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L'unione1

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Anno II - N. 8

30 Aprile 1946

L'UNIONE

Al di sopra della distinzione fra datori e presta tori di lavoro, sappiano gli uomini vedere e riconoscere quella più alta unità la quale lega fra loro tutti quelli che collaborano alla produzione, vale a dire il loro collegamento e la loro solidarietà nel dimore che hanno di provvedere insieme stabilmente al bene comune e ai bisogni di tutta la comunita.

ORGANO DELL' UNIONE SINDACALE TRA IL PERSONALE DELL' ISTITUTO DI EMISSIONE

PETTEGOLEZZO

Poichè la cosa non interessa soltanto la persona degli estensori degli articoli dell' UNIONE in genere, ma anche di tutti coloro che leggono gli articoli medesimi e, più ancora, di tutti quelli che, appartenendo o meno al nostro Sindacato, sono portati spontaneamente, o indotti a forza dalla lucente verità dei fatti, a riconoscere, nel nostro Organo sindacale, l'unico soggetto che, in rappresentanza di tutti i dipendenti, possa ufficialmente trattare con la nostra Amministrazione sulle questioni inerenti al nostro rapporto di impiego, crediamo opportuno spendere qui qualche parola circa la esosità di talune critiche mosse al nostro giornale da qualche lettore.

Se le predette critiche intendono colpire direttamente il prestigio del nostro periodico, non possono, d'altra parte, non mirare a colpire indirettamente il Sindacato e la coesione di tutti gli appartenenti ad esso, i quali, nel predetto periodico, ve dono l'unico mezzo atto a comunicare al prossimo il proprio pensiero ed il proprio punto di vista sui vari problemi di ordine sindacale rimasti ancora insoluti.

I critici sullodati, infatti, vanno dicendo che gli articoli riportati sull'UNIONE altro non sono che dei « veri e propri. pettegolezzi nati da un mal celato antagonismo di categoria ».

Quindi, per costoro, le polemiche che, da qualche tempo in qua, si sono accese, ad esempio, tra i cassieri ed i segretari, tra i segretari e gli , applicati, tra i cassieri e gli aiuto cassieri e aiutanti di cassa ecc. ecc., hanno soltanto l'aspetto di un battibecco. Nella controversia delle opinioni circa le varie esigenze di categoria, essi non sanno vedere altro che l'aspetto della « contumelia » e non la vera sostanza di un apporto utile a chiarire idee ed a smussare pregiudizi in materia di richieste, di necessità, di ambizioni che nessun altro, al di fuori degli stessi componenti una determinata categoria, può meglio prospettare con vivace -chiarezza di vedute e con fondate cognizioni di causa.

Perciò, mentre si passa da. una proposta larvata ad una più concreta ed a questa fanno riscontro controproposte, critiche e controcritiche, si prepara, quasi naturalmente, un ricco patrimonio di pareri, punti di vista e suggerimenti sui vari problemi sindacali. Si creano, vale a dire, quelle guide sicure che dovranno indirizzare i rappresentanti dell' « Unione » nelle trattative da svolgersi coll'Amministrazione per la risoluzione dei vari problemi contingenti. Per conseguenza, le nostre polemiche danno agli esponenti del Sindacato la possibilità materiale di interpellare preventivamente, anche al di là dei singoli rappresentanti del personale, i « desiderata » di tutte le categorie del personale indistintamente. Infine, non sarebbe logico misconoscere che, attraverso la polemica e la critica costruttiva, è più

facile passare da uno stato d'animo di « intransigenza » ad uno più mite di « comprensione », di patteggiamento e di accomodamento.

Per finire, dunque, rispondiamo che le polemiche, le divergenze di vedute, i contrasti di categoria che poggino tutti su tesi obiettive non hanno la figura immorale di un « battibecco », ma hanno quella morale di un « apporto utile » alla chiarificazione ed alla soluzione dei vari ed assillanti problemi, la cui natura è giusto che venga resa di dominio pubblico affinchè ciascuno possa fare le proprie considerazioni in proposito e, volendo, possa manifestare queste ultime (perchè anche esse utili allo scopo) all'opinione pubblica. Il nostro periodico, infatti, serve appositamente a mettere in luce, democraticamente, la parola di chicchessia, e la parola di chicchessia, essendo oggi premuta sempre da « necessità », è parola « sensata », « robusta » nella sostanza e nel valore anche se sovente trascurata nella forma; è sorgente di luce ai ciechi e non è parola vacua nè « pettegolezzo », nè «contumelia », come taluni tentano di far credere a sè stessi e agli altri.

JUNIOR

Scatti ordinari di stipendio

Molti articoli sono già apparsi su questa rassegna con lo scopo di richiamare l'attenzione della nostra Amministrazione Centrale sulle necessità morali ed economiche dei propri dipendenti. La « resistenza » però è stata ed è tuttora una delle caratteristiche più evidenti dei nostri Superiori Uffici e non deve, quindi, meravigliare se ai numerosi e realistici scritti l'A. C. abbia risposto, fino ad oggi, fornendo modeste prove di comprensione e, comunque, sempre dopo insistenti pressioni e lunghe discussioni.

Crede forse l'Amministrazione Centrale di avere già risolto completamente molti problemi delle varie categorie dei suoi dipendenti oppure di averle già considerate con quella cura profonda che merita la trattazione di simili problemi?

Crede rA. C. che il fatto di avere accennato in qualche circolare ad alcuni futuri riconoscimenti possa significare la brillante soluzione dei problemi in parola?

Quante volte è stata per es. già prospettata l'esiguità, assolutamente sproporzionata anche al numero di anni di laboriosa attesa, della differenza di stipendio tra uno scatto e l'altro specialmente per alcune categorie?

Vuol convincersi una buona volta il gruppo dei nostri Dirigenti che, dopo un considerevole numero di anni di veramente disciplinata attesa e di produttivo lavoro, il dipendente che non abbia demeritato ha il diritto di raggiungere, in maniera tangibile, il grado che gli spetta e cioè non solo nominalmente, ma con un adeguato e non irrisorio aumento di stipendio? Occorre insomma che, oltre il fattore morale, che pure ha la sua grande importanza, il dipendente senta di aver fatto un reale progresso economico che gli consenta, quale premio delle sue fatiche, dei suoi sforzi e della sua volontà, una proporzionata serenità di vita. Si verifica tutto ciò nella nostra amministrazione? No,

nella maniera più assoluta specialmente per alcune categorie.

Un Segretario a L. 7.000 finalmente, do po tre anni di attesa e di lavoro, talvolta anche encomiabile, viene ammesso a percepire il nuovo stipendio sulla base di L. 8.000.

A parte la sostanziale e provata differenza nei confronti di altre categorie, per le quali mi riferisco ad articoli già pubblicati, voglio soltanto mettere in evidenza che il suddetto elemento, anche dopo i noti miglioramenti economici, in conseguenza dello scatto 'ordinario di stipendio, viene ora a percepire l'aumento (? !?!) effettivo mensile netto di poco più di 200 lire che gli consentono appena e soltanto l'acquisto di due Kg. di pane a mercato libero (per ragioni

di forza maggiore) non essendo sufficiente la razione in distribuzione con la tessera. E tutto ciò vorrebbe costituire oggi, dopo la lunga attesa, il normale riconoscimento dell'attività laboriosa della maggioranza dei dipendenti della Banca d'Italia, la soddisfazione morale e materiale di questa attesa e la maggiore retribuzione, dopo tale attesa, concessa ad un onesto lavoratore? Ma via, cerchiamo tutti, ma specialmente chi ci dirige, di vedere meglio la realtà della vita con le sue esigenze ! ! Invito tutti a rileggere l'articolo < Il Conto della Serva » pubblicato sul numero 16 del 30 settembre 1945 di questo giornale.

