I. S. R.
M. O .
Sesto S. G. - Milano n e
Il 'l'ore
Numero unico IN ATTESA DI AUTORIZZAZIONE Milano, 22 aprile 1971 Stampa in proprio
* Periodico di controinformazione a cura della Cellula Corsera del P.C.I. - Via San Marco, 21 - Milano *
PERCHE' IL "TORCHIO" La realtà italiana si trova oggi sottoposta a due forze polarmente opposte: da una parte profonde e radicali trasformazioni si compiono sotto l'urto delle lotte operaie, dall'altra si cerca di trovare un equilibrio che allo stato attuale delle cose, così come esso si configura all'orizzonte, tende ad apparire fondato sulla tutela di un sistema sociale ed economico basato sul privilegio, sulla discriminazione e sullo sfruttamento. Stiamo assistendo infatti a vasti movimenti di lavoratori in lotta per l'acquisizione di maggiore dignità e rispetto nella fabbrica, di una maggiore sicurezza sociale e previdenziale, per la difesa del posto di lavoro; all'acuirsi di una contestazione giovanile che mette in discussione i principii organizzativi stessi della società in cui viviamo; all'accentuazione dei fenomeni di dissidenza all'interno dei gruppi politici al potere; a larghe manifestazioni popolari per le riforme. Ma nello stesso tempo assistiamo a un rigurgito di forze conservatrici e reazionarie
che tentano di frenare l'allargarsi del moto di protesta che invade la società a tutti i livelli. Tutto questo non può non avere ripercussioni anche nella nostra Azienda, non può non essere dibattuto a livello di base. Ma non è solo questo il motivo che ci spinge a pubblicare questo giornale. A nostro avviso la realtà del « Corriere della Sera » di cui facciamo parte è così complessa e piena di contraddizioni, che certi nodi hanno bisogno di essere analizzati e chiariti fino in fondo perchè possano essere portati alla luce i veri processi che ne stanno alla base. ( Verificare! e di essi ci sembra opportuno dare un'interpretazione squisitamente politica, individuare le forze che agiscono nel loro interno, precisarne le responsabilità e smascherare le collusioni di potere ). Per questo avevamo bisogno di un giornale tutto nostro che senza limitazioni di spazio ci mettesse in grado di aprire un dibattitto politico sulla conduzione aziendale. Un giornale quindi sensibile ed attento a tutti gli eventi dell'Azienda in cui lavoriamo, pronto a coglierne gli spunti critici e a farsi portavoce dei problemi dei lavoratori. Un giornale che,
anche se nato nell'alveo di una tradizione di Partito — quella del PCI, nel quale riconosce la sua sede naturale di elezione — non disdegna di accettare un dialogo aperto, pacato e costruttivo con tutte le forze democratiche e progressiste del « Corriere ». Infatti, un altro fattore fondamentale che ci ha spinto alla fondazione di questo giornale è stata, non solo la constatata esigenza di uno strumento di comunicazione e di informazione, incisivo, polemico e provocatorio — oggi indispensabile secondo noi come mezzo di formazione di una visione comune di contestazione sistematica delle condizioni in cui ci dibattiamo — ma anche la sentita esigenza di ricercare quei legami, che al di sopra di ogni differenza ideologica, accomunano i lavoratori tutti, in modo da ricostruire quella coscienza unitaria senza la quale ogni lotta, ogni progresso, rischiano di essere sterili. Ecco perchè abbiamo voluto questo giornale ed ecco perchè ci sentiamo di rivolgere un appello a tutti i simpatizzanti di questa iniziativa perchè facciano loro il nostro giornale e collaborino con noi al successo comune. La redazione
Benvenuto Signor DIRETTORE GENERALE Signor Direttore, questa è la prima volta che ci rivolgiamo a Lei dopo la sua democratica e originale presentazione ai lavoratori e il successivo insediamento alla sua alta carica. Lo facciamo trascurando il formalismo, del quale Lei ha sentenziato la fine, per entrare nel merito di quanto è importante dirci. Siamo la cellula del Partito comunista del Corriere, parte integrante del movimento operaio, organizzato in vari organismi di massa. Siamo dunque una componente del multiforme schieramento ideologico e politico italiano, patrimonio questo di tutto un popolo il quale se ne è fatto strenuo prima difensore nella Resistenza e poi garante nelle successive occasioni di lotta. La Resistenza si è esercitata al Corriere; quello spirito ha sempre ispirato l'attività politica e sindacale largamente rappresentata. Ci pare di sapere che sul tema dell'antifascismo molti punti ci accomunano: infatti nella rappresentazione quasi epidermica, troppo intima per essere rispettosa e intelligente, fatta da un concorrente settoriale troppo scoperto nel gioco, risaltava un aspetto del Suo passato e della Sua personalità: la fede antifascista. Quel dichiararsi apertamente ci dispensa da retorici elogi, facilitandoci un discorso sincero orientato sul convincimento che i valori repubblicani della nostra Costituzione avranno, in questa fabbrica, un qualificato difensore. La Sua collocazione aziendale di alta responsabilità ci impone inoltre di sottolineare una situazione politica di cui i lavoratori democratici più anziani sono i depositari, ed i giovani i continuatori; figuri del lugubre ventennio non hanno mai osato riproporsi, l'apologia rimaneva una intenzione di pochi! Ora, nel rigurgito qualunquista e fascista, si assiste ad un velleitario ritorno di qualche nostalgico mascalzone. Dobbiamo vigilare attentamente e stroncare risolutamente qualsiasi fatto reazionario. Noi riteniamo una provocazione ogni azione tendente a giustificare un passato vergognoso che le nostre coscienze rigettano.
