Chi subisce una soppraffazione senza reagire non è più socialista perchè non è più un uomo libero e perde il diritto di parlare in nome della libertà degli altri, avendo ad essa rinunciato in prima persona. (« POTERE di BASE »)
Marzo - Aprile 1971
Abb. Postale Gruppo IV
Anno II - N° 2 - Periodico bimestrale
ORZO
NAS Nucleo Aziendale Socialista IALFA ROMEO - ARESE
PERIODICO PER I LAVORATORI ALFA ROMEO
L'ANTIFASCISMO E' LA COSCIENZA DEL PAESE CHE VUOLE COSTRUIRE UNA SOCIETA' GIUSTA.
Andare fino in fondo Così richiede la stragrande maggioranza del popolo italiano, che non accetta la teoria degli opposti estremismi. Non siamo mai stati, e non siamo, i propugnatori di una politica repressiva, ma crediamo che sulla strada intrapresa non ci si possa fermare fino a quando tutte le centrali della sovversione neo fascista non siano state identificate e disciolte, fino a quando coloro che auspicano per l'Italia un destino spagnolo, turco o greco, o il sempre « patriottico » fascismo italiano, non siano messi in condizioni di non nuocere.
Il momento è carico di ten-
EQUILIBRI AVANZATI E POSSIBILIsione. Il neofascismo sviluppa la Il documento conclusivo del Comitato Centrale del P.S.I. è al centro del dibattito politico in atto nel Paese. Da destra si grida al frontismo, da sinistra si preme per fissare alla prospettiva degli equilibri più avanzati, tempi stretti e implicazioni stratosferiche. Interpretando arbitrariamente una linea politica sostanzialmente valida e precisa come quella emergente dal documento del C.C. socialista si cercano pretesti in difesa dell'immobilismo.
vi equilibri non può partire che da questa verifica da effettuare senza indugi. I nuovi equilibri dovranno essere avanzati e possibili, diretti al raggiungimento di concreti obbiettivi democratici, non all'inseguimento di formule astratte. E' preoccupante che nel recente Comitato Centrale del P.C.I. si siano manifestati, in ordine al problema dei nuovi equilibri. giudizi ed atteggiamenti che ricordino i tempi del « fronte » e il ruolo ausiliario che si assegnava allora
Il compagno Libero BIAGI sindaco di Sesto S. Giovanni. I rapporti con il P.C.I. e la drammatizzazione dell'inserimento di questo partito nell'area del governo, diventano i soli problemi che contano, perchè creano il clima da crociata che giustifica il disimpegno sul terreno delle riforme e dell'antifascismo. Novanta parlamentari D.C. — espressione della maggioranza del partito cattolico — si riuniscono in Roma per proclamare la loro opposizione ai nuovi equilibri e l'autonomia del centro-sinistra. Ma come si verifica l'autonomia di una coalizione di governo se non sulla base della volontà di realizzare i programmi concordati e gli imnegni costituzionali da parte delle varie componenti della coalizione stessa? La D.C. e gli altri partiti della maggioranza operino in concreto per l'autosufficienza del centro sinistra che non può essere nè disimpegno, nè immobilismo. Sono disposti e decisi i nostri alleati di governo a stroncare l'attività delle organizzazioni fasciste? Se la risposta è affermativa si applichino le leggi che da circa 20 anni attendono di essere usate. Non bastano i complotti e i tentativi di colpi di Stato? La D.C. è reduce da una lotta comune con il M.S.I. (contro il divorzio) e suoi esponenti di rilievo unitamenP.S.D.I. parte a dirigenti del tecipano ai fascisteggiani raduni « silenziosi ». Tutto ciò non dimostra volontà antifascista, dimostra semmai l'opposto. In quanto alla volontà riformatrice occorre che essa sia dimostrata in direzione della casa, della sicurezza sociale, della giustizia fiscale, del conferimento dei poteri alle Regioni, della scuola, dello sviluppo delle aree depresse del Paese e della difesa delle conquiste sindacali e politiche dei lavoratori. Lotta al fascismo e riforme debbono costituire il vero campo sul quale confrontare e verificare fino in fondo le disponibilità dei partiti della maggioranza. Un equilibrio politico è avanzato o arretrato per quello che fà. Se sta fermo viene a trovarsi superato dalla realtà prima che dalle formule. La verifica sui problemi dovrà dimostrare se il centrosinistra ha ancora (e fino a quando) capacità riformatrice. relativo ai nuoIl discorso
al nostro partito. Il P.C.I. è il più grosso partito della sinistra italiana, questo dato non può essere trascurato da nessuno, come deve ignorare gli nessuno sforzi compiuti dai comunisti per darsi una politica ed una strategia ancorate saldamente alla tradizione e alla realtà nazionale di cui sono parte viva. Questo partito che raccoglie il consenso di 8 milioni di lavoratori non può essere posto sul piano dei gruppucoli della sinistra extraparlamentare, nè diventare obbiettivo da crociata, ma non può neppure pretendere di essere la bussola dell'intera sinistra del nostro partito. Dalla rapidità e profondità con cui il P.C.I. porterà avanti il processo di revisione che riguarda l'ideologia quanto la collocazione internazionale dipenderanno le possibilità per i comunisti di giocare un loro ruolo nell'area del potere. E' una revisione che comporta un prezzo. I socialisti lo hanno pagato nel decennio degli anni '60. Il P.S.I. non può immolarsi oggi per altri, il suo ruolo non consiste nel combinare l'incontro tra P.C.I. D.C. e sedersi discreto in un angolo. Si tratta comunque di temi che il congresso convocato per ottobre dibatterà ampiamente. E' importante che tale congresso non si faccia su mozioni ma per tesi. Si tratta di un avvenimento che può segnare una nuova tappa nella storia del nostro partito, che dopo il fallimento dell'unificazione con la socialdemocrazia ha saputo riprendere il suo posto alla testa dei lavoratori, riconquistandone la fiducia. Sarebbe grave che la grande occasione unitaria del dibattito a tesi fosse sprecata e sacrificata al gio.co dei gruppi di potere. La base dovrà diventare la vera protagonista del congresso, sottratto alla logica mortificante del frazionismo. Un partito come il nostro che ha per obbiettivo strategico la realizzazione del socialismo nella libertà e nella democrazia, se riesce, nel superamento del frazionismo ad impegnare tutto il suo potenziale attivo e dirigente ad ogni livello su di una linea politica di riforme coraggiose, trova il passo giusto e la forza autonoma trainante e rinnovatrice della società italiana. Libero Biagi
sua campagna provocatoria con i mezzi e i metodi che fanno parte della sua squallida tradizione. E' ricomparso lo squadrismo stile anni '20 con il compito di creare disordine e panico tra i benpensanti, al fine di rendere credibile la tesi del blocco d'ordine. Si vuole dare all'autoritarismo una base di massa. Nel 1921 il fascismo fece leva sul malcontento dei reduci disoccupati, sugli studenti nazionalisti e sul sottoproletariato più povero. Oggi punta sulle popolazioni povere del meridione, quelle che non sono mai state toccate da nessun miracolo economico e che nutrono un secolare rancore nei confronti del governo centrale. Ogni espediente per scatenare il risentimento di tali popolazioni è buono per i fascisti e le forze che lo ispirano e lo finanziano. Vale la retrocessione di una squadra di calcio, come la dislocazione degli uffici regionali come pretesto per dare vita a movimenti eversivi che coinvolgono intere città. Ogni pretesto è utilizzato per un obbiettivo che è chiarissimo: liquidare il si3terna democratico e con esso le conquiste delle classi lavoratrici italiane. L'unità antifascista si va ricomponendo, il movimento sindacale è fortissimo, le masse studentesche sono largamente antifasciste. Il deterrente popolare antifascista è efficiente. E lo Stato? Lo Stato repubblicano non può dimenticare la sua matrice. Deve intervenire applicando le leggi che vietano la ricostruzione dei movimenti fascisti, ma soprattutto deve attuare le riforme che eliminando le sacche di miseria e di rancore tolgono spazio alla demagogia eversiva. Bisogna attuare realmente la programmazione democratica per lo sviluppo equilibrato del Paese. Le popolazioni del Sud debbono avere i posti di lavoro che sono costrette a cercare altrove, debbono avere le scuole e gli altri servizi delle comunità progredite. Bisogna democratizzare la scuola, aprendola alle esigenze delle nuove generazioni e liberandola dall'autoritarismo. Occorre bruciare le tappe sulla via delle riforme che riguardano la sicurezza sociale, la casa, la giustizia fiscale ecc.
