Le collane di Fondazione Umberto Veronesi Libertà di sapere. Libertà di scegliere.
Tumori del sistema nervoso Una sfida per la ricerca
Indice Diritto di parola Tumori cerebrali: un nome, molte malattie Il sistema nervoso: com'è fatto? Tumori cerebrali e del sistema nervoso centrale Fattori di rischio Sintomi Diagnosi Approcci terapeutici Gestire la malattia Uno sguardo al futuro: nuove prospettive della ricerca Le risposte scientifiche alle domande di tutti Informarsi, approfondire, leggere Fondazione Umberto Veronesi
Comitato scientifico che ha partecipato al progetto Gaetano Finocchiaro Coordinatore Unità di Neuro-Oncologia IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano Michela Matteoli Direttore Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa Professore Ordinario di Farmacologia Humanitas University di Rozzano (Milano) Chiara Tonelli Professore Ordinario di Genetica Università degli Studi di Milano Paolo Veronesi Presidente Fondazione Umberto Veronesi
Cara amica, caro amico, questo quaderno vuole essere una guida per tutte quelle persone che nella loro vita si stanno ritrovando ad affrontare un tumore cerebrale. Dietro a questo nome in realtà ci sono differenti tipologie di malattia. Conoscere esattamente il nemico che abbiamo di fronte è il primo passo per impostare le cure. La chirurgia, pur rappresentando l'approccio principale nella cura di queste neoplasie, è ora affiancata a terapie sempre più mirate. Un risultato possibile grazie alla tanta ricerca effettuata negli ultimi anni. Oggi, proprio grazie al progresso della ricerca, qualcosa comincia a muoversi in termini di sopravvivenza e guarigione ma c'è ancora molto da fare. Dai primi sintomi e segni da non trascurare sino alle terapie più all'avanguardia, con questo volume vogliamo accompagnare in maniera chiara e semplice tutte le persone che desiderano saperne di più su questo tipo di tumori che ogni anno, in Italia, conta circa 6 mila nuovi casi. Buona lettura
Paolo Veronesi Presidente
Diritto di parola
Mirare alla Luna
Dal punto di vista clinico, per i tumori cerebrali possiamo considerare tre grandi aree: • i tumori essenzialmente benigni come i meningiomi, i più frequenti tra quelli che originano all’interno del cranio; • i tumori maligni o che tendono a diventarlo, in primo luogo i gliomi; • i tumori che arrivano al cervello, le metastasi quindi, sempre maligne. Per quanto riguarda la grande maggioranza dei primi (l’80%), l’intervento chirurgico in un centro con esperienza è in genere risolutivo. Per le altre due categorie (come pure per quella minoranza di meningiomi che si presenta aggressiva) è necessario un grande progresso. Parafrasando l’allora vicepresidente Biden, occorre un moonshot, una palla molto alta nel baseball, un tiro sulla Luna. Per migliorare abbiamo bisogno di ricerca, ricerca di qualità. Abbiamo accumulato, grazie anche al grande sforzo sviluppato dal consorzio TCGA (The Cancer Genome Atlas), tantissimi dati sulle alterazioni della sequenza di DNA del tumore, del glioblastoma in particolare. Il presupposto, come ormai sappiamo, è che il tumore è dovuto ad alterazioni del DNA. Ma stiamo capendo che queste alterazioni non riguardano solo la struttura della molecola stessa di DNA, le mutazioni, ma anche modificazioni che “stanno sopra” la sua struttura, dette mutazioni epigenomiche (da epì in greco, sopra). L’ace-
tilazione e soprattutto la metilazione del DNA possono modificare sensibilmente quello che è il suo “prodotto” principale, vale a dire l’RNA, sulla cui sequenza si modula la produzione delle proteine, qualitativamente e quantitativamente. La capacità di definire le sequenze di RNA in una singola cellula ci sta dando informazioni straordinarie sulla capacità del tumore di modificarsi in base agli stimoli e alle sfide che riceve. Stiamo comprendendo, per esempio, che per rispondere all’attacco del sistema immunitario il glioblastoma può modificare la sua epigenetica (la disposizione delle regioni metilate nel DNA, in particolare): così facendo può, a cascata, modulare quantitativamente le sequenze di RNA, producendo per esempio maggiori quantità di citochine, cioè molecole che regolano il sistema immunitario. Queste possono renderlo più attivo, aggressivo; ma soprattutto, nel caso del tumore, possono contrastare il sistema immunitario, funzionando come dei lacrimogeni che lo nascondono e irritano gli attori principali del sistema immunitario nella risposta anti-tumorale, i linfociti T, che diventano in conseguenza esausti. La conoscenza di questi meccanismi complessi, che per la loro misurazione e comprensione possono richiedere non solo il contributo della bioinformatica ma anche quello della matematica e della fisica, si rivela sempre più importante per disegnare strategie di cura “mirate”. Proprio come fece Alan Turing decifrando ENIGMA, il codice segreto usato dai nazisti per comunicare – una storia raccontata nel anche nel film The Imitation Game. Concretamente, sgomitolare la complessità del tumore può
aiutarci in due modi: possiamo comprendere quali sono le alterazioni fondamentali per la sopravvivenza del tumore e quelle che lo fanno partire e di cui non può fare a meno. Un piccolo esempio è dato dalla mutazione del gene B-RAF, nella posizione 600 della sua sequenza proteica dove l’aminoacido valina è sostituito dall’acido glutammico. È una mutazione rara nei gliomi, ma quando presente può essere il bersaglio di due piccole molecole, due farmaci, che danno risultati clinici davvero notevoli. Ma se si sbaglia bersaglio, come è successo con la mutazione del gene Epidermal Growth Factor Receptor, la variante III (EGFRvIII), questa può sì scomparire, ma senza effetti significativi sulla crescita del tumore: lo si osservava già in laboratorio, nelle colture cellulari delle cellule di glioblastoma. Ed è successo anche nei pazienti, purtroppo: identificato il bersaglio, EGFRvIII, il sistema immunitario si è attivato contro di esso, ma ciò non è servito a frenare il tumore e non ha aiutato i pazienti. Una dura lezione. È quindi necessario capire con precisione qual è la complessa architettura che si crea nel tumore come effetto della sua necessità di sopravvivere, e ciò per disegnare strategie di immunoterapia che abbiano un’efficacia maggiore rispetto a quanto abbiamo potuto fare finora. È indispensabile, e ciò richiede modelli di laboratorio più simili alla realtà di quelli che per anni abbiamo impiegato. Curare, per esempio, i gliomi che insorgono nei cani, spontaneamente come negli umani, sarebbe un passaggio molto promettente. Tuttavia, come accennato in precedenza, il tumore ha stru-
menti di adattamento alla realtà circostante rapidi, efficienti e solo in parte prevedibili a tavolino. Difficile conoscerli nel caso di tumori che si sviluppano in una parte così protetta del nostro corpo quale è il sistema nervoso. Riuscire ad avere delle biopsie frequenti di cervello, midollo spinale o nervi sarebbe troppo impegnativo e pericoloso per il paziente. Dobbiamo orientarci a carpire queste informazioni dai liquidi biologici con cui il tumore può venire a contatto, il liquido cefalorachidiano (che circonda e nutre il sistema nervoso) e il sangue, o meglio il plasma o il siero dove possono essere presenti piccoli frammenti di DNA che il tumore rilascia nel suo continuo rimaneggiamento: DNA libero da cellule, o cell free DNA. Questa è la nuova formidabile frontiera per seguire il tumore e contrastarlo con strategie “aggiornate” rispetto al quadro che il microscopio e la biologia molecolare ci forniscono al momento dell’intervento. La biopsia liquida: un’altra componente importante del “mirare alto”, mirare alla Luna.