Aspirazioni e proposte..... progressiste

Un argomento di attualità, da molti definito scottante, è quello che riguarda i passaggi di categoria nella nostra amministrazione. Alcuni articoli che sono stati scritti in proposito riflettono chiaramente la pauros'a confusione d'idee che caratterizza il momento attuale, seguito al crollo di un regime autoritario e ad una guerra perduta. Fino a pochi anni fa nessuno pensava, oggi ognuno si dà alla meditazione profonda, suggerisce idee in nome di un concetto arbitrario della libertà e dei diritti dell'uomo. Nell'ambito del nostro Istituto, le proposte per una rivoluzionaria trasformazione dell'ordinamento del personale non mancano, alcune delle quali basate su argomenti ingenui (vedi Gio. Batta di Genova col suo indovinatissimo paragone dei capi-mastri e degli ingegneri) o... umoristici, tipo Bedendo Ciro, il quale nel sostenere la sua tesi relativa al conferimento del titolo di cassiere agli aiutanti di cassa conclude che tale titolo compete a questi ultimi anche perchè il pubblico spontaneamente lo tributa ad essi. Così, seguendo lo stesso ragionamento, se il pubblico gratificherà un giorno il predetto signore del titolo di cavaliere, l'A. C. dovrà adoperarsi per fargli conferire la croce relativa. Altri ancora, basandosi sull'affermazione da essi sancita che il titolo di studio molto spesso è stato immeritatamente conseguito, sulla frequente identità di attribuzioni degli applicati e dei segretari, sulla opportunità di offrire a tutti il miraggio di una meta risplendente e su altri solidi argomenti del genere sostengono la improrogabile necessità *che l'A. C. si decida una buona volta ad aprire la carriera a tutti. Io penso che alla parte del regolamento del personale relativa ai limiti di carriera si sia giunti attraverso considerazioni logiche suggerite anche da un'indiscussa esperienza che la nostra Amministrazione in decenni di vita ha avuto modo di acquisire. Nella scelta degli elementi che devono far parte della categoria dei cassieri e di quella dei segretari ci si è basati, infatti, sul fattore cultura, documentato da un titolo di studio che, com'è noto, è il diploma di ragioniere per i primi e la laurea per i secondi. La conoscenza dei vari servizi della Banca non è infatti elemento sufficiente a venire ammessi a una delle due 'categorie, come molti colleghi della mentalità di Gio. Batta ritengono, ma tale conoscenza deve essere necessariamente corredata da' una cultura generale piuttosto vasta e da nozioni assai profonde specialmente di economia, di diritto e di ragioneria che permettano al cassiere e più particolarmente al segretario di svolgere un lavoro veramente proficuo e di salvaguardare la dignità e il prestigio del nostro Istituto di fronte ai terzi che molto spesso sono dei laureati, professionisti, dirigenti o funzionari colti. La rigidezza di tale criterio di scelta, accentuatasi esageratamente in questi ultimi anni con l'istituzione degli esami per i Segretari (a ragione soppressi, ora), deve, secondo il mio modesto parere, essere mantenuta nell'interesse dell'Istituto e di una categoria di persone che na sacrificato una notevole parte della propria vita allo studio. Coloro tra gli applicati e gli

DINO aiutatiti di cassa che hanno la lodevole aspirazione di passare rispettivamente nella categoria dei segretari e in quella dei cassieri possono raggiungere la loro meta attraverso il sacrificio dello studio : gli esami per il conseguimento del diploma di ragioniere o di una lhurea sono aperti a tutti. Quanti di noi, continuando a svolgere lodevolmente il proprio lavoro in Banca, hanno arricchito la propria cultura, superato prove durissime di esami attraverso difficoltà economiche, di tempo e di spazio, contro pregiudizi di professori che vedevano nel privatista o nell'universitario che non aveva frequentato le lezioni l'elemento indesiderabile, l'impreparato, l'esaminando che tentava la sorte. E' giusto che solo in casi eccezionalissimi debbano essere favorevolmente accolte le aspirazioni degli applicati in possesso del _diploma di ragioniere tendenti ad ottenere il passaggio nella categoria dei segretari e che non intendono seguire attraverso la dura prova degli esami la via anzidetta. Essi dovrebbero dare ampia garanzia, attraverso bollettini informativi di più di un direttore, di possedere una cultura vasta, provata capacità, attitudini spiccate alla carriera direttiva. Analogamente, ma con minore rigidezza di valutazione s'intende, si potrebbero favorire gli aiutanti di cassa, non in possesso del titolo di studio prescritto, per il passaggio nella categoria dei cassieri.

La ridicola, paradossale proposta del signor Probus tendente ad ottenere la costituzione di un'enorme categoria di segretari con l'automatica ammissione ad essa di tutti coloro che sono in possesso di diploma di scuola media superiore (e perchè non anche di quelli che possiedono la licenza di scuola media inferiore per essere veramente tutti uguali «in partenza ») non ha riscontro in nessuna Amministratone. Quella statale, com'è noto, ha giustamente creato dei gruppi (A, B, C,) nei quali sono compresi i dipendenti a seconda del loro titolo di studio. In modo analogo è giusto che si regoli rA. C. riservando la categoria dei segretari ai laureati, come ha fatto sin qui, quella degli applicati di prima categoria ai laureati che nel periodo di esperimento non abbiano dato buona prova e ai diplomati e includendo nelle altre due (seconda e terza) i diplomati non idonei alla categoria superiore e coloro che non sono forniti di titolo di studio di scuola media superiore. Gli appartenenti a queste ultime due categorie dovrebbero prendere la denominazione di impiegati d'ordine.

Gli applicati e gli aiutanti di cassa che aspirano ai passaggi di categoria non chiedano all'A. C. riforme rivoluzionarie al regolamento del personale, chiedano a loro stessi: lavorino, studino, facciano rifulgere i loro meriti eccezionali se ne hanno, seguano, in una parola, la via che altri prima di loro hanno duramente percorso, senza ricorrere a tentativi per ottenere un'ingiusta parità iniziale che, tra l'altro, avrebbe come conseguenza l'annullamento o quasi del sacrificio altrui.

Tu MIN

roblemi della Cassa :

Mansioni - Rischi - Responsabilità

Non vorrei essere frainteso. Non sono un rivoluzionario, che nessuno più di me ama l'ordine, la disciplina e rispetta le gerarchie ; ma non si passano trent'anni in un organismo, sia pure della importanza di quella del mostro Istituto, senza riscontrarne delle pecche, delle manchevo : lezze ed è logico che esse vengano rilevate. Non astio, pertanto, contro questa o quella categoria classe, non prevenzioni di sorta, nè tornaconto personale, mi inducono a scrivere, ma il solo desiderio di chiarificazione e, se possibile, di soluzione di annosi problemi che interessano un po' tutti.

In precedenti articoli ho esaminato il proble, ma, oggi statico, della carriera del personale di cassa ; vediamone oggi un'altro : quello che porta il trinomio mansioni, rischi e responsabilità. Apparentemente sono tre distinti problemi ; io Invece ritengo che non sia possibile esaminarli separatamente tanto essi, come verrò dimostrando, sono interdipendenti.

La prima domanda che si presenta a chi si appresta a trattare l'argomento in parola è: quali sono le specifiche mansioni delle tre categorie del personale di cassa? La risposta non è facile in quanto non ritengo vi siano chiare disposizioni in merito, come non ritengo sia facile ottenere una precisazione di esse da parte dell'Amministrazione, perché una netta delimitazione porterebbe ad un inevitabile e non piccolo aumento del personale. Occorre pertanto esaminarle a fil di logica.

