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Redazione e Amministrazione: Via Caldera, 115 Milano Anno IV N. 3 Marzo 1957 Lire 10 la copia Abbonamento annuo 1. 200 PERIODICO DEI LAVORATORI DELLE OFFICINE BORLETTI
PRIMA RICHIESTADi LICHZIAMODTI YE1CMI la F. I. O. M, e la C. I. S. L. propongono le stesse soluzioni Con una procedura anticontrattuale e comunicandolo alla Commissione Interna dopo che la prima lettera di licenziamento era stata inviata, la Direzione ha licenziato questa settimana 8 lavoratrici. Questo fatto di enorme gravità ha provocato la più viva reazione di tutti i lavoratori che vedono in questo primo atto il tentativo di creare un precedente per ulteriori e più gravi conseguenze. Da parte delle organizzazioni sindacali della FIOM e della CISL vi è stata una presa di posizione attraverso loro comunicati ove indicano la via per la soluzione del problema nella riduzione dell'orario di lavoro con la paga a 48 ore, nel
rientro in fabbrica del lavoro eseguito fuori ditta e nella sospensione totale degli straordinari. Nello stesso tempo la Commissione Interna si è riunita per esaminare la situazione presente e le prospettive future. Al termine della riunione la stessa ha richiesto un immediato incontro con la Direzione che mentre scriviamo (domenica M non è ancora avvenuto. Tutti i lavoratori devono avere chiaro che per poter risolvere il problema è necessaria una vasta azione unitaria che ponga dichiaratamente l'obbiettivo del passaggio alle 40 ore pagate 48 in modo che nessun lavoratore debba essere oggi o domani licenziato, sia esso
a contratto a termine o dell'impresa ALACI, poichè anche essi fanno parte integrale della Borletti come lo dimostra il fatto che pure loro hanno votato per la Comm. Interna. Da qui si deve creare la più fraterna e solidale unità fra tutti i lavoratori della fabbrica, siano essi fissi, fissi a contratto o a termine o dell'ALACI, perchè se ora colpiscono una categoria domani possono colpirne un'altra. Poichè sia la FIOM che la CISL rivendicano le medesime soluzioni del problema, la Commisione Interna, in modo unitario, le faccia proprie ed appoggiata dalle Organizzazioni Sindacali si metta alla testa dei lavoratori nella lotta per ottenere una giusta soluzione. mommom.,,,wmam. -••••••••••••(5
LA GIUSTA CAUSA ANCHE NELL'INDUSTRIA che il lavoratore non può venire licenziato che in seguito a infrazioni così gravi, rispetto ai doveri derivanti dal rapporto di lavoro, da non consentire neppure la continuazione provvisoria di questo rapporto. Non potrà in nessun caso essere considerata • giusta causa » la appartenenza del lavoratore a questa o a quella organizzazione sindacale o partito politico, nè l'esercizio dei diritti sindacali e democratici, nè la libera espressione 111111111111111111111111111I11111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111111 11111111111111111111111111111111111111111111111111111111111 delle proprie idee. Nelle scorse settimane gli On. Di Vittorio e Lizzadri, segretari della CGIL, assieme ad un altro gruppo di autorevoli parlamentari, hanno presentato alla Camera dei Deputati un progetto di legge sulla • Regolamentazione del licenzaimento ., che ha avuto vasta eco sulla stampa e negli ambienti politici, economici e sindacali, come tra i lavoratori della nostra fabbrica. Certo ai lavoratori non è sfuggita
l'importanza di questa iniziativa, che è frutto di una meditata elaborazione e di un ampio dibattito fra i lavoratori delle più grandi fabbriclie italiane. Due principi fondamentali venga no introdotti dal progetto di legge, in materia di licenziamenti: la « giusta causa » e il • giustificato motivo . che debbono essere sempre provati dal datore di lavoro. Viene cioè, in primo luogo, stabilito
« I sottoscritti cittadini, constatata la vasta ed arbitraria diffusione di contratti a termine imposti da numerosi datori di lavoro, in frode alle disposizioni di legge, chiedono: I. - L'assunzione in pianta stabile di tutti i lavoratori occupati. - La sollecita discussione da parte del Parlamento delle relative proposte di legge da tempo presentate da parlamentari di vari gruppi. - L'approvazione della proposta di legge di «giusta causa » nei licenziamenti a favore di tutte le categorie dei lavoratori.
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E' stata lanciata in questi giorni una petizione al Parlamento della Repubblica Italiana perchè discuta ed approvi le leggi già presentate allo stesso contro i « contratti a termine » e per la « giusta causa » nei licenziamenti. Eccone il testo:
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UNA PETIZIONE Al PARLAMENTO
Quanto sopra viene richiesto a tutela di legittimi diritti del cittadino lavoratore previsti e sanciti dalla Costituzione Repubblicana a. 111111111111111111MIIIIIIIIIMIIIIIIIIIIIIIIIIII1111111111111111111111M1111111111111111111111111111111111111111111111M11111111111111111111111111111111111 Il111111111111111111171
D'altra parte il progetto di legge stabilisce che può esservi « giustificato motivo » solo quando il licenziamento venga imposto da « imperiose e inderogabili ragioni, relative ad esigenze obiettive della impresa », tenendo però conto della « funzione sociale » che la Costituzione attribuisce alla proprietà privata e del principio dell'interesse della collettività a conservare e sviluppare le fonti di produzione ed a proteggere il diritto al lavoro. I -lavoratori devono ora sviluppare una grande azione, unitaria, per far sì che questo progetto di legge venga approvato dal parlamento con sollecitudine e prima della scadenza del suo mandato, come stanno facendo attualmente i contadini per la « giusta causa permanente » nelle disdette. In questo modo, operai e contadini, si trovano uniti in una grande lotta comune che è quella della garanzia del posto di. lavoro.
Ora che il lavoro delle commesse Nato è in via di esaurimento il problema del lavoro e dei mercati necessari per la veridita è diventato più che mai attuale per la nostra fabbrica. Ma si domandano i lavoratori è proprio vero che la colpa è unicamente dei mercati? Evidentemente no! Questi, a loro volta, sono determinati dalle politiche dei rispettivi governi. Per esempio, la politica della guerra fredda e della preparazione della guerra preventiva determina il mercato degli armamenti, il preferito dagli incl3iper i la fio. ri poichè sottrae immense richezze al benessere delle nazioni e riserva come ultima prospettiva la tragedia della guerra e della distruzione. Nella nostra fabbrica, la cessazione delle spolette è determinata non da un nuovo clima di distensione internazionale, ma semplicemente dal cambiamento di strategia degli eserciti della Nato. Gli armamenti tradizionali vengono sostituiti da quelli atomici e per questo mercato ci pensa l'America, noi forniamo soltanto le basi e acquistiamo il diritto di subire le rappresaglie in caso di conflitto. In questa situazione i mercati di pace trovano infinite difficoltà. Il magro salario dei lavoratori non riesce a formare gn forte mercato interno, anche se le necessità dei lavoratori sotto infinite. Ad esempio: quanti lavoratori della nostra fabbrica hanno bisogno della macchina per cucire e non possono acquistarla per il prezzo alto in rapporto alla loro paga? Resta chiaro che le cose vanno in questo senso per la volontà di determinati ristretti gruppi interesse. I lavoratori sono la grande maggioranza, e la loro volontà deve farsi sentire affinché si imbocchi la strada giusta della concordia di tutti i popoli della terra al fine di costituire e pacificamente conquistare questi così necessari mercati che diano un sicuro lavoro anche alla nostra fabbrica.