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L'unione1

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Anno II - N. 8 30 Aprile 1946

L'UNIONE

Al di sopra della distinzione fra datori e presta tori di lavoro, sappiano gli uomini vedere e riconoscere quella più alta unità la quale lega fra loro tutti quelli che collaborano alla produzione, vale a dire il loro collegamento e la loro solidarietà nel dimore che hanno di provvedere insieme stabilmente al bene comune e ai bisogni di tutta la comunita.

ORGANO DELL' UNIONE SINDACALE TRA IL PERSONALE DELL' ISTITUTO DI EMISSIONE

PETTEGOLEZZO Poichè la cosa non interessa soltanto la persona degli estensori degli articoli dell' UNIONE in genere, ma anche di tutti coloro che leggono gli articoli medesimi e, più ancora, di tutti quelli che, appartenendo o meno al nostro Sindacato, sono portati spontaneamente, o indotti a forza dalla lucente verità dei fatti, a riconoscere, nel nostro Organo sindacale, l'unico soggetto che, in rappresentanza di tutti i dipendenti, possa ufficialmente trattare con la nostra Amministrazione sulle questioni inerenti al nostro rapporto di impiego, crediamo opportuno spendere qui qualche parola circa la esosità di talune critiche mosse al nostro giornale da qualche lettore. Se le predette critiche intendono colpire direttamente il prestigio del nostro periodico, non possono, d'altra parte, non mirare a colpire indirettamente il Sindacato e la coesione di tutti gli appartenenti ad esso, i quali, nel predetto periodico, ve dono l'unico mezzo atto a comunicare al prossimo il proprio pensiero ed il proprio punto di vista sui vari problemi di ordine sindacale rimasti ancora insoluti. I critici sullodati, infatti, vanno dicendo che gli articoli riportati sull'UNIONE altro non sono che dei « veri e propri. pettegolezzi nati da un mal celato antagonismo di categoria ». Quindi, per costoro, le polemiche che, da qualche tempo in qua, si sono accese, ad esempio, tra i cassieri ed i segretari, tra i segretari e gli , applicati, tra i cassieri e gli aiuto cassieri e aiutanti di cassa ecc. ecc., hanno soltanto l'aspetto di un battibecco. Nella controversia delle opinioni circa le varie esigenze di categoria, essi non sanno vedere altro che l'aspetto della « contumelia » e non la vera sostanza di un apporto utile a chiarire idee ed a smussare pregiudizi in materia di richieste, di necessità, di ambizioni che nessun altro, al di fuori degli stessi componenti una determinata categoria, può meglio - chiarezza di vedute prospettare con vivace e con fondate cognizioni di causa. Perciò, mentre si passa da. una proposta larvata ad una più concreta ed a questa fanno riscontro controproposte, critiche e controcritiche, si prepara, quasi naturalmente, un ricco patrimonio di pareri, punti di vista e suggerimenti sui vari problemi sindacali. Si creano, vale a dire, quelle guide sicure che dovranno indirizzare i rappresentanti dell' « Unione » nelle trattative da svolgersi coll'Amministrazione per la risoluzione dei vari problemi contingenti. Per conseguenza, le nostre polemiche danno agli esponenti del Sindacato la possibilità materiale di interpellare preventivamente, anche al di là dei singoli rappresentanti del personale, i « desiderata » di tutte le categorie del personale indistintamente. Infine, non sarebbe logico misconoscere che, attraverso la polemica e la critica costruttiva, è più

facile passare da uno stato d'animo di « intransigenza » ad uno più mite di « comprensione », di patteggiamento e di accomodamento. Per finire, dunque, rispondiamo che le polemiche, le divergenze di vedute, i contrasti di categoria che poggino tutti su tesi obiettive non hanno la figura immorale di un « battibecco », ma hanno quella morale di un « apporto utile » alla chiarificazione ed alla soluzione dei vari ed assillanti problemi, la cui natura è giusto che venga resa di dominio pubblico affinchè ciascuno possa fare le proprie considerazioni in proposito e, volendo, possa manifestare queste ultime (perchè anche esse utili allo scopo) all'opinione pubblica. Il nostro periodico, infatti, serve appositamente a mettere in luce, democraticamente, la parola di chicchessia, e la parola di chicchessia, essendo oggi premuta sempre da « necessità », è parola « sensata », « robusta » nella sostanza e nel valore anche se sovente trascurata nella forma; è sorgente di luce ai ciechi e non è parola vacua nè « pettegolezzo », nè «contumelia », come taluni tentano di far credere a sè stessi e agli altri. JUNIOR