Per i cassieri è facile ; l'attributo stesso ne indica la mansione.

Quando è stata costituita la categoria degli aiuto cassieri si è detto che essa aveva tutte le attribuzioni degli aiutanti, da cui proveniva, con in più l'obbligo di coadiuvare i cassieri nel servizio di sportello. Da ciò ne deriva, per logica deduzione : ai cassieri servizio di sportello, agli aiuto cassieri qualche volta servizio di sportello e qualche volta servizio interno di cassa, agli aiutanti di cassa sempre servizio interno di cassa. E poiché il maggior rischio è per chi fa servizio allo sportello, la mia deduzione trova piena conferma nella disposizione che regola l'indennità di rischio : massima per i cassieri, media per gli aiuto, minima per gli aiutanti. Ma, come tutte le teorie che si rispettano, anche questa, portata nel campo pratico, va a rotoli.

A parte il fatto che vi sono degli aiuto cassieri che fanno non saltuariamente, come vorrebbe la logica, ma continuativamente servizio allo sportello, tale continuità, continuità di anni ed anni non di mesi, è imposta anche a molti aiutanti. Male questo? Rispondo di no se tale anormale prestazione trova a suo tempo una giusta ricompensa nella promozione al grado superiore ; ma devo rispondere di si, che è male, se all'aiutante così utilizzato tale promozione viene negata.

Perché questo purtroppo avviene. Capi uffici che da anni hanno alle loro dipendenze ottimi aiutanti, utilizzati quotidianamente in importanti servizi di sportello, quali il debito pubblico, l'entrata ecc., benchè appoggiati dai loro Direttori, vedono, anno per anno, bocciate le proposte di passaggio di tali elementi alla categoria aiuto cassieri, proposte che essi, con lodevole insistenza, regolarmente ripresentano. Questo perchè i promovendi non sono in possesso... del pezzo di carta.

Ora io chiedo all'Amministrazione ed ai nostri Dirigenti : allora la pratica, l'attività, la precisione, la competenza, comprovate dai Capi locali non valgono proprio nulla? E' solo il pezzo di carta che può far pesare la bilancia? Ma se è così, se così deve essere, quegli aiutanti devono essere tolti dallo sportello, dato che essi non hanno le qualità volute per fare l'aiuto cassiere. Perchè si può comprendere la utilizzazione di tutti in determinate speciali circostanze, ma se questa utilizzazione diventa norma abitudinaria e se ai meritevoli elementi cosi adoperati si nega poi la promozione pur mantenendoli allo stesso posto, la utilizzazione diventa sfruttamento ; sfruttamento in quanto l'Amministrazione fa fare ad un dipendente un lavoro che essa stessa riconosce superiore alle sue capacità e che non è in correlazione alla indennità di rischio che gli viene corrisposta.

questo mio giudizio trova pieno appoggio nell'art. 34 del Regolamento che dice : l'impiegato deve... disimpegnare temporaneam -ente, senza diritto a speciale compenso o trattamento, attribuzioni diverse, o di maggiore importanza, di quelle che sono a lui normalmente attribuite; in quanto se la temporaneità non dà diritto alcuno è chiaro, per converso, che la continuità dà in pieno tale diritto. siamo all'indennità di rischio. La perfezione non è di questo mondo, siamo d'accordo ; ma dove trovare una cosa più imperfetta, più illogica, peggio applicata di questa indennità? La parola « rischio » definisce in pieno il perché della sua concessione: essa è come una assicurazione, sui generis, se vogliamo, contrapposta agli eventuali ammanchi di cassa e pertanto essa dovrebbe essere in strettissima relazione con i posti di responsabilità che uno occupa (cassieri capi ufficio, principali, ecc.) o con le mansioni esercitate. Ho scritto « dovrebbe » perchè nella pratica la cosa è ben diversa. Voglia-

mo vedere insieme come essa viene applicata?

I cassieri fino allo stipendio di L. 8.750 godono di una indennità annua di L. 11.000. Bene, con il primo scatto successivo, continuando a fare lo stesso soprtello, essi beneficiano di un aumento di L. 2.000 annue sull'indennità di rischio. Chi mi sa dire in che cosa è aumentato il loro « rischio » per il fatto di godere di uno stipendio superiore?

In una sede, che chiamerò < A », allo sportello dell'entrata è giustamente preposto un cassiere (indennità di rischio L. 13.000) ; in un'altra sede che designerò « B » per tale servizio è invece utilizzato da diversi anni un aiutante di cassa (indennità L. 6.000). Ma l'aiutante della sede «B », che io mi sappia, nella eventualità di una differenza, paga l'ammanco suo al cento per cento, ne più ne meno di quello che fa i cassiere della sede « A ».

Ad un ufficio smistamento e contazione biglietti vi sono addetti degli elementi di tutte tre le categorie di cassa, che godono pertanto di tre distinte indennità. Eppure ognuno di loro risponde integralmente degli eventuali biglietti falsi, o degli ammanchi che possono venire riscontrati nelle proprie mazzette. Ed allora perché, in questo e nel precedente caso, vi deve essere diversa indennità se il rischio è uguale?

Ed ancora : vi sono .dei cassieri in sott'ordine, pochi ma ve ne sono, che non fanno mai servizio allo sportello, come mai lo fanno molti aiuto cassieri e gran parte degli aiutanti. Ed allora perché quei pochi, quei molti e quei moltissimi devono percepire un'indennità di rischio uguale a quella dei loro colleghi preposti al servizio di sportello dove il rischio è, come tutti sanno, ben più grave? Ognuno ha una sua responsabilità che il più delle volte non è regolata dal grado, ma dal posto a cui è assegnato ed è per questo che io trovo illogica l'attuale assegnazione dell'indennità di rischio.

Responsabilità: altra grossa parola che qualche volta fa veramente avere dei guai. Ho detto più sopra che ognuno di noi ha una sua responsabilità, che però non è quella che può sembrare inquadrata dalle cauzioni. Perchè, per quanto è di mia scienza, ognuno di noi si è sempre reso, si rende, responsabile del suo operato, pagando integralmente i possibili errori a qualunque grado o gradino esso appartenga, E quando le' cauzioni non bastano vi suppliscono le eventuali economie, doppi stipendi, gratifiche, tutto quello insomma che può concorrere ad indennizzare l'Amministrazione di un'ammanco, grosso o piccolo esso , sia. Questo perché ognuno di noi, aiutante o cassiere, abbiamo una nostra dignità morale che ci fa responsabili in pieno di ogni nostro errore come ci fa intimamente contenti di ogni nostra abilità. Non resta pertanto da prendere in esame che l'altra responsabilità, quella indiretta, quella che vuole accollare ai capi ufficio gli errori del personale in sott'ordine. E perché, verbi grazia? La domanda non vi appaia strana. Da chi è assunto il personale? Dall'Amministrazione. Chi manda Tizio alla succursale « A » e Caio alla sede « B »? L'Amministrazione. Di chi è la responsabilità se il cassiere capo ufficio X deve usufruire, per i lavori di cassa, dell'opera di Sempronio? Dell'Amministrazione che l'ha assunto ed assegnato a quel dato ufficio. Così direbbe la logica, ma il Regolamento è di diverso parere in quanto agli articoli 96 e 97 sancisce che chi ha la gestione dei servizi di cassa risponde dei danni arrecati alla Banca... da dipendenti che siano stati infruttuosamente escussi. Il che, in parole povere, viene a dire che il capo dell'Ufficio è responsabile di tutte le malefatte dei suoi dipendenti. Ma delle due l'una : o egli sorveglia l'opera del singolo a scapito dell'assieme o sorveglia l'assieme, cioè la parte più importante, ed allora l'opera del singolo gli può sfuggire. Perché chi combina delle malefatte, a meno che non sia un tonto, sa 11 fatto suo, tanto che solo il caso o una lunga ispezione può farlo scoprire. Con la massa di lavoro di cui tanto la Cassa della Banca quanto quella della Tesoreria sono oberate, lavoro che nella sua complessità, (quello sì, e mi sembra che ce ne sia abbastanza) grava sui dirigenti di detti uffici, mi sembra non solo illogico, ma anche illegale far risalire a loro le responsabilità dei singoli. In un unico caso l'Amministrazione avrebbe diritto di rivalersi su di loro: nel caso che essi, 'messi sull'avviso da qualcuno o da qualche cosa, non cercassero di andare a fondo della questione.