Gaetano Finocchiaro Disease Unit Tumori Cerebrali e Dipartimento di Neurologia IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano �
Tumori cerebrali: un nome, molte malattie
• Mio marito ha 73 anni e da qualche tempo si comporta in modo strano: dimentica le cose, ha cambiamenti di carattere, non sembra più lui… devo preoccuparmi? • Ho perso mia madre per un tumore al cervello. Sono più a rischio di contrarre la malattia? Posso fare qualcosa a scopo di prevenzione? • In prossimità del condominio dove vivo hanno installato un ripetitore per il 5G ma io sono preoccupato: è vero che le radiazioni elettromagnetiche possono far venire il tumore al cervello?
• Sono vegetariano perché so che questo tipo di alimentazione aiuta a proteggere contro molti tumori: vale anche per quelli del cervello e del sistema nervoso? Il sistema nervoso rappresenta quella parte altamente specializzata del nostro corpo che riceve, controlla, elabora, trasmette tutti gli stimoli interni ed esterni e regola l’omeostasi – la capacità dell’organismo di mantenere stabili le condizioni interne. In questa rete intricata, il cervello è sicuramente l’organo più conosciuto: ogni azione, pensiero o emozione è espressione della sua attività. Ma il cervello non lavora da solo e va considerato come un grande insieme, o meglio come un sistema, quello nervoso appunto. Una rete così complessa e affascinante, per sua natura, è formata da molte cellule diverse, e ognuna di queste può dare origine a neoplasie con specifiche caratteristiche – talvolta benigne e a volte, purtroppo, non benigne. All’interno di questa pubblicazione proveremo a mostrare, con chiarezza e semplicità, tutte le neoplasie che possono colpire il sistema nervoso: perché se è vero che la diagnosi di tumore può fare paura, saperne di più rappresenta un primo passo per affrontare meglio la nostra malattia o quella dei nostri familiari, scoprendo sintomi, diagnosi, possibilità terapeutiche attuali e future, e quali sono direzioni della ricerca scientifica.
�
Il sistema nervoso: com'è fatto?
Guardando all’anatomia del nostro corpo, il sistema nervoso si compone di due parti principali, il sistema nervoso centrale (SNC) e quello periferico (SNP). Il sistema nervoso centrale è costituito dall’encefalo e dal midollo spinale. L’encefalo, contenuto nella scatola cranica, comprende il cervello, il cervelletto e il tronco encefalico (struttura alla base del cervello che lo mette in continuità diretta con il midollo spinale). Il midollo spinale è la porzione extracranica del SNC, collocata nello spazio che decorre all’interno delle vertebre. Il sistema nervoso periferico, invece, è costituito principalmente dai nervi, fasci costituiti da prolungamenti dei neuroni, che partono dall’encefalo e dal midollo spinale collegando tutte le parti dell’organismo attraverso segnali elettrici.
L’interazione tra sistema nervoso centrale e periferico permette di ricevere ed elaborare le informazioni provenienti dal mondo esterno, coordinando le funzioni - volontarie e involontarie - del nostro organismo. Il cervello è quindi il vero computer del nostro corpo, ed è formato da miliardi di cellule nervose: i neuroni e le cellule gliali. I neuroni sono le unità funzionali del sistema nervoso, la cui caratteristica è di essere “eccitabili”: generano cioè segnali elettrici (gli impulsi nervosi) che si propagano lungo l’assone, il prolungamento del neurone. La parte terminale dell’assone prende contatto con le cellule bersaglio (altri neuroni o organi, come le fibre muscolari) attraverso le sinapsi, la cui funzione è permettere il passaggio dell’impulso nervoso da una cellula all’altra. Le cellule gliali, invece, più abbondanti dei neuroni, hanno funzioni di supporto e protezione, oltre a essere essenziali per lo sviluppo e la funzionalità del cervello. Alcune di esse (gli oligodendrociti e le cellule di Schwann) rivestono gli assoni con una guaina mielinica, aumentando la velocità di conduzione dell’impulso nervoso, esattamente come le guaine che rivestono i fili elettrici. Altre cellule gliali (gli astrociti) contribuiscono a formare la barriera ematoencefalica (BEE), che ha una funzione protettiva per il cervello, bloccando il passaggio di molte sostanze nocive presenti nei vasi sanguigni adiacenti (anche se alcune come gli anestetici e l’alcol possono superare tale barriera).
Oltre alla funzione di supporto, le cellule gliali partecipano alla trasmissione delle informazioni scambiando segnali con i neuroni, ma soprattutto sono fondamentali per la creazione e il mantenimento delle sinapsi tra i neuroni. Il SNC è inoltre protetto dalle meningi, tre membrane di tessuto connettivo: dall’esterno all’interno la dura madre, l’aracnoide e la pia madre. E infine, a proposito di funzioni protettive, occorre citare il liquido cerebrospinale, o liquor, che avvolge il SNC con funzioni, oltre che protettive, anche nutritive. Ci siamo soffermati, seppur sinteticamente, sulle diverse cellule che compongono il cervello: questa divisione è fondamentale per raccontare la complessità del sistema nervoso, ma spiega anche i diversi tipi di tumori che incontreremo all’interno di questo volume.
�
Tumori cerebrali e del sistema nervoso centrale
Con tumore cerebrale si intende una neoplasia che interessa il cervello, anche se questo termine viene frequentemente utilizzato per indicare i tumori colpiscono in generale il sistema nervoso centrale. I tumori del cervello, o intracranici, sono formati da masse cellulari che crescono e si moltiplicano in maniera incontrollata, causando un danno al tessuto circostante. Questi tumori sono piuttosto rari nell’adulto (poco meno del 2% del totale) ma rappresentano la seconda neoplasia più frequente nell’età infantile dopo le leucemie. In Italia, nel 2018, si sono registrati circa 6.000 nuovi casi totali. I tumori cerebrali infantili rappresentano il 20-40% della totalità dei casi (circa 2.200 ogni anno). È necessario innanzitutto distinguere tra i tumori cerebrali cosiddetti primitivi e quelli metastatici o secondari. Quelli primitivi sono tumori che originano dai tessuti cerebrali propriamente detti, ossia neuroni e cellule gliali, e dai nervi all’interno della scatola cranica. Le metastasi cerebrali, al contrario, sono tumori che hanno avuto origine in organo diverso, ma le cui cellule sono migrate al cervello attraverso il sangue. Se i tumori primitivi possono essere sia benigni che maligni, le metastasi cerebrali sono per definizione tumori maligni, che indicano, purtroppo, un quadro tumore avanzato.
Il grading e la caratterizzazione molecolare dei tumori cerebrali
Esiste una scala per comprendere il grado di malignità dei tumori: il grading, che definisce la capacità da parte del tumore di invadere le strutture circostanti e di crescere. La conoscenza del grading è fondamentale per valutare la prognosi: si tratta di una scala con quattro gradini, da 1 a 4, dove un grado più alto è associato a una maggiore malignità e a una maggiore tendenza alla recidiva. Più precisamente, il grado 1 è quello di un tumore benigno, a crescita molto lenta, che non invade i tessuti circostanti; il grado 2 caratterizza un tumore a basso grado di malignità e lenta crescita, ma con la possibilità di invadere il tessuto cerebrale circostante; il tumore di grado 3 è maligno, a crescita spesso rapida, con invasione del tessuto cerebrale circostante; infine, nel grado 4, il tumore è molto aggressivo, a rapida crescita e diffusa invasione dei tessuti circostanti. Un altro criterio essenziale per definire la prognosi dei tumori cerebrali è la “caratterizzazione molecolare”. Di che cosa si tratta? L’obiettivo è identificare le caratteristiche biologiche specifiche del tumore, informazioni che permettono di adottare un approccio terapeutico più preciso e, in alcuni casi, personalizzato.
