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Scintilla Borletti4

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Redazione

e Amministrazione:

Via Caldera, 115 Milano

Anno III N. 5

Aprile 1956

Lire 10 la copia

Abbonamento annuo I. 200 J Periodico dei Lavoratori della Borletti

IL PREMIO DI PRODUZIONE

E' UN DIRITTO DEI LAVORATORI

« Passata la festa... Borletti non paga ». Con questo titolo un settimanale milanese ha vivacemente polemizzato con Borletti in merito alla mancata corresponsione del premio di Pasqua ai lavoratori della nostra fabbrica. Fra l'altro il settimanale scriveva: « come mai tale rigida intransigenza padronale che mette nei pasticci i dirigenti della CISL? ».

« Da una semplice schermaglia, la C. I. nel sostenere il diritto ad un congruo premio e la direzione a far valere difficoltà d'ordine finanziario il risultato sarà purtrop-

po : che la montagna partorirà il topolino », questo quanto scrivevamo nel numero precedente, con le dovute riserve, al fine di mettere in guardia la C. - I. dal modo come stavano procedendo le cose per , quanto riguardava il premio.

Passata la festa.... facile sarebbe per noi sfottere i dirigenti della CISL i quali alla vigilia delle elezioni dello scorso anno pur di accalappaire voti avevano promesso due premi anche per quest'anno (vedi foto cartello) « è facile sparare ma non è serio! ».

Da queste colonne preoccupati

come siamo dell'unità della C. I. e di tutti i lavoratori, al bando ogni settarismo, da mesi conduciamo una campagna per conquistare un effettivo premio di produzione, e non una regalia una volta tantum, elargita a beneplacito del padrone'.

Purtroppo non possiamo concordare con il modo di comportarsi della C. I., la quale, eludendo ogni principio di democrazia sindacale, non ha ritenuto, fino ad oggi, di informare i lavoratori sul risultato negativo della richiesta e di come stanno attualmente le cose.

Riteniamo che ogni manovra che si voglia fare al difuor: della C. I. non possa portare dei risultati concreti, ed è appunto per questo che la Sezione Sindacale FIOM della nostra fabbrica il 3 aprile invitava la C. I. a richiedere un premio di produzione a carattere continuativo, alla quale Negrini in qualità di presidente della C. I. rispondeva con la seguente lettera: • Abbiamo preso atto della vostra lettera del 3 aprile 1956.. Possiamo assicurare che la Commissione Interna è già orieintata in questo senso e non lascerà nulla di intentato per risolvere questo importante problema.

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I lavoratori mai come in questo momento hanno bisogno di soldi, si faccia forte quindi la C. I., e conduca l'azione necessaria per concludere, nel più breve tempo possibile, un soddisfacente accordo per un continuativo premio di produzione.

LA MENSA E' DIVENTATA SALARIO

Un anno fa, su queste colonne, per la prima volta annunciammo il diritta dei lavoratori all'indennità di mancata mensa sui vari istituti contrattuali ed in tale occasione, come pure sucessivamente, fummo derisi ed accusati di fare della demagogia a scopo propagandistico.

La dimostrazione che eravamo nel giusto si è avuta definitivamente venerdì 20 aprile a Roma, fra le Organizzazioni Sindacali e la Confindustria dopo 7 mesi di trattative, si è concluso l'accordo che stabilisce:

1°) Che l'indennità di mensa fa parte integrante del salario e che quindi a partire da tale data, va retribuita su tutti gli istituti contrattuali e precisamente: preavviso, licenziamento, festività nazionali ed .....infrasettimanali, ferie e gratifica natalizia ;

BORLETTI alla Edison

Il 25 marzo si è tenuta l'assemblea della società Edison. Apprendiamo dalla relazione che l'utile del 1955 è stato definito in 10 miliardi e 185 milioni; apprendiamo inoltre che il Dottor Borletti è entrato a far parte del consiglio di amministrazione della Società Edison.

Ma dalla relazione scopriamo altre interessanti cose: A proposito dell'esercizio del gas la Edison si affretta a far presente che non è affatto contenta dell'attuale prezzo ed ha già fatto ricorso al Comitato provinciale dei prezzi per ottenere un adeguato aumento.

Poco oltre poi si arriva al punto di imputare al Comune di Milano la mancata municipalizzazione del gas, quasi fosse stato un dispiacere pe,r la Edison la non avvenuta municipalizzazione. E qui casca l'asino!

