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Ventisette5

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Il nostro plauso, la no-

OTTOBRE

stra solidarietà agli ope-

27 1953

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: MILANO - Corso Porta Vittoria, 43 • Telef. 794.259

rentívsette Periodico dei lavoratori della Sede - Montecatini

rai, agli impiegati che lottano per gli aumenti economici e per un miglior contratto di lavoro.

ANNO I - N. 8

PREZZO LIRE 20

VERSO IL CONGRESSO DELLA DONNA LAVORATRICE

DIPENDE DA NOI A conclusione dei suoi lavori la Commissióne tecnica ,-- costituita da, rappreSentann;delle organizzazioni sincracali dei lavoratori -e degli industriali — incaricata di valutare gli oneri derivanti dalle nostre richieste, è stata con7 corde nel dichiarare che questi noti superavano il 20 per cento delle attuali retribuzioni. A questo punto, di fronte al Governo ed alle organizzazioni dei lavoratori, gli industriali hanno riaffermato, e questa volta per iscritto, che essi si rifiutano di trattare poichè non intendono sopportare nessun onere, sia esso 100 oppure 1. Non si può dire che le organizzazioni dei lavoratori non abbiano esperito tutti i mezzi possibili per addivenire ad un , accordo mediante pacifiche trattative. Esse hanno dimostrato un alto senso di responsabilità e di ragionevolezza che assume un maggior valore se si considera la pressante esigenza dei lavoratori di ottenere miglioramenti economici e contrattuali. Di fronte alla assurda intransigenza degli industriali chimici, la F.I.L.C., la Federchimici e la UIL Chimici hanno invitato i 200 mila lavoratori della categoria a dare una forte, decisa risposta, proclamando Io sciopero di 48 ore nei giorni 27 e 28 ottobre che fermerà anche le lavorazioni a ciclo continuo. Qui, alla sede Montecatini, ad evitare che un numero così imponente di impiegati diano il loro importante contributo alla lotta, direttori, vice direttori, segretari di direzione faranno funzionare la macchina antisciopero che già abbiamo visto all'opera le altre volte. Minacce, promesse di passaggi di categoria e di aumenti di merito; non mancherà neppure l'azione di soliti « indipendenti » i quali cercheranno con ogni mezzo di gettare confusione nelle menti dei lavoratori che hanno deciso di scioperare: è intervenuto il Governo... la Montecatini sarebbe disposta... si potrebbe fare uno sciopero simbolico di 10 minuti... la Radio ha detto... il « Corriere » informa...; non mancherà nelle ultime ore lo sforzo supremo dell'Ufficio Voci per creare l'incertezza e lo scompiglio: quelli del RAGI non lo fanno... quelli del PERS nemmeno... pare che abbiano rinviato la data... Allora cosa si fa? Sano cose queste che tutti conosciamo ma sappiamo anche che è giusto fare lo sciopero per costringere la Confindustria a decidersi a trattare. Non siamo soli, colleghi e amici; al nostro fianco saranno gli operai, delle nostre fabbriche e di tutte le altre: i nostri colleghi impiegati della Pirelli, della Spia. Tutti insieme dovremo dimostrare a chi ripetutamente, con la più sprezzante incomprensione ci ha detto di no. che sappiamo conquistarci un più giusto riconoscimento del nostro lavoro. Dipende solo da noi.

"Albe tristi„ ultime Cenerentole Negli uffici, nelle fabbriche le donne non "sognano". - Sagge amministratrici della famiglia, educatrici, abili impiegate ed operaie, conoscono il vero contributo che esse danno al progresso della società. - Le nostre colleghe lo diranno al Congresso del :-S Novettabre. Sono disperata. Avevo ormai raggiunto la felitità. Lui è alto, bruno, ricco, ingegnere in una grande azienda ed aveva promesso di sposarmi. Avrei potuto finalmente fare la signora e non lavorare più. Ma i « suoi » non 'hanno voluto ed egli mi ha lasciata. Ora la mia vita è vuota. Cosa devo fare? (Alba triste).

