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FONDAZIONE MACH NOTIZIE OLIVICOLTURA N 3_2026

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Fondazione Mach

Notiziario tecnico del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach

OLIVICOLTURA

OPERAZIONI AGRONOMICHE

DI PRIMAVERA-INIZIO ESTATE

GESTIONE DELL’IRRIGAZIONE

L’olivo è una specie resistente alla siccità, che non ama trovarsi in un suolo molto umido, perché in questo caso può sviluppare patologie dell’apparato radicale.

Il vantaggio dell’irrigazione, se utilizzata correttamente nei periodi siccitosi, è quella di aumentare la produzione (maggiore lunghezza dei germogli

produttivi e aumento delle dimensioni della foglia). L’irrigazione localizzata è la tecnica più efficiente dal punto di vista agronomico, economico e per il minore impatto ambientale, e va utilizzata con criterio e solo quando serve.

Quando irrigare?

Sono da evitare carenze idriche in queste fasi fenologiche:

1. differenziazione a fiore delle gemme (in primavera di solito sono sufficienti le precipitazioni naturali).

2. fioritura-allegagione (fine maggio-inizio giugno).

3. sviluppo del frutto, dopo l’indurimento del nocciolo e l’invaiatura (agosto-ottobre).

L’irrigazione è sconsigliata quando gli apporti idrici vengono soddisfatti dalle piogge.

Acqua disponibile alla pianta

L’acqua disponibile alla pianta varia in funzione della tessitura del terreno e della sua profondità: è maggiore in suoli argillosi e minore in suoli sabbiosi. Conoscere la tessitura del suolo del proprio oliveto è importante per stabilire il turno irriguo, che sarà più frequente nei terreni sabbiosi e meno frequente in quelli argillosi; più breve nei suoli sabbiosi e più lungo in quelli argillosi. Terreni profondi preferiscono turni lunghi e distanziati, terreni superficiali turni brevi e frequenti.

Gestione dello stress idrico nel periodo estivo/autunnale

Dalla fase fenologica di indurimento del nocciolo, un modesto grado di deficit idrico produce drupe con il più alto rapporto polpa-nocciolo e ha degli effetti positivi sulla qualità dell’olio (polifenoli). Quindi evitare di irrigare in estati/autunni piovosi.

Altre importanti considerazioni agronomiche

L’apparato radicale dell’olivo è in grado di esplorare un volume di suolo elevato e di estrarre acqua in modo più efficiente rispetto ad altre specie. Se questa possibilità di esplorazione da parte delle radici è limitata dalla presenza di roccia (come, ad esempio, nel caso del monte Brione) le piante possono entrare più facilmente in stress idrico: in questo caso, il turno irriguo deve tenerne conto.

INNESTO DELL’OLIVO

L’innesto è una tecnica di propagazione per via vegetativa che permette di riprodurre piante uguali alla “pianta madre”, dalla quale vengono prelevate le “marze”. La marza è una porzione di ramo dotata di gemme che, asportata dalla pianta madre, viene innestata sul soggetto/portainnesto. L’inne-

sto di una pianta o di una branca viene effettuato per diversi motivi:

• aumentare la presenza di varietà impollinanti nell’oliveto;

• elevare la produttività di una pianta non produttiva (“raza”);

• diversificare la presenza varietale nell’oliveto;

• conferire caratteri di maggiore resistenza alle patologie;

• contenere lo sviluppo della chioma.

Quando innestare

L’innesto su olivo viene praticato quando la “pianta è in succhio” e cioè quando la corteccia si stacca facilmente dal legno. Nella zona del Trentino meridionale, in genere, questa condizione si verifica tra maggio e inizio giugno.

Tipo di innesto consigliato

L’innesto consigliato e maggiormente praticato sulle piante di olivo a dimora è quello a “corona”.

