Periodico del Master in giornalismo “Giorgio Bocca” - Università di Torino
FONDI PNRR I piani di Torino sul futuro dei giovani
Valeria Schroter| PP4-5
SCENA UNDERGROUND Fare musica è una questione di soldi
Pietro Menzani| P6
SPORT
Quanto è difficle la vita degli atleti paralimpici
Nicolò Corbinzolu | P7
AUMENTA LA DIFFUSIONE DELLE INFEZIONI
Sesso e malattie troppa ignoranza
di Cecilia Perino
Pagine 2 e 3
FOTO DI KLARA KULIKOVA
di Cecilia Perino
Le infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) continuano a pesare significativamente sulla salute pubblica italiana e piemontese. Negli ultimi anni è stato infatti registrato un aumento progressivo dei contagi, con un picco dei casi di sifilide, gonorrea e clamidia. Un incremento che riguarda anche i numeri sull’immunodeficienza umana (Hiv) che da quasi due decenni, in Piemonte, si trasmette prevalentemente tramite rapporti sessuali non protetti, con una frequenza che ha raggiunto l’89 per cento nel 2024. Segno di una diffusa mancanza di informazione sulla salute sessuale che, invece, rappresenta ancora una sfida sanitaria ineludibile. Sul tema è intervenuta l’Organizzazione mondiale della sanità, indicando come la strategia di controllo e prevenzione delle Ist non possa prescindere dalla promozione dell’educazione sessuale.
GLI ULTIMI DATI
Secondo il rapporto pubblicato lo scorso agosto dall’Istituto superiore di Sanità, nel 2023 le segnalazioni in Italia sono aumentate di oltre il 16 per cento rispetto al 2021. Il report, tuttavia, si basa sui dati forniti dai due sistemi di sorveglianza sentinella sul territorio, che non dispongono di copertura nazionale. Perciò il numero reale di diagnosi potrebbe essere sensibilmente superiore. L’incremento dei casi di sifilide, gonorrea e clamidia era già stato evidenziato dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Ecdc) che aveva segnalato una crescita costante delle infezioni tra il 2010 e il 2020. I dati più recenti forniti dall’Iss confermano la tendenza: rispetto al 2021, i casi di gonorrea sono aumentati dell’83 per cento, con una prevalenza di oltre il 90 per cento negli uomini. Mentre le diagnosi di sifilide primaria e secondaria hanno visto un incremento del 25,5 per cento, con un totale di
IL FENOMENO
SESSO E MALATTIE CRESCONO I CONTAGI
La mancanza di informazione favorisce la diffusione delle infezioni
752 nuovi casi nel 2023. I dati rilevano poi un aumento di circa il 21 per cento delle diagnosi di clamidia, l’infezione più diffusa tra i giovani tra i 15 e i 24 anni, con un’incidenza tripla rispetto alle persone di età superiore. L’incremento è legato anche a una bassa percezione del rischio e a un uso scarso e non costante del preservativo. Eppure, le Ist sono un gruppo di malattie infettive la cui trasmissione, per la maggior parte dei casi, avviene proprio attraver-
L’EDUCAZIONE DEVE ANDARE OLTRE LA SFERA FAMILIARE
so rapporti sessuali non protetti. In percentuale minore, tramite il sangue o per trasmissione verticale da madre a figlio durante la gravidanza, il parto o l’allattamento.
LE INFEZIONI DA HIV
Come riporta l’Oms, le Ist sono causate da oltre trenta diversi patogeni, tra batteri, virus, protozoi e parassiti. In Italia le più frequenti sono papillomavirus (Hpv), gonorrea, sifilide, epatiti virali, herpes ge-
nitale, clamidia e Hiv. Quest’ultima rappresenta ancora la malattia più pericolosa. Un rapporto del 2025 sui dati dell’anno precedente, redatto da Seremi, il servizio di riferimento regionale di Epidemiologia per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, mostra come nel 2024 in Piemonte siano state segnalate 160 nuove diagnosi di infezione da Hiv. Un valore lievemente superiore rispetto a quello dell’anno precedente, quando
Riscoprire l’affettività a partire dalle scuole
di C.P.
Nell’ambito della prevenzione primaria, l’educazione sessuo-affettiva rappresenta uno degli strumenti più efficaci contro la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili (Ist). Ma la sua eventuale integrazione nei programmi scolastici costituisce ancora un tema molto controverso e divisivo all’interno del dibattito pubblico e istituzionale. Una parte della politica pensa, infatti, che l’introduzione dell’insegnamento risponda alla volontà di sessualizzare precocemente bambini e bambine, esponendoli alle cosiddette “teorie di indottrinamento gender”. Questo modo di leggere la questione rischia, tuttavia, di non prendere in considerazione la superficialità e l’incompetenza che potrebbero derivare dal rimet-
tere totalmente l’educazione affettiva e sessuale alla discrezione dei nuclei familiari.
La professoressa Anna Mastromarino, docente di Diritto pubblico comparato all’Università di Torino e presidente del comitato scientifico di ToxD, lo spiega chiaramente: «La chimica o la fisica non le insegniamo a casa. Posso spiegare a mio figlio che se tocca il fuoco si brucia o che se mette una mano nell’acqua bollente si fa male, ma con questo non ho la pretesa di sostituirmi alla scuola. Per la sessualità credo valga lo stesso». Eppure fa paura l’idea di impartire degli insegnamenti obbligatori nelle scuole che guidino i ragazzi nella scoperta e nel contatto con il proprio corpo. Secondo la professoressa Mastromarino, le ragioni delle diffuse resistenze sono, anche, politiche. «Più noi creiamo spazi di conoscenza di noi stessi e,
«SI TRATTA DI SCOPRIRE IL CONTATTO SANO CON IL NOSTRO CORPO, CHE È NECESSARIAMENTE LEGATO ALL’AFFETTIVITÀ»
ANNA MASTROMARINO
DOCENTE DI DIRITTO PUBBLICO
quindi, di piena attuazione dell’articolo 2 della Costituzione, che prevede la perfetta realizzazione delle nostre personalità̀ passando attraverso le diverse formazioni sociali che noi scegliamo, più aumenta la possibilità che si sviluppino soggetti non omogenei. È molto più̀ facile fare leggi, governare, educare persone alla omologazione che educarci tutti alle diversità».
i casi segnalati erano stati 141. Il numero, seppur elevato, è comunque in significativa diminuzione rispetto agli anni precedenti. Dal 2000 al 2008, in linea con il trend nazionale, l’incidenza delle nuove diagnosi di Hiv in Piemonte si è mantenuta pressoché stabile, per poi iniziare a diminuire a partire dal 2009. Nel 2020-2024, rispetto al periodo 20152019, è stata poi registrata una riduzione del 37,5 per cento delle nuove diagnosi. Il calo è dovuto al successo
La progressiva riduzione della sessualità a qualcosa che «si impara altrove», a partire dal mondo digitale, fa sì che «tutte le parti che spaventano vengano automaticamente silenziate o messe da parte». Senza un’educazione sessuo-affettiva, ciò che si impara è spesso violenza e mercificazione, perché «è molto più facile parlare del sesso come un atto di predazione, come qualcosa di cui
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dei programmi di prevenzione e delle terapie antiretrovirali che hanno ridotto significativamente il rischio di trasmissione.