ciate ché scrivono alle confidenti dei giornali per avere miracolose ricette di felicità? Non molte, ma certamente un buon numero. Ragazze e madri, giovani fidanzate, studentesse, impiegate, donne, insomma, che rigioia, la cercano disperatamente la tranquillità economica e familiare in un uomo che oltre alla prestanza fisica abbia una solida posizione, che le ami alla follia, che le sposi e le « tenga in casa ». Donne che alle dif-

Quante sono le Albe tristi, le diciottenni sconsolate, le Marilene sfidu-

ficoltà della vita, alle lotte che essa comporta, alle responsabilità che richiede, contrappongono illusioni, speranze e sogni. Come è bello estraniarsi dalla realtà e sognare! E' bello comodo specialmente per chi preferisce che le donne sognino e restino un'inutile appendice di uomini belli ricchi o si rassegnino a condurre una vita fatta di rinunce senza ribellarsi. Per carità, qui si parla di emancipa-

Stampa d'azienda a Congresso

Nuovo giornalismo cultura nuora In Novembre, Congresso Nazionale a Milano promosso da "Il Ventisette", "Voci dell'A.T.M.", "Il Martello", "Il Sette B", "Il Tasto", "La Colata", "Terra Nostra", "La Nave", "Il Campanone". 200 mila copie di giornali d' azienda difendono la libertà di stampa, le conquiste sociali. La notizia vi potrà sbalordire. Ma in realtà, complessiva dei vari giornali di la tiratura fabbrica che vengono oggi diffusi tra i lavoratori di molte aziende italiane grandi, medie e piccole, raggiunge l'imponente cifra di R00 mila copie. Esiste oggi in Italia, a fianco della grande stampa politica e di informazione, un giornalismo nuovo, opera di lavoratori delle fabbriche e delle campagne, di impiegati, di operai, di tecnici, che agisce in ogni parte del Paese. Per questo, abbiamo aderito all'invito de « Il Martello », giornale dei lavoratori del Cantiere Ansaldo di Livorno, e insieme ai direttori ed ai redattori dei sedi fabbrica: « Il Sette B. », guenti giornali della R.I.V. di Torino; e Il Tasto », della Olivetti di Ivrea, Torino; « L'Acciaio », delle Ferriere FIAT di Torino; « Voci dell'A.T.M. », giornali di tutte le organizzazioni sindacali, agli uomini di cultura, di cui riportiamo i brani più significativi. Il giornalé d'azienda è l'eco vivace ed immediata del lavoro, dei sacrifici, degli eroismi, delle lotte che hanno per teatro quotidiano• la - fabbrica e gli • uffici ; esso parla ai lavoratori e a tutti i 'cittadini delle aspirazioni, delle speranze della classe operaia dei tranvieri di Milano; e La Nave », del Cantiere Ansaldo di Genova; « La Colata », della Pignone di Firenze; « Il Campanone », dei dipendenti del Comune di Bologna; « Terra Nostra », della collettiva agricola di Fossoli-Modena; « Vita Nostra », dei tipografi dell'UESISA di Roma, ci siamo resi prDmotori di un Convegno Nazionale della Stampa dei Lavoratori ed abbiamo lanciato un appello ai giornalisti, professionisti, ai Il giornalismo operaio intende — soprattut-

in una vita più felice ed umana; fa cono rinnovatrici dei lavorato?, scere le proposte in ogni settore della produzione e della economia. Nella fabbrica e nel luogo di lavoro non solo vengono prodotte le ricchezze della nazione, non solo si assicurano i servizi indispensabili della società: in essi si elaborano anche relazioni umane nuove e più ricche, si supera la grettezza e l'egoismo, si conquista una concezione più ampia dell'umana solidarietà; in essi si riscatta la dignità di chi vive del' proprio lavoro; in essi si pongono le premesse di una cultura più moderna che si alimenti di quelle esperienze tecniche e morali ; in essi si difende e si conquista ogni giorno una più larga libertà una più vera democrazia.

