
Periodico di cultura tecnico-scientifica della Fondazione Edmund Mach

FEM E AEROBIOLOGIA SPECIALE ALL’INTERNO

Riccardo Velasco è il nuovo direttore generale della FEM
EDITORIALE
Non solo vino
Silvia Ceschini Francesco Spagnolli*
Se in origine la FEM, allora Istituto Agrario di San Michele all’Adige, era nata con una missione speciale per risolvere i problemi della viticoltura, nei decenni successivi, fino ad arrivare ai nostri giorni, l’impegno è proseguito su tutti i comparti del macro-settore agricoltura. Nell’ambito zootecnico il supporto si concretizza attraverso le attività di istruzione e formazione, consulenza, sperimentazione e ricerca scientifica.
La zootecnia è una disciplina di indirizzo ben rappresentata nei piani di studio dei percorsi formativi erogati che prevedono tirocini pratici e alternanza scuola-lavoro nelle aziende zootecniche trentine o in malga, ai quali si aggiunge il nuovo corso per gestore e operatore d’alpeggio in partenza nelle prossime settimane. Un percorso formativo che abbiamo organizzato su impulso della PAT e dell’assessore provinciale Giulia Zanotelli e con un numero di iscritti >> segue a pag. 2
Silvia Ceschini Ricco e articolato il percorso delle iniziative organizzate per celebrare i 150 anni della FEM, durante il quale l’ente ha inteso valorizzare il suo legame con il territorio, la sua storia e tracciando la rotta per il futuro.
Dal primo giugno Riccardo Velasco è il nuovo direttore generale della FEM. Il Consiglio di amministrazione, nella seduta del 28 aprile scorso, ha individuato il nominativo scelto fra tre candidature di alto profilo proposte dalla commissione selezionatrice che ha vagliato 42 domande pervenute sulla base del bando pubblicato dal 26 agosto al 30 settembre 2025.
Il gradito ritorno dopo un’importante esperienza ministeriale >> segue a pag. 2
In corso il progetto FD SHIELD finanziato dalla Provincia autonoma di Trento
Nuove soluzioni contro la flavescenza dorata
Maurizio Bottura
Da alcuni mesi ha preso il via “FD SHIELD”, un progetto triennale della FEM e finanziato dalla Provincia autonoma di Trento per sviluppare e implementare soluzioni innovative per la gestione della flavescenza dorata (FD) nei vigneti. Il progetto si basa su un approccio multidisciplinare che coinvolge quattro filoni di ricerca e sperimentazione. Il primo riguarda lo sviluppo
di modelli di prevenzione e mappe di rischio a supporto dei monitoraggi territoriali, oltre allo studio di tecniche di rilevamento dei sintomi attraverso strumenti di ultima generazione. Sul fronte della lotta al principale insetto vettore, la cicalina Scaphoideus titanus, si stanno applicando le più recenti scoperte della biotremologia, tra cui la valutazione in campo di dispositivi innova-
tivi per la confusione sessuale vibrazionale, lo sviluppo di speciali trappole e sensori SMART e lo studio di segnali di disturbo capaci di inibire l’alimentazione dell’insetto, così da ostacolare la trasmissione del patogeno. Un terzo ambito di studio esplora il biocontrollo attraverso l’uso di induttori di resistenza e bioprodotti commerciali, per stimolare le difese naturali della vite e favorire il risana-
mento delle piante colpite. Infine, sono in corso studi di laboratorio e osservazioni in campo per approfondire le dinamiche tra patogeno, pianta e ambiente. In diversi areali viticoli trentini si stanno infatti indagando diffusione, comportamento e ruolo di insetti vettori secondari e potenziali, oltre alla possibile influenza di diversi ambienti di coltivazione. I fenomeni di remis-
sione e latenza della FD e lo sviluppo di nuove tecniche diagnostiche sono altri temi importanti di indagine. Con questo progetto, che vede la sinergia di diverse Unità del Centro Ricerca e Innovazione e del Centro Trasferimento Tecnologico, la FEM punta a trasformare lo studio sperimentale in soluzioni pratiche e durature per la salvaguardia del patrimonio viticolo trentino.
Iscrizioni fino al 12 ottobre per il corso che si terrà da novembre presso il campus FEM
Spumanti metodo classico, parte il corso di perfezionamento
Era il 2003 quando l’allora Istituto Agrario di San Michele all’Adige organizzò con il patrocinio dell’OIV e della Provincia autonoma di Trento il primo simposio internazionale sui vini spumanti ottenuti con il metodo della rifermentazione in bottiglia per fare il punto sulla situazione mondiale, e nello specifico, per far emergere l’importanza della terra tren-
tina in materia di bollicine a fianco dei grandi produttori mondiali. Ed era il 2008 quando la neocostituita FEM attivò il primo master nazionale su questa tipologia di vini in collaborazione con l’Università di Milano, un percorso che andava a colmare una lacuna formativa presente in un settore che si stava affermando sempre più. Oggi, dopo quasi vent’anni,
Silvia Ceschini
il settore spumantistico è cresciuto e si è rafforzato –quello trentino duplicato in termini di bottiglie annualmente prodotte e triplicato in quanto a ditte produttrici – facendo emergere sempre più la necessità di informare esperti già formati, potenziando le loro competenze nella gestione delle tecniche enologiche per la produzione dei vini base e l’elabora-
zione degli spumanti metodo classico. Nasce in questo contesto il corso di perfezionamento sugli spumanti metodo classico, intitolato al professor Massimo Bertamini recentemente scomparso, proposto da FEM e attivato dal C3A di UniTrento, rivolto a chi opera nel settore spumantistico o detiene un titolo profes-

