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Voce del meccanico8

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18 Febbraio 1955

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PERIODIC0à DEI LAVORATORI DELL'AN,SALDO MECCANICO

UNA COPIA L 15

ANNO V° - N.1

I Monopoli e l'I. R. I. Qualche tempo là, da parte di alcuni amici della stabilimento che non condividono. il mio modo di pensare, mi si ebbe a dire che non c'era alcun nesso tra la critica situazione produttiva in cui versavano e versano le industrie IRI e l'azione che svolgono i monopoli nel nostro paese. Per comprendere quindi il nesso, occorre vedere cosa sono e cosa rappresentano i monopoli. Nei bilanci pubblicati dei granai monopoli italiani per ranno 1953 (non si conoscono ancora quelli del '54) risulta che i 10 maggiori monopoli italiani ranno reauzzato profitti superiori del 39./o a quelli realizzati nel 1952 (1). La FIAT, che concentra nelle sue mani oltre il 75 ,`A) della produzione nazionale di automobili ed 11 50 della produzione di trattori, ha realizzato nel 1953 utili per 9 miliardi e 575 milioni (si tenga presente cne si tratta di utili dicniarad) il ché significa, nei ui confronti del 1952, 1130 % aument. Ma è interessante osservare che il fatturato registrato in tale anno è aumentato soltanto del 20 %, interiocioè di gran lunga re agli utili dichiarati, tatto che aimostra il superproritto realizzato. La Montecatini, monopolio chimico, pur avendo effettuato un alleggerimento di personale rispetto al '948 di circa 11.000 unità (circa 56.000 1948 - circa 45.000 1953) ha nello stesso periodo aumentata la produo . . La zione di oltre 1'80 u/ Montecatini denuncia una diminuzione del fatturato rispetto al 1952, mentre gli utili dichiarati da 7 miliardi e 792 milioni del 1952 sono passati a 8 miliardi e 52 milioni nel 1953. Qui è evidente, come del resto in tutti i monopoli, unitamente ai superprofitti il supersfruttamento dei lavoratori. La Edison, grande monopolio elettrico, ha prodotto nel 1953 4 miliardi 171 milioni di Kwh, contro i 4 miliardi e 59 milioni del 1952, con un aumento del 2,7 %, inferiore all'aumento nazionale che è stato del 7,%. Nei confronti di questo leggero aumento di produzione l'utile dichiarato della società è aumentato, rispetto al 1952, del 45 % passando da 5 miliardi 548 milioni a 7 miliardi 963 milioni. Da questi pochi dati, perchè altri se ne potrebbero citare, risulta evidente quale grande potenza rappresentino i monopoli in Italia. Ed essi, proprio per questo loro dominio, sono i più decisi avversari della Riorganizzazione dell'IRI e dello sviluppo di tutte le industrie del gruppo IRI le quali, per la caratteristica di aziende dello Stato e quindi della collettività, dovrebbero svolgere una funzione nazionale, tendere a diminuire l'azione dominante dei monopoli, limitare la loro potenza, dare un nuovo indirizzo alla produzione nazionale che tenga conto degli interessi generali del

paese e non più della legge del maggior profitto a favore dei grandi gruppi monopolistici. E' noto che monopolio significa colossale concentrazione della produzione con la completa eliminazione della concorrenza. Monopolio significa altresì unione del capitale industriale con capitale bancario, creando così una tale struttura capace del dominio completo del mercato e della vita economica in generale. Ebbene, per la nostra esangue economia abbiamo bisogno di modificare questo concetto 'estremamente negativo. La strada è quella delle riforme di struttura dettate dalla Costituzione Italiana, tra cui in prima fila la Riorganizzazione delle aziende IRI per porre le industrie facenti parte dell'ente al servizio del paese sotto il controllo del Parlamento, sviluppando la produzione secondo i fabbisogni nazionali, per la eliminazione delle lacune e degli squilibri esistenti nella economia italiana e farne così uno strumento di rinascita. Questo è il grande compito che Spetta ai lavoratori per la salvaguardia del loro posto di lavoro e per migliorare le loro condizioni di vita. Occorre per la nostra Italia e per il suo popolo lavoratore la soluzione di alcuni problemi di fondo, senza la quale non sarà possibile trovare una qualsiasi strada per migliorare effettivamente le possibilità di vita dei lavoratori italiani. (1) l dati numerici del presente - articolo sono ricavati da Notizie Economiche. Alfredo Micheli

