L'ITALIA all'O.N.U.
L'Italia è stata ammessa finalmente all'ONU ! Questa decisione ha sancito il diritto inequivocabile del nostro Paese ad entrare nel consesso delle Nazioni Unite. Diritto d'altra parte conquistato con la Lotta di Liberazione, con il sacrificio di migliaia di cittadini caduti sulle montagne, impiccati, fucilati, morti tutti per riscattare la nostra Nazione dall'ignominia in cui l'aveva gettata il fascismo. Questo evento però non ha sorpreso nessuno. Da anni ormai i quattro grandi erano alla ricerca di una formula di compromesso che permettesse l'entrata contemporanea di Paesi che vantavano uguali diritti d'ammissione del nostro.
Quel che ha sorpreso piuttosto è stato l'atteggiamento aspramente polemico assunto dai nostri responsabili alla politica estera nei riguardi dell'Unione Sovietica. All'indomani della nostra ammissione il ministero degli esteri usciva in un comunicato il cui contenuto, sul tono della polemica gesuitica, stigmatizzava la politica dell'Unione Sovietica la quale, secondo costoro, avrebbe impedito col proprio veto il nostro ingresso, prima di questa data, all'ONU. Qui l'intenzione di falsare la verità appare fin troppo evidente. Se nel passato l'Unione Sovietica usò il veto nei nostri confronti fu solamente perchè all'Italia venivano accoppiate nazioni dichiaratamente fasciste quali la Spagna o asservite completamente agli Stati Uniti, mentre altri paesi che, come il nostro, vantavano il buon diritto d'ingresso, venivano sistematicamente respinti. Ed è anche bene che si sappia che il piano Canadese per l'ammissione di 18 Nazioni, venne approvato dall'Unione Sovietica, osteggiato dagli Stati Uniti e bocciato per colpa della Cina Nazionalista! Solo una nuova proposta di riduzione a 15 paesi fatta dall'Unione Sovietica ottenne l'approvazione di tutti e così l'Italia potè entrare all'ONU.
Tutto questo avrebbero dovuto tener presente i nostri dirigenti preposti alla politica estera. Ma tant'è, nel nostro paese troppi sono ancora gli uomini che non sanno vedere le cose e gli avvenimenti se non attraverso i pesanti occhiali dell'anticomunismo.
Nel salutare l'ingresso dell'Italia in questo importante
TRASFORMATORE
Periodico dei Lavoratori del Tecnomasio
Una iniziativa dei GIOVANI del Tecnomasio
Appello alla GIOVENTLY
OPERAIA di tutta Italia
In questi ultimi periodi di tempo i giovani della nostra fabbrica si sono mossi in difesa della Legge dell'apprendistato, e su altre questioni interne esistenti nella fabbrica; ma l'iniziativa più sensazionale l'hanno presa lanciando un appello ai giovani di tutte le fabbriche italiane per una Conferenza sui problemi della gioventù lavoratrice. Per illustrare questa importante iniziativa ai lavoratori delle nostre fabbriche abbiamo creduto opportuno intervistare uno dei promotori, il giovane Giulio Fantuzzi.
D. - Ci puoi dire come è sorta l'iniziativa tra i giovani del TIBB per lanciare un appello per una Conferenza a tutti i giovani lavoratori italiani?
R. - Oggi la gioventù lavoratrice italiana vive in condizioni precarie e questo perchè i giovani, privi di una sicura prospettiva per il domani, tentano di fuggire dalle fabbriche per cercare un lavoro più remunerato e questo, è noto, è un fatto derivato dalle basse paghe dei lavoratori in confronto ad altri settori industriali, ciò è anche causato dalla forte influenza dei monopoli e dalla incapacità del nostro Governo di porre fine a questo stato di cose. Preoccupati di ciò e desiderosi di fare qualche cosa per uscirne, i giovani del TIBB han-, no lanciato questo appello il quale è stato firmato unitariamente da circa un centinaio di giovani della fabbrica.
D. - Quale scopo e quale obbiettivo si propone questo Appello?
R. - Per la prima volta nel nostro Paese giovani di tutta Italia, al disopra delle tendenze ideologiche. politiche o sindacali a cui essi appartengono, si riuniranno allo scopo di esaminare la loro posizione nella fabbrica e nelpaese per potere stabilire una piattaforma comune di lotta per la realizzazione dei problemi del loro lavoro e per il rinnovamento dell'Italia.
D. - Con quale spirito è stata accolta questa iniziativa e che cosa intendono fare e cosa propongono i giovani?
R. - L'Appello lanciato a tutti i giovani lavoratori d'Italia è stato accolto dai giovani del TIBB con entusiasmo perchè, riconoscendo nella forze del lavoro la forza dirigente della lot-, ta per il rinnovamento economico e sociale d'Italia, essi vedono con questa iniziativa unitaria un contributo che le giovani generazioni operaie daranno alla lotta contro le forze più reazionarie che impediscono la consesso di nazioni rappresentate all'ONU v'è da augurarsi che coloro che ci rappresenteranno abbiano ad esplicare per il futuro una politica indipendente che tenga conto degli effettivi interessi del nostro Paese e che aiuti progetti di distensione internazionale.