IX Concorso Vini e Territorio e I Rassegna DOC Trento

EDITORIALE
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superiore alle aspettative.
L’iniziativa formativa si propone di sostenere e valorizzare la zootecnia come settore strategico non solo economico, ma custode della biodiversità e del paesaggio montano, fornendo adeguate competenze per la gestione delle malghe.
La FEM opera in stretta sinergia con gli altri enti territoriali accompagnando gli allevatori nella conduzione aziendale e nell’allevamento, mettendo in campo competenze trasversali su qualità latte, foraggicoltura, valorizzazione agronomica degli effluenti, alimentazione e razionamento animale, costruzioni zootecniche e innovazione tecnologica,
aspetti igienico-sanitari (cito qui il piano mastite), allevamento caprino e aspetti economici. Un’attenzione particolare è dedicata al supporto alla caseificazione di malga durante la stagione d’alpeggio, per ottenere produzioni d’eccellenza e nel rispetto della tradizione, avvalendosi anche dei servizi di analisi e delle sperimentazioni del laboratorio di microbiologia della FEM.
Accanto a queste attività, nei laboratori di ricerca si utilizzano tecniche avanzate di indagine per stimare e valorizzare la diversità genomica delle razze tipiche, si studia il ruolo delle comunità di microorganismi (batteri, funghi) nell’ecosistema dei pascoli
Il dottor Velasco subentra per un triennio, rinnovabile, al dottor Maurizio Bottura, dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico, che aveva svolto l’incarico di sostituto direttore generale, subentrando a sua volta a Mario Del Grosso Destreri, il 25 settembre 2025.
Dott. Velasco, cosa l’ha spinto ad accettare questa nuova sfida e a tornare in questo ente dopo tanti anni? Ricordiamo che qui ha lavorato per 18 anni, di cui 12 come responsabile del Dipartimento di Genomica e Biologia delle Piante…
Possono esserci due risposte a questa domanda, una romantica ed una tecnica. La prima riguarda la terra e l’Ente che mi ha visto crescere professionalmente dal quale non mi sono mai separato realmente, il primo vero amore non si scorda mai. Quella tecnica è più legata alle potenzialità dell’Ente che, come ci riconoscono in tutta Europa ed oltre, è dotato di risorse umane e potenziali enormi e quindi si può, anzi, si deve collocare ai vertici dell’agroalimentare mondiale. Siccome io ci credo e ci ho sempre creduto, esserne il Direttore Generale mi offre l’opportunità di contribuire affinché questo si realizzi. Qual è l’obiettivo principale che si è prefissato per i suoi primi
Andrea Panichi
Dal 20 al 22 maggio si sono svolte tre giornate intense durante le quali sono stati valutati 153 vini fermi e 76 Metodo Classico: numeri importanti che hanno permesso di realizzare una fotografia significativa delle produzioni enologiche del territorio.
Una commissione composta da trenta esperti provenienti da quasi tutta Italia – enologi, enotecnici, sommelier e giornalisti del settore enogastronomico – si è cimentata nella degustazione e valutazione delle principali denominazioni del territorio: Teroldego Rotaliano DOP annata 2023, Sauvignon Blanc DOP, Chardonnay DOP, Kerner DOP, Traminer aroma-
tico DOP, Merlot DOP, Schiava DOP e IGT delle Dolomiti, suddivise tra Trentino e Alto Adige. A queste categorie si sono aggiunti, attraverso la I Rassegna DOC Trento, gli spumanti Metodo Classico della denominazione trentina. Ad affiancare gli esperti sono stati gli studenti del Corso Enotecnico. La premiazione si è svolta il 4 giugno al termine di un seminario dedicato alle prospettive e alle sfide future del comparto vitivinicolo, con particolare attenzione al tema dei vini a basso contenuto alcolico. Nel corso della stessa giornata sono stati inoltre consegnati i diplomi agli studenti del Corso Enotecnico diplomati lo scorso anno.
Iscrizioni fino al 12 ottobre e lezioni da novembre
Corso spumanti metodo classico
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alpini, del microbiota della mammella nel proteggere contro la mastite cronica, ma anche le proprietà nutritive degli alimenti di origine animale e i loro effetti benefici sulla salute umana, in particolare sulla flora intestinale, conducendo studi finalizzati a garantire la sicurezza alimentare.
Infine, gli esperti della Fondazione sono anche parte attiva all’interno di diversi progetti che intendono investigare in maniera puntuale alcune specificità del contesto foraggero-zootecnico, maturando una conoscenza capillare delle peculiarità della zootecnia trentina.
* Presidente FEM
sionale o tecnico agrario o possiede una laurea in viticoltura ed enologia. «La spumantistica classica sta sempre più dimostrandosi il fiore all’occhiello della vitienologia trentina. Per raggiungere elevati livelli qualitativi c’è bisogno di un’idonea materia prima ma anche di tecnici preparati ed aggiornati. L’obiettivo del corso è proprio quello di informare gli addetti al settore o intenzionati a divenirlo sui più recenti progressi tecnologici e conoscenze scientifiche che caratterizzano un comparto sia tradizionale sia in evoluzione» ha spiegato il presidente FEM, Francesco Spagnolli, alla conferenza stampa di presentazione presso l’ate-