In questi campi ci si muove i la demagogia eversiva e al troppo lentamente e non sem- qualunquismo delle « maggiopre bene, offrendo spazio al- ranze silenziose ».
Il tempo perduto lavora per l'avventura. Le spinte dei lavoratori, nel decennio degli anni '60, hanno trovato nel P.S.I. al Governo l'interlocutore più sensibile e valido e si deve ai socialisti se importanti riforme, quali la nazionalizzazione dell'energia elettrica, la scuola d'obbligo, le pensioni, lo Statuto dei lavoratori, le Regioni, il divorzio, sono state realizzate. Il ruolo dei socialisti oggi nel governo è ancora quello di forza trainante e determinante sia per presidiare le conquiste raggiunte sia per
LA RISPOSTA OPERAIA AI RIGURGITI FASCISTI: la fabbrica si mobilita. Si è costituito nei giorni scorsi nella fabbrica di Arese il Comitato antifascista che risulta così composto: imp. Uff. DIPRO AUS. PSI Franco LEONARDI PSI Domenico REBOSIO inf. Infermeria imp. DIPRO AUS. DC Pietro TUNESI (stampi a freddo) imp. DIPER SICE DC Mario AIRAGHI imp. Uff. Ricambi PCI Cesare LESO operaio DIPRO AUS. PCI Carlo MARELLA FIOM-CGIL Pasquale DI NATALE operaio C.T.E. operaio DIPRO AUS. FIOM-CGIL Franco BIADIGO (stampi a caldo) imp. DIPER OPER. UILM-UIL Edoardo PARIGI UILM-UIL Romano MASSELLANI operaio Montaggio FIM-CISL Franco POTESTIO operaio C.T.E. FIM-CISL Leonardo FORTINO operaio Verniciatura C.I. Angelo GALLI operaio-distaccato C.I. A.C.L.I. Cesare GIULIANI C. S. DIPRO AUS. (stampi a caldo) Cons. di fabbr. V'ncenzo ROMITO operaio Tappezzeria 1111111b11111111111111
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1° MAGGIO Celebriamo uniti nella lotta per le riforme la Festa dei lavoratori. 11
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andare avanti sulla via del rinnovamento dello Stato e della Società. Questo è il modo migliore e sicuramente efficace per battere il fascismo, che non si esaurisce nelle sue manifestazioni di squadrismo, ma si sostanzia nella tendenza sempre presente nel capitalismo più retrivo a risolvere i conflitti sociali uscendo dalla legalità. A questa tendenza oggi si può aggiungere la sete di rivincita degli sconfitti dell'autunno caldo. Tante ragioni per fare quadrato intorno alla Costituzione, realizzandone i principi. Ogni esercitazione di infantilismo rivoluzionario rischia come già avvenne nel 1921 di portare acqua al mulino della reazione. La democrazia si difende con la legge ed il teppismo, la violenza, la sopraffazione, non sono atti politici — che la legge democratica ammette anche quando sostengono tesi ad essa :Avverse — ma atti criminosi che vanno condannati e puniti come si castigano i delinquenti.
Un lavoratore non iscritto a nessun sindacato potenzialmente è un ignaro strumento del padrone. Per fare avanzare l'unità sindacale di classe, contro il padrone, contro ogni minaccia di destra, iscriviti al sindacato. I lavoratori dell'Autobianchi di Desio, impegnati in una dura lotta contro la Fiat mentre sostano davanti all'entrata dello stabilimento. 11111111111111111111WIM1111111111111111111111; IIIIIIMIIIIIIIMIWW1111111/1111111111111110111111111011111011111111111W11111111111111111/111111111111111111111I11111111111~1118"11111111111111111~1
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SOTTOSCRIZIONE
Situazione tesseramento in data 30-3-71. Al NAS dell'Alfa di Milano è al 39,62° o Al NAS dell'Alfa di Arese è al 160% Il tesseramento continua.
« LO STERZO » 1971 t
Imponente manifestazione, indetta a Monza il 18/2/71 per solidarietà con i lavoratori della Philips. I lavoratori hanno raggiunto in corteo (nella foto) piazza S. Paolo dove hanno preso la parola i dirigenti sindacali.
Lavoratori, « Lo Sterzo » è un periodico, scritto e diretto da operai socialisti dell'Alfa Romeo. Ormai è rimasto l'unico giornale della fabbrica, ed è per questo che le nostre responsabilità aumentano. Sappiamo che « Lo Sterzo » è un foglio attentamente letto, non è una voce conformista, anzi, infatti è una voce democratica perchè è un foglio socialista. Siamo convinti che il conformismo nuoce enormemente agli interessi del mondo del lavoro, perchè i lavoratori
hanno bisogno di idee, di dialettica che è l'essenza della democrazia, lo specchio del contrasto delle opinioni. Frattanto è in corso nelle fabbriche di Arese e di Milano la sottoscrizione 1971; gli attivisti socialisti sono in possesso delle relative cartelle, avvicinateli, contribuite alla sottoscrizione. Il nostro giornale è un organo finanziariamente autonomo, ma che ha sempre bisogno dell'aiuto dei lavoratori, il quale diventa non soltanto un sostegno finanziario ma soprattutto un sostegno morale.
Compagno Domenico PINO Giovanni BROGGI Giordano VASORI F. F. Angelo CAZZANIGA Felice BARTESAGHI Luigi BESOZZI Augusto ANZANI Benito BAZZOCCHI Giuseppe SCABARI Lavoratore DELL'ACQUA SIL C V Eugenio VERGATI Adriano GRECO Antonio TORCHIA Aldo BARLASSINA Emilio GRIMOLDI Pietro CASTRICIANO
Riporto prec. L. 56.000 » 5.000 2.000 » 1.000 » 1.000 » 1.000 » 1.000 » 1.000 » 1.000 » 1.000 » 1.000 » 5500 00 » 500 » 500 » 500 » 500 » 500 » 500 TOTALE L. 75.000
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Lo STERZO
L avoratori ci scrivono
Il cottimo alla Dipro Aus
IL QUARTIERE MISSAGLIA INTERAMENTE A RISCATTO
la speculazione intacca l'edilizia sovvenzionata? 1188 alloggi a « riscatto »,
Nove sono i piani fuori
saranno assegnati tra breve
terra. Boxes con accesso diretto
dall'Istituto Autonomo Case Popolari per la modica spesa (secondo loro) di 80/90 mila lire il metro quadrato. Oggi 80/90 mila lire, rappresentano per la stragrande maggioranza dei lavoratori i
tre quarti del salario di un mese, quindi, ammesso e non concesso che un lavoratore decida di acquistare e pagare
un metro quadrato al mese il proprio alloggio, dovrebbe rinunciare per ben 96 mesi a mangiare, vestirsi e a muoversi di casa se non per andare al lavoro, dal momento che un quarto dello stipendio se ne va senz'altro per i trasporti; diciamo 96 mesi perchè la caratura minima di un alloggio al « Missaglia » è di 96 metri quadrati. L'Istituto Autonomo delle Case cosiddette Popolari, si è premurato di far stampare depliants propagandistici «pro Missaglia», sulla base di questi depliants vengono avan-
zate le nostre riflessioni. Composizione: Nove fabbricati lineari (le camere da letto sono quasi tutte orientate ad ovest, pazzesco).
