SCIOPERO NAZIONALE di 24ore
Continua nel contempo lo sciopero per tutte le ore straordinarie e per le ore oltre •Verario normale di settore.
L'andamento delle trattative per if rinnovo dei controllo di lavoro, al di là degli ulteriori sviluppi che la vertenza potrà avere hanno messo' in luce un atteggiamento da parte della confindustria, non solo negativo e dilazionatorio per quanto concerne le richieste avanzate dai sindacati, ma estremamente grave per gli obiettivi e la prospettiva che intende perseguire.
In sostanza la confindustria ha risposto di no al diritto di contrattazione al livello aziendale e ai cffritti sindacali ; no alla contrattazione preventiva nel caso di Trasformazioni Tecnologiche che comportassero riduzioni di personale o nel caso di riduzioni dell'orario al diritto delle 40 ore settimanali. Parallelamente nelle trattative per le aziende a partecipazioni statali „, dove pure su queste cose è stato raggiunto un protocollo d'intesa le trattative sono state rotte in quanto tersind pretendeva di chiudere la vertenza contrattuale con dei miglioramenti pari in tutto al 9% e precisando preventivamente che negava ogni ulteriore riduzione délrogario
una revisione dei livelli parametrali.
La Confindustria però non si limitava a rispondere negativamente alle proposte dei sindacati, (facendo oltre tutto registrare il fallimento della mediazione del ministro il quale aveva assicurato i sindacati che sussistevono clementi per risolvere la vertenza) essa accompagnava tale rifiuto ad una precisa richiesta : di trasferire cioè la trattativa al livello interconfederale riproponendo - tale modo ufficialmente il proprio disegno di raggiungere un accordo quadro e la trattativa centralizzata.
Ciò che questa mossa o richiesta può significare è facilmente individuabile. Innanzitutto verrebbe liquidata l'autonomia dei sindacati; ma soprattutto si trascinerebbero le trattative all'infinito in un piano burocratico e staccata dal movimento e dal controllo dei lavoratori ; ed infine, in ogni caso, un eventuale accordo si realizzerebbe al livello più basso in quanto influenzato dalle categorie più arretrate e deboli.
Quello che significa poi l'accordo
quadro sul piano di principio ed economico crediamo dí averlo più volte precisato. Esso vuoi dire politica dei redditi, o meglio, contenimento dei salari, liquidazione di ogni contrattazione integrativa e perciò massima traquillità per ii padronato di aumentare lo sfruttamento.
In breve ciò significa ingabbiare il sindacato o, per essere più precisi, togliere ad essi la funzione di sindacato dei lavoratori.
L'atteggiamento della Confindustria dunque, alla luce di queste posizioni, non è soltanto di offensiva presa in giro per tutti i lavoratori, è molto peggio, è il tentativo di imporre « legalmente » un moderno schiavimo nelle aziende.
La situazione è pertanto seria ed è indispensabile che i lavoratori sappiano reagire con decisione e duramente perché è in giuoco il loro avvenire.
A questo punto richiamiamo i lavoratori della Innocenti ad una obiettiriflessione. Cosa si deve fare?
Taluni hanno rilevato che la lotta è troppo lunga e costa sacrifici. Certo, •••••ffir •••••T T 9 1111 •
non rinunciare nostri diritti
Abbiamo dovuto riscontrare, con un certo disappunto che, diversi operai licenziati con futili ed ingiustificati motivi, anziché opporsi al licenziamento medesimo interitando vertenza alla Ditta, accettando di dare le dimissioni volontarie di fronte alle offerte che furbescamente ie vengono presentate dai Sig. Montebelli.
In sostanza tali offerte consistono semplicemente nella corresponsione del 100% della liquidazione di (bontà sua) e in qualche decina di migliaia di lire di extra liquidazione.