neo trentino. Parole rinforzate dal rettore dell’Università di Trento, Flavio Deflorian: «Questo nuovo percorso – ha affermato – nasce da una precisa sollecitazione della Fondazione Edmund Mach e del suo presidente Spagnolli che, raccogliendo le esigenze di un comparto d’eccellenza, ci ha proposto di progettare insieme un’offerta formativa di alto livello per la spumantistica».
“È lo stesso percorso che celebreremo al Trentodoc Festival, dal 25 al 27 settembre, quando il nostro territorio racconterà a livello nazionale il valore di un’eccellenza che nasce dall’incontro tra ricerca, formazione e impresa». Così lo ha definito l’assessora provinciale all’agricoltura e promozione dei prodotti trentini, Giulia Zanotelli a margine della conferenza stampa.
sei mesi di questo nuovo incarico?
Direi più di uno poiché diversi sono gli aspetti migliorabili. Il mondo agroalimentare ed ecoforestale italiano è ad un bivio che necessita di cogliere tutte le opportunità offerte dalle tecnologie (intelligenza artificiale e biotecnologie in primis) per gestire in maniera sostenibile i cambiamenti climatici e le competitive concorrenze globali. La FEM in questo può e deve dare molto.
Da oltre 150 anni la forza di questo ente sta nella sinergia delle tre “anime”: istruzione e formazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Gli obiettivi strategici di questo trinomio a che cosa devono mirare?
A partire dalla scuola agraria, passando per l’alta formazione e la ricerca universitaria e il trasferimento tecnologico al mondo produttivo trentino, la FEM può e deve fare molto, perché ne ha tutte le potenzialità. Le tecnologie avanzate, Biotech e AI, robotica e sensoristica, strategie di difesa attiva del reddito, sono aspetti basilari che devono impregnare la cultura agroalimentare ed ecoforestale trentina a partire dalla FEM in tutti i suoi ambiti, scolastico, ricerca e trasferimento tecnologico.
La sua esperienza al CREA, come direttore del Centro di Ricerca in viticoltura ed enologia, quale valore aggiunto porterà alla FEM?