Ecco alcune caratteristiche molecolari che vengono ricercate: • modifiche a carico dei cromosomi 1p e 19q, in gliomi di secondo e terzo grado che originano da oligodendrociti, perché la loro presenza indica un tumore maggiormente responsivo alla chemioterapia; • la metilazione del promotore del gene MGMT, perché questa caratteristica è associata a una migliore risposta alla terapia medica a uno specifico chemioterapico, la temozolomide; • la mutazione del gene IDH, anch’essa associata a una prognosi migliore. Si tratta di informazioni specifiche e che è difficile elencare esaustivamente, ma il lettore interessato può chiedere al proprio medico ulteriori informazioni.
Tumori cerebrali benigni
I tumori cerebrali benigni originano dalle cellule e dai tessuti che circondano il cervello e conservano bordi ben definiti rispetto ai tessuti sani, il che permette una buona rimozione chirurgica e abbassa il tasso di recidiva (la possibilità che possano ripresentarsi). I tumori cerebrali benigni più comuni sono i meningiomi, che si sviluppano nelle meningi, le membrane protettive descritte
nel precedente capitolo. Colpiscono di solito persone di età media (preferenzialmente giovani donne, intorno ai 40 anni di età) e gli anziani. Hanno un aspetto tondeggiante e sono ben separati dal tessuto nervoso circostante. Spesso i meningiomi possiedono dei recettori per il progesterone, perciò possono crescere più rapidamente durante la gravidanza. Possono svilupparsi per molti anni senza dare una sintomatologia clinica, e spesso vengono diagnosticati in maniera occasionale; in alcuni casi possono comprimere le strutture adiacenti del cervello, causando sintomi come mal di testa e alterazioni sensoriali.
Un’altra comune patologia benigna sono gli adenomi ipofisari. Questi tumori benigni colpiscono una delle ghiandole più importanti del nostro organismo, l’ipofisi, responsabile della produzione di diversi ormoni come la prolattina (PRL), che stimola la crescita delle ghiandole mammarie, l’ormone della crescita (GH), l’ormone tireotropo (TSH), che agisce sulla tiroide, e gli ormoni luteinizzante e follicolostimolante (LH e FSH) che agiscono sulle gonadi (ovaie e testicoli). Generalmente sono tumori a lenta crescita che non causano particolari disturbi, tuttavia possono portare a patologie sistemiche quando interferiscono con la produzione di uno degli ormoni citati, oppure causare disturbi della vista quando comprimono il nervo ottico. Vanno inoltre citati per frequenza gli schwannomi e i neurinomi del nervo vestibolo-cocleare (o uditivo). I primi originano dalle cellule di Schwann, che rivestono gli assoni dei neuroni del SNP, e rappresentano uno dei più frequenti tumori al di fuori del tessuto nervoso del midollo. I secondi, seppur benigni, possono causare deficit dell’udito e dell’equilibrio. Altri tumori più rari, che qui elenchiamo per completezza, possono riguardare cellule specifiche in diverse fasi dello sviluppo e hanno severità variabile. Tra questi troviamo i germinomi, i craniofaringiomi, gli emangioblastomi, i cordomi e i pineocitomi.
Tumori cerebrali maligni
I tumori cerebrali maligni sono masse di cellule cancerose che crescono rapidamente, invadendo e distruggendo il tessuto sano adiacente: possono dare metastasi all’interno del cervello stesso e nel midollo spinale. I tumori cerebrali maligni più frequenti sono i gliomi: derivano dalle cellule di sostegno del cervello, le cellule gliali, da cui prendono il nome. I gliomi si possono presentare in tutte le fasce d’età, sebbene siano più frequenti negli adulti: in base al comportamento si distinguono in gliomi di basso grado, meno aggressivi, e di alto grado, a comportamento più maligno. Questi tumori prendono il nome in base al tipo di cellula gliale da cui originano: astrocitomi, oligodendrogliomi ed ependimomi. Gli astrocitomi sono i gliomi più comuni e originano dagli astrociti, cellule gliali a forma di stella che costituiscono la barriera ematoencefalica. Si sviluppano sia in età pediatrica che negli adulti, ma con una differenza importante: solitamente nei bambini si localizzano a livello della base del cranio e hanno una natura più benigna (gliomi di basso grado). Negli adulti, al contrario, è più frequente la localizzazione a livello del tessuto cerebrale, con un comportamento più aggressivo (gliomi di alto grado). Gli oligodendrogliomi derivano dalle cellule che formano la guaina mielinica, la quale riveste gli assoni del SNC. Presentano un grado di malignità intermedio, spesso causando l’in-
sorgenza di crisi epilettiche, e alle volte possono degenerare in gliomi di alto grado. Gli ependimomi derivano dalle cellule ependimali che rivestono i ventricoli cerebrali (cavità all’interno dell’encefalo dove scorre il liquido cerebrospinale) e il canale centrale del midollo spinale. Solitamente insorgono in età pediatrica e raramente danno origine a metastasi, tuttavia hanno una tendenza a infiltrare in altre zone del SNC e recidivare: per questo vengono classificati tra i tumori maligni. Il tipo di glioma più maligno è rappresentato dal glioblastoma multiforme (GBM). Ha la tendenza a crescere rapidamente e ha una prognosi altamente sfavorevole. È più comune negli uomini rispetto alle donne e nelle persone di età compresa tra i 50 e i 70 anni. Questi tumori possono insorgere in una qualsiasi regione del SNC, tuttavia si è osservato che tendono a svilupparsi più frequentemente in uno dei due emisferi cerebrali del cervello.
Più frequenti nei bambini sono i medulloblastomi, tumori che insorgono a livello del cervelletto – responsabile di molteplici attività tra cui la coordinazione dei movimenti. L’età di esordio tipica è tra i 3 e i 6 anni, con un maggiore interessamento del sesso maschile. Sono tumori di alto grado, quindi altamente maligni che, tuttavia, sono spesso responsivi alla radioterapia e alla chemioterapia. Ci sono poi i linfomi primitivi del SNC, che originano dai linfociti del cervello e del midollo spinale, particolarmente frequenti e più aggressivi nei soggetti con deficit del sistema immunitario. Solitamente non metastatizzano al di fuori del SNC e, anche questi, rispondono bene al trattamento con chemioterapia e radiazioni. Ma i tumori maligni più frequenti del SNC sono quelli secondari, che originano in altra sede e metastatizzano a livello cerebrale. Tra i più frequenti troviamo in ordine: il carcinoma polmonare a piccole cellule, il carcinoma mammario, il melanoma e il carcinoma renale. In rari casi, circa il 3-5%, il tumore primitivo, ossia quello localizzato in un'altra sede del corpo e che ha dato poi metastasi cerebrali, è ignoto. Questo può accadere o perché la massa tumorale primitiva è troppo piccola per poter essere vista dagli esami diagnostici, o perché il sistema immunitario è stato in grado di eliminare il tumore primitivo ma non le metastasi. In tal caso il tumore cerebrale verrà etichettato come “malattia con sede primaria sconosciuta” e la natura del tumore verrà identificata mediante l’esame istologico.