Quando in sede comunale si discusse la municipalizzazione del gas, i signori democristiani, socialdemocratici e soci si distinsero appunto per la loro opposizione alla municipalizzazione del gas e il loro comportamento fu notato e condiviso dai signori della Edison. Ora, all'approssimarsi delle elezioni per il Consiglio Comunale è logico che la Edison renda il favore ricevuto a suo tempo e si assicuri un avvenire tranquillo.

2°) Che gli arretrati vanno retribuiti nella misura di 100 quote gornaliere (per la Borletti 9.000 lire) ed in misura proporzionalmente inferriore per quelli con una anzianità inferriore ai due anni.

Esso rappresenta un importante successo dei lavoratori (guidati dalla CGIL, che per prima posto,e condotto avanti con decisione il problema) come lo dimostrano le dichiarazioni fatte dal Dott. Borletti subito dopo la firma dell'accordo il quale tra l'altro ha dichiarato che: «l'accordo ha concluso una trattativa che può considerarsi tra le più spinose ed ingrate dell'ultimo periodo di attività sindacale. L'organizzazione industriale, si è trovata a dover imporre oneri nuovi a settori ed aziende che avevano lealmente applicato gli accordi stipulati tra le parti ».

L,aver costretto Borletti, assieme agli altri industriali, al • principio del rispetto assoluto della legge a favore dei lavoratori », come ha dichiarato il sen. Bitossi, segretario della CGIL, è una importante affermazione di principio, anche se non si può essere completamente sodisfatti, non avendo ottenuto tutti i 5 anni di arretrati. Non bisogna dimenticare però che l'accordo stesso supera tutti gli accordi separati fatti dalla CISL, quello dell'ILVA compreso.

Sé di più non si è ottenuto, ciò dipende dal fatto che molte fabbriche, Borletti compresa, non hanno partecipato alla lotta con la decisione necessaria, e che i dirigenti della CISL e della UIL non hanno sostenuto con la fermezza necessaria il diritto dei lavoratori a tutti gli arretrati.

Qui la funzione della • triplice alleanza • del profitto e della esosità fondata dai miliardari (Borletti tra questi) appare evidente in tutti gli aspetti. I soci della « triplice » versano 3.000 lire per ogni dipendente per la campagna elettorale, mentre negano il soddisfacimento dei più elementari diritti ai lavoratori. Questo devono ricordare i lacoratori tutti, ed in particolare quelli della Borletti, quando andranno a votare il 27-28 maggio. Sappiano che con un solo voto dato a sinistra votano contro Borletti che ci sfrutta, contro la Edison che pretende aumenti continui e contro la giunta comunale che male ci ha amministrati.

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VITA DEI REPARTI E DEGLI UFFICI

CIME IHRA PRPRIN E MIA DEI [MEM Cineofficina

Da molti lavoratori ci è pervenuta una protesta in merito all'insistente vigilanza che la direzione fa svolgere verso i lavoratori da quando bevono il caffè alla mensa a quando vanno ai gabinetti.

Questa sorveglianza, oltre ad umiliare la personalità dei lavoratori e degli stessi sorveglianti che ne sono incaricati, è un atto illegale della direzione.

Tanto è vero che alcuni mesi or sono la Magistratura torinese confermava tale illegalità in una sentenza contro la FIAT su istanza dell'operaio Alfio Cencetti, membro della C. I. delle Ferriere FIAT.

L'operaio Cencetti, licenziato dal la FIAT 'perchè aveva invitato ad andarsene un sorvegliante in borghese, venuto a vedere chi erano i promotori di uno sciopero in reparto, ha vinto la causa ed il più grande monopolio italiano è stato condannato a pagare.

La sentenza è di così grande importanza che riteniamo utile riportarne la parte più significativa.

« In tale situazione pare al giudicante poter affermare con tutta coscienza e tranquillità che, se una responsabilità vada ricercata nell'incidente in ,questione, essa debba farsi risalire alla convenuta per il suo comportamento illegittimo ed anti giuridico, che all'attore.

Illegittimo, infatti, il servizio disposto dalla FIAT nelle circostanze surriferite: l'articolo 133 della vigente legge di P. S. consente: « agli enti pubblici, agli altri enti collettivi ed ai privati » di assumere guardie particolari unicamente per la vigilanza o cu2todia •delle loro proprietà mobiliari ed immobiliari. Non è quindi lecita la destinazione di tali guardie a compiti di polizia, od anche solo disciplinari, come ha preteso fare la convenuta.

