Una copia L. 10
Anno Il N. 11 - 30 Novembre 1955 - Redazione presso la C. I. di fabbrica
L TRASFORMATORE Periodico dei Lavoratori del Tecnomasio
La Confindustria è nella fabbrica I lavoratori a Congresso In questo mese effettuate due fermate per l'indennità dì mensa Dobbiamo condurre con piú vigore la lotta all'interno delle nostre fabbriche ! Ci spettano circa 100 milioni di arretrati Le trattative tra le Confederazioni dei lavoratori e la Confindustria sono naufragate. Sono naufragate per la caparbietà degli industriali, sordi alle precisazioni governative, alle recisioni della magistratura che ha condannato piu volte questo o quell'industriale a pagare gli arretrati della mensa. Così gli industriali si sono dimostrati per quel che sono, in modo che se ci fosse stato qualcuno ad avere dei dubbi sul loro conto, certamente li avrà dissipati. E' bene chiarire una buona volta per sempre, che la nostra Direzione ha la sua grande parte di responsabilità in questa faccenda e nella politica generale condotta dal padronato italiano. E' inutile, è • puerile da parte sua, trincerarsi nel dichiarare che la questione è demandata alle Organizzazioni Nazionali. La Confindustria e composta anche dalla nostra Direzione ed è anche la nostra Direzione che spinge la Confinaustria a mantenere l'atteggia-mento che tutti conosciamo. Vani sono i tentativi dell'ing. Soldini quando cerca di discolparsi incolpando magari i sindacati ai non saper condurre a termine le trattative, quando egli stesso incita la Connnciustria a tenere duro. E' necessario parlarci chiaro e comprenderci bene su queste questioni. Sia chiaro il concerto che l'industriale cerca di allontanare la lotta dalla propria faborica tentando di trasportare il tutto sul terreno nazionale. Egli sa benissimo, piu dr quanto non lo sappiano i lavoratori, che la lotta diretta nella sua avenda, contro di lui personalmente' e sempre estremamente efficace perche gli operai sanno tenere conto delle sue debolezze, della situazione della fabbrica stessa e che quindi o presto o tardi lo mettono in condizione di esaudire le rivendicazioni da loro poste. E' ancne noto che l'industriale usa la tattica del trasferimento dei problemi in campo nazionale ancne quando non ha argomenti a sua disposizione, quanao la logica e così stringente per cui si sente con le spalle al muro, proprio così come è accaduto anche per la indennità di mensa. Egli pensa in questo modo di ottenere due 'risultati: per prima cosa egli pensa di scaricare le proprie responsabilità e di apparire buonp e ragionevole nei confronti delle maestranze. « Vedete? » dice l'ing. Soldini, « non appéna a Roma trovano l'accordo, io vi pago, non l'acconto, ma tutti gli arretrati ». In secondo luogo egli tenta di occultare ai lavoratori l'obbiettivo della loro lotta. Contro chi si lotta se la questione è nazionale? Chi è il nemico contro il quale si deve lottare? I lavoratori dovrebbero aspettare ordini nazionali, e lasciare in pace il padrone nella fabbrica. Ma è proprio perchè il padrone è lasciato in pace nella fabbrica che incita la Confindustria a non mollare, nonostante gli sforzi enormi fatti dai rappresentanti dei lavoratori per trovare una soluzione. Da ciò ne deriva che i lavora-
tori non debbono mai dimenticare che la lotta si deve condurre principalmente contro il loro diretto avversario col quale si è a contatto tutti i giorni. Ciò anche se non si disdegnano le azioni più o meno estese dichiarate dai Sindacati. Se è vero che al padrone fa comodo la « quiete aziendale » per ppter resistere meglio, è altrettanto vero che i lavoratori debbono fare il contrario: non
lasciare tregua al padrone fintantochè esso non addivenga ad una soluzione soddisfacente. Si sviluppi quindi la lotta aziendale sul problema della mensa o sugli altri problemi esistenti nell'azienda stessa. Non dare sosta alla lotta, giorno per giorno fino al suo epilogo. Questo dobbiamo fare se vogliamo piegare la Confindustria ed ottenere i nostri diritti. B. R.
Questi i risultati per il rinnovo della C. I. di Castillia C.G.I.L. operai impiegati
461 70
U. I. L. operai impiegati
75
Questa la nuova C. I. Gussago Francesco Arno Rino Sormani Evangelista Morini Giuseppe Barazzetti Ettore Pamparana Luigi ( impieg.)