L’EDUCAZIONE SESSUALE
Ma nonostante il relativo successo delle iniziative di contrasto alla diffusione dell’infezione, il lavoro di prevenzione non può dirsi completo senza l’integrazione di un’educazione alla salute sessuale. Anche perché le malattie sessualmente trasmissibili si presentano spesso in forme asintomatiche o, in alcuni casi, con sintomi lievi. Ciò significa che un soggetto può non essere al corrente dell’infezione e contribuire alla sua diffusione tramite rapporti non protetti. La mancanza di consapevolezza, dell’infezione stessa o dei danni che possono scaturire dall’assenza di precauzioni durante l’atto sessuale, concorre ad acuire il rischio di essere contagiati. Per questo, concordano gli esperti, risulta fondamentale dotarsi di progetti educativi e formativi strutturati che indichino la strada più sicura per la nostra salute.
vantarsi, piuttosto che far presente che dietro a quell’atto, se non vissuto con attenzione, ci possono essere dei grossi rischi». Insegnare il rispetto per il corpo è, quindi, essenziale per fare in modo che questo venga sempre consapevolmente equilibrato con l’istinto. «Nell’epoca dell’estetizzazione all’inverosimile», ragazzi e ragazze che sono sprovvisti di quegli strumenti di base per l’educazione alla conoscenza di sé, tenderanno a «cercare le risposte che mancano nell’unica realtà che conoscono, quella virtuale». Dove impareranno a «usare il proprio corpo come una merce e a permettere agli altri di utilizzarlo come tale», tagliando fuori rispetto ed emotività. «Non si tratta di fare pubblicità̀ al come fare sesso, alla questione dell’identità o al contrasto all’omofobia, - aggiunge Mastromarino -. Si tratta di riscoprire il contatto sano con il corpo, che è necessariamente legato all’affettività. Noi non parliamo mai di educazione sessuale, ma parliamo sempre di educazione affettiva e sessuale».
IL DOTTOR BELLO: «NON BASTA IL PROFILATTICO»
Imparare a proteggersi Le basi della prevenzione
di Cecilia Perino
IMALATTIE PIÙ DIFFUSE
Gonorrea, clamidia e sifilide sono in aumento
l controllo e la prevenzione giocano un ruolo centrale nel contrasto alla diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili (Ist). Allo stesso scopo concorrono l’educazione e la conoscenza del tema, che spesso sono fattori culturalmente determinati. I numeri piemontesi sull’incidenza del contagio, per esempio, sono quasi totalmente sovrapponibili a quelli europei, ma le variazioni presenti, per quanto lievi, vanno lette alla luce delle differenti abitudini sessuali e di screening. Lo ricorda il dottor Luca Bello, dirigente medico presso il Centro multidisciplinare per la Salute Sessuale (Ce. Mu. S.S.) di Torino e presidente della Società Interdisciplinare per lo Studio delle Malattie Sessualmente Trasmissibili (SiMaST), sottolineando come l’Italia e più in generale il sud dell’Europa, risentano di una scarsa educazione sulla prevenzione delle Ist rispetto a Paesi come la Norvegia o la Svezia, dove esistono una maggiore libertà sessuale e, allo stesso tempo, un’educazione più strutturata nelle scuole. Ai ragazzi e alle ragazze, infatti, viene insegnato a utilizzare il contraccettivo e a parlare di sessualità, a casa come sui banchi di scuola. Scelte che contribuiscono a diffondere maggiore consapevolezza sul tema e, quindi, minore rischio di contagio. I paesi del nord Europa godono, inoltre, di sistemi di screening e di detection (rilevazione) più evoluti mentre in Italia, spesso, non se ne conosce neppure l’esistenza e si fa molto affidamento su credenze popolari errate. Prima fra tutti, la convinzione che l’utilizzo del preservativo sia sufficiente di per sé a prevenire il contagio di infezioni sessualmente trasmissibili. Così si ignora che alcune Ist si trasmettono semplicemente attraverso il contatto pelle a pelle, come nei casi di Hpv, herpes genitale e sifilide. L’uso del profilattico in questi casi non garantisce sicurezza, poiché queste possono infettare le aree scoperte del corpo.
Ciononostante, utilizzare il preservativo in modo corretto rimane una delle precauzioni più efficaci e semplici per evitare il contagio di Ist. Ma la prevenzione non si limita a questo. Altrettanto importante è informarsi adeguatamente sul tema. In Italia l’assenza di un’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole fa sì che molti ragazzi e ragazze sottovalutino i rischi dei rapporti sessuali non protetti. E, allo stesso tempo, che ignorino la possibilità che alcune infezioni si presentino in forma asintomatica o lieve. Malattie su cui, in assenza di test mirati e controlli periodici, risulta molto difficile attuare diagnosi precoci. Sottoporsi
regolarmente a screening per le Ist è, quindi, un altro aspetto centrale della prevenzione, Bello spiega che, prima di rendere un rapporto esclusivo e sospendere l’uso del profilattico, è fondamentale che entrambi i partner eseguano uno screening completo. In caso di rapporti con partner diversi, la cadenza dei controlli dovrebbe essere semestrale o annuale se si usa sempre il preservativo. Diventa, invece, opportuno effettuare i test ogni tre mesi in presenza di rapporti non protetti, per monitorare tempestivamente eventuali infezioni asintomatiche. Però la frequenza dei controlli dipende da diversi fattori, a partire dal numero dei partner e dalla propria sessualità. In Piemonte il numero dei contagi è un trend in ascesa, ma Bello sottolinea come a Torino, negli ultimi due o tre anni, si sia registrato parallelamente un aumento delle richieste di screening. Sono due curve che crescono insieme: all’aumentare della consapevolezza dei rischi, aumenta il numero delle Ist. Perciò, il dato di crescita della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili non è necessariamente negativo di per sé. In ogni caso, rimane fondamentale sottoporsi periodicamente ai test di controllo perché, trattando tempestivamente l’infezione, si riduce il rischio di complicazioni e si previene la diffusione.
