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04 luglio agosto 2018 - Estratto pubblico -

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ANNO 19° NR° 109

FURETTOMANIA INFORMA

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a cura di Silvia Pizzi Biologa Università Studi Parma Volontaria FM ONLUS Abbiamo descritto nel numero 96 del periodico di FM Informa (novembre-dicembre 2015) come la più antica prova documentale della domesticazione del furetto sia tutta italiana, ovvero i reperti del IV-V secolo d.C., negli scavi della villa Bruttii Praesentes a Scandriglia (Rieti), ove sono stati ritrovati resti di furetto e sparviere probabilmente utilizzati per la caccia dal nobile romano che abitava nella villa (Santini, 2010). Il ritrovamento del cranio di un furetto che conserva la dentatura ne ha permesso la sicura identificazione. D’altra parte, le più famose rappresentazioni di caccia col furetto risalgono ad epoca più tarda, dal 1300 al 1500, fra cui la famosa scena nel Palazzo dei Papi di Avignone e “Il libro della caccia” di Gastone Febo che raffigura e descrive nei dettagli l’utilizzo del furetto per l’arte venatoria in Francia.

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Pochi secoli dopo, torniamo in Italia per un inaspettato ritrovamento a Corato (BA) in centro storico. Siamo stati contattati mesi fa dal Dott. Giuseppe Magnini, biologo ed appassionato di storia del territorio, in particolare storia dell’arte medioevale. Lo studioso stava conducendo ricerche sui fregi di un palazzo del 1598: Palazzo Catalano, imbattendosi in un bassorilievo di 12 m con scene di caccia e di cantiere edile. Fra i vari animali rappresentati nella folta vegetazione (cani da caccia, cavalli, volpi, uccelli, rettili, lepri e/o conigli) appariva quello che molto probabilmente è un furetto. Il lavoro di Magnini e Pomarico attraverso l’analisi delle fonti storiche e di foto ad alta risoluzione, con ingrandimento dei particolari, ricostruzioni digitali, confronti iconografici e illustrazioni a colori, ha permesso di individuare dei nuovi particolari utili per lo studio del fregio e della storia del proprietario, Antonius Catalanus (“Edificò per sé e per la sua

famiglia una palazzo di tale pregio il noto Catalano Maestro artigiano eccellente nell’arte Antonio Catalano” come riporta una scritta al secondo piano del palazzo), molto probabilmente un architetto capomastro. Il fregio ha una doppia funzione, decorativa da una parte, imitando le scene di caccia delle miniature medievali, ma anche una funzione narrativa, quando descrive spaccati di vita quotidiana, legata sia alla professione (sono rappresentati un cantiere edile, un architetto e gli attrezzi che facevano parte dell’antica simbologia utilizzata dai costruttori per molti secoli), e forse all’inconsueto incontro durante una tranquilla giornata immerso nella folta foresta tra uccelli e animali selvatici, con una gru, uccello dal forte simbolismo, immagine verso cui convergono tutti i personaggi delle scene del fregio.

Figura: ricostruzione delle scene del fregio

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Figura: dettaglio del frammento del fregio rappresentante la scena di caccia col furetto

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Nel dettaglio, le scene di caccia al coniglio rappresentano figure umane sia a piedi che a cavallo che utilizzano bastoni ed armi (archibugio ed arco), accompagnati da mute di varie tipologie di cani da caccia e da furetti ammaestrati. La caccia in passato era esercitata solo da aristocratici o persone facoltose che potevano permettersi sia l’utilizzo delle armi sia l’addestramento dei cani, dei furetti e dei cavalli, e divenne così un importante simbolo di vigoria fisica, abilità e coraggio indispensabili per quei tempi anche durante i periodi in cui non si combatteva. Gli animali che venivano cacciati erano il cervo, il cinghiale, gli aironi, le gru, il lupo la volpe, l’orso ed il coniglio che piaceva per la sua imprevedibilità, non certo per le qualità dell’animale. Quindi la scelta della caccia al coniglio nel fregio ci suggerisce che l’autore abbia voluto rappresentare quella che si avvicinava maggiormente al puro piacere ed al divertimento e, visto l’accuratezza dei particolari rappresentati, doveva essere quella che più piaceva praticare allo stesso autore.

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Pizzi S. (2015) La storia del furetto: l’iktis, le donnole di Oderzo, la donnola di Tartesso e il gatto della Libia. Furettomania Informa, Anno 16, n 96 Santini F. (2010) I “compagni di caccia”: dalle fonti storiche ai reperti faunistici della villa dei Bruttii Praesentes (Scandriglia, Rieti) Atti del Convegno “Sesto Incontro di Studi sul Lazio e la Sabina” Roma, 4-6 marzo 2009 Magnini G & Pomarico E (2018) Gli antichi muratori tra le scene di caccia nel fregio marcapiano del XVI secolo di palazzo Catalano a Corato (nuova ipotesi ricostruttiva) academia.edu 36622024 Il testo originale è in libera consultazione dal sito www.academia.eu

http://www.academia.edu/36622024/Gli_antichi_muratori_tra_le_scene_di_caccia_nel_fregio_marcapiano_del_ XVI_secolo_di_palazzo_Catalano_a_Corato_The_ancien_masons_among_the_hunting_scenes_in_the_XVI_centu ry_string_course_frieze_of_Catalano_palace_in_Corato

Figura: Palazzo Catalano (Corato, BA), fra il piano terra ed il primo piano il fregio che riporta la scene di cantiere e caccia

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