Cosa ha voluto dire in sostanza quel ragioniere dell'A.C.N.A. che è montato sul palco, all'ultima assemblea dei lavoratori della sede, e ha detto : « Perchè le tre Organizzazioni sindacali non si mettono d'accordo per unificare le richieste per gli aumenti e per il miglioramento del contratto? » Egli ha espresso non soltanto il desiderio di tutti gli impiegati della sede di veder unificate con chiarezza tali richieste, ma ha anche detto all' assemblea, con molto buon senso, che l'accordo sulle rivendicazioni rappresenta il punto di partenza insostituibile per l'unità di tutti i lavoratori.

Cosa diremo a questo Convegno? Parleremo di come i nostri colleghi accolgono il loro ! giornale, dei problemi che quotidianamente li assillano, delle violazioni continue' delle libertà da parte dei nostri padroni. Ma soprattutto dell'esigenza profonda che i lavoratori sentono di una cultura nuova, che ' li renda sempre più capaci di assolvere ai loro compiti di nuova classe dirigente. Noi chiederemo che gli uomini di cultura collaborino con i nostri giórnali, si avvicinino ai lavoratori ed esprimano nelle loro opere le aspirazioni di progresso sociale che ci. animano.

DISCUSSIONI PRIMA DELLO SCIOPERO

Perchè non ridurre i prezzi? Signorina Scotti: — lo l'ultima volta lo sciopero non l'ho fatto perchè, sì, lo confesso, ho avuto paura. Capirà: dopo aver scioperato il 30 luglio, mi ha chiamato il mio direttore e mi ha detto chiaro e tondo che se avessi scioperato... Sì, insomma, che mi avrebbe licenziato. Bella libertà, questa qui della Montecatini I

ACCORDARSI per unificare le richieste

to — condurre la sua battaglia perchè nella fabbrica vengano difese la libertà e le conquiste sociali, e in primo luogo la libertà di stampa ».

Signorina Ferrari: Ma perchè si preoccupa tanto di scioperare per gli aumenti di stipendio; tanto, stia sicura, poi aumentano i prezzi e tutto torna come prima. Sarebbe meglio fari gli scioperi per ott4ere una diminuzione di prezzi, le pare? Signorina Scotti: — E, cara signorina, qui da noi chi fissa i prezzi e i salari non sono quelli che lavorano e che sono quindi interessati ad essere pagati adeguatamente ad acquistare a basso prezzo la roba che loro stessi producono. Crede forse che in Italia il capitalista venda le merci per ricavare soltanto le spese•che ha sostenuto per fare la produzione, cioè salari, materie prime e le altre spese? Signorina Terrari: — Sì lo so: hanno il loro guadagno. Signorina Scotti: — Precisamente: il profitto. Costo di produzione più profitto uguale prezzo di vendita. Perciò se anche lei chiedesse una diminuzione di prezzi gli industriali non glie la concederebbero, perchè si vedrebbero ridotti i profitti in misura superiore che se aumentassero i salari. Signorina Ferrari: — Anche alla Montecatini la pensano così? Signorina Scotti : — Ma certamente ! Cosa crede lei, che la nostra Società produca ad esempio i concimi perchè si preoccupa di rendere più fertili le nostre campagne e produca il nylon soltanto perchè ci si possa vestire con robuste calze e camicette? La