È importante, poi, sottolineare come maschi e femmine corrano rischi diversi. Esistono, infatti, differenti variabili biologiche che influenzano la vulnerabilità alle infezioni sessualmente trasmesse. Le
Gonorrea, un fenomeno in aumento
persone con apparato genitale femminile presentano una suscettibilità maggiore rispetto agli uomini cisgender eterosessuali, spiega il dottore, «la conformazione anatomica e la delicatezza delle mucose genitali le rendono più esposte all’azione dei patogeni». Un discorso analogo vale per chi pratica la penetrazione rettale, una pratica comune ma non esclusiva della comunità Msm (uomini che fanno sesso con uomini). La mucosa rettale è infatti molto più sottile e fragile di quella vaginale, essendo costituita da un unico strato di cellule, è soggetta a micro-lesioni durante il rapporto che facilitano l’ingresso di virus e batteri. Anche le conseguenze a lungo termine variano sensibilmente: «Se nell’uomo cisgender le complicazioni permanenti sono statisticamente più rare e spesso sintomatiche, nelle persone con utero e ovaie alcune infezioni come clamidia o gonorrea possono decorrere in modo del tutto asintomatico. Se non diagnosticate tempestivamente tramite screening periodici, queste patologie possono causare danni infiammatori gravi, portando fino alla sterilità permanente». Sono tantissimi gli aspetti delle infezioni sessualmente trasmissibili che ragazze e ragazzi ignorano. Ma, in un tempo in cui i giovani hanno facilmente accesso a informazioni di ogni tipo, è fondamentale approfondire il tema. Anche se la conoscenza dell’argomento non può essere interamente rimessa all’iniziativa dei singoli: servono politiche mirate a beneficio della salute di tutte e tutti.
AL MICROSCOPIO
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STRUMENTI DI PROTEZIONE
In Italia mancano screening e detection più evoluti, come nei Paesi del Nord
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IL FUTURO DI UNA REALTÀ CHE INVECCHIA
TORINO SPENDE
PER I GIOVANI
Aumenta sempre più il divario numerico con gli anziani: stanziati 10 milioni del Pnrr per finanziare progetti di inclusione sociale e lavorativa
di Valeria Schroter
IA Torino ogni
100 ragazzi ci sono 232 over 65
10 milioni di euro per i giovani
Aurora e Barriera al centro IN SINTESI
n una città che è sempre più vecchia, il Comune di Torino ha destinato 10 milioni di euro ai giovani tra fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e Pn metro plus. In più ci sono altri tre milioni del ministero del Lavoro. Dei 13 totali ne sono già stati spesi 11, mentre per i rimanenti partirà a breve una nuova coprogettazione. Sulla città ricade anche una parte dei 390 milioni di fondi regionali per le politiche del lavoro, sempre dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il Comune ha messo a disposizione poco meno del due per cento del totale dei finanziamenti che ha ottenuto dal Pnrr. Un’attenzione particolare è rivolta alla zona Nord, con quello che l’assessora comunale alle Politiche educative e giovanili Carlotta Salerno chiama «il piano Marshall dedicato ai ragazzi di Aurora e Barriera».
I due quartieri sono rilevanti per il tema dell’inclusione giovanile. Ci vivono circa 88mila persone e ad Aurora ogni 100 giovani si contano 146 anziani, mentre sono 142 a Barriera: un rapporto molto diverso dalla media cittadina di 100 ragazzi ogni 232 over 65.
A Torino, su 863.249 residenti, 236mila hanno più di 64 anni. Il 31 dicembre 2025 risultavano registrate all’anagrafe solo 132mila persone tra i 15 e i 29 anni. In questo numero non sono conteggiati gli studenti residenti fuori dal Piemonte: tra Università degli studi di Torino e Politecnico, nell’anno accademico 2023/24 erano circa 40mila. In più ci sono anche gli studenti che non risiedono nel capoluogo di regione, ma sono piemontesi, e gli studenti di cittadinanza estera. A conti fatti, i giovani sono comunque troppo pochi, ma essenziali per una popolazione che deve affrontare il calo demografico.
I PROGETTI IN CITTÀ
“Bella storia” è finanziato con fondi Pn metro plus per circa 3,1 milioni di euro. Fa parte di un piano più esteso, il progetto “Aurora Barriera”: 28,5 milioni per la rigenerazione urbana dei due quartieri. Dei 3 milioni di euro, uno è destinato al «racconto del territorio, all’identità e alla narrazione dei due quartieri». Ragazzi e ragazze sono incoraggiati a usare diversi tipi di linguaggio: musica, teatro, video. I restanti due
milioni sono dedicati a interventi di promozione del benessere, con un’attenzione alla prevenzione delle dipendenze e della dispersione scolastica. In entrambi i quartieri è registrata un’elevata incidenza di famiglie con potenziali difficoltà economiche, all’interno delle quali si trovano anche giovani Neet (Neither in employment or in education or training): giovani che non sono impegnati in attività di formazione o lavoro. I progetti sostenuti dalla Città mirano al coinvolgimento attivo della popolazione giovanile per «favorire l’inclusione e superare la narrazione stereotipata dei quartieri», dice Salerno. Tra le altre iniziative c’è “Youtoo”,
la prima grossa coprogettazione che l’assessorato delle Politiche giovanili ha fatto con i fondi Pnrr. Quasi 4 milioni di euro sono dedicati alla riqualificazione di 16 centri dedicati ai giovani. Inoltre, il centro InformaGiovani è stato completamente riprogettato: un servizio ad accesso libero, gratuito e anonimo della città di Torino per giovani dai 14 ai 35 anni. È uno sportello che orienta - attraverso colloqui - su ricerca del lavoro, percorsi di formazione, opportunità di volontariato, mobilità, benessere, attività aggregative. Offre anche un servizio di redazione e aggiornamento del curriculum. Il progetto “Desteenazione”, invece, è stato finanziato con risorse del
STUDIO, INTEGRAZIONE E OPPORTUNITÀ ALL’ISTITUTO ROMOLO ZERBONI
ministero del Lavoro, per un totale di 3 milioni di euro. Quattro arcate dei Murazzi sul Po (lato sinistro) sono state riqualificate per dare spazio a un polo di orientamento, comunicazione e attività dedicate al benessere psicologico dei giovani. Il progetto mira a essere un modello educativo e sociale. I ragazzi avranno a disposizione educatori, psicologi, operatori sociali e professionisti del terzo settore.