Fin qui la mia disamina che ha cercato di mettere in chiaro quanto di non buono ognuno di noi si vede attorno. Ed ora sorge una domanda : se questi sono i mali, quali potrebbero essere i rimedi?

Rivoluzionare, dirò io (e qui sono veramente un rivoluzionario.., teorico), i vecchi sistemi per adeguarli ai nuovi tempi, ai nuovi bisogni alle nuove situazioni del nostro lavoro. E cioè :

Mansioni: Ormai è provato dalla lunga pratica che non è necessario avere la qualifica di cassiere per svolgere con perizia e con diligenza il servizio di sportello e pertanto l'Amministrazione potrebbe diminuire di un buon terzo, per non dire della metà, gli elementi di quella categoria. Allargare, in contrapposto, il reclutamento degli aiutanti di cassa da cui togliere gli

elementi migliori da immettere nella categoria aiuto cassieri, che dovrebbe essere aumentata di tante unità quante ne richiede una normale copertura di tutti gli sportelli non assegnati ai cassieri.

Ai più meritevoli di essi concedere, dopo una congrua prova, il passaggio alla categoria superiore esonerandoli dall'obbligo dell'esborso della super-cauzione cosi chiamo le duecentomila lire chieste oggi, ai volontari di cassa, oltre la cauzione normale) in quanto il loro passato può essere buona garanzia per l'Amministrazione. Così facendo la Banca, ne avrebbe un innegabile beneficio finanziario nella riduzione dei posti di cassiere; i cassieri ne avrebbero un vantaggio nell'acceleramento della: carriera (meno concorrenti eguale a più probabilità) e sarebbe risolta la questione degli aiutanti i quali, solo in via del tutto eccezionale e transitoria, dovrebbero essere utilizzati per il servizio di sportello.

Indennità di rischio: Ferma restando l'indennità dovuta ai dirigenti i vari uffici di cassa, commisurata alle responsabilità degli uffici stessi, assegnare a tutto il personale subalterno una « indennità di cassa » annuale che può, se

si vuole, essere diversa per le tre categorie in correlazione ai lavori, che sono sempre di responsabilità, da loro svolti extra sportello, ed integrarla con una giornaliera « indennità di rischio», uguale per tutti, da corrispondersi agli elementi (non importa se cassieri, aiuto od aiutanti) preposti al servizio di sportello, calcolando come tale anche lo smistamento e contazione biglietti. Solo cosi, ad eguale rischio corrisponderà una eguale indennità, mettendo tutti su un piano di vera giustizia equitativa.

Responsabilità: Ribadire il concetto della piena responsabilità singola, morale e materiale di fronte all'Amministrazione, demandando ai capi degli uffici la sola responsabilità dell'assieme, chiamando in causa la loro responsabilità diretta solo nel caso che essi trascurino elementari doveri di sorveglianza e di controllo. Solo così noi daremo un nuovo volto, direi quasi una nuova dignità, al nostro lavoro che ogni giorno si rende più arduo, più difficile, più rischioso, e, se me lo permettete, anche più appassionante.

EFFE GI

CARICHE SOCIALI

(Formazioni dei Consigli Sezionali della " UNIONE „)

CONSIGLIO SEZIONALE DI ROMA A. C.

FOLINO GIANNETTI Ernesto

MAZZEI Carlo

PIERGIOVANNI Domenico

ROLANDI Fernando

DE NIGRIS Aurelio

TOMATIS Marco

POTETTI Luigi

- per la categoria degli Amministrativi.

(Manca il rappresentante dei Pensionati)

Cariche in seno al Consiglio:

PIERGIOVANNI Domenico - Presidente.

DE NIGRIS Aurelio - Vice-Presidente.

dei Cassieri degli Aiuto Cass. e degli Aiutanti di Cassa del Personale Subalterno

FOLINO GIANNETTI Ernesto - Segretario-Tesoriere.

.1•41.1•••

CONSIGLIO SEZIONALE DI ANCONA

ORISTILLI Alessandro - per la categoria degli Amministrativi.

DE ASMUNDIS Alberto -

D'ARGENZIO Francesco -

SANCES Pietro

VACCARO Aldo

DONZELLI Danilo

CHIESA Giuseppe

(Manca il rappresentante dei Pensionati)

Cariche in seno al Consiglio:

CRISTILLI Alessandro - Presidente.

DE ASMUNDIS Alberto - Vice-Presidente.

DONZELLI Danilo - Segretario-Tesoriere.

? AMLETICI

L'AMMINISTRAZIONE Statale ha sempre concesso agli impiegati avventizi (giornalieri o provvisori che dir si voglia...) un congedo feriale di giorni venti, dopo almeno un anno di servizio prestato. Perché la nostra Amministrazione, fedele imitatrice ed osservante delle disposizioni statali, non intende allinearsi anche in questo caso???

n. d. r. — Gli allineamenti sono pericolosi ed è meglio lasciarli stare. E' preferibile, invece, battere tutt'altra strada ed ottenere che l'avventiziato non sia un vizio poliennale, e che dopo un breve periodo di esperimento si giunga al bivio: la sistemazione a ruolo o il licenziamento.

E SULLO STESSO ARGOMENTO degli avventizi, perchè non si provvede a corrispondere gli scatti ordinari, che non vanno al vaglio della Commissione del Personale, ma sono stabiliti dal contratto di impiego privato, con una certa regolarità? Non pochi sono gli elementi che hanno già maturato il diritto al nuovo scatto senza avere ancora percepito quello precedente...

n. d. r. — Gli scatti ordinari vanno anch'essi al vaglio della Commissione del Personale. Purtroppo, sia per il Personale a ruolo che per

dei Cassieri. degli Aiuto Cassieri e degli Aiutanti di Cassa del Personale Subalterno.

quello avventizio tale prassi implica ritardi notevoli che sarebbe d'uopo annullare. Basterebbe, ad esempio, istituire uno scadenziere e far controllare di trimestre in trimestre, da un'apposita commissione, i casi dubbi.

Secondo l'espressione usata dall'Amministrazione nel N. U. 3874 del 15 aprile u. s., il provvedimento relativo alla settimana lavorativa di 40 ore è stato stabilito « al fine di aderire alle premure di alcune Filiali », vale a dire di alcuni Dirigenti.

La comunicazione fatta al riguardo dal Comitato Esecutivo fa ritenere, invece, che l'adozione del nuovo orario sia dovuta all'interessamento del nostro Sindacato.

Tanto per mettere le cose a posto, un chiarimento da parte di codesta solerte Redazione non sarebbe inopportuno.

n. d. r. — Confermiamo l'iniziativa del Sindacato e riteniamo che la circolare dell'Amministrazione avrà un seguito in quanto è inconcepibile fare il sabato un orario di cinque ore con quattro ore di sportello. Che l'Amministrazione abbia usato l'espressione «al fine di aderire alle premure di alcune Filiali », invece di riconoscere, come era 8140 dovere, l'interessamento del Sindacato, non ci deve impressionare grandemente. E' la solita storia del povero pastore... Si vede che la nostra Amministrazione è piuttosto coriacea e non ha ancora finito di fare brutte figure in materia. Ma finchè il Personale ha il suo vantaggio, lasciamola fare... Tempo verrà...