La lettera del compagno mostra tutti i mali di una realtà che i socialisti si battono da alcuni lustri per modificarla; consideriamo la casa infatti come un servizio
sociale che deve essere messo
a disposizione della comunità, ma il compagno compie un grosso errore, quando se la prende con 1'IACP. L'IACP è costretto ad operare nell'ambito delle leggi che lo regolano, infatti è da tempo che preme sugli Organi Centrali acchè la Gescal si trasformi in un ente finanziatore mentre oggi ha del u
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dai fabbricati. Ascensori al piano (questa
poi l'abbiamo capita, forse volevano spedire tutti all'ultimo piano, poi scendere...?). Ampi spazi a verde e per parcheggio (diverrà il Missaglia sporking park), negozi, scuole e asili (a josa, staremo a vedere). Facciate in klincher vetrificato, androni in marmo e pareti rivestite in tappezzeria canapa - legno, serramenti in douglas, serramenti interni in legno verniciato. I pavimenti dei servizi saranno in grès, stanze e disimpegni anche in legno di ro-
vere, apparecchi sanitari in vetrochina, lavello in acciaio
inox. I muri, quelli degli alloggi saranno rasati a gesso, il riscaldamento centralizzato e centralizzato sarà pure l'impianto di ricezione televisivo ivi compreso il canale svizzero.
Tutto questo non ci dispiace certamente, i lavoratori devono avere nelle proprie abitazioni tutti i comfort moderni.
denaro che non costa nulla;
invece 1'IACP è costretto a
procurarsi del denaro che costa caro.
Neppure la legge sulla Riforma della casa che è stata depositata dal governo ai due rami del parlamento j,revede l'unificazione degli Enti che si interessano al problema
della casa, perchè nel Consi-
glio dei Ministri è prevalsa nei giorni scorsi la componente moderata. Ecco perchè deve essere sostenuta l'azione del Sindacato tendente a sconfiggere le forze moderate presenti nel Par-
Vi sarà poi la possibilità di avere la graditissima sorpresa di trovare attrezzata la cuci-
na, questo arredamento costerà all'utente soltanto lire 8.500 moltiplicato per 60 mesi, (probabilmente l'arredamento della cucina sarà in oro zecchino, altrimenti non se nè giustifica il costo che sarà di ben 510.000 lire). Ora viene il bello. Onde evitare di essere accusati di fare della demagogia, analizziamo il costo di un alloggio di tre locali più servizi al piano terreno, perchè figura il più a buon mercato. L'Istituto Autonomo delle Case economiche-popolari,
spese condominiali che oggi sono individuate in lire 10.400 ma, negli anni successivi, saranno sicuramente soggette a svalutazione e debitamente ri-
sostenuta dal capitalismo e dai suoi più incoscienti e sconsiderati alleati; una forma di super sfruttamento che degrada la personalità del lavoratore, per cui gli sforzi del movimento sindacale devono essere tesi al suo graduale su-
cato procura queste conse-
guenze) l'assegnatario avrà speso lire 18.435.000, diverrà padrone del proprio alloggio, quindi avrà a suo carico tutte le spese di riparazione (specialmente se prefabbricato) necessita di manutenzione straordinaria.
I socialisti, democraticamente condannano questa palese
polare non venga concessa a
anni, l'abitazione sarà SUA è vero, ma sarà punto e a capo. L'utente, trascorsi i famigerati 25 anni di sacrifici e privazioni, in teoria dovrebbe avere solamente l'onere delle
« riscatto » ma solo ed esclusivamente in locazione e l'im-
condo l'accordo intervenuto
tra il Governo e i Sindacati. Ci risulta che 1'IACP non avendo fondi aveva deciso di sospendere le costruzioni; non
lo ha fatto per andare incon-
tro alle sollecitazioni delle Organizzazioni Sindacali provinciali le quali temevano che un'eventuale sospensione dell'attività edificatrice dell'IACP avrebbe aggravata la crisi del settore edilizio. Ci risulta altresì che 1'IACP aveva chiesto al Comune e ad altri Enti un contributo
porto d'affitto deve essere
peramento.
Con la conclusione della recente vertenza il problema del cottimo nel reparto torneria della DIPRO AUS è rimasto negli stessi identici termini in cui era stato posto. Non è cambiato assolutamente nulla. Bisogna poi tener presente
il potere che dispone un capo reparto; questi infatti attra-
Fino a quando dovremo accettare il caso limite dell'operaio che ha lavorato assiduamente e che si trova a volte a dover chiedere umilmente ai capi un lavoro, che sia di
maggiore guadagno, perchè
con quelli precedentemente svolti non è riuscito a guadagnare i maledetti minuti che poi gli consentano di trovare quelle poche migliaia di lire in più al mese rispetto
al lavoratore economista. Certo i lavoratori dovreb-
bero già saperlo da tempo, che tutte le carenze organizzative si possono anche riconoscere ad una azienda che si stà organizzando in un nuovo
ambiente di lavoro, ma a pagare le conseguenze del disservizio organizzativo devono essere sempre coloro che hanno la sventura e l'orgoglio di
indossare la tuta?
Questi cottimisti non se ia
possono prendere con nessu-
no, se le gru non funzionano, se le affilatrici sono insufficienti e inefficienti, se i servizi sono inadeguati. A que-
ste cose i lavoratori non ci
verso la distribuzione del lavoro può creare volontariamente o involontariamente un gruppo di lavoratori, diciamo così, contenti da contrapporre ad un altro gruppo che
debbono pensare, perché ci sono i cervelloni i quali continuano a ripeterci che comunque col tempo si provvederà a sistemare tutto per il meglio e consigliano nel frattempo di continuare ad es-
dovrà accettare ogni tipo di
sere solerti con la consegna
umiliazione.
dei maledetti minuti.
proporzionato al reddito famigliare. un compagno
Alcuni capi, in certe occasioni si rendono conto personalmente di alcuni tempi di
lavorazione, e si recano negli
uffici per ottenere una modifica, vi ritornano angosciati perchè viene comunicato loro che quel tempo va bene così e basta. Allora bisognerà rifarsi con un lavoro « più vantaggioso ». Un problema questo che
non può essere curato con
dei pannicelli caldi o in senso individuale ma in modo radicale.
gli operai del reparto tornerla Il cottimo, è infatti un metodo di super sfruttamento, il quale è stato contestato dal Sindacato dalla sua Istituzione, senza che finora sia stato superato e quindi annullato. Siamo convinti che detto problema, non è risolvibile a livello aziendale per le sue implicazioni di carattere generale. Resta il fatto particolare del reparto torneria; confidiamo nel senso di responsabilità dei dirigenti della DIPRO AUS, i quali non potranno sottrarsi dal dare a questo reparto un assetto che sia il più rispondente alla realtà e al tipo di lavorazione che questi lavoratori sono adibiti. Ia6WiuuuH Ya111r111Y11nmIm1
finanziario, affinche il quartiere Missaglia fosse destinato
in affitto anzichè a riscatto.