I tumori cerebrali più comuni in bambini e adolescenti I tumori cerebrali maligni sono diversi per origine e localizzazione. Quali sono i più frequenti nella fascia di età pediatrica e adolescenziale?
Astrocitoma
È il tumore cerebrale pediatrico più comune. Solitamente si sviluppa tra i 5 e i 9 anni. Può essere di natura benigna o maligna. Può causare aumento della pressione intracranica con cefalea, vomito e apatia. Nella maggior parte dei casi il trattamento è chirurgico, adiuvato dalla radioterapia.
Medulloblastoma
È un tumore a crescita rapida che si sviluppa nel cervelletto. Di solito si manifesta nei primi 10 anni di vita e causa difficoltà nei movimenti e nella coordinazione. La prognosi dipende strettamente dalle caratteristiche istologiche e molecolari del tumore (per identificare fino a che livello le cellule hanno assunto caratteristiche tumorali) e dal grado di malignità. Il trattamento si avvale sia della chirurgia, che di radio- e chemioterapia.
Ependimoma
È il terzo tumore più comune nel bambino. Si sviluppa a partire dalle cellule ependimali e si localizza prevalentemente nella parte posteriore del cervello. La prognosi dipende principalmente dall’età del bambino e dalla possibilità di rimozione chirurgica del tumore.
�
I fattori di rischio
Lo sviluppo dei tumori del cervello è influenzato da una serie di fattori di rischio che possono essere suddivisi in non modificabili (fattori genetici, sesso ed età) e modificabili (fattori ambientali e in generale legati agli stili di vita): conoscere questi fattori di rischio e parlarne con il medico può aiutare a prendere decisioni più informate.
Fattori di rischio non modificabili
Il genere maschile ha complessivamente una probabilità più alta di sviluppare un tumore intracranico, sebbene alcuni tipi specifici di tumori cerebrali, come il meningioma, siano più comuni nelle donne. Anche l’età rappresenta un fattore di rischio per i tumori cerebrali: le fasce più colpite sono l’età pediatrica e la terza età. Inoltre, circa il 5% dei tumori cerebrali può essere collegata a fattori o condizioni genetiche familiari ereditarie, tra cui la neurofibromatosi di tipo 1 e 2, la sindrome di Li-Fraumeni, la sindrome da carcinoma a cellule basali nevoide, la sclerosi tuberosa, la sindrome di Turcot e la malattia di von Hippel-Lindau.
Fattori di rischio modificabili
Tra i fattori di rischio ambientali troviamo l’esposizione a radiazioni ionizzanti (come le radiazioni derivanti da incidenti nucleari), che può portare all’insorgenza di tumori cerebrali anche a distanza di molti anni. Anche l’esposizione a virus può aumentare il rischio di alcuni
tumori cerebrali, come accade nel caso dell’infezione da virus Epstein-Barr (EBV) e del linfoma del SNC. In particolare, le patologie che causano un calo delle difese immunitarie, come l’AIDS, aumentano il rischio d’insorgenza di linfomi cerebrali.
I cellulari e le onde elettromagnetiche (5G) aumentano il rischio di tumori cerebrali? Facciamo chiarezza. Secondo gli studi scientifici più recenti che valutano il ruolo dei campi elettromagnetici, come quelli derivanti dalle linee elettriche e dall'uso dei telefoni cellulari, queste tecnologie non mostrano alcun aumento del rischio di sviluppare un tumore del cervello negli adulti. Tuttavia, a causa delle informazioni contrastanti sul rischio nei bambini, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di limitare l'uso del telefono cellulare e promuove l'uso di auricolari a mani libere sia per gli adulti che per i bambini
Tumori cerebrali: è possibile fare prevenzione primaria e secondaria?
�
Nonostante i grandi progressi della medicina in termini di prevenzione oncologica, ancora oggi è difficile identificare con certezza i fattori di rischio specificamente legati allo sviluppo dei tumori cerebrali. Per questi motivi è difficile attuare un programma di prevenzione ad hoc, ma è comunque possibile trarre giovamento da alcune indicazioni previste dalla prevenzione generale. È possibile cercare di ridurre il rischio di insorgenza di un tumore del SNC evitando fumo, esposizione a pesticidi, insetticidi, agenti chimici e radiazioni, se non quelle strettamente necessarie a fini diagnostici. Più in generale, un corretto stile di vita è sempre il cardine di qualunque programma di prevenzione: è quindi consigliabile mantenere uno stile di vita sano, che preveda adeguati momenti di riposo, attività fisica e peso nella norma. È importante scegliere una dieta povera di grassi e zuccheri semplici, favorire il consumo di cibi ricchi di antiossidanti come frutta e vegetali gialli-arancioni (carote, pomodori e zucca), limitare il consumo di alcol e – non lo si dirà mai abbastanza – eliminare il fumo. Va ricordato, inoltre, che tra i tumori più comuni del SNC figurano le metastasi da tumore del polmone, della mammella e il melanoma. È quindi fondamentale seguire un adeguato programma di esami e screening, limitando gli stili di vita che favoriscono lo sviluppo di tali tumori, così da prevenirne l’insorgenza o contrastarne la progressione.
Sintomi
Poiché ogni area del cervello è responsabile di precise funzioni del nostro organismo, i sintomi causati dalla presenza di un tumore cerebrale dipendono strettamente dalla sua localizzazione. Il cervello viene distinto in due emisferi, destro e sinistro, e in diversi lobi con funzioni specifiche. Ciascun emisfero governa l’aspetto sensitivo e motorio della parte opposta del corpo: un tumore dell’emisfero sinistro, pertanto, comporterà disturbi a carico della parte destra dell’organismo, e viceversa. Inoltre, ogni lobo è responsabile di una o più particolari capacità del nostro cervello, come la parola, la comprensione, i ricordi, la gestualità e l’elaborazione di sequenze motorie complesse, per esempio camminare. Un tumore a carico di uno specifico lobo comporterà disturbi e deficit sulle funzioni regolate da quel lobo. Inizialmente i sintomi di un tumore del sistema nervoso possono essere molto sfumati, per poi divenire più frequenti e di maggiore inten-
sità con il passare del tempo. Questi comprendono, perlopiù, mal di testa (o cefalea), crisi epilettiche di nuova insorgenza, difficoltà nel linguaggio e nella deambulazione, cambiamenti di personalità, disturbi della vista o dell’equilibrio, mancanza di forza in una parte del corpo e difficoltà nell’orientamento. La cefalea può essere una manifestazione dell’aumento della pressione intracranica causata dal tumore: di solito è più intensa al mattino e può accentuarsi con i cambi di posizione, l’esercizio fisico e la tosse o gli starnuti. Il cranio è una scatola rigida e chiusa, e la presenza di una massa tumorale associata a edema (accumulo di liquido) porta a una compressione delle strutture cerebrali e della circolazione del liquor, che possono essere responsabili del calo della vista o del deterioramento dello stato di coscienza. Anche la personalità può essere alterata a causa dei tumori che si localizzano a livello dei lobi frontale, temporale e parietale, poiché questi controllano le emozioni, l'umore, la capacità di giudizio, il ragionamento e il comportamento, nonché i meccanismi inibitori. Un tumore in queste sedi può causare comportamenti sociali inappropriati, con euforia, disinibizione, mancato controllo degli impulsi sessuali, tendenza al gioco d’azzardo, ma anche depressione e ansia. La presenza di questi sintomi in una persona che normalmente non ne è affetta dovrebbe spingerla a consultare uno specialista e indagarne la natura. Molte persone, tuttavia, arrivano alla diagnosi di tumore cerebrale in assenza di sintomi e il riscontro è dunque occasionale, per esempio nel corso di altre indagini diagnostiche. �
Diagnosi
Il primo passo nella diagnosi di un tumore cerebrale è l’identificazione esatta della sede. La tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica (RM) con mezzo di contrasto permettono non solo di studiarne la localizzazione, ma anche di cogliere aspetti macroscopici che possono indirizzare verso la definizione del tipo di tumore. In caso di sospetto di metastasi cerebrali, l’utilizzo della tomografia a emissione di positroni (PET-TC) aiuta lo specialista a evidenziare il tumore primitivo ed eventuali metastasi sistemiche. L’esame si basa sull’utilizzo di un composto contenente glucosio radioattivo che viene captato principalmente dalle cellule che hanno un elevato metabolismo cellulare, permettendo dunque di evidenziare le lesioni tumorali.