9 UNIONE

Pappacoda all'attacco

dacale che faccia veramente gli interessi di tutti i suoi associati e si degni, almeno, di rispondere a importanti chiarimenti, a ragione veduta richiesti con urgenza.

QUESTA VOLTA, UN BREVE COMMENTO

I soci della Sottosezione di Cosenzq, dell'Unione Sindacale fra il personale della Banca d'Italia, riunitisi in assemblea generale il giorno 11 aprile 1946

CONSIDERATO

che — a seguito dell'approvazione dell'ordine del giorno votato l' 8 marzo 1946 circa l'ingiustificato silenzio degli Organi Centrali dell'Unione alle reiterate richieste di questa Sottosezione relativamente alla durata delle ore di lavoro — Il Consiglio Centrale ha rich,iesto alla Sezione di Catanzaro di prendere in esame il comportamento del Rappresentante délla Sottosezione rag. Pappacoda al fine di una sua eventuale radiazione dal Sindacato

RILEVA

innanzitutto che quanto affermato- nel suddetto ordine del giorno rappresenta la volontà unanime dei soci della Sottosezione e non è emanazione del Rappresentante, il quale non ha fatto altro che portare a conoscenza delle Consorelle il contenuto di esso, dietro esplicito mandato dei soci •

RILEVA

inoltre che, dato' quanto sopra, il comportamento del Consiglio Centrale costituisce aperta violazione dei più elementctri principi di democrazia rappresentando anzi una reviviscenza di sistemi totalitari ed assolutistici, che non possono non destare preoccupazion,e fra tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo e la compattezza dell'Unione

RITIENE

essere necessaria la convocazione di un'assemblea generale di tutti i soci dell'Unione per discutere ampiamente la situazione venutasi a creare, la quale non può non incidere sfavorevolmente sulla efficace tutela degli interessi del personale RIAFFERMA

la sua incondizionata fiducia nell'operato del proprio Rappresentante e DELIBERA

di elevare una vibrata protesta per il comportamento del Consiglio Centrale, protesta che dovrà essere portata a Conoscenza di tutte le Sezioni e Sottosezioni, alle quali si chiede di appoggiare l'iniziativa di questa Sottosezione.

Il Rappresentante ENRICO PAPPACODA

e Ci m mferi -t4c)

A tutti i colleghi

Se il nostro giornale non avesse il grande onore ed il piccolo inconveniente di stamparsi nella tipografia della nostra Amministrazione Centrale, e non fosse inoltre affannosamente intento agli edificanti litigi fra cassieri ed amministrativi, aiutanti di cassa e uomini di fatica per stabilire chi è più bravo a mettere i numeri in colonna, anche noi qui a Cosenza, ci serviremmo del nostro organo per le battaglie utili e serie.

Ma poichè il suddetto nostro giornale ha il grande onore ed il piccolo inconveniente di stamparsi nella tipografia della nostra Amministrazione (ragion per cui vi furono dei sentiti ringraziamenti della... Amministrazione stessa) e poichè, inoltre è affaccendato nelle faccende di cui sopra, noi, per non dare disturbo alla tipografia che... gentilmente ci ospita e per non rubare prezioso spazio alle importanti battaglie dei capponi di Renzo, preferiamo rivolgerci ad una libera tipografia con la quale, non avendo rapporti di dipendenza, possiamo pubblicare ciò che ci pare e contro chi ci pare. Piaccia o non piaccia, è affare che non ci riguarda perchè, spinti dal nobile intento di creare una organizzazione che si occupi di cose serie e, sopratutto, di interessi generali e non particolari o personali, restiamo con la coscienza tranquilla di aver compiuto un dovere ed esercitato un diritto e quindi seraficamente indifferenti alle deplorazioni più o meno autorizzate ed ancor più agli articoli ed ai comma di regolamenti.

Dunque, con un criterio ed un diritto che non riesco a capire più di quanto abbia mai capito (e non li ho capiti mai !) i criteri ed i diritti totalitari, l'Eccellentissimo Centrale Consiglio, a norma di non so quale comma di quale altro articolo, chiede la mia espulsione dall'Unione.

E perchè, di grazia, non dalla Banca addirittura?

Ma v'è una piccola difficoltà non prevista dai nostri dirigenti sindacali ai quali chiedo io il permesso, questa volta, di ricordare un altro articolo che è loro sfuggito.

L'art. 7 dello Statuto il quale stabilisce che « ogni Sottosezione provvede alla nomina di un PROPRIO rappresentantè ».

E' evidente, quindi, che i soli qualificati a revocarmi il mandato di rappresentanza sono coloro i quali il mandato stesso mi conferirono attraverso libere elezioni. E questi indisciplinati ma cari miei colleghi non sembra siano troppo d'accordo con l'Eccellentissimo Central Consiglio. Nè possono considerarsi d'accordo le numerose Sezioni e Sottosezioni che — come il sullodato ragguardevole Consesso non sa — ci hanno fatto pervenire lettere e telegrammi di solidarietà.

I colleghi di questa Sottosezione, osservando che io ho compiuto il dovere di eseguire un incarico ricevuto dalla unanimità della assemblea, pensano che se i motivi di cui al comma ed all'articolo invocati sussistono, sussistono per tutti e non per me soltanto.

Dopo avere espresso il mio più vivo ringraziamento ai colleghi tutti per l'atto di solidarietà, non vedendo quale tesi possa opporsi a tale inconfutabile argomento, dichiaro che se all'Eccellentissimo Centrale Consiglio piace che io assuma da solo l'intera responsabilità del foglio a stampa « Senza commenti » può senz'altro ritenersi autorizzato a considerarlo come da me sottoscritto personalmente e non nella qualità di rappresentante; applicando, ove lo creda, quei comma e quegli articoli che preferisce.

Da parte mia posso assicurare che il fatto non mi desta soverchie preoccupazioni e tanto meno mi distoglie dall'intento di volere una nostra organizzazione sin-

Prima di chiudere, sento però il bisogno di compiere un dovere : riconoscere che la democrazia del nostro sindacato è davvero progressista se si limita ad applicare, per chi si permette di non credere ubbidire e combattere, innocui comma ed articoli, laddove il fascismo applicava leggi e tribunali speciali e l'Inquisizione la tortura e il rogo.

A tutti i colleghi, anche a quelli che non sono d'accordo ma che lo saranno; cordiali saluti.

ENRICO PAPPACODA

QUESTA VOLTA, UN BREVE COMMENTO

n. d. r. — Questa volta, un breve commento lo facciamo anche noi!

A noi, o Enrico Pappacoda! Raccomandiamo lo « a noi » di ducesca memoria, dato che la S. V. Ill.ma ha qualificato, per totalitari, tutti gli organi centrali della Unione e, per servo sciocco, il responsabile del presente, strisciante, servilissimo foglio...

Sicchè, o Enrico Pappacoda, questa Redazione, oltre a servirsi della tipografia della Banca, ha pure i « sentiti ringraziamenti della .... Amministrazione »? Ci fa molto piacere che l'Amministrazione ci ringrazi; era ora, con tutte le cortesie che le abbiamo usato!...