Questi enti forse anche loro in difficoltà finanziarie, non hanno accolto la richie-
sta.
Ecco perchè l'estensore dell'articolo ha sbagliato bersa-
glio, doveva sparare sul go-
verno e precisamente sulla
parte moderata di esso.
Comunque siamo autorizzati a informare che nel prossimo numero del giornale verrà pubblicavi la risposta del vice Presidente dell'IACP compagno Giovanni Cavalera.
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Il cottimo è una vergogno-
Dopo 300 mesi di salti mortali e di grane, (il prefabbri-
scorsi questi 300 mesi cioè 25
lamento in modo che la Riforma ritorni ad essere se-
za stessa.
sa forma inventata, voluta, e
dominiale. Pertanto l'assegnatario dovrà versare la somma di lire 57.900 per soli 300 mesi, tra-
lire 1.065.000 sull'unghia; lire 47.500 rata mensile riscatto; lire 10.400 spesa mensile con-
stanza dalla conclusione di una vertenza aziendale che ha impegnato duramente i lavoratori dell'Alfa Romeo, di un problema cioè, che era appunto al centro della verten-
valutati.
« speculazione » degna solamente di « incalliti e mafiosi usurai e, i socialisti invitano tutti i lavoratori ad aprire bene gli occhi ed a ritirare eventuali domande di assegnazione a riscatto per il quartiere Missaglia, affinché la casa po-
chiede per questo alloggio:
Molti lavoratori si stupiranno di leggere a così breve di-
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Un aspetto della manifestazione del 4/3/71 dei lavoratori del settore dell'elettromeccanica pesante, organizzata congiuntamente dai sindacati metalmeccanici ed elettrici nel quadro dello sciopero nazionale proclamato da Fiom, Fim e Uilm per ottenere un piano che assicuri lo sviluppo produttivo e dell'occupazione nel settore. Una lotta , insomma, nell'interesse della stessa economia nazionale e della collettività. mmm'Innmimnmmmmmmnnwanem, un mmmmonmsm®
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Vita di partito BUROCRAZIA INFORTUNISTICA Garbagnate, 10/3/71
Manifestazione degli 800 lavoratori della Salmoiraghi di Nerviano in lotta per la loro piattaforma aziendale. 11111111
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Tavolo si, Tavolo no, in C TE La CTE è scesa in agitazione in questo mese per alcuni motivi ben identificanti e qualificanti. Non è stata una richiesta di monetizzazione, ma eliminazione di cause che producono motivo di disagio fisico e psichico con caratteristiche tali da mettere in discussione tutta l'organizzazione del lavoro fino ad ora esistente in quel reparto. La conferma ci è stata data dalla stessa DG in due riunio-
ni seguenti in data 11/3 e 17/3/71.
Pur tuttavia ha voluto andare oltre, offrendo un contentino tradizionale, maggiorando tale conferma con una cifra da far sorgere molti dubbi sulla serietà e autenticità della stessa. E' scattata tuttavia anche
la normale molla repressiva, per cui se fino ad ora in CTE
si poteva star seduti durante il turno, in momenti che per-
mettevano ciò, anche con l'ausilio di un tavolo a scopo concessionario, adesso non si
può più usufruire di queste condizioni di maggior favore, perchè si mette a repentaglio la sicurezza del servizio.
Da una parte c'è il senso di responsabilità allo stato latente della DG cui viene incontro in suddetto modo ai lavoratori, dall'altra il sistema tradizionale e atavico già sperimentato dai lavoratori tutti. E E
E' la semplice politica della carota e del bastone che non tiene conto però se davanti ha un coniglio o un leone. Probabilmente la trattativa la concluderemo, ma davanti a un tavolo della CTE. alcuni lavoratori della CTE
LAVORATORI SCRIVETECI! Indirizzate: « LO STERZO » Via Vittorio Veneto, 3 - 20020 Lazzate (MI)
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Auguri agli ammalati Ai compagni: GASTALDELLI residente a Milano BASSALTI Giuseppe residente a Milano BARIATI Luigi residente a Sedriano CAZZANIGA Angelo residente a Paderno Dugnano CHIESA Carlo residente a Milano DI GENNARO Michele residente a Milano DI DIO Giuseppe residente a Rozzano
GARBAGNATI Pietro residente a Cusano Milanino GRECCHI Lindo residente a Milano IMBALSAMO Domenico residente a Milano IMBALSAMO Francesco residente a Milano LANDI Giovanni residente a Milano MITRONE Angelo residente a Garbagnate RONCHI Vittorio residente a Milano REBOSIO Domenico residente a Limbiate
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I TURNISTI Caro «Lo Sterzo », molti ti leggono, altri ti scrivono, il cui contenuto tu rendi pubblico, ma nessuno finora ha sollecitato il tuo interessamento per il disagio che noi turnisti siamo sottoposti al sabato, all'orario di mensa. Facciamo queste osservazioni: Non comprendiamo il perchè della postecipazione dell'orario di mensa, oggi alle ore 12 anzicchè alle ore 11,20.
Coloro che hanno le responsabilità organizzative della mensa sembra che non si
accorpano della confusione
che si crea nei locali mensa
soprattutto per il fatto che viene a mancare il pane, per
il quale si aspetta facendo la coda da 20 a 25 minuti. Tutto questo accadrebbe perchè al sabato, oltre ai turnisti, lavorano i comandati, i dipendenti delle imprese che lavorano all'Alfa; perciò ci sembra opportuno che per i turnisti si ripristini al sabato il loro turno di mensa, cioè: dalle ore 11,20 alle ore 12.
I turnisti
Cari compagni della ReRdazione de « Lo Sterzo sI vi ringrazio per il giornale che ogni lualvolta esce voi mi inviate, un giornale che io apprezzo molto per il suo contenuto, e poichè il modo migliore di dimostrare il proprio consenso è quello di contribuire alla sottoscrizione, contribuisco inviandovi L. 1.000. Dato che vi occupate dei problemi della fabbrica approfitto dell'occasione affinchè portiate a conoscenza di coloro che si occupano delle pratiche infortunistiche quello che sto per dire; le pratiche infortunistiche hanno un andamento troppo lento, in tutte le sue fasi, dall'inizio dell'infortunio a quello della ripresa del lavoro a quella della liquidazione delle spettanze. Coloro che hanno la responsabilità delle mansioni infortunistiche se sapessero immedesimarsi un poco nei bisogni del prossimo, darebbero senz'altro un colpo di acceleratore al movimento di rotazione che e legato alle pratiche infortunistiche. Benito Bazzocchi nnnnn uninnnnninnmmnmmummmnmini?mnm, ,,.