Indubbiamente aver avuto l’opportunità di guardare da un punto di vista nazionale all’evoluzione della ricerca e del trasferimento tecnologico alle aziende mi ha aiutato a crescere ed a vedere orizzonti più ampi. Riportare a casa questo bagaglio di esperienza credo potrà aiutarmi a contribuire alla ricchezza di casa nostra ed alla competitività del Trentino.
Quali sfide l’agricoltura, in particolare trentina, deve affrontare oggi e quale contributo la FEM può portare?
La FEM è da 152 anni la culla della formazione e della conoscenza nel settore di competenza. La sinergia con realtà come FBK, UniTN e il mondo agrario nel suo insieme ci possono aiutare a risolvere qualsiasi tipo di problema. Non poniamoci limiti, abbiamo il dovere di offrire soluzioni, a qualsiasi livello.
Razza bovina Rendena, dalla ricerca la valorizzazione

Heidi
Hauffe ed Erika Partel
Rustica, fertile, longeva e perfettamente adattata ai pascoli alpini, la Rendena è una delle razze bovine autoctone dell’arco alpino. Se alla fine dell’Ottocento contava oltre 800 mila capi, oggi ne rimangono poco più di seimila, tanto da essere considerata a rischio di estinzione. La sua tutela passa anche attraverso la ricerca. Il progetto PRIN finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca dal titolo “Rendeneri people and their cattle: a Dolomite valley genomic perspective”, che ha visto la collaborazione della FEM, con le Università di Pavia, Perugia e Piacenza, ha approfondito l’origine e l’evoluzione genetica della razza, fornendo nuove informazioni utili alla sua conservazione e valorizzazione.
Lo studio ha analizzato il DNA mitocondriale di 137 bovine di razza Rendena, evidenziando una notevole ricchezza genetica. Infatti, sono state identificate 86 diverse linee materne, segno di una biodiversità ancora ben conservata. I risultati mostrano che la razza ha mantenuto nel tempo caratteristiche genetiche antiche e rare, nonostante epidemie, riduzioni numeriche e tentativi di incrocio. Le analisi hanno inoltre confermato una chiara identità della Rendena, preservata grazie all’isolamento geografico e al lavoro di selezione ed allevamento svolto dagli allevatori nel corso dei secoli. Queste conoscenze rappresentano uno strumento prezioso per orientare le strategie di tutela, selezione e conservazione. La Rendena, infatti, non è solo una razza bovina: con la sua triplice attitudine latte, carne e pascolo contribuisce alla sostenibilità degli allevamenti alpini, alla conservazione della biodiversità ed alla valorizzazione e mantenimento del territorio.
SpeedyFermHub

Dal 13 al 15 maggio scorsi il campus della FEM ha ospitato ISO-FOOD 2026, simposio internazionale dedicato ad autenticità, tracciabilità e sicurezza alimentare. Una sessantina di ricercatori ed esperti provenienti da Europa e Paesi extraeuropei si sono confrontati su foodomics, metrologia alimentare, nuove fonti alimentari e impatti del cambiamento climatico. L’evento ha favorito il dialogo tra ricerca, industria e istituzioni per filiere più trasparenti, sostenibili e innovative. Un progetto di
GRASS GIS
Progetto BIG
Frutta a guscio e IA
Cristina Castellani

Il progetto BIG (Benessere in Guscio) è un programma nazionale di ricerca per la filiera della frutta a guscio, mirato a migliorare sostenibilità, efficienza e valorizzazione economica di castagno e noce. Finanziato dal PNRR tramite il MASAF, coinvolge 14 partner. La FEM coordina in Trentino le attività, applicando la ricerca per dare risposte concrete ai bisogni degli agricoltori locali attraverso tre filoni: monitoraggio agronomico, caratterizzazione genetica e recupero degli scarti. Le attività sperimentali sono iniziate nel castagneto di Albiano, dove biosensori monitorano lo stato fisiologico delle piante e i fabbisogni idrici e nutrizionali e saranno estese ai noceti del Bleggio. Sensori e centraline climatiche permettono di correlare lo sviluppo delle colture alle condizioni ambientali, aiutando a comprendere e a gestire gli effetti dei cambiamenti climatici.