In alcuni casi potrebbe essere necessaria una biopsia cerebrale che, tramite il prelievo di una piccolissima porzione tumorale e i successivi esami istopatologici, permette l’identificazione precisa del tipo di tumore e delle sue peculiarità: in questo modo è possibile adottare il protocollo terapeutico più adeguato e personalizzato. La biopsia può essere eseguita mediante una piccola craniotomia, una finestrella ossea che dà accesso al tumore, oppure mediante una “biopsia stereotassica”, che preleva un piccolo fustello di tumore tramite un sottile ago guidato da un dispositivo di navigazione cerebrale. Ulteriori esami di approfondimento sono angiografia cerebrale, che permette di visualizzare i vasi del cervello, dall’elettroencefalogramma (EEG) per la registrazione dell’attività elettrica del cervello, e puntura lombare. Tramite il prelievo di una piccola quantità di liquor (con un ago che viene inserito in anestesia locale nel canale midollare), questo esame consente l’identificazione di eventuali cellule o DNA tumorale e la loro “caratterizzazione” con finalità sia diagnostiche che terapeutiche.
�
Approcci terapeutici
Il trattamento dei tumori cerebrali rappresenta una grossa sfida per la medicina moderna. La nascita di gruppi oncologici multidisciplinari formati da neurologi, neurochirurghi, neuro-oncologi, neuroradiologi e neuropatologi ha permesso di migliorare notevolmente la gestione dei pazienti con tumori cerebrali. Le scelte terapeutiche dipendono da un notevole numero di fattori quali l’età, lo stato di salute generale, il tipo di tumore (dimensioni, localizzazione, possibilità di recidiva) e, altrettanto importante, la volontà del paziente e dei suoi familiari. I capisaldi del trattamento dei tumori cerebrali sono tre: neurochirurgia, radioterapia e chemioterapia. Quest’ultima, tuttavia, deve fare i conti con la presenza della barriera ematoencefalica che “isola” il cervello dal resto del nostro organismo, rendendo difficoltoso il raggiungimento di concentrazioni locali sufficienti dei farmaci chemioterapici.
Neurochirurgia
La prima scelta terapeutica per la maggior parte dei tumori cerebrali è la neurochirurgia. Tipicamente, la scatola cranica viene aperta grazie alla creazione di una finestra ossea e il tumore viene asportato con l’ausilio di sofisticati mezzi tecnologici come il neuronavigatore che, analogamente al satellitare automobilistico, consente la precisa identificazione del tumore. I microscopi a uso chirurgico, invece, permettono di vedere esattamente il limite tra tessuto cerebrale sano e tumore, asportandolo in sicurezza e preservando quanto più possibile le funzioni neurologiche, come per esempio la ca-
pacità di parlare e camminare. In alcuni casi è possibile un particolare tipo di intervento che prende il nome di awake-surgery, ossia “chirurgia da sveglio”. Questa tecnica viene proposta soprattutto per i gliomi cerebrali di basso grado quando localizzati in alcune aree del cervello che vengono definite “aree eloquenti”, ossia responsabili di funzioni superiori, come capacità di parlare, comprendere la parola e muoversi. Questa tecnica si basa sul mappaggio corticale, che consente di osservare le aree cerebrali che devono essere salvaguardate durante l’operazione: un piccolo strumento di neurostimolazione viene applicato sulla corteccia cerebrale adiacente al tumore, mentre al paziente sveglio viene richiesto di eseguire, con l’assistenza del neuropsicologo, dei test del linguaggio o della memoria. Il feedback ottenuto da questa interazione consente al chirurgo di preservare il linguaggio, il movimento, la sensibilità e la vista. Durante l’intervento il soggetto è sveglio, ma non avverte dolore grazie a una specifica combinazione di farmaci antidolorifici. Per i tumori benigni, come i meningiomi, gli adenomi ipofisari e alcuni gliomi di basso grado, la chirurgia può essere risolutiva, richiedendo solo un follow-up clinico e radiologico post-intervento. Nei gliomi di alto grado, invece, è spesso necessario completare l’iter terapeutico con la radioterapia e la chemioterapia. In alcuni pazienti il tumore cerebrale può causare il blocco della circolazione del liquor e portare a una condizione molto pericolosa per la vita che prende il nome di idrocefalo, causata dall’aumento di pressione intracranica. In tal caso può es-
sere necessario un intervento per diminuire la pressione cerebrale tramite l’inserimento di uno shunt, un sottile tubicino che mette in comunicazione i ventricoli cerebrali (le camere all’interno delle quali è contenuto il liquor) con il peritoneo (la membrana che circonda gli organi addominali andando a costituire le cavità addominale e pelvica). Lo scopo è quello di drenare il liquor dal cervello e deviarlo in uno spazio che possa contenerlo senza che si creino ripercussioni. Solitamente, lo shunt viene lasciato in sede anche dopo la risoluzione dell’idrocefalo per prevenire eventuali complicanze. Un’alternativa allo shunt è un intervento che tramite un piccolo foro all’interno dei ventricoli permette di controllare il flusso del liquor, risolvendo così l’idrocefalo.
Decorso post-operatorio
La complessità dell’intervento neurochirurgico dipende strettamente dalle dimensioni e dalla localizzazione del tumore. In caso di tumore in sede corticale, ossia nella parte più esterna del cervello, la rimozione chirurgica risulta solitamente più agevole e di conseguenza anche il decorso post-operatorio sarà più rapido e più favorevole. Al contrario, le lesioni che interessano la base del cranio o le strutture cerebrali profonde sono più difficilmente accessibili e richiedono un intervento di durata maggiore e con un aumentato rischio di complicanze. Per questo motivo potrebbe essere necessario un “risveglio protetto”, ovvero il risveglio in terapia intensiva a distanza di 12-48 ore dall’intervento, al fine di monitorare e controllare le funzioni vitali.
