegliano.
CREDIT: VAKIFBANK
al meglio», spiega Monari. Anche in questo caso la fame di successo rimane e la rincorsa turca passa dal sistema di naturalizzazioni. Da fine febbraio le regole in materia saranno più stringenti, ma fino a oggi ogni Nazionale può convocare solo una giocatrice naturalizzata. Per aggirare le limitazioni la federazione turca ha stabilito una regola interna per cui trascorsi quattro anni dalla naturalizzazione le atlete diventano turche al cento per cento. Uno stratagemma che ha assicurato maggior talento al ct della Nazionale Daniele Santarelli, guarda caso italiano.
Scandicci si è aggiudicata il Mondiale per club battendo le rivali in finale. A inizio gennaio Chieri, grazie alle prestazioni della schiacciatrice Stella Nervini e dell’opposto Anne Nemeth, ha invece guadagnato un punto in campionato nello scontro diretto, trascinando Imoco al tie-break. Conegliano, comunque in cima alla classifica, si sta dimostrando meno infallibile rispetto al solito. Nelle ultime due stagioni non aveva perso nemmeno una partita in regular season, mentre quest’anno ha già subito una sconfitta, contro Milano, e vinto tre volte al tie-break. La competizione è quindi più che aperta e Chieri, abituata a giocare le partite di punta al Pala Gianni Asti, avrà dalla sua il fattore campo. Torino ospiterà per la prima volta la competizione, donandole una cornice all’altezza dello spettacolo che la Final Four promette di offrire.
sulle giovani o su pallavoliste non ancora affermate. E Gallo ha trasformato la necessità in virtù: «Potrei fare la lista dei colpi che mi hanno dato soddisfazione. Recentemente abbiamo preso Stella Nervini (campionessa del mondo, ndr), avvistata già prima che raggiungesse il livello attuale». Giocare d’anticipo significa anche lavorare sul settore giovanile: «Abbiamo creato un consorzio con società di comuni piemontesi come Asti, Alba, Santena e Pino Torinese. Un progetto di cui vado particolarmente fiero». Oltre a garantire un bacino fertile per la prima squadra, tale modello di vivaio «fidelizza le famiglie del territorio» creando un legame con la comunità. Il rapporto con gli abitanti di Chieri è infatti migliorato nel corso del tempo:
«Grazie ai successi della Nazionale molte persone si sono avvicinate alla pallavolo. I risultati di Chieri, invece, hanno spinto diversi imprenditori locali a chiudere con noi accordi di sponsorizzazione», spiega Luca Di Cillo, responsabile marketing and operations.
Proprio gli sponsor sono il provento principale per una squadra di pallavolo, che non può contare sui diritti televisivi come fonte di guadagno. La durata delle partnership è spesso annuale, ma recentemente la società ha chiuso con Reale Mutua un accordo biennale con possibilità
SETTORE GIOVANILE
Chieri ha creato un consorzio di società piemontesi
di rinnovo per il terzo anno. Una collaborazione che permette a Chieri di programmare con maggiore serenità il futuro. Al momento la crescita degli ultimi anni ha costretto la società a modifiche logistiche. Per ragioni di capienza, infatti, la squadra deve disputare le coppe europee e i playoff di campionato al Pala Gianni Asti a Torino: «Ci dispiace perché al PalaFenera di Chieri le tribune sono molto vicine al campo e il tifo dà una spinta in più. Al tempo stesso avere più di 3mila persone dalla nostra parte al Pala Gianni Asti è emozionante».
L.Bo.
GLI APPUNTAMENTI
a cura di Vittoria Brighenti
La Cenerentola al Regio
Al Teatro Regio va in scena “La Cenerentola, la bontà in trionfo”, capolavoro di Gioachino Rossini che dal 1817 conquista i palcoscenici di tutto il mondo.
Per la celebre fiaba di Perrault, la regia è affidata a Manu Lalli, mentre la direzione d’orchestra è di Antonino
Fogliani.
In scena dal 20 al 27 gennaio, Cenerentola avrà la voce del mezzosoprano Vasilisa Berzhanskaya.
Con lei sul palco anche i professionisti Nico Darmanin, Roberto De Candia e Carlo Lepore.
Fino al 27 gennaio, Teatro Regio
Off Topic inaugura il 2026 con un ricco calendario di numerosi eventi. Tra questi, il concerto del cantante pop Tancredi, in programma il 29 gennaio. Il nuovo anno si apre così all’insegna di una proposta musicale ricca e articolata, che intreccia musica live,
teatro e cultura, performance ibride e progetti collettivi. Sul palco si alternano nomi affermati e artisti emergenti, con uno sguardo attento alle nuove generazioni e alla scena locale. Spazio anche a format cross-disciplinari, jam session, musica d’autore e jazz.