Si attenta alla libertà dei lavoratori per negarne i diritti economici

Dalle fabbriche al porto fronte unico dei lavoratori lavoE' in atto contro i ratori una larga e coordinata offensiva padronale che va intensificandosi. Innumerevoli potrebbero esserne le dimostrazioni. Si continua a negare un serio aumento delle retrii lavoratori buzioni che chiedono da anni. Continua in troppe fabbriche la politica di smobilitazione e licenziamenti e mentre il tenore di vita dei lavoratori si abbassa il governo con l'aumento dei fitti e delle tasse tenta di scaricare sui lavoratori le conseguenze di una politica economica sbagliata. Per attuare questo piano

portuali. I Portuali non hanno guadagni favolosi tali da compromettere le riparazioni navali o pretese di monopolio del lavoro e questo lo si legge anche su di un manifesto degli industriali che afferma essere di soli 15 giorni mensili la media deldei le giornate lavorative componenti la Compagnia del ramo industriale nel '54. ben Ma il padronato teme altro: il collocamento nelle mani dei lavoratori con le conseguenti garanzie di democrazia, la possibilità di discutere le tariffe, l'apertura nel porto alla più am-

di costrizione degli interessi economici dei lavoratori si rende naturalmente necessaria una limitazione sempre maggiore dei loro mezzi di difesa e di lotta e cioè delle libertà politiche e sindacali. Ed ecco le intimidazioni, si tolgono i quadri murali, si cerca anche qui al Meccanico di limitare la libertà di movimento agli stessi membri di C. I. ed in campo più vasto aumentano le discriminazioni per l'assunzione al lavoro, si moltiplicano gli illegali contratti a termine ed infine, esempio più grave del momento, si attaccano le compagnie dei

Mentre per il resto del complesso Ansaldo veniva diramata una circolare in data 17-1-55 con le indicazioni e tabelle per l'immediata attuazione del riproporzionamento, al meccanico veniva proposta alla C. I. una bozza di accor-• do nella quale si enunciava innanzi tutto la volontà direzionale di procedere alla revisione di tutti i tempi di lavorazione. Tale bozza di accordo è stata respinta dalla C. I. dopo numerose riunioni di reparto, tenute per illustrarla. Essa era inaccettabile per le seguenti ragioni: 1) per la contemporaneità della revisione e

Ma i lavoratori hanno già ben compreso che si tratta di un'unica lotta ed è fronperciò che in un'unico te delle fabbriche al porto e trascinando con loro sempre un maggior numero di cittadini si oppongono deciattacco alsamente ad ogni le conquiste comuni e pongono con sempre maggiore energia nuove sacrosante rivendicazioni.

Difendendo le loro tradizionali conquiste i portuali difendono le libertà sindacali di tutti i lavoratori.

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4 Aspetto di guerra per le vie di Genova

è ormai, anche ai Difficile più sottili analizzatori dei movimenti e delle lotte delle classi operaie, discernere e distinguere fra i motivi che stanno alla base dell'azione sindacale di una categoria come di tutte le categorie, quanto in questa vi è di politico, di sindacale, di sociale e di umano nella azione stessa traendo questa azione, che è poi null'altro che una fase di una lotta più ampia che ha profonde radici e altissimi fini, la sua ragion cose d'essere da un insieme di che sono speso necessità per i lavoratori di non perdere il poco ottenuto come altra volta acquisire ciò che ancora necessita e la società nega. Per questo è estremamente difficile dar credito alle voci di gazzette interessate che, volendo negare ai lavoratori il diritto di difendere le conquiste come di segnarne di nuove, arzigogolano, precisano, distinguono circa la validità di una lotta come l'odierna che i portuali sostengono con tanto impeto e con tanto entusasmo: il tutto all'insegna e con lo scopo di gettare l'ombra del dubbio ed il seme della discordia nelle fila finora assolutamente compatte dei lavoratori portali di ogni ramo e di ogni categoria. I portuali si battono dunque per motivi comuni ad ogni lavoratore. Essi in linea di principio sostengono ch'è impossibile cercare di togliere alla classe operaia, una volta ch'essa ha consolidato le sue conquiste, un qualche cosa senza il rischio di compiere azione antistorica che alla lunga giungerà a scadenza; essi sostengono in fatto che non si possono costituire condizioni normative ed economiche che peggiorino le inadeguate e si può scarse in atto, che non far ricorso a sistemi condannati dalla nuova coscienza poItica e per i quali l'avviamento al lavoro nel porto di Genova rischierebbe di ridiventare come fu decenni addietro una specie di mercato dei « gualani », quel mercato per intenderci che offre in quel di Campobasso, agli incettatori di mano d'opera per i campi, il lavoro dei giovanissimi