Scelta delle marze da innestare

La scelta della marza è un’operazione importante, da effettuare con cura. La pianta dalla quale si prelevano le marze dovrà essere sana, esente da rogna, con caratteristiche di rispondenza varietale, produttiva, e con un portamento vegetativo contenuto. La marza deve essere legno di vegetazione, abbastanza vigorosa, preferibilmente dell’anno precedente o al massimo di due anni.

La conservazione delle marze deve essere effettuata correttamente per evitare che si disidratino, ed è meglio se vengono prelevate subito prima di eseguire l’innesto.

Il diametro della marza è in funzione del diametro della branca o pollone che viene innestato.

Pratica dell’innesto

Con il coltello ben affilato, si esegue un taglio verticale sul portainnesto lungo circa 3-5 centimetri (in funzione del diametro). L’incisione va praticata in una zona con corteccia liscia, dove non ci sono nodosità. Successivamente si sollevano i lembi della corteccia e si inserisce la marza che deve aderire perfettamente al legno. La marza deve avere il legno ben lignificato, va scartata la parte basale e terminale della porzione di legno dove viene prelevata; la lunghezza della marza è di circa 13-15 cm, ed è dotata di circa 3-5 nodi.

Va rispettato l’orientamento naturale della mar-

1 - Pulizia del ramo da innestare
2 - Taglio del ramo da innestare
3 - Scelta della marza da innestare
4 - Incisione della corteccia sul soggetto
5 - Taglio della marza a becco di luccio
6 - Apertura della corteccia e inserimento della marza
8 - Marza legata e protetta dal mastice
7 - Marza raccorciata e pronta per essere legata e protetta
Figura 1 Principali fasi della realizzazione dell’innesto

za (polarità) e la parte basale va tagliata a becco di luccio, lungo alcuni centimetri. Nel posizionare la marza nel portainnesto, ci deve essere esatta corrispondenza dei tessuti del cambio, per favorire il callo di cicatrizzazione. Le foglie sulla marza vanno tagliate a un 1 cm, per evitare che traspirino troppa acqua; saranno un segnale per capire se l’innesto è attecchito, perché si staccheranno dopo alcune settimane, mentre la marza rimane verde. Il tutto va legato con apposito nastro adesivo o di gomma: si devono impiegare dei materiali che possono dilatarsi, per seguire lo sviluppo della parte innestata. Infine, i tagli effettuati sulla marza o sul portainnesto vanno protetti con del mastice per innesti, per evitare la disidratazione della marza o del portainnesto e per prevenire eventuali infezioni fungine.

Cura dell’innesto

La cura dell’innesto è anch’essa importante per far sviluppare la marza e non disperdere le risorse in altra vegetazione non funzionale. Quindi è fondamentale:

1. togliere tutti i ricacci sotto il punto d’innesto; 2. se necessario, mettere un tutore antivento al nuovo germoglio per evitare che si rompa; 3. controllare i legacci: se non vengono allentati o rimossi al momento giusto (quando l’innesto è consolidato), rischiano di strozzare la nuova crescita.

SFALCIO DELLE ERBE SPONTANEE

Lo sfalcio dell’erba nell’oliveto non va praticato frequentemente come il taglio del tappeto erboso di un giardino. Questa operazione agronomica presenta dei risvolti ecologici importanti da conoscere, per limitarne l’impatto negativo e per aumentarne gli effetti positivi sulla fertilità del suolo (formazione di humus) e sulla biodiversità (flora, insetti, ragni, ecc.).

Gestione dello sfalcio

• Effettuare lo sfalcio solo quando è necessario riduce i costi di produzione.

• Lo sfalcio va effettuato quando le essenze erbacee sono mature, con un maggior contenuto in lignina e cellulosa, e sono andate a seme. Così

facendo le leguminose, che apportano in modo naturale azoto nel terreno, mettendolo a disposizione delle radici delle piante coltivate, svolgono un importante ruolo nella fertilizzazione del suolo e si possono disseminare e perpetuare.

• Nei prati dove sono presenti le orchidee (ad esempio sul monte Brione), rinviare lo sfalcio a fine fioritura delle stesse.