L'accettazione da parte del lavoratore di trasformare il proprio licenziamento in dimissioni, per tali offerte che, certo il Sig. Montebelli sà presentare su un « piatto d'oro • come un grande concessione, e quantomeno una ingenuità dettata dalla ignoranza dei suoi diritti.
Vogliamo subito chiarire pertanto due casi: il pagamento del 100% della liquidazione spetta di diritto a tutti i lavoratori in caso di licenziamento.
Più ancora oggi possiamo aggiungere che in relazione a quanto stabilisce la legge sulla « giusta causa » il 100% della liquidazione spetta a tutti i lavoratori anche dimissionari indipendentemente dagli anni di lavoro prestati.
Nel caso di licenziamento arb-i trario, o motivato con ragioni che non giustificano il licenziamento, il lavoratore, intentando vertenza, costringerà la ditta a revocare il provvedimento oppure, se la stessa rifiutasse la revoca, dovrà pagare una penalità ben superiore alle offerte del Sig. Montebelli, ciò è abbastanza comprensibile perché in caso contrarit'Ai3i spiegherebbo la pressione per far dar le dimissioni.
NON SUBIRE LE ingiustizie!
IL VALORE DI UNA VERTENZA causa sui licenziamenti » che offe
I casi che si sono registrati nei tempi scorsi sono una riprova tangibile di quanto stiamo scrivendo. Tutti ricorderanno come, qualche tempo fa, da parte della Direzione si procedette a licenziare dei lavoratori solo perché avevano fatto delle assenze per malattia; orbene, la denuncia pubblica attraverso il nostro notiziario e la vertenza impostata dal lavoratore Cesare Panzeri, al quale il giudice ha dato ragione e per il quale la Innocenti ha dovuto pagare una penale molto superiore all'offerta fatta in cambio delle dimissioni, hanno fatto si che tale tipo di licenziamento subisse una battuta d'arresto.
Il Panzeri quindi con ia sua denuncia non solo ha percepito, per se, un'indennità maggiore ma ha anche contribuito a salvaguardare il posto di lavoro ad altri operai scoraggiando un simile sistema di licenziamento, poiché, la Direzione, tocca nel vivo e per la denuncia, e per la penale pagata ha desistito dal suo proposito. Da qui perciò l'importanza di fare sempre vertenza e di riflettere ogni forma di licenziamento.
Oggi poi, grazie alla lotta e alla tenace volontà dei lavoratori che hanno sempre rivendicato tale legge, è entrata in vigore la « Giusta
maggiore tutela e garanzia al lavoratore.
Per essere licenziati ví devono essere dei giustificati motivi e s un lavoratore non ritiene valido i suo licenziamento deve rivolgersi subito al Sindacato per intentare vertenza all'azienda.
Qualora non venisse ritenute giustificato il licenziamento la Dit ta o riassume il dipendente oppu• re si vedrebbe costretta a sborsare, oltre alla liquidazione che è comunque garantita in ogni caso, una ben più forte penale al lavoratore.
Facciamo sì dunque che questa legge tanto osteggiata dai padroni e dalla classe dirigente si renda operante ogni qualvolta il padrone tenti di violarla rifiutando ogni forma di licenziamento, andando in vertenza senza accettare, in cambio dalle dimissioni, le misere offerte che ci vengono presentate su un piatto d'oro quasi fossero una regalia dovuta alla bontà del padrone ma che altro non sono che il minimo che di diritto tocca al lavoratore che viene licenziato.
Sollecitiamo nel contempo anche i lavoratori dimissionari a rivolgersi al Sindacato nel caso non venisse loro corrisposto il 100% della liquidazione.
IN CASA NOSTRA,
CARNE 8vVin/A CONSUMO PRO CAPITA
1963
49 65 K 14.9
continuiamo ad essere ipici mal pagati dei ME.0
be più reggere alla concorrenza dei mercati stranieri.
quanto sia falsa la propaganda confindustriale.