Si tenga presente che tale divieto è espressamente sancito dalla legge citata (emanata in un periodo in cui lo Stato si ispirava a principi ben diversi, ed anzi opposti a quelli dell'attuale Costituzione democratica) l'ultimo comma dell'articolo 134 dispone infatti che: « la licenza (per l'esercizio della funzione di guaidia giurata o sorvegliante) non può essere conceduta per operazioni che importino un esercizio di pubbliche funzioni o una menomazione della libertà individuale.

Alcune particolari manifestazioni di tale libertà, estrinsecantesi nell'esercizio di fondamentali diritti, consacrati nella Costituzione, quali il diritto al libero svolgimento di attività sindacale ed il diritto allo sciopero (artt. 21, 39, 40 Cost. Rep. It.) venivano senza dubbio gravemente limitato dalla speciale

forma di sorveglianza, cui la società convenuta intendeva sottoporre i propri dipendenti.

Dalle considerazioni testè svolte, se ne deve dunque trarre la conseguenza che legittima e giustificata fu la reazione dell'operaio Cencetti, in quanto determinata dall'illegittimo comportamento altrui. Nè pare superfluo sottolineare a questo punto che tale reazione scevra di qualsiasi violenza o minaccia, fu mantenuta nei limiti di una educata e dignitosa protesta, proprio del cittadino che intende tutelare i propri diritti garantitegli dalla legge, contro chiunque tenti di menomarli, anche se questi è il proprio datore di lavoro.

Si potrebbe forse obiettare ancora che al momento dell'incidente il Cencetti avrebbe potuto non essere a conoscenza del fine a cui era diretto il servizio di sorveglianza del Mastrontuono: in tal caso il comportamento verso costui non avrebbe la giustificazione di cui sopra si è detto. L'ipotesi è estremamente improbabile è a tutti noto can quale rapidità si diffondano le notizie anche più riservate in una collettività.

Rimane comunque il fatto che il servizio svolto dal Mostrontuono ìn quella particolare forma, a qualsiasi forma diretto, anche se legittimo, poteva obiettivamente urtare

Ir suscettibilità degli operai ritenendolo lesivo della- loro dignità di uomini liberi e venendo esse a turbare quella reciproca fiducia tra lavoratore e datore di lavoro che deve sempre presiedere allo svolgimen,to del rapporto.

Tal che senza volere indulgere ad una facile polemica, che non sarebbe compatibile con l'obiettività di cui deve ispirarsi la amministrazione della giustizia, rispondendo al quesito che la difesa della convenuta propone in comparsa conclusionale, se cioè sia lecito o meno al proprietario della azienda far circolare nello stabilimento sorveglianti in borghese, ritiene il giudicante riportando la questione nei suoi termini esatti, dover affermare che non è consentito a nessuno per tutelare i propri interessi violare sia pure minimamente la libertà e i diritti degli altri, libertà e diritti consacrati nella costituzione e nello leggi dello Stato ed il cui libero esercizio deve essere permesso sempre, e ovunque e principalmente forse sul posto, di lavoro, dati i principi a cui si ispira l'Ordinamento giuridico attuale (art. 1 della CostitÙzione).

Per tali motivi la domanda attrice, merita pieno accoglimento ».

Con questa sentenza la FIAT — il più, grande monopolio italiano — è stata condannata.

NUOVA ILLEGALITA'

Alla vigilia di Pasqua quando la direzione convocò la C. I. per comunicarle il suo rifiuto alla richiesta di un premio di produzione per la Pasqua, la C. I. spinta dalla indignazione che giustamente serpeggiava tra i lavoratori, compilò un comunicato per rendere edotta la maestranza del rifiuto e degli eventuali atteggiamenti da assumere nei riguardi di questo problema.

Inviatane una copia in direzione per ottenere l'autorizzazione per esporlo sui giornali murali, la direzione vi oppose un deciso rifiuto.

Questo atto della direzione rappresenta una nuova illegalità nei confronti della C. I., e del suo regolare funzionamento.

Se questo è un atto grave da parte della direzione, non possiamo passare sotto silenzio l'atteggiamento assunto dalla C. I. nei suoi confronti, cioè:

di non aver denunciato ai lavoratori il divieto della direzionn ad esporre il comunicato.

Di non essersi riunita, per esaminare la nuova situazione, co-

AlITIII_IIINTATTI GLI ASSEGNI

me si era impegnata nel comunicato.