Mozzali Luigi
Grazie all'invito rivoltoci dal Comitato Sindacale FIOM a presenziare al precongresso di fabbrica dei 1600 iscritti alla FIOM, possiamo dare un resoconto di ciò che si è discusso, in quanto siamo sicuri che interessa tutti i lavoratori di qualsiasi corrente sindacale siano. Inoltre vorremmo che anche le altre correnti sindacali di fabbrica ci invitassero ai loro congressi per potere dire ai lavoratori ciò che si è discusso in quanto siamo certi che, ovunque si discuta dei problemi del lavoro, sia necessario renderne edotti i lavoratori stessi. Nel mese di Febbraio -si terrà a Roma il IV Congresso Nazionale della C.G.I.L. in cui si discuteranno problemi che interessano tutti i lavoratori, problemi che vanno dalle libertà all'interno delle fabbriche, alle questioni produttive e salariali ed a problemi organizzativi della CGIL. Una novità presenta questo IV Congresso: non vi sarà una mozione unica da discutere ma gruppi di lavoratori potranno presentare delle mozioni che verranno discusse e se approvate saranno applicate. A questo Congresso seguiranno prima i congressi di categoria. La FIOM (Federazione Impiegati Operai Metallurgici) terrà il suo
Congresso Nazionale dal 18 al 22 Gennaio, quello provinciale si terrà dal 6 al 7 Dicembre. Per portare l'esperienza e le opinioni dei lavoratori delle fabbriche si tengono in questo periodo i precongressi di fabbrica ed anche nelle nostre fabbriche del Tecnomasio si sono tenute queste assemblee. Il TIBB romana ha effettuato il suo precongresso il 21 Novembre. Prima di arrivare a questa data il Comitato sindacale della F.I.O.M., onde poter parlare a tutti i lavoratori e per sentirne il loro parere sulle lotte in corso e sulla giustezza di come sono condotte, ha tenuto 32 riunioni di reparto a cui hanno partecipato la maggioranza dei lavoratori. Il giorno 21 alle ore 17, nella sala della mensa, alla presenza del segretario della F.I.O.M. Provinciale Aldo Bonaccini, un centinaio di lavoratori hanno discusso sulla relazione presentata da Vitaloni, i vari problemi della fabbrica. Questi problemi sono stati dibattuti in vari interventi tenuti dalla Rampazzo, da Alpino, Morandotti, Del Boccio, Fantuzzi, Rossi, Mignocchi, Sala e dalle conclusioni di Bonaccini. Gli intervenuti hanno parlato-della nuova regolamentazione dei cottimi ed in special modo (Continua in 3 pagina IV colonna)
lavoratori non lasceranno toccare il diritto di propaganda durante Io scoopero. Ogni tanto la nostra Direzione tenta di violare qualche nostro diritto forse con la segreta speranza che tenta oggi tenta domani qualche cosa si può togliere ai lavoratori del Tecnomasio. Questa volta è stato minacciato il diritto di propaganda di sciopero. In seguito allo sciopero del 18 Novembre, effettuato per ottenere l'indennità di mensa su tutti gli istituti contrattuali ed i suoi relativi arretrati, l'Ufficio Sindacale del TIBB inviava una lettera in cui deplorava che gruppi di operai, prevalente mente giovani, percorrevano ireparti schiamazzando ed esercitando vive pressioni su quanti non aderivano allo sciopero; la lettera continua dicendo che la Direzione, mentre non è nelle sue intenzioni limitare il diritto allo sciopero, rende noto che deve essere rispettata da tutti anche la libertà di lavoro ed avverte che per questa volta non prende provvedimento ma che sarà costretta a farlo qual'ora simili fatti avessero a ripetersi. Dunque siamo giunti a questo punto: si vuol negare al lavoratore che sciopera di convincere i propri compagni ad unirsi alla lotta! Mai nella nostra fabbrica, anche in periodi più « caldi », sono successi incidenti tra lavoratori che volevano convincere i loro compagni di lavoro che lavoravano a scioperare e questo perchè i lavoratori della Tecnomasio conoscono e applicano molto bene la democrazia! Il diritto di sciopero è strettamente legato al diritto di propaganda per convincere colui che lavora ad unirsi agli altri e questo lo sanno i lavoratori per cui mai se ne priveranno. Si vuole imputare ai lavoratori di coartare la coscienza di chi lavora, come mai allora alcune
