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Unità sindacale Alfa1

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Unità sindacale

VERSO L' UNITA'

« Unità Sindacale » non è un titolo di un ennesimo giornale di questo o di quel sindacato.

A questo giornale possono rivolgersi tutti scrivendo, criticando questa o quella impostazione, tutti devono e possono collaborare per rendere bello, e sempre di più letto da tutti i lavoratori.

Esso è e vuole sempre più essere il giornale di chi lavora in fabbrica.

Con questi pochi fogli si vuole proporre le basi per nuove lotte vittoriose, 'e soprattutto per una prospettiva di unificazione Sindacale, che partendo dalla base, sfoci

in un solo, forte, autonomo e democratico Sindacato.

I lavoratori con il successo dell'autunno di lotte saranno gli artefici di questa Unità.

La forza, la convinzione e la spinta dei lavoratori non può non risultare determinante per questo processo di unificazione.

Il titolo di questo giornale apre dunque una prospettiva nuova all'unificazione completa dei Sindacati.

al Sindacato la creazione di nuove Sezioni nei posti di lavoro; ecco perchè le attuali devono -essere riorganizzate con nuovi criteri, adattandole alla nuova realtà.

Il Sindacato vive del contributo dei lavoratori, per questo il 1970 si è aperto con una grande campagna di reclutamento dei non iscritti, tutti devono capire che più potere al Sindacato equivale a più potere ai lavoratori, non c'è più tempo per l'attendismo, l'Unità Sindacale nasce dalla adesione e si tramuta in volontà con la organizzazione. Tutti i lavoratori dell'Alfa Romeo devono dare il loro contributo.

Tutti iscritti al sindacato

11 1970 è I' anno delle riforme e dell' Unità Sindacale

Dopo le recenti lotte contrattuali dalle quali i lavoratori sono usciti a testa alta è opinione generale che qualcosa è cambiato nel nostro paese e nelle Fabbriche, all'interno delle quali i protagonisti delle lotte d'autunno hanno maturato esperienze di base prima spontanee, poi, rapidamente, fatte proprie dalle organizzazioni sindacali.

I lavoratori vogliono l'Unità sindacale e un miglioramento organizzativo dell'attuale struttura del

In questo quadro « Unità Sindacale » è e sarà il giornale e la bandiera dei lavoratori dell'Alfa Romeo. Sindacato.

L'attuale rapporto con i lavoratori, il legame che si crea durante le lotte deve consolidarsi per dare alla Democrazia Sindacale la sua giusta collocazione: di fatto occorrono più sedi, più attivisti, più funzionari per migliorare la nostra attività.

Vi è inoltre la continua espansione e la decentrazione delle Fabbriche fuori della città e il continuo aumento della immigrazione e della mano d'opera pongono

L'Unità è e resta la ragione prima di ogni nostra attività; se vogliamo cose serie e non chiacchiere inutili. che sviluppano soltanto critiche lontane da ogni realtà, la scelta più saggia è che ogni lavoratore si iscriva al Sindacato.

Mai come oggi. il movimento sindacale assume il suo vero ruolo- di protagonista nella vita politica e sociale del nostro paese, lo testimonia il fatto che sempre di più i giovani arrivano al sindacato anche in modo spontaneo. Il 1970 è l'anno delle grandi riforme (casa, ricchezza mobile, servizio sanitario).

Per vincere queste battaglie sociali occorre dare al Sindacato mezzi più grandi, è un nuovo sacrificio che vi chiediamo, per accrescere la forza e il potere di tutti i lavoratori.

L' UNITA' DEI LAVORATORI LA SI FA NEL SINDACATO ! Lavoratore scegli e firma la delega !

LA REPRESSIONE NON PASSERA'

E' in corso in tutta Italia una ondata di repressione contro i protagonisti delle lotte del 1969. A circa 10.000 si assommano le denuncie, nel modo, nei tempi, e di come sono avvenute si può desumere che queste rappresentano un « piano » vendicativo contro i lavoratori da parte del governo e del padronato durante e dopo l'« autunno caldo ».