attuazione della Costituzione Repubblicana, perciò qualsiasi forma di progresso, ed a quella per l'entrata della classe operaia nella direzione del nostro paese. Già molte copie dell'Appello sono state inviate alle maggiori aziende d'Italia ed altre ce ne
rimane da spedire, questo lavoro crediamo di terminarlo entro la fine d'anno. Abbiamo già ricevuto diverse adesioni tra cui le più significative sono quelle dei giovani della Breda di Milano, del Jutificio Eridania di Genova, dell'Ansaldo di Livorno,
uesto l'appello inviato (3a1 giovani óel ctc )7q3#23
« Le nostre condizioni di vita e di lavoro si fanno sempre più difficili. I nostri salari sono bassi, insufficienti a soddisfare le nostre più elementari esigenze. Il nostro lavoro e la nostra salute non sono protetti, come prescrive la legge, dal pericolo continuo degli infortuni e delle malattie. La nostra formazione professionale non è curata. Nuovi metodi di sfruttamento rendono il nostro lavoro più duro e ingrato, i padroni con i contratti a termine e i continui soprusi vorrebt'ro umiliarci, ridurci a dei servi docili e sottomessi, privi di dignità, ai quali fin dall'atto dell'assunzione al lavoro si vuole negare il diritto delle proprie idee.
Noi proponiamo a tutti i giovani operai ed a tutte le giovani operaie d'Italia di organizzare una conferenza nazionale della gioventù operaia, per denunciare all'opinione pubblica ed al paese la nostra grave situazione. per affermare i nostri diritti di giovani lavoratori, la nostra volontà di partecipare al rinnovamento economico, sociale e culturale dell'Italia.
Noi vi proponiamo di organizzare conferenze della gioventù operaia in ogni fabbrica, cantiere, azienda, rione per discutere con franchezza i problemi dei contratti di lavoro e delle libertà democratiche nelle fabbriche, per aprire nuove fonti di lavoro alla gioventù disoccupata.
Per conquistare i nostri diritti, per migliorare le nostre condizioni di lavoro, per difendere la nostra dignità e la nostra libertà, per poter partecipare alla rinascita e al progresso dell'Italia bisogna lottare e bisogna essere uniti.
Noi ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni sindacali, alle Commissioni Interne, alle organizzazioni giovanili di ogni partito, agli studenti italiani ai quali ci unisce una fraterna amicizia, perchè collaborino con noi nella preparazione della Conferenza nazionale della gioventù operaia.
GIOVANI OPERAIE E GIOVANI OPERAI D'ITALIA!
Dimostriamo con la nostra iniziativa, con la nostra attività e con la nostra lotta di essere degni di appartenere alla classe operaia, che è la forza principale per la rinascita e l'avvenire d'Italia ».
Il 1955 è terminato ed in questo anno i lavoratori della nostra categoria hanno sostenuto dure lotte per rivendicare un miglior tenore di vita, per il completamento del contratto di lavoro, per ottenere gli arretrati e l'indennità di mensa su tuttti gli istituti contrattuali, per altre rivendicazioni salariali aziendali e per difendere la libertà e la dignità all'interno della fabbrica. Per molte rivendicazioni come quella della mensa, in molte fabbriche si sono ottenuti dei successi, come pure un passo avanti si è fatto per la regolamentazione delle categorie maschili; mentre non ancora risolte sono quelle femminili, impiegatizie ed altri, come pure gli industriali non ne vogliono sentir parlare di aumenti. Nelle nostre fabbriche del TIBB, in questo anno si sono
condotte lotte unitarie per il remio di produzione, contro il en ativo di limitare alcune libertà acquisite, per diverse problemi di reparto, per la Cassa Assistenza, per la regolamentazione dei cottimi sulla nuova paga conglobata e per l'indennità di mensa. Su alcuni problemi, come per alcuni di reparto, quello dei cottimi ed in parte quello della cassa Assistenza, quelli per le libertà all'interno delle fabbriche, sono stati risolti favorevolmente, però per gli altri, e sono quelli che di più stanno a cuore ai lavoratori non si è ottenuto nulla. A nostro parere poco è stato fatto all'interno delle fabbriche del Tecnomasio per condurre una lotta più energica per ottenere le 27.000 lire della mancata mensa e per ottenere l'indennità di questa su tutti gli istituti contrattuali. Ma quello che più crediamo sia stato un
altre adesioni ci perverranno, sicuramente, tra non molto.
Noi proponiamo anche ai giovani delle fabbriche di tutte le città di interessare, con delegazioni o con altro, le autorità locali, i sindacati, i partiti, tutte le associazioni democratiche ed i giornali al finchè questa iniziativa abbia la massima conoscenza tra l'opinione pubblica italia-' na in modo da destare interessamento ed un vasto consenso tra il popolo per cui saremo sicuri del suo appoggio sia nei lavori della Conferenza che si terrà sia ver la soluzione dei problemi che noi denunceremo e per cui saremo chiamati a lottare. Noi de « Il Trasformatore » auguriamo piena riuscita a questa iniziativa e ci impegnamo a dare tutto il nostro appoggio e questo crediamo lo faranno anche tutte le altre organizzazioni della nostra fabtrica.
Auguri diBuone feste
La re 3ne de « Il _ Trasformatore », le Cl., tutti i partiti, tutte le organizzazioni sindacali delle fabbriche del TIBB e tutti gli organismi augurano ai lavoratori Buone Feste e BUON ANNO!
COI prossimo numero Il
TRA51.01MATOn
costa L. 15
LAVORATORI ACQUISTATELO ABBONATEVI!
errore sia quello di aver posto il problema della mensa non legato a quello del premio di produzione ed al completamento del contratto di lavoro con la precedenza agli aumenti salali. Dunque crediamo che a nulla valga recriminare su ciò che è stato fatto, ma questo deve servirci d'esperienza per far si che con l'anno nuovo si porti i lavoratori alla lotta per ottenere ciò che è di loro spettanza, ma non li si porti alla lotta solo su un solo problema ma si leghi il problema della mensa a quello del premio di produzione ed a quello dell'inserimento di nuove tabelle salariali nel nostro contratto di lavoro, inoltre si cominci anche a rivendicare un più giusto salario aziendale in confronto alle altre aziende similari e mettallurgiche, in quanto noi del TIBB percepiamo un salario minimo.