LA REGIONE
Il Piemonte ha destinato alla missione inclusione e coesione circa il 23 per cento del totale dei fondi dell’Unione europea. Le principali missioni sono tre: potenziamen-
Il lavoro comincia tra i banchi di scuola
di V.S.
La scuola non è una bolla isolata, sarebbe assurdo pensarlo. È figlia del mondo e dei territori in cui opera». Marco Giordano è il preside dell’istituto di istruzione superiore (Iis) Romolo Zerboni, in corso Grosseto. Gli istituti di Torino Nord - dove gli studenti con background migratorio sono più numerosi - vengono spesso definiti “di frontiera”.
«La nostra scuola insiste su un territorio dove ci sono tante difficoltà economiche e sociali. Capita che si riflettano sugli studenti e sulle studentesse, che possono vivere situazioni di difficoltà, di fragilità o
«CHI INSEGNA DEVE FARSI CARICO DELLE SITUAZIONI E TRASFORMARLE IN OPPORTUNITÀ»
MARCO GIORDANO PRESIDE IIS ROMOLO ZERBONI
«L’Iis Zerboni mette in campo una serie di risorse. Con l’apprendistato duale - una misura attivata dalla regione Piemonte grazie ai fondi Pnrr - permettiamo di poter
disagio. Penso - continua Giordano - che proprio qui entri in gioco il ruolo di chi insegna: farsi carico delle situazioni e trasformarle in opportunità. La scuola della Repubblica deve dare a tutti e tutte l’opportunità di potersi formare». L’istituto offre ai suoi studenti e alle sue studentesse due tipi di percorsi. Uno professionale, per manutenzione e assistenza tecnica, e un indirizzo sistema moda. Realtà diverse, ma entrambe guardano al futuro lavorativo. Secondo la classifica di Eduscopio del 2025, la sezione moda dell’istituto ha una media di occupazione dopo il diploma intorno al 54 per cento. Un buon punteggio, considerando le condizioni del mercato del lavoro: la media delle scuole torinesi dello stesso indirizzo è del 51 per cento.
CREDIT: ETIENNE GIRARDET, UNSPLASH
to dei centri per l’impiego, sistema duale e politiche attive del lavoro e formazione. Il progetto Gol, destinatario di quasi 294 milioni, rientra nella formazione professionale. Al 31 gennaio 2025, secondo i dati dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, il 31 per cento delle persone coinvolte nel programma Gol in Piemonte faceva parte della fascia 15-29 anni. In totale i beneficiari sono stati 218mila e più di 109mila hanno avuto almeno un rapporto di lavoro per un periodo superiore ai 6 mesi. I 318 progetti che fanno parte della misura hanno l’obiettivo di garantire nuovi percorsi di riqualificazione professionale e di reinserimento. Il
studiare e lavorare contemporaneamente, oltre alla classica alternanza scuola-lavoro». Il sistema moda, poi, ha attivato da tempo una collaborazione con la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa. Organizzano
38,2 la percentuale di giovani occupati in provincia di Torino
72,8 la percentuale di 15-29enni con un contratto a termine
La città forma i laureati ma non sa trattenerli
di Valeria Schroter
Qprogramma è rivolto a disoccupati, giovani (compresi gli inattivi), lavoratori con redditi bassi, persone con disabilità e donne in condizioni di svantaggio.
II sistema duale (percorsi innovativi di formazione per l’occupabilità) ha ricevuto 56 milioni di fondi. Ha l’obiettivo di favorire l’introduzione e lo sviluppo di corsi di formazione che corrispondano alle esigenze delle imprese del territorio. Prevedono una modalità di apprendimento duale, tra formazione in aula e in contesti lavorativi. L’idea sarebbe quella di allineare l’offerta formativa ai fabbisogni reali del mercato del lavoro. I corsi sono rivolti a giovani di età compresa tra 14 e 25 anni.
sfilate: gli allievi e le allieve si occupano della progettazione, della realizzazione dei bozzetti e della confezione degli abiti. Poi li presentano al pubblico. A volte salgono loro in passerella, altre contattano professionisti e professioniste. «Alcune studentesse sono riuscite ad aprire un atelier e lavorano nel settore della moda - racconta il preside Giordano -, proprio grazie ai progetti e alle esperienze di formazione che hanno fatto a scuola: sono diventate opportunità di lavoro e di vita». L’istituto Zerboni sta attivando anche dei corsi quadriennali che consentiranno di arrivare al diploma con un anno di anticipo. Le iscrizioni sono in corso. «Ovviamente non significa studiare di meno - precisa Giordano -, il numero di ore totali è lo stesso. Sarà, però, un grande vantaggio per chi deve cercare un impiego».
uando iniziano a lavorare, i ragazzi si trovano davanti quasi 40 forme di assunzione tra tempi indeterminati, contratti a chiamata, somministrazione e collaborazione». In generale, «il 35 per cento dei lavoratori non arriva a 15 mila lordi annui» e i giovani sono i più esposti alla precarietà. Secondo Sarah Pantò, della segreteria della Cgil Torino con delega alle politiche giovanili, è anche per questo motivo che chi si forma e si laurea a Torino non la sceglie come luogo di residenza e lavoro.
Da un’analisi dell’economista Mauro Zangola emerge che nel 2024 in provincia di Torino il tasso di occupazione dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni era pari al 38,2 per cento. Tra il 2014 e il 2023 è cresciuto di 3,2 punti percentuali. Ma il risultato, messo a confronto con quello di 20 anni fa, non è positivo: dal 2004 al 2024 è sceso di 11,8 punti. Così, Torino figura al 52° posto nel ranking nazionale delle province che danno più lavoro ai 15-29enni. E la situazione non è migliorata nel 2025. Nei primi tre mesi dell’anno scorso sono stati assunti come dipendenti 22.505 giovani con meno di 29 anni, il 72,8 per cento dei quali con un contratto a termine. Nello stesso arco di tempo 18.568 giovani hanno interrotto il rapporto di lavoro dipendente: il 60,9 per cento per scadenza del contratto. Il panorama generale, poi, non è rassicurante: il Piemonte continua a essere la prima regione italiana per numero di cassaintegrati, con 46 milioni di ore richieste nel 2025.
