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FONDAZIONE MACH NOTIZIE OLIVICOLTURA N 1_2026

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Fondazione Mach

Notiziario tecnico del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach

OLIVICOLTURA

OPERAZIONI DI FINE INVERNO

POTATURA

La transizione dalla potatura tradizionale (spesso a vaso “dicotomico”, “globoso” o forme libere e fitte) verso il vaso policonico (Moretti, 1935) non è solo una scelta estetica, ma una vera e propria strategia agronomica ed economica. I motivi principali per cui oggi si punta su questo sistema sono di seguito descritti.

1. Efficienza e velocità (meno costi)

Nella potatura tradizionale, l’operatore deve muoversi molto usando le scale. Il vaso policonico è progettato per essere gestito interamente da terra con svettatoi o segacci telescopici.

Risultato: si riducono i tempi di potatura del 30-50% e si lavora in sicurezza azzerando i rischi di caduta dalle scale.

Nuove Arti Grafiche, Gardolo (TN)
19 Marzo 2026

2. Illuminazione e fotosintesi

Il segreto del vaso policonico sta nella struttura: 3-5 branche primarie distinte, ognuna con una forma a cono (larga in basso e stretta in punta).

Perché funziona: questa forma evita che le cime si “chiudano” sovrastando il resto dell’albero. La luce penetra fino al centro della pianta e raggiunge le parti basse, mantenendo la vegetazione produttiva ovunque, non solo sulle punte esterne come accade spesso nel vaso tradizionale.

3. Sanità della pianta e qualità

Un albero ben arieggiato è un albero più sano.

Prevenzione dalle malattie: l’aria circola e il sole penetrano meglio riducendo l’umidità ristagnante che favorisce funghi come l’occhio di pavone o la lebbra dell’olivo.

Migliore copertura della miscela antiparassitaria: un’ottimale esposizione della chioma favorisce la penetrazione dei trattamenti fitosanitari, assicurando frutti più sani. Tale integrità rappresenta il presupposto indispensabile per ottenere un olio extravergine di eccellenza.

4. Gestione dell’alternanza

Il vaso policonico rispetta meglio l’equilibrio della pianta favorendo una produzione più regolare anno dopo anno, limitando il fenomeno dell’alternanza.

Potatura di riforma e slupatura dell’olivo

La potatura di riforma dell’olivo si attua quando si taglia più del 30% della parte legnosa della pianta, ad esempio quando si passa dal vaso dicotomico al vaso policonico. Si pratica per abbassare negli anni la parte produttiva della chioma e va realizzata, con la pianta in stasi vegetativa. Anche le operazioni di slupatura del fusto o al pedale della pianta vanno effettuate in inverno quando la pianta è a riposo. L’obiettivo di questa antica arte è quello di togliere la parte di legno spugnosa, attaccata da funghi xilofagi. Nel nostro ambiente, caratterizzato da un clima con frequenti piogge che inzuppano d’acqua il legno spugnoso, è vitale per la pianta essere risanata, altrimenti deperisce. Ulteriori informazioni sono disponibili nell’Approfondimento monografico “Coltivazione dell’olivo in Trentino” a pag. 73.

Potatura di produzione dell’olivo

La potatura di produzione dell’olivo è un’importante pratica agronomica, che limita l’alternanza, mi-

gliora la sanità della chioma e la qualità delle olive. Va iniziata a fine inverno (dal mese di febbraio) per evitare che il freddo invernale possa interferire negativamente sulle gemme: una pianta già potata, come è noto, è più sensibile alle basse temperature.

L’intensità della potatura, se energica o leggera, va regolata in seguito a un’attenta osservazione degli accrescimenti dei rami misti, la parte produttiva della chioma. Sarà energica negli oliveti con elevato potenziale produttivo (accrescimento dei rami misti, avvenuti nel 2025, di 20-30 cm) e leggera negli oliveti alternanti che presentano accrescimenti limitati a pochi cm.