Una copia 1. 10 Anno 11 N. 12 - 29 Dicembre 1,55 - Redazione presso la C. I. di Fabbrica
Leghiamo tutte le conducendo poi una nostre rivendicazioni lotta unica ed unitaria
Basta con t'aumento del COSTO della V I TA!
Siamo ancora di fronte ad un forte rincaro del costo della vita. Ancora il potere d'acquisto dei salari e degli stipendi è diminuito, mentre miliardi su miliardi sono accantonati nelle robuste casseforti degli industriali, degli agrari e degli speculatori di ogni genere. Molto spesso i lavoratori sono stati accusati di volere l'inflazione monetaria pel fatto che essi rivendicavano un aumento dei salari.
Queste accuse però si sono afflosciate rapidante, poichè i fatti hanno dimostrato abbondantemente che, pur senza aumenti di salario, i prezzi sono stati aumentati una, due e più volte. Il Governo per primo ha contribuito ad aumentare il costo della vita aumentando le tasse di circolazione, i trasporti, le imposte generali sui generi di consumo,
lasciando carta libera per gli aumenti degli affitti, del gas, della luce e via discorrendo.
Per ultimo, cosa veramente vergognosa, l'aumento del sale e cioè su un genere che tutti, dai miliardari ai poveri pensionati sono costretti ad adoperare ed a contribuire così alle casse dello Stato in eguale misura. Il Sindaco di Milano, prof. Ferrari, socialdemocratico, si affanna a dimostrare che nella nostra città vi è benessere e prosperità. Egli parte dal fatto che vi sono molti motor-scooter e che quasi tutti posseggono l'apparecchio radio. In questo modo ed in base alle statistiche, secondo le quali ogni cittadino consuma tanti chili di carne o tanti polli, tenta, da una parte, di giustificare la troppo pesante tassa di famiglia che carica addosso ai lavoratori, e dall'altra
.7nchiesta tra le lavoratrici
òelle nostre fabbriche
Solo nella nostra fabbrica di Romana esistono circa 500 donne e forse noi lavoratori neanche lo sappiamo ! Queste nostre compagne di lavoro hanno i loro problemi, problemi che a noi sono in parte sconosciuti e non solo ai lavoratori, ma anche alla C.I. ed agli organismi sindacali di fabbrica. Questi vanno risolti, però per risolverli in modo soddisfacente, bisogna prima conoscerli, bisogna che i lavoratori, i quali debbono dare il loro appoggio, ne siano a conoscenza. Per questo noi de « Il Trasformatore » crediamo sia utile, per far sì che si sviluppi un'azione generale assieme agli altri problemi esistenti in fabbrica, condurre un'inchiesta tra le lavoratrici per sapere da esse quali sono i problemi che vorrebbero risolti, quali sono le loro condizioni di lavoro e la loro retribuzione.
Questa inchiesta la inizieremo col numero di Gennaio e già sin d'ora chiediamo la collaborazione di tutte le lavoratrici, noi della redazione andremo, nel'orario di riposo, nei reparti a sentire i vostri problemi, voi lavoratrici cercate di aiutarci scrivendoci in redazione.
VA101)1111AMO I LAVORAMI
Signor Ing. Cantalupi e Ferra rio gli operai del reparto manutenzione si chiedono se voi esistete solo per pretendere che il lavoro venga svolto rapidamente e bene. Questo se lo chiedono perchè da parte vostra non si riscontra nessuna iniziativa per migliorare la loro retribuzione che è molto scarsa nei confronti di altri reparti della nostra fabbrica. Anzi quando qualche operaio si avvicina per chiedere un aumento, non fate che ingigantire le già reali difficoltà che esistono, contribuendo in questo modo a far perdere le speranze a quel lavoratore. Noi abbiamo anche l'impressione che nulla venga fatto in giusto modo per valorizzare il reparto stesso soprattutto per quanto riguarda il rep. elettricisti. In questo reparto lavorano ottimi operai che eseguono, oltre che qualsiasi manutenzione e riparazione, nuovi impianti e istallazioni, trasformazioni di impianti vecchi ecc. ecc. Molto spesso questi operai sono costretti a lavorare di testa propria, di propria inventiva e sempre riescono a realizzare nel modo migilore i compiti affidati. Eppure non sono presi nella giusta considerazione, basti pensare al fatto che, mentre gli impianti sono aumentati e di riflesso anche il lavoro, gli operai sono diminuiti. Ve ne sono poco più
OLI DIPAIR 42?
sonale non è sufficiente lo dimostra il fatto che spesso vediamo correre il capo reparto con pinze, forbice e cacciavite a riparare qualche cosa. Un'altra anomalia che si verifica è che non vi sono apprendisti nel reparto elettricisti. Sovente si vedono operai che fanno da garzone ad altri operai con evidente umiliazione da parte degli uni e grande imbarazzo da parte degli altri.