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MILANO
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Telef. 592.041 Via Anfossi, 2 (ang. Vie Montenero)
Il Palazzo della Direzione Centrale in Vla Monte dl P/etè 8 a Milano
Ha lasciato la fabbrica II compagno Riccardo Leoni, vecchio militante socialista, dipendente dell'Alfa dal 9/9.1937 è andato in pensione il 16 febbraio del '71. Nel lasciare la fabbrica ha inviato ai compagni del NAS, ai capi, impiegati, cat. spec- e operai della DIQUA ARIV di Arese la seguente lettera: « Da oggi sono in quiescienza e nell'accomiatarmi, il mio pensiero è rivolto a tutti voi che per tanti anni mi siete stati vicino nel quotidiano lavoro. Ringrazio tutti sentitamente per la collaborazione ricevuta e mi sarà sempre caro il vostro ricordo. Cordiali saluti a tutti n, Riccardo Leoni Milano, 162/71 mmmmTnnnunnnnmmwmnnumnuuunn inuminninninmml:unnn,om
CASSA DI RISPARMIO DELLE PROVINCIE LOMBARDE
LUTTO All'età di 58 anni è deceduto a Milano dove risiedeva, il compagno Bruno Santoni, da molti anni iscritto al NAS Alfa Romeo di Milano. II NAS ha espresso alla famiglia del compagno scomparso le più sentite condoglianze. La famiglia Santoni ha ringraziato sentitamente i compagni del NAS per la loro partecipazione al loro lutto.
DAL 1823 A PRESIDIO DELL'ECONOMIA DELLA REGIONE ■ TRE MILIONI E TRECENTOMILA CONTI DI DEPOSITO 368 DIPENDENZE ■ CORRISPONDENTI IN TUTTO IL MONDO
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STERZO
Accidenti, che novizie !
Quella vipera dell'architetto
una è bella l'altra brava
Per motivi che oscuramente ci sfuggono, la categoria degli architetti attraversa un periodo di equivoca popolarità sulle pagine dei settimanali a fumetti. Così costatiamo dolorosamente che il ruolo del dongiovanni rapace e senza scrupoli non è più impersonato dal viaggiatore di commercio dall'agente di cambio, i nefandi degli anni Sessanta. No, oggi il perfido-a-fumetti è l'intellettuale allievo di Wright o Le Corbusier, di Nervi o di Giò Ponti. Quarantenne con spyder bianca e regolo nel taschino, occhio impenetrabile e villa con piscina, l'architetto è l'ammazzacuori di turno. Sfogliate l'ultimo numero di « Bolero » (« Tutto finì quel giorno », fotoromanzo con Loredana Antico e Serge Cluny) e vi imbatterete in un altro architetto infame. Ci intorma il riassunto della XII: « Abbandonata dall'architetto da Lei amato, Anna tentò di morire con lui, ma finì gettata in un prato... ». (E pensare che la mamma gliel'aveva raccomandato: Anna, bada agli architetti, sono vipere...). « Ma un giorno Anna confessa ai due giovani (amici) di aspettare un bambino. Il padre è l'architetto che tenta invano di sistemare la faccenda con un po' di denaro ». Solo un po' di denaro, capite? Il Giorno del 15/2/71
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Con delle novizie del genere, pensiamo che le vocazioni religiose aumenterebbero vertiginosamente. Brigitte Bardot (a destra) e Annie Girardot, in una inquadratura del film di cui sono le principali interpreti. Una NOVIZIA, Agnese, curiosa del mondo di cui non sa nulla, abbandona il convento senza una lira sulla pelle; sottratto un abito sulla spiaggia, giunge a Parigi. E' ospitata, lei e il cane che ha raccolto per via, da una sgualdrinella di buon cuore, Lisa. La
compagna vorrebbe avviarla all'antica professione ma Agnese proprio non ha attitudini; finisce così come autista di ambulanza. Per lei andrebbe benone, ma la svelta Lisa le chiede di usare il veicolo per scopi amorosi. Per sfuggire alla polizia che ha
scoperto lo strano commercio, Lisa e Agnese si rifugiano in provincia. Hanno fame, un tentativo di rubar galline va in fumo. Che fare? Poco lontano si trova il convento da cui è fuggita Agnese. Non resta che rifugiarsi nella pace delle suore.
Ci è stato chiesto da alcuni lavoratori il significato dei
« legumi » Alfa Arese.
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UN ARTICOLO DEL MINISTRO DELLA SANITA'
Detta parola è: Il simbolo dell'egoismo più cieco, ostinato e incosciente che soffoca il sentimento e la solidarietà di classe.
a cura di ERGAS
Flash sull'ALFA - Milano Dal momento che all'Alfa Romeo si sono verificati avvenimenti curiosi, riteniamo opportuno sottoporli all'attenzione dei lavoratori. Quasi tutti ci richiamiamo alla grande maturazione della nostra classe, nonostante questa colossale e positiva conquista ci sentiamo in da vere di fare osservare ad alcune persone, che la nostra fabbrica non è e non deve diventare teatro di duelli rusticani. Lo Sterzo invita calorosamente tutti coloro che girano nei reparti con coltelli a serramanico, di sbarazzarsene immediatamente. Questo incredibile invito lo dobbiamo fare perchè,se non
E' necessario usare i servizi con decoro. E' necessario fare sempre scorrere l'acqua (anche per la sola pipì). E' necessario appoggiare sempre le suole delle scarpe sulle pedane delle turche. Non bisogna- usare stracci cartone (si ingorgano gli scarichi). Ci battiamo perchè pretendiamo giustamente ambienti di lavoro più idonei, fino a prova contraria anche il cesso è un ambiente... di uso comune. In questo caso giova richiamare l'attenzione della Direzione, perchè incrementi la distribuzione di rotoli igienici rispettivi portarotoli.
interveniamo e blocchiamo sul nascere certe iniziative, prima o poi troveremmo qualche compagno di lavoro, steso a colpi di lupara. ti
Alcuni lavoratori, (forse gli stessi che circolano armati) hanno probabilmente scambiato le docce per latrine. Ci sentiamo in dovere di gridare a codeste brave persone magari a piena voce... BARBONI! Agir E' arcinoto che i cessi del Portello sono in stato preagonico. Tuttavia con un po' di buona volontà da parte di tutti, si potrebbero eliminare talune sorprese.
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Oltre il centro sinistra?