In generale possiamo affermare che nel 2026 è probabile un buon potenziale produttivo. Ulteriori informazioni sono disponibili nell’Approfondimento monografico “Coltivazione dell’olivo in Trentino” a pagina 37.

Potatura di allevamento

La potatura di allevamento ha l’obiettivo di impostare la struttura della pianta, che nei nostri ambienti è il vaso policonico, e favorire una veloce entrata in produzione. Durante questa fase l’asportazione di rami della chioma deve essere limitata per promuovere lo sviluppo dell’apparato radicale. Si consiglia di mettere a dimora piante di 1 o 2 anni, poiché alberi di età superiore possono soffrire maggiormente della crisi di trapianto.

Operazioni all’impianto

Successivamente alla messa a dimora, le piante vanno legate a un tutore e devono essere asportati i rami anticipati sotto gli 80 cm, e quelli particolarmente vigorosi o verticali ad angolo di inserzione stretto, mentre non sono consigliati altri tagli di potatura.

Potatura di allevamento al primo anno

Nel corso della primavera/estate si tolgono i succhioni presenti all’interno della chioma, e vanno eliminate eventuali ramificazioni cresciute sul fusto durante l’estate.

Vanno individuate quelle che diventeranno le future branche primarie, che:

• si devono inserire in modo equidistante tra di loro;

• devono avere un’inclinazione di 40-45°;

• devono inserirsi sul fusto in punti distanti 5-10 cm tra di loro, per garantire una maggiore solidità delle future branche primarie.

Per non aumentare i costi e il tempo impiegato per questa operazione colturale, è sconsigliato l’impiego di canne di bambù (o altro) come divaricatori delle branche.

Potatura di allevamento negli anni successivi

Per occupare lo spazio in modo ottimale e favorire una corretta architettura della futura pianta, devono rimanere 4-5 branche primarie, mentre quelle che non sono inserite in posizione ottimale vanno eliminate. Questa operazione va però effettuata con gradualità in più anni. Per realizzare il vaso policonico vanno ricordati alcuni concetti.

1) Prima di decidere l’eventuale asportazione di rami più grossi valutare la situazione scheletrica definitiva della pianta. Questa eliminazione permette di semplificare la struttura e favorire la luminosità nella parte bassa della chioma (con l’effetto di stimolare l’attività vegetativa).

2) Individuare e gestire successivamente un’unica cima. Nella singola branca deve essere sempre presente la cima, perché svolge un’importante funzione fisiologica: esercita la dominanza apicale, garantisce la crescita del ramo verso l’alto e permette una corretta distribuzione dei nutrienti.

3) Sulla branca primaria rispettare la gerarchia dei rami secondari inseriti orizzontalmente (che non devono esercitare concorrenza alla cima): quelli con diametro maggiore e più lunghi, si troveranno alla base e a mano a mano che si va verso la cima, il diametro dei rami secondari sarà più ridotto e saranno più corti.

4) Eliminare i succhioni o altre strutture rameali troppo verticali nella zona centrale della pianta.

5) Sfoltire la vegetazione minuta con pochi tagli dei rami esauriti e/o in ombra.

6) Lasciare alcuni rami orizzontali o inclinati verso il basso di debole vigoria nella parte interna della branca.

NUOVI IMPIANTI

L’obiettivo nei nuovi impianti è quello di ridurre il periodo improduttivo, di favorire la meccanizzazione per limitare i costi di produzione e consentire una maggiore redditività.

Preparazione

del suolo nei nuovi impianti

Le operazioni di preparazione del terreno comprendono, in ordine cronologico, un eventuale decespugliamento, lo spietramento, l’eliminazione di vecchie ceppaie, l’eliminazione dei residui radicali e la lavorazione del terreno (rippatura, aratura, vangatura). Solo in occasione dei lavori di preparazione di un nuovo impianto si offre l’opportunità di effettuare una lavorazione del suolo che interessa l’intera superficie coltivata. Le operazioni devono essere eseguite in condizioni di umidità del terreno favorevoli, cioè quando è “in tempera”, quindi non troppo umido o troppo secco. La tematica della stanchezza (successione della stessa coltura a sé stessa) del terreno non interessa l’olivo.