Le rilevazioni Istat del 2024 hanno registrato in Piemonte 424mila occupati che hanno tra i 15 e i 34 anni, a fronte di 844.929 residenti della stessa fascia d’età. L’Istat raccoglie i dati annuali sull’occupazione
con dettaglio provinciale, ma non aggregati per classi di età perché «la numerosità campionaria della rilevazione sulle forze di lavoro è troppo bassa», spiega l’Istituto di statistica. Per le province i dati aggregati sono disponibili solo per sesso, codice Ateco e posizione professionale. Se non guardiamo all’età, i dati sull’offerta di lavoro diffusi dall’Istat segnalano a Torino una ripresa dell’occupazione, con un aumento del 4 per cento nel 2024, pari a circa 15.000 occupati in più. La causa è la dinamica demografica: la popolazione è tornata a crescere fino a quota 857.000 residenti. L’aumento è da ascrivere esclusivamente al miglioramento dei saldi migratori con le altre regioni e con l’estero. Ma quanti restano in città, dopo essersi formati nelle università di Torino? Secondo l’Osservatorio del mercato del lavoro, a un anno dal titolo sei laureati su dieci lavorano nella città metropolitana. In real-
COME SI LAVORA OGGI
tà, il numero è più alto per chi ha conseguito il diploma in provincia di Torino (79 per cento), mentre è molto più contenuto per quelli provenienti da altre province del Nord (38 per cento) e dal Centro Italia (45 per cento). Poi c’è chi va all’estero: nel 2023 circa 7mila torinesi hanno cambiato residenza, traslocando in Francia, Germania, Svizzera e anche Stati Uniti. Di questi, più di 2.700 erano giovani laureati. Il mercato del lavoro e le retribuzioni condizionano le scelte. L’Osservatorio riporta i dati relativi ai laureati magistrali nel 2022 presso gli atenei torinesi: a un anno dalla laurea, chi lavora all’estero percepisce in media una retribuzione mensile netta di 2.330 euro, contro i 1.480 euro di chi si ferma in Piemonte. Inoltre, rispetto all’estero, chi ha un’occupazione in provincia di Torino ha una minore probabilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato.
Troppe tipologie di contratti, l’Italia è un labirinto
Secondo il rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie, pubblicato a settembre 2025 dal ministero del Lavoro, la tipologia di contratto più utilizzata dai datori di lavoro è il tempo determinato. Nel 2024 ha assorbito in Italia il 66,4 per cento del totale di attivazioni. Relativamente alla composizione per classi di età e tipologia contrattuale, l’apprendistato è stato attivato per il 13,6 per cento dei lavoratori under 25.
Il numero elevato di contratti di lavoro non dipende da una singola riforma, ma da una somma di livelli normativi che si sono accumulati nel tempo. Tra le tipologie di contratto per il lavoro subordinato, riportate sul sito del ministero del Lavoro, ci sono: tempo indeterminato e determinato, a tempo pieno o part time, con varianti come apprendistato, lavoro intermittente,
somministrazione. Si aggiungono poi i rapporti parasubordinati, nati per attività formalmente autonome, ma svolte in modo continuativo: contratti a progetto e collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co).
C’è poi il lavoro autonomo, che comprende partite Iva individuali, professionisti ordinistici e non, lavoro occasionale e prestazioni tramite voucher. Tutte queste varie forme contrattuali hanno regole diverse tra loro per contributi previdenziali, durata e tutele. Esistono ulteriori varianti: con o senza causale (per i contratti a tempo determinato), con limiti diversi di durata, con regimi contributivi agevolati o ordinari, con discipline speciali per giovani, stagionali, start up, settori specifici.
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CREDIT: FUTURA NEWS
CREDIT: LUCA CAMPIONE
L’undreground rischia di perdere il neonato Monitor
Dopo Todays altra kermesse in bilico
di Pietro Menzani
IN SINTESI
La scena musicale
torinese sta vivendo un momento di transizione
Grande successo riscosso per C2C e il KappaFuturFestival
Ma la prossima edizione del Monitor Festival
è ancora in dubbio
Il Monitor Festival, dopo la prima edizione andata in scena nel 2025, potrebbe abbassare le serrande per mancanza di fondi. Da decenni Torino è considerata un punto di riferimento nel panorama musicale italiano ed europeo, specialmente per il mondo dell’underground. Ancora oggi, ogni anno, decine di migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo si riversano in città per non perdersi grandi festival come il C2C e il Kappa FuturFestival. Tuttavia, la scena della musica alternativa mostra segnali di crisi. Le realtà più piccole e con budget più modesti sembrano faticare a tenere il passo con gli eventi di punta e chiudono i battenti con frequenza sempre maggiore.
A febbraio la storica discoteca Supermarket ha interrotto l’attività dopo quasi trent’anni. Dopo la definitiva cancellazione del Todays, il festival organizzato su iniziativa dell’amministrazione comunale che ha avuto la sua ultima edizione nel 2024, anche il Monitor rischia di chiudere a un anno dal via. Nato da un’idea di Gianluca Gozzi, protago-
nista indiscusso dell’underground torinese, ex direttore artistico del Todays e creatore di Spazio211. Gozzi spiega che, nonostante il successo di pubblico e di critica musicale riscosso dalla prima edizione, l’evento si trova a fare fronte a difficoltà nel reperire le risorse necessarie per l’organizzazione: «A oggi non so dire se ci sarà una seconda edizione, perché la triste verità, in questi anni, è che servono fondi per fare questo tipo di iniziative. Dal Covid in avanti, il mondo dello spettacolo dal vivo è diventato insostenibile a livello economico: gli artisti costano sempre di più, come anche la logistica e la sicurezza. Purtroppo bisogna fare i conti non solo con quello che si vorrebbe fare, ma anche con quello che si può fare, e con le economie. Quindi in questo momento siamo in una fase di ricerca di finanziamenti. Se l’esito sarà positivo, organizzeremo il festival in estremo ritardo, perché negli altri Paesi evoluti, a differenza dell’Italia, i festival vengono annunciati l’anno prima, e spesso vanno già sold out in prevendita mesi e mesi prima. Qua, invece, ci ritroviamo oggi, a febbraio, a chiederci ancora se ci sarà un festival tra
qualche mese», dichiara il direttore artistico.