Per dare ai lavoratori la possibilità di meglio giudicare, riportiamo integralmente il comunicato:

« Si rende noto a tutti i lavoratori che nella riunione di giovedì 29 marzo 1956, la Direzione ha respinto la giustificata proposta avanzata dalla Commissione Interna per la corresponsione di un premio di produzione.

La CommisSione Interna si è fatta interprete del disappunto dei lavoratori, ed esaminerà in giornata la situazione per gli atteggiamenti da assumere nei riguardi, di questo problema ».

p. la Commissione Interna (Egidio Negrini)

BENZINA E MISCELA CON LO SCONTO

A seguito di un accordo con la CIF-Petroli, i lavoratori della nostra fabbrica che sono possessori di moto, motoscooter ecc., possono ottenere, presso i distributori della CIF-Petroli, la miscela e la benzina con uno speciale sconto.

Tutti i lavoratori che desiderano usufruire di detto sconto devono rivolgersi presso la Commissione Interna, a Pizzinato, Grassi e Vinea per il ritiro dei blocchetti dei buoni-sconto.

*** Gli arretrati mensa

« La rapina-del secolo ».

*** Gli assunti a termine

a Gli ostaggi ».

* * l capi reparto:

« Non siamo angeli ».

* * La contingenza:

« Amami o lasciami ».

*** I tappeti e le catene

« Tempi moderni ».

* * * I tempisti

« Gli implacabili » ( in cinemascope I.

La mensa aziendale:

« La cena delle beffe ».

* * * II servizio antincendio:

« I pompieri di Viggiù ».

* * * L'infermeria:

a All'inferno e ritorno ».

Un'operaia alle prese con il tempista :

« La matadora ».

Produzione spolette:

« La miniera di Re Salomone ».

*** Il dr. Peracchi :

*

« li preferito del grande re ».

* * Gli spogliatoi quando piove:

« La risaia ».

Gli aumenti di paga:

« Tre soldi di speranza ».

* * La « triplice alleanza »:

« Tre americani a Parigi ».

*** Gli azionisti dinanzi alla cassaforte:

« Non c'è amore più grande ».

Colpi di spillo

Siamo venuti a conoscenza che un capo reparto (che già venne segnalato sulle colonne del nostro giornale per il modo poco democratico di comportarsi con i lavoratori) nei giprni scorsi è sceso ad un'ulteriore umiliazione della sua personalità, tanto che per il suo servilismo verso la direzione non lo si dovrebbe chiamare un tecnico, ma addirittura un guardiano carcerario al servizio del padrone.

Ecco i fatti come sono accaduti: avendo constatato che un operaio si recava al gabinetto sempre alla stessa ora, quel capo reparto lo invitò a voler cambiare orario, perchè quello seguito dall'operaio gli sembrava poco indicato.

Ma a questo signore non sembra di pretendere un po' troppo? Sappiamo che i corsi sulle « relazioni umane • gli hanno insegnato molte cose, ma che avesse imparato anche a imporre un determinato orario alle necessità fisiche degli operai, proprio non lo immaginavamo, tanto più che — a quanto ci risulta — ciò non avviene nemmeno nelle- carceri di San Vittore.

Ma forse, facendo così, egli pensa di fare carriera? Noi pensiamo invece che si dovrebbe vergognare (e per questo non facciamo il suo nome), e che quando la smetterà di comportarsi così, sarà sempre troppo tardi.

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Scintilla
Operai e Imp. gior. Figlio . 167
Assegni familiari in vigore dal 1.o aprile 1956 quattor. quind. mens. Coniuge . 116 1.392 1.508 3.016 Genitore 55 660 715 1.430 2.004 2.171 4.342

I lavoratori di tutto il mondo celebrano quest'anno, per la sessantaseiesima volta il Primo Maggio. Molto tempo è trascorso, ormai, dall'inizio della gloriosa tradizione.

L'idea del Primo Maggio nacque dalla rivendicazione delle « otto ore Perchè otto ore? Nel 1796 il medico Von Hufeland scriveva: .la più naturale divisione della giornata é certamente questa: otto ore di lavoro, otto ore di riposo, otto ore dedicate ai pasti, alla gin-nastica, allo svago ». Ma la lotta per ottenere la divisione della giornata in « tre otto ore », risale già al 1847-48.

Nel 1856, il congresso di Baltimora aveva poi dichiarato che primo compito dei lavoratori americani Agra di ottenere la riduzione della giornata di lavoro a otto ore, e a Ginevra nel 1866, l'Internazionale riaffermava con forza che la riduzione dell'orario di lavoro era indispensabile per l'emancipazione dei lavoratori.