Gli operai elettricisti hanno richiesto giovani aiutanti, scale comode e sicure una scuola di aggiornamento sui macchinari nuovi e d'evidente complessità. Queste cose così elementari non sono ancora state prese in considerazione nè dal capo reparto né dall'Ing. Cantalupi. Noi vogliamo che il capo reparto e l'ing. Cantalupi non ci siano solo per far sbrigare il lavoro che v'è da fare, ma anche per valorizzare il reparto stesso ed i suoi operai. Inoltre chiediamo che vengano fatti aumenti di salario in modo che la nostra retribuzione corrisponda a quella dei lavoratori degli altri reparti. Anche per questo dovrebbero esistere il signor ingegner Cantalupi ed il signor Ferrario capo reparto elettricisti. Un gruppo di elettricisti del Rep. 42
l'ispirazione per la prossima campagna elettorale.
L'ultima trovata di questo emerito intenditore, è quella di aver aumentata l'imposta sui vini e quando, a questo proposito, fu interpellato dai consiglieri di opposizione, rispose che dopo tutto il vino, contenente alcool, fa male ai lavoratori, per cui essi debbono abituarsi a bere del buon latte!!!
La realtà è invece un'altra; la realtà è che i salari sono sempre meno sufficienti a soddisfare le esigenze anche le più elementari della gente che lavora. Questo, a dispetto del Sindaco Ferrari, degli industriali e del Governo, è dimostrabile anche partendo dalle statistiche ufficiali non provenienti dalle organizzazioni operaie. Ad un famiglia tipo, oggi a Milano, occorrono circa 75.000 lire mensili mentre il salario di un operaio normale, qualificato, a stento ne raggiunge 50.000. Dov'è il benessere e la prosperità? Forse sta di casa in Galleria, nei quartieri centrali della città, intorno alla Piazza del Duomo. Ed è proprio II che il Sindaco, gli industriali ed il Governo formulano la loro tabella dimostrativa del come si vive
Nel reparto dei verniciatori del]" FA è stato fatto il pavimento nuovo, però questo non soddisfa i lavoratori di questo reparto.
Ciò che essi lamentano è che il posto ove lavorano è troppo piccolo. Infatti in un repartino di circa m. 15 per 4 vi sono installati 2 forni, 3 ispiratori per spruzzo, una vasca di triellina, un banco per verniciare a mano ed un bancone per il deposito del materiale, inoltre vi è sempre nel reparto diverse casse di materiale ed in mezzo a tutto ciò vi lavorano 8 operai. Oltre a questo, e ciò è dovuto al fatto che un aspiratore per verniciare a spruzzo è proprio vicino al banco ove si vernicia a mano, essi si lamentano che il pulviscolo della vernice non va solo nell'aspiratore ma anche nel reparto e di conseguenza nei polmoni dei lavoratori.
Il signor Fassina, in seguito alle lamentele di questi operai, disse che avrebbe fatto mettere un diaframma il quale non avrebbe permesso alla polvere della vernice di spandersi verso i lavoratori che lavorano al banco. Però questo diaframma, la nicchia di cui si era parlato, non è stato fatto. Cosa si aspetta a costruirlo?
Un'altra lamentela di questi lavoratori riguarda la visita medica periodica a cui sono sottoposti. Essi chiedono che questa visita sia veramente una visita e non una visita « tipo militare ».
Al T. I. B. B.
In questi ultimi giorni si è girato nella nostra fabbrica il film « Sarabanda tragica » Casa produttrice: Direzione del Tecnomasio, diretto dal Capo ufficio paghe, con interpreti principali gli impiegati dell'ufficio stesso e gli operai che al lunedì successivo alla paga delle 200 ore e del saldo si recarono all'ufficio paghe per farsi spiegare le incomprensibili veline.
bene a Milano. Ma questi signori dimenticano che Milano non è tutta li, anzi è lì in piccola parte che solo una piccola parte di cittadini (il 19,2%) percepisce un reddito annuo familiare superiore al milione. Tutti gli altri, cioè l'ottanta per cento, sono inferiori e quindi si trovano in difficoltà che diventano gravissime man mano che si arriva al salario dell'operaio.
Basta guardare il numero dei protesti cambiari che sono per la maggior parte inferiori alle 10.000 lire per accorgersi che chi non è in grado di pagare le rate sono i lavoratori e non certamente gli industriali, gli agrari i benestanti. E allora?
Allora bisogna dire basta al rincaro continuo del costo della vita. Basta alle speculazioni pubbliche e private che strangolano l'economia domestica, quella cittadina e quella nazionale. Occorre avere un salario adeguato al costo della vita, tagliando le unghie agli industriali che hanno racimolato milioni miliardi sulla nostra pelle. Dal 1948 al 1954 i profitti degli industriali sono aumentati del 400500% mentre i salari hanno subito un aumento nominale del 7-8%.
Ecco la giustizia di questa società piena di contraddizioni violente per le quali non vi può essere che una risoluzione: Sviluppare un vasto movimento contro il rincaro del costo della vita, per una retribuzione socialmente equa e per costringere il Governo a realizzare quella svelta a sinistra necessaria allo sviluppo economico del nostro Paese.
A. R.
Già che siamo in tema di verniciatori vorremmo spendere anche due righe per i due verniciatori del rep. 72 i quali chiedono quando i dirigenti della FA od il Capo Reparto si decidono ad effettuare gli aumenti di merito che sono stati effettuati a quasi tutti i verniciatori della FA.
Siamo commensali ai tavoli adiacenti la porta d'ingresso alla sala grande della mensa operai. Quotidianamente corriamo il pericolo di buscarci una pleurite, qualcuno di noi ha già i dolori reumatici. La causa: i colpi di aria fredda provocati dal continuo aprire e chiudere della porta.