Scatti ordinari di stipendio Molti articoli sono già apparsi su questa rassegna con lo scopo di richiamare l'attenzione della nostra Amministrazione Centrale sulle necessità morali ed economiche dei propri dipendenti. La « resistenza » però è stata ed è tuttora una delle caratteristiche più evidenti dei nostri Superiori Uffici e non deve, quindi, meravigliare se ai numerosi e realistici scritti l'A. C. abbia risposto, fino ad oggi, fornendo modeste prove di comprensione e, comunque, sempre dopo insistenti pressioni e lunghe discussioni. Crede forse l'Amministrazione Centrale di avere già risolto completamente molti problemi delle varie categorie dei suoi dipendenti oppure di averle già considerate con quella cura profonda che merita la trattazione di simili problemi? Crede rA. C. che il fatto di avere accennato in qualche circolare ad alcuni futuri riconoscimenti possa significare la brillante soluzione dei problemi in parola? Quante volte è stata per es. già prospettata l'esiguità, assolutamente sproporzionata anche al numero di anni di laboriosa attesa, della differenza di stipendio tra uno scatto e l'altro specialmente per alcune categorie? Vuol convincersi una buona volta il gruppo dei nostri Dirigenti che, dopo un considerevole numero di anni di veramente disciplinata attesa e di produttivo lavoro, il dipendente che non abbia demeritato ha il diritto di raggiungere, in maniera tangibile, il grado che gli spetta e cioè non solo nominalmente, ma con un adeguato e non irrisorio aumento di stipendio? Occorre insomma che, oltre il fattore morale, che pure ha la sua grande importanza, il dipendente senta di aver fatto un reale progresso economico che gli consenta, quale premio delle sue fatiche, dei suoi sforzi e della sua volontà, una proporzionata serenità di vita. Si verifica tutto ciò nella nostra amministrazione? No,

nella maniera più assoluta specialmente per alcune categorie. .po tre Un Segretario a L. 7.000 finalmente, do anni di attesa e di lavoro, talvolta anche encomiabile, viene ammesso a percepire il nuovo stipendio sulla base di L. 8.000. A parte la sostanziale e provata differenza nei confronti di altre categorie, per le quali mi riferisco ad articoli già pubblicati, voglio soltanto mettere in evidenza che il suddetto elemento, anche dopo i noti miglioramenti economici, in conseguenza dello scatto 'ordinario di stipendio, viene ora a percepire l'aumento (? !?!) effettivo mensile netto di poco più di 200 lire che gli consentono appena e soltanto l'acquisto di due Kg. di pane a mercato libero (per ragioni

di forza maggiore) non essendo sufficiente la razione in distribuzione con la tessera. E tutto ciò vorrebbe costituire oggi, dopo la lunga attesa, il normale riconoscimento dell'attività laboriosa della maggioranza dei dipendenti della Banca d'Italia, la soddisfazione morale e materiale di questa attesa e la maggiore retribuzione, dopo tale attesa, concessa ad un onesto lavoratore? Ma via, cerchiamo tutti, ma specialmente chi ci dirige, di vedere meglio la realtà della vita con le sue esigenze ! ! Invito tutti a rileggere l'articolo < Il Conto della Serva » pubblicato sul numero 16 del 30 settembre 1945 di questo giornale.