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Caro Faravelli, la « provocazione » di Grimaldi e Tamburrano è troppo forte perché non debba rispondere subito al tuo appello per un dibattito sul centro-sinistra. E c'è da complimentarsi con te e con i compagni che ci offrono gli otto spunti per un tipo di discussione che è ormai così difficile da portare avanti, non solo nel partito socialista, ma in tutto il movimento operaio. Siamo cioè al punto in cui le posizioni politiche non contano più di fronte alla necessità di difendere i manipoli di potere che ognuno di noi è costretto a mantenere se vuol proseguire nell'attività politica attiva. Il discorso ci riconduce al nocciolo della questione. Siamo i vedovi del centro sinistra o stiamo per diventare dei « cani sciolti »? Per chi lavoriamo in concreto? Per realizzare una sa cietà socialista (mi accontenterei di poter contribuire a realizzare una società democratica, solida ed invulnerabile da pericoli totalitari o trasformistici...) oppure per continuare nell'andazzo italiano di « inventare » delle maggioranze e dei governi che servano a condurre avanti le cose decennio per decennio? La DC, dopo aver governato con tutti, dai missini ai socialisti, è veramente disposta, pur di salvare il regime, a governare, direttamente o indirettamente, anche con i, comunisti? Ed i comunisti, veramente, sono disponibili per una politica di questo genere? A quali condizioni essi possono inserirsi in questo discorso? I famosi « cedimenti » cui siamo stati sottoposti noi, si proporrebbero al PCI, oppure, trattandosi di un accordo di potere per il potere, democristiani e comunisti, passerebbero su tante sottigliezze che, invece, hanno travagliato il nostro accostamento alla « stanza dei bottoni a? Il mio discorso porta alla conclusione che la risposta a questi interrogativi essenziali è negativa, nè potrà esservi una via di mezzo, nel senso che l'incontro tra i due partiti possa avvenire senza spaccare la mela a metà e quindi senza provocare delle rotture che vanificherebbero, da entrambe le parti, il disegno di costituire la cosiddetta grande maggioranza. In poche parole. La DC non è un partito che possa impunemente incontrarsi con i comunisti sul piano « conciliare ». Non può bastare l'apertura del Vaticano verso l'est europeo, verso la Cina o verso chicchessia, a giustificare una conseguente posizione della DC verso i comunisti in Italia. Bisogna distinguere quindi le due cose, la politica vaticana — posto che essa sia in grado di giungere a delle conclusioni — e la politica della DC. Ragione per cui il discorso riguarda una DC interclassista, filo atlantica, ma soprattutto legata al mantenimento
del potere in Italia, disponibile SOLO quando le condizioni per esprimere alleanze siano ottimali per lei e significhino SOLTANTO mantenimento del potere al governo e al sottogoverno, anche se è giusto riconoscere che sono presenti nella DC ed in certe sue organizzazioni para-partitiche fermenti e posizioni interessanti che il PSI deve seguire con estrema attenzione. E riguarda di conseguenza il PCI, il quale potrà incontrarsi con noi sul piano delle cose, potrà avere una sua funzione sul piano parlamentare, potrà contare sulle forze sindacali e sulla spinta riformatrice che ne deriva, sulla sete di giustizia e di pulizia morale che anima la classe operaia che crede in lui (perchè non può credere in altri, nè in chi si scinde con così disarmante facilità), ma non può pretendere di inserirsi in un discorso di maggioranza in Italia nè in un discorso di governo, senza fare le sue scelte in politica estera. Ora quando noi ci incontrammo con la DC dovemmo effettuare le nostre scelte in politica estera e, pur attestandoci inizialmente su posizioni neutraliste; dovemmo in pratica riconoscere che il Patto Atlantico andava accolto almeno nel suo significato difensivo. I comunisti a questo punto ci potranno arrivare? Io, sinceramente, nonostante i mutati atteggiamenti parlamentari, sindacali, civili, politici, che i comunisti hanno palesato in questi ultimi anni, non ci credo. Il discorso, allora, è tutto qui. Il PCI in politica estera non può concedere nulla, se non vuol ridursi alla metà della metà e quindi riproporre maggioranze che se serviranno alla DC per guadagnare altri dieci anni di tempo e di potere, in pratica non serviranno a nessuno, ne alLA stessa classe operaia, ne al .movimento socialista. Senza considerare che il giorno in cui il PCI rompesse con l'URSS, si renderebbe superata la stessa scissione di Livorno e ci dovremmo veramente porre il discorso dell' alternativa, perchè 1' unità della classe lavoratrice sarebbe già conclusa. Quindi a mio giudizio, l'incontro DC-PCI è impossibile sotto questi profili. Da qui la funzione del nostro partito e la necessità che esso esca dalla attuale cornice, ponendosi come elemento di punta e come ago della bilancia di tutta la politica italiana. Ecco quindi che i cosiddetti « equilibri politici più avanzati », oltre che dei diversivi, non possono essere il risultato di intese di vertice; semmai il risultato di processi reali che avvengono nella società. Solo le riforme sono in grado di produrre nel vivo del tessuto sociale italiano mutamenti profondi che a loro volta non possono determinare modificazioni anche a livello di sovrastrutture politiche. In sostanza quando si parla
di superamento del centra sinistra e si prospetta la formula DC-PCI, questo può avvenire soltanto o perchè le riforme pongono in mora od in aperta crisi i partiti che hanno il compito di « stabilizzatori del sistema », oppure tale superamento avviene per morte naturale del centro-sinistra non in grado di percorrere una strada di una profonda azione riformatrice. Altri equilibri politici più avanzati, quali ad esempio l'inserimento del PCI nell'area governativa, debbono venire intesi come formule avveniristiche, senza sbocco alcuno o come mezzo per crearsi nei partiti spazi sufficienti che servono spesso a realizzare posizioni di potere. Ecco quindi che il discorso è quello di sapere cosa vogliamo noi e di cosa ne vogliamo fare del centrasinistra. Tutto, mi sembra, dipende dal PSI. Sarà colpa nostra e soltanto nostra, se la sinistra DC sarà costretta a proporre patti costituzionali scavalcandoci a sinistra e puntando direttamente ad intavolare un discorso con i comunisti, che, ripeto sarà soltanto un diversivo per distruggere gli interlocutori, così come è già in pratica accaduto ai socialdemocristiani ed ai repubblicani. In effetti, i socialdemocristiani hanno fatto di tutto per facilitare con i loro errori il giuoco degli integralisti cattolici. E lo stesso fenomeno si ripete per i repubblicani che stanno contestando al PSU una collocazione che essi sognavano prima della scissione del luglio '68. Non è solo sull'anticomunismo che si costituisce una alternativa alla DC, mentre facilitando il discorso delle correnti anticomuniste della DC si rafforzano soltanto le posizioni conservatrici cattoliche e ci pone sulle posizioni della destra? Ecco la funzione del PSI. Dobbiamo essere però un partito vivo, condizionante con una chiara linea politica quelle forze organizzative che, anche al suo interno, credono poco nella sua funzione autonoma. Non si può stare con i piedi su due staffe e non è detto che l'altra staffa sia sempre quella comunista, perchè non è da oggi che certe forze integraliste cattoliche hanno cominciato a mettere le ra dici nel movimento socialista. Bisogna evitare soprattutto che il PSI debba ridursi alla funzione di forza politica mediatrice tra la DC ed il PCI per non fare la fine di quei mediatori che, sul piano delle transazioni, dopo avere ricevuto la percentuale una prima volta, finiscono successivamente per diventare in pratica degli accattoni tollerati. Necessità quindi di credere nella funzione autonoma del PSI come partito di sinistra democratica, come elemento di punta coagulante di tutto uno schieramento che abbia come denominatore comune il rafforzamento della democrazia e come via obbligata quella delle riforme sociali.