La Direzione vuol provvedere? Lo mettiamo un riparo? Un gruppo di commensali
I sogni inutili
Signor X, lei sicuramente non è giovane, non si offenda se gli dico questo, e molte cose sono cambiate da quando lei signor X è alle dipendenze del Tecnomasio. Prima non vi erano i fascisti, poi vennero e durarono un ventennio con le conseguenze che tutti sanno. Però, approfittando di questi lunghi venti anni, molti se ne approfittarono ed ella fu uno di quelli. Certo non fece milioni, non fece borsa nera, ma imparò a calpestare la dignità di chi era alle sue dipendenze fino a fargli rovinare il fegato, fino a fargli perdere il posto.
Poi quei « bei tempi », per il signor X cambiarono. Il 25 Aprile lo rovinò. In quel periodo furono allontanati dalla fabbrica coloro che ebbero in comune coi fascisti metodi e sistemi così poco apprezzabili ed il signor X fu tra questi. Poi coll'intervento di una disposizione ritornò in fabbrica, ma la lezione non era servita, troppo lo affascinava ciò che si era compiuto nell passato. Ogni tanto il signor X si lascia corrompere da quei sistemi che adottava, vero? Secondo l'opinione del signor X un operaio non dovrebbe nemmeno alzare la testa dal proprio lavoro, non potrebbe nemmeno scambiare una frase con un suo vicino di banco. Se lo fa è sotto accusa, passibile anche di punizione più meno grave a seconda del suo modo di giudicare. Lei, signor X, crede che sia possibile instaurare il Tribunale per giudicare simili colpe? Forse lei risponderebbe, pensando a vent'anni fa, di sì. Secondo me però, che vivo nel presente, dico che i suoi ritorni nostalgici sono giù di moda, e guardi bene, signor X, che questo non lo dico e non lo penso solo io, ma tutti i lavoratori della Tecnomasio i quali, contrariamente a quanto qualcuno fa, fanno tesoro delle esperienze ed indietro non vogliono tornare, anzi lottano contro chi tenta questa manovra. Dunque, se in questi anni che è ritornato in fabbrica non lo ha ancora capito, lo capisca ora e ne faccia esperienza.
Giacomino
Lo scorso anno, per l'Epifania, gli organismi della nostra fabbrica organizzarono uno spettacolo per i bimbi dei lavoratori del Tecnomasio ; noi auspichiamo che anche quest'anno si ripeta questa simpatica iniziativa per dar modo ia figli dei nostri lavoratori di passare una lieta Epifania.
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Piaccia o non piaccia non ci stancheremo mai di richiamare l'attenzione a chi di dovere sulle piccole o grandi cose che non vanno nell'ambito dell'officina.
Al Reparto Saldatori Elettrici vi saranno, in seguito, molti problemi interessanti da esaminare, vogliamo però ora segnalarne uno.
Pare che i vetri colorati delle maschere siano di qualità scadente e di conseguenza non assolvono in modo efficace alla funzione protettiva a cui sono preposti. Se ciò corrispondesse al vero sarebbe cosa molto grave e degna di essere presa in considerazione non solo dalla C.I. di Vado Ligure ma anche da quelle delle officine di Milano. Ricordarsi ciò che un antico detto popolare dice: «La vista innanzi tutto ».
Però lavorare alla sabbiera è una gran bella cosa, specialmente ora che l'impianto è moderno ed è costato alla Ditta la bellezza di 18 milioni. Il signor Direttore si dice abbia affermato che uno dei due operai che vi sono addetti è persino ingrassato!
Quasi sarebbe il caso di rivendicare il diritto per tutti di tra-
scorrere un certo periodo di tempo visto che vi sono difficoltà economiche tali da non poter trascorrere le ferie in luoghi di cura o di riposo!
Lavorare 6 ore circa su 8 con la maschera, respirando quindi in modo anormale è una vera delizia, bisogna provare per credere.
Però l'impianto è moderno, se fosse una rudimentale cuccia per cani l'umana ed intelligente mano dell'uomo vi avrebbe posto un recipiente per mettervi la zuppa ed un po' d'acqua, invece, essendo un normale posto di lavoro, nemmeno ci si pensa a certe cose. Eppure la C.I. vi ha pensato richiedendo che questo moderno impianto, essendo molto distante da tutti i servizi igienici, sia finalmente dotato di una doccia, di un lavabo e di un gabinetto. Un'ultima cosa da segnalare e far conoscere a tutti: i due operai addetti alla sabbiera hanno assegnata una paga veramente eccezionale, uno Lire 40,25 l'altro L. 44 più naturalmente tutte le voci degli istituti contrattuali ed il cottimo che danno un salario di fame.
Non sarà certo questo l'elemento ingrassante!!
NONa -NL-VOCIIA, INCLCNLIIL
SI LEGGE TROPPO POCO
bruncoli pornografici non a caso messi in circolazione.
I nostri problemi, la nostra liberazione dal bisogno sono legati anche alla nostra emancipazione e questa è possibile attraverso una maggior cultura, di conseguenza è necessario rivolgere alla nostra Biblioteca più attenzione ed in essa saper scegliere e acquistare i libri migliori.
E' superfluo fare una statistica rivelando in Biblioteca dati per rispondere a questa domanda.
Per molte ragioni, e di diverso carattere, in questo campo vi sono innumerevoli lacune le quali, facendo parte di un problema non soltanto aziendale è preferibile non affrontarlo per la vastità nel suo complesso.
Esistendo però una nostra Biblioteca è bene parlarne un pochino e richiamare l'attenzione di tutti i lavoratori sulla sua attività e esistenza.