Però, di questi ringraziamenti non ce ne era ancora giunto sentore; si vede che l'Amministrazione si è voluta servire dell'opera sua per trasmetterceli. E credo che abbia trovato l'ambasciatore più adatto in quanto 'con le sue trovate tipografiche Lei, o Enrico Pappacoda, ha fatto un piccolo... lavorino alla nostra Amministrazione, nel campo disgregativo, molto piccolo, in verità, dato che, nonostante gli affermati telegrammi e lettere di solidarietà, il nostro Sindacato è sufficientemente solido per sopportare tali atomiche scosse, i mandatari delle quali sono facilmente individuabili. Lei ci dirà, o Enrico Pappacoda, che questa potrebbe essere un'insinuazione e noi le risponderemo che abbiamo urgente bisogno di conoscere, per chiarire i dubbi della nostra amletica anima, perchè proprio ai più dichiarati, nonchè acerrimi nemici del nostro Sindacato, pervengono personalmente indirizzate le sue roventi diatribe come per dire: « Lo vedete quanto sono bravo? ». Ma per essere totalmente bravo si ricordi di curare particolarmente le bozze di stampa della sua libera tipografia che, per essere troppo libera, ha raggiunto l'acme della libertà o licenza, che dir si voglia tipografologica.

A dir tutta la verità, niente altro che la verità, preferiamo la nostra tipografia demoplutocratica con gli «schiavi neri » che collaborano alla Redazione, i quali nonostante la « schiavitù » ed il servilismo congenito, talvolta, fanno bollire dei più sacri sdegni gli esponenti dell'Amministrazione, mentre, caso strano, nei suoi furori letterari, una parolina alla suddetta Amministrazione, o Enrico Pappacoda, Lei non la dice nemmeno a pagarla a peso di « insulina cristallizzata ».

Diamo, poi, uno sguardo all'ordine del giorno votato dai soci della Sottosezione di cui Lei è il Rappresentante. In esso notiamo una proposta di « convocazione di un'assemblea generale di tutti i soci della Unione », la quale convocazione presuppone due condizioni:

1° — la chiusura, per quattro o cinque giorni al minimo, di tutte le Filiali della Banca d'Italia;

2° — il convogliamento di tutti i soci della Unione in una città che potrebbe essere Roma, Milano, Napoli, Torino ecc. ecc.

Le pare, o Enrico Pappacoda, che queste siano proposte che si possano, non diciamo .accogliere, ma semplicemente considerare?

Guardi, o Enrico Pappacoda, un Sindacato è una cosa abbastanza seria ed un Rappresentante, che ponga la sua firma sotto un ordine del giorno simile, fa molto dubitare delle sue condizioni di salute.

Tali ordini del giorno danno una chiara sensazione della scarsa maturità, non diciamo sindacale (non è nemmeno il caso di parlarne), ma personale di chi li sottoscrive. Dal Sindacato e dalle rivendicazioni che esso riesce ad ottenere, dipende il miglioramento economico e morale di migliaia di famiglie.

Questo, forse, o Enrico Pappacoda, le sarà sfuggito; cerchi di non lasciarselo sfuggire più!

Lei dice, inoltre, che si tenta &i, farlo espellere dalla Unione. La informiamo che si può tranquillizzare. Sarebbe proprio questa Redazione che si opporrebbe, con tutta la sua modesta influenza, al fine che ciò non si verificasse. Abbiamo bisogno di tipi come Lei nel nostro Sindacato; servono a meraviglia a sollevarci dal malumore che talvolta ci prende per gli inevitabili contrasti che sorgono nel disbrigo delle pratiche sindacali. •

Occorre, però, sempre ricordare che esistono a Roma alcune commissioni che funzionano o sono in via di funzionamento per la revisione dei vari Regolamenti e Statuti e non è di supremo conforto ai colleghi che le compongono sapere che taluno dei soci rappresentanti ritiene che « la situazione venutasi a creare non può non incidere sfavorevolmente sulla efficace tutela degli interessi del personale il

Ed ora, o Enrico Pappacoda, si abbia i nostri migliori saluti ed un cordiale « stia bene ».-

Sono arrivate le nuove divise !

Noi uscieri avevamo chiesto una miglioria, una semplificazione ed invece al nuovo arrivo delle divise abbiamo constatato un peggioramento.

Colui che ha scelto il colore del collo della giacca, se non l'ha fatto per farci un dispetto, soffre certamente di daltonismo : un rosso più sfacciato non si poteva trovare.

Un collo simile è stato indossato all'epoca napoleonica, poi dai dragoni del risorgimento ed in seguito dalle guardie regie di ventennale memoria o dai domatori nei circhi equestri. Oggi

nessun esercito, nessuna azienda ha la bizzarria di adottare un simile colore vivace. Essendo un anacronismo, chi lo indossa si rende ridicolo e‘ proprio noi in questi tempi dobbiamo essere oggetto di ridicolo?

C'era pure il caMpione del rosso cupo che abbiamo portato per molti anni ; come mai abbandonarlo dopo che era diventato la divisa della Banca (l'Italia?

Non sarebbe bene adottare, come in tutti gli altri Istituti bancari, le sole cifre ricamate o appuntate sul bavero?

Sfido chiunque a giudicare se queste ultime non siano migliori e più adatte ai tempi.

Nota L' UNIONE 3

REAZIONE - EVOLUZIONE - RIVOLUZIONE

A pochi mesi dalla liberazione di tutto il territorio nazionale e dalla costituzione della Unione» sarà bene dare uno sguardo a quanto si è fatto nel campo sindacale organizzativo ed alla posizione assunta dai nostri Dirigenti di fronte all'affermarsi di questo movimento che racchiude tutte le più sane energie della nostra numerosa famiglia. Parlo di famiglia perché questo è lo scopo del nostro sindacato, questo il fine a cui esso tende ; fare, cioè, dei rapporti non di dipendenza gerarchica stile fascista, ma creare dei vincoli famigliari, sia nelle Filiali che nelle Sedi e tra la massa del personale ed i nostri Dirigenti che siedono a Roma presso la Amministrazione Centrale.

Come nei diuturni rapporti famigliari, non mancheranno gli attriti derivanti da un diverso modo di valutare e vedere uomini e cose, ma con la comprensione e bandendo quel crudo egoismo che ha fino ad oggi improntato gli atti e le decisioni dei nostri Dirigenti non c'è problema che non possa essere risolto con reciproca soddisfazione.

Credo di non errare affermando che questo sarebbe il fine ultimo della c Unione ›.

Vediamo dall'altra parte del fosso quale è stato fino ad oggi il comportamento dei nostri Capi. A volere essere estremisti si potrebbero tacciare i nostri Dirigenti con la qualifica di c reazionari» e molti sarebbero i fatti atti a giustificare tale appellativo ; vogliamo invece essere sereni nel giudicare e lasciamo il giudizio ai fatti che verremo esponendo.

Il riconoscimento della esistenza della Commissione Interna assurse, dopo lunghi mesi di gestazione, al ruolo di laboriosa operazione di maieutica.

Tale fatto non so se debba attribuirsi. più a mancanza di volontà, oppure alla incomprensione delle nuove idee e del cambiamento verificatosi, dopo la liberazione, in tutti i settori della vita italiana. Giustifica, forse, tale operato anche l'irrigidimento di taluni elementi sulle posizioni raggiunte durante il ventennio fascista di conseguenza la riluttanza ad ogni controllo, anche se moderato e discreto, su attività non sempre improntate ai dettami delle vera giustizia sociale. Tra questi elementi vi sarà forse quell'anonimo < gerarca » che avrebbe gridato di licenziare tutti quei facinorosi (sic !) che si permettevano di disturbare il suo proficuo lavoro per protestare contro un provvedimento, del quale non beneficiava la massa (forse non ne aveva bisogno?), ma la parte più eletta.