Montecatini produce queste cose perchè ci ricava fior di miliard Signorina Ferrari: — Ma questo cosa c'entra con i prezzi? Signorina Scotti: — C'entra sì, perché anche se aumentasse i salari non sarebbe ne-

zione della donna! Ma insomma la volete o non la volete capire che le donne non possono pretendere di essere uguali agli uomini? Che sono meno intelligenti, meno capaci, che sul lavoro renlono meno?.. Ecco che - l'asino, qui, come si suol dire, casca cioè il padrone. Rendono meno, afferma lui, rendono meno ripetono i suoi giornali, e cosi vanne, pagate di meno. Ma forse che sono « inferiori » i prodotti chimici, gli utensili, le scarpe, i copertoni, le maglie, i sacchi di juta, le registrazioni contabili fatte da mani femminili? E come mai non sono « inferiori » anche i prezzi di tutta questa bella roba prodotta da persone che il padrone retribuisce con paghe inferiori? E quando la patria chiama e... le sacre frontiere' sono in pericolo e gli uomini devono andare al fronte forse che le donne non diventano brave postine, tranviere, tornitrici? A questo punto bisogna deciderii. Sono inferiori o vanno considerate capaci, intelligenti, utili quanto gli ùomini alla società? La risposta è ovvia, ce la danno le donne che ogifi giorno di più dànno pro-, va di essere sagge amministratrici della famiglia, ottime educatrici a scuola e à casa, capaci dirigenti di uffici e di reparto, abili impiegate e operaie e, quello che più conta, ci tengono ad esserlo, sono orgogliose del contributo che sanno dare al progresso della società. Il numero delle Albe tristi si assottiglia ogni giorno di più perchè di donne disposte ad accettare l'assurda tesi dell'inferiorità ce n'è sempre meno! Molto cammino abbiamo percorso dal tempo di Cenerentola e molto dovremo percorrerne, ma ormai il passo è più spedito. La Conferenza Provinciale della Donna Lavoratrice, che si terrà a 'Milano il 7-8 novembre in preparazione del Congresso Nazionale, sarà una tappa importante di questo cammino.

Ringraziamo vivamente i numerosi colleghi che ci hanno scritto inviandoci consigli e informazioni preziosissime. Per mancanze di spazio non abbiamo potuto rispondere a lutti. lo faremo nel prossimo numero.

Continua in 2« pagina)

4,000 ANNI DOPO Anche in questo mese la Direzione della nostra Società non ha mancato di fornirci una dimostrazione di « forza ». 11 giorno 8 di ottobre ha dato disposizione, all'insaputa della segreteria del Consiglio di Gestione Centrale, di mettere nelle casse la documentazione dei lavoratori, di asportare telefoni e mobili, in breve di abolire, alla chetichella, l'ufficio di segreteria del C. di G. Centrale. L'Ing. Pace, informato a cose fatte, dal personale incaricato di eseguire il provvedimento, si è recato dal Dottor Gallo per avere spiegazioni e si è sentito rispondere che si trattava di « disposizioni superiori » (cioè• degli Amministratori Delegati - n.d.r.). La cosa ci ha fatto venire alla mente un antichissimo re assiro babilonese che, per evitare di dover rendere i conti ai suoi sudditi, affamati e oberati di tasse, diede ordine di demolire gli scaloni del suo palazzo, per la paura che i più coraggiosi potessero salirvi e penetrare nelle sue stanze. I sudditi poi trovarono ugualmente il mezzo per imporre al sovrano l'abolizione delle ingiuste tasse; chè, quel-

la delle scale, fu una assai poco geniale trovata per ContinUaie a fare il comodo proprio. • Nello stesso modo. oggi, dopo 4000 anni, gli Amministratori Delegati, con l'abolizione dell'Ufficio di Segreteria del C. di G. Centrale, credono di aver accantonato per sempre il problema dell'intervento dei lavoratori alla gestione dell'impresa. Forse si illudon' che, i lavoratori, non sentano l'esigenza di discut,?:e con la Direzione della Società i pro• blemi della produzione, perchè questa si sviluppi, in modo da aumentare il numero degli occupali e garantisco più eleva ,i salari? Si illudono come il famoso re. Ma nella Repubblica Italiana fondata sul lavoro, la Costituzione è favorevole ai lavoratori perchè prevede (art. 46) la collaborazione degli stessi alla gestione delle imprese. Non serve quindi abolire uffici e fare atti di forza. I lovoratori italiani e quelli della Montecatini intendono falla rispettare e ci riusciranno. Notorius


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