Salvo i casi sporadici di pochi appassionati cultori della « lettura » dei quali non è esagerato dire che si sono già « bevuti » quasi tutti i volumi buoni e me-
I Lavoratori intervengono al dibattito "Per una GIUSTA POLITICA SALARIALE„
Rivalutiamo
prima il SALARIO
POI MIGLIORIAMOLO IN QUELLE FABBRICHE
Riprendendo il tema trattato nell'articolo apparso lo scorso mese ed intitolato: « Per una giusta politica salariale » credo sia doveroso tenere presente alcuni fattori che potrebbero rivolgersi in parte a nostro vantaggio ed in parte a nostro svantaggio. Primo punto: il salario rivalutato su basi aziendali. ovvio che in grandi complessi industriali, che godono di particolari posizioni di monopolio o che hanno solide basi economiche, le maestranze possono avanzare richieste di miglioramenti su scala aziendale. V'è però il rovescio della medaglia. È a tutti noto che la piccola e la media industria italiana è in una fase particolarmente critica dovuta alla pesante concorrenza esercitata dai grandi complessi più modernamente attrezzati. In queste aziende quindi le richieste avanzate dai lavoratori cozzerebbero contro una intrasigenza padronale giustificata dai datori di lavoro con le difficoltà (vere o presunte) di sostenere nuovi oneri salariali mantenendo i prezzi sul mercato nei limiti imposti dalla concorrenza. Impostato in questo modo il problema si può arrivare alla conclusione che il fronte dei lavoratori verrebbe facilmente spezzato e la nostra più grande forza, l'unità. verrebbe a mancare. Dal 1950 ad oggi il valore del salario reale ha subito una costante fiessione, e questo non è avvenuto in particolari zone, ma su scala nazionale. Penso quindi che, tenuti presenti tutti questi fattori, si debba esigere una tangibile rivalutazione del nostro salario su scala nazionale. Spetterà in seguito ai lavoratori delle singole aziende in cui esistono le possibilità oggettive per farlo, il partire dalla piattaforma costruita dall'azione comune per miglioramenti su scala aziendale. Nel nostro caso ad esempio un grosso problema è sul tappeto ed attende una pronta soluzione: il Premio di Produzione. Penso che l'impostazione data sin'ora alla calcolazione di detto premio sia errata.
Teniamo presente i dati apparsi sull'ultimo numero de « Il Trasformatore »:
Nel 1948 i profitti denunciati furono di 52 milioni pari all'8% circa del capitale so-
ciale con una produzione di Kg. 7.826.7'71.
Nel 1954 i profitti furono di 178 milioni più 380 milioni di azioni gratuite per un totale quindi di 558 milioni con un capitale di 1.600 milioni.
Ognuno può rendersi conto che i profitti dell'anno scorso assommano circa al 29%. Dal 1948ad oggi quindi i profitti sono saliti del 350%. La calcolazione del premio di produzione è stata effettuata sino ad ora sulla base del quintalaggio di merce spedita, da ora innanzi dovremo chiedere che venga effettuata in proporzione ai profitti denunciati. Il premio di produzione deve essere quindi calcolato sulla base dell'effettivo valore della merce spedita e non dal peso. Altri problemi attendono di essere risolti, l'importante è che da parte nostra esista la volontà di lottare e che non si venga meno sino alla loro soddisfacente soluzione. Un giovane operaio del rep. elettricisti
OVE VI È LA POSSIBILITÀ voti già lavorati sono in giacenza nei magazzeni e non sono di produzione della TIBB?
Dunque, ritornando al discorso di prima, si dice che si debbono fare delle economie, sempre per le ragioni della concorrenza, e si sono costruiti nuovi capannoni, un nuovo palazzo uffici, si sono acquistate nuove macchine.
no buoni che abbiamo in dotazione, si può affermare con tranquillità che in genere si legge poco e, ciò che è peggio, scegliendo non sempre bene il libro da leggere (o da acquistare). Si deve rimpiangere il periodo in cui l'oscurantismo più retrivo appoggiato dalla dittatura fascista fecero strage della cultura nei roghi sulle piazze e mettendo all'indice opere di grande valore morale e sociale?
Penso che ciò, comunque, non sia desiderabile, anche se quella antidemocratica azione dei nemici della cultura e del progresso valse a destare interesse per i libri bruciati e proibiti a chi forse li avrebbe ancora ignorati. Gli operai anziani sanno molto bene queste cose; infatti chi, in quel periodo, non cercava di avere una copia del Capitale di Marx, il Tallone di ferro di London oppure « La madre » e « la Spia » di Gorki »?
Ebbene è giusto ricordarlo, questi libri contribuirono non poco a rischiarare le tenebre, a dare coscienza a molti lavoratori italiani come agli oppressi di tutto il mondo della loro forza aiutandoli a spezzare le catene della schiavitù capitalistica ed imperialista.
Perchè dunque non vengono più letti? Perchè vengono lette poco opere di inestimabile valore di autori italiani o di altra nazionalità recenti o passate?
A questa domanda chiedo a tutti i lavoratori di rispondere, ai giovani in particolare modo la sottilineo. Non ci si può illudere, non si può evadere da una realtà che diventa sempre più contradditoria, con la lettura di solo giornali sportivi o con li-
Signor Ingegnere, ho sentito dire che Lei se l'é presa con la C.I. per quanto noi lavoratori scriviamo sul giornale di fabbrica. Davvero non avrei creduto che dei « poveri lavoratori » potessero scuoterla fino a tale punto. Sembra che Lei abbia. tra l'altro, detto che quando abbiamo qualche cosa da re dobbiamo rivolgerci a Lei direttamente.
