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Anno 11 N. 4 • 21 Aprile 1955 - Redazione: presso la C.1. di fabbrica
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Periodico dei Lavoratori del Tecnomasio . • 1•11111•111•1111_
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DA UN MESE IN LOTTA I LAVORATORI DI ROMANA, CASTILLIA E VADO LIGURE Effettuate diverse centinaia di ore di sciopero - Lo strano atteggiamento della Cisl aziendale La Direzione riceve la C. I. ma non risolve nulla - Rafforziamo la nostra unità. Da un mese le nostre fabbriche di Romana, Castillia e Vado Ligure si trovano in agitazione per la definizione dei problemi: Conglobamento, Cottimi, Premio di produzione, Cassa Assistenza Mutua Aziendale. Pensiamo che ritornare ancora a spiegare tutti i problemi in discussione sarebbe troppo lungo e non avremmo lo spazio sufficiente data la complessità dei problemi. doveroso però da parte nostra parlare del modo come è stata condotta la lotta fino a questo momento e trarne i dovuti insegnamenti necessari affinché, se vi sarà un ulteriore rifiuto da parte della Direzione di risol-
verli, riprenderla in modo più efficace anche se costerà duri sacrifici da parte nostra. Si e parlato molto della efficacia o no del quarto d'ora e della mezz'ora e molti lavoratori chiedevano una lotta più energica più massiccia e addirittura altri che volevano passare alla forma di oltranza. La C.I. per il momento aveva indirizzato i lavoratori ad adottare la forma di lotta del quarto d'ora e della mezz'ora perchè riteneva che allo stato di cose in cui ci si trovava non era ancora arrivato il momento di dare dei colpi duri e in previsione di una lotta più cruenta di tenere in riserbo
Nel Decennale della Resistenza)
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O AL FASCISMO ELLE FABBRICHE Ricorre in questi giorni il X Anniversario dell'Insurrezione vittoriosa del popolo italiano che ha liberato l'Italia dall'invasore tedesco e dal traditore fascista. Nel ricordo di questa data si affollano alla nostra mente mille e mille ricordi di gesta gloriose compiuti dal popolo e dai lavoratori. Il primo fra questi è quello dei compagni caduti, trucidati dai nazitascisti o nei campi di sterminio, morti o dispersi nei vari campi di battaglia in cui erano stati costretti a combattere per una guerra che solo i grandi capitalisti « padroni del vapore» avevano voluto e che fin dall'inizio il popolo aveva condannato. Le sof f erenze, la fame, la paura dei bombardamenti, a volte la disperazione, avevano trovato sfogo nella lotta, nell'unità di tutto il popolo che ne era uscito infine vittorioso. Si apriva così un'epoca nuova per il nostro popolo e per la classe operaia, che è stata la principale protagonista di questa lotta, poneva subito le proprie rivendicazioni. Gli operai delle fabbriche ed i lavoratori tutti sapevano che cosa era costato loro la resistenza al fascismo e che cosa era costato loro difendere le fabbriche dalla distruzione. Sapevano che il fascismo era servito ai Oandi industriali ed ai grandi agrari per accumulare ingenti profitti, ad instaurare nelle fabbriche una disciplina di tipo militare che permettesse loro di sfruttare i lavoratori con forme inumane senza che questi potessero difendersi, per i ribelli vi erano i tribunali speciali, per gli altri o la tessera del fascio o la fame. Per questo, appena conquistata la libertà, i lavoratori si organizzarono e nel clima della liberazione si ebbero, con le lotte unitarie, le prime conquiste. Gli industriali sapevano quale era la forza dei lavoratori uniti perciò non facevano troppe storie, erano costretti a conoscere la giustezza delle rivendicazioni
ed ha concedere ciò che i lavoratori chiedevano, a permettere nelle fabbriche quella libertà che si godeva nel paese. Sembrava ormai che la nuova vita democratica del nostro paese potesse portare con sè, oltre alla libertà e alla pace, anche un benessere sempre crescente per tutti. Purtroppo invece, a 10 anni di distanza, quegli ideali e quegli obbiettivi per cui si era tanto lottato non si sono potuti realizzare. Oggi ritorna ancora sugli uomini di tutto il mondo il pericolo della guerra e coloro che la vogliono sanno che sarò possibile attuarla solo se il Continua e pag. 2