La applicazione scrupolosa del Codice penale fascista da parte della Magistratura verso i « reati » del lavoro o ritenuti tali dal Codice penale, si ha la certezza che si stia attuando una vera e propria rappresaglia, troppe di queste denuncie risentono dell'ideologia e dello spirito dell'attuale Codice fascista, e pertanto sono in

contrasto con la Costituzione Repubblicana.

A nulla sono approdati i passi compiuti dalle Confederazioni del lavoro presso il Governo, e da qui la decisione dello sciopero generale del 6 febbraio.

Pure inutile risultò l'invito rivolto al Presidente per una amnistia dei « reati » del lavoro.

Tutto questo appare strano, e più strano ancora è che gli inquirenti e le magistrature d'Italia tanto solleciti a processare i lavoratori non sono in grado di arrestare e di colpire i veri responsabili delle illegalità, sotto i loro occhi è scappato l'industriale Riva, non riescono a trovare i responsabili della sciagura del Vaiont che costò la vita a 2.000 ita-

liani; è di pochi giorni fa la fuga di un mafioso della taglia di Luciano Liggio, responsabile di una decina di omicidi e di estorsioni; costoro non sono e non saranno mai capaci di trovare i responsabili dei crolli di case avvenuti a Napoli, Gènova, Palermo; in Italia girano impunemente i vecchi ruderi fascisti e coloro che fanno apologia di nazismo nelle Università.

Orbene, tutto questo sa di applicazione della legge a senso unico, a questo stato di cose bisogna imporre una svolta, altrimenti la classe operaia sarà costretta a porre costoro al loro giusto posto, in nome della libertà e della democrazia in cui tutti noi crediamo.

LA LOTTA PER LA CASA E' LOTTA PER IL SALARIO

Le lotte dell'autunno sindacale, hanno segnato un aumento di potere nelle mani dei lavoratori.

Questo potere, deve essere difeso, consolidato e utilizzato, per impedire al padronato il riassorbimento delle conquiste dei lavoratori.

Una delle riforme più importanti oggi è la riforma della casa. L'alta espansione economica verificatasi nel nostro paese, ha provocato la dislocazione dell'apparato produttivo e il cooseguente insediamento e accentramento delle popolazioni.

Le grandi emigrazioni tra Nord e Sud e la conseguente esplosione dell'assetto territoriale delle città come Milano e Torino, mettono in luce il gravissimo squilibrio tra città e campagna e tra zone sottosviluppate (alle quali si dà cosi il colpo di grazia) e zone industriali (nelle quali, grazie alla politica padronae, l'enorme insediamento fa esplodere il problema della casa).

Infatti, dal 1950 al 1967, oltre un terzo della popolazione (17 milioni di abitanti) è stata costretta a cambiare residenza, senza che a questa nuova situazione corri-

spondesse la volontà di un nuovo equilibrio di rapporti tra città e campagna e della condizione urbana in generale.

La struttura proprietaria del suolo urbano e il non risolto problema della rendita parassitaria delle aree fabbricabili, provocano quel tipo di sviluppo accentrato e squilibrato che è evidente. Alti

affitti e mancanza di abitazioni popolari, sono gli effetti più vistosi di quella politica antioperaia fondata sulla rendita parassitaria che consiste in una grossa rapina sui salari dei lavoratori, valutabile tra il 35 % e il 50 % del salario. La grave condizione dei lavoratori è quindi determinata in primo luogo dalla speculazione sulle

aree, anche perchè i padroni dei terreni, impongono la scelta dei luoghi dove si deve costruire per'aumentare vertiginosamente il prezzo della loro proprietà.

Questo viene fatto soprattutto con il sostegno dello Stato, che usa in loro favore il denaro pubblico.

Contemporaneamente, speculatori, costruttori edili, le industrie che producono materiale da costruzione e le banche si allineano per costruire alloggi sempre più cari.