PROBLEMA de' COTTIMI In conseguenza alla applicazione dell'accordo sul conglobamento è nato il problema del riproporzionamento dei cottimi che oggi interessa particolarmeCe i lavoratori. Al Meccanico l si è aggiunto l'altro più gi te della revisione dei tempi di lavorazione che la direzione voleva effettuare contemporaneamente.

pia democrazia; queste sono le conquiste dei portuali che oggi si temono in maggior misura che mai per l'esempio che possono trarne aldi lavoratori. tre categorie

riproporzionamento dei cottimi. 2) Per la violazione del contratto di lavoro che garantisce il 20 % quale minimo di cottimo che invece l'accordo prevede ridotto all'8 %. 3) Per l'assoluita mancanza di una garanzia scritta per la conservazione almeno del guadagno precedente e dei minimi contrattuali. 4) Per l'intenzione della Direzione di mettere in lavorazione le nuove bolle con i tempi rilevati dalla .SCMAC senza preventiva discussione con la C. I. delle eventuali modifiche, ai termini del Contratto. Su queste posizioni la C. I. trovava l'unità dei suoi membri compresi naturalmente i rappresentanti del sindacato CISL firmatario dell' accordo sul conglobamento. La Direzione tentava allora la vana minaccia di mettere tutto lo stabilimento a percentuale con il 20 % ma di fronte agli inoppugnabili argomenti contrattuali della C.I. era poi costretta a ripiegare

sul blocco delle percentuali con la media di realizzo individuale di gennaio. Inoltre è stato accettato il punto di vista dei lavoratori che le nuove bolle vengano discusse con la C. I. prima di essere messe in lavorazione. Attualmente perciò tutto lo Sta. è a percentuale con la media di gennaio e si ritornerà gradualmente al lavoro a cottimo con l'emissione delle bolle che la Direzione si propone di ultimare entro il 55. A parte la questione tempi vi sono naturalmente altre gravi considerazioni da farsi. Innanzitutto la Direzione dimostra chiaramente di voler aumentare la produttività senza che ai lavoratori ne venga alcun utile ed i lavoratori che già vivono in condizioni miserevoli non accetteranno questa pretesa. In secondo luogo vi è il problenia degli aumenti di merito che non risegue a pag.

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sulla base' della forza, della prestanza, della resistenza fisica dei singoli, passati al vaglio degli intenditori che palpano loro i fasci muscolari come di pregiati campioni del mondo zootecnico. E' in queste condizioni doveroso il movimento di solidarietà degli altri lavoratori verso i portuali in lotta ed è legittimo il ricorso all'azione per sostenere tale movimento? Abbiamo affermato prima che i motivi che hanno portato i portuali alla lotta sono segue a pag. 4

" liberalità pubb c taria„ li

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ocAd ogni impiegato in dell' ultima paga casione mensile è stata consegnata una lettera della Direzione si avvertiva 'iena quale lo che gli veniva ancora concessa < a titolo di liberalità > quella parte di superminimi, che egli si era meritatamente guadagnati, ma che l'accordo firmato dalla C ISL e dall'UIL prevede vengano assorbiti (cioè fino alla copertura del riproporzionamento). Aggiungeva che tale < liberalità > era stata sollecitata proprio da CISL e UIL!? Gli impiegati erano naturalmente sdegnati da tale posizione e forse altrettanto della mancata reazione dei rappresentanti la CISL e l'UIL ai quali la Direzione faceva fare una pessima figura tanto più avendo essi sostenuto apertamente di rivendicare il < diritto > a' superminimi ora concessi come < liberalità ›. giunto In proposito ci è dagli uffici un articolo che pubblichiamo integralmente pur non condividendone talune argomentazioni. Verso gli ultimi giorni d gennaio 1955, gli impiegai+ hanno ricevuto, con la pompa di un piccolo cerimoniale, una lettera a stampa. segue a pag. 2


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