Ed a proposito di detto provvedimento, è necessaria qualche osservazione per dimostrare il gioco subdolo dei promotori. Anzitutto, l'ormai famoso numero unico veniva stilato in modo volutamente ambiguo, si da ingenerare nel lettore superficiale la convinzione che il provvedimento, con il quale veniva concesso ai dirigenti satelliti l'assegno fisso per lavoro straordinario fosse stato provocato dalla Commissione Interna, la quale non aveva avuto ancora l'alto onore di essere menzionata in atti ufficiali dell'Amministrazione Centrale.

Il gioco troppo evidente: di fronte alle richieste della massa bisognava creare una categoria di persone privilegiate e legarla con l'interesse.

Erano le persone influenti delle Sedi e delle Filiali che avrebbero dovuto, dopo aver ricevuto l'offa, far opera persuasiva presso il personale gettare così il discredito sull'opera dei naturali rappresentanti del personale stesso. E' questo un lavorio che, purtroppo, continua e si intensifica, mercè l'opera di quei traditori che abbiamo già additato al disprezzo di tutti e non mancheremo, anche a costo di divenire petulanti, di ribattere su questa questione per dimostrare il pericolo a cui si andrebbe incontro se (quod Deus avertat) il gioco dovesse riuscire.

Al primo esperimento il tentativo, per fortuna, venne sventato dall'intervento tempestivo della Commissione Interna e dei Rappresentanti della < Unione », la quale, rafforzata dall'esperienza a ranghi serrati avanzò le sue giuste rivendicazioni.

Ed ora ci domandiamo : come mai per concedere ai nostri diretti Superiori quell'assegno fisso di cui abbiamo sopra parlato l'A. C. non ha trovato quel famoso MURO di cui parlava il nostro Governatore quando i Rappresentanti di tutte le Sezioni si presentarono a Lui per formulare le loro richieste di carattere economico? Perchè si vogliono creare in seno al personale due , categorie ben distinte e scindere l'unione della massa lavoratrice? Dobbiamo forse credere che si voglia dar corpo al motto romano c divide et impera »?

I fatti, anche recenti, come quelli del pagamento delle fetie non godute, ci indurrebbero a rispondere affermativamente. Ed allora dobbiamo ritirare la nostra riserva e convincerci che rA. C. voglia anche essa irrigidirsi sulle sue posizioni e non intenda assolutamente avviarsi a quella evoluzione intelligente e graduale che le nuove idee e la risorta democrazia impone.

Se fosse così, vorremmo modestamente consigliare gli illusi a ritornare sulle loro decisioni perché è tramontato il tempo delle minacce e delle ingiuste punizioni, è finito il regime del terrore e chi, come quasi tutto il personale, assolve il proprio compito con zelo e con amore, come è suo dovere, ha anche il pieno diritto di far sentire la sua voce.

Il personale tutto, conscio del dovere compiuto, ha tutto il diritto di tutelare i suoi interessi con i mezzi a sua disposizione e contro chiun-

que, sia grande o piccolo, tenti di lederli. Abbiamo un sindacato, a cui sono preposti degli uomini che hanno dedicatq tutte le loro energie nel raggiungimento di questo scopo comune ed hanno dato, in varie occasioni, prove di essere all'altezza del compito che si sono prefissi.

Si sappia che se qualche movimento c'è stato, se qualche fermento si è verificato, ciò non è successo unicamente per innato spirito di ribellione o per dar sfogo ad un incomposto spirito di liberta. NO ! !!...

Ogni agitazione è organizzata perchè il personale, che per le vicende della guerra e dell'invasione aveva sofferto per tanti anni (l'incomprensione deriva dalla mancata esperienza! ! !), dando fondo a tutti i risparmi accumulati in lunghi anni di lavoro e di privazioni, ed alienando tante volte oggetti cari di famiglia per poter vivere, non si sente il coraggio di ricorrere a mezzi disonesti per mantenere la propria famiglia.

In fondo non si chiedono stipendi che permettano un treno di vita di lussi e divertimenti, si chiede soltanto l'indispensabile per poter menare una vita non di stenti e di privazioni e per mantenere quel decoro che è il decoro stesso dell'Istituto.

Se l'A. C., compresa delle necessità della massa, andrà ad essa incontro nella sostanza e nella forma, abbandonando la pericolosa politica fino ad oggi seguita, si avrà quella sana convivenza e quella cordialità di rapporti da tutti auspicata e che forma i presupposti della famiglia; se invece, gelosa di abdicare ai suoi vecchi e tristi principii, vorrà continuare la sua ambigua politica, si creerà quella deprecabile frattura che non potrà non portare dolorose conseguenze.

La storia ci insegna che la reazione ha sempre provocato la rivoluzione, mentre con una sana, intelligente e graduale evoluzione si può sempre raggiungere il desiderato accordo.

Ci auguriamo che, nel nostro caso, la saggezza prevalga.

ITALICUS

"Vestire gli ignudi„

Nel n. 2 di questa rassegna, Zeppetto nel suo articolo c Attualità » rivolge un vivo appello alla nostra Amministrazione perché voglia studiare il grave problema dell'abbigliamento dei propri dipendenti e risolverlo essa stessa con la consueta obiettività e opportunità. Si tratta, come dice Zeppetto, c di un problema la cui urgenza trae origine da imprescindibili ragioni di decoro e di interesse collettivo >.

Infatti, l'interessamento da parte della nostra Amministrazione nei riguardi di tale assillante e grave problema è oggi più che indispensabile perchè è ormai risaputo da tutti, in seguito alla personale quotidiana esperienza, che il nostro attuale stipendio, nonostante gli ultimi sensibili aumenti, serve esclusivamente per l'alimentazione e talvolta è neppure sufficiente per assolvere a tale inderogabile necessità fisiologica, poiché al quindici o al massimo al venti di ogni mese si avverte già l'urgenza di ricorrere ai soliti anticipi che permettono di giungere, a mala pena, al sospirato traguardo del ventisette. Bisogna pur considerare che non si vive soltanto per c mangiare »! Vi sono altri problemi indispensabili che richiedono una soluzione immediata e non possono essere trascurati.

Quello dell'abbigliamento ha un importanza che non si può nè si deve ignorare.

Sinora nessuno ha saputo o voluto pensare ad esso; i prezzi dei generi di vestiario hannti ormai raggiunto cifre iperboliche, e oggi, ben pochi sono coloro che possono prendersi il lusso di comprarsi un abito, una camicia, un paio di lenzuola, un paio di scarpe, ecc. ecc. Siamo costretti a vestirci con quel poco che ci rimane e che inevitabilmente, con l'uso continuato, è destinato a deteriorarsi.

Il tempo in cui tutto sarà esaurito non è molto lontano, e allora? Molti nostri colleghi, specie coloro che hanno avuto la sventura di perdere ogni cosa, per cause derivanti dalla guerra, sono già costretti a dormire con le sole coperte; altri non hanno biancheria e non possono acquistarne perché lo stipendio serve loro soltanto per c mangiare ».

Ora ci si domanda : perchè la nostra Amministrazione non si rende conto di simile tragedia e non interviene per risolvere in qualche modo tale preoccupante problema?

Perché non cerca di acquistare direttamente dall'industria, e quindi al di là del mercato nero, quegli indispensabili generi di vestiario

che potrebbe cedere poi ai propri dipendenti, magari con pagamento rateale, mediante piccole trattenute mensili?

Con questo non si pretende che la nostra Amministrazione si trasformi in un c mercante di stoffe e affini », ma si chiede soltanto che si interessi seriamente e prontamente perché il decoro che essa esige dai propri dipendenti non venga menomato in alcun modo. In caso contrario, si giungerà quanto prima al giorno in cui dovremo chiedere ai nostri dirigenti un breve congedo straordinario, allo scopo di rimanere in casa sino a che il calzolaio ci avrà riparato, per l'ennesima volta, l'unico palo di scarpe che possediamo, oppure, il sarto ci avrà rattoppato i pantaloni o la giacca, ormai ridotti a miseri cenci.