Ma questo non è tutto!

L'altra faccia della medaglia, del tipo di sviluppo economico del settore edilizio, in senso antioperaio, non si ferma alla casa, ma si espande a tutti gli altri servizi sociali.

Scuola a tutti i livelli, quasi totale assenza di asili-nido, ospedali, mercati, trasporti, ecc. ecc.

Allontanamento cioè dei lavoratori dalla vita associata e segregazione nei ghetti periferici.

Dal canto suo, l'edilizia pubblica, man mano che aumenta l'intervento dei privati, diminuisce sempre più il suo intervento. Basti pensare che, nel 1951, l'intervento pubblico era del 29,3 % rispetto a 354 miliardi investiti dai privati, per scendere man mano

fino al 1968 col 7,4 °/o rispetto a 2.857 miliardi investiti dai privati. Quindi non fa altro che aumentare gli speculatori.

Infatti, case a costi alti e costruite dove servono agli speculatori che spesso ricevono in regalo strade, fognature, acqua e elettricità.

Naturalmente, questi regali vengono fatti con i soldi dei lavoratori. Infatti, la collettività e quindi soprattutto i lavoratori, hanno speso in questi ultimi anni, 2.000 miliardi per urbanizzare le terre dei padroni di aree fabbricabili, i quali hanno guadagnato senza muove un dito 4.000 miliardi.

Quale è stato invece il guadagno dei lavoratori?

Affitti sempre più alti da rapina, per i pochi che la casa ce l'hanno e mancanza di case popolari per un ammontare di 20 milioni di vani.

Non a caso l'Italia si trova fra i paesi del M.E.C. per quanto riguarda gli investimenti pubblici. Francia . Belgio . Olanda . Germania

chiaramente le contraddizioni e l'arretratezza del settore.

Il peso delle contraddizioni del settore edile, è stato accollato ai lavoratori in generale e ai lavoratori edili, in particolare.

I lavoratori edili, sono rimasti condizionati sul piano dei livelli d'occupazione dove si è fatto largo uso dei lavoratori immigrati supersfruttati.

Infatti, negli ultimi anni, si calcola che siano immigrati al Nord circa 50.000 lavoratori edili.

A Brescia nel 1969, e tutt'oggi, vi sono 7.000 edili iscritti in più alla Cassa edile.

A Milano oltre 20.000 sono i cosiddetti cottimisti.

E' necessario quindi che la lotta si svolga dentro e fuori la fabbrica (come operai e come cittadini) per imporre al padronato il diritto alla casa come servizio sociale.

E' necessario che le lotte operaie diano un ulteriore grosso colpo alla politica del padronato, per imporre anche al governo il costo di tutti i servizi sociali.

Non si tratta cioè di rendere più efficiente l'intervento pubblico per la casa, ma di affrontare il problema colpendo il profitto, colpendo il padronato che fa sì che l'operaio sia sfruttato quando lavora e ancora sfruttato quando cerca casa o si vesta, mangia, usa un mezzo di trasporto ecc.

Da questa analisi quindi, emergono i più immediati obbiettivi di lotta che fissino le basi per la soluzione del problema della casa.

1) Blocco immediato degli affitti e fissazione di un equo canone non superiore al 10-12 % del salario.

2)• Unificazione di tutti gli istituti dell'edilizia pubblica e controllo interno da parte delle organizzazioni dei lavoratori. Equi investimenti statali per la costruzione di case civili per lavoratori.

Far pagare al padronato una indennità per l'affitto casa dei lavoratori.

Il possesso dei suoli edificabili da parte degli enti locali attraverso l'esproprio a prezzo agricolo delle aree fabbricabili (non la legge 167 o « legge ponte » in quanto poco impugnabile da parte degli enti locali e insufficiente in quanto l'esproprio dovrebbe avvenire a prezzo di mercato, cioè prezzo di speculazione).