29 gennaio, Off Topic
Claudio Bisio, autobiografia in scena
Claudio Bisio torna a Torino e dal 5 all’8 febbraio sale sul palco del Teatro Colosseo con “La mia vita raccontata male”. Accompagnato dal vivo dai musicisti Marco Bianchi e Pietro Guarracino, e con le musiche originali di Paolo Silvestri, l’attore porta in scena un racconto autobiografico che diventa memoria condivisa. Attraverso episodi personali, leggeri e a tratti malinconici, Bisio attraversa il primo amore, le partite dei Mondiali, la paternità, la politica e la televisione, intrecciando il privato
con la storia collettiva di più generazioni. Ne emerge uno spicchio di vita tra risate sincere e improvvisi momenti di riflessione. In equilibrio tra comicità e nostalgia, lo spettacolo alterna leggerezza e profondità con grande naturalezza. La regia di Giorgio Gallione, compagno di viaggio dell’attore fin dagli esordi, dà ritmo e coerenza a una narrazione che riesce a essere insieme giocosa e politica, intima e leggera. Dopo le date torinesi, il tour proseguirà nelle principali città italiane. Biglietti su TicketOne.
Creare legami con l’uncinetto
Un laboratorio di uncinetto come occasione per costruire comunità. Insieme alla signora Margherita, residente in Borgo San Paolo, e ad altre donne del quartiere, un gruppo di persone lavora con entusiasmo e creatività negli spazi della Biblioteca della Fonda-
zione Merz. I lavori nati durante le lezioni, iniziate dallo scorso settembre, saranno installati nel Giardino, in una composizione temporanea. Il prossimo incontro aperto al pubblico è previsto per martedì 28 gennaio alle 16.
28 gennaio, ore 16, Biblioteca della Fondazione Merz
Musica classica al Lingotto
Il concerto The New Four Season arriva a Torino per la prima assoluta in Italia. Dopo il debutto in Asia, il progetto approda in Europa nella serata del 5 febbraio alle 20.30 all’Auditorium del Lingotto “Giovanni Agnelli”. L’appuntamento nasce in memoria del
300° anniversario della nascita di Antonio Vivaldi e del 150° anniversario di Pyotr Tchaikovsky, due simboli della musica classica che hanno ispirato una nuova scrittura sul tema delle stagioni. I biglietti sono acquistabili sul sito di TicketOne.
5 febbraio, ore 20.30, Auditorium del Lingotto “Giovanni Agnelli”
IL COLOPHON
Futura è il periodico del Master in Giornalismo
“Giorgio Bocca” dell’Università di Torino
Registrazione Tribunale di Torino
numero 5825 del 9/12/2004
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di Mattia Giopp
Aspettando le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, dal 26 al 31 gennaio il Palaghiaccio Tazzoli ospiterà la dodicesima edizione del Torneo Internazionale di Para Ice Hockey della Città di Torino. Al torneo parteciperanno alcune delle migliori nazionali di hockey paralimpico del mondo: oltre alla compagine italiana, che arriva da un quinto posto ai Giochi paralimpici invernali di Pechino 2022, ci saranno le nazionali di Slovacchia, Repubblica Ceca e Giappone. Il torneo prevede una prima fase a girone unico, dal 26 al 28 gennaio, più semifinali e finalissima, rispettivamente in programma per il 30 e 31 gennaio. Tutte le sfide si terranno nel Palaghiaccio Tazzoli (via Sanremo 67), è previsto l’ingresso libero e gratuito per le partite della nazionale italiana, che scenderà in campo ogni mattina alle 10. Accesso gratuito anche per le due finali di sabato 31: alle 10 lo scontro per decidere terzo e quarto classificato, alle 13 la finalissima. La manifestazione, organizzata dall’Asd Sportdipiù con il patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino, è dedicata alla memoria di Andrea “Ciaz” Chiarotti, storico attaccante dei Tori Seduti scomparso nel 2018. A lui si deve l’introduzione del para ice hockey nel nostro Paese, un processo culminato nel 2003 con la creazione della nazionale di hockey su slittino, di cui è stato capitano fino al 2017. Con Chiarotti la squadra paralimpica partecipò a tre Olimpiadi (Torino 2006, Vancouver 2010 e Sochi 2014) e a quattro campionati europei, conquistando l’oro nel 2011 e l’argento nel 2016. E proprio per tentare di ridare lustro alla squadra azzurra gli organizzatori del torneo hanno voluto invitare diverse scuole a riempire gli spalti: la speranza è attirare appassionati che aiutino a ringiovanire il sistema, in un momento in cui trovare nuovi giocatori diventa sempre più difficile.
Redazione: Leonardo Becchi, Simone Bianchetta, Lorenzo Borghero, Vittoria Brighenti, Bianca Caramelli, Caterina Carradori, Nicolò Corbinzolu, Giovanni D’auria, Beatrice Galati, Mattia Giopp, Luca Marino, Pietro Menzani, Anna Mulassano, Andreea Alexandra Onofreiasa, Marco Papetti, Sofia Pegoraro, Cecilia Perino, Virginia Platini, Matteo Revellino, Valeria Schroter.