Così, a mano a mano, le agitazioni -e le lotte si moltiplicarono. Nel 1886, il primo maggio, gli operai di cento città americane scesero in sciopero: la reazione politica e padronale rispose con migliaia di arresti e con l'impiccagione a Chicago, di 5 di essi, e precisamente • Augusto Spies, Giorgio Engel, Adolfo Fischer, Luigi Lingg e A. H. Parson. La sentenza venne eseguita 1'11 novembre 1887, dopo mesi di montature politiche e di finti processi.

E così, quando si trottò di stabilire la data della manifestazione annuale per le otto ore, la scelta cadde sul primo giorno di maggio a ricordo dei 5 martiri di Chicago. Anche in Italia la celebrazione del Primo Maggio fu collegata alla richiesta della giornata lavorativa

di otto ore ; la conquista costò lotte lunghe, dure e spesso sanguinose ai lavoratori del nostro Paese.

Nel 1923, per impedire la celebrazione del Primo Maggio, Mussolini ricorse sostanzialmente allo stato d'assedio ; le città e i paesi furono trasformati in bivacchi di armati. Tuttavia migliaia di arresti e tutte le violenze di cui sono capaci i fascisti, non riuscirono ad impedire la protesta contro il nuovo regime di tirannide.

Poi venne l'oscuro periodo della dittatura fascista, e solo nel 1945 si poté celebrare nuovamente il Primo Maggio, nella più completa libertà, a seguito della lotta vittoriosa del popolo che aveva abbattuto la dittatura e cacciato l'invasore nazista.

Con questo spirito celebreranno quest'anno la data del 1.o Maggio i lavoratori (ormai festa ufficialmente riconosciuta). Una grande manifestazione per la conquista del nuovo obiettivo della classe operaia: le 40 or esettimanali di lavoro a parità di salario.

Tutti i lavoratori saranno in Piazza del Duomo, il pomeriggio del Primo Maggio, alla grande manifestazione, a cui parteciperà l'onorevole Santi, Segretario della CGIL.

Apprendiamo che per le elezioni comunali che si svolgeranno il 27-28 maggio due nostri compagni di lavoro sono stati presentati quali candidati. GRASSI Giovanni, nella lista del P.C.I. - CELANO Vincenzo nella lista dei P.S.I. Auguri e felicitazioni.

Cara « Scintilla ., mi sono deciso a scriverti per far conoscere a tutti i lavoratori della nostra fabbrica, a mezzo tuo, la situazione in cui si trova il caro compagno Manzoni.

Questo nostro compagno, da ben 15 anni è occupato nella nostra fabbrica, e precisamente al reparto galvano della Divisione Trave ; il lavoro e l'ambiente di questo reparto non sono tra i più salubri e infatti la salute di Manzone dopo tanti anni di lavoro ha cominciato a dar segni non poco preoccupanti.

Ultimamente una crisi più acuta lo ha costretto ad una lunga degenza che malgrado tutto, è riuscito a superare. Dopo un periodo di convalescenza e di assestamento si trovò completame,nte ristabilito. I medici lo consigliarono però di non continuare nello stesso lavoro, perchè la nocività dell' ambiente avrebbe potuto essere fatale per la sua salute.

Quando Manzone si presentò al lavoro, la Direzione, tenuto conto dei referti medici, gli assicurò senz'altro che gli sarebbe stata trovata una sistemazione in altro reparto, cosa che del resto era già stata fatta per tanti altri, e lo pregò pertanto di pazientare qualche giorno e di attendere fiducioso.

Sono quasi tre mesi che il compagno Manzoni aspetta e la Direzione ne assicura che sta cercando, senonchè a questo punto diventa legittimo il sospetto sulla sincerità di quelle assicurazioni.

La condotta di lavoro del compagno Manzone è stata definita dalla Direzione ineccepibile. Allora che cosa è che non va? E' proprio vero che non si riesce a trovargli un altro posto?

E' ntanto è risaputo che, di questi tempi, molte assunzioni sono state fatte con il solo titolo della raccomandazione!

Il compagno Manzone ha avuto l'onore di essere nominato qualche anno fa presidente della nostra C.I., e ha sempre assolto appieno alle sue responsabilità sindacali di fronte a tutti i lavoratori, dando tutto se stesso alla difesa degli interessi dei-lavoratori. Che questa sua linea di condotta non abbia riscosso le simpatie della Direzione, è ovvio. Così è per tutti i buoni sindacalisti. Ma se la Direzione, non dichiaratamente, ma intenzionalmente, ritiene possibile e opportuno approfittare di questo frangente per stancare il compagno Manzoni, non deve anche dimenticare la simpatia di cui egli gode e, se sarà nacessario, la solidarietà che i lavoratori sono pronti a dimostrare verso un loro stimato dirigente.