Secondo Gozzi, Torino sta attraversando una fase di transizione e fatica a individuare con chiarezza quale sia la sua identità dal punto di vista musicale. Il mondo dell’underground risente di questo momento carico di contraddizioni e incertezze. «Torino - prosegue - è una città che sta a metà strada e che ormai sta invecchiando e capisce sempre meno qual è la visione da scegliere. La definirei come una città di porto senza il mare. Come tutte le città di porto, ha un fermento caotico, delle energie che si intrecciano, delle relazioni artistiche che producono ottime cose, non solo nella musica, ma anche nell’editoria, nell’arte, nel teatro, e quindi collettivi, nuclei, gente che si muove, spazi che sono animati. Ma poi manca il mare attorno. E il mare è quello che permette di lanciare un messaggio, di comunicare, di uscire
C2C e KappaFuturFestival, due storie di successo
Nonostante la fase di transizione che la scena musicale torinese sta attraversando e gli evidenti segnali di crisi (si veda l’articolo qui sopra), alcuni grandi eventi cittadini sembrano continuare a godere di ottima salute e collezionano performance in costante miglioramento. Quelli più attrattivi agli occhi del pubblico rimangono il C2C, posto sotto la direzione artistica di Guido Savini da oltre dieci anni, e il Kappa FuturFestival, che si tiene a luglio al parco Dora. I due festival costituiscono il vero cuore pulsante del panorama del clubbing di Torino e rendono la città attrattiva per giovani provenienti da tutto il mondo. Rappresentano inoltre una fonte di entrate cruciale per l’indotto economico comunale. Il Kappa, nel 2025, ha visto andare in scena la sua edizione più grande di sempre: con una ricaduta su Torino stimata in 30 milioni di euro, sei palchi e oltre 100mila presenze da
150 Paesi diversi, il festival ha battuto ogni record. Un ruolo di primo piano nel mondo underground è ricoperto anche dal C2C, che da oltre vent’anni costituisce un punto di riferimento per tutti gli appassionati di musica avant-pop ed elettronica. Si tratta di uno degli eventi più importanti a livello continentale ed è capace di radunare decine di migliaia di persone ogni anno. Quest’anno il festival torna dal 29 ottobre al primo novembre, in concomitanza con la Contemporary Art Week piemontese. E i biglietti stanno già andando a ruba.
IL DNA DEL C2C
Secondo Giorgio Valletta, dj e co-fondatore dell’evento insieme a Sergio Ricciardone, «oggi siamo arrivati a livelli impensabili rispetto a quando il festival è iniziato, venticinque anni fa. L’ultima edizione ha registrato un afflusso di pubblico dall’estero di oltre un terzo rispetto al totale degli spettatori». Il C2C ha avuto il merito di evolversi nel tempo per rimanere sempre attuale, assumendo
continuamente nuove forme: «Un passaggio fondamentale è stato all’inizio degli anni Dieci, quando il Club to Club ha cominciato a non essere più un festival di dj, ma a proporre parecchie performance dal vivo. Oggi il festival in buona parte è fatto da artisti che suonano o che si esibiscono dal vivo». A distinguere il C2C da altri eventi di questa natura è il suo particolare dna musicale. «Per definirne
lo stile - spiega Valletta - abbiamo coniato anche un termine che anni fa non veniva praticamente quasi mai usato, che è “avant-pop”. Stiamo in una sorta di area grigia tra attitudine pop e avanguardia, e questo ha continuato a caratterizzare la nostra linea». Parte cruciale dell’identità del C2C è anche la sua spiccata vocazione internazionale. Nel 2025 il festival è sbarcato per la prima volta a New York, ma è da
fuori, altrimenti rimane una città piccola, dove ti racconti le cose da solo, come in un porto. Come città non ha la forza né la visione politica di fare questo salto. Tanti progetti finiscono per morire ancora prima di emergere dall’underground». Anche Giorgio Valletta, dj e co-fondatore del C2C, ritiene che il capoluogo piemontese stia attraversando un periodo di crisi sul piano musicale: «Torino ha passato degli anni difficili. Gli anni immediatamente prima del Covid e quelli del lockdown hanno messo alla prova la scena del clubbing e della vita notturna, che si è particolarmente ridimensionata. Molti posti sono stati chiusi e questo mondo ha iniziato a essere considerato in maniera marginale rispetto all’interesse che destava prima. Auspico che le cose riprendano a muoversi e che ci sia una maggiore varietà di proposte, meno schiacciate sugli stereotipi».
circa vent’anni che gli organizzatori investono per esportare l’evento all’estero. Questo percorso parte da lontano e infatti «il primo esperimento del Club to Club in un altro Paese risale addirittura al 2006. Più o meno dal 2006 al 2010, Club to Club ebbe un’appendice in città come Berlino, Istanbul e Barcellona. Tutto questo ha contribuito in maniera determinante alla credibilità che ci siamo conquistati sul campo e alla visibilità internazionale del festival», racconta il dj.
IL CORAGGIO DI OSARE
Il successo del C2C, secondo Valletta, è stato costruito con il tempo e grazie a scelte innovative e coraggiose che hanno conquistato la fiducia del pubblico: «Una delle eredità più importanti di questi anni di lavoro è la credibilità che abbiamo nei confronti del pubblico che ci segue. Molto spesso, quindi, quando facciamo scelte insolite o puntiamo su artisti sconosciuti, veniamo premiati. Quest’anno, prima ancora di annunciare il programma, cosa che è avvenuta pochi giorni fa, erano già iniziate le prevendite per la nuova edizione. Questo succede ormai da molto tempo».
IN RITARDO
A febbraio non si sa ancora se saranno organizzati alcuni festival
CLUB TO CLUB Un appuntamento imperdibile nato nel 2002
LLUM COLLETTIVO di P.M.
Gli allenamenti? A Varese...
Verso Milano Cortina tra sacrifici, lunghe trasferte e carenze di strutture
di Nicolò Corbinzolu
Mi alleno un po’ in Piemonte e un po’ a Varese, perché purtroppo qua non abbiamo abbastanza ore ghiaccio per preparare al meglio le prossime Paralimpiadi». Andrea Macrì, giocatore della Nazionale paralimpica di ice hockey, almeno una volta a settimana carica in auto borsone e slittino, per poi guidare fino a Varese per allenarsi. Due ore all’andata e due ore al ritorno per fare 50 minuti di allenamento in più, in vista dei Giochi di Milano Cortina 2026.
L’adeguatezza degli impianti accessibili agli atleti con disabilità è un problema in Italia, così come in Piemonte. La carenza di strutture si riflette sul numero dei partecipanti alle Paralimpiadi. L’evento si terrà a inizio marzo e saranno 40 gli atleti della delegazione italiana presenti. Cinque di loro sono piemontesi: Macrì fa parte della squadra di hockey insieme a Gabriele Araudo ed Eusebiu Antochi, Giuliana Turra compete nel curling e Michele Biglione nello sci di fondo.