• In un oliveto sono consigliati 1 o 2 sfalci annui. Il primo quando la maggioranza delle erbe spontanee inizia l’ingiallimento e l’ultimo circa 1-1½ mese prima della raccolta.

• Lo sfalcio totale è una pratica molto impattante su insetti, ragni ed altri organismi utili per l’agro-ecosistema (foto 1), per limitarne l’influenza negativa è opportuno falciare a file alterne, a distanza di 2-3 settimane (foto 2), tagliando l’erba a circa 10 cm di altezza evitando quindi di esporre il colletto dell’olivo a ferite accidentali provocate dai macchinari.

• Negli oliveti ben esposti, durante l’estate, la presenza dell’erba ha un’azione protettiva sul suolo, perché l’ombreggiamento evita una sua esposizione diretta al sole, che lo riscalderebbe molto e aumenterebbe la perdita di acqua per evaporazione.

• Nei terreni pianeggianti o in quelli meccanizzabili la falciatura può essere sostituita efficacemente da una lavorazione (roller crimper) con un rullo sagomato, che ha un effetto molto meno impattante del taglio dell’erba oltre che quello pacciamante.

• La compattezza di un suolo può essere favorita da uno scarso contenuto di sostanza organica e dal passaggio ripetuto con mezzi pesanti. In questi terreni le piante erbacee con radice a fittone (piantaggine, amaranto, malva, tarassaco, farinello, ecc.) vanno lasciate, perché contribuiscono a “lavorare naturalmente” in profondità il terreno. In questi casi il taglio di queste essenze va effettuato solo poco prima che vadano a seme.

• Lo sfalcio di un prato con fiori va sempre effettuato prima dell’impiego di insetticidi, per tutelare gli insetti pronubi.

• Per evitare che lo sfalcio sia impattante per api e apoidei va eseguito la sera, dopo il tramonto del sole, o al mattino prima dell’inizio del volo di questi insetti.

Lo sfalcio contemporaneo di tutta la superficie dell’oliveto ha un impatto negativo sull’habitat che ospita organismi che svolgono un ruolo ecologicamente importante per il mantenimento dell’equilibrio biologico dell’oliveto

CONTENIMENTO DELL’AILANTO

L’ailanto, Ailanthus altissima, è una specie esotica fortemente invasiva, diffusa in ex coltivi, abbandonati o semi abbandonati, inclusi gli oliveti.

La pianta si sviluppa e si diffonde molto rapidamente grazie alla straordinaria produzione di semi facilmente trasportati dal vento e all’eccezionale capacità di generare polloni dalle radici. Queste caratteristiche rendono la specie particolarmente aggressiva nel colonizzare e invadere contesti agricoli, anche coltivati, costringendo a frequenti interventi di contenimento che, se non svolti correttamente, possono addirittura accelerarne la diffusione.

Caratteristiche spiacevoli di questa specie sono l’odore disgustoso e la capacità di provocare irritazioni cutanee per contatto con la corteccia e le foglie.

Foto 2

Sfalcio effettuato correttamente, lasciando una parte non sfalciata come “rifugio” per la fauna che vive nel suolo, che molto spesso è composta da organismi utili

Prevenzione

Le operazioni di prevenzione sono fondamentali per esaurire la capacità della pianta di ricacciare, come:

• il taglio ripetuto dei giovani polloni, da effettuarsi più volte nel corso dell’anno;

• lo sradicamento delle piantine nate da seme;

• sulle piante adulte è possibile ricorrere in primavera-estate alla cercinatura, attraverso la rimozione di un anello di corteccia (e un sottile strato di legno) dal fusto, a un’altezza di 50-100 cm da terra, per poi procedere al taglio della pianta l’anno successivo;

• prestare attenzione alle lavorazioni del terreno, in quanto dai frammenti delle radici possono svilupparsi altre piante.

Va evitato l’uso di erbicidi perché sono poco efficaci, in quanto la pianta mostra una certa resistenza.

Foto 1

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