Dalla seconda
88 % 63,4 % 54,9 % 39,9 % Italia . 7,4 % D'altronde, nel settore edile, la ripresa produttiva determinata dalla "viegge ponte ha mostrato

RINCARANO LE ALFA

E' di pochi giorni fa la notizia che le aziende produttrici di auto hanno annunciato l'aumento (5%) dei loro prodotti; a quanto si dice la cosa è stata decisa in una assemblea congiunta dai vari padroni e Direttori Generali.

In testa al gruppo di questi Benemeriti della Patria c'è senza ombra di dubbio il « padrone » di Torino, uno dei tanti giovani leoni cresciuti nella palestra di Angelo Costa, presidente della Confindustria, padrone del famoso « Olio Dante », ottimo « pare », secondo gli intenditori, anche contro la calvizie incipiente, questo è Angelo Costa, benemerito del Porto di Genova di cui è comproprietario con la famiglia degli armatori Fassio.

In siffatta compagnia pare abbia amoreggiato anche parte della nòstra Direzione Generale.

Infatti in una delle ultime riunioni con la Commissione Interna, presente tutta la D.G., il nostro Presidente alquanto incavolato disse che false erano le notizie (5 %) pubblicate da un giornale scandalistico (sono parole sue esimio Presidente), aggiungendo che per fortuna nella nostra Italia ne esiste uno solo, quindi il rincaro dell'Alfa Romeo era pura fantasia, e che anche il Ministro Donat Cattin male fece ad arrabbiarsi. Lei ci disse che la FIAT aveva aumentato sempre ì prezzi per i nuovi tipi di vetture e mai nessuno aveva gridato allo scandalo, quindi Ella ci disse che pure l'Alfa poteva farlo, anche perchè negli ultimi tempi tutto era rincarato, dagli acciai di lega, al rame, al magnesio.

Per il nichelio lei disse qualcosa in più, pare che questo prodotto sia aumentato del 44 % causa lo sciopero dei minatori che estraggono tale prodotto in Australia e nel Canada.

Da parte dei lavoratori il rincaro di tutti i tipi prodotti, a prescindere dai reali fattori di costo aziendali sono mossi da motivi di guadagno e di rivalsa nei confronti dei lavoratori che hanno condotto lotte che mai si erano verificate nella storia del movimento popolare italiano.

Mentre tale operazione porterà al gruppo FIAT decine di miliar-

di; all'Alfa Romeo porterà tutt'al più poche decine d imilioni, presto ingoiati dalla disorganizzazione esistente.

Scrivemmo già altre volte che

il bisantinismo in economia non serve, mentre in questo caso è solo concorso al rialzo dei prezzi, e nel migliore dei casi è solo bonomia.

CRONACHE DAI REPARTI

Pochi giorni fa si è conclusa la vertenza che ha interessato circa 1000 operai turnisti, per la maggioranza lavoratori di Arese.

E' meglio dire subito che la chiusura della suddetta vertenza non ha soddisfatto tutti, operai e sindacato compreso.

Al di là della corresponsione delle 1000 lire per ogni turno di notte sta però scritto nell'accordo che la Direzione Generale ha posto nero su bianco, accettando che qualora questo turno fosse, per causa di forza maggiore, intensificato, la stessa Direzione informerà prima la Commissione Interna di tutte e due le Fabbriche.

L'altro lato positivo è che dopo

il luglio 1971 il III Turno sarà ridimensionato fino a cessare del tutto.

L'impegno dei sindacati risulta chiaro e dopo tale data non verrà più concessa nessuna dilazione. Al tavolo delle trattative è balzato evidente che questi lavoratori delle Fucine e fonderie di Arese unitamente a tutti coloro che prestano la loro opera nei turni di notte va la nostra solidarietà e state certi che se la Direzione non rispetterà gli accordi saremo nroi con la nostra lotta a ridurla a più miti consigli.

Operai e delegati del Centro Gruppi e Motori

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