Quando però abbiamo cercato di farlo Lei non ci ha voluto ricevere e una volta. in una occasione del genere, è persino intervenuta la Celere. E' vero però che Lei si è sempre degnato di ricevere la nostra C.I. per dire però sempre NO ad ogni giusta ed impellente richiesta.
Nò! Nò! Nò! sono ormai il trinomio con il quale i lavoratori di Vado usano distinguerla, ingegnere.
Forse Lei crede che a noi il sangue non bolla perchè siamo settentrionali, guardi Però che i « Ferri Morti » non li abbiamo messi noi, e guardi soprattutto che la fame ed il bisogno farebbero fondere anche le ossa!
Ancora una cosa ingegnere: cerchi, parlando con i nostri rappresentanti di non dimenticare che loro sono tutti noi e che se anche vestiamo una tuta sporca dietro a quella tuta può nascondersi un uomo che per intelligenza ed educazione può ben valere come quella di qualsiasi direttore meridionale o settentrionale che sia.
Non ce ne voglia ingegnere e accetti ì nostri auguri di Buone Feste e l'auspicio per un avvenire di pacifiche intese che dia a noi una migliore tranquillità finanziaria e a Lei la soddisfazione di venire a Vado senza il bisogno dei « Ferri morti ». Giullo
QUESTI PADRONI DEI VAPORE
Nel libro « I padroni del Vapore », il liberale del settimanale « Il Mondo », Enrico Rossi, dà un preciso termine a certi padroni e li definisce dei Baroni, il che deriverebbe da una baronata... come lo dovette ammettere l'ex presidente della Confindustria dottor A. Costa in un dibattito alla TV. Ma veniamo ai nostri padroni, quelli della Brown Boveri, cosa fanno, cosa vogliono, come agiscono. Prima questi tentano ogni sistema coercitivo nei confronti dei dipendenti, vorrebbero far tacere ogni attività sindacale, si tagliano i tempi di lavorazione e non si vuole precisare il perché di questo, o si dice che essi sono troppo grassi (ma chi ha fatto questi cottimi? Si accorge solo ora che sono grassi?), si diminuiscono le ore lavorative in molti reparti adducendo il pretesto che manca il lavoro.
Tutto questo si tenta di fare con la scusa che bisogna ridurre i costi per far fronte alla concorrenza, però i profitti aumentano, mentre la nostra paga è sempre uguale. Si dice che manca il lavoro allora si può sapere il perchè molti lavori di torneria, di fresatura, alesatura e di la-
Tutto questo è positivo, ma non è positivo che i lavoratori della nostra fabbrica abbiano un salario inferiore a quello di altre fabbriche, che non si risolvano i problemi che ci travagliano e che sono giusti come quello degli arretrati della indennità di mensa su tutti gli istituti contrattuali, quello del premio di produzione, della cassa assistenza ed altri. Dunque questo è come agiscono i nostri padroni; ad essi nulla importa dei nostri bisogni, per loro contano solo i loro profitti. Questo non può andare avanti oltre, la nostra situazione è insostenibile, per questo dobbiamo lottare per modificarla, per far capire a questi signori che esistiamo anche noi.
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Parliamo anche Noi dei "PADRONI del vapore
Con queste brevi note, vogliamo illustrare ai lavoratori del TIBB un libro che, scritto da un liberale, E. Rossi, assolutamente lontano dal poter 'essere accusato di filocomunismo, denuncia come un gruppo di uomini, detenendo nelle loro mani le leve dello Stato, manovrino per il loro esclusivo interesse, a danno del Paese e di tutto il popolo italiano.
« I Padroni del Vapore »> è il titolo di un volume vivacissimo e assai interessante, tanto da essersi meritato lodi e commenti in tutti i settori dell'opinione pubblica italiana. Lo ha scritto E. Rossi e lo ha pubblicato Laterza, dì Bari. Chi sono i « Padroni del Vapore »? Essi sono — per la definizione stessa dell'A. — i grandi e grandissimi industriali d'Italia, i detentori delle leve di comando dell'economia nazionale. — Gente che, come lo si può benissimo immaginare leggendo il volume — non ama troppo la pubblicità, gente che preferisce manovrare nella penombra ospitale dei propri uffici i capitali ingenti che hanno saputo accumulare, senza scrupoli, e che lasciano agli altri il clamore della pubblicità e le luci della ribalta. Gente che gioca — a colpi di miliardi di lire — le sorti e la vita stessa di milioni di uomini, ai quali è negato un uguale potere, e che
sono costretti a vivere e qualche volta morire. Si tratta insomma dei padroni della FIAT, della Montecatini, della Pirelli, della Italcementi, della Falk, della Edison, della SME e via dicendo. Nelle mani di costoro stanno i fulmini della guerra e della pace; nelle mani di costoro stanno i fili che fanno muovere gli uomini della ribalta, coloro che sono incaricati dell'alta missione di tradurre in espressione di propaganda, di influenza politica e ideologica, e di governo, i desideri dei «padroni del vapore ». I quali organizzando movimenti politici, pagando giornali, comprando uomini, riescono a portare il vapore, (in questo caso l'Italia) là dove la pesca dei miliardi può essere più ricca, anche se molti saranno poi gli uomini che pagheranno con la vita e con gli averi le fortunose navigazioni.