Radioterapia
Se il tumore non può essere asportato in sicurezza, una valida alternativa è rappresentata dalla radioterapia che attraverso raggi X ad alta energia o fasci di protoni uccide le cellule tumorali riducendo il volume del tumore. Oltre alla radioterapia convenzionale è disponibile la gamma-knife (radiochirurgia stereotassica o cyberknife) che, focalizzando molti fasci su un bersaglio specifico, permette il trattamento accurato e mirato della lesione tumorale, riducendo il rischio di danni alle strutture vicine. La radioterapia necessita di una preparazione ben precisa, che parte da una TC encefalica di “centraggio”, mediante la
quale il radioterapista definisce con precisione la posizione e l’area da irradiare e orienta nella maniera corretta i campi di radiazione, così da proteggere quanto più possibile le aree sane. Dopo la TC di centraggio viene creato un protocollo di radioterapia che può avvalersi di una o più sedute, in seguito alle quali possono insorgere alcuni effetti collaterali, quali: nausea e vomito, controllabili con farmaci antiemetici, stanchezza e sonnolenza, che richiedono riposo ed eventualmente terapia con corticosteroidi, caduta dei capelli della regione irradiata, che tuttavia tendono a ricrescere nell’arco di pochi mesi, e infine irritazione cutanea simile all’eritema solare. Infine, una forma particolare di radioterapia è l’adroterapia, che sfrutta protoni e ioni carbonio. Solitamente viene consigliata quando la radioterapia convenzionale è poco efficace e quando i tumori si trovano in aree particolarmente critiche. Oggi questo tipo di terapia viene riservata a tumori quali i cordomi (tumori che si sviluppano livello della colonna vertebrale), alcuni tumori pediatrici e i tumori che hanno recidivato dopo radioterapia convenzionale.
Chemioterapia
La chemioterapia che si basa sull’utilizzo di farmaci in grado di bloccare la replicazione cellulare e uccidere le cellule tumorali cercando di non causare danni importanti alle cellule cerebrali sane. È consigliata quando la chirurgia non riesce da sola a rimuovere tutto il tumore, o quando il rischio di recidiva è molto alto.
La chemioterapia può essere somministrata per via endovenosa, solitamente in ambiente ospedaliero di day hospital, oppure, quando possibile, per via orale. Le terapie chemioterapiche migliorano la sopravvivenza delle persone affette da tumore cerebrale, soprattutto in caso di specifici tumori pediatrici, linfomi e oligodendrogliomi. I farmaci più utilizzati sono la temozolomide e lo schema cosiddetto PCV, acronimo per procarbazina, CCNU (lomustine) e vincristina. Il protocollo che viene oggi maggiormente utilizzato nei tumori maligni è definito “Stupp”, ed è basato sull’impiego della temozolomide per via orale e della radioterapia adiuvante, per aumentare l’efficacia di quest’ultima.
Gli effetti collaterali derivanti dalla somministrazione di questi farmaci variano da soggetto a soggetto e tra i più comuni troviamo: anemia (diminuzione dei globuli rossi), ridotta resistenza alle infezioni (dovuta all’utilizzo dei chemioterapici in combinazione con i farmaci corticosteroidei), nausea e vomito (in particolare nei giorni successivi alla chemioterapia), diarrea o stitichezza, caduta dei capelli e reazioni allergiche cutanee. Solitamente questi effetti collaterali possono essere tenuti sotto controllo grazie ad altri farmaci. Infine, poiché i chemioterapici provocano alterazioni a livello del DNA, è importante non intraprendere una gravidanza durante tutta la durata del trattamento e successivamente, se desiderata, programmarla in accordo con l’oncologo di fiducia.
Visualase Visualase è una tecnica di recente introduzione che consiste nell’ablazione termica con laser di tumori di piccole dimensioni, localizzati in aree difficilmente accessibili con la chirurgia. Visualase prevede l’inserimento di un piccolo catetere all’interno del tumore e l’utilizzo di un laser per rimuovere termicamente la lesione – cioè grazie al calore. Oggi l’efficacia a lungo termine di questa tecnica è ancora in fase di studio, sebbene i primi risultati sperimentali sembrino promettenti.
Altri farmaci di supporto
In associazione alla terapia antitumorale possono essere impiegati farmaci per controllare l’insorgenza di possibili complicanze provocate dal tumore stesso. Tra i farmaci che vengono usati più spesso ci sono gli anticonvulsivanti, che aiutano a controllare l’insorgenza di crisi epilettiche causate dal tumore, permettendo una qualità di vita migliore. Nei tumori cerebrali è inoltre importante prevenire la trombosi degli arti inferiori, soprattutto quando la mobilità viene fortemente ridotta: in questi casi si consiglia l’utilizzo di calze elastiche e di farmaci anticoagulanti come l’eparina, in forma di iniezione sottocutanea, o farmaci per via orale. Spesso i tumori cerebrali, sono responsabili di edema cerebrale, ossia una “nuvola liquida” che circonda il tumore creando una compressione sulle aree circostanti. L’accumulo di liquido può causare sintomi importanti, come mal di testa anche grave, difficoltà di movimento degli arti, disturbi dell’eloquio, fino a quadri più importanti. Per contrastare l’edema vengono comunemente impiegati dei farmaci a base di cortisone, ma che a loro volta possono provocare effetti collaterali come aumento della glicemia, insonnia, agitazione e disturbi muscolari.
Riabilitazione
I primi mesi successivi a un intervento di rimozione di un tumore cerebrale richiedono molto impegno e forza di volontà da parte del paziente. Molti dei possibili deficit neurologici causati dal tumore e dal suo relativo trattamento sono di transitori e destinati a migliorare notevolmente con il passare del tempo, mentre solo una piccola parte risulta permanente. Il tessuto cerebrale distrutto non può recuperare la sua funzionalità, ma altre parti del cervello possono nel tempo supplire i compiti dell’area danneggiata: grazie alla grande plasticità del sistema nervoso “imparano” a svolgere le funzioni, o almeno parte di esse, del tessuto compromesso. Per questo è fondamentale la pianificazione degli interventi riabilitativi che seguiranno l’intervento chirurgico o la radioterapia, che devono essere mirati al recupero dell’autonomia individuale. Il percorso riabilitativo può avvalersi di strumenti diversi come la fisioterapia, per il ripristino delle capacità motorie, la terapia del linguaggio per permettere al paziente di parlare, comprendere e scrivere come prima dell’intervento, e la terapia occupazionale al fine di ricreare una routine quotidiana e ristabilire le relazioni interpersonali. Il percorso riabilitativo verrà stabilito in base alle caratteristiche specifiche della persona, considerando non solo i deficit neurologici, ma anche le condizioni generali del soggetto come mobilità, forza muscolare, situazione sociale, capacità di apprendimento, motivazione e disponibilità a partecipare al programma di riabilitazione. Il fine ultimo è garantire un miglioramento della qualità di vita.
Recidiva e follow-up
Alcuni tumori cerebrali possono ripresentarsi a distanza di tempo dopo la terapia medico-chirurgica. La possibilità di recidiva dipende strettamente dalle caratteristiche del tumore indicate dalla diagnosi istologica e dal tipo di resezione chirurgica che è stato possibile effettuare. Nella maggior parte dei casi si tratta di una ricrescita del tumore nella sede originaria e solo in rari casi il tumore compare a distanza di anni in un’altra sede. Per questo motivo è fondamentale sottoporsi a controlli periodici sia clinici che radiologici con risonanze magnetiche o TC del cranio, che inizialmente saranno più ravvicinati nel tempo e successivamente si potranno dilazionare sempre di più. La frequenza dei controlli viene definita in base alla condizione specifica del singolo paziente.