Ai timidi tentativi di squallidi retaggi è da imputarsi l'atteggiamento sostenuto dal « Corriere » per certa filosofia caldeggiata con profondo senso demagogico da una troupe di nostalgici accucciati nelle « tane » delle redazioni e della cronaca. Ma a questi dimostreremo una volontà decisa e precisa per imporre la continuità dello spirito democratico della Resistenza: volontà che presuppone organizzazione! Signor Direttore siamo convinti che anche il Comitato Antifascista costituitosi in Azienda, necessiti di una partecipazione, non tanto stratificata socialmente, bensì di una adesione sorretta da fede e spirito costituzionale. Se la Sua nomina e quella di altri dirigenti è sinonimo di svolta nelle scelte, oltrechè per le capacità professionali, anche per chiare tendenze ideologiche, attendiamo che tale svolta sia operata nella direzione politica. Confidiamo dunque nella Sua personale autorità. Ecco riassunti in breve i motivi di un dialogo a distanza, con accenti forse partigiani, ma una partigianeria di tutti coloro che dal lavoro traggono sostentamento e benessere. La storia del movimento operaio dallo Statuto Albertino allo Statuto dei Lavoratori esemplifica da un lato il cammino percorso, dall'altro indica la strada da seguire. Una via sulla quale il movimento operaio e le sue organizzazioni intendono affermare un diritto di intervento sempre più esteso, sia nei piani di ristrutturazione logistico-produttiva sia nei piani di programmazione economica aziendale, che in quelli riguardanti le dimensioni umane e civili dell'Azienda. Un potere operaio non più declamatorio ma reale; un potere operaio senza soggezioni o supine riverenze. Signor Direttore, questo incontro dialettico ma non formale, vuole significare un punto di incontro e di partenza per un futuro tutto da vedere e da giudicare. La parola ai fatti. * *
METODO E COSTUME La nostra presenza in fabbrica registra, con l'ingresso nel Partito di molti giovani, un accrescimento numerico che, se da un lato legittima una certa soddisfazione per il lavoro svolto, dall'altra ci impone di continuare questo lavoro affrontando con questi giovani il discorso sul metodo e sul costume del nostro Partito, elementi che lo qualificano rendendolo diverso dagli altri partiti. Per questo è necessario politicizzare i giovani, compito del partito rivoluzionario, serio e continuo. Il compagno Longo al XII Congresso ha sottolineato particolarmente l'impegno necessario a proposito dei nuovi concreti compiti politici del Partito. « La soluzione di questi compiti esige, da parte nostra, la capacità di guardare alla realtà senza prismi deformanti, senza preconcetti o apriorismi ideologici, senza esclusivismi, con la coscienza che il nostro compito non è solo quello di interpretarla ma è quello di trasformarla, e che mai, perciò, bisogna aver paura del nuovo, perchè il nuovo è la realtà che si trasforma, il domani che si fa oggi, è la prospettiva che si fa presente ». Così fa parte del nostro costume considerare le critiche che politicamente ci vengono dall'interno del Partito, ma non possiamo accettare posizioni personali o di gruppi all'interno stesso del nostro Partito, perchè ciò significa porsi al di fuori di quel « collettivo intellettuale » che è il partito rivoluzionario stesso. Non siamo e non saremo tolleranti o teneri con coloro che cercano scuse ipocrite e squallide per uscire dal Partito, ed approdare verso « lidi più comodi »; questi elementi non hanno voluto capire nulla della sua linea politica, nulla della democrazia nel Partito, nulla della sua struttura. E parlando di linea politica, di struttura e di democrazia del Partito, intendiamo il metodo nella realizzazione concreta dell'esigenza democratica socialista del Partito Comunista Italiano, in una linea politica comune a tutti i militanti, sorretta dalla preparazione ideologica e dall'esperienza. FONDAMENTALE per quanto riguarda il metodo è il confronto continuo delle idee, l'analisi della realtà del nostro Paese, del nostro popolo in funzione delle scelte politiche. Da qui il significato politico di un efficace contributo alla lotta delle classi lavoratrici, impegnate nella trasformazione socialista del nostro Paese. I compagni debbono quindi difendere, rafforzare il Partito con la partecipazione politica e attiva, continua in tutte le organizzazioni di massa, soprattutto nella fabbrica, attraverso quegli organismi di classe quali il sindacato, i comitati unitari antifascisti, ecc. * *