Il volume di Ernesto Rossi, coglie i « padroni del vapore » in un momento particolarmente interessante della loro attività: è il periodo tra le due guerre, il periodo del fascismo, il periodo nel quale distribuendo colpi di manganello, anni di galera di confino di polizia, i « padroni del vapore », credettero forse in cuor loro di avere definitivamente sgombrato il loro cammino da ogni ostacolo, riducendo al silenzio e all'impotenza, ogni forza antagonista, e
La COOPERATIVA ha BISOGNO dell'aiuto di tutti i LAVORATORI
anzi schiacciati da questo enorme e concentratissimo potere Dal peggiorare incessante della situazione economica e per conseguenza il continuo peggiorare delle possibilità finanziarie del popolo, specialmente dei lavoratori che sono costretti ad acquistare solo lo strettamente indispensabile, anche per la nostra Cooperativa Aziendale, si sta creando una situazione difficoltosa. Gli incassi diminuiscono sempre più, mentre le spese d'esercizio sono fortemente aumentate e, con la instabilità dei prezzi delle merci e la sempre meno assiduità dei compratori, lo squilibrio dà da pensare assai. Indubbiamente la causa maggiore di questo stato di cose sono le insufficienti possibilità economiche dei lavoratori che da parecchi anni lottano ininterrottamente per aumentare il proprio tenore di vita e di conseguenza i propri salari. Dal 1947 ad oggi la situazione è costantemente peggiorata a tal punto che il valore delle mille lire del "47 oggi è precipitato all'incirca a 650 lire, cioè un terzo in meno del valore d'acquisto. Tutto ha subito degli aumenti: il gas, l'elettricità, l'acqua, le ferrovie ed i mezzi di trasporto, gli affitti e tutti i generi alimentari e di vestiario. Contro questi aumenti, per mantenere il valore reale del salario tutti hanno lottato, dai lavoratori di ogni categoria, ai medici ed ai professori, ma il Governo che abbiamo non se se ne preoccupa ed i prezzi continuano ad aumentare. Certo che in questo disagio economico si dovrebbe riflettere, si dovrebbe orientare i propri acquisti verso quegli organismi che esercitano funzioni calmieratrici, verso le Cooperative.
allontanato lo spettro della lotta di classe sotto il monte nero del corporativismo. In questo periodo i « padroni mostrano una volta tanto la faccia, e si vedono gli Agnelli
i Donegani, i Falk e i Pirelli tanti altri loro camerati di navigazione esporsi in pubblico accanto al duce del fascismo, in atteggiamenti marziali, e rivestiti di marzialissime. sahariane da lucenti stivaloni. È certo che se i « padroni » avessero potuto prevedere la fine miseranda di così compromettenti orpelli, avrebbero evitato di venir meno alla loro tradizione di riservatezza, per continuare a starsene dietro le loro scrivanie nella quieta penombra dei loro studi.
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La nostra Cooperativa Aziendale, se pur modesta, è bersaglio dei liberi commercianti che tentano, con ogni mezzo, di crearle difficoltà per fiaccarla, per stroncarla, ma sin'ora con risultato negativo. Ogni socio, ogni dipendente del Tecnomasio deve comprendere che la Cooperazione è progresso e maturità civile. Nelle regioni, nelle Provincie ove essa ha assunto maggiore sviluppo vi è maggiore benessere.
Dunque noi lavoratori dobbiamo sentire la Cooperativa Aziendale come una cosa nostra, dobbiamo contribuire al suo rafforzamento, perciò è un errore non essere suoi clienti, è un errore tacere al sentire dei volgari denigratori sparlare della Cooperativa e dei cooperatori. Se tutti frequentassimo la Cooperativa come se fosse una nostra casa noi sicuramente ne capiremmo i suoi problemi, le difficoltà in cui si dibatte e certamente ne diverremo presto dei sostenitori. E la Cooperativa necessita di tanti sostenitori, di clienti affezionati che convincano altri dipendenti a diventarne, perchè sarebbe assurdo, sarebbe vergogna che la Cooperativa Aziendale del Tecnomasio, ove vi sono circa tre mila dipendenti, dovesse ridursi all'esaurimento.
Tutti abbisognano di prodotti che vi sono in Cooperativa e basterebbe che ogni uno spenda L. 150 alla settimana per permettere alla nostra Cooperativa di superare questi momenti di depressione economica sociale, conservando la Cooperativa, che sarà orgoglio nei momenti migliori e molto utile per l'avvenire.
RENATO MAURI
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È una storia che merita di essere letta e meditata specialmente da quei giovani che troppo spesso credono alle rodondanti parole e cedono agli inviti della retorica. Non è un libro di storia, ma è forse qualcosa di più di un libro di storia in quanto riporta alla luce fatti avvenimenti che solo la forza morale e intellettuale di un uomo libero ha potuto illuminare con tanto risalto. Quante menzogne, crollano sotto l'illustrazione dei fatti riesumati da E. Rossi, spesso illustrati da documenti fotografici di grande attualità, se si pone mente al fatto che i «padroni del vapore » anche se non vestono più le attillate sahariane di un tempo, anche se non usano più farsi vedere alla luce del sole nelle loro funzioni di sempre, sono ancor oggi fisicamente, economicamente e socialmente coloro che tirano i fili e governano la situazione, costituendo una realtà con la quale il popolo italiano deve fare i conti.
Volete capire bene che cosa è la Confindustria e quale ruolo essa giochi nella vita politica nazionale? Leggete « i padroni del vapore » e lo saprete. Volete sapere i motivi non certo utili di strepitose vicende e di strepitose catastrofi nazionali? Leggete « i padroni del vapore ». Ma basta così. Noi crediamo che un libro del genere dovrebbe essere nelle mani di ogni vero italiano, di ogni lavoratore, e tanto più di coloro, che, con le loro miserie, la loro indigenza costituiscono la dolorosa prova di quali risultati possa portare una navigazione guidata dai « vecchi padroni del vapore ».
(d. M. N.) Acci
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