Cara « Scintilla », io mi auguro di cuore che il compagno Manzone possa presto, con il suo rientro in fabbrica, smentire le mie illazioni, ma lo stato d'animo che il suo caso mi ispira, mi impone di dubitarne.

Il compagno" Manzone deve essere ,aiutato, anche perchè un altro fatto doloroso sta per colpire la sua famiglia: fra qualche mese egli sarà messo in strada da uno sfratto diventato esecutivo, e per lui quindi al problema del lavoro si aggiungerà quello della casa.

Facciamo sì che la sfiducia che ha colpito il compagno Manzone in questi momenti non arrivi al punto di farlo pentire di essere guarito da una malattia solo per venire a trovarsi in una situazione che potrebbe mettere in forse la sua esistenza e quella della sua famiglia. Un compagno di lavoro.

'Stirante la Fiera Campionaria abbiamo potuto ammirare al padiglione delle macchine per cucire l'ultima creazione uscita dalla nostra fabbrica, la cosiddetta • 1100 ».

L'ammirazione per questo modello, come per gli altri del resto, susciterà certo nei lavoratori della nostra fabbrica una punta di orgoglio; ma quando le esigenza della vita ci mettono di fronte alla necessità di comprare una macchina per cucire il problema si complica alquanto.

Nella nostra fabbrica i lavoratori che devono acquistare una macchina per cucire o altro prodotto Borletti (sveglia, tachimetro, micrometro, ecc.) devono seguire la normale via dei rappresentanti o, attraverso l'ufficio matricola, pagare in contanti ed in anticipo, con degli sconti che non tengono conto dell'opera prestata dai lavoratori alla realizzazione dei prodotti stessi.

E' risaputo invece che molte fabbriche italiane, ad esempio la FIAT, la Salmoiraghi, la Innocenti, la

Montecatini, la Geloso, la Siemens, ecc., concedono forti sconti e lunghe rateazioni di pagamento con trattenuta sulla busta-paga.

E' ingiusto che invece nella nostra- fabbrica, dove più si ciancia di • nuovi rapporti sociali » non si sia ancora addivenuti alla concessione del più elementare dei diritti dei lavoratori, quello cioè di usufruire per primi del godimento completo dei prodotti da loro creati.

Certi di interpretare la volontà di tutti i lavoratori della nostra fabbrica, sentiamo il dovere di chiedere il rispetto di questo elementare diritto. Faccia la direzione un referendum tra le Maestranze e si accorgerà dell'altissima percentuale di lavoratori che abbisognano di questi prodotti, ma non sono in grado di acquistarli per il loro alto costo.

Se poi il dr. Borletti preferisce lasciare le macchine in magàzzino, faccia pure, ma non si aspetti che i lavoratori rispettino il dovere di essere i primi propagandisti dei nostri prodotti.

COME SORTO II. I A I o la Scintilla 3 GGI[j RITORNI
L' OPERAIO AL MANZONE LAVORO
Nera foto: durante l'insurrezione vittoriosa dei 25 Aprile /945, i partigiani entrano in città acclamati dalla popolazione.
PERCHE' NON ACQUISTIAMO
LE MACCHINE PER CUCIRE?25 Aprile 1945 - 25 Aprile 1956

Supersfruttamento non produttività

Si parla spesso alla Borletti di « produttività e e non a caso, parecchi lavoratori, ci hanno chiesto: « Ma cos'è questa produttività?». Intorno a questa parola la stam)a, la radio, e, in particolare nella nostra fabbrica, il bollettino ACLI (la cui redazione non bisogna dimenticarlo ha sede al secondo piano di via Washington 70, nell'ufficio del Dr. Peracchi, capo dell'Ufficio Cottimi) hanno creato molta confusione e certo non disinteressatamente. Ad esempio si indica spesso col nome die produttività e quello invece che è il « rendimento di lavoro e.

E' bene chiarire, innanzi tutto, che cosa è e cosa si deve intendere per « rendimento di lavoro ».

Il rendimento del lavoro rappresenta semplicemente il rapporto tra produzione e il tempo impiegato in essa, « indipendentemente dai mezzi usati per ottenerla e.