Ha preso il via a San Michele all’Adige SpeedyFermHub, nuovo progetto europeo coordinato dalla FEM per accelerare lo sviluppo di alimenti fermentati innovativi di origine vegetale. Il kick-off meeting dello scorso aprile ha riunito 11 partner internazionali. Finanziato dal MASAF nell’ambito della partnership europea Future FoodS e cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Horizon Europe, il progetto contribuirà a sviluppare sistemi alimentari più sostenibili e resilienti.
Microalghe
Centrale il ruolo dell'intelligenza artificiale: telecamere in campo registreranno in tempo reale la crescita di foglie, ricci e frutti, mentre algoritmi dedicati integreranno immagini e dati meteorologici per sviluppare modelli di agricoltura di precisione, ottimizzando irrigazione e nutrizione. Il progetto tutela anche la biodiversità tramite la caratterizzazione genetica delle varietà locali. Sul fronte dell'economia circolare, invece, foglie, ricci e residui di potatura verranno studiati per estrarre molecole bioattive destinate ai settori della salute e cosmesi, trasformando i costi di smaltimento in reddito. I risultati, attesi entro il 2028, favoriranno una filiera più efficiente, sostenibile e tracciabile.
FEM su Science

Un’altra importante iniziativa di respiro internazionale che conferma il ruolo della FEM come luogo di incontro tra ricerca, formazione avanzata e innovazione, si è svolta dall’11 al 19 luglio ed è stata dedicata allo sviluppo di software open source per l’analisi geografica. Il GRASS Community Meeting è il principale incontro annuale della comunità internazionale che sviluppa e supporta tali software.
Assaggi tecnici
Due giornate di alta formazione alla Fondazione Edmund Mach dedicate alla biodiversità di alghe e cianobatteri. Grazie al contributo di esperti del mondo accademico e industriale, l’evento ha offerto una panoramica completa sulle fasi che portano dalla scoperta di nuovi composti bioattivi alla loro valorizzazione in ambito biotecnologico. La Summer School ibrida ha registrato oltre 260 iscritti.
Incontri tecnici

Gli animali, in particolare uccelli e mammiferi, rispondono al disturbo antropico riducendo l’uso dello spazio e le tipologie di habitat, soprattutto nelle aree remote, normalmente poco soggette alla presenza umana. A rilevarlo è uno studio, di recente pubblicazione sulla prestigiosa rivista Science, condotto da un gruppo di istituti di ricerca tra cui la FEM. L’articolo ha come titolo “Effetti interattivi della presenza umana e della modificazione del paesaggio su uccelli e mammiferi" e annovera tra gli 82 autori Federico Ossi e Francesca Cagnacci dell’Unità di Ecologia Animale del Centro Ricerca e Innovazione.
Suolo e fertilità
IVAS,
ricercatore FEM guida il comitato scientifico

Oltre 50 esperti del settore vitivinicolo locale hanno partecipato il 19 maggio alla giornata di assaggio tecnico organizzata dalla cantina sperimentale e di microvinificazione. Attraverso degustazioni guidate sono stati presentati oltre 15 piani sperimentali che hanno riguardato, ad esempio, degli approfondimenti sulle varietà, sia per la valorizzazione dei vitigni autoctoni che dei vitigni resistenti (PIWI), la gestione delle operazioni prefermentative e gli aspetti biochimici e microbiologici della fermentazione alcolica, malolattica e della presa di spuma.

Si è tenuto il 7 maggio un incontro tecnico sul tema del suolo nell’ambito dell’assemblea annuale della Società Italiana Laboratori Pedologici e Agrochimici (SILPA), associazione scientifica che riunisce più di 50 laboratori che svolgono attività analitica in campo agrochimico e/o agroambientale e di cui FEM è socio fondatore dal 1989. L’evento ha riunito esperti da tutta Italia per fare il punto su biodiversità dei suoli viticoli, interazione tra fertilizzanti organici e suolo, analisi degli isotopi stabili negli ecosistemi agrari e tecniche di macinazione dei campioni.
Un importante riconoscimento internazionale arriva alla ricerca scientifica condotta da FEM. Durante il recente congresso In Vino Analytica Scientia (IVAS) 2026, uno dei principali appuntamenti mondiali dedicati alle scienze analitiche applicate al vino, Panagiotis Arapitsas, responsabile dell’Unità di Ricerca Metabolomica, è stato eletto presidente del Comitato scientifico. Una nomina prestigiosa che premia il percorso scientifico del ricercatore e conferma il ruolo attivo dell’ente di S Michele nella comunità internazionale della ricerca enologica. Nel corso della sua storia, il congresso ha fatto tappa in numerose sedi internazionali, tra cui San Michele, e il prof. Mattevi è stato “chair“ del comitato scientifico ma anche presidente di IVAS.