Ecco un grafico eloquente, ricavato dall'ultima relazione sulla situazione sociale nella Comunità economica europea, tenuta dal prof. Levi Sandri. I redditi annui dei lavoratori dell' industria nel MEC sono aumentati in media del 40% fra il 1958 e 1965. In testa sta la Germania Occidentale cori un incremento salariale del 52%; vengono poi l'Olanda col 42%, la Francia col 35%, il Belgio col 30%, il Lussemburgo col 25% e — ultima — l'Italia col 20%. Dove si vede che, guardando un periodo più lungo di quello '62- 64, non vi è affatto stata nel nostro Paese un'inflazione di aumenti retributivi. Anzi da noi le paghe rimangono fra le più basse, e gli incrementi di paga i più bassi.
Come appare evidente, tra tutti i paesi della Comunità Europea, il lavoratore italiano è quello che ha avuto, negli ultimi sette anni, il minore incremento di salario.
Quindi le voci fatte circolare ad arte secondo cui, i nuovi aumenti salariali avrebbero portato il paese verso l'inflazione e la rovina, altro non sono che delle puerili scienze per comprimere il movimento rio- adicativo dei lavoratori e negare loro un salario che gli permetta di vivere al pari dei lavoratori degli altri paesi.
Non è solo sfruttando al massimo l'uomo che si può tenere testa alla concorrenza internazionale. Purtroppo la politica che i nostri industriali continuano a fare,è quella di negare ogni miglioramento salariale al lavoratore, basando tutta la loro politica di concorrenza non sull'ammodernamento delle industrie e degli impianti superati dalla tecnica e dagli anni, ma ancora una volta lesimando sulla busta paga del lavoratore.
E' noto a tutti come la propaganda confindustrialq si affanni a dichiarare ai, quattro venti che non è possibile accettare le richieste contrattuali dei sindacati e concedere aumenti salariali, in quanto un'ulteriore aumento del costo della manodopera romperebbe lo equilibrio economico esistente e provochoreWlo ll conseguente aumento dei cuti e non si potreb-
Purtroppo anche le bugie degli industriali (alle quali noi non abbiamo mai creduto) hanno le gambe corte e sono anch'esse destinate ad essere clamorosamente smentite.
Il documento che riproduciamo, (documento che non si può tracciare di faziosità di parte essendo di fonte at:endibile qual'è lo Istituto di statiti tica della Comunità Europea) dimostra con cifre chiare e ou:odi inoquivocabili
A questa politica padronale dobbiamo opporci con decisione per irnporgli una diversa strada, quella degli investimenti e del rinnovamento tecnico da un lato e dall'altro perché si accontentino di più modesti guadagni. Non accusino i lavoratori dunque di chiedere un salario più adeguato alle esigenze della vita moderna e di essere dei disfattisti che vogliono portare il paese alla rovina. la via che noi vogliamo imprimere è quella di uno sviluppo econernino che si fondi non sullo miseria ma v',1 beno.ssero dv'i lavoratori,
504 miliardi di lire prestati agli USA. mentre si negano gli aumenti salariali a milioni di lavoratori
La crisi economica che travaglia i1 nostro paese è stato il « LEITMOTIV » accampato dal padronato e dalla Confindustria per negare il rinnovo del Contratto di lavoro e le rivendicazioni Sindacali. Non possiamo concedere aumenti altrimenti l'economia va in rovina, anzi, è indispensabile creare nuovi risparmi necessari al finanziamento di nuovi invertimenti.
Questa povera Italia, priva di risorse naturali e di capitali, questo nostro povero paese, in cui non è possibile, secondo la confindustria dare ai ravoratori lo stesso trattamento che gli altri « ricchi » paesi possono concedere, ha concesso agli Stati Uniti d'America un prestito di 250 milioni di dollari equivalenti a 156,3 miliardi di lire per un periodo di 5 anni al gasso di interesse dell'1,5%.