Sottoscrizione " pro rimpatrio prigionieri „

Non pochi dipendenti di altra Filiale del Nord sono già arrivati al punto di provvedere, con mezzi propri, all'acquisto della cancelleria o almeno di parte di essa.

E la cancelleria che dovrebbe essere fornita, sia pure in misura modesta, dallo Stabilimento da cui si dipende?. Mah! !!

Perchè poi tanta eccessiva economia spinta fino all'incredibile? Non sarebbe opportuno da parte di quel Dirigente di controllare e far controllare (sempre che abbia fiducia in qualcuno dei suoi dipendenti, però! !...) se la cancelleria acquistata per conto della Filiale e che figura sulle regolari fatture viene effettivamente tutta distribuita al personale?

Al Cassiere Capo Ufficio ed al Cassiere Sotto Capo Ufficio di altra Filiale pervengono sovente biglietti gratuiti per spettacoli cinematografici. Se l'offerta vien fatta da privati conoscenti, nulla da eccepire. Ma se, come sembra, l'offerta vien fatta da qualche Ente non al sig. Tizio o Sempronio, ma alla carica, oppure a ciò che rappresenta quel Cassiere, perché qualche volta i suddetti dipendenti, spontaneamente, non ne fanno beneficiare anche, magari a turno, gli altri dipendenti?

SPILORCERIE

Prendendo lo spunto dal trafiletto apparso sotto c Dubbi Amletici » nell' UNIONE del 15 febbraio u. s., riguardante le lagnanze fatte da quell'Aiutante di Cassa e quella dattilografa di Roma, 'perché la nostra Amministrazione non elargisce più quella specie di quasi sapone, devo far conoscere che lo scrivente si trova in una Succursale del Nord, e molto vicino a Milano, • e che per quanto dicono i suaccennati colleghi, non si fa nessuna meraviglia, perché da oltre tre anni, da queste parti non si vede l'ombra di quel sapone.

Per questo qualcuno dirà : poco male, ci si laverà a casa; benissimo, bisogna però ricordare che non tutti hanno una accogliente casa dove poter andare, specie gli scapoli - -che vivono in una pensione e che i più consumano i loro pasti all'albergo, o meglio alla mensa (per evidenti ragioni economiche), dove certo non trovano il conforto di un pezzo di sapone e di una salvietta.

FATTERELLL

In una Filiale del Nord si verifica sovente il seguente fatterello : ore 10: i campanelli di chiamata degli uscieri suonano da tempo e con una certa insistenza, ma nessuno risponde e gli impiegati si sostituiscono, rassegnati, al personale di servizio per dare esecuzione allo scopo della chiamata.

Perché? Come mai? Dove sono gli uscieri? ore 10: qualche impiegato ha bisogno di conferire con il Dirigente, oppure deve fargli firmare titoli ed altri documenti più urgenti. Il Dirigente non è al suo posto ed è quasi irreperibile. E si pensi che, a quell'ora, bisognerebbe dedicarsi subito all'apertura dei pieghi e della corrispondenza per potere, in tempo utile , svolgere tutte le eventuali operazioni più urgenti.

Perché? Dov'è?

Dopo qualche sommaria indagine, si viene a sapere che il gruppo (Dirigente, Custode, Inservienti — tra i quali specialmente qualcuno più adatto) si trova in qualche angolo remoto della banca, oppure nell'abitazione del Dirigente in animata discussione per stabilire se una tavoletta di legno, occorrente forse anche per comodità private, deve essere lunga un metro, oppure 80 centimetri.

Ci si astiene dal fare commenti? Ma così certamente non si ricostruisce un bel nulla!!

C'è però un'altra cosa che addirittura dà nausea solo a ricordarla; che se si vuole usare la calcolatrice, bisogna provvedere le striscie di carta ritagliandole da vecchi o nuovi stampati ; se si vuole un pò di tinta per i timbri, bisogna fare domanda el sig. Custode, il quale dopo ponderato esame, te la somministra con molta parsimonia. Per avere poi un pò di spago per le cedole o i biglietti, e il più stretto necessario di cancelleria, (apriti cielo !....).Unica forma è di raccomandarsi a qualche cliente o agli uscieri delle altre banche. Ecco dove va a finire la dignità della Banca d'Italia !... E tutto' questo perchè? Perché quando vai a farne richiesta al Signor Direttore, il più delle volte ti senti rispondere soavemente : <non ne ho »... oppure, ti fa un'alzatine di spalle e con un sorrisetto da burletta, ti risponde : c cosa ci posso fare? arrangiatevi! ».

A parer mio, sarebbe il caso di accertare se questa vergognosa piaga è dovuta alla negligenza della nostra Amministrazione, oppure alla spesso urtante tirannia di qualche Direttore.

In questo ultimo caso, sarà propizio il suggerimento del collega Cirano : < Cambiare la mentalità o cambiare gli uomini ».

DT . C R 43- IO

Dalla Sottosezione di Pola ci è giunta la notizia della morte della madre del collega ragioniere Salomone Francesco, applicato presso la precitata filiale.

Dalla Sottosezione di Pavia ci è giunta la notizia della morte, avvenuta il 31 marzo scorso, della consorte del collega Ettore Magnaghi, Cassiere Capo Ufficio presso la predetta filiale.

Alle famiglie dei defunti vadano le espressioni del più profondo cordoglio da parte di tutti i soci della <Unione».

Gerente responsabile: V. CARAMANICA

L' UNIONE
es3edi
Riporto primo elenco L. 67.363,90 Filiale di Aosta » 900 — Filiale di Treviso » 4.300 — Filiale di Udine » 3.352 — Filiale di Lucca » 2.300 — Filiale di Salerno » 2.731 — Sentili° Canio » 200 — Filiale di Belluno » 2.300 — Filiale di Reggio Emilia . . » 2.395 — Filiale di Rovigo . . » 3.700 — Sacchi Alfredo » 100 — Bulegan Matilde ved. Torna . » 100— Filiale di Fiume » 719 — Sede di Torino • 5.534 — Cassa Centrale - A. C. — Roma » 4.350 — Servizio Studi Economici e Statistica - A. C. — Roma . . . • 2.170 — Serv. Vigilanza - A. C. — Roma » 6.485 — Sini Antonio » 100 — Filiale di Pistola » 1.950 — Sede di Ancona » 3.490 — Filiale di Ferrara » 1.689 — Profeta Tommaso » 200 — Ufficio Riscontro Spese - A. C Roma » 1.350 — della Monica Francesco . . » 500 — Camatini Mario » 500 — Filiale di Pola » 3.800 — Filiale di Cremona » 2.450 — Dinnari Giulio » 500 — Cusi Mario » 400 — Cassa Sovv. e Risp. fra gli Impiegati della Banca d'Italia 5.000 — Filiale di Modena 2.200 — Filiale di Potenza 827 — Sede di Roma 3.490 — Cappitelli Ignazio 300 — Guardati Pier Luigi 200 — Giusti Umberto 200 — Ubaldi Guglielmo 250 — Patrizi Giulio 200 — Agenzia di Roma 1.130 — Succursale di Roma 11.300 — Monge Dino * 200 — Carli Umberto 200 — Mauro Armando 200 — Fede Francesco 200 — Del Sette Giuseppe 200 — Bizzarri Egerlo 200 — Ansuini Mario 100 — Beltrami Gino 100 — Sezione di Trieste 5.635 — L. 158.060,90
OLIO

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