Redazione e Amministrazione: Via Caldera, 115 Milano Anno III N. 5 Aprile 1956
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Periodico dei Lavoratori della Borletti
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IL PREMIO DI PRODUZIONE
E' UN DIRITTO DEI LAVORATORI BORLETTI po : che la montagna partorirà il topolino », questo quanto scrivevamo nel numero precedente, con le dovute riserve, al fine di mettere in guardia la C. - I. dal modo come stavano procedendo le cose per , quanto riguardava il premio. Passata la festa.... facile sarebbe per noi sfottere i dirigenti della CISL i quali alla vigilia delle elezioni dello scorso anno pur di accalappaire voti avevano promesso due premi anche per quest'anno (vedi foto cartello) « è facile spara-
« Passata la festa... Borletti non paga ». Con questo titolo un settimanale milanese ha vivacemente polemizzato con Borletti in merito alla mancata corresponsione del premio di Pasqua ai lavoratori della nostra fabbrica. Fra l'altro il come mai settimanale scriveva: «
tale rigida intransigenza padronale che mette nei pasticci i dirigenti della CISL? ». « Da una semplice schermaglia, la C. I. nel sostenere il diritto ad un congruo premio e la direzione a far valere difficoltà d'ordine finanziario il risultato sarà purtrop-
re ma non è serio! ». Da queste colonne preoccupati
C. I. come siamo dell'unità della e di tutti i lavoratori, al bando ogni settarismo, da mesi conduciamo una campagna per conquistare un effettivo premio di produzione, e non una regalia una volta tantum, elargita a beneplacito del padrone'. Purtroppo non possiamo concordare con il modo di comportarsi della C. I., la quale, eludendo ogni principio di democrazia sindacale, non ha ritenuto, fino ad oggi, di informare i lavoratori sul risultato negativo della richiesta e di come stanno attualmente le cose. Riteniamo che ogni manovra che si voglia fare al difuor: della C. I. non possa portare dei risultati concreti, ed è appunto per questo che la Sezione Sindacale FIOM della nostra fabbrica il 3 aprile invitava la C. I. a richiedere un premio di produzione a carattere continuativo, alla quale Negrini in qualità di presidente della C. I. rispondeva con la seguente lettera: • Abbiamo
preso atto della vostra lettera del 3 aprile 1956.. Possiamo assicurare che la Commissione Interna è già orieintata in questo senso e non lascerà nulla di intentato per risolvere questo importante problema.
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I lavoratori mai come in questo momento hanno bisogno di soldi, si faccia forte quindi la C. I., e conduca l'azione necessaria per concludere, nel più breve tempo possibile, un soddisfacente accordo per un continuativo premio di produzione.
LA MENSA E' DIVENTATA SALARIO Un anno fa, su queste colonne, per la prima volta annunciammo il diritta dei lavoratori all'indennità di mancata mensa sui vari istituti contrattuali ed in tale occasione, come pure sucessivamente, fummo derisi ed accusati di fare della
demagogia a scopo propagandistico. La dimostrazione che eravamo nel giusto si è avuta definitivamente venerdì 20 aprile a Roma, fra le Organizzazioni Sindacali e la Confindustria dopo 7 mesi di trattative, si è concluso l'accordo che stabilisce: 1°) Che l'indennità di mensa fa
parte integrante del salario e che quindi a partire da tale data, va retribuita su tutti gli istituti contrattuali e precisamente: preavviso, licenziamento, festività nazionali ed .....infrasettimanali, ferie e gratifica natalizia ;
2°) Che gli arretrati vanno retribuiti nella misura di 100 quote gornaliere (per la Borletti 9.000 lire) ed in misura proporzionalmente inferriore per quelli con una anzianità inferriore ai due anni. Esso rappresenta un importante successo dei lavoratori (guidati dalla CGIL, che per prima posto,e condotto avanti con decisione il problema) come lo dimostrano le dichiarazioni fatte dal Dott. Borletti subito dopo la firma dell'accordo il quale tra l'altro ha dichiarato che: «l'accordo ha concluso una tratta-
tiva che può considerarsi tra le più spinose ed ingrate dell'ultimo periodo di attività sindacale. L'organizzazione industriale, si è trovata a dover imporre oneri nuovi a settori ed aziende che avevano lealmente applicato gli accordi stipulati tra le parti ».
L,aver costretto Borletti, assieme agli altri industriali, al • principio
del rispetto assoluto della legge a favore dei lavoratori », come ha dichiarato il sen. Bitossi, segretario della CGIL, è una importante affermazione di principio, anche se non si può essere completamente sodisfatti, non avendo ottenuto tutti i 5 anni di arretrati. Non bisogna dimenticare però che l'accordo stesso supera tutti gli accordi separati fatti dalla CISL, quello dell'ILVA compreso. Sé di più non si è ottenuto, ciò dipende dal fatto che molte fabbriche, Borletti compresa, non hanno partecipato alla lotta con la decisione necessaria, e che i dirigenti della CISL e della UIL non hanno sostenuto con la fermezza necessaria il diritto dei lavoratori a tutti gli arretrati.
alla Edison Il 25 marzo si è tenuta l'assemblea della società Edison. Apprendiamo dalla relazione che l'utile del 1955 è stato definito in 10 miliardi e 185 milioni; apinoltre che il Dotprendiamo tor Borletti è entrato a far parte del consiglio di amministrazione della Società Edison. Ma dalla relazione scopriamo altre interessanti cose: A proposito dell'esercizio del gas la Edison si affretta a far presente che non è affatto contenta dell'attuale prezzo ed ha già fatto ricorso al Comitato provinciale dei prezzi per ottenere un adeguato aumento. Poco oltre poi si arriva al punto di imputare al Comune di Milano la mancata municipalizzazione del gas, quasi fosse stato un dispiacere pe,r la Edison la non avvenuta municipalizzazione. E qui casca l'asino! Quando in sede comunale si discusse la municipalizzazione del gas, i signori democristiani, socialdemocratici e soci si distinsero appunto per la loro opposizione alla municipalizzazione del gas e il loro comportamento fu notato e condiviso dai signori della Edison. Ora, all'approssimarsi delle elezioni per il Consiglio Comunale è logico che la Edison renda il favore ricevuto a suo tempo e si assicuri un avvenire tranquillo. _ Qui la funzione della • triplice alleanza • del profitto e della esosità fondata dai miliardari (Borletti tra questi) appare evidente in tutti gli aspetti. I soci della « triplice » versano 3.000 lire per ogni dipendente per la campagna elettorale, mentre negano il soddisfacimento dei più elementari diritti ai lavoratori. Questo devono ricordare i lacoratori tutti, ed in particolare quelli della Borletti, quando andranno a votare il 27-28 maggio. Sappiano che con un solo voto dato a sinistra votano contro Borletti che ci sfrutta, contro la Edison che pretende aumenti continui e contro la giunta comunale che male ci ha amministrati.