Questa è l'ultima di una serie di operazioni di questo tipo concluse nel corso dell'ultimo anno, la relazione della Banca dei regolamenti internazionali del 13 giugno u.s. rileva che dalla primavera del 1965 in poi gli USA oltre ad avere prelevato 205 milioni di dollari (in lire italiane) dai FMI e 100 milioni di dollari dalla Banca d'Italia, hanno ottenuto prestiti obbligazionari dal governo italiano per importo complessivo di 285 milioni di dollari.
Ma non è finita, l'Inghilterra ha ottenuto nello stesso periodo ingenti crediti dal governo italiano e in questo ultimo periodo le autorità inglesi hanno prelevato 225 milioni di dollari presso la Banca d'Italia, utilizzando un'apertura di credito.
Contemporaneamente risulta che ingenti capitali italiani son stati dati in prestito ad alcune grandi organizzazioni internazionali, alla Germania occ. e ad altri paesi.
Va poi aggiunto che il flusso degli investimenti italiani all'estero è di gran lunga superiore a quello dei capitali italiani all'estero. Malgrado ciò le riserve valutarie italiane sono in continuo aumento e superano quelle
dell'inghilterra, del Belgio ecc. — Da dove saltino fuori questi soldi è facilmente individuabile. Basti pensare che dal '64 al 1965 con il 7°,' in meno di ore lavorate e quindi di salario in meno nel setto dell'industria metalmeccanica è stato un aumento del rendimento del lavoro 160/0 che nel settore automobilistico a tutto il Luglio 1966 rispetto allo stesso periodo del 1965 la produzione è aumentata alla FIAT del 6,3% alla Lancia del 37,9% alla Innocenti del 32,4.%
Chi paga sono sempre i lavoratori dunque. E poi si nega il rinnovo del contratto.
DALLA PRIMA PAGINA
questo è vero. Anche il decidere perciò di non fare più sciopero è una scelta. Mettiamo però fin da adesso in conto che il padrone, se finora a fatto il prepotente, a proceduto al taglio dei tempi e ad aumentare lo sfruttamento, e ridurre l'orario di lavoro a suo piacimento; nel futuro avrà libertà assoluta di disporre a suo piacimento e per contro i lavoratori non avranno più nessun diritto da accampare, neanche quello di voler contrattare e di fare sciopero per ottenere le loro richieste.
Se consideriamo tutto questo e vi aggiungiamo poi che non coquistando il controllo non si andrebbe avanti neppure sul piano economico allora ci si rende facilmente conto che il non scioperare oggi si paghellà domani un prezzo ben più alto che i sacrifici che si dovrebbero fare con la lotta. ( i ) Un dato pubblicato dall'ANFIA, è estremamente indicativo. A tutto il luglio 1966 la produzione Automobilistica all'Innocenti, rispetto al 1965 malgrado la diminuzioni di personale i 'aumentata del 32,4 per cento. Ogni commento sulle prospettive che si aprirebbero per i lavoratori senza la lotta e superfluo.
L'altra scelta che ci sta davanti è quella di proseguire con rinnovato vigore la lotta, intanto per non mandar sprecati i sacrifici già sopportati, ma soprattutto perché questa è l'unica strada possibile per andare avanti e affermare le proprie aspirazioni.
er er 925.
Ha .aadialitap-* idande coa i quale peasia- • me vivere. Ma ~ad lorairar• dea su al al giorno par arrivare:L( da Un tad ubbeer Work« - USA) 11.11.1
la situazione sindacale infine, è tale per cui più che per il passato i lavoratori devono essere partecipi delle scelte da compiere, devòno profondamente incidere, usufruendo del rapporto democratico, sugli indirizzi e sulle decisioni delle Organizzazioni sindacali. Con estrema franchezza vogliamo sottolineare che troppe incertezza e intrallazzi hanno viziato la nostra vertenza contrattuale. Ancora una volta spetta ai lavoratori fase chiarezza e la lotta è una cura, una medicina salutare.