Se il PSI saprà svolgere questo compito inserendosi nella dialettica degli altri anzichè subire le spinte ed importare le crisi altrui, sarà esso l'elemento di provocazione e di iniziativa della politica italiana. Basterà, io credo, essere noi stessi, gente cioè che vuole riformare il paese in senso socialista, tenendo conto di operare in un paese in cui le strutture ancora non sono democratiche, ma che ha una base sana ed un'opinione pubblica disponibile e sostanzialmente sana. Se il Popolo italiano non fosse quello che è, e cioè democratico e ben disposto verso di noi, a quest'ora la famosa operazione paragollista militarista già sarebbe avvenuta! Ed eccoci al discorso istituzionale. Possiamo andare avanti con la spada di damode delle elezioni presidenziali fatte in questo modo? Non ci siamo resi conto che questa scadenza settennale è per la democrazia italiana una specie di nodo che condiziona ed influenza l'attività politica e riformatrice in funzione di aspirazioni, anche legittime, ma che comunque, non possono costituire un dato costante che turba la politica di ogni giorno? E 1' attività parlamentare può ancora essere condotta con gli attuali metodi antiquati e fuori della realtà vorticosa con cui procede, al di là dei portoni di Montecitorio e di Palazzo Madama, la vita sociale e produttiva del paese. Su questi argomenti dovremmo scatenare la nostra azione. E' chiaro che il patto costituzionale di De Mita con i comunisti congelerebbe la situazione politica e parlamentare italiana per venti anni. Ma è una proposta conservatrice perchè bloccare la situazione sulla base di intese di accordi di vertice e di potere, significherebbe provocare la fine della democrazia italiana. Ci pensi il partito. Ci pensino coloro ai quali è demandata una risposta immediata alle domande che il paese ci pone. Fraterni saluti. L. Mariotti « CRITICA SOCIALE » del 20 gennaio 1971
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Sciopero generale a Magenta del 2/3/71 proclamato dalla CGIL, CISL e UIL dalle 10 alle 12 per le riforme e contro la repressione. I lavoratori dopo aver formato il corteo si sono riuniti in P.zza della Liberazione per ascoltare la parola del compagno Ido Cavazzan segretario della C.d.L. milanese. Nella foto alcuni lavoratori mentre ascoltano il compagno Cavazzan.
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NEGRI ed EBREI Non solo non è facile, ma forse nemmeno molto calzante l'accostamento tra la condizione dei negri negli Stati Uniti e quella degli ebrei nell'Unione Sovietica. Una cosa si può certamente affermare: entrambe, queste due comunità, vivono, per molti versi, alla mercè della comunità o delle comunità più forti e più numerose. Nonostante Abramo Lincoln abbia abolito la schiavitù, il negro, negli Stati Uniti, è sempre stato e continua ad essere un cittadino di seconda categoria. L'ebreo, nell'URSS, ha vissuto altere vicende, assurgendo a volte sino al ruolo di cittadino di primissima categoria, ma con lo spettro sempre appresso, minaccioso, dell'antisemitismo. Il negro, negli Stati Uniti, gode di molte libertà, comprese quelle di pensiero e di parola, di riunione, di organizzazione, ma è spesso costretto all'isolamento, allo sfruttamento e all'abbruttimento. Scuole, pubblici locali, chiese, quartieri solo per negri. I negri vogliono integrarsi, con tutti i diritti e i doveri dei bianchi, nello Stato americano, ma lo Stato americano non li vuole, li rigetta ai margini. La lotta fra negri e bianchi, negli USA, è una lotta di classe, una lotta tra ricchi e poveri. I negri vogliono la loro parte di benessere e Quindi di libertà effettiva. Vogliono la loro parte di potere. I bianchi, che deportano i negri dall'Africa come schiavi, non vogliono spartire la loro ricchezza con chicchessia. Diverso e molto più complesso è il problema degli ebrei sovietici. C'è, sicuramente anche nel dramma di questi, una componente classista, ma non pare essere la più importante. Se i negri lottano per la integrazione, per il totale inserimento nelle strutture della patria americana, gli ebrei sovietici sembra lottino, invece, per non farsi integrare totalmente, per mantenere — seppure su un piano di uguaglianza con gli altri cittadini per quanto riguarda i diritti nolitici e civili — la propria individualità etnica, culturale e religiosa. I negri americani non si pongono, almeno apparentemente, il problema del ricongiungimento alla propria terra d'origine, gli ebrei sì: a duemila anni dalla diaspora, cioè dalla cacciata dalla loro terra da parte dei romani, la nostalgia per la « terra promessa » è sempre vivissima in ogni ebreo. Si potrebbe quindi osservare, parlando di negri americani e di ebrei sovietici, che ci troviamo di fronte a due varianti dello stesso tema: il razzismo. Razzismo americano per impedire ad un gruppo etnico, quello negro, di sopraelevarsi economicamente e socialmente; razzismo sovietico per scaricare sugli ebrei e non soltanto sugli ebrei le proprie contraddizioni. Non si può non allibire riscontrando certe affinità tra il vecchio e il nuovo antisemitismo. Le vignette che compaiono oggi sulla stampa sovietica assomigliano sorprendentemente a quelle che precedettero, sulla stampa del tempo, i pogrom zaristi ed i forni crematori di Mauthausen e Auschwitz. Gli ebrei vengono raffigurati come mostri lerci e deformi, dal naso adunco, armati sino ai denti, con le mani che grondano sangue... Nel 1964, l'Accademia delle scienze ucraina pa-
trocinò la pubblicazione di un atroce libello antisemitico, «Il giudaismo senza belletto», di un certo Kiscko. Ma già nel 1960 il giornale « Komunist », del Daghestan, aveva ripreso a parlare di « omicidi rituali » compiuti dagli ebrei. Come al tempo degli zar, gli agitatori addossano agli ebrei tutti i « mali » recenti: dalla rivolta ungherese del 1956 alla primavera di Praga e alle rivolte polacche del '68 e del '71. Perseguitati dallo zarismo, gli ebrei avevano aderito con entusiasmo alla rivoluzione che prometteva loro parità di diritti. I primi dieci anni del potere sovietico sono pieni di grandi figure ebraiche. Gli ebrei ebbero scuole, decine di palco-
scenici, molti libri e molti giornali in lingua jiddisch. Poi le cose cambiarono. Migliaia di ebrei vennero confinati in Siberia. Eroi dell'Armata Rossa, giornalisti, scrittori e attori di stirpe israelitica, sotto l'accusa di cosmopolitismo vennero arrestati e mandati a morte. Scuole, teatri, giornali vennero chiusi. Sarebbe ozioso, oltreché stupido, chiedersi quale, dei due razzismi, quello americano contro i negri e quello sovietico contro gli ebrei è più grave. Il razzismo, sotto qualsiasi veste od etichetta si presenti, è sempre dissennato e immondo. E come tale va combattuto, senza ipocrisie e senza viltà. L. Fanti
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La colonia di Casargo Ci è stato detto Io scorso anno, dopo aver stigmatizzato la sola ma complessa remora esistente, che i tentativi della Direzione si sarebbero vanificati, perchè i fun-
zionari della Gioventù Italiana, non avrebbero accettato la proposta di cedere in « gestione » all'Alfa Romeo, la colonia montana di Casargo, in Valsassina.