tutte le nostre energie. Quei lavoratori che dovevano che la sciopero disposto in questo modo non avrebbe servito a nulla si sono sbagliati, perchè la Direzione, dalla posizione iniziale negativa, con la nostra azione ha dovuto ricevere le Commissioni Interne per discuterle. Le deficenze per noi consistono nel non aver spiegato abbastanza ai lavoratori i problemi per cui alcuni di loro non avevano compreso gli obbiettivi che si volevano raggiungere e di conseguenza si erano creati dei vuoti nella lotta. Se in parte è vero- questo è anche vero pero che a gettare confusione in questa competizione vi ha dato man forte il sindacato C.I.S.L. di fabbrica il quale, speculando sulla ignoranza dei problemi da parte di molti lavoratori, ha tentato il tutto per tutto per rompere il fronte di unità dei lavoratori, facendo circolare nella fabbrica una infinità di notizie false e di loro pseude conquiste. Cosa voleva dimostrare ai lavoratori la C.I.S.L.? Che era inutile fare l'agitazione, che erano ore perse inutilmente, e che in definitiva non era il caso di fare scioperi perchè vi erano loro che andavano a discutere con la Direzione e avrebbero ottenuto tutto. Vaga chimera se i lavoratori avrebbero creduto a queste cose! Il fatto è che se la Direzione ha modificato il suo parere non è stato certo per r•bilità manovriera del sindacato C.I.S.L. ma e stata la lotta impegnativa che hanno condotto i lavoratori dei tre stabilimenti che hanno fatto deviare lo stato di cose dalla posizione intransigente della Direzione. È doveroso da parte nostra
segnalere l'azione che il sindacato C.I.S.L. sta svolgendo nella fabbrica da un po' di tempo a questa parte. Esso chiede colloqui con la Direzione e questa benevolmente glie li concede, invia lettere all'ing. Soldini tutto allo scopo di trattare da solo le questioni che sorgono nella fabbrica. Noi diciamo ai lavoratori che l'unico organismo che ne ha il diritto di trattare i loro problemi, in quanto eletto demo-
craticamente da tutti i lavoratori, è la C. I., e nessun sindacato si può arrogare questa diritto di andare a trattare da soli i problemi che interessano i lavoratori della nostra fabbrica per tutte le questioni che .possono sorgere. Troppo bello sarebbe per il nostro padrone trovarsi lì tra i piedi un sindacato di comodo al quale dare una volta tanto un contentino, ma le questioni di fondo che Continua e pag. 2
Sia il 1 Maggio una giornata di lotta in difesa del lavoro e delle libertà Il Primo Maggio del 1955 avrebbe dovuto essere una giornata di ec,- nazione per .le conquiste fatte, con le armi alle mani, dieci anni fa dai lavoratori e dal popolo italiano. Allora vi era in tutti la speranza che tutti gli italiani, dopo la tremenda prova della guerra nazifascista, avrebbero trovata- nella ricostruzione dalle rovine lasciate, quella fraternità tra tutti che avrebbe permesso, con un rinnovamento sociale e politico in una Repubblica Democratica, il miglioramento delle condizioni di vita del popolo e dei lavoratori. Ma così non fu. Colore che diedero vita al fascismo, gli industriali, coloro che lo deposero quando s'accorsero che il popolo stava cacciandolo, coloro che trescarono coi nazisti e si
W il Decennale della Resistenza
25 Aprile Aprile 1945: I partigiani sfilano, tra 'due ali di popolo, il quale li sostenne durante la Guerra di Liberazione, per vie di Milano liberata.
comprarono a Liberazione avvenuta delle benemerenze, non vollero rinunciare ai loro esosi guadagni. Per prima cosa si divise quell'unità che si era formata con la Guerra di Liberazione, poi si formarono dei governi nei quali erano esclusi coloro che avevano dato il maggior contributo alla cacciata dei fasCisti: i lavoratori. Si tentò di varare delle leggi contro i lavoratori, ma questi lottarono ed esse vennero respinte. Visti falliti questi tentativi si tenta di portare con ogni mezzo la reazione più brutale, in quanto colpisce e getta sul lastrico intiere famiglie, nelle fabbriche. Il Primo Maggio di quest'anno deve essere un Primo Maggio di lotta contro le prepotenze che si stanno attuando nelle fabbriche. In questo Primo Maggio i lavoratori dovranno esaminare la situazione creatasi nelle fabbriche e studiare il modo più conseguente per far recedere « i padroni del vapore » dai loro propositi. Per prima cosa si dovrà cementare sempre più l'unità di tutti noi lavoratori contro questi soprusi che aprono la via al fascismo nelle fabbriche e nel paese, poi si dovrà far conoscere alla popolazione ciò che avviene nelle nostre fabbriche, il popolo deve essere al nostro fianco perchè tutti uniti dobbiamo difendere il patrimonio della Resistenza insidiato da gente che non ha scrupoli e che tenta nuovamente di farci precipitare nel baratro di una nuova guerra. Lavoratori! Facciamo sì che il Primo Maggio 1955 sia l'inizio di quella grandiosa lotta unitaria che si dovrà sostenere per far capire agli industriali che il fascismo nelle fabbriche e nel paese non ritornerà, e che i lavoratori non solo si batteranno sino in fondo per questo, ma contemporaneamente si batteranno per migliorare le loro condizioni di vita, per far capire a questi signori che anche essi hanno il diritto, conquistato col sacrificio e col sangue per difendere le fabbriche, di contribuire alla gestione di esse ed alla direzione del nostro paese.