Cure palliative
Quando purtroppo non c’è più possibilità di cura, l’obiettivo delle cure palliative è quello di migliorare il più possibile la qualità della vita del malato della sua famiglia, e questo tramite un insieme di interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali. La gestione farmacologica dei sintomi legati al tumore (soprattutto del dolore) permette indubbiamente una migliore qualità di vita per la persona e i familiari coinvolti. Le cure palliative sono gestite da un team di esperti che può modulare le stesse in base alle specifiche esigenze del singolo paziente. Esse possono essere somministrate in ambito domestico per permettere al soggetto di vivere all’interno del proprio ambiente familiare o, in caso di impossibilità per la necessità di assistenza medica continua, possono essere presi in considerazione centri di lungodegenza.
�
Gestire la malattia
Stile di vita
Accanto alla terapia medica tradizionale rappresentata dalla chirurgia e dai protocolli farmacologici possono essere di aiuto anche alcuni accorgimenti che rientrano nel cosiddetto stile di vita. Sono molto importanti, per esempio, una corretta alimentazione e un regolare esercizio fisico, per quanto possibile. È preferibile una dieta basata su frutta fresca e verdura e ridurre il consumo di zuccheri raffinati, carne e formaggi. Questo permette, oltre che di avere un introito importante di vitamine antiossidanti, di mantenere valori pressori e di colesterolo nella norma, e più in generale aumenta la capacità dell’organismo di combattere il tumore. Anche un esercizio fisico moderato è un elemento importante nella lotta contro il cancro poiché permette di migliorare la capacità polmonare e quindi la respirazione, l’attività cardiaca e la forza muscolare. Tutto questo aiuta il paziente a contrastare gli effetti collaterali causati dalle lunghe terapie con farmaci steroidei che solitamente vengono impiegate nel periodo pre- e post-operatorio.
Gruppi di supporto
I gruppi di supporto per i pazienti affetti da tumore cerebrale possono aiutare i pazienti i loro familiari ad affrontare meglio la malattia, permettendo di entrare in contatto con altri pazienti e figure professionali specifiche. Lo scopo è migliorare la comprensione e la conoscenza della malattia ed essere pienamente coscienti delle possibilità terapeutiche. Questo
permette al paziente di assumere un ruolo attivo nel processo decisionale terapeutico e gli consente di discutere più consapevolmente con l’equipe medica dubbi o perplessità̀.
Supporto psicologico
I tumori cerebrali sono considerati tra le neoplasie a più̀ alto impatto emotivo nell’adulto. Lo stress psicologico e l’impatto sociale esercitati dalla malattia sui pazienti, sulle loro famiglie e sulle persone che si prendono cura del malato non devono essere sottovalutati. È molto frequente il riscontro di reazioni emotive negative caratterizzate da ansia, paura e depressione sia durante la diagnosi che durante il trattamento. Queste possono influire in maniera negativa sulla prognosi e soprattutto sulla qualità di vita del paziente e dei familiari. Un supporto psicologico, associato eventualmente a una terapia farmacologica, può essere di grande aiuto. Talvolta si tende a rifiutare completamente la malattia, e può succedere che chi sta vicino al paziente nel cercare di tutelare il proprio familiare nasconda la malattia o la sua evoluzione, compromettendo così l’approccio e le possibilità terapeutiche. Per tale motivo è importante ricevere un supporto psicologico in tutte le fasi della malattia, non solo per il soggetto affetto ma anche per i familiari che si trovano improvvisamente catapultati in una realtà caratterizzata spesso da paure e perplessità.
�
Uno sguardo al futuro: nuove prospettive della ricerca
Attualmente sono in fase di studio molte nuove terapie, specialmente per i tumori per i quali non esistono ancora armi sufficientemente efficaci e per i quali la prognosi è infausta.
Terapie a bersaglio molecolare
Le terapie a bersaglio molecolare sono una delle nuove frontiere per il trattamento dei tumori cerebrali. Se si identificano delle caratteristiche specifiche delle cellule tumorali (ad esempio una particolare proteina o un enzima con mutazioni peculiari) è possibile sviluppare farmaci mirati che riconoscono e attaccano solo quelle specifiche cellule. Questi nuovi farmaci “intelligenti” sono molto più aggressivi nei confronti del tumore, causando allo stesso tempo meno danni alle cellule sane. Un esempio sono i farmaci inibitori della tirosina chinasi (TKI) e del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF) che bloccano la capacità del tumore di creare nuovi vasi sanguigni. Un tumore in rapida crescita necessita di più ossigeno e sostanze nutritive rispetto a un tessuto normale, per cui produce delle sostanze che stimolano la formazione e la crescita di nuovi vasi sanguigni. I nuovi vasi creati aumentano l’apporto di nutrienti al tumore, che diventa, in poco tempo, totalmente dipendente da essi. La ricerca ha sfruttato questa necessità del tumore per creare dei farmaci che potessero arrestare la creazione dei vasi e, di conseguenza il nutrimento del tumore, limitandone la crescita.
Immunoterapia
Una delle più grandi innovazioni terapeutiche degli ultimi decenni è l’immunoterapia. Questo termine comprende diverse strategie per sfruttare e pilotare il sistema immunitario contro le cellule tumorali. Una delle tecniche adottate è di fornire al sistema immunitario del paziente delle ‘armi già pronte’: anticorpi monoclonali creati in laboratorio, simili a quelli che il nostro corpo produce contro i patogeni, in grado di attaccare direttamente e specificamente il tumore. La specificità degli anticorpi viene sfruttata in immunoterapia anche in altri modi: per esempio per ‘sabotare’ la crescita del tumore, bloccando la formazione dei vasi sanguigni che lo nutrono (come per il Bevacizumab, utilizzato per il trattamento del glioblastoma). Oppure per modulare la risposta immunitaria del paziente, togliendo i ‘freni’ che bloccano il sistema immunitario. Questo tipo di terapia viene attualmente impiegata nella lotta contro il melanoma, e ha cambiato radicalmente la possibilità di cura del paziente e la sua prognosi di vita. A oggi sono in corso molti trial clinici sperimentali che studiano l’efficacia dell’immunoterapia nella lotta contro i tumori cerebrali, tuttavia la presenza della barriera ematoencefalica rende più complessa la realizzazione di anticorpi monoclonali in grado di raggiungere il tumore.
Vaccine-therapy
Un’altra possibilità è rappresentata da quella che oggi viene chiamata vaccine-therapy che, proprio come un vaccino, riesce ad “addestrare” il sistema immunitario del paziente al fine di attaccare le cellule tumorali. Si basa sull’identificazione e l’impiego di specifici antigeni (proteine presenti solo sulla superficie delle cellule tumorali) e altre sostanze per stimolare il sistema immunitario e determinare una risposta specifica contro il tumore.
Terapia genica
Un’ulteriore opzione terapeutica è la terapia genica, che si avvale di piccoli geni ingegnerizzati, ossia sequenze simili al nostro DNA create in laboratorio, che possono entrare all’interno delle cellule tumorali e da qui fermare la crescita e innescare dei meccanismi che portano alla morte cellulare. I risultati dei primi studi sperimentali sulle terapie geniche sono incoraggianti.
Impiego di nanoparticelle
Esistono due principali “sfide” che ancora limitano e impediscono il raggiungimento di un risultato terapeutico accettabile nei tumori cerebrali, e in particolare nel glioblastoma: 1. veicolare al cervello le sostanze antitumorali a dosaggi sufficienti per ottenere un effetto terapeutico;
2.evitare effetti indesiderati sia nel tessuto cerebrale sano che in tutti gli altri organi periferici.