Poichè non eravamo del tutto convinti di questa tesi, abbiamo dichiarato apertamente l'intendimento di occuparci per appurare ed approfondire il problema. L'ipotesi d'interessamento ebbe termine, perchè da quel preciso istante è iniziato un pettegolezzo di bassa levatura, che, rompendoci l'anima e qualche altra cosa, ci ha costretti a non procedere. Oggi riteniamo utile riaprire il discorso, perchè in questi giorni si sono verificati fatti incresciosi, come il rigurgito neofascista e per ultimo lo scandalo dell'ONMI. Dal momento che a detta di molti, (e anche per nostra convinzione) la Gioventù Italiana figura essere una istituzione parafascista, non dobbiamo essere disposti ad affidare i nostri figli a coloro che non godono e non godranno mai della nostra fiducia. Per i motivi sopra significati, lo scorso anno abbiamo sbagliato grossolanamente- non dovevamo ascoltare i soliti « lapponi » (cioè coloro che hanno solo lappa...) e procedere secondo un disegno ben definito; il problema poteva essere affrontato con notevole anticino Noi socialisti di base, non Pbbiamo mai avuto la pretesa di avere contatti ad alto licioè con i massimi esponenti della Direzione, tutta-
JOHN B. CHURCH
Ero procuratore della « Q » della compagnia di Assicurazioni che proteggeva i proprietari della miniera. Tramavo col giudice e la giuria le altre corti per calpestare il diritto degli infortunati, delle vedove e degli orfani. Così mi feci una fortuna. L'Associazione degli avvocati cantò le mie lodi in un elevato discorso i tributi di fiori furono molti. Ma i topi mi hanno divorato il cuore una serpe ha fatto il nido nel mio cranio. (da antologia di Spon River)
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via auspichiamo che essi, tramite queste modestissime righe, vedano un po' di recepire le nostre trasposizioni grafiche e magari « metteg ona pezza ». I socialisti hanno sempre criticato coloro che blaterano e contestano senza nulla costruire, per gli ovvi motivi che ci distinguono da tutti gli altri, vogliamo dare alcuni suggerimenti. Le stesse condizioni esistenti per la colonia marina di Igea dovrebbero essere adottate ner quella di Casargo, ciò significa: selezione di tutto il personale della Colonia, conduzione degli impianti da parte dell'Azienda. Immediato negoziato con quelli della G.I. (ex G.I.L. che vuol dire Gioventù Italiana del Littorio) per l'autogestione della colonia montana. cl Oualora non vi fosse possibilità alcuna. di avere in gestione per il 1971 la colonia di Casargo, chiediamo la presenza permanente di un rappresentante dei lavoratori per curare la conduzione ed il trattamento dei bambini della colonia stessa. d) Chiediamo l'appoggio politico ai partiti democratici, ner strappare dalle « grinfie » dei fascisti e del clero, tutti gli istituti da essi amministrati o condotti. Ergas
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ULTIMISSIME sulle colonie estive Quest'anno la presentazione delle domande per l'invio dei bambini alle colonie estive, ha raggiunto la cifra record di 2.950. Salvo imprevisti, lo scaglionamento dovrebbe essere il seguente:
Casargo (Valsassina)
Partenza primo turno, mercoledì 30 giugno; rientro mercoledì 28 luglio. Partenza secondo turno, venerdì 30 luglio; rientro sabató 28 agosto.
Le 600 lavoratrici della Muller di Ossona davanti alla sede del Consolato tedesco a Milano, nel corso della manifestazione dell'11/2/71.
Igea Marina
Partenza primo turno, sabato 3l luglio; rientro martedì 27 luglio. Partenza secondo turno, sabato 31 luglio; rientro martedì 24 agosto. Le richieste avanzate per la colonia montana sono circa 600, le rimanenti 2.350 per quella marina. Dal momento che gli impianti di Igea Marina non possono ospitare più di 520 persone per turno, si è reso necessario reperire altre colonie per coprire il fabbisogno. Una colonia è stata reperita a Marina di Massa, può
UNA SEDE MOLTO AMBITA I compagni dell'Alfa di Mese hanno una grande aspirazione che non riescono a tradurre in realtà: una sede per riunirsi. Trovano dapprima i locali adatti allo scopo poi, per una serie di circostanze questi locali diventano sedi di altri partiti o di gruppuscoli. Lo stabilimento di Arese che si trova in aperta campagna ha pochissime case che lo circondano, eppure i compagni socialisti tre anni fa ne avevano individuati due seminterrati di 100 uno e di 80 metri quadri l'altro. Presero contatto con la proprietà alla quale suggerirono alcune modifiche per rendere l'accesso ai locali più accogliente, suggerimenti che la proprietà si impegnò di fare, ma gli Organi provinciali del nostro Partito tardavano a venirci incontro sul piano finanziario; nel frattempo, senza che venisse fatta nessuna modifica, detti locali divenivano la sede del PCI il grande e la sede del PSIUP il meno grande. Il PCI aziendale il quale conta 485 iscritti (come riportato dall'Unità degl'ultimi giorni di febbraio) è senz'altro in grado di fare fronte alle spese di locazione, mentre per il PSIUP che aveva poche unità di iscritti la federazione milanese considera-
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va detta somma come un investimento di carattere politico. Certamente per la crisi che detto partito sta attraversando, il locale che finora ha occupato lo lasciava e la proprietaria lo affittava al prezzo di L. 220.000 annue. Ad Arese il nostro NAS (altri compagni sono iscritti alle sezioni territoriali) che praticamente è solo da due anni che esiste, aveva purtroppo dovuto superare notevoli difficoltà che nascevano dalle rivalità di corrente in cui si articolava la federazione milanese; ha un numero di iscrtti da poter consentire il pagamento del canone ma non bastano per tutto il resto che occorre per svolgere una attività politica, luce, pulizia, francobolli, volantini, ore pagate ai compagni per essersi staccati dalla produzione, ecc. ecc. Perciò il NAS aveva avanzata alla Federazione la richiesta di voler lasciare al NAS (solo per quest'anno) l'importo del tesseramento ad essa spettante per il 1971; onde consentire al NAS di far fronte ai bisogni del NAS. Si suggeriva di considerare detta somma un investimento politico. La Federazione non ha potuto aderire alla nostra richiesta per la strettezza del suo
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bilancio. Nel frattempo, un gruppuscolo extraparlamentare non sappiamo se . ,ppartenente alla linea rossa o a quella nera affittava detto locale facendone la propria sede. Intanto, noi siamo alla ricerca di un punto di appoggio, di un punto di riferimento. A questo punto, si pone una
domanda, la poniamo a noi, la poniamo ai lavoratori tutti: come è possibile che il NAS del PSI attualmente forte di alcune centinaia di iscritti non è in grado di far fronte alle spese, mentre un gruppuscolo che non ha iscritti se lo può permettere? Chi finanzia l'operazione? Va fatto un piccolo sforzo di immaginazione.
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ospitare un solo turno. Scuole permettendo la partenza per Marina di Massa è prevista per domenica 20 giugno, il rientro domenica 10 luglio, complessivamente questa colonia ha una portata di 800/900 persone. Non è finita la questione colonie, rimarrebbero 400/500 ragazzi in cerca di un posto dove trascorrere le vacanze. Confidiamo che il problema venga agevolmente risolto. Rimane sempre aperto alla discussione il problema politico. Se si dovesse verificare una situazione simile a quella di Casargo anche nelle colonie che l'Alfa Romeo dovrà necessariamente reperire ed accettare a qualsiasi condizione; naturalmente, non ci stancheremo di denunciare la palese contraddizione. Per noi socialisti, la gestione delle colonie deve essere di esclusiva marca aziendale. Per ottenere il superamento di questa remora, abbiamo bisogno il conforto di tutti i lavoratori, perchè riteniamo forse presuntuosa. mente fondata questa tesi.
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II compagno Berni sindaco di Melzo mentre parla ai lavoratori della Rheem Safim nel corso della serrata effettuata dalla direzione di quella fabbrica. IL"
Lo STERZO Direttore: Liano Fanti Direzione redazione, amministrazione: Via Vittorio Veneto, 3 20020 Lazzate (MI) Aut. Trib. N. 58 del 10-2-1970 Proprietà: NAS Alfa Romeo - Arese Tipografia Rossi
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