DINO

Aspirazioni e proposte..... progressiste Un argomento di attualità, da molti definito scottante, è quello che riguarda i passaggi di categoria nella nostra amministrazione. Alcuni articoli che sono stati scritti in proposito riflettono chiaramente la pauros'a confusione d'idee che caratterizza il momento attuale, seguito al crollo di un regime autoritario e ad una guerra perduta. Fino a pochi anni fa nessuno pensava, oggi ognuno si dà alla meditazione profonda, suggerisce idee in nome di un concetto arbitrario della libertà e dei diritti dell'uomo. Nell'ambito del nostro Istituto, le proposte per una rivoluzionaria trasformazione dell'ordinamento del personale non mancano, alcune delle quali basate su argomenti ingenui (vedi Gio. Batta di Genova col suo indovinatissimo paragone dei capi-mastri e degli ingegneri) o... umoristici, tipo Bedendo Ciro, il quale nel sostenere la sua tesi relativa al conferimento del titolo di cassiere agli aiutanti di cassa conclude che tale titolo compete a questi ultimi anche perchè il pubblico spontaneamente lo tributa ad essi. Così, seguendo lo stesso ragionamento, se il pubblico gratificherà un giorno il predetto signore del titolo di cavaliere, l'A. C. dovrà adoperarsi per fargli conferire la croce relativa. Altri ancora, basandosi sull'affermazione da essi sancita che il titolo di studio molto spesso è stato immeritatamente conseguito, sulla frequente identità di attribuzioni degli applicati e dei segretari, sulla opportunità di offrire a tutti il miraggio di una meta risplendente e su altri solidi argomenti del genere sostengono la improrogabile necessità *che l'A. C. si decida una buona volta ad aprire la carriera a tutti. Io penso che alla parte del regolamento del personale relativa ai limiti di carriera si sia giunti attraverso considerazioni logiche suggerite anche da un'indiscussa esperienza che la nostra Amministrazione in decenni di vita ha avuto modo di acquisire. Nella scelta degli elementi che devono far parte della categoria dei cassieri e di quella dei segretari ci si è basati, infatti, sul fattore cultura, documentato da un titolo di studio che, com'è noto, è il diploma di ragioniere per i primi e la laurea per i secondi. La conoscenza dei vari servizi della Banca non è infatti elemento sufficiente a venire ammessi a una delle due 'categorie, come molti colleghi della mentalità di Gio. Batta ritengono, ma tale conoscenza deve essere necessariamente corredata da' una cultura generale piuttosto vasta e da nozioni assai profonde specialmente di economia, di diritto e di ragioneria che permettano al cassiere e più particolarmente al segretario di svolgere un lavoro veramente proficuo e di salvaguardare la dignità e il prestigio del nostro Istituto di fronte ai terzi che molto spesso sono dei laureati, professionisti, dirigenti o funzionari colti. La rigidezza di tale criterio di scelta, accentuatasi esageratamente in questi ultimi anni con l'istituzione degli esami per i Segretari (a ragione soppressi, ora), deve, secondo il mio modesto parere, essere mantenuta nell'interesse dell'Istituto e di una categoria di persone che na sacrificato una notevole parte della propria vita allo studio. Coloro tra gli applicati e gli

aiutatiti di cassa che hanno la lodevole aspirazione di passare rispettivamente nella categoria dei segretari e in quella dei cassieri possono raggiungere la loro meta attraverso il sacrificio dello studio : gli esami per il conseguimento del diploma di ragioniere o di una lhurea sono aperti a tutti. Quanti di noi, continuando a svolgere lodevolmente il proprio lavoro in Banca, hanno arricchito la propria cultura, superato prove durissime di esami attraverso difficoltà economiche, di tempo e di spazio, contro pregiudizi di professori che vedevano nel privatista o nell'universitario che non aveva frequentato le lezioni l'elemento indesiderabile, l'impreparato, l'esaminando che tentava la sorte. E' giusto che solo in casi eccezionalissimi debbano essere favorevolmente accolte le aspirazioni degli applicati in possesso del _diploma di ragioniere tendenti ad ottenere il passaggio nella categoria dei segretari e che non intendono seguire attraverso la dura prova degli esami la via anzidetta. Essi dovrebbero dare ampia garanzia, attraverso bollettini informativi di più di un direttore, di possedere una cultura vasta, provata capacità, attitudini spiccate alla carriera direttiva. Analogamente, ma con minore rigidezza di valutazione s'intende, si potrebbero favorire gli aiutanti di cassa, non in possesso del titolo di studio prescritto, per il passaggio nella categoria dei cassieri. La ridicola, paradossale proposta del signor Probus tendente ad ottenere la costituzione di un'enorme categoria di segretari con l'automatica ammissione ad essa di tutti coloro che sono in possesso di diploma di scuola media superiore (e perchè non anche di quelli che possiedono la licenza di scuola media inferiore per essere veramente tutti uguali «in partenza ») non ha riscontro in nessuna Amministratone. Quella statale, com'è noto, ha giustamente creato dei gruppi (A, B, C,) nei quali sono compresi i dipendenti a seconda del loro titolo di studio. In modo analogo è giusto che si regoli rA. C. riservando la categoria dei segretari ai laureati, come ha fatto sin qui, quella degli applicati di prima categoria ai laureati che nel periodo di esperimento non abbiano dato buona prova e ai diplomati e includendo nelle altre due (seconda e terza) i diplomati non idonei alla categoria superiore e coloro che non sono forniti di titolo di studio di scuola media superiore. Gli appartenenti a queste ultime due categorie dovrebbero prendere la denominazione di impiegati d'ordine. Gli applicati e gli aiutanti di cassa che aspirano ai passaggi di categoria non chiedano all'A. C. riforme rivoluzionarie al regolamento del personale, chiedano a loro stessi: lavorino, studino, facciano rifulgere i loro meriti eccezionali se ne hanno, seguano, in una parola, la via che altri prima di loro hanno duramente percorso, senza ricorrere a tentativi per ottenere un'ingiusta parità iniziale che, tra l'altro, avrebbe come conseguenza l'annullamento o quasi del sacrificio altrui. Tu MIN


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