Il principale ostacolo alla veicolazione di farmaci al cervello è costituito dalla barriera ematoencefalica, che impedisce ai chemioterapici, anche se somministrati ad alte dosi, di raggiungere la concentrazione terapeutica efficace per l’eliminazione del tumore. Da qui l’impegno della ricerca scientifica per sviluppare nuove strategie capaci di facilitare il passaggio dei chemioterapici attraverso questa barriera e, allo stes-
so tempo, dirigerli solo verso le cellule tumorali, preservando quelle sane. Nel prossimo futuro, questo sarà possibile grazie all’uso delle nanotecnologie: nelle formulazioni nanotecnologiche farmaci e/o molecole anti-tumorali sono incapsulati in particelle di dimensioni nanometriche (circa diecimila volte più piccole di un millimetro), denominate nanovettori. I nanovettori sono strutture altamente versatili costituite da materiali biocompatibili di diversa natura (lipidi, polimeri, silicio) e con forme diverse (sferica, cilindrica, a stella). Dimensione, composizione e forma sono fattori fondamentali per realizzare nanovettori specifici verso l’organo bersaglio in cui si sviluppa il tumore. Nel caso dei tumori cerebrali, l’utilizzo dei nanovettori è più complicato per la presenza della barriera ematoencefalica, ed è necessario “decorare” la loro superficie esterna con molecole che permettano di garantire il passaggio. Attualmente, la ricerca è molto attiva in questo settore e alcuni nanovettori sono stati già studiati in modelli animali di glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo. I nanovettori più promettenti sono quelli decorati con un peptide derivato dall’apolipoproteina-E (proteina coinvolta nel trasporto del colesterolo, essenziale per il funzionamento delle cellule nervose). Questi sembrano funzionare meglio quando somministrati in combinazione con la radioterapia, trattamento standard per i pazienti con glioblastoma.
�
Le risposte scientifiche alle domande di tutti
Mio marito ha 73 anni e da qualche tempo si comporta in modo strano: dimentica le cose, ha cambiamenti di carattere, non sembra più lui… devo preoccuparmi? La presenza di sintomi di questo tipo in una persona che normalmente non ne è affetta dovrebbe spingerla a consultare uno specialista e indagare la natura del disturbo. Alterazioni repentine del carattere di una persona possono essere una manifestazione sfumata di un problema neurologico più importante, per cui, qualora queste alterazioni non siano momentanee o legate a specifici fattori o circostanze, il parere di uno specialista potrà rassicurarci circa lo stato di salute, o proporre eventuali approfondimenti diagnostici per indagare circa le cause dei disturbi.
Ho perso mia madre per un tumore al cervello. Sono più a rischio di contrarre la malattia? Posso fare qualcosa a scopo di prevenzione? I tumori cerebrali presentano carattere di familiarità solo raramente: appena il 5% circa sembra legato a condizioni genetiche ereditarie. A oggi non sono riconosciuti dei fattori di rischio specifici per i tumori cerebrali, per cui è difficile delineare dei consigli in termini di prevenzione primaria. Sicuramente uno stile di vita sano con alimentazione equilibrata e regolare esercizio fisico contribuisce alla salute di tutto l’organismo e dunque anche del sistema nervoso.
In prossimità del condominio dove vivo hanno installato un ripetitore per il 5G ma io sono preoccupato: è vero che le radiazioni elettromagnetiche possono far venire il tumore al cervello? La maggior parte degli studi che valutano il ruolo dei campi elettromagnetici, come l'energia derivante dalle linee elettriche o dall'uso dei telefoni cellulari, non mostra, allo stato attuale, alcun collegamento con un aumento del rischio di sviluppare un tumore del cervello negli adulti (vedi il box “I cellulari e le onde elettromagnetiche (5G) aumentano il rischio di tumori cerebrali? Facciamo chiarezza”).
Sono vegetariano perché so che questo tipo di alimentazione aiuta a proteggere contro molti tumori: vale anche per quelli del cervello e del sistema nervoso? Al momento non ci sono evidenze circa la correlazione tra alimentazione e malattie del SNC. Ciò non toglie, una volta di più, che una corretta alimentazione, così come il mantenere uno stile di vita sano giovi indubbiamente alla salute dell’organismo e alla prevenzione delle malattie.
�
Informarsi, approfondire, leggere
fondazioneveronesi.it Portale di Fondazione Umberto Veronesi IRCCS Humanitas, Rozzano (MI) https://www.humanitas.it/malattie/tumori-cerebrali/ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma https://www.ospedalebambinogesu.it/tumori-cerebrali-sintomi-diagnosi-trattamento-89982/ Società Italiana di Neurologia http://www.neuro.it/web/eventi/NEURO/patologia. cfm?p=tumori_cerebrali American Cancer Society https://www.cancer.org/cancer/brain-spinal-cord-tumors-adults/about/types-of-brain-tumors.html
�
Fondazione Umberto Veronesi
Nata nel 2003 su iniziativa del Professor Umberto Veronesi, Fondazione Umberto Veronesi si occupa di sostenere la ricerca scientifica di eccellenza attraverso l’erogazione di finanziamenti a medici e ricercatori qualificati e meritevoli, negli ambiti dell’oncologia, della cardiologia e delle neuroscienze. Al contempo, si impegna a promuovere campagne di prevenzione, di educazione alla salute e all’adozione di corretti stili di vita, affinché i risultati e le scoperte della scienza diventino patrimonio di tutti. Le attività di Fondazione rinnovano ogni giorno la visione del suo fondatore Umberto Veronesi, un medico che ha dedicato la propria vita a sviluppare conoscenze scientifiche innovative per metterle al servizio del benessere dei propri pazienti e della società in cui viviamo.
Sostieni la ricerca, sostieni la vita • Versamento Postale Intestato a Fondazione Umberto Veronesi c/c postale n.46950507 • Sul sito fondazioneveronesi.it tramite: carta di credito, paypal, satispay • Versamento bancario Intestato a Fondazione Umberto Veronesi IBAN IT52 M 05696 01600 000012810X39 • 5xMILLE Scrivere il codice fiscale di Fondazione Umberto Veronesi 972 98 700 150 nella casella dedicata al "Finanziamento della Ricerca Scientifica e dell'Università" e apporre la firma. • Lascito testamentario Per informazioni lasciti@fondazioneveronesi.it 02.76.01.81.87
�
"Libertà di sapere. Libertà di scegliere" sono pubblicati e scaricabili dal sito www.fondazioneveronesi.it
TESTI A CURA DI Tiziano Cornegliani, Francesca Vitulli Alessandro Vitale, Supervisore Scientifico Fondazione Umberto Veronesi, Valentina Fajner, Supervisore Scientifico Fondazione Umberto Veronesi PROGETTO GRAFICO E ART DIRECTION Gloria Pedotti
I contenuti pubblicati sugli opuscoli della collana “Libertà di sapere. Libertà di scegliere”, dove non diversamente ed esplicitamente indicato, sono protetti dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941 e successive modifiche ed integrazioni, e non possono essere replicati su altri siti web, mailing list, newsletter, riviste cartacee e cd rom o altri supporti non indicati, senza la preventiva autorizzazione di Fondazione Umberto Veronesi, qualsiasi sia la finalità di utilizzo. L’autorizzazione va chiesta per iscritto via posta elettronica e si intende accettata soltanto a seguito di un esplicito assenso scritto. L’eventuale mancanza di risposta da parte di Fondazione Umberto Veronesi non va in nessun caso interpretata come tacita autorizzazione.
Edizione 2021