Eliminazione dei ceppi e delle radici

Per evitare il diffondersi di marciumi radicali (Armillaria mellea, ecc.), è molto importante procedere con una accurata eliminazione dei residui radicali delle piante presenti precedentemente. Le ceppaie si possono estirpare facilmente in presenza di un suolo umido, viceversa in un terreno secco possono rimanere interrati molti residui radicali. Se tale operazione viene eseguita con un escavatore, l’eliminazione delle radici risulta più accurata. Una successiva aratura del terreno della profondità di circa 40-50 cm consente un’ulteriore pulizia dei residui radicali.

Miglioramento della struttura del terreno

La lavorazione grossolana del terreno (aratura) dovrebbe essere effettuata nel tardo autunno, così da poter sfruttare l’azione del gelo invernale e i suoi effetti positivi sulle caratteristiche fisiche del suolo e una più accentuata sminuzzatura. A ciò si aggiungono anche un più efficace arieggiamento e maggior degradazione dei residui radicali.

Drenaggio

La presenza di falde acquifere e di ristagni idrici influenzano negativamente lo sviluppo dell’olivo, coltura che soffre gli eccessi idrici e soffre di fenomeni di asfissia radicale. Eventuali fonti d’acqua o zone di ristagno devono pertanto essere gestite preve-

dendo sistemi di drenaggio sotterraneo con tubi interrati. Il drenaggio risulta necessario solo nei suoli che presentano scarsa pendenza e che sono tendenzialmente argillosi (poco permeabili).

Concimazione di fondo

La concimazione di fondo va eseguita con ammendanti, letame “maturo” o compost da FORSU (ottenuto da rifiuto organico), prima dello scasso se effettuato con aratro, o dopo la rippatura nel caso di doppia lavorazione (rippatura e aratura). La lavorazione deve consentire di incorporare, in tutto lo strato di suolo interessato dall’esplorazione dell’apparato radicale, sostanza organica stabile ed elementi nutritivi dotati di scarsa mobilità, di cui l’olivo ha bisogno. Nel momento in cui viene distribuito l’ammendante, se ne suggerisce la somministrazione sull’intera superficie di una quantità elevata, da 80 a 100 t/ha di letame, oppure di 48 - 60 t/ha di compost. La quantità di ammendante è in relazione al contenuto di sostanza organica nel suolo: più è elevata, meno ammendante apportiamo e viceversa. Non impiegare ammendanti “freschi”, cioè non correttamente umificati e stabilizzati.

Scelta varietale

La varietà che si consiglia di piantare è quella più diffusa nel Trentino meridionale, cioè la Casaliva/ Frantoio. La produzione dell’olio Extra Vergine di Oliva di questa varietà, per chi lo richiede, viene valorizzato dalla DOP “Garda Trentino”.

Si suggerisce di utilizzare anche cloni selezionati da piante antiche di Casaliva del nostro territorio, con caratteri di vigoria più contenuta e di elevata produttività.

Inserire nell’impianto un 10-15% di impollinatori, che nel caso di Casaliva/Frantoio, in base alle conoscenze attuali, è Pendolino. Le piante impollinatrici vanno distribuite nell’impianto tenendo conto dei venti dominanti, essendo l’impollinazione anemofila.

Fuori dalla zona delimitata dalla DOP, si possono fare delle scelte varietali diverse. Ad esempio, in ambienti soggetti ad abbassamenti termici invernali, si possono utilizzare varietà più resistenti al freddo; in zone di collina si possono mettere a dimora varietà precoci (ad esempio Leccino) per permettere alla pianta di chiudere il suo ciclo produttivo prima dell’inverno.