«Sarà un appuntamento diverso dal solito, perché saremo davanti al nostro pubblico, alle nostre famiglie. Abbiamo fatto grandi sacrifici per arrivarci, quindi l’obiettivo principale è fare bene e dare il 100 per cento. Vedremo se arriverà anche una medaglia» afferma Andrea. La sua vita cambia radicalmente il 22 novembre 2008, a 17 anni. Frequenta il liceo Darwin di Rivoli, è in classe quando il controsoffitto cede e un pesante tubo di ghisa lo colpisce sulla schiena. Il suo compagno di banco Vito Scafidi muore, mentre Andrea subisce una grave lesione midollare incompleta.
«Sono ripartito dalla sport-terapia, che era possibile fare all’interno dell’unità spinale di Torino. Ho provato diversi sport paralimpici, dalla scherma al basket, poi mi sono innamorato dell’hockey - dice Macrì-. Prima l’ossatura della squadra era piemontese, ora non più. Il nostro movimento purtroppo sta andando a scomparire, perché ci sono sempre meno giocatori e un’età media sempre più alta. I nostri avversari sono più giovani e hanno la possibilità di allenarsi più di noi».
Oltre alla dimensione agonistica, c’è anche quella sociale e legata alla salute. Lo sport «fa bene a tutti», dice Andrea. E anche Giuliana Turra, giocatrice di curling paralimpico e ostetrica, lo sostiene. «Mi sono avvicinata al curling in carrozzina dopo un grave incidente in montagna. Ho conosciuto un ragazzo che lo praticava, che poi è diventato il mio compagno. Poiché mancava la figura femminile in squadra mi sono proposta - rac-
HOCKEY
E CURLING
PARALIMPICO
In alto, Andrea Macrì impegnato con la Nazionale di hockey
In basso, due partite di curling in carrozzina
STORIA DELLE PARALIMPIADI
Dalle corsie d’ospedale al podio mondiale
L’arrivo della torcia paralimpica a Torino, il 24 febbraio in piazza Castello, sarà il primo momento di avvicinamento alle gare paralimpiche di Milano Cortina. Tutto nasce da un’intuizione rivoluzionaria. Nel 1948 il neurologo tedesco Ludwig Guttmann organizzò a Stoke Mandeville, in Gran Bretagna, una competizione sportiva per veterani della Seconda guerra mondiale colpiti da lesioni spinali.
L’idea era semplice e radicale insieme: fare dello sport uno strumento di riscatto e riabilitazione. Nel 1952 arrivarono i primi atleti olandesi, trasformando l’evento in una competizione internazionale. Otto anni dopo, grazie al medico italiano Antonio Maglio, i Giochi approdarono
a Roma durante le Olimpiadi del 1960. Quella manifestazione sarebbe stata riconosciuta ufficialmente come prima edizione dei Giochi paralimpici solo nel 1984. Il nome racconta già tutto: “para” e “olimpiade”: giochi paralleli e non secondari. Il simbolo - tre agitos colorati che ruotano attorno a un centro - rappresenta mente, corpo e spirito degli atleti. Nel 1976 nacquero anche le edizioni invernali, in Svezia. Da allora la partecipazione è sempre cresciuta. E ora a crescere è anche l’attesa, nel segno dell’inclusione, per la prossima tappa di Milano Cortina. dal 6 al 15 marzo 2026.
N. C.
«Gli impianti non sono mai abbastanza» INCLUSIVITÀ
Per tanti anni il concetto di accessibilità è stato legato al pubblico che può assistere a un evento come spettatore. Ora, finalmente, l’attenzione si sta spostando sugli atleti e sulle loro diverse abilità, che hanno esigenze più specifiche», sottolinea Silvia Bruno, presidente del Comitato paralimpico piemontese. Ma nonostante la sensibilità stia cambiando, c’è ancora tanto da fare.
conta Giuliana-. All’inizio sentivo solo il freddo del ghiaccio, poi mi sono appassionata sempre di più e i Giochi sono diventati un obiettivo». Vive a Cuneo, dove lavora in ospedale: «Grazie alla Federazione italiana sport del ghiaccio abbiamo dei permessi retribuiti per dedicarci agli allenamenti». Giuliana almeno una volta a settimana va a Pinerolo per allenarsi, a “soltanto” un’ora da casa: «In Piemonte non ci sono tante strutture, sfruttiamo quelle inaugurate nel 2006. Le alternative sono in Lombardia, Trentino e Veneto, per cui lontanissimo». Le cose vanno meglio per Michele Biglione, che alle Paralimpiadi sarà impegnato nello sci di fondo. Lui si dedica anima e corpo all’allenamento «perché il livello si è alzato tantissimo negli ultimi anni». Nel 2018 un grave incidente in moto gli ha causato la perdita di una gamba, ma nello sci ha ritrovato la voglia di rimettersi in gioco. «Io sono di Centallo e mi è comodo andare a Entracque per allenarmi, a 45 minuti da casa. È un centro all’avanguardia, con i parcheggi dedicati ai disabili, dove è facile scaricare l’attrezzatura e scendere subito in pista. E dove anche gli spogliatoi sono accessibili - racconta Michele-. Ho provato anche altre piste in Piemonte, ma oltre a essere più lontane, erano anche meno inclusive». Le carenze degli impianti sparsi sul territorio rappresentano un problema per l’attività sportiva degli agonisti, ma anche degli amatori.
«Gli impianti sportivi accessibili agli atleti paralimpici non sono mai abbastanza. Serve fare di più – afferma -. A Torino, ad esempio, c’è una squadra di basket in carrozzina che ha solo una palestra con gli spogliatoi attrezzati a ospitarli». Le Paralimpiadi portano sempre più persone con disabilità a cimentarsi in nuovi sport, dopo averli visti in televisione. Quelle di Milano Cortina saranno una grande vetrina per tutto il movimento. «Ci aspettiamo di avere grandi soddisfazioni dai nostri atleti piemontesi e soprattutto di avere un avvicinamento alle società sportive da parte dei più giovani - continua Bruno-. Lo sport paralimpico è per tutti. Anche se uno ha una disabilità grave può trovare un’attività adatta alle sue capacità». È per questo che l’inadeguatezza degli impianti sul territorio rappresenta una criticità imminente.
«Negli ultimi anni la regione Piemonte ha investito in questo settore, sono stati fatti passi avanti importanti per permettere a sempre più persone con disabilità di praticare sport, ma questo non è ancora sufficiente», sostiene la presidente. Il problema delle strutture non riguarda però solo Torino. La città può contare su diversi impianti ereditati dalle Olimpiadi invernali del 2006, ma quando ci si sposta nelle altre province la carenza di luoghi adatti a tutti in cui poter fare sport si fa sentire. «Spesso le persone con disabilità che vogliono allenarsi sono costrette ad affrontare lunghi viaggi e non è facile conciliare queste attività con lo studio e il lavoro - sostiene Bruno-. Le famiglie devono affrontare enormi sacrifici, specie dal punto di vista economico. Anche trovare preparatori atletici specializzati sparsi sul territorio è un ostacolo tra le persone disabili e lo sport».
di N. C.
