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Scintilla Borletti5

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EDIZIONE SPECIALE A 6 PAGINE PER LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

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Redazione e Amministrazione: Via Caldera, 115 Milano Anno III N. 6 Maggio 1956 Lire 10 la copia Abbonamento annuo L 200

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Periodico dei Lavoratori

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LA PRODUZIONE AUMENTA E IL PREMIO NON ARRIVA

della Borletti

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Le 40 ore

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Ascoltando i lavoratori che discutono tutti i mezzogiorno in Piazza Irnerio, spesso si sente porre la seguente domanda: « Quanl'è che ciapum sci dané del prèmi de prudusion? ». Sembra però che gli unici che ancora

non si rendono conto di questa realtà siano gli attuali membri della maggioranza della C. I. i quali, continuano ad illudere i lavoratori. Noi pensiamo che l'attuale modo di comportarsi della C. I. sia il più illogico ed antidemocratico della prassi sindacale. Compito della C. I. è quello di informare i lavoratori di come stanno realmente le cose, discutere con essi i mezzi e le forme per raggiungere lo scopo che ci si è prefissi. Attualmente risulta che la C. I. attende che sia la direzione ad elaborare un progetto di premio di produzione. Ma perchè non lo elabora lo stessa C. I. e lo sottopone alla direzione per l'esame, alfine di giungere ad una conclusione? Questa è la via giusta, perchè il progetto che elabore,à la direzione sarà ad uso, consumo e beneficio soltanto della stessa.. Da parte nostra riteniamo che con l'attuale volume di produzione che esce dalla fabbrica e per i profitti che su di

essa realizza Borletti, la base di partenza del premio debba essere di lire 5.000 mensili. Qualcuno ha voluto scrivere che la nostra proposta è demagogica: ebbene a questi signori noi vogliamo solo fare sapere, ad esempio, che alla Michelia di Torino i lavoratori percepiscono un premio di produzione di lire 1516mila mensili. Nei prossimi numeri, se lo desidereranno, porteremo altri esempi al riguardo. Essendo mancato il premio di Pasqua, l'esigenza impone di avere il premio prima delle ferie. Tutti i lavoratori impegnino la Commissione Interna ad uscire dall'equivoco per raggiungere presto la soluzione. Bisogna che la C. I. si impegni a recarsi in direzione entro breve, e se nulla dovesse concludersi passare ad altre fasi di agitazione e di lotta, perchè le ultime esperienze sul contratto di lavoro e per l'indennità di mensa indicano che nulla i padroni concedono se non vi è la lotta unitaria dei lavoratori.

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Alla Conferenza Internazionale promossa dalla C. I. Olivetti, a cui hanno partecipato: Italia, Germania, Francia, Svezia, Olanda, Danimarca, Finlandia è uscito un indirizzo, approvato all'unanimità, in cui si afferma che è possibile realizzare le 40 ore settimanali con il salario di 48 ore. Si e constatato come i lavoratori siano stati costretti, in questi ultimi anni dalla introduzione di nuovi metodi di lavorazione, ad una intensificazione dei ritmi di lavoro, che comporta un aumento sempre maggiore della fatica fisica e psichica. Di qui un'usura prematura dell'organismo e un vero danno per la salute dei lavoratori e la loro vita familiare. Gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sono sempre più gravi e numerose. Per queste ragioni i lavoratori aspirano a una riduzione di orario. I lavoratori vogliono usufruire della tecncia e del progresso per un li miglioramento delle loro condizioni di vita, vogliono sopratutto poter

APRIAMO IL DIBATTITO

preservare la loro salute, la loro esistenza e la loro dignità; vogliono lottare contro il declassamento e la

Il problema dei cottimi Il giornale cattolico e Adesso » ha scritto: e i democristiani "amano" i poveri ma stanno con i ricchi ». A conferma di ciò riportiamo integralmente da e Il Commercio Lombardo » del 5 maggio u. s.: « La presidenza del centro, a conclusione di intense trattative con la segreteria della D. C., ha ora comunicato di aver ottenuto l'inserimento degli espo• nenti del numero convenuto da parte della D. C. Per la Città di Milano nella lista del Partito Democratico Cristiano sono inseriti i commercianti: Franco Concina, Lorenzo Carcano, Rag. Danilo Gersì, Gr. Uff. Cesare Rinaldi e Cav. Giuseppe Sala ». Dopo l'ecidenza di questi fatti che dimostrano chiaramente come i dirigenti della D. C. hanno venduto in modo sfacciato il proprio partito, — ingannando i propri iscritti — mettendolo al servizio dei grossi pescícani della speculazoine, nessun voto dei lavoratori e delle proprie famiglie deve andare a questo partito.

Esiste un probelema che sempre assilla gli operai e le operaie della nostra fabbrica? Per rispondere a questa domanda basta parlare con un lavoratore di qualsiasi reparto ed immediatamente egli vi risponderà che ciò che lo assilla ogni giorno sono i tempi di lavorazione ed i cottimi. E' un problema questo che sempre ha preoccupato i lavoratori delle grandi fabbriche e che è venuto ad acuisirsi negli ultimi anni a causa i sistemi scientifici usati dal padronato per ridurre i guadagni di cottimo ed accentuare i ritmi di lavorazione. Nella nuova situazione creata dalla introduzione di nuove macchine e dalle nuove forme di organizzazione della produzione, quello della contrattazione dei cottimi è uno dei problemi fondamentali per la formazione del salario dei lavoratori. Infatti in una situazione retributiva ove il cottimo costituisce sino al 30-40 per cento del salario, se i lavoratori non contrattano questa parte del salario e della 'quantità della produzione da eseguire, praticamente il salario viene lasciato

quasi per intero all'arbitrio del padrone. Stando così le cose, quali debbono essere le forme e i mezzi con cui deve svolgersi la contrattazione? Mettiamo a disposizione dei lavoratori il nostro giornaletto, perchè essi stessi elaborino le linee direttive tutti uniti e trovino i mezzi idonei a raggiungere lo scopo. Per meglio orientare i lavoratori ad un ampio dibattito, indichiamo alcuni dei modi di soluzione dei problemi più immediati: 1 - Esercitare il diritto di impegnare la direzione al rispetto dell'aecordo (8 maggio 1953) « sui compiti delle Commissioni Interene, 2 - Ristabilire il contatto con la C.I. delegando un lavoratore a rappresentare ogni reparto, al fine di avere, in ogni momento, la situazione esatta di ciò che accade nella fabbrica. Il problrna immediato da risolvere riguarda il riproporzionamento dei cottimi, perchè è ormai senza senso l'attuale sistema di calcolare il cottimo sulla vecchia paga base, che di fatto non esiste più.

degenerazione della mano d'opera e proteggersi contro la disoccupazione e i licenziamenti che minacciano di aggravarsi con la meccanizzazione e l'automatizzazione nelle aziende capitalistiche. La riduzione dell'orario di lavoro senza diminuzione del salario è una esigenza che corrisponde ai bisogni impellenti dei lavoratori e coincide con gli interessi economici e sociali di ogni Paese. I grandi profitti capitalistici, realizzati con l'aumento della produzione mediante il maggior sforzo fisico dei lavoratori e l'introduzione dei metodi di automatizzazione, confermano la possibilità dell'applicazione- delle 40 ere senza diminuzione di salario. Per la nostra fabbrica sono più che mature le condizioni per la riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali con il salario di 48. Ma è chiaro che il problema potrà essere risolto solo se i lavoratori in ogni loro manifestazione ed in ogni loro atto richiederanno l'orario di 40 ore con il salario di 48. P se non si incomincisi affronte •


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