Ulteriori informazioni sono disponibili nell’Approfondimento monografico “Coltivazione dell’olivo in Trentino” a pag. 23.

Scelta

del portainnesto

Preferire portainnesti ottenuti da seme, con apparato radicale più fittonante, rispetto alle piante ottenute da talea; queste ultime si sradicano più facilmente, con l’azione del vento o del peso della produzione quando il suolo è bagnato.

Controllo del materiale vivaistico

Al momento dell’acquisto è opportuno verificare la rispondenza varietale, lo stato sanitario e che siano provviste di passaporto. Le piante devono avere apparato radicale vitale e ben sviluppato, tale da inglobare il pane di terra all’interno del contenitore, condizione importante per garantirne l’attecchimento in campo ed essere esenti da danni da grandine. Nel caso di impianti in regime di agricoltura biologica è necessario usare piante provenienti da vivai biologici, come da Regolamento (UE) 2018/848.

Sesto d’impianto

La produzione dell’olivo è in funzione della superficie della chioma e del numero di piante per ettaro. La chioma delle giovani piante presenta una superficie limitata; in questo caso l’aumento della produzione è possibile soltanto attraverso un incremento del numero di piante ad ettaro.

La distanza tra le piante, sia in fase di accrescimento che di produzione, deve permettere la meccanizzazione delle ordinarie pratiche colturali. Risulta fondamentale, inoltre, per garantire una corretta produttività delle piante quando saranno adulte, progettare i nuovi impianti con distanze adeguate tra le piante, evitando sesti troppo stretti e quindi impianti fitti: il sesto ottimale, nel nostro ambiente, può essere quadrato (6x6 m), rettangolare (5x6 m), oppure a quinconce (piante disposte ai vertici di un triangolo equilatero).

Messa a dimora delle piante

È preferibile effettuare l’impianto in primavera, anche se le piante in vaso consentono il trapianto più avanti nella stagione, fino a inizio estate. Va evitata la messa a dimora in autunno, per non subire danni

da freddo nel periodo invernale e nello stesso luogo dove ci sono stati problemi di marciumi radicali. In caso non sia possibile evitare il reimpianto sulla stessa posizione, va cambiata la terra. Al momento dell’impianto:

• alla svasatura tagliare la radice fittonante se troppo lunga (gira all’interno del vaso);

• predisporre le buche di dimensione sufficiente ad ospitare il pane di terra;

• collocare le piantine svasate nella buca, facendo in modo che il colletto rimanga soltanto qualche centimetro sotto il livello del terreno;

• rincalzare la terra comprimendola attorno alle radici in modo da chiudere la buca e ricavare intorno alla pianta una piccola conca per favorire la penetrazione dell’acqua di irrigazione;

• assicurare la piantina al tutore legandola con filo di plastica morbido ed elastico per evitare strozzature, in tal modo la pianta rimanga eretta;

• annaffiare tempestivamente con 6-10 litri di acqua per pianta per inumidire il terreno e farlo aderire all’apparato radicale;

• soprattutto il primo anno d’impianto irrigare frequentemente (ogni settimana), negli anni successivi innaffiare nel corso di periodi caldi e siccitosi.

Concimazione delle giovani piante

La fertilizzazione delle giovani piante ha l’obiettivo di stimolare una rapida formazione della chioma e dell’apparato radicale. Un rapido sviluppo della pianta favorirà una precoce fioritura e fruttificazione. Al momento della messa a dimora evitare di effettuare una concimazione azotata (né minerale né organica) direttamente nella buca d’impianto, dato che si possono verificare ustioni alle giovani radici.

La concimazione delle piante messe a dimora si inizia solo dopo la loro ripresa vegetativa e va effettuata localizzata nei 50-60 cm dal fusto.