Silvia Bruno, presidente Cip Piemonte
GLI APPUNTAMENTI
a cura di Pietro Menzani
Noire al Polo del ‘900
Fino al 24 febbraio il Polo del ‘900 ospita “Noire”, un’installazione immersiva di realtà aumentata a cura di Pierre-Alain Giraud e Stéphane Foenkinos. L’opera approda a Torino dopo essere stata inaugurata a Parigi ed è tratta dall’omonimo saggio biografi-
co. Si tratta di un’esperienza di riflessione storica e civile che celebra il gesto compiuto dalla studentessa afroamericana
Claudette Colvin che, nel 1955 in Alabama, si rifiutò di cedere il posto a un passeggero bianco su un autobus.
‘900
INCONTRI
Racconti di cambiamenti
Alla Fondazione Time2 prosegue la rassegna mensile “Racconti di cambiamenti”. Il progetto, nato come laboratorio civico e relazionale su temi di attualità sociale, culturale e politica, prevede incontri mensili ed è pensato per giovani adulti under 35. La rassegna
si chiuderà a settembre con un appuntamento incentrato sui festival come spazi sicuri e accessibili. La prossima data in calendario è il 18 marzo, quando si discuterà di luoghi di apprendimento inclusivi.
18 marzo, Fondazione Time2
Il pattinaggio di Torino 2006
In occasione delle Olimpiadi invernali Milano Cortina, Torino ricorda i campioni dei Giochi del 2006. La città celebra l’eredità olimpica al Palavela con un allestimento espositivo che dà al pubblico la possibilità di immergersi nella storia del pattinaggio.
La mostra prevede una narrazione visiva e sensoriale e presenta una galleria storica con immagini che tengono viva la memoria dei momenti più iconici del pattinaggio. Tra i grandi protagonisti,
Shizuka Arakawa, Evgeni Plushenko e l’azzurra Carolina Kostner. Nei giorni di apertura al pubblico della pista di pattinaggio del Palavela è sempre possibile visitare l’esposizione ma sono previsti anche gli Olympics open days, il 21, il 22 e il 28 febbraio e domenica primo marzo. Gli open days daranno ai visitatori anche l’opportunità di prendere parte a sessioni di pattinaggio con insegnanti qualificati sulla pista che ha ospitato i Giochi del 2006.
Push the limits
Presso la Fondazione Merz, Push the limits, la seconda edizione della mostra collettiva a cura di Claudia Gioia e Beatrice Merz, sarà visitabile fino all’8 marzo. Il progetto espositivo, che si pone l’obiettivo di misurare la capacità dell’arte di trovare una soluzione alle
questioni attuali e di farsi portatrice di cambiamento, è aperto al pubblico dal 27 ottobre. I prossimi appuntamenti sono previsti per il 22 febbraio, con il concerto del progetto musicale Onde, e per il 25 febbraio, con la presentazione del catalogo con le curatrici della mostra.
MOSTRE
Le foto di Edward Weston
A Camera sono esposte 171 fotografie in bianco e nero che celebrano l’opera di Edward Weston, fotografo statunitense attivo nella prima metà del Novecento. La mostra Edward Weston. “La materia delle forme”, organizzata da Fundacion Mapfre in collaborazione con
Camera, approda per la prima volta in Italia dopo le tappe di Madrid e Barcellona. L’esposizione è curata da Sérgio Mah e ripercorre oltre quarant’anni di carriera del cofondatore del Group f/64. Sarà possibile visitare la mostra fino al 2 giugno.
Fino al 2 giugno, Camera
al Palavela
IL COLOPHON
Futura è il periodico del Master in Giornalismo
“Giorgio Bocca” dell’Università di Torino
Registrazione Tribunale di Torino
numero 5825 del 9/12/2004
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Il Capodanno cinese: tutti gli eventi
di P.M.
Il 17 febbraio è cominciato l’anno del Cavallo e Torino si prepara a festeggiare la ricorrenza con eventi, laboratori culturali e recite organizzate dall’Istituto Confucio dell’Università di Torino. La rassegna ha preso il via con l’apertura della mostra di carte intagliate cinesi “Poesia di carta”, forma d’arte che nel 2006 è stata riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità. L’esposizione è ospitata dal Torino outlet village ed è visitabile fino al 15 marzo. Le opere in esposizione sono di Xi Xiaoqin e Chu Chunzhi. Non solo. Al Torino outlet village il 21 e 22 febbraio e dal 28 febbraio al primo marzo sarà possibile prendere parte a una serie di laboratori pensati per adulti e per bambini con attività che spaziano dalla calligrafia alla narrazione di favole cinesi, passando per il trucco delle maschere dell’Opera di Pechino e le carte intagliate. Ma gli appuntamenti non riguardano solo Torino. Su iniziativa dell’artista Enrico Arfero, il 21 febbraio l’Istituto Confucio si troverà a Barolo, in provincia di Cuneo, al Barolo Wall, muro di contenimento del comune costellato di installazioni di street art. Proprio qui viene portato simbolicamente il poeta cinese Li Bai, con un pannello artistico che lo raffigura intento a brindare alla luna. Infine, venerdì 27 febbraio la soprano Cao Yaqiong e il pianista Li Weijie saranno protagonisti del recital “Tra belcanto e poesia cinese” al Circolo dei lettori e delle lettrici di Torino, in un omaggio che coniuga la tradizione poetica cinese con quella italiana del canto. In aggiunta, su iniziativa del Consolato della Repubblica popolare cinese di Milano, la grafica dell’ideogramma cinese “fu” (felicità) – che riprende le caratteristiche del cavallo – si illuminerà sulla Mole Antonelliana per augurare un felice anno nuovo ai torinesi. Per partecipare agli eventi è necessario effettuare una prenotazione dal sito dell’Istituto Confucio www.istitutoconfucio. torino.it.
Redazione: Leonardo Becchi, Simone Bianchetta, Lorenzo Borghero, Vittoria Brighenti, Bianca Caramelli, Caterina Carradori, Nicolò Corbinzolu, Giovanni D’auria, Beatrice Galati, Mattia Giopp, Luca Marino, Pietro Menzani, Anna Mulassano, Andreea Alexandra Onofreiasa, Marco Papetti, Sofia Pegoraro, Cecilia Perino, Virginia Platini, Matteo Revellino, Valeria Schroter.