Precisato questo punto, risulta però chiaro che i mezzi che si possono usare per aumentare il rendimento del lavoro possono essere soltanto due:

L'aumento della « produttività » vera e propria, vale a dire il miglioramento dell'attrezzatura tecnica messa a disposizione dei lavoratori e il perfezionamento dell'organizzazione del lavoro.

L'intensificazione dei ritmi di lavoro, che ha come conseguenza l'aumento dello sforzo psicofisico del lavoratore.

Chiarito il significato di questi termini, è bene precisare che il movimento sindacale di classe è sempre stato uno dei fautori più conseguenti dello « sviluppo della produttività vera e propria » come è sempre stato intesa nel passato, nel linguaggio scientifico e anche nel linguaggio comune, cioè come sviluppo della tecnica e della scienza, cui dovrebbero corrispondere: una riduzione dello sforzo da parte del lavoratore e l'elevamento del livello di vita di tutta la nazione. A questo proposito, nel 1920, prima dell' inizio dell' offensiva fascista, Antonio Gramsci scriveva testualmente: « La fase attuale della lotta di classe in Italia è la fase che prelude: o alla conquista del potere politico da parte del proletariato rivoluzionario per il passaggio a nuovi modi di produzione e di distribuzione che permettano la ripresa della produttività; o a una tremenda reazione della classe proprietaria e della casta governativa ».

Ma perchè allora, ci si può domandare, attualmente sono solo gli industriali, le ACLI, e la CISL a farsi portabandiere della produttività?

Agli industriali non interessa molto la produttività; ne fanno un gran parlare solo per ingannare i lavoratori. In realtà la cosa che

più sta a cuore agli industriali e a chi è al loro servizio, non è la produttività, bensì « il massimo profitto ».

L'aumento del rendimento del lavoro può essere provocato, come sopra abbiamo detto, o dallo sviluppo -della produttività, o dalla intensificazione dei ritmi di lavoro, oppure, dal sommarsi di questi due fattori.

E così è avvenuto alla Borletti. Un cefto rimodernamento degli impianti e la riorganizzazione della produzione (produttività) e contemporaneamente un impressionante incremento dei ritmi di lavoro, con relativo forte aumento dello sforzo e della fatica dei lavoratori (supersfruttamento).

Da tutto ciò, malgrado il parere della CISL e delle ACLI, i lavoratori non hanno tratto nessun vantaggio salariale. Basterà pensare ai tagli di cottimo e ai salari degli assunti a termine. Nel frattempo, però. Borletti ha aumentato di ben 23 volte i suoi profitti nel giro di 6 anni.

Ma, ammesso anche che da un ulteriore aumento dei ritmi di lavoro abbia a derivare un aumento « effettivo » del salario, conviene ai lavoratori rovinarsi la salute ed affrettare la propria fine per un piatto di lenticchie?

Noi pensiamo assolutamente di no! E per questo i lavoratori e le loro organizzazioni (CISL e ACLI comprese, se vogliono veramente difendere gli interessi dei lavoratori) si devono opporre ad ogni tentativo di intensificare ulteriormente i ritmi, di lavoro, che sono già insopportabili.

E la CISL non ci venga ancora a parlare di « comitato della produttività e, che in effetti è solo un comitato del supersfruttamento », perchè attraverso di esso si persegue solo maggiore dispendio di forza-lavoro da parte degli operai!

Al contrario, la produttività vera e propria, quella cui si battono i lavoratori guidati dalla loro organizzazione di classe — la CGIL — deve significare:

Un ribasso generale e notevole non solo dei costi di produzione, ma anche dei prezzi di vendita, il che porterebbe come conseguenza un aumento delle capacità di acquisto di tutta la popolazione; un alleggerimento del lavoro umano e, parallelamente, una riduzione dell'orario di. lavoro di tutti lavoratori e soprattutto di quelli addetti a lavori particolarmente faticosi; l'eliminazione, sia pure graduale, ma rapida della enorme piaga, rappresentata in Italia da oltre 2 milioni di disoccupati; un sostanziale elevamento del reddito pro-capite e del tenore di vita della maggioranza del popolo.

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Questo già avviene nei paesi dove non esiste più lo sfruttamento capitalistico; valga l'esempio dell'Unione Sovietica, dove negli ultimi 4 anni la produttività è aumentata del 33 per cento, mentre nello stesso periodo, il «salario reale » dei lavoratori è aumentato del 37 per cento; ed ora è in via di attuazione la riduzione della giornata lavorativa a 7 ore e a 5 giorni la settimana.