Per ogni pianta si distribuiranno circa 10 g di azoto (ad esempio circa 20 g di urea oppure 80-90 g di farina di sangue/sangue di bue), da ripetere dopo 2025 giorni e circa 10 g di potassio (ad esempio circa 20 g di solfato di potassio). La quantità di concime da impiegare è in funzione del suo titolo. Vanno evitati apporti tardivi di azoto, perché posticipano la maturazione del legno e aumentano la sensibilità delle piante ai danni da freddo.

Potatura delle piante

La potatura al momento del trapianto dovrebbe essere minima, per favorire una buona radicazione. Eventualmente tagliare a sperone (15-20 cm) i rami con diametro concorrenti (la metà o più) al fusto e rami laterali troppo bassi, inferiori ai 70-80 cm.

Altre cure

Nel corso della stagione, soprattutto i primi anni, eliminare le erbe in prossimità del fusto attraverso una zappatura.

CONCIMAZIONE PRIMAVERILE

La concimazione minerale va effettuata nella fase fenologica di ripresa vegetativa. In questo stadio iniziale le piante hanno un’esigenza elevata di azoto per costruire nuovi tessuti. Poiché l’azoto è un elemento estremamente mobile, va frazionato per evitare perdite per lisciviazione. È possibile anche utilizzare concimi a rilascio controllato.

Macroelementi

Le esigenze di macroelementi dell’olivo nel nostro ambiente sono:

• Azoto (N): da 0 a 120 unità/ha (varia a seconda della vigoria delle piante);

• Fosforo (P): 30-40 unità/ha;

• Potassio (K): 80-100 unità/ha.

Note tecniche

• La mineralizzazione della sostanza organica del terreno rende disponibile una sufficiente quantità di azoto solo dal mese di aprile. Per garantirne una buona disponibilità già a partire dalle prime fasi vegetative, apportare concimi organici con contenuto di azoto facilmente mineralizzabile es. borlande, farina di sangue, pollina, ecc. (per l’olivicoltura biologica) oppure urea, solfato di ammonio, ecc. per chi utilizza concimi chimici.

• i concimi chimici vanno distribuiti in due momenti: a fine inverno/inizio maggio (2/3), prima della fioritura, (1/3) prima di un evento piovoso.

• Il concime va distribuito sotto la proiezione della chioma a 0,8-1 metro dal fusto.

Concimi

Kg concime per pianta

Oliveti in equilibrio vegeto-produttivo e accrescimento di prolungamento dei germogli di 15-20 cm (apportare 90 unità di azoto/ha)

Organici in pellet al 2-3 % di azoto 11 - 16

Organici in pellet al 6-8 % di azoto 4 - 5

12-6-18+2; 15-6-20 o similari 2 - 2,5

Oliveti con vegetazione esaurita e/o terreni poveri e accrescimento di prolungamento di pochi cm (apportare 120 unità di azoto/ha)

Organici in pellet al 2 - 3 % di azoto 14 - 21

Organici in pellet al 6 - 8 % di azoto 5 - 7

12-6-18+2; 15-6-20 o similari 3 - 3,5

Oliveti o piante che manifestano vigoria eccessiva

Base di potassio (es. solfato di potassio 1

Base di fosforo (es. fosfato naturale tenero) 1

Tabella 1

Apporti di concime consigliati

• Piante che manifestano la carenza di boro (germogli con classiche “scopette” defogliate): acidificare il terreno impiegando zolfo granulare alla dose di circa 1,5-2 kg/pianta, oppure nel caso di reintegro annuale alla dose di circa 0,7-1 kg di zolfo granulare/pianta.

• Boro da apportare sulla chioma: è sufficiente quella dose già presente nei concimi fogliari che

lo contengono e che vengono distribuiti prima della fioritura.

• I concimi organici sono ammessi in agricoltura biologica solo se riportano la frase “Consentito in agricoltura biologica”. Spesso è accompagnata da un riferimento normativo (come il D.Lgs. 75/2010 o i Regolamenti UE 2018/848 e 2021/1165).

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