volte certi capi reparto, appena inizia lo sciopero vanno nei reparti a farsi dare il nome di chi lavora? Non è forse questa un'opera di coercizione? Per quanto riguarda gli schiamazzi è bene la Direzione sappia che questi erano provocati dalle L. 27.000 di arretrati che spettano ai lavoratori. Certo si obietterà che non vale la pena di gridare per una così misera cifra! Ma i lavoratori sono del parere contrario e la Direzione, se non vuole sentirli gridare più forte, farebbe bene a concedere le L. 27.000 spettanti ai lavoratori perchè questi son decisi a non fermarsi anche davanti a delle minacce. Si parla, nella famosa lettera,
lettera della C. I. La Commissione Interna presa visione della lettera diretta ai lavoratori precisa quanto segue: Nel corso dello sciopero del giorno 18-11-1955 provocato dallo stato di esasperazione in cui si trovano i lavoratori, affermiamo che non sono state esercitate pressioni verso nessun lavoratore e lo stanno a confermare i fatti, cioè diversi di essi non hanno sospeso il lavoro. Per quanto riguarda l'esercizio della libertà di sciopero e della indispensabile propaganda. la Commissione Interna a nome dei lavoratori dichiara che tale diritto, sancito dalle leggi dello Stato, non può essere messo in discussione. La Commissione Interna protesta e respinge ogni forma di pressione e di intimidazione commessa ai danni di coloro che di tale diritto ne fanno uso. LA COMMISSIONE INTERNA
di non volere prendere alcun provvedimento, però, d,opo aver riconosciuto un giovane, lo si fa chiamare personalmente dal signor Direttore. Certo si obietterà che questa è una iniziativa personale dell'ing. Spinoccia, però questa è servita ad intimidire questo lavoratore. L'ing. Spinoccia gli ha detto che non vuole che persone fatte assumere personalmente da lui facciano il « galoppino degli scioperi » per cui avrebbe pensato ad avvisare la famiglia. Non è questo un nuovo tentativo di coartare la volontà di chi vede nello sciopero l'unica arma per difendere i propri diritti? Molti sono i lavoratori che partecipano agli scioperi che sono entrati al TIBB grazie all'inte-
ressamento di persone influenti, se si comincia da questo esempio dove si andrà a finire? Si vuole forse, in futuro, farli chiamare per tener loro un bel discorsetto? Noi crediamo che un Direttore di fabbrica, anche se nella lotta per gli arretrati della indennità sulla mensa sono in gioco circa cento milioni, non si deve abbassare a simili sistemi per tentare di fermare la lotta.. Comunque, malgrado questi siano stati adottati, la lotta dei lavoratori continua e ora non solo per ottenere i loro giusti diritti sulla indennità di mensa ma anche per difendere il loro diritto di propaganda durante lo sciopero ed il loro stesso diritto di sciopero.
Parole chiare del Presidente della Repubblica contro ogni tentativo di discriminazione. Nel corso di questo mese il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, nel corso di una riunione coi Prefetti di nuova nomina, ha tenuto un discorso nel quale noi crediamo che con esso non intenda rivolgersi ai soli Prefetti ma a tutti coloro, ed in special modo agli industriali italiani, che fanno delle discriminazioni tra i lavoratori l'arma per ottenere i loro voleri e per frenare la lotta verso nuovi miglioramenti. Ecco la parola del Presidente della Repubblica: « Voi farete cosa saggia se non farete nessuna distinzione tra partiti al potere e partiti all'opposizione, quando si tratta di far rispettare da tutti, imparzialmente e inflessibilmente la legge. Soltanto così lo Stato — lo Stato democratico — si può mantenere, altri-
menti anche la democrazia degenera in regime, e il regime è arbitrio che avrebbe ben poco da invidiare ad altri arbitrii ». «Da gente che non ha casa, ha scarsa remunerazione, vede i figli in una posizione di inferiorità verso molti altri, non si può certo pretendere il rassegnato riconosci• mento che il proprio destino sia quello di avere una situazione di inferiorità e di dolore». Dopo queste chiare parole tocca a noi lavoratori far sì che cessi la discriminazione all'interno delle nostre fabbriche e che sia rispettata la libertà del cittadino lavoratore. Noi siamo sicuri che se la discriminazione sapremo farla cessare nelle fabbriche daremo un contributo sicuro affinchè essa cessi anche in tutto il Paese in modo da applicare ciò che l'On. Giovanni tronchi ha detto.