Ciò avviene nei paesi ove sono al potere i lavoratori, mentre in Italia dall'uamento della produttività z lavoratori non hanno tratto nessun beneficio. Infatti: Alla diminuzione dei costi di produzione non ha fatto riscontro nessuna riduzione dei prezzi di vendita. Vedasi la macchina per cucire della nostra fabbrica, che, anzichè diminuire è aumentata di lire 10.000.

Il rimodernamento degli impianti invece che una diminuzione della fatica e una riduzione dell'orario di lavoro ha causato un aumento dei ritmi di lavoro, ed il prolungamento della giornata lavorativa con gli straordinari.

Al posto dell'eliminazione della disoccupazione si assiste ad un continuo processo di riduzione della manodopera occupata. Basta ricordare i licenziamenti alla FIAT dello scorso anno e la riduzione da 20 mila (del 1949) a 14 mila degli operai della Pirelli.

Invece dell'aumento dei salari (che in certi casi anzi sono diminuiti) e del benessere delle masse popolari si è avuto un continuo aumento di profitti per le 200 famiglie che detengono nelle proprie mani le grandi fabbriche italiane. Questa realtà italiana si può, e si deve, modificare; non di certo, però, con la collaborazione di classe di cuì tanto si predica con parole sonore, sulle colonne del bollettino ACLI (chiedetene il significato'a bruciapelo al sig. Mandelli, e non ve lo saprà spiegare!), ma con una lotta conseguente di tutti i giorni per l'applicazione della Costituzione che significa: equa distribuzione del reddito, nazionalizzazione dei monopoli e della grande industria, riforma agraria, ecc., e, come giusto epilogo, la conquista del potere da parte della classe operaia, la eliminazione dello sfruttamento capitalistico e la'creazione di una società socialista.

ARGO

14:a2i

61' cumula

Si sono uniti in matrimonio: Augusta GRAFFIOTTI e Mario MAPELLI;

Elisabetta SIVOSIO e Gianfranco D'AMATO.

Le più vive felicitazioni ed auguri.

Secondo i dati forniti dalla relazione della Commissione per la Difesa della Camera sul bilancio 19551956, « una » cartuccia per fucile costa 44 lire, cioè quanto le tasse che ogni cittadino paga per l'acquisto di un chilo di sale.

Un proiettile da cannone antiaereo da 90 mm. costa 35.000 lire,. cioè quanto il salario mensile di una nostra operaia di 1.a categoria.

Un cannone da 40/70 costa 25 milioni, la somma necessaria per costuire « una decina » di appartamenti popolari.

Un'ora di volo di un aereo a reazione costa 198.000 lire.

Un cacciatorpediniere da 3.600 t_ .costa 9 miliardi, cioè una somma sufficiente ad impiantare una fabbrica meccanica capace di dare lavoro continuativo a 2.500 operai, e intorno alla quale può vivere una cittadina di 20-25.000 persone.

Ecco un altro motivo per cui bisogna chiedere il disarmo!

Il denaro speso per gli armamenti venga impiegato nella costruzione di case popolari, con affitto a basso prezzo.

LUTTI

E' deceduta ADELE BONESCHI in NOVATI, moglie di Giuseppe Novati, direttore de « La Scintilla ». Al nostro direttore, così duramente colpito, le più vive condoglianze della Redazione e dei lavoratori della Borletti.

In seguito ad un incidente stradale è deceduto l'operaio ANTONIO BUSTREO. Ai familiari così duramente colpiti le più sentite condoglianze.

Direttore Responsabile GIUSEPPE NOVATI

Autorizz. Tribunale Milano n. 352 Tip. l'Aratine • Via Vospucci, 9 - Milano

qualificato capo operaio, capo officina. ecc.. può diventarlo qualsiasi operaio, manova• le o apprendista metal-meccanico che Possegga la licenza elementare - almeno 16 anni di età - un oretta di tempo libero al giorno - la volontà di riuscire. Così poco ti occorre per fare carriera, con un metodo sicuro, facile e rapido! Migliaia dl tuoi colleghi hanno provato e sono riusciti! Anche tu lo puoil Come devi fare? Ciò ti sarà spiegato nel volumetto "LA NUOVA VIA VERSO IL SUCCESSO„ che ti sarà inviato gratuitamente. Basta ritagliare questo annuncio e spedirlo, oggi stesso, Indicando professione ed Indirizzo allo:

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